2022 01 05 Il Vaticano si autocensura sui martiri dell’Islam

MYANMAR - I funerali dei civili cattolici massacrati in Kayah VIETNAM - La polizia vietnamita interrompe la celebrazione del Natale dei cristiani Montagnard CINA - cristiani arrestati per aver partecipato a una conferenza in Malesia
BILANCI: INDIA - Il 2021 “l’anno più violento” per i cristiani in India FIDES - I missionari uccisi nell’anno 2021 Acs – 2021 anno difficile per i cristiani nel mondo

Meotti - Il Vaticano si autocensura sui martiri dell’Islam
Fonte:
CulturaCattolica.it
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MYANMAR - I funerali dei civili cattolici massacrati in Kayah

Si sono svolti il 29 dicembre 2021, tra il lutto, il pianto, la preghiera, i funerali dei 35 civili, tutti cattolici, uccisi il 24 dicembre nel villaggio di Mo So, nei pressi della cittadina di Hpruso, nello stato birmano Kayah, nella parte orientale del Myanmar. Come riferiscono fonti di Fides nella diocesi di Loikaw, nel cui territorio è avvenuto il massacro, finalmente i militari hanno dato il permesso ai parenti delle vittime di accedere all’area e di riprendere i corpi, tutti carbonizzati, per procedere alla sepoltura. Le esequie sono state un semplice rito funebre guidato da catechisti, senza l’Eucarestia e senza la presenza di un sacerdote, dato che l’esercito non ha consentito al parroco locale di raggiungere il villaggio. Tra i deceduti si notavano due piccoli corpi: sono Giovanni, bambino di tre anni, e Agata, bimba di 2 anni, morti con i loro genitori.
Clement, un laico cattolico presente al rito funebre, dice a Fides: “Siamo tutti tristi, impauriti, scioccati. È una vera crudeltà. Erano persone innocenti che stavano scappando dai combattimenti. Questo tipo di attacchi è atroce e disumano. C’è una totale perdita di coscienza tra i militari. L’esercito ora terrorizza e massacra la popolazione senza pietà, compiendo crimini contro l’umanità”.
Una donna cattolica del luogo, Mih Nge, dice commossa: “Abbiamo perso tutto: la casa, il sostentamento, la terra, ma non ci arrenderemo. Siamo ancora vivi e offriamo la nostra vita per la libertà e la dignità di tutti, per il futuro dei nostri giovani. In questo immane dolore, non perdiamo la speranza, c’è sempre speranza perché crediamo in Dio, fonte della nostra speranza.”
Il massacro ha scosso tutta la Chiesa cattolica birmana che ha lanciato un appello per il cessate il fuoco e la fine della guerra civile (vedi Fides 28/12/2021). Anche in altre aree del Myanmar l’eco della strage ha generato una ondata di commozione e solidarietà. Padre Dominc Kung, prete cattolico della diocesi di Hakha, nell’Ovest della nazione, dice a Fides: “Il sangue di questi innocenti uccisi non sarà versato invano, ma costituirà una potente forza per il popolo. Essi sono ora un supporto della nostra popolazione, pregheranno per la nostra sofferenza in Paradiso, accanto al Signore”.
Fonti locali di Fides notano che la guerra civile in Myanmar è degenerata: “I militari entrano nei villaggi, fanno la caccia all’uomo, arrestano, bruciano, uccidono indistintamente. Non distinguono tra civili e militanti in armi, in tutto il paese c’è violenza diffusa. La gente è impaurita e si sposta verso le foreste per sfuggire alle stragi. I militari vedono anche i civili come minaccia perché dicono che essi supportano le milizie delle Forze popolari di difesa. Uccidono in modo indiscriminato. È terribile. La nostra sofferenza è al limite. Imploriamo l’aiuto di Dio e chiediamo l’attenzione della comunità internazionale”.
(JZ-PA) (Agenzia Fides 29/12/2021)

VIETNAM - La polizia vietnamita interrompe la celebrazione del Natale dei cristiani Montagnard
Le autorità hanno sequestrato uno striscione e picchiato il parroco.

