2019 01 02 I missionari uccisi nell’anno 2018

2019 01 02 HAITI - Suor Marcella Catozza: Haiti sta andando verso il baratro COLOMBIA - sacerdote minacciato di morte da un gruppo armato NICARAGUA - ancora attacchi dei sandinisti contro le chiese CAMERUN - Il Vescovo ausiliare di Bamenda sequestrato per due volte VATICANO - I missionari uccisi nell’anno 2018
Fonte:
CulturaCattolica.it
Vai a "Cristiani perseguitati. Memoria e preghiera"

HAITI - Suor Marcella Catozza: Haiti sta andando verso il baratro
La missionaria della Fraternità Francescana di Busto Arsizio racconta a Vatican News i brutali attacchi lanciati da uomini armati contro l’orfanotrofio dove sono ospitati 146 piccoli e di come la situazione nel Paese sia di perenne emergenza

“La notte di giovedì scorso, banditi armati si sono introdotti all’interno del Kay pè Giuss, l’orfanotrofio dove accogliamo 146 bambini, di cui 30 disabili gravi, e hanno cercato di portare via il generatore di corrente. Sono tornati la notte successiva in forze, 20-25 uomini a volto coperto con mitragliette, pistole, machetes, e hanno assaltato la dispensa, che serve sia per i bambini dell’orfanotrofio sia i 400 bambini della scuola materna della missione, e hanno preso tutto. Hanno portato via anche il materiale igienico e poi sono andati dove dormono i bambini, rubando anche i materassi e tutto quello che hanno trovato. Tutto in modo violento”.

E’ un racconto che lascia storditi quello di suor Marcella Catozza, della Fraternità Francescana Missionaria di Busto Arsizio, a capo della missione Vilaj Italyen di Haiti, uno dei paesi più poveri al mondo. L’opera della missionaria italiana è nata nel 2005 a Waf Jeremie, in uno dei quartieri più disagiati di Port-au-Prince, un’immensa baraccopoli sorta sopra una discarica. “Il danno più grande subito – prosegue – oltre a quello materiale, è quello alla fragilità di questi bambini, che hanno già sofferto molto. Qui stanno cercando di ricostruire, in un cammino di bello e di bene, la loro umanità. E’ come se avessero ricevuto un altro colpo”.

Haiti e il suo perenne stato di emergenza
Suor Marcella Catozza racconta che la casa di accoglienza è nata “quasi per caso dopo il terremoto”, un’opera cresciuta “attraverso il lavoro generoso di tanti”. “In questo Paese per i bambini non c’è futuro – rimarca – perché è un Paese che sta andando verso il baratro, vive nella violenza, sta andando verso il nulla. Non si sta costruendo nulla che possa assicurare un futuro diverso: si lavora come se si fosse sempre in emergenza”. Così si “tamponano situazioni di emergenza: si fanno mense, si fanno ospedali, si fanno scuole di strada”, tutte iniziative che, tuttavia, “non costruiscono un futuro diverso” per Haiti. “Il nostro desiderio – insiste la missionaria italiana – è quello di preparare questi bambini a portare avanti il cambiamento del loro Paese, potendo ricevere una formazione. Questi eventi ci portano ad accelerare i passi che volevamo compiere: portare i primi 40 bambini in una struttura nostra italiana, vicina ad Assisi, preparata per loro”.

Non c’è la volontà di cambiare le cose
Suor Marcella Catozza ha lavorato in Amazzonia, in Albania, in Vietnam, ma nel Paese caraibico riscontra delle difficoltà pressoché insormontabili. La mancanza di interlocutori, ad esempio, tanto da non poter chiamare la polizia dopo gli attacchi, perché “la polizia ha paura dei banditi, perché i banditi hanno in mano la realtà”. “Non c’è nessuno a cui rivolgersi – prosegue – non c’è nulla di oggettivo: ti cambino le cose in corsa, ogni giorno, in base all’impiegato che trovi nell’ufficio. E’ come un dover sempre ricominciare: non riesci mai a camminare nel tempo”. E lo stato “non ti aiuta”. Medici senza frontiere, ad esempio, conclude suor Marcella Catozza, “sta lasciando il Paese: hanno già chiuso tre ospedali perché lo stato ha imposto delle tasse allucinanti. Medici senza frontiere gestiva ospedali gratuiti: adesso la gente non sa dove andare. E’ questo il dramma di questo Paese: non c’è la volontà di far cambiare le cose”.

