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Dossier Bergoglio

Autore: Amato, Avv. Gianfranco
Fonte: CulturaCattolica.it
NEW ==> Prelevatelo in formato E-PUB. E’ salito al Soglio di Pietro Papa Francesco, tra il tripudio festante di progressisti, modernisti, riformisti, cattolici adulti, teologi liberal, e compagnia cantante. Peccato per tutti costoro, però, che l’attuale Romanus Pontifex feliciter regnans, non sia il Pastore martiniano dei “valori negoziabili” che tanto invocavano.
Dal punto di vista dottrinale Papa Francesco possiede, infatti, una solidità granitica. Lo ha dimostrato da Arcivescovo di Buenos Aires, sulle questioni fondamentali della vita, della famiglia e dell’educazione.
La piena ortodossia dell’allora Cardinale Bergoglio merita di essere ricordata in ognuno delle predette questioni.



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2,26 MB

1) OMOSESSUALITA’

Autore: Amato, Avv. Gianfranco   Curatore: Mangiarotti, Don Gabriele
Fonte: CulturaCattolica.it

A proposito di questo tema, la solidità dottrinale dell’Arcivescovo di Buenos Aires è emersa nella sua coraggiosa e combattiva opposizione alla proposta governativa di introdurre i matrimoni e le adozioni omosessuali nella legislazione argentina, proposta diventata legge il 15 luglio 2010.
Il giorno successivo sul quotidiano La Nacion le posizioni di Bergoglio venivano bollate come «posturas oscurantistas propias de la Inquisición». Poichè lo stesso Arcivescovo non cedette di uno iota dalle proprie posizioni, gli attacchi mediatici non smisero di colpirlo. Il 27 agosto del 2012, ad esempio, il senatore Marcelo Fuentes del Frente para la Victoria (FPV), il partito del presidente Kirchner, espressione di un peronismo di sinistra, definì le argomentazioni di Bergoglio contro il matrimonio gay un «planteo medieval y oscurantista». Già durante il dibattito parlamentare che portò all’approvazione della “ley por el matrimonio igualitario”, lo stesso Nestor Kirchner, marito dell’attuale Presidentessa, nel discorso con cui annunciava il proprio voto favorevole si scagliò contro Bergoglio affermando che «la Argentina debe dejar definitivamente las visiones discriminatorias y oscurantistas». Lo stesso Kirchner, del resto, aveva definito il Cardinale come «el verdadero rapresentante de la oposición».
Per amor di verità, occorre ammettere che l’allora Arcivescovo di Buenos Aires dimostrò un coraggio direttamente proporzionale alla furia delle invettive ricevute. Condannò pubblicamente la proposta di legge, scrisse lettere e appelli, convocò per domenica 11 luglio 2010 una marcia contro il matrimonio omosessuale, e fece leggere in tutte le chiese durante le messe un duro messaggio.
A comprova dei difficili rapporti tra il Cardinal Bergoglio e i coniugi Kirchner vi è il fatto che la Presidentessa si sia tiepidamente complimentata per l’esito del conclave solo alle 21,30, ora italiana, oltre un'ora dopo l’annuncio ufficiale del nuovo Pontefice, e che i deputati del suo blocco si siano rifiutati di interrompere in Parlamento una cerimonia di commemorazione nei confronti dell'ex presidente venezuelano Hugo Chávez, per salutare l’elezione di Papa Francesco.
Per comprendere, però, quale sia l’impostazione dottrinale di Bergoglio in materia di omosessualità, tra i tanti suoi interventi se ne possono citare due. Il primo è la lettera del 22 giugno 2010 inviata ai quattro monasteri carmelitani di Buenos Aires in occasione del voto sulla legalizzazione del matrimonio e delle adozioni omosessuali.

