La lebbra del peccato

La lebbra che realmente deturpa l’uomo e la società è il peccato: nessuno può guarirla se non Dio, che è amore
Autore:
Oliosi, Don Gino
Fonte:
CulturaCattolica.it
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«In verità, la lebbra che realmente deturpa l’uomo e la società è il peccato; sono l’orgoglio e l’egoismo che generano nell’animo umano indifferenza, odio e violenza. Questa lebbra dello spirito, che sfigura il volto dell’umanità, nessuno può guarirla se non Dio, che è amore. Aprendo il cuore a Dio, la persona che si converte viene sanata interiormente dal male. ”Convertitevi e credete al Vangelo” (Mc 1,15). Gesù dette inizio alla sua vita pubblica con questo invito, che continua a risuonare nella Chiesa, tanto che la Vergine Santissima nelle sue apparizioni specialmente degli ultimi tempi, ha sempre rinnovato questo appello» [Benedetto XVI, Angelus, 14 ottobre 2007].

La terza parte del Catechismo della Chiesa Cattolica, come del suo Compendio, ci offre non solo la certezza della fede completa della Chiesa, ma anche della sua morale: la loro chiarezza e bellezza rendono luminosa la vita dell’uomo anche oggi. Nell’incertezza di questo periodo storico sembra assurdo pensare a Dio, alla sottomissione a Lui come il più grande valore umano, osservare i suoi comandamenti, parlare ancora di peccato come lebbra che realmente deturpa la persona e la società. Viene promosso un comune pensare o cultura, attraverso i media e la propaganda, che vale soltanto vivere la vita per sé. Prendere in questo breve momento della vita tutto quanto ci è possibile prendere. Vale solo il consumo, l’egoismo, il divertimento. Questa è la vita. Così dobbiamo vivere. Sembra impossibile opporsi a questa mentalità dominante o lebbra che deturpa ogni persona e la società, sembra impossibile pensare a un Dio che può guarirci dal peccato perché è amore che arriva al perdono. Ma Benedetto XVI ripropone con fiducia il ”Convertitevi e credete al Vangelo” che continua a risuonare nella Chiesa per tutti con il dono anche delle apparizioni della Vergine Santissima che specialmente negli ultimi tempi, come novanta anni fa a Fatima, continua a ripetere. E oggi abbiamo il dono del Catechismo e del suo Compendio in quella terza parte della fede vissuta, dopo la prima della fede professata e della seconda della fede celebrata, che ha rappresentato il compito più difficile nella sua stesura. E a partire dalla Tradizione si è fatta la scelta dello schema dei dieci comandamenti che sono il fondamento del Discorso della Montagna e di cui si serve san Paolo, ad esempio in Rm 13,8-10, come modello fondamentale di insegnamento morale. L’opinione che si tratti di una realtà puramente vetero testamentaria e che i comandamenti siano superati per il cristiano e quindi non più da proporli a memoria nella catechesi non è in nessun modo corretta e conforme a quello che propone la Chiesa nella fede vissuta. Ma anche culturalmente e pastoralmente si impongono. Spesso, i dieci comandamenti vengono erroneamente identificati con la ”Legge” dalla quale siamo stati liberati - come insegna san Paolo - grazie a Cristo. Ma la Legge di cui Paolo parla è la Torah nel suo complesso, che ha portato Cristo sulla croce, e sulla croce è stata adempiuta e trasformata; l’insegnamento morale delle ”dieci parole” mantiene la sua piena valenza, ora certamente nel nuovo contesto vitale della grazia. A partire dal Nuovo testamento, i dieci comandamenti appaiono come parola vivente, che cresce nella storia del popolo di Dio e ivi si dischiude continuamente nella sua vera profondità, giungendo infine nel suo pieno significato nella parola e persona di Gesù Cristo cui dinamicamente lasciarsi assimilare nell’incontro sacramentale con la sua Persona. Tutte le parole, anche le ”dieci parole” della Scrittura trascendono sempre il momento storico e come noi comprendiamo in maniera nuova il pensiero di Cristo in ciascun periodo storico e vi troviamo del nuovo in crescita organica, così anche l’esposizione e la comprensione dei comandamenti non hanno mai fine. ” A partire da una tale interpretazione dei comandamenti - osserva Joseph Ratzinger in Breve Introduzione al catechismo della Chiesa Cattolica, p. 32 - nella storia della salvezza col suo centro cristologico, potevamo riprendere la tradizione catechetica che ha sempre di nuovo trovato nei comandamenti le indicazioni fondamentali per la coscienza cristiana”.


