Anime in TV

Autore:
Regina, Roberto
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Con la parola anime i giapponesi designano i loro prodotti in animazione, che si strutturano in serie televisive, lungometraggi e OAV (original animated video)

I cartoni animati sono sempre al primo posto dei programmi più seguiti dai bambini e dai giovani, e la maggior parte dei cartoni animati trasmessi dalla televisione, se non quasi tutti, sono di produzione giapponese.
Risulterà certamente utile ed interessante affrontare dunque l'argomento delle produzioni giapponesi - chiamate anime - per cercare di capire un po' meglio di che cosa si tratta.
Con la parola anime i giapponesi designano i loro prodotti in animazione, che si strutturano in serie televisive, lungometraggi e OAV (original animated video): ovvero serie animate prodotte appositamente per il mercato delle videocassette .
Considerato che spessissimo manga (cioè il fumetto) e anime sono facce della stessa medaglia (la maggior parte degli anime è tratta da manga di successo), pare giusto analizzare brevemente il rapporto che lega questi due media.
Nel trasporre un manga sul video televisivo o sullo schermo cinematografico, gli autori devono tenere conto delle differenze esistenti tra i due media, quest'elemento e il fatto che nella realizzazione degli anime intervengono uno stuolo di professionisti (regista, character designer, animatori, ecc.) estranei ai manga fa sì che molte volte manga e anime, pur partendo dal medesimo spunto, si differenzino notevolmente.
Un manga in genere non ha limiti né di spazio né di tempo, l'autore è libero di disegnare migliaia di tavole, lavorando allo stesso manga per degli anni, mentre spesso ad un prodotto d'animazione non possono essere concessi gli stessi spazi, primo perché lo spettatore si aspetta una storia completa in un tempo definito: solitamente un paio d'ore per quanto riguarda i lungometraggi e una quarantina di puntate per le serie televisive, più elastici i criteri per gli OAV; secondo perché i costi di produzione di ogni singolo minuto di buona animazione sono elevatissimi. Per risolvere questo problema esistono due strade, tagliare tutto il tagliabile (sottotrame, avvenimenti non indispensabili, personaggi minori, ecc.) oppure cambiare storia, partendo dagli spunti fondamentali del manga trarne un anime che mantenga inalterate atmosfere e protagonisti, ma modifichi in parte o del tutto la vicenda. Un esempio del primo caso potrebbe essere rappresentato da "Akira", mentre per il secondo si possono citare "Nausicaa" e "Venus Wars".

Il secondo fattore che può creare grandi differenze tra manga e anime sviluppati partendo dalla stessa storia è il disegno. La grande maggioranza degli anime è superiore graficamente ai manga da cui è tratta, questo perché i manga sono realizzati alcuni anni prima degli anime e durante questo tempo il tratto degli autori ha modo di migliorarsi. Inoltre sugli anime intervengono un maggior numero di professionisti, ognuno specializzato in una particolare mansione, ed è proprio avvalendosi di queste particolari esperienze, nonché di maggior tempo e fondi, che l'anime diviene più curato e più completo rispetto a quello realizzato dal semplice mangaka.
Un esempio su tutti in questi senso è Goldrake, il famoso robot creato dalla matita di Go Nagai.
La serie animata ha indubbiamente giocato un ruolo decisivo nel processo di notorietà del prodotto, poiché la qualità tecnica del manga originale è di livello decisamente inferiore a quello della serie animata.
Come approfondimento di questi temi rimandiamo nello specifico al sito http://digilander.iol.it/wolfverine.
Un discorso a parte va fatto circa i contenuti degli anime giapponesi, spesso considerati troppo violenti e troppo diseducativi per essere in grado di trasmettere valori positivi.
Diremo subito che questa non vuole essere una difesa ad oltranza del nippon cartoon, difesa peraltro di superficialità pari alle argomentazioni di condanna, dal momento che la vastità del fenomeno e la scarsa conoscenza del medesimo da parte di chi scrive molto spesso sono causa di banalizzazioni e di generalizzazioni che inficiano la bontà tanto dell'uno quanto dell'altro punto di vista.
Per ora ci limiteremo dunque a denunciare questa eccessiva superficialità nella considerazione del nippon cartoon che trova quasi sempre la sua giustificazione o il suo alibi nella violenza di molte scene (specie quelle dei combattimenti) e nella lontananza (ma che il più delle volte è tale solo per ignoranza) della cultura del Sol levante dalla nostra.

Ricordiamo a questo proposito che solo in Italia il cartone animato
è considerato un genere specifico per bambini, in Giappone il cartone animato è una strategia comunicativa come molte altre (scrittura, musica, film, ecc…) e a seconda del pubblico cui si rivolge si colloca in una fascia oraria piuttosto che in un'altra.
Questo elimina tutto il problema della censura che abbiamo da noi in Italia, problema che quindi non è tutto da imputarsi alla perversione giapponese (comunque più presente in prodotti destinati al mercato delle videocassette che non a quello televisivo), ma che al contrario risente della diversa concezione del genere cartone animato rispetto a loro.
L'ultima osservazione che ci sentiamo di fare in questa sede, non potendo entrare nello specifico di un'analisi dettagliata, vuole sottolineare che l'anime giapponese è un prodotto forte, con un'ideologia e una linea estetica forti.
È questa stessa forza ad esprimersi a volte nei toni della violenza fisica o verbale, ma essa non fa che descrivere sia nel bene che nel male il peso dei contenuti e delle tematiche affrontate.
Si pensi a questo proposito alla produzione Walt Disney, nata con l'intenzione di fare del cartone animato un prodotto fruibile da tutti, grandi e piccoli, e che ha realizzato e mantenuto negli anni questa sua missione originaria proprio rivolgendosi al bambino come punto di riferimento e di dialogo per i contenuti e le strategie narrative, riallacciandosi al filone fiabesco per suscitare nel bambino quei sentimenti di bontà, di altruismo e di perseveranza in grado di sconfiggere la cattiveria e le difficoltà della vita, assicurando alle azioni individuali e comunitarie un lieto fine, come nelle favole.
Pensiamo al Re Leone, per dirne una.
Come a dire: se è per il bambino è per tutti.
L'universalità del cartoon è stata raggiunta grazie a questo livellamento dei contenuti.
L'anime in questo senso è certamente diverso.
In esso vengono affrontati temi quali la guerra (pensiamo al filone dei robot cui appartengono i nostri Goldrake, Mazinga e Mazinga Z), il conflitto col padre (Lady Oscar, ma anche Jeeg Robot o lo stesso Daitarn III), la giovinezza con il suo carico di sogni e di speranze (Galaxi Express 999), la libertà (Capitan Harlock), le difficoltà dell'adolescenza (tutti gli anime che descrivono i primi approcci sentimentali tra i banchi di scuola), ecc..
Questo per dire come l'anime sia un prodotto forte, sia per contenuti che per realizzazione.
E questo per dire anche come Disney cartoon e Anime hanno avuto ed hanno un destino speculare sulla parabola della loro evoluzione: il primo di aspirazione universale è diventato paradossalmente l'icona del cartoon fiaba per bambini (per i motivi sopra spiegati), mentre il secondo proprio per l'estrema diversificazione dei temi e dei soggetti trattati (e quindi del target), si è rivolto storicamente e continua a rivolgersi potenzialmente a tutte le diverse fasce d'età.
Questo sito è dunque anche l'occasione per entrare nello specifico di alcuni contenuti e di alcune tematiche squisitamente nipponiche.
Buona avventura dunque!

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