Lettera alle claustrali

Curatore: Amato, Avv. Gianfranco
Fonte: CulturaCattolica.it
Care sorelle,
Scrivo queste poche righe a ciascuna di voi che siete nei quattro monasteri di Buenos Aires.
Il popolo argentino dovrà affrontare nelle prossime settimane una situazione il cui esito può seriamente ferire la famiglia.
Si tratta del disegno di legge che permetterà il matrimonio a persone dello stesso sesso. È in gioco qui l’identità e la sopravvivenza della famiglia: padre, madre e figli. È in gioco la vita di molti bambini che saranno discriminati in anticipo e privati della loro maturazione umana che Dio ha voluto avvenga con un padre e con una madre. È in gioco il rifiuto totale della legge di Dio, incisa anche nei nostri cuori.
Ricordo una frase di Santa Teresina quando parla della sua malattia infantile. Dice che l’invidia del Demonio voleva vendicarsi della sua famiglia per l’entrata nel Carmelo della sua sorella maggiore. Qui pure c’è l’invidia del Demonio, attraverso la quale il peccato entrò nel mondo: un’invidia che cerca astutamente di distruggere l’immagine di Dio, cioè l’uomo e la donna che ricevono il comando di crescere, moltiplicarsi e dominare la terra.
Non siamo ingenui: questa non è semplicemente una lotta politica, ma è un tentativo distruttivo del disegno di Dio. Non è solo un disegno di legge (questo è solo lo strumento) ma è una «mossa» del padre della menzogna che cerca di confondere e d’ingannare i figli di Dio. E Gesù dice che per difenderci da questo accusatore bugiardo ci manderà lo Spirito di Verità.
Oggi la Patria, in questa situazione, ha bisogno dell’assistenza speciale dello Spirito Santo che porti la luce della verità in mezzo alle tenebre dell’errore. Ha bisogno di questo Avvocato per difenderci dall’incantamento di tanti sofismi con i quali si cerca a tutti i costi di giustificare questo disegno di legge, e che confondono e ingannano perfino persone di buona volontà.
Per questo mi rivolgo a Voi e chiedo preghiere e sacrificio, le due armi invincibili di santa Teresina. Invocate il Signore affinché mandi il suo Spirito sui senatori che saranno impegnati a votare. Che non lo facciano mossi dall’errore o da situazioni contingenti, ma secondo ciò che la legge naturale e la legge di Dio indicano loro. Pregate per loro e per le loro famiglie che il Signore li visiti, li rafforzi e li consoli. Pregate affinché i senatori facciano un gran bene alla Patria.
Il disegno di legge sarà discusso in Senato dopo il 13 luglio. Guardiamo a san Giuseppe, a Maria e al Bambino e chiediamo loro con fervore di difendere la famiglia argentina in questo particolare momento. Ricordiamo ciò che Dio stesso disse al suo popolo in un momento di grande angoscia: «Questa guerra non è vostra, ma di Dio». Che ci soccorrano, difendano e accompagnino in questa guerra di Dio.
Grazie per quanto farete in questa lotta per la Patria. E per favore vi chiedo anche di pregare per me. Che Gesù vi benedica e la Vergine Santa vi conservi.
Con affetto
Jorge Mario Bergoglio, S.J.
Arcivescovo di Buenos Aires

Al popolo di Dio e a tutti gli uomini e le donne di buona volontà

Curatore: Amato, Avv. Gianfranco
Fonte: CulturaCattolica.it
Il secondo documento è costituito dal messaggio che Bergoglio ha voluto si leggesse durante le messe di domenica 11 luglio 2010:
1. Dio vuole che tutti gli uomini si salvino e giungano alla conoscenza della verità (cf. 1 Tm 2,4). Per questo ha stabilito con l’uomo un dialogo di salvezza, che è culminato con l’incontro di Gesù Cristo, nostro Signore e compagno di cammino. La Chiesa è chiamata a estendere questo dialogo al consesso umano. Il dialogo per essere fecondo, però, deve essere chiaro, sereno, semplice e credibile. Tutto ciò implica il rispetto dovuto a che vive, sente e pensa in modo differente. Tutti siamo chiamati all’amore di Dio. La chiarezza del dialogo, però, esige una capacità di discernimento in ordine all’affermazione della verità, sulla quale i Pastori non possono tacere. Ciò non significa disprezzo o discriminazione.

2. L’essere umano è stato creato a immagine di Dio. Questa immagine si riflette non solo nella singola persona ma anche nella complementarità e nella reciprocità dell’uomo e della donna, nella comune dignità, e nella loro indissolubile unità, che da sempre viene chiamata matrimonio. Il matrimonio è la forma di vita nella quale si realizza una singolare comunione di persone, la quale assegna il sentimento pienamente umano all’esercizio della funzione sessuale. Alla stessa natura del matrimonio appartengono le predette qualità della differenza, complementarietà e reciprocità dei sessi, e la mirabile ricchezza della loro fecondità. Il matrimonio è un dono della creazione. Non vi è una realtà analoga che possa eguagliarlo. Non è un’unione qualsiasi tra persone, ma possiede caratteristiche proprie ed irrinunciabili che fanno del matrimonio la base della famiglia e della società. Così è stato riconosciuto nelle grandi culture del mondo. Così lo riconoscono i trattati internazionali recepiti dalla nostra Costituzione nazionale ( art. 75 ). Così lo ha sempre inteso il nostro popolo.
3. Spetta all’autorità pubblica tutelare il matrimonio tra un uomo e una donna attraverso il riconoscimento normativo, per assicurare e favorire la sua insostituibile funzione e il suo contributo al bene comune della società. Qualora si attribuisse un riconoscimento legale all’unione tra persone dello stesso sesso, o le si garantisse uno status giuridico analogo al matrimonio e alla famiglia, lo Stato agirebbe illegittimamente e si porrebbe in contraddizione con i propri obblighi istituzionali, alterando i principi della legge naturale e dell’ordinamento pubblico della società argentina.

4. L’unione tra persone dello stesso sesso difetta degli elementi biologici e antropologici propri del matrimonio e della famiglia. E’ priva della dimensione coniugale e dell’apertura alla procreazione. Al contrario, il matrimonio e la famiglia che in esso si fonda, costituisce il focolare delle nuove generazioni umane. Fin dal loro concepimento i figli hanno il diritto inalienabile di svilupparsi nel grembo della proprie madri, di nascere e crescere nell’ambito naturale del matrimonio. Nella vita familiare e nella relazione con il proprio padre e la propria madre, i figli scoprono la loro identità e apprendono la loro autonomia personale.

