2018 12 19: a Natale ci sarà la tregua delle persecuzioni dei cristiani?

BRASILE - Uomo armato irrompe nella Cattedrale di Campinas e uccide quattro persone INDIA - Atti vandalici in una chiesa cattolica in Assam: allarme per il Natale PAKISTAN - Blasfemia, due fratelli cristiani condannati a morte nel Punjab MEDIO ORIENTE - Trump firma la legge sul “genocidio dei cristiani” in Medio Oriente
Fonte:
CulturaCattolica.it
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BRASILE - Uomo armato irrompe nella Cattedrale di Campinas e uccide quattro persone

“Verso le ore 13,15 dell’11 dicembre 2018, dopo la Messa delle 12,15, un uomo con due armi da fuoco è entrato nella Cattedrale di Campinas e ha sparato ai fedeli che stavano pregando. L’azione è stata rapida e ha provocato la morte di quattro persone. Dopo gli spari, l’uomo si è ucciso. Ancora non conosciamo le motivazioni per questi spari”. Inizia così il comunicato dell’Arcidiocesi di Campinas, Brasile, pervenuto all’Agenzia Fides, che informa dei tragici fatti accaduti ieri nella Cattedrale.
“La Cattedrale di Campinas ha fornito alle autorità tutte le informazioni possibili e le registrazioni del circuito di sicurezza interno. Il governo sta indagando sul caso – prosegue il testo -. Ci rammarichiamo profondamente per quello che è successo. Soffriamo con le persone che in questo momento piangono la morte dei loro amici, fratelli e parenti. Chiediamo a tutti di pregare affinché queste famiglie trovino conforto e pace in Dio. Ripudiamo ogni atto di violenza e chiediamo che, ora più che mai, tutti noi diventiamo promotori della pace”.
Secondo informazioni inviate a Fides dalla stessa Arcidiocesi, l’uomo, 49 anni, si chiamava Euler Fernando Grandolpho, ed era entrato nella Cattedrale di Campinas (circa 100 km a nord di San Paolo), con due armi (una pistola di 9 mm e un’altra di calibro 38). In chiesa c’erano circa 20 persone quando l’uomo ha iniziato a sparare, era appena finita la Messa. Quando è arrivata la polizia, l’uomo si era già ucciso.
(Agenzia Fides, 12/12/2018)

INDIA - Atti vandalici in una chiesa cattolica in Assam: allarme per il Natale

“La polarizzazione indotta tra comunità religiose è evidente. In primis gli obiettivi erano gli stranieri, poi i musulmani, ora i cristiani. Come in Uttar Pradesh, In Assam, nel nord dell’India, l’impunità garantita contro i violenti aggrava la situazione. La Chiesa cattolica è debole e povera e quindi indifesa. Qui è in gioco il carattere laico dell’India”: con queste parole rilasciate all’Agenzia Fides John Dayal, giornalista e leader laico cattolico commenta l’episodio di violenza che ha colpito la comunità cattolica nello stato indiano di Assam, in India nordorientale. Alcuni vandali sono penetrati nella notte del 15 dicembre nel complesso della chiesa cattolica di san Tommaso, nel villaggio di Chapatoli, nella diocesi di Dibrugarh, frantumando una statua e un monumento mariano, danneggiando il crocifisso e devastando la chiesa.
Il Vescovo Joseph Aind, alla guida della diocesi di Dibrugarh, ha condannato l’attacco e chiesto un’indagine approfondita. Il Presule ha detto che “alcuni gruppi cercano di seminare odio e discordia nella società”, ricordando che nell’area fedeli di tutte le religioni da sempre convivono in pace e armonia: “Solo le forze esterne con propri interessi possono introdurre tali semi di odio” ha detto, chiedendo al governo di “ garantire la sicurezza per i cristiani, specialmente durante il periodo natalizio”.
(Agenzia Fides 17/12/2018)

PAKISTAN - Blasfemia, due fratelli cristiani condannati a morte nel Punjab

Accusati di avere postato sul loro sito Internet materiale considerato blasfemo, venerdì due fratelli cristiani sono stati condannati a morte in Pakistan per il reato di blasfemia. Alla fine dell’udienza, che per ragioni di sicurezza si è tenuta all’interno del carcere distrettuale di Jhelum, nella provincia del Punjab, il giudice Javed Iqbal Bosal ha sentenziato per Qasir e Amoon la pena capitale.
Entrambi i condannati, sposati e il primo padre di tre figli, erano riusciti a lasciare il Pakistan dopo che nel 2011 erano emerse le accuse nei loro confronti. Erano stati arrestati al loro rientro in patria nel 2014 e rinviati a giudizio secondo gli articoli 295-A, B e C del Codice penale, collettivamente noti come “legge antiblasfemia”.

