VIENNA, 25 APRILE 1886, DOMENICA DI PASQUA…

E la pietra scartata dall'uomo moderno raccontata a teatro
Curatore:
Leonardi, Enrico
Fonte:
CulturaCattolica.it ©
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VIENNA, 25 APRILE 1886, DOMENICA DI PASQUA…
E LA PIETRA SCARTATA DELL’UOMO MODERNO RACCONTATA A TEATRO

Nel 1886 la domenica di Pasqua cadeva il 25 aprile. Quel giorno a Vienna un giovane medico inaugurava il suo studio professionale. Pochi giorni prima la notizia era apparsa sul quotidiano Neue Freie Presse e sui periodici di medicina della capitale dell’Impero austro-ungarico: «Il dott. Sigmund Freud, docente di neuropatologia nell’Università di Vienna, è tornato da un soggiorno di sei mesi a Parigi, e risiede ora nella Rathausstrasse 7.» L’inserzione era stata pubblicata dallo stesso Freud, che si premurò di inviare anche duecento biglietti da visita a diversi colleghi medici. (1)
«Chi era questo giovane medico, non ancora trentenne, che da Vienna si recava a Parigi, attratto dalla fama del grande Charcot, per approfondire la propria preparazione neurologica? E che invece dal contatto con la personalità di Charcot, e dall’esperienza acquisita nella clinica della Salpêtrière, doveva ricevere la spinta a dedicarsi proprio a quelle malattie nervose nelle quali un substrato neurologico non è reperibile?» (Cesare L. Musatti, Introduzione, Opere di Sigmund Freud, Boringhieri, 1967).
Nell’autunno 1885, grazie ad un Fondo dell’Università viennese, Freud aveva potuto recarsi a Parigi per seguire le lezioni di Jean-Martin Charcot, all’epoca la massima autorità in neurologia a livello internazionale. Vi rimase da ottobre 1885 all’inizio di febbraio 1886: pochi mesi, decisivi per voltare pagina e abbandonare definitivamente la neuropatologia per dedicarsi allo studio e alla cura dell’isteria. La personalità di Charcot lo aveva colpito moltissimo, anche a motivo del clima che il maestro aveva saputo creare intorno a sé: «il lavoro del professore procedeva pubblicamente, alla presenza dei giovani assistenti e dei medici stranieri. Sembrava proprio che egli lavorasse con noi, pensando ad alta voce, e che attendesse le obiezioni dei discepoli. [corsivo mio] Chiunque ne aveva il coraggio poteva dire la sua nelle discussioni, e nessuna osservazione veniva trascurata dal maestro.»
Non sorprende dunque che, appena rientrato a Vienna, non ancora trentenne, Freud cercasse in tutti i modi di affermarsi nell’ambiente medico, anche per non procrastinare ulteriormente il matrimonio con Martha Bernays, la giovane di Amburgo con cui si era fidanzato quattro anni prima. Egli lavorava alacremente in ospedale a fianco di colleghi più esperti, e al contempo conduceva ricerche nel laboratorio di anatomia cerebrale, traduceva le lezioni di Charcot cui aveva assistito e preparava il discorso per la Società Medica di Vienna, dove di lì a poco avrebbe riferito quel che aveva appreso a Parigi.
Ma il grande passo era costituito senza dubbio dall’apertura dello studio medico. Con le parole di Ernest Jones, suo primo biografo, «la responsabilità totale della professione privata era diversa dal lavoro in comune dell’ospedale, al quale si era ormai abituato». Il 15 aprile di quell’anno, dunque, Freud prese in affitto un piccolo appartamento in pieno centro - un bilocale, si direbbe oggi - in cui una delle due stanze «era divisa da una tenda, cosicché la parte distale poteva essere usata come camera da letto.» (E. Jones, Vita e opere di Freud, ed. it. Il Saggiatore, 1962-1964)