5. Prendere atto di un oggettiva differenza non significa discriminare. La natura non discrimina quando ci crea uomini o donne. Il nostro codice civile non discrimina quando esige il requisito di essere uomo o donna per contrarre matrimonio, ma riconosce una realtà naturale. Le situazioni giuridiche di reciproco interesse tra le persone dello stesso sesso possono essere sufficientemente tutelate attraverso il diritto comune. Di conseguenza, sarebbe una discriminazione ingiusta nei confronti del matrimonio e della famiglia attribuire al fatto privato dell’unione tra persone dello stesso sesso uno status di diritto pubblico.

6. Facciamo appello alla coscienza dei nostri legislatori affinché nell’affrontare una questione tanto grave, tengano conto di queste verità fondamentali, per il bene della Patria e delle sue future generazioni.

7. Nel presente clima pasquale, e all’inizio del sessennio 2010-2016 del bicentenario della Patria, esortiamo i nostri fedeli a pregare intensamente nostro Signore Dio affinché illumini i nostri governanti e specialmente i legislatori. Chiediamo, altresì, che i fedeli non vacillino nel proclamare la difesa e la promozione dei grandi valori che hanno forgiano la nostra nazione e che costituiscono la speranza della Patria.

La persecuzione

Curatore: Amato, Avv. Gianfranco
Fonte: CulturaCattolica.it
Il linciaggio mediatico cui è stato sottoposto l’allora Cardinale Bergoglio nella vicenda relativa all’approvazione legale dei matrimoni omosessuali, non lo ha per nulla meravigliato. Egli era, infatti, consapevole del fatto che esistesse, grazie all’opera nefanda del Demonio, un preciso disegno persecutorio, sotto varie forme, nei confronti della Chiesa di Cristo. Lo ha spiegato molto bene in una sua omelia pronunciata il 23 aprile 2007 durante la Santa Messa inaugurale della 93ª Assemblea Plenaria della Conferenza Episcopale Argentina:
Perché la Chiesa è stata, è e sarà sempre perseguitata. Il Signore già ci aveva avvertito (cfr. Mt. 24:4-14; Mc. 13:9-13; Lc. 21:12-19) affinché fossimo preparati. La Chiesa sarà perseguitata non tanto nei suoi figli mediocri, quelli che scendono a patti con il mondo come i rinnegati di cui parla il libro dei Maccabei (cfr. 1Mac. 1:11-15): questi non saranno mai perseguitati. Semmai lo saranno gli altri figli, quelli che, in mezzo alla nube di tanti testimoni, scelgono di tenere gli occhi fissi su Gesù (cfr. Eb. 12: 1-2) e di seguire i suoi passi a qualunque prezzo. La Chiesa sarà perseguitata nella misura in cui mantiene la sua fedeltà al Vangelo. La testimonianza di questa fedeltà molesta al mondo dà fastidio al mondo, lo fa infuriare, gli fa digrignare i denti (cfr. Ec. 7:54 ), fa uccidere e distruggere, come successe con Stefano. La persecuzione è un evento ecclesiale della fedeltà; a volte è frontale e diretta; altre volte occorre saperla riconoscere quando è ammantata da quell’apparenza pseudoculturale con cui ama presentarsi in ogni epoca, nascosta dietro la laica “razionalità” di un sedicente “senso comune” delle cosiddette persone normali e civili. Le forme sono molte e differenti, però ciò che sempre scatena la persecuzione è la follia del Vangelo, lo scandalo della Croce di Cristo, il fermento delle Beatitudini. Inoltre, come nel caso di Gesù, di Stefano e di questa grande “nube di testimoni”, i metodi furono e sono gli stessi: la disinformazione, la diffamazione, la calunnia, per convincere, far avanzare e – come ogni opera del Demonio – far sì che la persecuzione cresca, contagi e si giustifichi fino al punto di sembrare ragionevole.

La beffa dei gay

Autore: Amato, Avv. Gianfranco
Fonte: CulturaCattolica.it

«Bergoglio non può diventare Papa. La sua candidatura si è bruciata il giorno che io mi sono sposato con Josè Di Bello»
Ma Bergoglio era ed è anche consapevole, come tutti i cristiani, che l’ultima parola non spetta ai denigratori, ai calunniatori, ai persecutori, perché è stata data la promessa che «portae inferi non praevalebunt».
L’11 febbraio 2013 il noto attivista gay Alex Freyre – primo argentino a sposarsi con un uomo in virtù della nuova legge – inviò uno sprezzante messaggio via Twitter in cui, alludendo alla battaglia persa dall’Arcivescovo di Buenos Aires sui matrimoni omosessuali, spocchiosamente comunicava: «Bergoglio non può diventare Papa. La sua candidatura si è bruciata il giorno che io mi sono sposato con Josè Di Bello». Quarant’otto ore dopo, il 13 febbraio, con buona pace di Alex Freyre e della sua sicumera, il Conclave sceglieva come Pontefice proprio il Cardinal Bergoglio, il primo Papa dell’America Latina ed il primo Papa proveniente da un Paese in cui è legalmente riconosciuto il matrimonio tra persone dello stesso sesso. E’ proprio vero che il Diavolo fa le pentole ma non i coperchi.

