Samek Lodovici, Giacomo - L'esistenza di Dio

I Quaderni del Timone, Edizioni Art 2000, Euro 6, pp. 64
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Interrogarsi sull’esistenza di Dio a partire dal finalismo della natura può sembrare materia per dibattiti di altri tempi o per dibattiti comunque destinati a quella ristretta cerchia di addetti ai lavori, filosofi e teologi, che ancora oggi si occupano di tali problematiche. Grande merito del libricino di Giacomo Samek Lodovici (dottore di ricerca in filosofia all’Università Cattolica e docente nei Licei), intitolato “L’esistenza di Dio”, e venduto al modico prezzo di 6 €, è quello invece di riuscire a fare emergere l’inevitabilità e l’attualità, per l’uomo di tutti i tempi, del problema dell’esistenza di Dio: “È proprio dell’uomo ricercare l’Assoluto, e tale ricerca costituisce il carattere distintivo di una vita veramente umana”. Viene, infatti, evidenziato come la posizione di indifferenza di fronte al problema non è ragionevole, trattandosi dell’interrogativo più importante per la propria esistenza, “in quanto dalla sua risposta dipende il senso della vita”. Non solo l’indifferenza è un atteggiamento irragionevole, ma essa equivale già di fatto ad una negazione se non teoretica, almeno pratica, dell’esistenza di Dio, perché si finisce per vivere come se Dio non esistesse, o peggio ancora si rischia di idolatrare inconsapevolmente un falso dio (il lavoro, la politica, la famiglia, ecc…).
Altro aspetto che rende questo piccolo volume (solo una sessantina di pagine) molto prezioso è indubbiamente il modo in cui viene affrontato il problema. Si tratta, infatti, di un percorso filosofico che, avendo come suo fulcro la quinta via dell’esistenza di Dio di S. Tommaso, viene sviluppato, attraverso riferimenti alla scienza contemporanea, e consolidato, attraverso il superamento di alcune delle obiezioni rivolte nel corso dei secoli alla prova di S. Tommaso, secondo una modalità accessibile alle persone comuni. Un modo di trattare argomenti filosofici che, pur senza rinunciare a un rigore ed una sistematicità di fondo (si veda anche la bibliografia finale, dove accanto ad una serie di indicazioni di testi facilmente accessibili per tutti, ne vengono indicati altri invece per approfondimenti filosofici), ha come suo principale obiettivo quello di riuscire ad arrivare a parlare alla gente comune.
L’autore non vuole affrontare sistematicamente il problema dell’esistenza di Dio né da un punto di vista storico, né da un punto di vista teoretico. Intende parlarne a partire dal problema del finalismo, ed in particolare da quella lettura del finalismo che emerge nella quinta via di S. Tommaso. Perché partire proprio dalla quinta via? Perché “essa costituisce una rigorizzazione di un’argomentazione tutto sommato semplice, che l’uomo comune da sempre è portato a fare già spontaneamente, cioè prima di cominciare a ragionare filosoficamente, sicché lo stesso Tommaso in una delle sue opere mature la definisce efficacissima”.
La presenza del finalismo è un dato di fatto, come viene documentato in diversi modi dall’autore, ricorrendo alla descrizione della realtà, sia a livello di macrocosmo, sia a livello di microcosmo (organismi viventi o parti del corpo umano); il pensiero di S. Tommaso aiuta a leggerlo in modo da considerarne tutti gli aspetti e le conseguenze: “come è possibile che cose non intelligenti agiscano in un modo che manifesta intelligenza? È possibile solo se qualcuno che è intelligente indirizza queste cose non intelligenti verso il loro fine, cioè se qualcuno che è intelligente finalizza queste cose non intelligenti verso il loro scopo”. Il caso può rappresentare una valida alternativa all’interpretazione del finalismo propria della quinta via? L’obiezione del caso è affrontata e superata secondo una duplice prospettiva: ricorrendo sia alla critica che gli stessi scienziati su base statistica hanno rivolto al caso e alle teorie casualistiche, sia da un punto di vista filosofico, mostrando come si possa parlare di caso solo in presenza di finalismo, come il caso sia parassitario del finalismo.
Da ultimo è considerata anche l’obiezione di Kant alla quinta via: per Kant il finalismo, riscontrabile nell’esperienza della realtà, può fare legittimamente inferire l’esistenza di un grande architetto, non quella di un creatore. Anche in questo caso, senza avere la pretesa di trattare sistematicamente l’argomento, l’autore riesce brillantemente ad evidenziare il punto debole della critica kantiana: “un ordinatore può solo agire dall’esterno, mentre le attività finalizzate degli enti procedono, per così dire, dall’interno […] solo un ordinatore che abbia fatto le cose, cioè un Creatore, può determinare la costituzione intima di una cosa in modo che sia principio di un agire finalizzato”.
A chi è destinato tale lavoro? Per leggere tale opera bisogna essere credenti? Non necessariamente per affrontare e apprezzare una tale opera occorre avere fede. Il lavoro è diretto sia ai non credenti, che possono riscontrare l’irragionevolezza del loro ateismo, sia ai credenti. Infatti, come viene opportunamente richiamato da Samek Lodovici nella parte iniziale, attraverso riferimenti sia alla Scrittura, sia al Magistero della Chiesa, sia all’attività razionale stessa, il credente non può rinunciare a prendere in considerazione il problema della dimostrabilità razionale di Dio. Il rischio infatti è quello di fare scadere la fede in una posizione fideistica, come ha ricordato Giovanni Paolo II nella Fides et ratio, perché “è illusorio pensare che la fede, dinanzi a una ragione debole abbia maggiore incisività; essa, al contrario, cade nel grave pericolo di essere ridotta a mito e superstizione”.
L’agilità e al tempo stesso l’organicità e la chiarezza espositiva con cui è pensato e realizzato questo volume lo rendono anche un ottimo strumento didattico da impiegare a scuola nell’insegnamento della filosofia o della religione.


Il testo, che fa parte della Collana I Quaderni del Timone, è facilmente reperibile rivolgendosi a:
Edizioni Art - Il Timone
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