2021 01 20 Africa senza pace per i cristiani

NIGERIA - Barbaramente ucciso un sacerdote cattolico MOZAMBICO - Completamente distrutta la missione di Nangololo ETIOPIA - massacro di oltre 750 fedeli che difendevano la cattedrale di Maria
Fonte:
CulturaCattolica.it
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NIGERIA – Rapito e barbaramente ucciso P. John Gbakaan, parroco della chiesa di Sant’Antonio di Gulu, nella diocesi di Minna, nell’area del governo locale di Lapai, nello Stato del Niger.

Lo ha confermato ieri, domenica 17 gennaio, il parroco di Santa Teresa a Madala, p. John Jatau, secondo il quale p. Gbakaan, insieme a suo fratello e ad un altro prete, il 14 gennaio si era recato a Makurdi nello stato di Benue per andare a trovare sua madre.
Il 15 gennaio, sulla via del ritorno, il sacerdote e il fratello sono stati attaccati da uomini armati lungo la strada Lambata-Lapai. L’assalto è avvenuto intorno alle 9 di sera, nei pressi del villaggio di Tufa. I due uomini sono stati catturati da banditi armati, che poi sabato 16 gennaio hanno chiamato la diocesi di Minna, chiedendo la somma di trenta milioni di Naira, poi ridotta a cinque milioni di Naira.
Nel frattempo però il corpo esanime del sacerdote è stato ritrovato legato a un albero, nei pressi della strada dove è avvenuto il rapimento. P. Gbakaan sarebbe stato ucciso a colpi di machete, talmente violenti da rendere difficile il riconoscimento.
Nella boscaglia è stata ritrovata anche la Toyota Venza su cui viaggiava il sacerdote. Non si hanno ancora notizie del fratello, che sarebbe ancora nelle mani dei banditi.
L’Associazione Cristiana della Nigeria, CAN, ha chiesto al governo federale di porre fine al rapimento e all’uccisione di leader religiosi da parte di banditi nel Paese.
“Oggi nel nord della Nigeria molte persone vivono nella paura e molti giovani hanno paura di diventare sacerdoti o pastori perché la vita di questi è in grande pericolo.
“Quando banditi o rapitori si rendono conto che la loro vittima è un prete o un pastore, sembra che uno spirito violento si impadronisca del loro cuore per chiedere un riscatto maggiore e in alcuni casi arrivano al punto di uccidere la vittima” dice il responsabile della CAN. (L.M.) (Agenzia Fides 18/1/2021)

Secondo il report di Open Doors, presentato recentemente, sulla persecuzione anticristiana (World Watch List 2021), la Nigeria figura al 9° posto della classifica generale, che valuta non solo la violenza, ma anche la pressione/discriminazione, ma al 1° posto dei Paesi con la maggiore violenza anticristiana, “con un primato di oltre 3.500 cristiani uccisi e poco meno di un migliaio (990) rapiti nel periodo di esame del rapporto che va dal 1° ottobre 2019 al 30 settembre 2020, i cristiani sono bersagli privilegiati, doppiamente vulnerabili rispetto agli altri, poiché alla componente criminale si aggiunge quella religiosa”.

MOZAMBICO - Completamente distrutta la missione di Nangololo, occupata a ottobre dagli insorti