2) ABORTO

Curatore: Amato, Avv. Gianfranco
Fonte: CulturaCattolica.it
Jorge Mario Bergoglio, Cardinale di Santa Romana Chiesa e Arcivescovo di Buenos Aires sul tema dell’aborto non ha mai avuto dubbi, avendolo definito un «crimen abominable», senza se e senza ma, senza concessioni e senza attenuanti. Come ha dimostrato sei mesi fa, quando emanò un coraggioso comunicato ufficiale in cui condannava la decisione da parte delle autorità amministrative di Buenos Aires di ampliare le ipotesi di depenalizzazione dell’aborto (ad esempio in caso di stupro, violenza carnale, incesto, ecc.).
Il testo di quel comunicato, che porta la data del 10 settembre 2012 ed è intitolato “Sobre la resolución para abortos no punibles en la Ciudad de Buenos Aires”, merita di essere integralmente riportato:

Rispetto alla regolamentazione dei casi di aborto non punibili (ANP) da parte delle autorità amministrative cittadine di Buenos Aires, prendiamo atto una volta di più della deliberata intenzione di perseverare sulla strada della limitazione ed eliminazione del valore supremo della vita, e della volontà di ignorare il diritto dei bimbi a nascere. Nei confronti di una donna in stato di gravidanza dobbiamo sempre parlare di due vite, le quali debbono entrambe essere preservate e rispettate, poiché la vita è un valore assoluto.
«La scienza biologica indica in modo evidente attraverso il DNA, la sequenza del genoma umano, che dal momento del concepimento esiste una nuova vita umana che deve essere tutelata giuridicamente. Il diritto alla vita è un diritto umano fondamentale» (CEA “Non una vita ma due” 2011).
L’aborto non è mai una soluzione. Occorre ascolto, vicinanza e comprensione da parte nostra per salvare tutte e due le vite: rispettare l’essere umano più piccolo e indifeso, adottare ogni mezzo che possa preservare la sua vita, permettere la sua nascita ed essere, inoltre, creativi nell’individuare percorsi che rendano possibile il suo pieno sviluppo.
Questa decisione amministrativa che amplia le ipotesi di depenalizzazione dell’aborto, cedendo alle indebite pressioni della Corte Suprema nazionale – la quale, peraltro, ha prevaricato le proprie competenze in palese violazione del principio di divisione dei poteri e delle prerogative federali – comporta conseguenze di natura giuridica, culturale ed etica, poiché le leggi improntano la cultura di un popolo, e una legislazione che non protegge la vita favorisce una «cultura di morte» (Evangelium vitae, n.21)
Di fronte a questa deprecabile decisione lanciamo un appello a tutte le parti coinvolte, ai fedeli e ai cittadini, affinché, in un clima di massimo rispetto, vengano adottati mezzi positivi di promozione e protezione della madre e del suo bambino in tutti i casi, a favore sempre del diritto alla vita umana.