Le autorità hanno molestato circa 60 seguaci della Chiesa evangelica di Cristo Montagnard mentre si preparavano a celebrare il Natale nella provincia di Phu Yen, sulla costa centro-meridionale del Vietnam, confiscando uno striscione e picchiando il pastore, hanno detto i membri della chiesa nel villaggio di Ea Lam.
Le autorità hanno accusato la chiesa di voler rovesciare il governo, anche se i membri della chiesa negano l’accusa.
La polizia ha aggredito e detenuto per la prima volta Y Cuon Nie, pastore della chiesa e missionario, il 22 dicembre mentre si trovava in una tipografia per realizzare gli striscioni celebrativi. (Asia News 2021 12 30)

CINA - cristiani arrestati per aver partecipato a una conferenza in Malesia
I pastori ei laici detenuti si sono recati legalmente a Kuala Lumpur per partecipare a un evento organizzato dal noto evangelista Tang Chongrong.

Tang Chongrong è un noto evangelista e missionario cinese all’estero e il fondatore della Missione Internazionale Tang Chongrong. Decine di migliaia hanno partecipato ai suoi raduni e seminari, e altri hanno letto i suoi libri.
Tang è popolare anche in Cina, e i cristiani vanno all’estero (o a Hong Kong, dove predicava prima che venissero introdotte le recenti limitazioni) per partecipare ai suoi incontri.
Alcuni provenienti dalle chiese domestiche dello Shanxi hanno partecipato alla grande “Conferenza sull’evangelizzazione e la cultura del 2020” di Tang a Kuala Lumpur, in Malesia. Sono andati lì con i loro passaporti regolari e non hanno violato alcuna legge.
Tuttavia, i cristiani che sono andati a sentire il pastore Tang in Malesia e hanno riportato i suoi libri vengono ora arrestati per “attraversamento illegale del confine” e “contrabbando di letteratura illegale” in Cina.
(2022/01/03 di YUAN CHANGPU - Bitter Winter)

BILANCI

INDIA - Il 2021 “l’anno più violento” per i cristiani in India

Il 2021 si è concluso come “l’anno più violento” della storia per i cristiani in India, registrando ben 486 episodi di violenza e odio che hanno scioccato il Paese. La minoranza cristiana della popolazione indiana ha dovuto affrontare una serie di violenze spesso perpetrate da gruppi estremisti indù in tutto il paese. L’aumento, anno dopo anno, della violenza contro una comunità del tutto pacifica è giunto nell’ultimo trimestre del 2021 fino a raggiungere numeri allarmanti. “Le denunce presentate in seguito a episodi di violenza rivelano la presenza di oltre un incidente al giorno, per un totale di quasi 500 casi di violenza nel 2021, come riportato dallo United Christian Forum (UCF)”, affermato a Fides A.C. Michael, leader laico cattolico e coordinatore dell’UCF.
Gli ultimi tre mesi del 2021 hanno visto oltre 180 incidenti che hanno coinvolto i cristiani proprio in vista del Natale. Il numero mensile di casi di violenza è stato: 37 a gennaio, 20 a febbraio, 27 a marzo, 27 ad aprile, 15 a maggio, 27 a giugno, 33 a luglio, 50 ad agosto, 69 a settembre, 77 a ottobre, 56 novembre e 48 a dicembre.
“L’atmosfera di odio diffusa da certe azioni e discorsi di alcuni gruppi e la falsa propaganda sulle presunte conversioni fraudolente sembra incoraggiare elementi antisociali commettere violenza. L’emanazione di leggi in nome della libertà di religione aggrava la situazione. Non sarebbe esagerato dire che questi incidenti sono atti ben orchestrati e pianificati da alcuni gruppi miranti a dividere il Paese in base alla religione”, osserva A.C. Michael a Fides.
In quasi tutti gli incidenti segnalati in tutta l’India, gruppi di “vigilantes” composti da estremisti religiosi hanno fatto irruzione in raduni di preghiera o assemblee religiose. Contando sull’impunità, tali militanti minacciano, aggrediscono fisicamente le persone in preghiera, prima di consegnarle alla polizia con l’accusa di conversioni forzate. Spesso si assiste a slogan anti-cristiani fuori dalle stazioni di polizia, mentre la polizia non interviene. La violenza contro la comunità cristiana è aggravata dall’incapacità o dallo scarso impegno della polizia nell’indagare e perseguire i colpevoli.
(SD-PA) (Agenzia Fides 4/1/2022)

