È sempre possibile distinguere questi esseri senz’anima dagli esseri umani

Questa intervista a uno dei medici capi del programma nazista di eutanasia usciva negli anni ’60. La mentalità dominante era nuovamente pronta per l’eliminazione delle «vite indegne di essere vissute». Il 95% delle oltre 400.000 sterilizzazioni forzate eseguite dai nazisti fu effettuato sulla base di una valutazione neuropsichiatrica di accademici e giudici importanti. Scienziati del cervello, come Max De Crinis, Carl Schneider e Hans Heinze, furono intimamente coinvolti come pianificatori ed esecutori della distruzione della «vita indegna di essere vissuta». Coordinarono ricerche sul cervello basate sulla pletora di «materiale» scientifico messo a disposizione dai corpi dei pazienti assassinati. I cervelli venivano trasportati nei vari centri di ricerca di Berlino, Monaco, Amburgo, Heidelberg, Vienna e Breslavia, in nome degli interessi scientifici dei rinomati neuropatologi che vi lavoravano.
Il patologo del cervello di Amburgo Hans Jacob firmò una lettera per richiedere la storia clinica di un paziente al neuropsichiatra Friedrich Knigge, capo del centro di uccisione di Langenhorn: «Mit ergebensten Grüße und weiterer Gehirne harrend!» («Con i più rispettosi saluti e in attesa di ulteriori cervelli!»). (Giulio Meotti, Ippocrate è morto ad Auschwitz, pp. 45-49)
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Giornalista: Professore, lei è stato pubblicamente attaccato, alcuni anni fa, in connessione con le campagne di eutanasia nazionalsocialiste. Poi ha lasciato la cattedra a Kiel. Lei ora ha proposto in un libro che il legislatore dovrebbe consentire al medico di uccidere i bambini completamente idioti in una certa misura ben definita.
Catel: Lo penso certamente. Ovviamente il termine «eutanasia» non si applica alle misure che ritengo corrette. E quello che chiedo non ha niente a che fare con ciò che i responsabili del Terzo Reich spacciarono per eutanasia.
Giornalista: Questa legge a cui sta pensando, come dovrebbe tracciare la linea sull’eutanasia per i bambini?
Catel: Prima di tutto, deve essere stabilito dal punto di vista medico che il bambino in questione non sia emotivamente presente. Tali determinazioni spesso non sono ancora possibili alla nascita. Spesso bisogna aspettare mesi, ed esaminare molte volte...
Giornalista: Come esamina i bambini di sei o otto mesi riguardo alle emozioni?
Catel: Ci sono molte prove che possono fornire informazioni, ma non è necessario. Se il bambino prende il biberon, se sorride, qual è il suo comportamento riflesso.
Giornalista: Alcuni bambini sono più avanti, altri sono in ritardo. Come fa a sapere se il bambino persisterà nella fase subumana?
Catel: Mi creda, è sempre possibile distinguere questi esseri senz’anima dagli esseri umani. Finché ci sono ancora i minimi dubbi, le indagini devono continuare. A un certo punto, tuttavia, è assolutamente certo che non inizierà nessuno sviluppo: nessun movimento controllato in modo sensato.
Giornalista: Quindi la mancanza di contatto con il mondo esterno è cruciale.
Catel: Ho visto creature che erano indiscutibilmente idiote, ma esteriormente sembravano bei bambini. Nonostante gli sforzi medici e infermieristici più intensi, nulla può essere ottenuto da questi esseri. Ci si ferma al livello del neonato. Per sempre...
Giornalista: Davvero? Nella discussione sull’eutanasia, sia i laici che i professionisti medici sottolineano regolarmente che nessuno può prevedere con assoluta certezza se la condizione di questi bambini un giorno migliorerà con l’aiuto di nuove terapie, nuovi mezzi chimici o tecnici.
Catel: Se l’idiozia è presente, l’arte medica fallisce.
Giornalista: La medicina è già su un terreno sicuro in proposito?
Catel: In quarant’anni non ho mai visto un caso di miglioramento.