Un giudizio che davvero non lascia spazio a posizioni compromissorie o ambigue, e comunque in piena sintonia con quanto sempre sostenuto dall’allora Arcivescovo di Buenos Aires. Tra i numerosi suoi interventi sul tema, merita di essere segnalato quanto da lui detto in una splendida omelia pronunciata il 7 ottobre 2005. L’occasione è stata la celebrazione della festa patronale in una parrocchia di Vélez Sársfield, noto quartiere della capitale argentina, dedicata a San Raimondo Nonnato, santo aragonese del XI secolo, protettore delle donne incinte. Raimondo, infatti, fu soprannominano Nonat (non nato) perché, secondo la tradizione, venne estratto dal corpo della madre – morta il giorno precedente – utilizzando un'arma da taglio.
Che cosa affermò in quell’omelia di così importante l’allora Cardinale Jorge Mario Bergoglio è presto detto.
Iniziò col precisare, senza mezzi termini, che «il cristiano non può assolutamente permettersi il lusso di essere un salame, di essere uno stupido, e non può concedersi questo lusso perché porta un chiaro messaggio di vita, che non gli consente, appunto, di agire da tonto». Per questo, avvertì il Cardinale, «Gesù dice ai suoi di essere astuti, di quell’astuzia che consiste nel saper distinguere i lupi dalle pecore», di modo che «quando in questo carnevale della vita un lupo si traveste da pecora, il cristiano deve essere in grado di saperlo smascherare».
Bergoglio si scagliò, poi, contro l’odierna cultura della morte che predica un concezione utilitaristica della vita, per la quale «l’esistenza umana interessa solo nella misura in cui sia sfruttabile o possa apparire utile». Questa cultura della morte, sempre secondo il Cardinale, ha introdotto nel livello esistenziale «la logica dello scarto» nei confronti di nascituri, disabili ed anziani, in una prospettiva di «assoluto egoismo», quello stesso egoismo che «fece dire a Caino: “Sono forse io il custode di mio fratello?”». Da qui l’esortazione dell’Arcivescovo: «Aprite il cuore alla vita! Perché l’egoismo della morte, la cultura egoista della morte è come l’oglio del campo, e questo oglio, questa gramigna, questa cicuta cresce sempre più, invade e soffoca i frutti, i fiori, la vita. E’ il male. Ricordiamoci che una volta Gesù disse: “Quando il seme che è vita cade in mezzo ai rovi, le spine lo soffocano”; sono le spine dell’egoismo, delle passioni, dell’avidità. La vita significa donare e donarsi, e implica sacrificio».
Sempre in quell’omelia, Bergoglio mise poi in guardia i cristiani dai rischi e dalle difficoltà che derivano dalla decisione di porsi al servizio della vita. Queste le sue parole: «La difesa della vita è un cammino pieno di lupi, a causa dei quali si può anche finire trascinati nei tribunali o persino ammazzati. Pensiamo ai martiri cristiani. Essi venivano uccisi perché predicavano il Vangelo della vita, quel Vangelo che Gesù ci ha consegnato. Ed è proprio da Lui che noi traiamo la forza, ricordandoci sempre che non possiamo permetterci il lusso di essere stupidi, ma dobbiamo piuttosto agire con astuzia».
In chiusura dell’omelia l’Arcivescovo impartì una particolare benedizione ai “messaggeri della vita”, ossia i volontari che avrebbero portato nelle case l’immagine di San Raimondo Nonnato ed il suo annuncio di amore per la vita. A quei volontari ricordò, infatti, che i cristiani «hanno il dovere di lottare in difesa la vita, perché non deve esserci un solo bambino che non abbia il diritto di nascere, che non abbia il diritto di essere nutrito, che non abbia il diritto di frequentare la scuola, che non possa crescere serenamente, che non possa vivere la sua adolescenza aperta alla vita; e occorre lottare perché non vi sia nessun adulto disinteressato degli altri, e nessun anziano segregato, solo e in difficoltà». L’omelia si concluse, infine, con un’accorata esortazione: «Quindi avanti! Non scoraggiamoci, non facciamoci intimidire ma amiamo e difendiamo la vita, perché ne vale davvero pena!».
Con un simile Pastore i cattolici che intendono battersi per la vita possono essere certi di non dover temere alcun lupo.
Bergoglio ha sempre incitato tutti all’amore per la vita, senza cedere al torpore dell’anima. Come quando ha ricordato, durante la Messa per la Vita celebrata a Buenos Aires il 25 aprile 2011, le parole del «gran Papa Pio XI»: «Il problema grande del nostro tempo non sono le forze negative, è la sonnolenza dei buoni». E dopo la citazione di Papa Ratti, così si rivolse ai fedeli:

Avete il coraggio di affrontare lo stesso cammino che affrontò Maria nell’accudire ed amare la vita dal concepimento fino alla morte? O siete anche voi sonnolenti? E se lo siete, qual è l’anestetico che vi ha colpito? Perché Maria non ha permesso che il suo amore fosse anestetizzato. E oggi le chiediamo: “madre, fa che riusciamo ad amare sul serio, che non cediamo alla sonnolenza, ed alle infinite forme di anestesia proposte da questa civiltà decadente. Così sia.

