Licenziarsi per insegnare IRC

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Domanda



Pace e bene!
Ho visto la rubrica "domande e risposte" e avrei un quesito... spero sia l'email giusta quella a cui scrivo.
Mi chiamo *** della Diocesi di *** e nel prossimo febbraio conseguirò il baccalaureato in teologia (comprensivo degli esami previsti dall'accordo Stato/Chiesa per l'insegnamento dell'IRC).
Ho già superato tutti gli esami per l'idoneità all'insegnamento quindi, dal prossimo anno scolastico, dovrei poter avere una supplenza annuale.
Ho 50 anni e 5 figli e da 22 sono un funzionario comunale. Sono disposto (e lo vorrei nel cuore) a licenziarmi per insegnare religione. Sono consapevole che passerò da un "posto fisso" a tempo indeterminato ad uno "tecnicamente determinato" (assunto il 1 settembre e licenziato il 30 agosto) e che perderò la parte retributiva legata all'anzianità di servizio. Ma sono disposto a tutto ciò in previsione dell'insegnamento (conferma ne ho avuto nelle ore di tirocinio diretto in classe).
Al di là quindi delle scelte personali e dando per scontato che la Diocesi sia disposta a darmi una cattedra di 18 ore, secondo voi c'è qualche aspetto (di natura contrattuale, di diritti, di previdenza), che a me magari sfugge, che devo e posso approfondire in vista di una scelta così forte? Questo benedetto concorso per stabilizzare i precari (a cui io evidentemente non potrei partecipare) potrebbe "saturare" le cattedre disponibili, anche in una Diocesi grande come quella di Milano?
Grazie mille per l'aiuto nel discernimento.

Risposta



Per prima cosa chiariamo che l’insegnante di religione incaricato annuale non viene licenziato il 31 agosto e riassunto il primo settembre.
La XXXIV Assemblea Generale della CEI, tenutasi a Roma dal 6 al 10 maggio 1991, approvò una deliberazione avente per oggetto “Riconoscimento e revoca della idoneità all’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche”.
La deliberazione fu approvata a norma dell’articolo 18 dello statuto della CEI.
L’articolo 18 dello Statuto della CEI recita testualmente “Le altre deliberazioni sono prese dall’Assemblea Generale con la maggioranza assoluta dei presenti votanti e, di regola, con suffragio scritto. A tali deliberazioni, quantunque giuridicamente non vincolanti, ogni Vescovo si atterrà in vista dell’unità e del bene comune, a meno che ragioni di speciale rilievo ne dissuadano, a suo giudizio, l’adozione nella propria diocesi.”
Questo significa che ogni Ordinario diocesano per rilasciare il decreto di idoneità dovrà verificare i requisiti previsti; resta però a discrezione dell’Ordinario diocesano scegliere il modo come operare tale verifica sempre nel contesto di quelle indicazioni date dalla CEI.
Ti vorrei ricordare che l’insegnante di religione è un mandato e non un parcheggiato in attesa di nuove e più comode sistemazioni; è opportuno che tu legga la Nota Pastorale della Conferenza Episcopale Italiana “Insegnare religione cattolica oggi”, o almeno il discorso che Papa Giovanni Paolo II, ha tenuto giovedì 17 maggio 2001 davanti all'assemblea della CEI: in un passaggio significativo, ha ricordato il lavoro degli insegnanti di religione all'interno della scuola italiana affermando che "Importantissimo, inoltre, è il compito della scuola: la Chiesa offre perciò la più convinta collaborazione, anche attraverso i benemeriti insegnanti di religione, per il miglioramento dell'intero sistema scolastico italiano".
L’abilitazione all’insegnamento della religione cattolica, a differenza di tutte le altre discipline, si ottiene, in presenza di determinati requisiti, con un decreto dell’Ordinario diocesano competente per territorio e da questi non revocato.
L’insegnante di religione, infatti, è un mandato, cioè è una persona che deve possedere tra i requisiti anche quelli previsti dal Codice di diritto Canonico.
Al numero 804 di tale Codice leggiamo infatti che “l’Ordinario del luogo si dia premure che coloro, i quali sono deputati come insegnanti della religione nelle scuole, anche non cattoliche, siano eccellenti per retta dottrina, per testimonianza di vita cristiana e per abilità pedagogica”“.