2021 10 06 “Perché l’Islam non si pronuncia mai sui cristiani perseguitati?”

INDIA Record di violenze in un solo giorno contro le comunità cristiane
MEOTTI - “Perché l’Islam non si pronuncia mai sui cristiani perseguitati?”
Fonte:
CulturaCattolica.it
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INDIA - Record di violenze in un solo giorno contro le comunità cristiane

In un solo giorno, il 3 ottobre, almeno 13 episodi di violenza e minacce sono stati compiuti da membri di gruppi radicali induisti a danno di comunità cristiane negli stati di Uttarakhand, Haryana, Uttar Pradesh, Chhattisgarh e Madhya Pradesh e a Nuova Delhi, capitale del paese. È quanto apprende l’Agenzia Fides dalla Commissione per la Libertà religiosa della “Evangelical Fellowship of India” (EFI), organizzazione che riunisce comunità e denominazioni di gruppi cristiani evangelisti. Nei vari incidenti, gridando slogan inneggianti al dio indù Ram, folle inferocite hanno malmenato i fedeli riuniti in preghiera, hanno distrutto arredi, fotografie e strumenti musicali, devastando diverse sale di culto, affermano i leader cristiani.

“Condanniamo inequivocabilmente le deprecabili aggressioni alle Chiese e ai cristiani. I membri del Sangh Parivar (gruppo estremista indù) responsabili di queste azioni criminose, devono essere portati immediatamente davanti alla giustizia e ricevere una punizione adeguata, in modo che smettano di indulgere in attività violente e anticostituzionali”, dice all’Agenzia Fides il Gesuita padre Cedric Prakash, promotore dei diritti umani e della libertà religiosa. “Nessuno ha il diritto di usare la legge a suo piacimento. Inoltre, secondo la Costituzione, ogni cittadino ha il diritto fondamentale di predicare liberamente la religione di propria scelta” ha spiegato. Il Gesuita nota che nelle zone settentrionali dell’India “la violenza cresce: le vittime sono sempre minoranze religiose e comunità emarginate, come agricoltori e o dalit”.

Secondo l’elenco inviato all’Agenzia Fides dall’EFI, le violenze fisiche e psicologiche (con accuse di conversioni) perpetrate il 3 ottobre sono le seguenti: a Maharajganj, nell’Uttar Pradesh, il Pastore Durgesh Bharti stava guidando un incontro di preghiera nella casa di altri cristiani nel villaggio di Nasirabad. Sono arrivati alcuni fanatici, hanno iniziato a maltrattarli e minacciarli. Dopo un po’ hanno chiamato la polizia. La polizia è arrivata e ha preso in custodia il Pastore Durgesh alla stazione di polizia di Paniyara.
A Jaunpur, nell’Uttar Pradesh, il Pastore Prem Singh Chauhan è stato arrestato: contro di lui c’era una falsa denuncia di conversione forzata.
Nel villaggio di Hasanpur Baru, nel distretto di Hathras, in Uttar Pradesh, il Pastore Suraj Pal è stato informato dalla stazione di polizia di Sadabad che era stata depositata una denuncia di conversione forzata contro di lui. Dopo un interrogatorio, il Pastore è stato rilasciato poiché le accuse sono state ritenute infondate.
Nel villaggio di Chak Gordhan, Bijanaur, sempre in Uttar Pradesh, il Pastore Dinesh dopo aver concluso una preghiera domenicale, stava tornando a casa. Durante il tragitto è stato fermato da due poliziotti che gli hanno intimato di presentarsi alla stazione di polizia locale il giorno successivo.
A Maharajganj, ancora in Uttar Pradesh, l’incontro di preghiera del Pastore Shrinivas Prasad è stato interrotto da elementi violenti. Mentre protestava per l’interruzione, anche una ragazza cristiana è stata aggredita e malmenata.
Ad Azamgarh, nel medesimo stato di Uttar Pradesh, il Pastore Nandu Nathaniel e sua moglie sono stati arrestati ai sensi della “Legge anti-conversione” dell’Uttar Pradesh, in base a una denuncia sporta da persone che vivono nei pressi della loro sala di culto.
Nello stato di Chhattisgarh, nel villaggio di Kusumi, alcuni cristiani sono stati aggrediti due volte dagli abitanti del villaggio: una volta al mattino e un’altra nel pomeriggio, secondo le informazioni del “Chhattisgarh Christian Forum”. Gli abitanti del villaggio sono entrati nella piccola sala adibita a cappella, l’hanno devastata e hanno percosso un ragazzo di 12 anni che era all’interno.
A Bhilai, sempre nel Chhattisgarh, il Pastore Santosh Rao è stato convocato alla stazione di polizia, dove è stato accusato di aver compiuto una conversione religiosa illegale.
A Karnal, nello stato di Haryana, una donna cristiana, e circa 25-30 altri fedeli, sono stati attaccati da membri di un gruppo estremista durante una liturgia domenicale. Sono stati minacciati, percossi, messi in fuga e la casa dove i cristiani stavano pregando è stata saccheggiata.
A Roorkee, nell’Uttarakhand, circa 500 estremisti hanno fatto irruzione in una sala dove erano radunati 15 fedeli per la preghiera domenicale. Sia le donne che gli uomini sono stati aggrediti e malmenati dagli estremisti. Cinque cristiani hanno riportato ferite e uno di loro, Rajat Kumar, è in condizioni critiche.
A Jwalapur, in Uttarakhand, gruppi radicali indù, accompagnati anche da alcuni agenti di polizia, hanno interrotto una funzione religiosa, minacciando i cristiani presenti. Vipin Kumar, Pastore della comunità, ha riferito che i fedeli sono spaventati e non hanno sporto denuncia.
A Hoshangabad, in Madhya Pradesh, alcuni estremisti hanno interrotto il culto di un gruppo di fedeli accusando i cristiani di convertire le persone al cristianesimo.
Infine ad Asola Fatehpur Beri, nell’area della capitale New Delhi,12 uomini sono andati a casa del Pastore Santosh Dan e lo hanno minacciato per aver annunciato il Vangelo, accusandolo di tentare di convertire le persone attraverso l’inganno o mezzi illeciti. Gli hanno intimato di non far entrare nessun indù nella sua casa per nessun motivo.
(SD-PA) (Agenzia Fides 5/10/2021)