FIDES - I missionari uccisi nell’anno 2021

Secondo i dati raccolti dall’Agenzia Fides, nell’anno 2021 sono stati uccisi nel mondo 22 missionari: 13 sacerdoti, 1 religioso, 2 religiose, 6 laici. Riguardo alla ripartizione continentale, il numero più elevato si registra in Africa, dove sono stati uccisi 11 missionari (7 sacerdoti, 2 religiose, 2 laici), cui segue l’America, con 7 missionari uccisi (4 sacerdoti, 1 religioso, 2 laici) quindi l’Asia, dove sono stati uccisi 3 missionari (1 sacerdote, 2 laici), e l’Europa, dove è stato ucciso 1 sacerdote. Negli ultimi anni sono l’Africa e l’America ad alternarsi al primo posto di questa tragica classifica. Dal 2000 al 2020, secondo i nostri dati, sono stati uccisi nel mondo 536 missionari.
L’elenco annuale di Fides ormai da tempo non riguarda solo i missionari ad gentes in senso stretto, ma cerca di registrare tutti i cristiani cattolici impegnati in qualche modo nell’attività pastorale, morti in modo violento, non espressamente “in odio alla fede”. Per questo si preferisce non usare il termine “martiri”, se non nel suo significato etimologico di “testimoni”, per non entrare in merito al giudizio che la Chiesa potrà eventualmente dare su alcuni di loro. Allo stesso modo usiamo il termine “missionario” per tutti i battezzati, consapevoli che “in virtù del Battesimo ricevuto, ogni membro del Popolo di Dio è diventato discepolo missionario. Ciascun battezzato, qualunque sia la sua funzione nella Chiesa e il grado di istruzione della sua fede, è un soggetto attivo di evangelizzazione” (EG 120).

“Non potevano non testimoniare”
Come evidenziano le scarne informazioni che si sono potute raccogliere sulle loro biografie e sulle circostanze della morte, i missionari uccisi non erano in evidenza per opere o impegni eclatanti, ma stavano “semplicemente” dando testimonianza della loro fede in contesti di violenza, di disuguaglianza sociale, di sfruttamento, di degrado morale e ambientale, dove la sopraffazione del più forte sul più debole è regola di comportamento, senza alcun rispetto della vita umana, di ogni diritto e di ogni autorità. Ancora una volta questi sacerdoti, religiosi, religiose e laici, erano consapevoli di tutto ciò, spesso erano nati in quella stessa terra dove sono morti, non erano quindi degli sprovveduti o degli ingenui, ma “quando tutto consigliava di tacere, di mettersi al riparo, di non professare la fede, non potevano, non potevano non testimoniare” (Papa Francesco, Budapest, 14 settembre 2021). Dall’Africa all’America, dall’Asia all’Europa, hanno condiviso con i fratelli e le sorelle che avevano accanto la vita quotidiana, con i suoi rischi e le sue paure, le sue violenze e le sue privazioni, portando nei piccoli gesti di ogni giorno la testimonianza cristiana come germe di speranza.
Parroci uccisi nelle loro comunità, in Africa e in America, torturati, sequestrati da criminali alla ricerca di tesori inesistenti o attirati dal miraggio di facili riscatti o ancora per mettere a tacere voci scomode, che esortavano a non sottomettersi passivamente al regime del crimine; sacerdoti impegnati nelle opere sociali, come ad Haiti, uccisi per rapinarli di quanto serviva per gestire tali attività, o ancora uccisi da chi stavano aiutando, come in Francia, o in Venezuela, dove un religioso è stato ucciso dai ladri nella stessa scuola dove insegnava ai giovani a costruirsi un futuro; religiose braccate e uccise a sangue freddo dai banditi in Sud Sudan. E ancora tanti laici, il cui numero cresce: catechisti uccisi dagli scontri armati insieme alle comunità che animavano nel Sud Sudan; giovani uccisi dai cecchini mentre si adoperavano per portare aiuti agli sfollati che fuggivano dagli scontri tra esercito e guerriglieri in Myanmar; una missionaria laica brutalmente assassinata per rubare un cellulare in Perù; un giovane saltato su una mina nella Repubblica Centrafricana mentre viaggiava sull’auto della missione; un catechista indigeno, attivista per il rispetto dei diritti umani in forma non violenta, ucciso in Messico. Tutti loro “non potevano, non potevano non testimoniare” con la forza della loro vita donata per amore, lottando ogni giorno, pacificamente, contro la prepotenza, la violenza, la guerra. (SL) (Agenzia Fides 30/12/2021)

