Cristiani uccisi, uno ogni 5 minuti

Proposta: le Sante messe del Mercoledì.
“Nessuno può essere cristiano senza seguire il Crocifisso, senza accettare il martirio”
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Nel giugno 2011 Massimo Introvigne, rappresentante dell’OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa) per la lotta al razzismo, alla xenofobia e all’intolleranza e discriminazione contro i cristiani, è stato relatore a un grande evento organizzato dalla Presidenza ungherese dell’Unione Europea al Castello Reale di Gödöllo, presso Budapest, sul tema del dialogo interreligioso fra cristiani, ebrei e musulmani.
Nel corso della relazione ha fornito dati straordinariamente allarmanti:
i cristiani uccisi nel mondo attualmente sono 105.000 all’anno.
E ha precisato:“credenti in Cristo che hanno perso la loro vita prematuramente, nella situazione di testimoni, come risultato dell’ostilità umana”. Chiarendo che perdere la propria vita “nella situazione di testimoni non implica alcun giudizio sulla santità personale del martire ma comporta che sia stato ucciso perché cristiano, non come vittima di una guerra o di un genocidio con motivazioni prevalentemente politiche o etniche e non religiose.”
“105.000 morti significano fra 287 e 288 morti al giorno e dodici all’ora, cioè uno ogni cinque minuti. Se non si gridano al mondo le cifre della persecuzione dei cristiani, se non si ferma la strage, se non si riconosce che la persecuzione dei cristiani è la prima emergenza mondiale in materia di violenza e discriminazione religiosa, il dialogo tra le religioni e le culture produrrà solo bellissimi convegni, ma nessun risultato concreto. Chi nasconde le cifre forse semplicemente preferisce non fare nulla per fermare il massacro.”

Ha detto Benedetto XVI venerdì 8 febbraio 2013:
“San Pietro sapeva che a Roma avrebbe trovato il martirio, ma non indietreggia: va verso la croce indicata da Cristo e invita anche l’uomo contemporaneo ad accogliere l’aspetto martirologico della fede: Nessuno può essere cristiano senza seguire il Crocifisso, senza accettare anche il momento del martirio”.
“Oggi – nota il Papa – i cristiani sono il gruppo più perseguitato al mondo” perché “non conforme”, perché “contro le tendenze di egoismo e materialismo. Pur avendo contribuito alla formazione della cultura occidentale i cristiani vivono da sempre in una condizione di minoranza ed estraneità”.
Infine Benedetto XVI rileva un “falso pessimismo” di chi oggi dice che il cristianesimo è finito. Di qui l’invito ad un sano realismo:
“Ci sono anche cadute gravi, pericolose, e dobbiamo riconoscere con sano realismo che così non va, dove si fanno cose sbagliate. Ma anche essere sicuri, allo stesso tempo, se qua e là la Chiesa muore a causa dei peccati degli uomini, a causa della loro non credenza, nello stesso tempo nasce di nuovo. Il futuro è realmente di Dio: questa è la grande certezza della nostra vita, il grande, vero ottimismo che sappiamo. La Chiesa è l’albero di Dio che vive in eterno e porta in sé l’eternità e la vera eredità: la vita eterna”.

Continuare ad educare e promuovere la conoscenza reciproca rimane un compito fondamentale per la Chiesa.
Noi possiamo fare qualcosa per le persone perseguitate di cui abbiamo notizia.
Per tutti gli altri possiamo vivere una più intensa preghiera: per questo proponiamo a tutti i sacerdoti di celebrare le Sante Messe del mercoledì di ogni settimana con una intenzione particolare per tutti i cristiani perseguitati.
Tutti possiamo farci promotori presso le nostre parrocchie.
Ogni settimana proporremo una traccia di intenzione ricordando i martiri della settimana, coscienti che ciò che si viene a sapere è molto poco rispetto alla realtà.
Proponiamo il mercoledì perché nella liturgia della Settimana Santa il Vangelo ricorda il tradimento di Giuda: preghiamo nel giorno del tradimento per coloro che non tradiscono, per tutti noi cristiani chiamati oggi a non tradire.