L’organizzazione Claas (Centre for Legal Aid, Assistance and Settlement) che ha garantito assistenza legale ai due battezzati ha deciso di chiedere un nuovo giudizio all’Alta Corte provinciale nella sede di Rawalpindi ritenendo che il giudice abbia applicato la legge in modo approssimativo. A conferma della tesi che l’organizzazione sostiene da tempo che i giudici siano sottoposti a pressioni che li spingono ad applicare con troppa facilità pene estreme verso i presunti colpevoli di blasfemia.

Una situazione che Nasir Saeed, coordinatore di Claas nel Regno Unito conferma: «Le minacce degli estremisti costringono i tribunali di grado inferiore a concedere una giustizia sommaria, chiamando in causa corti di grado più elevato per giudizi che possono durare anche anni prima di una sentenza».
Si tratta di qualcosa già visto in diversi casi a partire, ricorda Saeed, «da quello di Asia Bibi, condannata in primo grado e solo dopo quasi dieci anni arrivata a ottenere giustizia dalla Corte Suprema. Temo che Qasir e Amoon possano subire la stessa sorte».

Se quella di Asia Bibi è una vicenda-limite per durata e problematicità – al punto che a sei settimane dall’assoluzione la donna cattolica vive ancora sotto protezione e le viene negato l’espatrio per sé e per la famiglia – un altro cristiano, Sawan Masih, è in attesa di una sentenza dei giudici supremi a quattro anni dalla prima condanna a morte e a cinque dall’arresto. A parte le specificità dei vari casi, resta aperto il dibattito sulla legislazione che, nata per tutelare l’onore e i fondamenti della fede islamica, consente accuse infamanti sovente dovute a dissapori, gelosie o interessi in cui la religione non ha alcun ruolo se non pretestuoso. (…)
(Stefano Vecchia sabato 15 dicembre 2018 AVVENIRE)

MEDIO ORIENTE - Trump firma la legge sul “genocidio dei cristiani” in Medio Oriente

Il Presidente Usa, Donald Trump, ha firmato l’11 dicembre l’ “Iraq and Syria Genocide Relief and Accountability Act of 2018”, la legge che definisce come “Genocidio” la serie di crimini perpetrati negli ultimi anni da gruppi jihadisti su cristiani e yazidi in Iraq e Siria, impegnando il governo degli Stati Uniti a fornire assistenza umanitaria ai gruppi vittime delle violenze e a perseguire i responsabili e gli esecutori delle efferatezze.
La legge da impulso all’assistenza finanziaria USA per progetti umanitari, di stabilizzazione e di ricostruzione a favore delle minoranze religiose in Iraq e in Siria. L’assistenza può essere messa in atto attraverso strumenti e organismi che fanno capo direttamente al governo federale o anche attraverso la mediazione di altre organizzazioni, comprese quelle di natura ecclesiale e religiosa.
Inoltre, l’atto consente al Dipartimento di Stato degli Stati Uniti di condurre indagini penali e arrestare individui identificati come presunti membri dei gruppi di matrice jihadista, per punire o prevenire atti violenti nei confronti di minoranze religiose.
La Camera dei Rappresentanti degli USA, lo scorso 27 settembre, aveva approvato all’unanimità il progetto di legge, identificato dalla sigla HR 390. In precedenza, sostegno unanime alla nuova legge era stato espresso anche dal Senato USA.
La firma della legge da parte del Presidente Trump è il risultato dell’attività di lobbying condotta già sotto la precedente Amministrazione presidenziale da organizzazioni USA come i Cavalieri di Colombo, il cartello In Defense of Christians, il Family Research Council, la Commissione per l’etica e la libertà religiosa della Convenzione dei Battisti del Sud, l’Iniziativa Wilberforce del 21° secolo, il Centro per la libertà religiosa dell’Istituto Hudson. In occasione della firma, media statunitensi hanno riproposto le parole riferite in passato al deputato USA Chris Smith dall’Arcivescovo caldeo Bashar Warda, secondo il quale “i cristiani in Iraq sono ancora sull’orlo dell’estinzione, e la HR 390 è vitale per la nostra sopravvivenza. La sua implementazione deve essere completa e veloce, altrimenti l’aiuto che fornisce arriverà troppo tardi per noi”.
La Commissione degli Stati Uniti sulla libertà religiosa internazionale (USCIRF), un organismo federale indipendente e bipartisan istituito dal Congresso, ha elogiato il Presidente Trump per aver firmato il disegno di legge.”In questo disegno di legge riconosciamo anche il messaggio che i responsabili di questi crimini, compreso il genocidio, non sfuggiranno alla giustizia”, ha dichiarato il vicepresidente della USCIRF, Kristina Arriaga.

L’atto legislativo, consentendo ai gruppi motivati dalla fede religiosa di ricevere aiuti finanziari da parte degli USA, modifica in parte la precedente politica del Dipartimento di Stato e dell’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale, che per distribuire i fondi utilizzavano principalmente i canali – considerati “neutrali” dal punto di vista religioso - delle Nazioni Unite.
(Agenzia Fides 12/12/2018).