La Chiesa copta, minoranza nell'Egitto degli estremisti

Sono 8 milioni di cristiani in un paese a maggioranza musulmana, dove l'Islam è la religione di Stato. I Copti si distinguono tra ortodossi, legati al patriarca Shenouda III, e cattolici, che seguono il cardinale Stephanos II Ghattas. La presenza della Chiesa in Egitto risale alla predicazione di san Marco Evangelista, che visse là tra il 40 e il 64 d.C. Copto è un termine coniato sul greco antico Aiguptios, che significa Egizio. I Copti sono considerati una testimonianza per i cristiani d'Occidente. Un dossier per conoscere la loro storia.
Autore:
Vernizzi, Pietro
Fonte:
Scuola di giornalismo (www.magcity.it)
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Arresti, stupri e pestaggi ai danni di chi si converte

Sono 8 milioni di cristiani in un paese a maggioranza musulmana, dove l'Islam è la religione di Stato. I Copti si distinguono tra ortodossi, legati al patriarca Shenouda III, e cattolici, che seguono il cardinale Stephanos II Ghattas. La presenza della Chiesa in Egitto risale alla predicazione di san Marco Evangelista, che visse là tra il 40 e il 64 d.C. Copto è un termine coniato sul greco antico Aiguptios, che significa Egizio. I Copti sono considerati una testimonianza per i cristiani d'Occidente. Un dossier per conoscere la loro storia.

Ancora sotto accusa i convertiti seviziati dalla polizia
In Egitto chi diventa Cristiano perde i diritti civili

Molti cristiani egiziani hanno lasciato il proprio paese. Tra essi, c'è anche Michael Meunier, presidente dell'Associazione dei Copti americani. Da Washington divulga le notizie su quanto accade in Egitto. E sottolinea che la vicenda dei 22 convertiti arrestati e torturati non si è ancora conclusa. "Sono stati rilasciati in momenti diversi - precisa -: per ultima è stata scarcerata Mariam Makar, il 2 dicembre 2003. Ma le accuse contro di loro rimangono".

Come si è svolta l'inchiesta?
I detenuti sono stati minacciati e percossi dalla polizia. I verbali hanno precisato che le torture sono state usate per ottenere i nomi di altri convertiti. Ma lo scopo era anche assicurarsi il loro ritorno alla fede islamica. Il 20 novembre le investigazioni sono state trasferite a un'autorità di grado più alto ed è stata istituita una seconda inchiesta. Tuttavia, durante tutta la procedura era presente un muftì, cioè un giurista islamico, per fornire la propria opinione sui casi. La sua presenza irregolare ha suscitato apprensione tra i detenuti. Minacce e torture si sono ripetute durante la seconda inchiesta. Fatti simili ne accadono un centinaio ogni anno. Ma è difficile dare dei numeri.

Quali sono le sue fonti d'informazione sulle condizioni dei convertiti?
Le famiglie e gli amici. E poi il prete che li ha battezzati.

È vero che un arrestato è morto in carcere?
Tra gli arrestati c'erano diversi musulmani ufficiali del governo che avevano aiutato i convertiti a ottenere nuove carte d'identità. Uno è morto in prigione.

Da quali diritti civili sono esclusi i convertiti?
Dal diritto di scegliere la loro religione e di praticare la fede che hanno scelto. Non possono cambiare nome, ricevere eredità e sono privati del diritto di educare i loro figli.

Perché i convertiti cercano di cambiare nomi e carte d'identità?
In Egitto, la carta d'identità indica la religione di ogni cittadino. Inoltre le donne islamiche non possono sposare uomini cristiani. Senza cambiare la carta d'identità, dunque, è impossibile il matrimonio tra un uomo cristiano e una donna convertita dall'Islam al Cristianesimo.

Sul sito Copts.net sono riportate le fotografie dei martiri di El-Kosheh. Chi sono?
All'alba del nuovo millennio, una carneficina di tre giorni a El-Kosheh, 250 miglia a sud del Cairo, lasciò 21 cristiani uccisi, 33 feriti e 260 loro edifici distrutti. Attacchi contro le proprietà dei copti si verificarono anche nei villaggi confinanti. Durante il primo processo, un Tribunale della sicurezza egiziana assolse 92 dei 96 imputati. La Cassazione ne condannò solo due.

Quali sono le professioni più esercitate tra i Copti?
Essendo ben istruiti, svolgono tutti i tipi di lavoro. Un tempo erano molti i dottori e i farmacisti. Ma in Egitto non esistono università copte: lo proibisce il governo.

