Maïti. Resistenza e perdono 3 - L'arresto e le torture

Iniziarono i giorni trascorsi nell’angoscia e nello spavento... "La vita eterna, spiegavo, non è affatto una bella favola utile per far ingoiare la pillola della morte. E’ la garanzia di poter arrivare fino al fondo ultimo, di sapere perché, e soprattutto per chi siamo fatti. E’ una relazione con Dio e con gli altri che non conoscerà più limiti, impedimenti, delusioni... Questo incontro con Chi ci ha creato sarà la cosa più importante, più sconvolgente della nostra esistenza. Allora non manchiamo questo appuntamento e prepariamoci. Ditemi se qualcuno dei nostri carnefici potrà mai distruggere questa speranza se è solidamente ancorata dentro di noi"
Curatore:
Leonardi, Enrico
Fonte:
CulturaCattolica.it
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L'arresto

Una sera d’autunno del 1943, Maïti ventenne, mentre rientrava a Parigi con la sua bicicletta, venne fermata e circondata da due soldati tedeschi.
“Rientrare a casa mia non è un crimine”
“Spiegherete tutto questo al commissariato”
“Sono pronta a spiegare ma lasciatemi almeno risalire in casa. Devo aiutare due ragazze a studiare e i loro genitori non comprenderanno perché non sono con loro. Devo avvisarli “.
Per tutta risposta tre soldati si strinsero attorno a me. Non avevo alcuna scappatoia.
Legai la bicicletta con dentro un sentimento misto di collera e di paura e camminai circondata da quella scorta oscura e minacciosa… avevo tante volte preso in giro i tedeschi per tre anni che mi sembrava umiliante essere presa a freddo mentre scendevo dalla bici .
Ero invasa da una sicurezza interiore..
. (pag.107)

Venne portata alla sede della Gestapo e di lì dopo un lungo viaggio fu imprigionata in una grande villa abbandonata nel Sud-Ovest della Francia, dove venivano rinchiusi e torturati gli arrestati.
Iniziarono i giorni trascorsi nell’angoscia e nello spavento, in stanze umide e buie, con scarse zuppe accompagnate da un tozzo di pane, gli estenuanti ripetitivi interrogatori per conoscere i capi della Resistenza, le feroci bastonate sulla colonna vertebrale, dalle quali si usciva svenuti.
Bisognava opporsi, resistere, non cedere a quell’odio e a quella furia.
Maïti non si arrese. Invitava i suoi 17 compagni di prigionia a parlare, a raccontarsi, a farsi forza, a non disperare, a pregare e credere che Dio non li avrebbe abbandonati. E a pregare anche per Leo, il loro torturatore.
“La vita eterna, spiegavo, non è affatto una bella favola utile per far ingoiare la pillola della morte.
E’ la garanzia di poter arrivare fino al fondo ultimo, di sapere perché, e soprattutto per chi siamo fatti. E’ una relazione con Dio e con gli altri che non conoscerà più limiti, impedimenti, delusioni... Questo incontro con Chi ci ha creato sarà la cosa più importante, più sconvolgente della nostra esistenza. Allora non manchiamo questo appuntamento e prepariamoci. Ditemi se qualcuno dei nostri carnefici potrà mai distruggere questa speranza se è solidamente ancorata dentro di noi
”(pag.122)