Jones annota: «La data della fatidica impresa fu il 25 aprile 1886, domenica di Pasqua. Strano giorno da scegliersi, dato che in quel giorno di festa, a Vienna tutto era chiuso o sospeso. In una lettera del 12 aprile 1936 scriveva: “La domenica di Pasqua significa per me il cinquantesimo anniversario dell’inizio della mia professione medica.” Si è detto che la Pasqua aveva per lui un significato emotivo che risaliva a Nannie, la donna cattolica che soleva condurlo alle funzioni religiose a Freiberg; ma iniziare il lavoro in un simile giorno sembra piuttosto un atto di sfida.» Sono righe che fanno riflettere, non soltanto sull’importanza, riconosciuta da molti, che ebbe per lui l’amatissima tata cattolica, ma anche circa quella “sfida” il cui significato, soprattutto ai giorni nostri, non darei affatto per ovvio.
Il giorno di Pasqua 1886 un neofita medico ebreo sfida la cattolicissima Vienna imperiale. Per iniziare la libera professione non sceglie una data ebraica ma una data cattolica, la più importante. A mio avviso, egli non intende sfidare il cattolicesimo. Piuttosto ne raccoglie la sfida, se è vero che la notizia della resurrezione, anche per chi volesse ricusarla, rappresenta una novità assoluta, così come lo è liberare il corpo malato correggendone i pensieri attraverso la “cura della parola”. In entrambi i casi si tratta del corpo umano, cioè di dare un domani al corpo, morto o malato. (2)
Nel 1998 Michele Ranchetti, appassionato studioso di storia della psicoanalisi e professore di storia della chiesa, legato a Giacomo Contri da profonda stima e sincera amicizia, scrisse: «In questi ultimi anni sembra crescere una ostilità quasi forsennata nei confronti di Freud». Un giudizio severo e quanto mai attuale: quasi nessuno sa più niente di Freud, mentre la psicoanalisi è bandita dai percorsi di formazione dei giovani che si avviano alle professioni ‘psico’. Per questo motivo, dopo più di trent’anni di lavoro dietro il divano, ho voluto cimentarmi con lo spettacolo teatrale Father & Freud. Con le parole della regista Adriana Bagnoli, esso «ci porta nell’intimità dello studio del professor Freud: attraverso il primo dei suoi biografi, nonché suo allievo e seguace, ci avviciniamo così ad una figura straordinaria. La sfida è quella di portare il pubblico dentro la quotidianità di un genio, avvicinando la sua vita».
Tra pochi giorni, venerdì 17 aprile, grazie al Centro Culturale di Milano, Father & Freud torna a Milano, dopo essere andato in scena in diverse città italiane e a Londra, su invito del Freud Museum di Maresfield Gardens, dove Freud e la sua famiglia trovarono rifugio fuggendo dall’Austria occupata dai nazisti.
In questa pièce i colleghi e i non addetti ai lavori troveranno un Freud amico del pensiero.
Info e biglietti acquistabili a questo link:
https://www.centroculturaledimilano.it/father-freud-spettacolo-teatrale/

Milano, 6 aprile 2026

NOTE
1. L’immagine raffigura l’edificio in cui Freud aprì il suo primo studio ed è tratta dal volume Sigmund Freud. Biografia per immagini, a cura di Ernst Freud, Lucie Freud e Ilse Grubrich-Simitis, ed.it. Boringhieri, 1978.
2. Ringrazio volentieri la collega Maria Gabriella Pediconi: questa pagina nasce anche dalla conversazione con lei. Un’importante introduzione a questo tema si trova anche nel volume Mosè Gesù Freud (Sic Edizioni 2007), in cui sono riportati gli Atti dell’omonimo Convegno promosso a Rimini da Studium Cartello - Il Lavoro psicoanalitico e dalla Cooperativa Edith Stein, a 150 anni dalla nascita di Freud. Il merito di quel Convegno, come scriveva Contri nella sua Prefazione al volume, è anzitutto nella novità della terna che ne dà titolo e tema.