“Tutto è distrutto ...” dice p. Edegard Silva, missionario brasiliano salettiano, che ha potuto constatare i danni subiti dalla missione di Nangololo, situata nel distretto di Muidumbe, che era stata attaccata, occupata e distrutta da gruppi armati che stanno seminando terrore e morte nella provincia di Cabo Delgado, nel nord del Mozambico.
“Il 30 ottobre i terroristi sono tornati ad occupare il Distretto di Muidumbe dove si trova la nostra missione”, ricorda il missionario. “L’intera popolazione è fuggita nella boscaglia. Ci siamo rifugiati a Pemba” dice. Durante questo periodo, l’intera area è rimasta sotto il controllo degli insorti, che hanno lasciato la missione cattolica il 19 novembre.
Solo allora è stato possibile verificare cosa fosse successo. P. Silva scrive che “tutto è distrutto, la casa dove vivevamo è stata ridotta in cenere... tutte le attrezzature sono state bruciate, la sede parrocchiale distrutta, la radio della comunità bruciata, la casa delle suore distrutta”.
Le notizie che arrivano a Pemba non parlano solo della distruzione degli edifici della Missione, della Chiesa, della radio (vedi Fides 16/11/2020) e della casa delle suore. Raccontano anche le intense sofferenze della popolazione di fronte alla violenza degli insorti e alle stragi da loro commesse nei confronti dei civili. “Lungo il percorso sono stati rinvenuti molti corpi in decomposizione e trovati i luoghi dei massacri. Le azioni dei terroristi sono violente, diverse persone sono state decapitate, le case bruciate e distrutte” riferisce p. Silva. “Diverse persone non sono riuscite a trovare le loro famiglie. Si parla di massacri e di 500mila sfollati”. La situazione umanitaria è aggravata da un’epidemia di colera e dal Covid-19.
P. Silva ricorda l’importanza della “solidarietà internazionale” di fronte a questo scenario di guerra e distruzione, per sopperire alle necessità di alloggiare e fornire cibo, medicine, acqua, tende, teloni a favore di500mila persone.
Gli insorti che seminano morte e distruzione nel nord del Mozambico si chiamano “Al Shabaab” e sono affiliati allo Stato Islamico dal 2019. Respingono la società laica esistente e vogliono fondare una società governata dalla legge islamica, la sharia. Inoltre vogliono fondare un califfato; lo Stato Islamico parla del Mozambico e del Congo come provincia (Wilayat) dell’ISIS (Daesh) in Africa centrale. Ma gli insorti parlano pure di un califfato swahili da insediarsi in Africa orientale - Mozambico, Tanzania, Kenya. (L.M.) (Agenzia Fides 15/1/2021)

ETIOPIA - GUERRA NEL TIGRAI: massacro di oltre 750 fedeli che difendevano la cattedrale di Maria

Nel Tigrai la repressione del governo etiope diventa sempre più violenta. Strage tra i cristiani ortodossi nella città santa di Axum e contro una moschea

Strage nella città più santa per i cristiani ortodossi, Axum, nella regione del Tigrai, dove dallo scorso novembre infuria una guerra fratricida fra la popolazione locale, che chiede maggiore autonomia, e il governo di Addis Abeba, guidato dal Premio Nobel per la pace 2019 Abiy Ahmed, che di pacifico sta dimostrando di aver ben poco. Se è vero infatti che Abiy Ahmed portò a termine la guerra decennale con l’Eritrea, la ribellione in atto nel Tigrai la sta soffocando nel sangue. Dopo la conquista della capitale Makallè, infatti, i ribelli hanno continuato a combattere: ad Axum le truppe governative, sostenute da quelle eritree, hanno massacrato oltre 750 fedeli che difendevano la cattedrale di Maria di Sion, dove secondo la tradizione è custodita l’Arca dell’Alleanza, portata in dono da re Salomone alla leggendaria regina di Saba. Ma è stata attaccata anche la moschea di Nejashi, a Wukro, costruita in onore e ricordo dei compagni di Maometto che qui erano fuggiti dalle persecuzioni e che furono accolti dai cristiani. Le loro tombe sono ancora in quel luogo, anche se la moschea è di recente costruzione. Secondo Mussie Zerai, sacerdote cattolico eritreo, che vive in Italia dove si occupa di migranti e di rifugiati politici dall’Eritrea e dall’Etiopia, “questa violenza senza distinzioni vuole creare odio e discriminazione fra la popolazione locale, che è attaccatissima alla propria religione, per fomentare il clima di violenza”. (…)
(di Paolo Vites, vd. articolo completo su ilsussidiario.net 13.01.2021)