«Mettere la faccia» per difendere la vita

Curatore: Amato, Avv. Gianfranco
Fonte: CulturaCattolica.it
Il 31 agosto 2009 durante l’omelia pronunciata nella Messa al Santuario di San Raimondo Nonnato, l’Arcivescovo di Buenos Aires chiese ai fedeli di «mettere la faccia» per difendere la vita dal concepimento alla morte naturale. In quell’occasione Bergoglio ribadì che «cultura della vita» non significa solo riconoscere l’esistenza dell’essere umano già fin dal concepimento, ma anche accompagnare il successivo sviluppo di crescita del bambino, perché «cresca sano, abbia una buona istruzione e non gli manchi il cibo, abbia principi basati sui valori morali». Per questo, secondo il Cardinale, i cristiani non debbono essere tiepidi: «Bisogna metterci la faccia e dire che questa è cultura della vita, questa è vita, tutto il contrario rispetto alla cultura della morte; se qualcuno vede che una di queste cose manca, deve dire di no, deve dire che per quella via non si va da nessuna parte, che seguendo quel cammino si fallisce sempre».
Il 2 ottobre 2011 durante la Messa celebrata in occasione del 37° pellegrinaggio giovanile al Santuario di Nostra Signora di Luján, davanti a più di un milione di persone (molte delle quali giunte a piedi da 60 chilometri di distanza), invocò Maria con queste parole: «Madre ti preghiamo per tutti i tuoi figli che sono venuti al mondo e per tutti quelli nascituri, affinché non vengano lasciati soli e abbandonati». E poi invitò i presenti ad avere il coraggio di difendere la vita, spiegando che «un popolo che non si cura dei figli e degli anziani inizia ad essere un popolo in decadenza», perché il futuro di una civiltà sta proprio nel comprendere come nei figli si intraveda la «forza della speranza» e negli anziani si trovi «il tesoro della saggezza».
Quando il 2 ottobre 2007, dinanzi a duecento personalità religiose e laiche, il Cardinal Bergoglio presentò il documento conclusivo della V Assemblea Generale della CELAM tenutasi ad Aparecida nel maggio dello stesso anno, non usò mezzi termini nel condannare quella forma di «cultura della morte» che impone «una pena di morte nei confronti dei nascituri, attraverso l’aborto», ed una forma di «eutanasia nascosta nei confronti degli anziani, che si realizza attraverso l’abbandono ed il maltrattamento». Tutto questo, secondo l’allora Primate di Argentina, ha origini ben precise: «Oggi esiste una cultura dello scarto di tutto ciò che non è più utile, siano bimbi o anziani. Questa cultura è come una sorta di “nuova illuminismo”, che si esprime in un progressismo fuori dalla storia, senza radici, e in una sorta di terrorismo demografico». E ha aggiunto: «Noi siamo tutti d’accordo sul fatto che la pena di morte rappresenti un’ingiustizia; dobbiamo sapere, però, che in Argentina esiste una pena capitale: l’aborto». Per suffragare questa affermazione alquanto forte, il Cardinale citò il caso di una donna incapace di intendere e di volere, vittima di una violenza carnale, a cui è stato praticato coattamente un aborto, evidenziando come «può essere condannato a morte il figlio concepito a seguito di una violenza della madre mentalmente incapace». Sempre in quell’occasione Bergoglio ricordò che «Il diritto alla vita è lasciar vivere e non uccidere; lasciar crescere, nutrire, educare, curare, e lasciar morire con dignità, e non interferire attraverso indebite manipolazioni», chiedendo ai presenti di «non obbligarlo a scendere nei dettagli per una questione di buon gusto».
Ricordò a tutti, infine, la proposizione n.436 del documento conclusivo dell’Assemblea Generale, sottolineando, in particolare, l’importanza del concetto di «coerenza eucaristica»:

Speriamo che il legislatore, i politici, gli operatori sanitari siano coscienti della dignità della vita e il forte radicamento della famiglia nella cultura del nostro popolo, e che la difendano e proteggano dai crimini abominevoli dell’aborto e dell’eutanasia; da questo punto di vista essi hanno una grande responsabilità. Per ciò, di fronte a leggi e disposizioni amministrative che appaiono ingiuste secondo la fede e la ragione umana si deve favorire l’esercizio del diritto di obiezione di coscienza.
Dobbiamo rispettare la coerenza eucaristica, vale a dire essere a conoscenza del fatto che non possono accedere alla Santa Comunione e allo stesso tempo agire con fatti o parole contro i comandamenti, soprattutto quando favoriscono l'aborto, l'eutanasia e altri gravi delitti contro la vita e la famiglia. Questa responsabilità pesa in particolare sui legislatori, i governanti e gli operatori sanitari

“La cultura della vida: su proclamación y su defensa”

Curatore: Amato, Avv. Gianfranco
Fonte: CulturaCattolica.it
Sempre durante quella presentazione, il Cardinal Bergoglio ricordò come nel corposo documento dell’Aparecida fosse proprio la parola “vita” a ricorrere più frequentemente, e come un punto specifico dello stesso documento fosse stato dedicato al tema. Si tratta del capitolo 9.7, intitolato “La cultura della vida: su proclamación y su defensa”, alcuni passaggi del quale meritano di essere integralmente riportati:

464 L’essere umano, creato ad immagine e somiglianza di Dio, possiede anche un’altissima dignità che non è possibile calpestare e che tutti sono chiamati a rispettare e promuovere. La vita è un regalo gratuito di Dio, un dono e un impegno che dobbiamo rispettare fin dal concepimento, in tutte le sue fasi di sviluppo, e fino alla morte naturale, rigettando qualunque prospettiva relativista.
465 La globalizzazione influenza la ricerca scientifica ed i suoi metodi, prescindendo dai ogni limite di natura etica. Come discepoli di Gesù abbiamo l’obbligo di portare la Verità del vangelo in ambito scientifico, promuovere il dialogo tra scienza e fede, e, in quel particolare contesto, paventare l’esigenza di una piena difesa della vita. Questo dialogo deve essere realizzato su un piano etico e, in casi particolari, attraverso una prospettiva bioetica sanamente fondata su valori morali. La bioetica opera attraverso questo fondamento epistemologico in maniera interdisciplinare, in cui ogni scienza apporta le sue conclusioni.
466 Non possiamo sottrarci a questa sfida del confronto tra fede, ragione e scienza. La nostra priorità per la vita e la famiglia, che vivono i problemi attualmente dibattuti in ambito etico e bioetico, deve essere proposta alla luce del Vangelo e del Magistero della Chiesa.
467 Assistiamo oggi a nuove sfide che ci impongono di essere voce di coloro che non hanno voce. Il bimbo che cresce nel grembo materno e le persone che vivono il tramonto della propria esistenza, sono un’esigenza vivente di dignità che grida al cielo e che non può lasciarci indifferenti.
La liberalizzazione e la banalizzazione delle pratiche abortive sono crimini abominevoli, così come l’eutanasia, la manipolazione genetica e quella sugli embrioni, gli esperimenti medici contrari all’etica, la pena capitale, e molte altre forme di attentato contro la dignità della vita e dell’essere umano. Se vogliamo stabilire un fondamento solito ed inviolabile per i diritti umani, è indispensabile riconoscere che la vita umana deve essere sempre difesa, fin dal momento stesso della fecondazione. Altrimenti, le circostanze e le convenienze di coloro che detengono il potere potranno sempre offrire dei pretesti per compiere abusi contro la persona.

