Scola, card. Angelo - La passione di educare

Scritti del Cardinale Angelo Scola sull’educazione, l’università e la cultura - Marcianum Press
Autore:
Mazzanti, Giulia
Fonte:
CulturaCattolica.it
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La presente raccolta dei discorsi, conferenze e riflessioni del Cardinal Angelo Scola, offre un punto di riferimento singolare per apprezzare le sue vedute sulla questione dell’educazione quale aspetto centrale di una società civile ed elemento chiave nella proposta della fede cristiana.
Il presente volume nasce intorno all’esperienza concreta della realtà dello Studium Generale Marcianum inaugurato a Venezia il 24 Aprile 2004 e voluto dallo stesso Cardinale. Il Marcianum vuole esprimere una proposta educativa pluriforme, onnicomprensiva e unitaria, dalla scuola materna alla ricerca specialistica post-grado, dove la comunità cristiana è chiamata a mostrare l’inesauribile fecondità della fede come principio unitario per l’educazione del soggetto e per l’interpretazione degli oggetti dei saperi e l’elaborazione della cultura.
Il testo approfondisce diversi aspetti quali l’educazione, l’università e la cultura. Chiedendosi se siano necessarie nuove scuole cattoliche in Europa, Scola ci invita a riflettere sulla situazione attuale.
Nel Vecchio Continente, infatti, all’unità del popolo appartenente ad una tradizione che si lega ad una concezione di persona come soggetto nella sua totalità capace di relazione, si è sostituito uno stile di vita improntato all’indifferenza e al liberismo, ripercuotendosi, poi, anche nel proliferare di rapporti affettivi deboli, che si succedono con grande rapidità, i quali non favoriscono la capacità di riconoscere il valore della propria persona e di quella altrui. Eventi che provocano da parte dei giovani una precisa domanda: “dove trova consistenza la mia vita?” , “cosa la fa degna, carica di valore?”.
Il Cardinale individua gli effetti della crisi della traditio in ambito scolastico a livello di frammentazione del sapere che porta ad una frammentazione all’interno dello stesso soggetto. Senza unità della persona infatti non è possibile l’elaborazione e la comunicazione stessa del sapere che possa rispondere alle domande più autentiche della vita.
In questo contesto il compito di una scuola libera cattolica è quella di porre l’ esperienza come fattore essenziale per un’autentica educazione accettando e rilanciando le categorie di rischio nell’incontro col reale e della testimonianza nella persona portando la bellezza dei valori che propone. Una scuola chiamata perciò a mostrare l’inesauribile fecondità della fede come principio unitario per l’educazione del soggetto. Una simile scuola è libera e pubblica, aperta a chiunque: musulmano, ebreo, di altre religioni, agnostico e ateo. In questo modo la scuola cattolica potrà fare spazio a qualunque uomo mosso dal sincero desiderio della verità.
Ma come l’Università può divenire di nuovo luogo decisivo di educazione e di cultura per la nostra società, cessando di essere una specie di teatro di un’oggettività neutrale? La vita comunitaria, infatti, deve caratterizzare l’università per evitare il suo fraintendimento quale struttura burocratica mirata ad una meccanica acquisizione di competenze tecniche. Infatti, nel campo educativo la scelta di neutralità, col pretesto di non ledere il diritto di nessuno, ambisce formare i giovani senza proporre loro esplicitamente un’ipotesi sintetica di interpretazione della realtà, mettendo così in discussione la stessa idea di soggetto come entità autocosciente e personale, dovendo ridursi a parlare non di impresa educativa ma bensì di mera istruzione. L’Università quindi non può ridursi a un supermercato della cultura, ma implica una solida trama di relazioni, frutto dell’unità del corpo accademico. Ma tale unità è tale quando fa capo ad una lettura della realtà secondo una prospettiva unitaria offerta dall’evento di Gesù Cristo, e della possibilità di svelare, con la sua passione, morte e risurrezione, l’enigma che l’uomo rappresenta per se stesso. La proposta cristiana infatti esalta le facoltà critiche spingendole a un confronto totale con la realtà. Compito dell’università sarà quello di consentire agli studenti di giungere fino alla realizzazione della loro umanità, sospingendo la loro mente, il loro cuore e la loro azione nell’avventura di scoprire il ragionevole dono della verità. Così l’università può “divenire di nuovo luogo decisivo di educazione e di cultura per la nostra società solo se ridiventa luogo libero ed aperto di confronto tra soggetti con un’identità chiara, portatori di ipotesi culturali esplicitamente affermate e coerentemente perseguite”.
