DS e le scelte dei non avvalentesi
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Domanda
Buongiorno Nicola
sono ***, docente in una scuola secondaria superiore della diocesi di ***. Scrivo per comunicare che il prossimo anno il mio istituto ha in mente di elaborare l’orario settimanale delle lezioni ponendo l’IRC alle prime e ultime ore della mattina. Il motivo addotto e comunicato in Collegio Docenti è legato all’emergenza sanitaria. La nuova preside non vuole avere nella scuola i ragazzi non avvalentesi ed ha dichiarato che vedrà di dirottare le scelte di chi non farà Religione “convincendo” a non optare per le possibilità B e C ma ad indirizzarsi verso la D (sempre che non abbiano deciso per la A, ma sappiamo che questi ultimi sono rari). Aggiungo che, alla mia obiezione (ne ho ricordato l’illegittimità), ha risposto che anche la Curia non avrà nulla da obiettare visto che la Chiesa si è dimostrata così comprensiva in tempo di pandemia, dal momento che sono state sospese persino le Messe.
Io rimango in disaccordo con quanto esposto poiché ritengo possa tradursi in un disincentivo alla frequenza per il futuro. Ci sono, per caso, accordi che non conosco che autorizzano a soprassedere dalla normativa vigente?
Grazie per l’attenzione.
Risposta
Io avviserei immediatamente l’ufficio scuola diocesano e la Direzione Regionale, perché quello che la preside vorrebbe fare è sicuramente contro la norma.
La norma infatti afferma: “il diritto di scegliere se avvalersi o non avvalersi dell'insegnamento della religione cattolica assicurato dallo Stato non deve determinare alcuna forma di discriminazione, neppure in relazione ai criteri per la formazione delle classi, alla durata dell'orario scolastico giornaliero e alla collocazione di detto insegnamento nel quadro orario delle lezioni”. (Cfr. lettera a) del punto 2.1 de DPR 175/12).
