Ascoltate la Pantera: un podcast per l’estate

Pensate se al mattino, al momento della prima colazione, dopo il GR sempre più breve e disertato, la radio trasmettesse per una decina di minuti un podcast come questo: quotidianamente, milioni di ascoltatori riceverebbero un assaggio, un suggerimento di che cosa è un lavoro culturale animato dalla vocazione per il nuovo. Una poesia, un racconto, il riassunto di un film… non vien da pensare che la giornata inizierebbe in modo migliore, più promettente?
Fonte:
CulturaCattolica.it ©
Vai a "Father & Son"

Debbo vincere un’obiezione che faccio a me stesso perché, mentre sto per scrivere di poesia, non posso sottrarmi al senso di impotenza per quel che sentiamo ogni giorno: le guerre non vanno in vacanza. Ma ciò vale anche per il pensiero. Dunque, accanto alle parole crociate, al sudoku o ai trastulli sullo smartphone, da cui non ci stacchiamo quasi mai, non rinuncio all’idea di farvi conoscere un podcast originalissimo: dieci puntate ben confezionate e sobrie quanto a lunghezza, in cui un professore di lettere, cólto e dall’ingegno versatile, rivisita per noi alcuni autori e momenti topici della poesia, italiana e non.
Prodotto dall’Associazione Spazio Stelle e Voce, il podcast ha un titolo evocativo: La Pantera: inchiesta sulla poesia (info a questo link: https://spaziostellevoce.com/2024/11/05/la-pantera/)

Alberto Brasioli sa che ogni poeta cui dà voce - senza un pubblico, col solo aiuto di un metronomo, legge Leopardi, Zanzotto, Montale, Saffo, Pascoli, e altri ancora - ogni poeta, dicevo, è sì un classico, ma non lo era affatto quando viveva e scriveva. Verità lapalissiana. Eppure molti trattano i classici come fossero degli Untouchables, mentre altri commettono l’errore opposto: non poche scuole e laboratori di scrittura credono di suscitare negli allievi fior di emozioni, in realtà solo riciclate, volendo risparmiar loro testi e opere di chi li ha preceduti, perché impegnarsi con essi sarebbe un esercizio inutile, anzi dannoso. Niente di più falso.

La Pantera è una piacevole sorpresa, soprattutto per la modalità di lavoro che suggerisce, più ancora che per le conclusioni cui l’autore perviene di volta in volta, e che trovo entusiasmanti nella maggior parte dei casi. Potreste non trovarle sempre condivisibili, ma ciò non diminuirebbe il loro valore. Conosciamo la frase di Goethe «Ciò che hai ereditato dai padri, riconquistalo, se vuoi possederlo davvero». È quel che fa Brasioli. Lo dice chiaramente nella penultima puntata: «Ogni poeta ha tentato di fare a gara con i suoi maggiori, non per prevalere, perché si vede benissimo che [comporre versi] è un modo con cui quelli che sono venuti dopo rendono omaggio ai loro padri. Non c’è né invidia né competizione. È come dire: noi siamo qui, come sarebbe bello incontrarci!»

Sì, ma in fin dei conti, che dice Brasioli? Prima puntata, Istruzioni per l’uso: si comincia dall’Alighieri. «Due sono le lingue che parliamo, dice Dante nel De vulgari eloquentia, quella che impariamo da coloro che si affacciano alla nostra culla e quella secondaria che impariamo mediante la grammatica. La prima è quella autentica, quella che riguarda la poesia.» Ecco, dunque, l’importanza decisiva - noi diremmo costituente - dell’esperienza dei primissimi anni di vita, quegli anni che hanno ricevuto la massima attenzione non solo da Sigmund Freud e sua figlia Anna, ma anche da pensatori del calibro di Agostino d’Ippona (penso al quarto capitolo delle Confessioni) o, in era moderna, da John Henry Newman, il “vescovo che visse due volte”, se posso dir così, che ha saputo far tesoro di ciò che significa imparare a parlare. Mi riferisco alla sua Grammatica dell’assenso (1870), opera che andrebbe letta e riscoperta nella laicità che la caratterizza.
«La pantera è un podcast sulla poesia recente, recentissima e, insieme, antica, antichissima. Brevi episodi su poeti, testi, questioni che ci consentiranno di affrontare in modo nuovo la eredità della grande dimenticata.» Ed ecco che Brasioli cita Brodskij (Nobel 1987 per la letteratura): «Bisognerebbe avere la mano sinistra su Omero, Dante e la Bibbia prima di impugnare la penna con la destra.» Vero, ed è curioso sentirselo dire in un podcast, che non è su carta, e scriverlo su una tastiera, con buona pace del barone Bich, quello che fece la sua fortuna con l’iconica penna a sfera cui diede il nome (Bic).