La Fondazione Via Lattea Onlus
Da circa due anni è nata la Fondazione Via Lattea Onlus, di cui suor Marcella Catozza è presidente a vita, per sostenere diverse opere nel mondo. “Un missionario – precisa – deve avere il coraggio di consegnare l’opera alle persone con cui l’ha fatta, di chiedere loro un passo adulto, perché davvero possano anche loro iniziare a essere protagonisti della storia e delle opere che noi veniamo a fare nel loro Paese”. (Barbara Castelli – Città del Vaticano 20 12 2018 RV)

COLOMBIA - In un clima generalizzato di paura, sacerdote minacciato di morte da un gruppo armato

Il parroco della località rurale di Cuturú (diocesi di Santa Rosa de Osos) è stato minacciato di morte per essersi rifiutato di pagare tangenti a uno dei gruppi armati attivi nella zona, il Vescovo ha quindi deciso di trasferirlo temporaneamente, per motivi di sicurezza.
L’Agenzia Fides lo apprende dal comunicato pervenutole dalla stessa diocesi. Mons. Jorge Alberto Ossa, Vescovo di Santa Rosa de Osos, afferma nel testo che “la Chiesa cattolica diocesana non consegnerà mai denaro a nessun gruppo fuorilegge promotore di violenza. Farlo sarebbe legittimare azioni che sono in radicale contraddizione con il Vangelo di Nostro Signore”.
“Purtroppo - continua il comunicato - Cuturú resterà senza il suo pastore fino a quando non si verificheranno le garanzie del rispetto della sua vita. Non vogliamo un altro morto tra tanti altri innocenti che sono stati preda dell’irrazionalità che invade gli uomini quando manca loro Dio nel cuore”. La missiva descrive la situazione che vivono le comunità della regione nord-nordest del dipartimento di Antioquia, soggette a minacce, ad estorsioni e ad assassinii da parte di diversi gruppi criminali. Gli abitanti del Bajo Cauca sono “asfissiati dalla paura, dal dolore e soprattutto dall’impotenza, perché non si sentono accompagnati e difesi dalle istituzioni, che sembrano essersi abituate a questo modo di agire della delinquenza”.
Mons. Ossa ricorda che la vita è sacra, dal concepimento alla morte naturale, ed “é possibile renderla degna e riqualificarla solo con i valori evangelici e l’investimento sociale dello Stato e del settore privato”. Senza questi elementi, assicura il Presule, “saranno sterili ed inutili tutte le iniziative di ricerca della pace”. Il Vescovo di Santa Rosa de Osos conclude con l’augurio che l’attuale tempo natalizio che stiamo vivendo sia propizio affinché “ognuno riviva dentro di sé la nascita di Dio”, e che Lui “trasformi in vita piena tanto dolore e morte.” (SM) (Agenzia Fides 28/12/2018)

NICARAGUA - ancora attacchi dei sandinisti contro le chiese

Milizie sandiniste continuano ad attaccare le chiese ed il clero accusato di opporsi al Presidente Ortega.
Un gruppo di sandinisti ha fatto irruzione ieri sera nella chiesa di Catarina e ha insultato il sacerdote Jairo Velazquez che stava celebrando la Messa in memoria di san Silvestro. Inoltre ha preso un’immagine del santo ed interrotto la celebrazione. I video sui social network mostrano gli aggressori che interrompono la Messa ed aggrediscono verbalmente il celebrante. A causa della crisi socio-politica che il Paese sta attraversando dallo scorso mese di aprile, per evitare raduni all’aperto, la celebrazione si era tenuta all’interno della chiesa, con l’autorizzazione del card. Leopoldo Brenes. (RV 27 12 2018)

CAMERUN - Il Vescovo ausiliare di Bamenda sequestrato per due volte dai separatisti

