The Green Book

Regia di Peter Farrelly (2019)
"...non basta il talento, ci vuole coraggio per cambiare il cuore della gente...." esclama un personaggio di questo sorprendente film, rispondendo alla domanda perché un giovane pianista di colore vada a tenere concerti nel "profondo Sud" Usa, dove la segregazione razziale è istituzionalizzata da un secolare pregiudizio radicato nella cultura del vivere quotidiano. Siamo nel 1962. L'anno dopo la Marcia su Washington guidata da M. L. King radunerà un milione di persone in ascolto del discorso dal noto incipit "I have a dream".
Regia:
Mocchetti, Giovanni
Curatore:
Leonardi, Enrico
Cast:
CulturaCattolica.it
Vai a "I film"

"...non basta il talento, ci vuole coraggio per cambiare il cuore della gente...." esclama un personaggio di questo sorprendente film, rispondendo alla domanda perché un giovane pianista di colore vada a tenere concerti nel "profondo Sud" Usa, dove la segregazione razziale è istituzionalizzata da un secolare pregiudizio radicato nella cultura del vivere quotidiano. Siamo nel 1962. L'anno dopo la Marcia su Washington guidata da M. L. King radunerà un milione di persone in ascolto del discorso dal noto incipit "I have a dream".
• Che cosa potrebbero avere in comune Villalonga, un buttafuori italoamericano di un ristorante del Bronx che divora il cibo, beve come una spugna, sboccato nel linguaggio, con Don, un geniale pianista di colore raffinato, colto, elegante che vive in un lussuoso appartamento sopra un prestigioso teatro di concerti? Nulla, se non che si trovano a compiere un lungo on the road in auto per recarsi dall' Indiana all'Alabama, perché Don deve suonare nelle ricche ville e nei teatri delle città lungo il delta del Mississippi. Ovviamente, Don deve usare nelle soste del viaggio il green book, cioè la lista degli hotel solo per gente di colore; inoltre, prima di esibirsi gli viene concesso solo l'uso di uno sgabuzzino per prepararsi, non può accedere al tavolo con i bianchi (anche se poi deve suonare per loro), non può comprare un vestito in un negozio e, se va in giro da solo, rischia di essere aggredito. Ma il buttafuori Villalonga lo protegge sempre.
I fatti che accadono durante il viaggio diventano l'occasione per una reciproca educazione da cui nasce un imprevedibile ed autentico legame. I due infatti scoprono di avere molte cose in comune nonostante la diversità di razza e di classe sociale. La tournée è finita, è la vigilia di Natale e il buttafuori Villalonga chiede a Don, prima di crollare dalla stanchezza, se può mantenere la promessa che gli ha fatto prima della partenza. Quale? Inoltre: che cosa succede nel fastoso ristorante sudista in cui Don deve tenere l'ultimo concerto?
Abbiamo visto l'ennesimo film antirazzista? Anche, ma direi che il nocciolo tematico del film sia quello dell'incontro tra due uomini che, in the road, scoprono a poco a poco la verità su se stessi: saltano i ruoli sociali (ricco/povero); la razza, (nero/bianco); gli opposti caratteri (il rozzo e aggressivo ignorante/ il corretto e il formalmente educato); i due cominciano ad ascoltarsi, a raccontare di sé, svelano la loro umanità, per Don piena di solitudine, per Villalonga, piena della fatica di crescere nella Little Italy. Così accade la bellezza e l'affezione di un riconoscimento che darà origine alla storia di una grande e profonda amicizia.
• L'auto si ferma per una gomma bucata, Don scende, di fronte ha un campo in cui lavorano sotto il sole cocente uomini e donne di colore: si guardano stupiti e imbarazzati. Villalonga ha promesso alla moglie che ogni settimana le scriverà una lettera: prima è indifferente, poi Don s'incuriosisce. Un poliziotto ferma l'auto di notte sotto una pioggia scrosciante e uno dei due passeggeri lo picchia. Vengono arrestati, la tournée rischia di saltare, ma Don ha il permesso di fare una telefonata. A chi? Cosa succede? In uno sgangherato bar frequentato solo da persone di colore, Don improvvisamente suona al piano un brano di musica classica : perché?
• Ispirato ad una storia vera, i meriti del film sono anche questi: quello del regista, per avere mantenuto, in sapiente equilibrio, dramma e ironia nella narrazione della vicenda; l'originale creatività della sceneggiatura; infine, la recitazione superba dei due attori, specialmente quella di Viggo Mortensen
(Villalonga). Oltre tutto,"The Green Book" è un rarissimo esempio di un film per tutti.