Documento del 15 maggio e privacy

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Domanda



Caro Nicola, fra poco saremo di nuovo chiamati a redigere il documento di programma delle quinte, il famoso documento del 15 maggio. Ti sottopongo la questione in quanto esperto. Mi pare che il documento in base al quale i dirigenti (certi almeno) non vogliano che si facciano i nomi di chi segue la materia dipenda da una scorretta interpretazione della circolare.
La proibizione di elencare gli alunni che fanno religione mi pare che nulla abbia a che fare con la privacy degli studenti, bensì, come al solito, al tentativo di impedire una differenziazione fra chi ha svolto una materia in più e chi invece no. L'ennesimo deprecabile esempio del tentativo di umiliare la materia.
La proibizione di nomi all'interno della stesura del programma ha senso se si tratta di giudizi circostanziati sul rendimento di qualcuno, ma credo nel nostro caso non è così, perché si tratta in realtà di descrivere una classe diversa in realtà da quella di cui si sta parlando. Non è la tale classe di tale sezione, ma un'altra classe dentro la classe, quella in cui si svolge la materia. E ciò serve anche ad evitare l'equivoco eventuale di far pensare che tutti abbiano svolto quel programma. A tutela proprio di chi non ha scelto di avvalersi della materia.
Cosa ne pensi tu?
Grazie.
Saluti.

Risposta



E’ opportuno far leggere al dirigente scolastico la Nota, protocollo numero 10642, del 16 giugno 2004, inviata agli Uffici Scolastici Regionali e avente per oggetto “Pubblicazione mediante affissione all'albo dell'istituto dei giudizio relativo agli alunni che si sono avvalsi dell'insegnamento della religione cattolica”, nella quale il Ministero ha già chiarito che la valutazione dell’Insegnamento della Religione Cattolica dovrà essere riportata su tutti gli atti ufficiali.
Comunque, ecco il testo della nota.
“Si ritiene opportuno portare a conoscenza delle SS.LL. la risposta data da questa Direzione Generale ad un Dirigente Scolastico sulla materia indicata in oggetto:
Si fa riferimento al telegramma del 4/6/2004, pervenuto in data 8/6/2004, concernente l'oggetto.
In merito, si ritiene che le norme poste a presidio della c.d. privacy consentano la pubblicazione dei giudizio in questione per le seguenti considerazioni.
Il D.L.vo 30/6/03, n. 196, con il quale è stato approvato il "codice" in materia di protezione dei dati personali al titolo VI (istruzione), art. 95 (dati sensibili e giudiziari), considera, in forma esplicita, di rilevante interesse pubblico, ai sensi dell'art. 20, le finalità di istruzione e di formazione in ambito scolastico; inoltre, all'art. 96 (trattamento di dati relativi a studenti), comma 2, fa salve le vigenti disposizioni in materia di pubblicazione dell'esito degli esami mediante affissione nell'albo dell'istituto.
E' vero che nella fattispecie in esame si controverte in materia di scrutini e non di esami propriamente detti, ma è opportuno evidenziare che l'attività di valutazione, sottesa ad entrambi i procedimenti amministrativi, è la medesima; consegue, ad avviso della scrivente, che il disposto di cui al citato art. 96, comma 2, sia da interpretare in maniera estensiva ed applicabile, pertanto, analogicamente, agli scrutini.
L'assunto appena prospettato è, peraltro, confortato dal Garante per la privacy, il quale, pur in assenza della disposizione palma richiamata, ha affermato che "nessuna norma della legge sulla privacy vieta la comunicazione dei risultati degli scrutini, che, al contrario devono essere pubblicati, come esplicitamente previsto dalla normativa in materia" (v. comunicati stampa del 1997 e 1998).
L'operazione di scrutinio presuppone, com'è noto, la valutazione da parte dei competente consiglio di classe di tutte le materie previste dal programma d'insegnamento, mediante espressione di voti; la materia "religione cattolica", dal momento in cui ne viene richiesto l'insegnamento, assurge al medesimo rango delle altre discipline e concorre, quindi, sebbene mediante formulazione di giudizio e non di voto, alla valutazione globale e finale dei profitto degli alunni dichiarati promossi.
Infine, si richiama l'attenzione che l'aver scelto di ricevere l'insegnamento della religione cattolica non denuncia di per sé l'intimo convincimento della fede abbracciata, che, ovviamente, può essere diversa da quella cattolica, ma soltanto il desiderio di essere correttamente acculturati sulla predetta materia".