Giornalista: Supponendo che esista un’autorizzazione legale all’eutanasia sui bambini, come pensa che dovrebbe essere il passaggio dalla diagnosi medica all’omicidio effettivo?
Catel: All’inizio ci sono le indagini, come ho indicato prima.
Giornalista: E poi?
Catel: Quindi il medico che ha fatto la diagnosi deve discutere la situazione con i genitori. Deve dire loro la verità, cioè che questo essere non può più essere aiutato, che non diventerà mai una persona. I genitori devono decidere.
Giornalista: In un modo o nell’altro?
Catel: Sì.
Giornalista:
Cosa succede quando i genitori scelgono l’eutanasia?
Catel: Il medico ha fatto la sua diagnosi, i genitori hanno dato il loro consenso. La responsabilità finale dovrebbe ora ricadere su un gruppo di medici e laici. Questo organo è nominato per un certo periodo di tempo e si riunisce regolarmente.
Giornalista: Una specie di giuria?
Catel: Qualcosa del genere.
Giornalista: La pena di morte è stata abolita, in Germania.
Catel: Qui non stiamo parlando di persone, bensì di esseri che sono solo stati creati da persone, ma che non sono o non possono essere dotati di ragione o anima.
Giornalista: E se l’ufficiale medico dice: «In coscienza non mi sento di assumere questa uccisione»?
Catel: Se non riesce a conciliarla con la sua coscienza, allora non deve fare nulla. I genitori quindi non hanno altra scelta che consultare un nuovo medico...
Giornalista: ... che poi deve contattare nuovamente il medico di famiglia e lo staff.
Catel: Sì.
Giornalista:
È dubbio che ci saranno medici disposti ad assumere la funzione di giudice, è quasi ancora più discutibile che i teologi lavorino negli organi decisionali. La posizione di entrambe le confessioni verso l’annientamento della vita è probabilmente chiara - a parte il caso della guerra.
Catel: Vorrei prima parlare dei protestanti. Prima del periodo nazionalsocialista, cioè nel primo terzo del secolo, c’era un certo numero di noti teologi che era dell’opinione che non contraddiceva l’etica cristiana, riguardo a una condizione subumana - e ora cito testualmente - «che è solo un peso per sé stessa e un fardello sugli altri».
Giornalista: Da dove è tratta questa citazione?
Catel: Da Ludwig Lemme. Lemme era professore ordinario a Bonn. Arthur Titius, un uomo molto famoso, e Heinrich Weidel, l’uno professore a Kiel e l’altro a Jena, avevano opinioni simili. Negli esseri in cui vita dell’anima non supera il livello della vita vegetale o animale, non può sorgere alcuna religiosità. Tali esseri, quindi, non hanno valore eterno.
Giornalista: C’è un protestante contemporaneo che la pensa allo stesso modo?
Catel: Sa che, al momento, l’argomento viene discusso al meglio nelle aule. Comunque, recentemente ho parlato con il teologo Meinhold di Kiel. Il professor Meinhold mi ha assicurato che la questione dell’eutanasia sui bambini idioti non era stata affatto risolta dogmaticamente. L’eutanasia infantile che ho in mente è indiscussa, è «da intendere come atto che procede da una coscienza che è legata a Dio».
Giornalista: Ci sono anche voci cattoliche favorevoli?
Catel: Ci sono anche loro, se non sbaglio. Il teologo di Monaco, il professor Walter, ha espresso la sua approvazione a questo riguardo. Ma lasciamo da parte le Chiese. Al centro della vera scienza medica c’è l’amore. E secondo me questo non può significare altro che il medico dovrebbe guarire e aiutare finché l’aiuto è possibile. Se viene escluso un aiuto diretto, il suo compito non è ancora terminato, quindi deve alleviare il dolore il più possibile.
Giornalista: I bambini idioti soffrono...
Catel: Non può essere provato. La sensazione di dolore presuppone la consapevolezza, che manca ai bambini idioti.
Giornalista: Professore, grazie per questa intervista.