Acs – 2021 anno difficile per i cristiani nel mondo, ma ci sono segnali di attenzione

Secondo Aiuto alla Chiesa che soffre, nel 2021, sono 416 milioni i cristiani che vivono in terre di persecuzione. Dal viaggio del Papa una luce per tutto il Medio Oriente e sono sempre di più i governi che seguono il tema dalla libertà religiosa con rapporti annuali e inviati speciali

Le recenti notizie che vengono dall’India, con il rogo di alcune immagini natalizie all’esterno di una scuola cristiana ad Agra e le accuse di proselitismo alla Missionarie della Carità di Madre Teresa, o il massacro in Myanmar dove il 24 dicembre sono stati uccise 38 persone nello stato a maggioranza cristiana di Kayah, hanno riportato l’attenzione sulle discriminazioni religiose per i cristiani. Un anno più difficile del precedente, rilevano i principali rapporti sulla libertà religiosa nel mondo.
Intervista a Alessandro Monteduro, direttore di Acs-Italia.

Monteduro, che anno è stato il 2021 per i cristiani nel mondo?

Purtroppo per i cristiani perseguitati, per gli oppressi nel mondo, ma direi più in generale per il diritto alla libertà religiosa è stato un ulteriore anno di dolore di sofferenza. Purtroppo tutti i report delle agenzie di carità, ma anche quei rapporti che vedono impegnati gli Stati maggiormente volenterosi a riguardo, come Stati Uniti e Gran Bretagna raccontano di un inasprimento delle loro condizioni. Attualmente noi stimiamo 416 milioni di cristiani che vivono in terre di persecuzione. Voglio precisare che “vivono in terre di persecuzione” non vuol dire “perseguitati”, ma vivere in terra di persecuzione ti espone tuttavia quotidianamente a dei rischi che possono palesarsi a causa di quelli che sono i comportamenti dei persecutori.

Sulla base della vostra esperienza, dei dati che raccogliete, delle testimonianze, perché sta peggiorando la situazione dei cristiani?

Perché ci sono paradossalmente minori controlli, soprattutto in determinate aree del pianeta. Nel continente africano si sta inasprendo la sofferenza delle comunità cristiane - e non solo la loro - perché purtroppo assistiamo a una progressiva radicalizzazione e a un’espansione dei fenomeni jihadisti. In tutta l’Africa, dall’area subsahariana all’Africa orientale, sono almeno un paio di dozzine le organizzazioni terroristiche che hanno l’ambizione, dal loro punto di vista, di insediare dei califfati nei loro territori. Faccio riferimento a Paesi come il Burkina Faso, come il Niger, il Ciad, il Mali, Camerun, o lo stesso nord della Nigeria. Nel Burkina Faso, ad esempio, Paese che fino al 2015 conosceva solo una pacifica convivenza tra le diverse comunità e le diverse tribù, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità il 60% del Paese non è più raggiungibile per poter aiutare a livello umanitario le popolazioni. Sono ormai milioni i rifugiati interni e gli sfollati in Paesi confinanti.