Due ministri del governo egiziano sono cristiani, come lo è l'ex ministro Boutros Ghali. Eppure, nel sito Copts.net si afferma che i Copti sono politicamente discriminati. Non è contraddittorio?
Hosni Mubarak sceglie di persona, con attenzione, quelli tra loro che gli sono più fedeli. L'esempio di Boutros Ghali è spesso utilizzato dal governo come dimostrazione dell'assimilazione della minoranza cristiana nell'arena politica della nazione. Ma in Egitto tutti gli incarichi, dai sindaci delle piccole città ai ministri, sono decisi su nomina. I Copti sono esclusi da tutte le altre posizioni.

La Legge d'emergenza può essere usata solo contro il fondamentalismo islamico o anche contro i Cristiani?
Vale per entrambi. Ma è utilizzata soprattutto per arrestare i Copti e tenerli in prigione per un tempo indefinito. La legge impedisce anche ai Cristiani in Egitto di organizzare manifestazioni, riunirsi e formare partiti politici.

Il fenomeno dei convertiti in Egitto

Intervista a padre Samir Khalil Samir

C'è stato un periodo della storia in cui i discendenti dei faraoni erano cristiani al cento per cento. Oggi i copti, cioè i cristiani nati in Egitto, rappresentano una minoranza del paese, circa il dieci per cento, mentre i musulmani sono il restante 90 per cento. Padre Samir Khalil Samir, gesuita, è nato nel 1938 al Cairo, dove è rimasto per i primi 18 anni della sua vita. È tornato in Egitto da adulto per lavorare con un progetto per lo sviluppo e l'alfabetizzazione dei villaggi. Insegna Storia del pensiero dell'Oriente cristiano nell'Università di Beirut, in Libano, e presso il Pontificio istituto orientale di Roma. È noto al pubblico italiano per il libro-intervista Cento domande sull'Islam.

"In Egitto, anche costruire o restaurare chiese può diventare rischioso, perché serve un permesso del presidente della Repubblica - spiega padre Samir -. I copti si aiutano con la preghiera, che è uno dei capisaldi della loro esistenza. Tengono sempre in tasca un piccolo breviario con le preghiere delle ore, i salmi, il Vangelo, gli inni". La tradizione egiziana aggiunge un secondo elemento fondamentale: il digiuno. "Costituisce una forza immensa. Lo praticano in modo severo, ma in silenzio - aggiunge il religioso -. Per duecento giorni all'anno, da mezzanotte alle tre del pomeriggio, non mangiano, non bevono e non fumano. Rompono il digiuno solo con alimenti vegetariani, formaggio e uova esclusi".

La Chiesa copta dà vita a una serie intensa di iniziative culturali e sociali, che traggono origine dai monasteri presenti nel deserto. Come ricorda Samir, l'attività dei laici cristiani interessa i centri sociali per bambini e mamme in difficoltà, i dispensari, l'insegnamento e il catechismo. Gli studenti si ritrovano con cadenza periodica per incontri di riflessione e preghiera all'interno di associazioni chiamate "famiglie studentesche". La Chiesa copta egiziana comprende ortodossi e cattolici, e questi ultimi sono 250 mila fedeli. "La divisione tra le due Chiese - spiega - risale allo scisma del quinto secolo. Oggi però i problemi cristologici sono risolti". Ma non sempre Shenouda III, patriarca ortodosso, ha un atteggiamento comprensivo verso i cattolici. È accettato il caso di un cattolico che diventa ortodosso, viceversa la situazione è più delicata.

All'origine dell'incomprensione potrebbe esserci il fatto che gli ortodossi egiziani si sentono abbandonati dai cristiani d'occidente. Una sensazione non del tutto immotivata. Uno sforzo maggiore del Vaticano in favore dei copti potrebbe aiutare a superare il problema? "Il Vaticano si è già impegnato. Per esempio ha regalato agli ortodossi gli ospedali che i cattolici non riuscivano più a gestire. Ma i passi di Roma sono a senso unico. Gli ortodossi non sono sempre in grado di capire il vero senso dell'apertura ecumenica".

La Chiesa copta ha resistito anche alla penetrazione islamica, con maggior forza delle comunità di altri paesi nord-africani. "Ma l'islamizzazione è comunque avvenuta - precisa padre Samir -: i cristiani egiziani erano il 99 per cento, mentre oggi sono solo il dieci per cento. Il cristianesimo era penetrato nei ceti di lingua latina, ma solo a livello superficiale tra le masse, che parlavano in berbero, la lingua dei nomadi. Tutto il contrario dei paesi del Medioriente, come Iraq e Siria, dove tuttora le comunità cristiane sono numerose". Il religioso ricorda anche un'altra ingiustizia perpetrata nei paesi islamici: la discriminazione tra uomo e donna. Samir è convinto che la questione sia legata all'emarginazione dei cristiani, tanto da costituire l'altra faccia della stessa medaglia: "La necessità più urgente in Egitto è la diffusione dei principi in difesa della persona", sottolinea.