468 Gli aneliti di vita, di pace, di fratellanza e di felicità non trovano risposta negli idoli del lucro, e il criterio dell’efficienza, l’insensibilità difronte alla sofferenza altrui, gli attacchi alla vita intrauterina, la mortalità infantile, il degrado di alcuni ospedali, e tutte le forme di violenza nei confronti dei bimbi, dei giovani, degli uomini e delle donne. Tutto ciò sottolinea l’importanza della lotta per la vita, la dignità e l’integrità della persona umana. La difesa fondamentale della dignità e di questi valori comincia nella famiglia.

3) EDUCAZIONE

Autore: Amato, Avv. Gianfranco
Fonte: CulturaCattolica.it

Cosa pensasse il Cardinal Bergoglio, Primate d’Argentina, e i suoi confratelli dell’America Latina della libertà d’educazione, è facilmente rinvenibile in quel mirabile documento conclusivo della V Assemblea Generale della CELAM, tenutasi ad Aparecida nel maggio del 2007. Per i presuli latino americani, infatti, «costituisce una responsabilità specifica della scuola, in quanto istituzione educativa, quella di porre in risalto la dimensione etica e religiosa della cultura, proprio al fine di attivare il dinamismo spirituale dell’individuo e aiutarlo a raggiungere la libertà morale che presuppone e perfeziona la psicologia», tenendo, però, conto che «non vi è libertà morale se non in rapporto ai valori assoluti da cui dipendono il sentimento ed il valore della vita umana».
Ciò che occorre evitare nell’ambito dell’educazione è quella deleteria «tendenza ad assumere l’attualità come parametro di valori», tendenza che «rischia di dar voce ad aspirazioni transitorie e superficiali, e di far perdere di vista le esigenze più profonde del mondo contemporaneo». Bergoglio, infatti, ha un’idea ben precisa di cosa significhi educare: «L’educazione rende umano e personalizza l’individuo nella misura in cui gli consente di sviluppare pienamente il suo pensiero e la sua libertà, di crescere nell’ambito della comprensione e nelle iniziative di comunione con la totalità dell’ordine reale». In questo modo, «l’individuo rende umano il mondo in cui opera, produce cultura, trasforma la società e costruisce la storia».
Sempre per lo stesso Bergoglio «la libertà di educazione è un principio irrinunciabile per la Chiesa», principio che «implica, come condizione per una sua autentica realizzazione, la piena facoltà di scelta in favore di chiunque intenda optare per una formazione più consona ai principi e valori etici che vengono ritenuti fondamentali». Sono, infatti, «i genitori che assumono la responsabilità di offrire ai propri figli, per il solo fatto di averli procreati, le condizioni più favorevoli per la loro crescita e la loro educazione», e per questo «la società ha l’obbligo di riconoscerli come primi e principali educatori».
Quello che spetta ai genitori nel campo dell’educazione è un «diritto non trasferibile», che «proprio per il suo significato ed il suo scopo deve essere fermamente garantito dallo Stato», anche «attraverso finanziamenti pubblici – che derivano dalle entrate erariali di tutti – in modo da essere garantito ad ogni genitore, indipendentemente dalle proprie condizioni sociali, la scelta educativa che reputa migliore secondo la propria coscienza, all’interno di una pluralità di offerte formative». «Questo», infatti «è il fondamento giuridico su cui si basa la sovvenzione pubblica alle scuole», poiché «nessuna autorità scolastica, neppure lo stesso stato, può arrogarsi il privilegio e l’esclusiva della funzione educativa per gli indigenti», e poiché «solo attraverso la libertà educativa si possono davvero promuovere i diritti naturali dell’uomo, garantire una pacifica convivenza tra i cittadini e il progresso di tutti».