Il Cardinale pone la domanda del perché sono importanti gli studi teologici all’interno delle Università, e affronta tale tematica che costituisce una preziosa occasione per riflettere sull’attualità della proposta teologica per i credenti del giorno d’oggi ed una rivendicazione sul ruolo pubblico della testimonianza della fede rivelata negli svariati ambiti del nostro territorio.
Molta parte della modernità ha ridotto la verità a una questione di ragione che si può cogliere con le sole facoltà intellettive. La teologia, invece, poiché è la riflessione sul mistero trinitario e sul suo rivelarsi all’uomo, investe tutta la persona nella sua relazione di fede con Dio. Chi fa teologia è quindi prima di tutto un credente che risponde al rivelarsi di Dio nella storia del mondo e nella sua storia personale. Perciò il teologo è chiamato a trasmettere la sua fede attraverso la modalità della testimonianza. Inoltre la teologia poiché parte dalla vita e parla alla vita, non è estranea ai linguaggi dell’uomo di ogni tempo, così, chi porta avanti la riflessione teologica non è al di sopra della comunità ecclesiale, ma si pone la suo interno. Ne consegue che non è mai il singolo l’autore autoreferenziale della elaborazione teologica, ma è sempre un soggetto personale e comunitario che riflette a partire dalla sua esperienza di comunione.
Così Angelo Scola presenta la Facoltà Teologica del Triveneto, Facoltà a rete con sede centrale a Padova, nel suo carattere di novità, di valenza culturale e del carattere pastorale, la quale viene chiamata ad esprimersi, senza essere solo spettatrice passiva di fronte alle trasformazioni di immigrazione e globalizzazione dei mercati e dei mutamenti sociali degli stili di vita.
Anche rispetto alla formazione dei presbiteri nei seminari, il Patriarca ci comunica che il seminario può essere pensato e gestito come realtà separata dal popolo di Dio. È alla luce di questi pericoli che il Cardinale sottolinea il rapporto che l’istituzione formativa deve avere con il Vescovo: egli fornisce in concreto la garanzia dell’organica appartenenza del Seminario diocesano alla vita della Chiesa particolare. Il Seminario, la cui natura è la condivisione della vita, deve essere un’ opportunità unica perché un giovane sperimenti la bellezza e la forza della comunione, di un tesoro che si desidera partecipare. Formando un unità tra persona e ministero, viene evitato il rischio di coltivare spazi per l’umano o la ricerca della spiritualità del sacerdote, come momenti distinti per rigenerarsi dal lavoro pastorale.
Come si è potuto individuare Scola ci invita dunque a riflettere sulla cultura alla luce della fede. In quest’ultima sezione del libro, attraverso l’esempio della città di Venezia, si può scorgere in concretezza che l’essenza del rapporto fede- cultura non è una questione culturale, ma appartiene al piano antropologico, cioè all’uomo stesso.
Di fronte alla crisi demografica di Venezia, riconducibile ad una crisi antropologica come “caduta della voglia di vivere” , è proprio la fede che viene in aiuto: essa parlando dell’aldilà mette in luce il senso da dare all’aldiquà, poiché la prospettiva della vita eterna muta la vita presente, illuminando il quotidiano. In tale contesto, la circolarità tra fede e cultura, nella città veneziana diventa concreta: con la concentrazione di monumenti e opere d’arte che ospita, Venezia rappresenta una testimonianza di una fede che ha saputo esprimersi e comunicarsi in forme diverse in grado di dialogare con gli uomini contemporanei, esprimendo un’attitudine ad aprirsi al futuro che recupera il potenziale creativo della città. Tale cambiamento non va affidato all’energia dei singoli individui, ma solo il recupero della dimensione comunitaria cristiana permette di evitare il conflitto del rapporto tra individuo e società e di vivere nella forma della convivenza civile, mettendo il tutto prima della parte.
Ed è appunto a Venezia che è nato lo Studio Generale Marcianum proponendosi di valorizzare il ricco patrimonio culturale del patriarcato veneziano, innestandolo nella missione quotidiana della Chiesa e ponendosi come interlocutore della variegata attività culturale della città.
Passione per la verità, dunque, studio appassionato, aperto all’orizzonte intero, con un riferimento esplicito alla Chiesa veneziana e al suo patrono San Marco e il logo scelto è stato la croce cosmica della Basilica marciana, simbolo dell’apertura universale.
La presente raccolta segna una svolta decisiva del ministero a servizio della Chiesa Universale del Cardinale Angelo Scola, offerta a quella comunità di studio che egli ha concepito come una appassionata solidalitas di persone dedite alla ricerca della verità e all’educazione della persona umana avendo assunto il compito di sostenere quotidianamente l’esperienza integrale, personale e sociale dell’uomo illuminata dalla fede.