Se dobbiamo guardare invece al lato positivo. Quali sono state le esperienze di miglioramento della situazione dei cristiani, o che hanno favorito una maggiore integrazione?

Il 2021 ci ha regalato un dono, un dono meraviglioso, che coincide con la visita apostolica del Santo Padre in Iraq. È stata una visita storica, che ha veicolato un messaggio altrettanto storico di perdono e di riconciliazione, di solidarietà e vicinanza a questi nostri fratelli che tra il 2014 e il 2016 hanno sofferto (da parte dello Stato Islamico) la persecuzione più feroce di quelle che abbiamo raccontato negli ultimi decenni. La luce ce l’ha donata ancora una volta il Santo Padre. Assieme a questa grande e meravigliosa luce, allo stesso tempo, vale la pena sottolineare come da parte di alcuni governi – come i già citati statunitense e britannico - arrivano segnali di attenzione, dei segnali concreti. Realizzano dei rapporti, ad esempio, che annualmente denunciano e raccontano i Paesi nei quali la libertà religiosa è violata. Lo hanno fatto anche in Germania, in Olanda, Danimarca, Finlandia… Gli Stati nominano anche degli inviati speciali per la libertà religiosa, degli ambasciatori dedicati a questo. (RV 2021 12 30 Michele Raviart - Città del Vaticano)

Assolutamente da segnalare il lavoro del giornalista Giulio Meotti https://meotti.substack.com/
segnala costantemente notizie totalmente censurate dai media

Il Vaticano si autocensura sui martiri dell’Islam

Nell’elenco dei religiosi assassinati non una parola sui principali mandanti dietro la loro uccisione. Il cardinale Robert Sarah: “Basta negare ciò che siamo per compiacere l’Islam

Giulio Meotti

22 missionari cattolici sono stati uccisi nel 2021, la metà dei quali in Africa, secondo un rapporto appena diffuso dall’ Agenzia Fides e diffuso dalla sala stampa vaticana. Fides, l’agenzia di stampa della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, riporta che dei 22 missionari uccisi nel 2021, 13 erano sacerdoti, due religiose, uno religioso e sei laici. La metà del totale è stata uccisa in Africa: sette sacerdoti, due religiose e due laici. “Dal 2000 al 2020, secondo i nostri dati, sono stati uccisi 536 missionari in tutto il mondo”, afferma il rapporto.

Il rapporto di Fides, tuttavia, spiega il National Catholic Register, “evita ogni accenno al numero di cattolici in Africa, per lo più sacerdoti, uccisi dai radicali islamisti, soprattutto in Nigeria. Il rapporto menziona solo le vittime come uccise da ‘gruppi di uomini armati’, senza menzionare il loro legame con organizzazioni islamiste radicali nell’Africa sub-sahariana come Boko Haram”.
Un sacerdote assassinato per un furto in Perù o un seminarista ucciso dal cartello della droga messicano non è la stessa cosa di un sacerdote fatto a pezzi da chi colpisce in odium fidei. Anche perché, come spiega ogni anno Open Doors, fra i primi 10 paesi al mondo che perseguitano i cristiani, 8 sono musulmani. Il Cristianesimo è stato definito come “ la religione più perseguitata del mondo “. Da chi?

Come l’attacco a una chiesa cattolica a Malumfashi, dove è stato ucciso il parroco Alphonsus Bello. Come John Gbakaan, parroco nella diocesi di Minna, in Nigeria, rapito e fatto a pezzi con un machete. Come Joseph Gor e Felix Tyolaha, che stavano dicendo la messa mattutina per 50 parrocchiani presso la chiesa cattolica di Sant’Ignazio in un villaggio nel centro-nord della Nigeria. Dopo 20 minuti dall’inizio della messa, terroristi hanno fatto irruzione nella chiesa e aperto il fuoco sulla congregazione. 19 persone sono state uccise, compresi i sacerdoti. Chi li ha uccisi? E perché? Leggere il rapporto Fides non si capisce.

