L'Enciclica "Rerum Novarum"

Leone XIII ritenne necessario intervenire per poter proporre un orientamento che potesse pacificare la lotta di classe e ricondurre l’organizzazione sociale ai principi cristiani della giustizia, della cooperazione e del rispetto della dignità umana
Autore:
Jacopo Rossi
Fonte:
CulturaCattolica.it ©
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L’enciclica Rerum Novarum, promulgata da papa Leone XIII il 15 maggio 1891, rappresentò il documento fondativo della Dottrina sociale moderna con cui la Chiesa Cattolica prese per la prima volta posizione nei confronti dei problemi attinenti ai rapporti di lavoro e della conflittualità tra classi che erano emersi nel corso dell’Ottocento.
Il testo fu infatti concepito per rispondere ai profondi mutamenti economici e sociali generati dalla rivoluzione industriale, che avevano prodotto l’emersione della cosiddetta “questione operaia”. In un contesto segnato da condizioni di lavoro disumane che prevedevano orari estenuanti, salari insufficienti, insicurezza sul luogo di lavoro e mancanza di protezioni sociali, in cui l’ideologia socialista e rivoluzionaria andava a diffondersi tra le masse degli sfruttati, il Papa offrì una riflessione organica che intese proporre una via cristiana alla soluzione dei conflitti sociali, ponendo al centro la dignità della persona umana.
Leone XIII ritenne necessario intervenire per poter proporre un orientamento che potesse pacificare la lotta di classe e ricondurre l’organizzazione sociale ai principi cristiani della giustizia, della cooperazione e del rispetto della dignità umana.
Uno dei nuclei centrali dell’enciclica fu la difesa della proprietà privata, che Leone XIII definì essere un diritto naturale dell’uomo, quindi non un privilegio, radicato nella sua capacità di lavorare ossia di trasformare le risorse della natura e di utilizzarle per le proprie esigenze.
In questa apologia della proprietà privata il Papa confutò l’idea socialista di abolirla argomentando che una tale azione non porterebbe una maggiore giustizia ma nuove forme di oppressione.
Papa Pecci sottolineò, infatti, che i problemi di distribuzione della ricchezza e di diseguaglianza sociale non derivano dalla proprietà in sé, bensì dall’uso egoistico ed opportunista che ne viene fatto. Per questa ragione invitò i Cristiani ad impiegare i beni in modo giusto e solidale, riconoscendo che la ricchezza comporta una responsabilità morale verso i più bisognosi.
La Rerum Novarum mise a fuoco anche il rapporto etico tra lavoro e impresa, fondato sulla reciprocità.
Il lavoratore ha il dovere di svolgere la propria attività con impegno, di rispettare i patti giusti e di evitare la violenza come strumento di rivendicazione: la sua azione deve essere sempre ispirata alla correttezza e alla responsabilità. Il datore di lavoro, dal canto suo, deve riconoscere la dignità del lavoratore, trattarlo come persona e non come semplice strumento di produzione, garantire condizioni di lavoro non pericolose e non imporre carichi o orari incompatibili con la salute e la vita familiare.
Leone XIII mise in chiaro come che il rapporto di lavoro non è soltanto un vincolo economico o contrattuale ma che esso è primariamente un rapporto umano e morale che richiede giustizia e rispetto reciproco.
Un’altro dei contributi più innovativi dell’enciclica è il principio del giusto salario. Papa Leone affermò che il salario non può essere definito solamente dalle leggi del mercato o dalla libertà contrattuale: esso deve essere sufficiente a garantire al lavoratore una vita dignitosa e il sostentamento della sua famiglia. Un salario troppo basso, anche se frutto di una contrattazione tra le parti apparentemente libera, deve essere considerato ingiusto.
Questo principio anticipa l’idea contemporanea di salario minimo e di reddito dignitoso, riconoscendo che il lavoro è prima di tutto un diritto umano e non una merce.
In questo senso, lo Stato ha la responsabilità di garantire la giustizia sociale. Leone XIII respinse sia la visione liberale, che considera lo Stato un “male necessario” da limitare al massimo in favore dell’iniziativa dei singoli, sia quella socialista, che lo vuole onnipresente a controllare ogni ambito della società oltre che renderlo unico proprietario dei mezzi di produzione.
Secondo la Rerum Novarum, lo Stato deve invece proteggere i più deboli, garantire leggi che tutelino i lavoratori, regolamentare il lavoro minorile e femminile, vigilare sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, promuovere condizioni economiche e sociali che favoriscano il bene comune.
Sotto questa ottica, il ruolo giocato dallo Stato è quello di essere un arbitro giusto, che non sostituisce l’iniziativa privata ma che interviene quando necessario per prevenire le ingiustizie.
Leone XIII valorizzò inoltre la famiglia, definendola come una “società naturale” precedente e superiore allo Stato.
Siccome la famiglia rappresenta il primo luogo di educazione e di crescita morale della persona,
il lavoro deve essere organizzato in modo da non nuocere alla vita familiare: condizioni disumane, salari insufficienti o orari eccessivi non danneggiano solo l’operaio ma nuocciono anche alla stabilità dei nuclei familiari e quindi alla tenuta stessa dell’intera società.
L’enciclica si espresse poi in favore della legittimità delle associazioni professionali e dei sindacati. In un’epoca in cui molte forme di associazionismo erano osteggiate, il Papa ammise che i lavoratori avessero il diritto di unirsi per difendere i propri interessi e migliorare le proprie condizioni.
Secondo il Romano Pontefice, i sindacati contribuiscono a promuovere la solidarietà tra i lavoratori, a prevenire i conflitti violenti, a riequilibrare il potere economico delle classi dirigenti e a collaborare alla costruzione di una società più giusta. Papa Pecci incoraggiò la formazione di associazioni cattoliche, ma non escluse la legittimità di altre forme organizzative, purché rispettassero la legge morale.
La convinzione del Papa, base e senso dell’intera enciclica, fu che la questione sociale fosse anche una questione morale.
Le ingiustizie, infatti, non dipendono solo da rapporti o strutture economiche ma dai comportamenti egoistici e dalla mancanza di solidarietà tra le persone derivanti dalla perdita dei valori cristiani.
La soluzione a questi problemi richiederebbe, in poche parole, la conversione personale, giustizia, carità e un rinnovato senso di fraternità tra le classi sociali, dal momento che la comunità è una sola e nessun gruppo sociale può agire in modo indipendente dalle altre componenti.
La pubblicazione della Rerum Novarum segnò profondamente la storia della dottrina sociale della Chiesa ed il pensiero moderno poiché diede origine ad una lunga tradizione di insegnamenti pratici influenzando movimenti politici, riforme sociali e legislazioni in tutto il mondo.
Per tutto il XX secolo l’enciclica fu un richiamo attuale a conciliare il progresso economico e i rapporti di lavoro con la giustizia, la moralità e la dignità umana, riuscendo a varcare anche la soglia del nuovo millennio e arrivando ad essere apprezzata e citata nel 2025 al momento dell’elezione sul Soglio di San Pietro del cardinale Robert Francis Prevost, il quale di fronte alle nuove sfide tecnologiche dell’umanità scelse proprio di chiamarsi Leone XIV.