Così, di puntata in puntata, veniamo introdotti alle opere di molti autori, alcuni già familiari, che credevamo di conoscere, altri sconosciuti. In ognuno di essi, Brasioli cerca quel che chiama la pantera, ovvero la poesia nella poesia, quel quid di personale che sprigiona dalla scrittura e va ben oltre il sapere accademico.
Nella puntata dedicata a Leopardi (Gli oggetti doppi) eccoci alle prese con la celebre poesia Alla luna nella quale, a ben vedere, le lune sono due: quella dell’anno passato e quella del momento in cui il poeta scrive. Le condizioni sono sovrapponibili, dato che egli era triste allora come lo è ora. Eppure, proprio da questa duplicità ecco svilupparsi qualcosa: il ricordo. Il fatto di poter dire «io sono stato quella cosa là e adesso sono questo qua» giova a Leopardi, gli piace, gli è di beneficio. Il ricordo è triste e l’affanno perdura, tutto sembra uguale, ma non lo è «perché io sto ricordando, e il tempo del ricordo è qualcosa che non c’è in natura, c’è solo dentro di me: sono io, questo!» È qui che sta la poesia, conclude Brasioli, riconoscendo in Leopardi un pensatore niente affatto pessimista. Il che mi ha ricordato un passo dello Zibaldone: «Non possiamo saper, né anche sufficientemente congetturare tutto quello di cui sia capace, aiutata da circostanze favorevoli, la natura umana». (4166, 21 febbraio 1826)
Negli episodi del podcast vi sono poi frequenti riferimenti ai grandi fatti della Storia. Ad esempio, per introdurci alla comprensione del Sonetto di sterpi e limiti di Zanzotto, Brasioli evidenzia come il poeta attinga “a piene rime” al tredicesimo Canto dell’Inferno dantesco: Uomini fummo, e or siam fatti sterpi. Il bosco del Montello è orribile, intriso com’è del sangue di migliaia di giovani caduti in battaglia nel giugno 1918! Dopo questa puntata, occorrerebbe inventare un girone per giustiziare quanti consegnano la poesia alle parafrasi… Ecco, l’ho scritto.

Il vertice della serie è la puntata su Saffo, intitolata “Il ritmo della poesia”.
Essendo quella che amo più di tutte, non voglio privarvi della soddisfazione di scoprirla ascoltandola: seguirete passo dopo passo il professore, mentre si inoltra in quella che a mio avviso è una vera e propria scoperta. Per inciso, questa puntata e la successiva (La ninna nanna) possono essere di grande interesse per chi si trova ad avere a che fare o si occupa professionalmente di bambini a rischio di autismo.

I nessi tra poesia e psicoanalisi sono una miriade. Qui menziono solo il breve saggio freudiano Il poeta e la fantasia (1907), che ho già citato in un articolo precedente su questo stesso sito. Quanto a Giacomo Contri, sono molti i testi in cui egli richiama il nesso stretto tra la lettura e l’attività dell’inconscio. Un suo articolo del 2006 si intitola Leggere e mangiare. Studio e alimentazione: «Apologia della lettura. Dico bene: la lettura distinta dallo studio, ossia quella fatta per attrattiva - ec-citamento o vocazione -, non per performance scolastica o professionale.» (Think!, 2 novembre 2006) E ancora: «Il lavoro non è la pòiesis oggi detta “creatività” con le sue arie da vaudeville: è quella produzione di una materia prima che è suscettibile dell’intervento desiderabile di un secondo soggetto». (Istituzioni del pensiero. Le due ragioni, Sic Edizioni, 2010).

Infine, pensate se al mattino, al momento della prima colazione, dopo il GR sempre più breve e disertato, la radio trasmettesse per una decina di minuti un podcast come questo: quotidianamente, milioni di ascoltatori riceverebbero un assaggio, un suggerimento di che cosa è un lavoro culturale animato dalla vocazione per il nuovo. Una poesia, un racconto, il riassunto di un film… non vien da pensare che la giornata inizierebbe in modo migliore, più promettente?