Festival di Cannes: un bilancio

Autore:
Fortunato, Simone
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Lo sapevamo. Ormai le voci erano insistenti, e sinceramente, gli avversari troppo fragili per una reale competizione: Moretti ha vinto la Palma d'oro. Evviva Moretti e il suo coraggio nel parlare dell'unica Signora, che non trova spazio nei palinsesti televisivi, la Morte.
Moretti ha avuto coraggio di girare un film controcorrente, ed esce a testa alta da un Festival, che passerà alla storia come il Festival del collier da 25 miliardi di Madama Herzigova, piuttosto che come oasi espressiva per la voce di Maestri altrimenti inascoltati. Tutti giusti i premi dati, dalle tre palme (miglior attore, attrice e Gran Premio della Giuria) per il cinico La pianiste di Michael Haneke, al premio ex aequo per la migliore sceneggiatura data a due dei più intelligenti autori americani, David Lynch e Joel Coen. Ma perché snobbare l'ultimo film di Olmi? Forse perché, come insegna la tollerante critica francese, "il cinema di Olmi prende le distanze dal gusto del pubblico, per il suo continuo difendere l'ideologia cattolica"?
Non ci interessa qui discutere sulla cattolicità o meno del film di Olmi, ma si pretende, almeno dagli addetti ai lavori, una chiarezza di giudizio, scevra da pregiudizi di fronte ad un'opera indiscutibilmente seria e che, come il film di Moretti, tenta una risposta di fronte alla morte. Forse Il mestiere delle armi non è piaciuto, perché usa la ragione e riconosce la morte qualcosa di troppo grande e misteriosa, da essere liquidata in poche inquadrature. E ai critici, si sa, queste cose proprio non vanno giù. Se dovessimo dare noi un vegetale d'oro come premio, indicheremmo ex aequo Moretti e Olmi, entrambi autori seri e sempre impegnati a giudicare la realtà. Moretti è ancora giovane, e ha ancora tempo per crescere, e cambiare, per poter sentirsi chiamare Maestro. Olmi, Maestro lo è già e lo ha dimostrato nelle conferenze stampa a Cannes:
"Ho fatto questo film per mostrare il disagio della guerra. Una volta, quando si combatteva corpo a corpo, si era costretti a guardare in faccia il nemico, a scoprirlo uomo. Dopo l'avvento della polvere da sparo e dell'arma da fuoco, anche questo barlume di umanità venne meno, e si cominciò a sparare non provando più nulla, perché non si vedeva più nessuno in faccia. Il mio eroe, Giovanni dalle Bande Nere, viene ucciso da una palla di cannone, da un nemico senza volto. Questa è la cosa più terribile della guerra, la perdita di un volto".
Da uno che parla così, e che chiamiamo, con verità, Maestro, non possiamo fare altro che ascoltare, e imparare. Alla faccia dei critici.