Il 23 aprile 2008 Bergoglio inviò un messaggio alle comunità educative, in cui evidenziava, tra l’altro, come «educare rappresenti una delle arti più appassionanti dell’esistenza, e richieda un continuo allargamento degli orizzonti, una capacità di rinnovarsi e porsi in cammino in modo rinnovato, attraverso il balsamo dell’esperienza per persistere, e l’unzione della sapienza per far rivivere la miglior tradizione nella novità per riconoscere ciò che va cambiato o che merita di essere criticato e superato». «Il tempo», sosteneva infatti il Cardinale, «ci rende umili ma anche saggi se ci apriamo al dono di saper integrare passato, presente e futuro in un servizio comune ai nostri ragazzi».
Sempre in quell’eccezionale documento che è il Mensaje a las Comunidades Educativas, Bergoglio invitava ancora gli educatori ad insegnare che «la Verità è sempre “ragionevole”», e che il confronto tra fede e ragione in un dialogo autentico «non significa cedere al relativismo», ma semmai tener desta la speranza di cui occorre sempre rendere ragione. Solo così l’esistenza di un cristiano non correrà il rischio di «finire atrofizzata tra infinite modalità in cui si offre il conformismo paralizzante». Per lo stesso Bergoglio, poi, gli educatori devono insegnare che «la verità non si incontra mai da sola» ma sempre «insieme alla bontà e alla bellezza», anche perché solo così si può ottenere un’autentica forma di educazione, che non si riduca alla «ilusión enciclopedista», al «racionalismo abstracto», e al «moralismo extrinsecista». I docenti devono «educare nella ricerca della verità», come «slancio verso l’infinito», perché «il maestro è un’icona vivente della verità che insegna», e in lui «bellezza e verità devono sempre convergere», in modo che tutto possa apparire «interessante, affascinante e capace di far risuonare le campane che destano la sana “inquietudine” del cuore dei ragazzi».
I docenti devono anche insegnare ai ragazzi che «l’accettazione del proprio limite, della propria incompletezza rende maturi e dilata la speranza nell’eternità», e che «lo splendore dell’incontro produce uno “stupore” metafisico proprio della rivelazione umana e divina». Da qui l’esigenza che educazione e verità si incontrino:

Solo chi crede nella verità che insegna può pretendere una vera capacità interpretativa della realtà. Solo chi vive nel bene – che è giustizia, pazienza, rispetto per la differenza di ciò che lo fa essere docente – può aspirare a modellare i cuori delle persone che gli sono state affidate. L’incontro con la bellezza, il bene e la verità, appagano quasi fino a raggiungere l’estasi. Ciò che affascina non espropria e non arraffa nulla. La verità così incontrata (…) rende davvero liberi.
Il messaggio di Bergoglio chiudeva proclamando che «educare è di per sé un atto di speranza, non solo perché si educa per costruire un futuro, scommettendo su di esso, ma perché il fatto stesso di educare è attraversato da una prospettiva di speranza». «Gli insegnanti», infatti «dovrebbero tenere sempre presente l’enorme contributo che apportano alla società da questo punto di vista», perché la speranza, quale simbolo fondamentale «di redenzione e salvezza», e «che diventa per noi pane quotidiano della verità, consente a tutti di seguire la marcia, di riprendere il cammino».

Recentemente lo stesso Arcivescovo di Buenos Aires, oggi Papa Francesco, durante l’omelia tenuta il 18 aprile 2012 nella Cattedrale Metropolitana, in occasione della Messa per l’Educazione, è tornato a parlare di questa importante missione, spiegando che educare significa creare un «armonioso equilibrio tra il limite e l’orizzonte», in antitesi rispetto a quella «forma di educazione che, priva di alcun punto di appoggio, finisce nel disorientamento totale dei valori, in quel relativismo esistenziale che è oggi uno dei peggiori flagelli cui sono sottoposti i ragazzi dall’offerta formativa che viene loro proposta».
Due anni prima, nella stessa occasione (la Messa per l’Educazione del 14 aprile 2010) aveva spiegato che «educare nella speranza significa tre cose: memoria della tradizione ricevuta e accolta; valorizzazione di questo patrimonio ereditato affinché non si riduca ad un talento nascosto; e slancio verso il futuro attraverso il desiderio e i sogni del cuore».

Due anni prima (Messa per l’Educazione del 22 aprile 2009), Bergoglio metteva in guardia i docenti «dal cedere alle lusinghe delle tenebre che sono a portata di mano: le tenebre delle mezze verità; la tenebra gnostica della sperimentazione con i ragazzi (quasi un’educazione in provetta)», ed esortava i giovani «a non farsi sedurre dai mercanti di tenebre, ma aprire il cuore alla luce, senza farsi incatenare da quelle promesse – come il godimento fatuo – che dietro un’apparente libertà, celano una triste schiavitù».

In tutto questo il Cardinal Jorge Mario Bergoglio, futuro Papa Francesco, si è rivelato un vero Maestro. Con buona pace di tutti i lacisti ed anticlericali che oggi si scoprono improvvisamente sperticati ammiratori del Papa povero, quello destinato, secondo loro, a completare la riforma incompiuta del Concilio Vaticano II, ovvero a rivedere le “arcaiche” posizioni del Magistero sul celibato dei preti, sull’omosessualità, sulla contraccezione, sull’aborto, sul sacerdozio femminile e, ovviamente, sulla pretesa dei finanziamenti pubblici da parte delle scuole cattoliche. Non abbiamo ancora sentito Papa Francesco sui questi temi, ma siamo convinti che la sua proverbiale e granitica coerenza non gli consentirà di pronunciare parole molto diverse da quelle che abbiamo ascoltato da lui quando era il Cardinal Jorge Mario Bergoglio, Arcivescovo di Buenos Aires e Primate d’Argentina. Più d’uno avrà modo di ricredersi.

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