Cristiani e mass media: il caso russo 2 – Intervento di Konstantin Varlamov

Due i problemi sollevati da questo intervento: la pubblicità e la funzione educativa della letteratura classica
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Konstantin Varlamov scrittore

Il problema della televisione consiste nel fatto che essa non è assolutamente libera, ma è totalmente sottomessa agli interessi della propaganda (pubblicità). La nostra televisione non è uno strumento di informazione di massa, ma è soltanto business, soltanto affari, un mezzo per guadagnare molti soldi e finché essa sarà soltanto affari inevitabilmente lavorerà ad abbassare la dignità umana, l’immagine dell’uomo e l’immagine di Dio nell’uomo, perché in questo modo è più facile fare soldi. Lavorare per elevare la coscienza dell’uomo è in contraddizione con il fare soldi. Per questo motivo la creazione di un Consiglio a difesa della moralità non è un’idea sbagliata, ma non credo che possa portare molti frutti.
A mio avviso l’unica via che possa essere veramente fruttuosa, benché sia estremamente complicata e forse utopica, una via concreta per agire positivamente sulla televisione, sarebbe liberarla dalla propaganda. Se non completamente, almeno parzialmente, almeno su certi canali, almeno in certi tempi. Soltanto allora sarà possibile creare delle trasmissioni televisive ragionevoli, che non si limitino ad assecondare gli istinti e neppure il culto dei soldi. Allora sarà possibile ridestare buoni sentimenti.
Vorrei dire ancora qualche cosa sull’educazione. Qui si è accennato che da tanto tempo manca in Russia un’educazione religiosa e quindi il problema va risolto in modo nuovo. Vorrei sottolineare una cosa. Negli anni ‘90 si sono rovesciate moltitudini di protestanti, battisti predicatori che vennero in Russia come fosse una terra totalmente bruciata dai bolscevichi, una terra selvaggia abitata da persone stupide che occorreva illuminare insegnando loro i primi elementi del catechismo. Tutti ricordiamo quei tempi, quando i nuovi arrivati raccoglievano il popolo nelle case della cultura, e volevano inculcare una tradizione estranea ad un popolo che possedeva una millenaria storia cristiana. Ringraziamo Dio che tutto questo oggi è scomparso. Ma se pensiamo quanto sia stata potente la forza dell’ateismo sovietico e quanto il potere dei senzadio sia riuscito a scardinare il bene dal cuore dell’uomo, dobbiamo riconoscere che non è riuscito nei suoi intenti. Il Signore non lo ha permesso.
La letteratura ha preso su di sé la funzione dell’educazione religiosa in Russia, se non religiosa nel senso specifico della parola, almeno nel senso che ha saputo riconoscere ed educare i valori cristiani; parlo della letteratura classica russa che leggiamo in scuola. Oggi sulla nostra scuola domina la profanazione a cui non erano arrivati neppure i comunisti. Siamo di fronte ad una terribile disumanizzazione della società, soprattutto nella sfera della educazione.
Che cosa succede nella mente delle persone che prendono la decisione di ridurre le ore di letteratura, che eliminano opere classiche, le sostituiscono con testi idioti che neppure esistono nella nostra letteratura. Arrivano al punto di proporre come facoltativi i corsi di letteratura, nella prospettiva di poterli eliminare; io proprio non ci capisco nulla. A scuola sulla letteratura si pone una croce. Perfino i bolscevichi non giunsero a tanto. Io credo che questa sia una delle cause grazie alla quale siamo sopravvissuti anche nella scuola sovietica. Perché noi siamo stati educati su Pushkin, Gogol’, Dostoevskij e Tolstoj: e sebbene la Chiesa non potesse avere nessun influsso diretto sul popolo, la letteratura compiva la sua missione; senza voler sostituire la Chiesa, cosa impossibile, ma diventando sua collaboratrice.
Ora vogliono neutralizzare la letteratura, privare i ragazzi dei classici: per me è una cosa orribile, intollerabile. Ma la cosa più indegna sarebbe quella di far collidere artificiosamente gli interessi della Chiesa con quelli della letteratura; per esempio offrire la variante: al posto della letteratura mettiamo ‘I fondamenti della cultura ortodossa’. Quello che ci sovrasta non sarebbe un contrasto piacevole. Non so se questo potrà accadere, ma ho l’impressione che questo pensiero diabolico possa benissimo venire in testa alla metà dei nostri impiegati. Il diavolo trova sempre una certa falsità su cui costruire; per questo motivo il nostro compito sia quello di sostenere almeno quelle posizioni su cui ci accordiamo di non cedere. Può darsi che non riusciremo a passare all’attacco, ma almeno cerchiamo di conservare quello che abbiamo ereditato, quel sistema tradizionale di educazione nel quale vi era un principio umano ragionevole.