Havel. Una vita 10 - Adesione alla NATO - I meriti di Havel

"Non ho voglia di vedere nessuno ma aspetto sempre qualcuno, qualcuno capace davvero di apprezzare che ogni cosa è al suo posto… Ho un'unica spiegazione: cerco di essere sempre pronto per il Giudizio finale. Quel giudizio dove nulla sarà tenuto nascosto. Tutto ciò che si deve apprezzare sarà apprezzato. E’ chiaro che penso che questo Giudice supremo sia pignolo come me. Perché tengo tanto al Giudizio finale? Potrebbe non importarmi affatto. Invece mi importa perché sono convinto che la mia esistenza - come quella di tutti - abbia solo increspato la superficie dell'Essere e che, dopo la mia piccola onda, per quanto marginale, sarà diverso da prima e per principio rimarrà diverso per sempre” (Havel. Una vita, pagg. 638, 639)
Curatore:
Leonardi, Enrico
Fonte:
CulturaCattolica.it ©
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NATO
Ma una nazione nata da poco aveva ben poca risonanza internazionale. Havel aveva capito che la situazione sarebbe mutata solo con l'impegno della risoluzione dei problemi politici e della sicurezza, muovendosi in un orizzonte più vasto, che non fosse solo nazionale.
Soltanto la NATO appariva in quei frangenti un’organizzazione capace di offrire garanzie concrete di sicurezza in un mondo che stava cambiando nelle delimitazioni territoriali e nelle decisioni politiche. I delegati cechi, ungheresi e polacchi erano d'accordo con lui e alla fine anche il presidente Clinton dapprima incerto aderì nel gennaio del ‘94 all'idea dell’allargamento a questi nuovi paesi dell'Europa Centrale annunciandolo ufficialmente a Praga, sancito poi a Madrid nel luglio del 1997.
In quell'occasione il capo di stato rappresentò il simbolo dell’unione culturale filosofica e politica fra Europa occidentale e centrale.
La Repubblica Ceca, l’Ungheria e la Polonia aderirono nel 1999 e successivamente nel 2004 alla NATO.
E quando nel 2004, un anno dopo il suo ritiro a vita privata il grande statista conquistò la visione della Repubblica Ceca all'Unione Europea ne gioì profondamente.
”Voglio scrivere leggere e riposare” dichiarò nel settembre del 1999. Si sentiva stanco e i problemi fisici e respiratori in quel periodo non gli davano requie. Non aveva più le forze per lottare ma non poteva tirarsi indietro, sentiva il dovere come servitore del suo paese, di doverlo difendere e proteggere. Si impegnò scontrandosi anche con le resistenze interne di personalità politiche che lo osteggiavano come il ministro Kavan. Prosegui nella sua politica di tutela dell'Indipendenza della Banca Centrale, non condannò l'operato della NATO, avviò la Repubblica Ceca verso l'Unione Europea.
E non ha mai abbandonato la scrittura di testi e drammi perché continuare a coltivare l'arte e la cultura lo rasserenava, rinforzava, consolidava nelle sue certezze sulla strada da percorrere davanti ai problemi da affrontare. pubblicò nel ‘99 ” La piccola scatola verde” raccolta di tutte le sue opere, e “Uscire di scena”, commedia -dramma con analogie con la vita del suo Autore, promosse incontri e dibattiti, manteneva i contatti con personalità e intellettuali nazionali e stranieri, incrementava incontri privati e non nella sua casa.

I vertici al Castello
Per sua iniziativa Praga accolse nel 2002 a Praga ex capitale comunista i vertici dei capi di Stato dei paesi membri della NATO, che furono ricevuti al Castello in una scenografia curata nei minimi particolari e una cena che fu l'esaltazione dell'amicizia fra i popoli e della Libertà, celebrate con balli e canti folkloristici.
Il 30 gennaio del 2003 ci si aspettava un gran finale poiché all'insaputa del marito Dagmar aveva organizzato un omaggio a Havel durante il quale attori musicisti e cantanti espressero la loro ammirazione per il grande uomo con video registrazioni della Albright, Sean Connery, Bush padre e figlio; la celebrazione si svolse nel luogo sacro per la vita nazionale e culturale Ceca: il Teatro Nazionale di Praga. All'uscita molti cittadini lo aspettavano per ringraziarlo.
Il 2 febbraio 2003 fu l'ultimo giorno di presidenza e Havel lo segnò andando a deporre delle corone di fiori commemorativo al monumento di Masaryk, alle vittime della persecuzione comunista, e alla statua di San Venceslao, dove Palach si era dato fuoco e dove era iniziata la Rivoluzione di velluto.
La sera, alla televisione di Stato Ceca, ringraziò tutti quelli che si erano fidati di lui, e aggiunse: ”A tutti voi che- in qualche modo- non siete stati d'accordo con le mie azioni o che mi avete trovato odioso, chiedo scusa, confidando nel vostro perdono” e così si congedò.

Meriti
Presidente della Cecoslovacchia (1989-1993), dunque della Repubblica Ceca (1993-2003), a Václav Havel, ricorda Michael Žantovský va riconosciuto il merito di essere stato il leader indiscusso dei dissidenti dei Paesi dell’Est, di aver trasformato in maniera pacifica il paese da regime totalitario a democratico, di aver riportato il suo paese nell’Europa delle Nazioni, fuori dall’orbita dell’URSS, di aver trattato per i Sudeti, di averlo reso parte integrante delle alleanze occidentali: NATO e poi UE. Ma soprattutto, di essere rimasto ispiratore della lotta per i diritti umani e le libertà individuali, (La responsabilità e l’individuo, Vaclav Havel, di Amedeo Gasparini) con la consapevolezza di un “orizzonte” trascendente cui guardare, “senza cui nulla avrebbe senso”. (Interrogatorio, pag.65)
Per una malattia ai polmoni, Václav Havel si spense all'età di 75 anni a Hrádecek, il 18 dicembre 2011.
Dal 6 marzo 2013, prima Giornata Europea dei Giusti, a Václav Havel sono dedicati un albero e un cippo al Giardino dei Giusti di tutto il Mondo di Milano.

Riflessioni di Havel
Nel Dicembre del 2005, rientrato ad Hradecek si interrogava sulla sua vita lontana dagli impegni politici e scriveva: ”Che cosa temo? in realtà difficile dirlo... sono qui da solo e resterò da solo, non aspetto nessuno e nessuno ha l'intenzione di venire qui ma continuo a tenere la casa in ordine, tutte le cose a posto gli oggetti ben allineati … proprio come si aspettasse qualcuno. ma chi?… Non ho voglia di vedere nessuno ma aspetto sempre qualcuno, qualcuno capace davvero di apprezzare che ogni cosa è al suo posto… Ho un'unica spiegazione cerco di essere sempre pronto per il Giudizio finale. Quel giudizio dove nulla sarà tenuto nascosto. Tutto ciò che si deve apprezzare sarà apprezzato. E’ chiaro che penso che questo Giudice supremo sia pignolo come me. Perché tengo tanto al Giudizio finale? Potrebbe non importarmi affatto. Invece mi importa perché sono convinto che la mia esistenza- come quella di tutti- abbia solo increspato la superficie dell'Essere e che, dopo la mia piccola onda, per quanto marginale, sarà diverso da prima e per principio rimarrà diverso per sempre” (Havel. Una vita, pagg. 638,639)

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