INDIA - Leader cattolici: “La politica istiga all’odio religioso, la violenza è orchestrata”

“Le violenze in 13 luoghi negli stati del nord dell’India non sono né casuali né opera di elementi isolati. Sono un’opera sistematicamente orchestrata e sincronizzata per intimidire la comunità cristiana, in particolare contro le piccole comunità vulnerabili e isolate, in stati indiani noti per tale violenza mirata”. Lo dice all’Agenzia Fides lo scrittore e giornalista cattolico John Dayal, ex presidente dell’All India Catholic Union, commentando il “giorno nero” del 3 ottobre, in cui si sono registrate 13 aggressioni contro le comunità cristiane. Secondo Dayal, “la violenza segue le minacce pubblicamente espresse da elementi di gruppi estremisti, come il Sangh Parivar, che chiedono di privare le comunità cristiane e musulmane indiane, dei loro diritti di cittadinanza”.
(SD-PA) (Agenzia Fides 5/10/2021)

Assolutamente da segnalare il lavoro del giornalista Giulio Meotti https://meotti.substack.com/
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“Perché l’Islam non si pronuncia mai sui cristiani perseguitati?”

Così il fratello del ministro cattolico assassinato in Pakistan. 46 morti in Nigeria: “Donne e bambini uccisi come montoni per il barbecue”. L’audio di una coppia di cristiani nascosti in Afghanistan

Giulio Meotti

“Perché l’Islam non si pronuncia mai sui cristiani perseguitati?”, si domanda Paul Bhatti, fratello di Shahbaz Bhatti, il ministro cattolico per le Minoranze del Pakistan massacrato da una cellula di terroristi islamici dieci anni fa per aver difeso Asia Bibi.

La domanda è quanto mai pertinente ora che arriva la notizia di 44 cristiani uccisi domenica 26 settembre nello stato di Kaduna, in Nigeria. Tre comunità nel mirino degli estremisti islamici. Awan Nehemiah, testimone dell’attacco, ha raccontato: “La domanda è quale crimine abbiano commesso. Siamo cristiani. È chiaramente una lotta religiosa”. Steven Kefas, un altro locale, ha testimoniato che i morti erano per lo più donne e bambini, “macellati come arieti per essere usati per il barbecue”.

