"Uno spirito forte, un cuore tenero" - La Rosa Bianca

La Rosa Bianca, in concorso al recente Festival di Berlino ha vinto l'Orso d'argento come miglior film e Julia Jentsch ha vinto lo stesso premio come migliore attrice protagonista.

In Germania il film ha riscosso grande successo tra il pubblico e soprattutto tra i giovani, segno di un'esigenza di fare i conti con la storia, con un passato recente e ancora doloroso, ma è solo non dimenticando che si può superare questo tabù, riscoprendo le storie e i volti di chi si è opposto, di chi si è battuto, per indicare la via.
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Ieri sera, anteprima del film “La Rosa bianca - Sophie Scholl”, la sala del multicinema Le Giraffe di Paderno era gremita, purtroppo molti hanno dovuto rinunciare alla visione del film perché non hanno trovato posto, erano presenti oltre al critico cinematografico Simone Fortunato, Luigi Amicone direttore di TEMPI e Alberto Leoni, storico e pubblicista.

Il film è la storia degli ultimi cinque giorni di vita di Sophie Scholl, l’unica donna e la più giovane del gruppo La Rosa Bianca.
Una ragazza come tante, vent’anni, studentessa di biologia, che il tempo matura in una combattente audace ed impegnata fino ad essere definita la ‘Giovanna d’Arco’ tedesca. Il 18 febbraio 1943 Sophie ed il fratello Hans, sono scoperti ed arrestati mentre distribuiscono volantini all’Università e insieme all’amico Christoph Probst sono condannati a morte dai nazisti.

Il regista ricostruisce il processo sino all’esecuzione, un film girato quasi interamente in interno che rimanda continuamente, attraverso lo sguardo della protagonista al cielo, come ad indicare che la salvezza è in un altro luogo.

La Rosa Bianca non è solo un film sulla resistenza al nazismo, è anche e forse soprattutto, un film sull’educazione, sull’amicizia come richiamo al vero, a ciò che davvero conta nella vita. Sophie richiama sempre nei suoi discorsi gli insegnamenti del padre, la dolcezza della madre, il legame con suo fratello,”- Mio fratello dice sempre “Uno spirito forte, un cuore tenero” -.
La sostengono la tenacia di chi combatte per un ideale, in un cammino che ha profonde radici nella sua storia, Sophie costruisce un po’ alla volta le proprie convinzioni, con la coscienza libera e con la fede in Dio, trova la forza e il coraggio di lottare per i propri ideali.

Il suo inquisitore Robert Mohr (un eccezionale Gerald Alexander Held), prova sentimenti contrastanti per la giovane: rabbia, incredulità, compassione e ammirazione, tanto da offrirle una via d’uscita a patto che rinneghi la sua anima, ma Sophie non è disposta a scendere a patti, non tradirà i compagni né i suoi ideali.

Sophie dimostra che gli eroi non sono persone anormali, persone più coraggiose o più dotate di tutti noi. Sono persone con il volto di una ragazza che ama la musica, la vita, il suo fidanzato, persone che vivono le cose che viviamo noi, forti di una certezza che può farli diventare eroi.

Persone che hanno capito cos’è il bene e cos’è il male e sono disposte a lottare per i propri ideali perché sanno qual è la vera fonte del coraggio.