“Hanno minacciato di ucciderci” ha denunciato Sua Ecc. Mons. Michael Miabesue Bibi, Vescovo ausiliare di Bamenda, nella parte anglofona del Camerun, che per ben due volte è stato preso in ostaggio da parte di separatisti armati.
Il 5 dicembre mentre si recava da Bamenda, la capitale della regione nord-occidentale, a Kumba, 170 chilometri a sud-ovest, nei pressi di Batibo, l’auto del Vescovo è stata fermata e trattenuta da un gruppo che si autodefiniva come “Amba Boys”. “Hanno visto che ero un Vescovo cattolico, ma non erano disposti ad ascoltarmi, hanno chiesto il mio telefono e i telefoni del mio autista e di suo fratello” ha detto Mons. Bibi.
Il giorno successivo Mons. Bibi è stato di nuovo fermato da un gruppo armato sulla strada verso Buea, dove doveva celebrare la messa il 7 dicembre. Nonostante fosse stato avvertito che un gruppo di suore erano state fermate su quella strada dagli Amba, Mons. Bibi aveva intrapreso lo stesso il suo viaggio, perché faceva parte del “suo lavoro missionario”.
I separatisti armati hanno detto al Vescovo che non doveva viaggiare perché avevano indetto una forma di protesta, la “città fantasma”, che prevede che tutte le attività siano bloccate e la gente rimanga chiusa in casa. “Era davvero spaventoso”, ha detto Mons. Bibi, affermando che il gruppo armato lo ha bloccato per la seconda volta nella foresta, questa volta per quattro ore. I miliziani hanno detto che stava “infrangendo la legge” per aver viaggiato quel giorno, data la protesta intesa a paralizzare la zona.
“Alla fine, grazie a Dio, ci hanno liberato” dice Mons. Bibi. In questa occasione, il capo locale degli Amba Boys ha ordinato ai suoi uomini di restituire il telefono del Vescovo e di lasciarlo continuare il suo viaggio. La Chiesa sta pagando un alto prezzo per la crisi nelle due regioni anglofone del Camerun. Il 21 novembre P. Cosmas Omboto Ondari, un missionario di nazionalità keniana appartenente alla Società missionaria di San Giuseppe di Mill Hill, è stato ucciso a Kembong. Il 20 luglio era stato ucciso don Alexandre Sob Nougi, 42 anni, parroco della parrocchia del Sacro Cuore a Bomaka, nella diocesi di Buea (vedi Fides 23/7/2018). Il 4 ottobre un seminarista, Gérard Anjiangwe, era stato ucciso in circostanze simili a quelle di p. Cosmas, mentre di trovava di fronte alla chiesa parrocchiale di Santa Teresa di Bamessing, un villaggio nei pressi di Ndop nel dipartimento di Ngo-Ketunjia, nel nord-ovest del Camerun. (L.M.) (Agenzia Fides 21/12/2018)

VATICANO - I missionari uccisi nell’anno 2018

Nel corso dell’anno 2018 sono stati uccisi nel mondo 40 missionari, quasi il doppio rispetto ai 23 dell’anno precedente, e si tratta per la maggior parte di sacerdoti: 35.
Dopo otto anni consecutivi in cui il numero più elevato di missionari uccisi era stato registrato in America, nel 2018 è l’Africa ad essere al primo posto di questa tragica classifica.

Secondo i dati raccolti dall’Agenzia Fides, nel 2018 sono stati uccisi 40 missionari: 35 sacerdoti, 1 seminarista, 4 laici. In Africa sono stati uccisi 19 sacerdoti, 1 seminarista e 1 laica (21); in America sono stati uccisi 12 sacerdoti e 3 laici (15); in Asia sono stati uccisi 3 sacerdoti (3); in Europa è stato ucciso 1 sacerdote (1).

Usiamo il termine “missionario” per tutti i battezzati, consapevoli che “in virtù del Battesimo ricevuto, ogni membro del Popolo di Dio è diventato discepolo missionario. Ciascun battezzato, qualunque sia la sua funzione nella Chiesa e il grado di istruzione della sua fede, è un soggetto attivo di evangelizzazione” (EG 120). Del resto l’elenco annuale di Fides ormai da tempo non riguarda solo i missionari ad gentes in senso stretto, ma cerca di registrare tutti i battezzati impegnati nella vita della Chiesa morti in modo violento, non espressamente “in odio alla fede”. Per questo si preferisce non utilizzare il termine “martiri”, se non nel suo significato etimologico di “testimoni”, per non entrare in merito al giudizio che la Chiesa potrà eventualmente dare su alcuni di loro.
Anche quest’anno molti missionari hanno perso la vita durante tentativi di rapina o di furto, compiuti anche con ferocia, in contesti sociali di povertà, di degrado, dove la violenza è regola di vita, l’autorità dello stato latita o è indebolita dalla corruzione e dai compromessi, o dove la religione viene strumentalizzata per altri fini. Ad ogni latitudine sacerdoti, religiose e laici condividono con la gente comune la stessa vita quotidiana, portando la loro testimonianza evangelica di amore e di servizio per tutti, come segno di speranza e di pace, cercando di alleviare le sofferenze dei più deboli e alzando la voce in difesa dei loro diritti calpestati, denunciando il male e l’ingiustizia. Anche di fronte a situazioni di pericolo per la propria incolumità, ai richiami delle autorità civili o dei propri superiori religiosi, i missionari sono rimasti al proprio posto, consapevoli dei rischi che correvano, per essere fedeli agli impegni assunti. (S.L.) (Agenzia Fides 29/12/2018)

LINK

Il testo completo dello Speciale dedicato ai missionari uccisi nel 2018 http://www.fides.org/it/attachments/view/file/Miss_uccisi_2018.doc