Cattedra ballerina

Fonte:
CulturaCattolica.it
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Domanda


Ciao Don Gabriele,
sono ***, tua collega nell’Insegnamento della RC, ci siamo conosciuti a SAT2000 in occasione della puntata sull'IRC realizzata nell'ambito della trasmissione “Spazio famiglia”, ci siamo poi incontrati al Meeting di Rimini... ti ricordi di me?
Desidero prima di ogni cosa farti i miei sinceri e sentiti complimenti per il sito, che è una preziosa fonte di formazione e di informazione, sia per la ricchezza dei contenuti che per la serietà culturale e professionale con cui vengono affrontati. Grazie, quindi, per aver inserito il mio nominativo nella lista dei destinatari delle e-mails. Data la “fragile” situazione di noi IdR, è importante che ci sia un sito come il tuo, è motivo di incoraggiamento a lavorare sempre con maggiore professionalità!
Spero che tua stia trascorrendo giorni sereni e di meritato riposo.
Ti scrivo per chiederti un aiuto su come muovermi in una situazione “delicata” che vivo nella mia diocesi: ho sempre desiderato insegnare in un Liceo, a tal fine ho indirizzato la mia formazione universitaria in Gregoriana ed ho affrontato il concorso per il ruolo, concorso che ho superato con 15 su 15, scritto e orale; sono stata immessa in ruolo ed ora insegno in un Liceo Scientifico (che ha due sedi ed io ho 7 ore in una sede, 8 ore in un'altra sede di un altro paese) e completo per 3 ore in un Istituto d'Arte.
Fin qui tutto regolare, a parte le 3 scuole!!! L'anno scorso ho presentato al responsabile dell'Ufficio diocesano una richiesta per completare la cattedra al Liceo, dal momento che c'erano le ore, ma non solo la mia richiesta è stata ignorata senza spiegazioni, mi è stata tolta anche un'ora per darla ad un collega che è dopo di me in graduatoria. In sintesi, io mi vedo ogni anno la mia cattedra “ballerina” per agevolazioni che vengono fatte ad altri.
Il mio rammarico è grande, soprattutto perché non so come tutelarmi di fronte ad un Responsabile che mi dice: “ma tra te e lui (collega che supero in graduatoria) c'è poca differenza!!!”. Per non parlare del modo come sono stata trattata, con cambiamento cattedra senza informarmi!
Ho sempre lavorato con rinnovato impegno, sostenendo la mia scelta contro corrente (prima lavoravo in banca!) con professionalità e passione educativa, eppure mi sento spesso, nella mia diocesi, un elemento “scomodo”.
Quello che chiedo a te e a Nicola Incampo è: che cosa posso fare? L'anno scorso volevo scrivere all'Ufficio Scolastico Regionale, ma per fare che, dal momento che l'assegnazione della cattedra è decisa dall'ufficio diocesano? Avrei soltanto aggiunto altre nuvole ad un cielo sopra di me già coperto!
Conoscete qualche normativa che può aiutarmi? Potete darmi qualche indicazione su come comportarmi?
Forse sono io che con il mio modo di fare serio e, al tempo stesso, gentile e disponibile, lascio spazio a chi “indebitamente” se lo prende con prepotenza!
Resto in attesa di ogni possibile aiuto, intanto auguro a te e a Nicola un Santo Natale.

Risposta


Le cattedre, anche se proposte dall’Ufficio Scuola Diocesano, vengono assegnate dall’Ufficio Scolastico Regionale.
L’Ufficio Scolastico Regionale ha delle regole da seguire.
Questo significa che le cattedre non devono essere ballerine, ma avere la caratteristica della stabilità, in presenza di un pari numero di ore rispetto all’anno precedente.
Tanto per salvaguardare il principio della continuità didattica.
Io ti consiglierei di parlare ancora con il Responsabile della diocesi e di invitarlo ad essere il più possibile rispettoso delle norme statali, la stessa cosa direi al Vescovo mettendolo in guardia “sulle operazioni” del Responsabile dell’Ufficio.