Tanzella-Nitti, Giuseppe e Maspero, Giulio (a cura di) - La verità della religione. La specificità cristiana in contesto.

Cantagalli, Siena 2007
Autore:
Della Noce, Matteo
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Una prima parte che va dai semi di speranza (“semina Verbi”) dell’antichità fino all’inquietante panorama della contemporaneità, accompagna il lettore a Cristo, quindi al Cristianesimo e alla Cattolicità, attraverso il peregrinare storico evolutivo delle religioni fino alla loro dimensione veritativa. Una seconda parte, caratterizzata dalla specificità del Cristianesimo, non si presenta come la giustificazione di una propria pretesa di essere vera e viva religio, ma come la dichiarazione dell’universalità nella verità, insita nel proprium e nel concretum del cristianesimo stesso.
Le domande fondamentali che il testo affronta riguardano che cosa si debba intendere per religione, la relazione che presuppone la religione partendo dalle religioni e come la verità della religione sia essa stessa insopprimibile tanto a livello ecumenico quanto interreligioso. Resta indubbio che, per riuscire a fornire risposte di senso che portino a una semantica condivisa, non si possa prescindere dal logos come mezzo di comunicazione universale. A fondamento di tale dimensione comunicativa l’opera presuppone in maniera evidente e trasversale il rapporto di appartenenza reciproca tra il dialogo e la testimonianza. La legge naturale è quindi da considerarsi inevitabilmente lo strumento per individuare la pretesa di verità di una religione (Strumia).
“Dio è morto!” - tuonò Nietzsche, il savonarola dell’ateismo anticristiano. “L’Inferno sono gli altri.” - gli fece eco l’esistenzialista Sartre. Marx giunse a decretare che la storia sia la verità a prescindere dai fatti. Espressioni che oggi descrivono al meglio la realtà sociale nella quale siamo immersi. Dopo la morte di Dio appare in tutta la sua follia quella dell’Io. Nietzsche si suicidò; l’Occidente, il mondo, sta per compiere lo stesso gesto.
L’a-teismo, parola che tuttavia in quanto negazione presuppone l’esistenza di ciò che nega, è sostituito dall’anti-teismo, che non nega ma afferma, anzi si afferma come momento di massima emancipazione e libertà dell’uomo. Nel nichilismo - autentico “brodino primordiale” - in cui è immersa l’umanità, solo un Superuomo forgiato dalla tecnica o da una società/stato perfetta e regolatrice delle relazioni sembra essere la risposta all’angoscia dell’inquietudine dell’ignoto, che non riesce a essere eliminata. L’uomo è tuffato nella follia della luce artificiale, che rende questa notte “bianca”. Una maschera per mascherare l’inganno di una vita di non-senso, una vita che si fa perversa, perdendo di vista l’altro e soprattutto la capacità di coniugarsi ad un’alterità. Il divertissement a tutti i costi è la risposta di un pensiero debole, che nella sua debolezza si annulla e si fa chiacchiericcio qualunquista. In un frame newagistico, al Superuomo (uomo che si fa Dio) si associa il mito illuministico della società perfetta per cui tutto è permesso tutto è lecito; la morale e la fede devono essere fatti privati da eliminare con tutti mezzi, in particolare attraverso la ragione della forza, “la spada” e il giuspositivismo maggioritario o, ancor peggio, minoritario e non in forza della Ragione.
Il desiderio di Dio ritorna preponderante alla ribalta. “Dio matura comunque.” - direbbe Rilke. La voglia di religione si fa sempre più pressante. Eppure il disorientamento creato dal “supermercato della cultura”, in cui il relativo parifica tutto, può portare le persone a dare risposte ed a compiere scelte di tipo sbagliato rispetto a domande di senso.
In questo baillamme di religioni (Introvigne) è dunque necessario individuare quei criteri epistemologici, sia filosofici sia teologici, per rendere ragione della verità della religione ed in particolare del cristianesimo.
Entra in gioco la specificità del Cristianesimo: “Cristocentrismo forte” come rinvio “all’insuperabilità di Gesù Cristo come soggetto attore della Rivelazione costituente e non solo oggetto storico disponibile all’interpretazione della fede istituita” (Sequeri); come denuncia dei livelli di riduzionismo razionalistico, moralistico ed antropologico della religione (P. O’Callaghan). La Scrittura è momento di richiesta ed appello all’universalità della ragione che passa per quattro ambiti fondamentali. Dalla “originalità e consistenza della fede in un Dio creatore”, alla dimensione sapienziale come meditazione e ricerca per trovare ciò che Dio vuole dagli uomini; all’individuazione della dimensione cosmica degli attributi di Dio alla sottolineatura -infine- delle risonanze cosmologiche del mistero pasquale (Tanzella-Nitti). In conclusione con le parole di Maspero si può affermare che il limite della filosofia ellenica, che risolve la contesa tra Dioniso ed Apollo con la vittoria del secondo limitando dio a solo pensiero, è sorpassato e reso universalmente completo e salvifico dalla Trinità cristiana, che pone al centro dell’esistenza umana la Filiazione “dal” Padre al Figlio e dal Figlio “per” il Padre come sintesi massima dell’Amore ingenerato dal dialogo tra volontà ed intelletto: Via Verità e Vita.