Altri 12 bambini erano tra i 40 cristiani uccisi in diversi attacchi ad agosto a Jos, sempre in Nigeria.

Marciare per una buona causa è uno dei grandi passatempi in Occidente, ma mai per questi cristiani. Lo hanno fatto ieri a Washington con la “marcia per i martiri”. C’era anche Benedict Kiely, fondatore di Nasarean.org, che ha deciso di dedicare la sua vita all’aiuto di questi perseguitati. “C’è pochissima attenzione al fatto che i cristiani sono il gruppo religioso più perseguitato in tutto il mondo”, ha detto Kiely, che ha spiegato che dovrebbe essere una causa ecumenica. “L’ho sentito io stesso dal popolo iracheno e siriano: quando gli islamisti vengono a tagliarti la testa, non ti chiedono se sei cattolico o protestante o ortodosso. Ti chiedono se credi in Gesù”.

Saad e Fatimah (i nomi sono stati cambiati per proteggerli) sono due cristiani afgani che hanno scelto di rimanere nel paese che si colloca al secondo posto nella classifica dei luoghi dove più si perseguitano i cristiani al mondo. Le loro famiglie hanno praticato il cristianesimo in segreto per 40 anni. L’organizzazione Open Doors ha appena parlato con loro dall’Afghanistan. Pubblico la loro straordinaria testimonianza:

uomo cristiano:

La prima cosa da sapere sull’Afghanistan è che quanto sta succedendo non è nulla di nuovo.

donna cristiana:

Certo, è la prima volta che succede in 20 anni. I soldati nella capitale possono essere cambiati, ma la minaccia non è nuova. C’era pericolo, ora ce n’è di più. Ci conviviamo da molto tempo. E a maggior ragione, il dolore di vivere per Gesù e rischiare tutto per seguirlo non è nulla di nuovo. Non lo è per me, come non lo era per i miei nonni, che vivevano per Lui e Lo seguivano. Questa è la realtà per i cristiani afghani, da oltre 40 anni. Prima sotto i talebani, poi sotto il governo afghano supportato dagli americani, prima che i talebani riprendessero il controllo il mese scorso.

donna cristiana:

L’Afghanistan è sempre stato un luogo pericoloso per i cristiani. Seguire Gesù apertamente è impossibile. Ora le cose sono peggiorate. È peggio di prima, ma non è nulla di nuovo.

uomo cristiano:

Quando i talebani hanno preso il controllo, si è realizzato ciò che temevamo. Non potete capirlo come me. Non so spiegarlo a parole. Ci convivo da quando sono piccolo.

20 anni fa, una notte, un uomo ha osato credere che la libertà fosse arrivata per restare e ha acceso il suo stereo. Poi un altro. Poi un altro. E poi un altro ancora. Presto le strade si sono riempite di musica e si sentivano risate e canti.

uomo cristiano:

La notte in cui i talebani hanno preso il potere, è come se avessi sentito qualcuno entrare nei miei ricordi per cercare di estirparli e farmi paura.

uomo cristiano:

Nella stanza accanto, mia moglie è entrata in travaglio ed è nata una bimba. Una bimba in una famiglia cristiana, in quella fatidica notte. Mio padre ha letto il Salmo 20 per la piccola e per mia moglie, dall’altra parte della tenda, dove gli uomini erano raggruppati. Avevamo paura. Abbiamo paura. In questo paese la vita non è mai stata facile per i cristiani, ma ora è peggio. Ci chiamiamo per chiederci del mal di testa, del dolore alla spalla, di ferite e vecchi problemi di salute, per rimanere in contatto. Per ora è tutto ciò che possiamo chiedere.

uomo cristiano:

Circolava una lista con i nostri nomi. Alcuni fingono di essere credenti di […?] perché pensano così di poter ottenere il visto per essere accolti in un’altra nazione. Alcuni sono stati uccisi. Altri sono stati rapiti, altri ancora scomparsi. Sembra il giorno dopo un’enorme, catastrofica esplosione. Le luci si sono spente. La festa iniziata una notte di quasi 20 anni fa è terminata e la musica è stata sostituita da urla, spari e anche dal silenzio. Il suono del nulla.