Havel. Una vita 8 - Instancabile attività internazionale

Quando gli venne chiesto che cosa si perde e cosa si guadagna ad oltrepassare la soglia del Castello, disse: ”Mi sono votato alla carica di presidente con un impegno che mi consumava e praticamente mi impediva di dedicarmi ad altro. Avevo perso gran parte della mia libertà perché dovevo esprimermi in maniera più diplomatica, comportarmi diversamente rispetto a prima. Che cosa ho guadagnato? solo una cosa in realtà: di partecipare di persona ai grandi cambiamenti della nostra nazione e di poter anche incidere direttamente su questi avvenimenti. Lo ritengo un enorme dono del destino.” (Un uomo al castello, Havel, pag.94)
Curatore:
Leonardi, Enrico
Fonte:
CulturaCattolica.it ©
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Quando gli venne chiesto che cosa si perde e cosa si guadagna ad oltrepassare la soglia del Castello, disse: ”Mi sono votato alla carica di presidente con un impegno che mi consumava e praticamente mi impediva di dedicarmi ad altro. Avevo perso gran parte della mia libertà perché dovevo esprimermi in maniera più diplomatica, comportarmi diversamente rispetto a prima. Che cosa ho guadagnato? solo una cosa in realtà: di partecipare di persona ai grandi cambiamenti della nostra nazione e di poter anche incidere direttamente su questi avvenimenti. Lo ritengo un enorme dono del destino.” (Un uomo al castello, Havel, pag.94)
”Fu il primo presidente della neonata Cecoslovacchia”, scrive Bonaguro, fautore della rivoluzione delle menti e dei cuori ad introdurre il paradosso della politica non politica, dove spirito e humanitas precedono la politica, l'idea precede l’azione e il carattere democratico delle istituzioni dipende dalla democraticità di chi le guida” (Bonaguro, Postfazione, pag. 359)
Cambiò per questo il nome del paese da Repubblica socialista in Repubblica Federativa Ceco-Slovacca, eliminando l’ideologia legata a quell’aggettivo e sottolineandone la libertà conquistata di decidere da sola cosa essere. Pur essendo Capo dello Stato rimase fondamentalmente un uomo in cui la dissidenza e il rispetto per la libertà possedevano una dimensione esistenziale molto prima che intellettuale o politica.
Si preoccupò quale presidente di iniziare a tessere una trama di nuove basi di rapporti per il futuro recandosi a Berlino e successivamente a Monaco. Lasciò il Forum civico per il suo mandato a carattere nazionale e dovette in conseguenza crearsi una struttura completamente nuova di giovani collaboratori al Castello del quale si propose da subito di mutare l'aspetto grigio e deprimente portandovi quadri e mobili, chiedendo nuove tinteggiature, nuove divise, nuovi uffici, nuove insegne.
Nel '90 capì di dover andare in America e nessuno dell'ufficio l'aveva visitata da almeno 20 anni. Promise a se stesso di voler discutere un programma che non fosse solo nazionale e regionale ma continentale e globale e così fece. Fu ricevuto con gli onori del capo di stato e l'entusiasmo per l'incontro fra Havel e il presidente americano Bush segnò i rapporti d'amicizia successivi fra i due Paesi.
Ottenne poi da Gorbaciov di potersi incontrare con lui e seppe creare da subito con la sua straordinaria capacità di mediazione, di profondo rispetto per l’altro, di desiderio di amicizia e di collaborazione e di apertura al futuro lasciandosi alle spalle il passato, un clima di distensione e di dialogo che portò all'accordo sottoscritto da entrambi per cui le truppe russe avrebbero lasciato la Cecoslovacchia senza ostilità e senza recriminazioni.
Fu poi la volta della Polonia dove si incontrò con Walesa, quindi si recò in Gran Bretagna, in Francia, in Italia, in Norvegia, in Svizzera, in Spagna, in Portogallo. I contatti internazionali ”gli offrivano la possibilità di riprendere tematiche a lui care, come quella dei diritti umani, della democrazia, della responsabilità personale verso il tutto, della consapevolezza che l’uomo non può essere ridotto a ingranaggio del sistema” (Un uomo al castello, pag.361)
Invitò il Dalai Lama che aveva già visitato Taiwan nel 1997, e papa Giovanni Paolo II. All'aeroporto accolse quest'ultimo pronunciando queste parole: ”Io non so cosa sia un miracolo. Tuttavia oso dire che in questo momento sto assistendo a un miracolo: un messaggero d'amore è arrivato in un paese devastato dall'ideologia dell'odio, un simbolo vivente di sapienza è giunto in un paese distrutto da un governo di ignoranti. Un portatore di pace, di dialogo e di tolleranza reciproca, di rispetto e di comprensione benevola, un Araldo dell'unità fraterna nella diversità è ora qui con noi in un luogo inquinato fino a ieri dall'idea di contrapposizione in blocchi e di divisione del mondo” (Havel.Una vita, pag.490)
Venne poi il momento di affrontare il problema dei Tedeschi cacciati dai Sudeti alla fine della Seconda guerra mondiale e Havel lo affrontò con determinazione sapendo che non poteva essere ulteriormente rimandato.
I rappresentanti dei due paesi, Havel e Kohl (dall’82 fino al '98) presero atto della cacciata dei tedeschi gli uni (1945), dell'invasione del territorio cecoslovacco gli altri (marzo 1939). Con la dichiarazione del ‘97 sarebbe stata restituita la cittadinanza cecoslovacca ai tedeschi che la richiedevano e i tedeschi da parte loro avrebbero supportato le ambizioni cecoslovacche ad aderire all'Ue e alla Nato. Questi gli accordi concordati.
Ma i problemi più delicati si presentavano per il nuovo presidente nel suo paese. Le elezioni erano alle porte. Occorreva prendere delle decisioni. Havel dichiarò che avrebbe fatto di tutto “per garantire la riuscita delle elezioni come se avessimo già due nazioni dotate di governo, nel rispetto degli interessi reciproci, delle identità locali, delle tradizioni religiose e dei relativi simboli”( V. Havel.Una vita, pag.512).
Le differenze tra le rappresentanze politiche cecoslovacche e slovacche (Klaus era il capo del Partito civico ceco e Mecior guidava il Movimento per la Slovacchia democratica) si erano venute inasprendo e riguardavano le concezioni politiche, la cultura, l'economia, le rispettive competenze, le tradizioni. La Slovacchia si caratterizzava per un forte nazionalismo e un dilagante sentimento anticeco .
Un governo federale risultava impossibile e questo fu un colpo per le concezioni di tolleranza e di etica di Havel.
Il 17 luglio del ‘92 annunciò le dimissioni e poche ore dopo il Parlamento slovacco annunciò la sua piena sovranità. Dunque il paese era diviso in due repubbliche e due parlamenti. Al momento fu un evento traumatizzante, al quale non poteva opporsi, e Havel lo accettò a conferma delle sue profonde convinzioni per le quali la storia si svolge in modo imperscrutabile secondo un disegno misterioso. Non rimaneva che attendere.

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