L’interpretazione concreta e dinamica dei comandamenti nel contesto cristiano
E’ l’esposizione in cui il Nuovo Testamento e la grande tradizione li leggono: il Discorso della Montagna, i doni dello Spirito Santo, la dottrina delle virtù offrono il contesto globale per una corretta lettura dei comandamenti. ”Le Beatitudini - Joseph Ratzinger Benedetto XVI in Gesù di Nazaret, pp. 93-94 - vengono non di rado presentate come l’antitesi neotestamentaria al Decalogo, come, per così dire, l’etica più elevata dei cristiani nei confronti dei comandamenti dell’Antico Testamento. Questa interpretazione fraintende completamente il senso delle parole di Gesù. Gesù ha sempre dato per scontata la validità del Decalogo; il discorso della montagna riprende i comandamenti della Seconda tavola e li approfondisce, non li abolisce (Mt 5,21-48; ciò si opporrebbe diametralmente al principio fondamentale premesso a questo discorso sul Decalogo: ”Non pensate che io sia venuto ad abolire, ma per dare compimento. In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà dalla Legge neppure un iota o un segno, senza che tutto sia compiuto” (Mt 5,17s)”. Gesù non pensa di abolire il Decalogo, al contrario: lo rafforza. Il comandamento fondamentale di Israele è anche il comandamento fondamentale dei cristiani: si deve adorare solo Dio e questo sì incondizionato alla prima tavola del Decalogo include anche il sì alla seconda tavola: il rispetto dell’uomo, l’amore per il prossimo.
Il Catechismo colloca la dottrina del peccato e della giustificazione, della Legge e del Vangelo nella fede vissuta dopo quella professata e celebrata. La morale cristiana si trova nell’ambito della grazia che ci precede, ci raggiunge e nell’atto del perdono ci rinnova. Questa intima connessione deve essere tenuta costantemente presente nella lettura dei singoli brani della parte morale; solo in questo modo la si può intendere correttamente.
Diveniamo conformi all’essere quando diveniamo conformi a Cristo (continuità con la natura, con la ragione), e diveniamo conformi a Cristo quando, con il dono del Suo Spirito, diveniamo amanti con Lui (nuove creature da figli nel Figlio). La sequela di Cristo e la comprensione di tutti i singoli doveri a partire dal comandamento dell’amore sono collegate l’una all’altra; entrambe non sono separabili dalla corrispondenza alla parola nascosta e eppur percepibile della creazione. Così come creazione e redenzione, annuncio dell’essere e annuncio della Rivelazione sono inseparabili, così sono anche ragione e fede, essere e ragione. Per il Catechismo, che usa la categoria natura non nel senso di naturalismo, per cui naturale è ciò che la natura insegna a tutti gli esseri viventi. ”Naturale” è per l’uomo ciò che è conforme alla sua ragione, e conforme alla sua ragione è ciò che lo apre alla signoria e sottomissione a Dio. ”Così il mero meccanismo fisiologico - Joseph Ratzinger in Breve… p. 34 - non può definire la ”natura” ed essere norma della morale; quando parliamo di natura umana dobbiamo sempre tenere presente l’unità inscindibile di corpo e di anima, la dimensione spirituale e la dimensione corporale dell’unico essere uomo. Perciò dall’altra parte il catechismo certamente non riconosce alcuna ragione ”autonoma” e autosufficiente, nessuna ragione per la quale la barriera fra ragione ed essere, ragione e Logos di Dio sia impenetrabile, cosicché l’uomo possa e debba basarsi solo sulle proprie valutazioni per ciò che deve avere valore morale. Il Catechismo conosce con la tradizione l’indebolimento della ragione appesantita dal peccato, ma conosce anche la sua non compromessa capacità di percepire il Creatore e la creazione. Questa capacità è rinnovata dall’incontro con Cristo, che come Logos di Dio non esclude la ragione, ma la riporta a sé. In questo senso, il catechismo, proprio nella sua parte morale, è impregnato dell’ottimismo dei redenti”. In questo senso va inteso l’intervento del Papa sulla lebbra del peccato che realmente deturpa l’uomo e la società che può guarirla se non Dio, che è amore.