Eppure, basterebbe ascoltare quanto dicono i cattolici sul campo per capire che tanta censura sull’Islam è non solo ridicola, ma letale.

In una drammatica omelia di Natale, il vescovo di Sokoto Matthew Kukah ha detto: “La nostra è diventata una casa dell’orrore. Siamo nel paese più pericoloso al mondo dove essere cristiano”. L’arcivescovo di Jos, Benjamin Argak Kwashi, ha detto che “questa cosa è sistematica pianificata, calcolata, la loro è islamizzare la Nigeria”. O Joseph Bature Fidelis, il parroco di san Patrizio, a Maiduguri, in Nigeria. Il sacerdote nigeriano ha scelto di restare con i fedeli nonostante, ha raccontato, “fossi stato minacciato per due volte e avessi visto persone uccise e tagliate a pezzi. Credo che questi attacchi non annulleranno la fede del nostro popolo”. O il vescovo Luiz Fernando Lisboa della diocesi di Pemba, in Mozambico, che ha raccontato che gli islamisti bruciano le chiese e uccidono chi si rifiuta di unirsi a loro. “Hanno assalito la chiesa e bruciato i banchi e una statua della Madonna. Hanno dichiarato un’immagine del Sacro Cuore di Gesù, a cui è dedicata la parrocchia”.
Non è stato un attacco, è stato un massacro”, ha raccontato al Middle Belt Times un sacerdote cattolico sugli attacchi nello stato settentrionale nigeriano di Kaduna. “I pastori sono arrivati numerosi, armati fino ai denti e hanno cominciato a sparare a qualunque cosa si muovesse. Abbiamo contato 30 cadaveri, soprattutto donne e bambini. È evidente che sapevano chi uccidere ancora prima di arrivare”.
Dov’è il vostro prete? Non può scappare, è necessario che lo uccidiamo”, hanno detto i jihadisti agli abitanti di Diablo, nel nord del Burkina Faso. Appena scoperto che il sacerdote, Simeon Yampa, stava celebrando la messa nella chiesa cattolica, hanno fatto irruzione e lo hanno ucciso. Non hanno detto “vogliamo i suoi soldi”, ma “vogliamo la sua vita”.
Bastava ascoltare la terribile testimonianza di quei missionari che sono passati dalle mani dei terroristi. Liberata a novembre dalle mani dei jihadisti in Mali, la suora colombiana Gloria Narvaez è tornata nel suo paese il 16 novembre. Accolta all’aeroporto di Bogotà, la suora ha accettato di rispondere alle domande dei giornalisti presenti, compresi quelli di Aleteia. Ha raccontato che i rapitori continuavano a chiamarla “cane femmina credente”. “Come donna e cattolica, la mia vita per loro valeva meno di niente”.

Il cardinale Robert Sarah, nato in Guinea, paese a larga maggioranza musulmana, alla televisione francese ha appena detto: “Come vuoi dialogare con qualcuno se io non esisto? Non posso negare la mia base religiosa fondante o il cristianesimo per compiacere l’Islam”.
Eppure, è quello che accade. Perché “la correttezza politica non vuole sapere nulla della persecuzione e della soppressione in corso del Cristianesimo e pertanto sono ignorate in un modo quasi sinistro”, ha dichiarato il vescovo di Linz Manfred Scheuer.

Papa Benedetto XVI, nel suo discorso di Ratisbona, disse ciò che nessun Pontefice aveva osato dire, ossia che esiste un legame specifico tra la violenza e l’Islam. Per questo fu letteralmente linciato, demonizzato e costretto a una triste autocensura da parte delle stesse gerarchie vaticane.

E la deferenza può portare a cancellare anche il movente dietro l’uccisione di così tanti martiri. I Talebani hanno ordinato di tagliare la testa ai manichini nei negozi. Ai nostri martiri la tagliano davvero, ma noi ci giriamo dall’altra parte.