Secondo Samir gli Stati islamici sono per la gran parte più avanzati delle tribù dell'Africa nera, ma nei Paesi dove domina l'Islam l'evoluzione della società è bloccata. Per i musulmani, il Corano è stato scritto direttamente da Dio ed è l'ideale assoluto della vita umana. Come tale non può essere cambiato. In Egitto, questo fattore d'immobilità è posto a fondamento della Costituzione. Un sottosegretario del governo di Anwar al-Sadat riuscì a far passare un emendamento che affermava: "L'Islam è la religione di Stato e qualunque legge contraria all'Islam è contraria alla Costituzione".

Il regime di Hosni Mubarak in Europa è ritenuto democratico, ma ci sono delle sfumature che spesso in Europa non si colgono: "Il presidente della Repubblica è un moderato, ma pesa i voti - sottolinea Samir -. Poiché il governo egiziano è debole, ha dovuto accettare l'infiltrazione al suo interno di alcuni elementi fondamentalisti. Il governo fa il doppio gioco, per piacere agli elettori". Gli estremisti, infatti, in Egitto dettano il clima del Paese: "La situazione di oggi è paragonabile all'Italia dei tempi delle Brigate rosse. La popolazione sta con i moderati, ma un migliaio di militanti, pronti a morire per le proprie idee, fa più chiasso di 70 milioni di cittadini, che non fanno proposte politiche".


"La tradizione musulmana va contestualizzata"

Parla il presidente musulmano di viale Jenner

Abdel Hamid Shaari, presidente della moschea di viale Jenner, è una faccia nota ai media, ai quali ha spesso rilasciato interviste sui rapporti tra Islam e società italiana. A proposito dell'arresto dei 22 convertiti, avvenuto lo scorso ottobre in Egitto, argomenta: "Se vai a pubblicizzarlo diventa un problema. Chi si converte non deve turbare le comunità in cui vive. Sarebbe una sfida. La polizia non può arrestare i convertiti. Ma se la loro scelta crea problemi all'interno della comunità, allora è un altro discorso".

Però, le persecuzioni di ottobre sono avvenute ai danni di persone che vivevano la loro fede di nascosto.
L'apostasia è la negazione di quanto di più importante esiste per un musulmano. In questo senso, allora, si comprende quanto è accaduto, cioè l'arresto inteso come "mezzo" per recuperare chi si è convertito.

Qual è l'opinione degli imam europei sulle conversioni?
La libertà religiosa degli imam europei è limitata, perché non possono violare le leggi cui sono soggetti. Un'adultera a Milano non può essere lapidata

Spesso sono gli stessi familiari a iniziare la persecuzione.
È una questione di libertà e di comprensione da parte delle famiglie. Spesso scatta una sorta di boicottaggio. È quello che succede, purtroppo.

In Egitto la fede professata è stampata sulla carta d'identità. Non può essere l'innesco per possibili discriminazioni?
Sarebbe meglio togliere l'appartenenza religiosa dalla carta d'identità. Si crea una sensibilità sbagliata. Finisce che anche in un colloquio di lavoro si discrimina chi ha una fede diversa. Anche certe affermazioni della tradizione islamica andrebbero poste nel loro giusto contesto storico. Come quelle del fondatore dell'Islam, nei Detti attribuiti a Maometto, o di Abu Bakr, primo califfo islamico. Abu Bakr visse in un periodo di guerre contro gli apostati, guidati da Maseilema il Bugiardo, che aveva attaccato Medina. Oggi, con un miliardo e mezzo di musulmani in tutto il mondo, non c'è più il pericolo che il cattivo esempio dato da un apostata possa avere effetti gravi. Per un egiziano o un indonesiano che si convertono al cristianesimo, non casca certo il mondo.

A suo avviso i copti vivono in una situazione di emarginazione?
I Cristiani egiziani hanno il vizio di tendere a presentarsi come una minoranza perseguitata. In Egitto la maggioranza è musulmana. Ma i cristiani, come in passato Boutros Ghali, hanno incarichi di alto livello. Oggi sono presenti anche in alti gradi dell'esercito egiziano.

Che spazio lascia la costituzione egiziana alle minoranze?
Quella egiziana è una costituzione alla francese, adattata a una differente situazione sociale. Il Corano non vi è citato in modo esplicito, in quanto si limita a ispirare la legislazione da un punto di vista culturale e sociale. Il Corano regola la vita della comunità, dunque fornisce anche prescrizioni. E, secondo i Musulmani, tali prescrizioni non possono essere cambiate, ma solo commentate. Il Corano è la parola di Dio, immutabile ed eterna. Ma può essere interpretata attraverso un'operazione che in arabo si chiama "ijtihad". La parola di Dio è fissa, l'interpretazione è aperta.