Radaelli, Enrico Maria - Ingresso alla Bellezza

Fondamenti a un’Estetica Trinitaria
(Prefazione di Elio Franzini)
Fede & Cultura,
Verona 2007
pp. 399, euro 30,00
Autore:
Rivolta, Guido
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Per un filosofo è un’indegnità il dire che ‘il bene e il bello sono una cosa sola’; ma se egli aggiunge ‘anche il vero’, lo si deve picchiare”. Sarebbe stato questo, forse, il commento che Nietzsche, padre dell’attuale società post-moderna, avrebbe fatto di questo notevole saggio “Ingresso alla Bellezza” e, ahimè, del suo autore, Enrico Maria Radaelli, docente della Pontificia Università Lateranense e direttore del Dipartimento di Estetica dell’Associazione Internazionale “Sensus Communis”.
Molte, infatti, sono le malattie spirituali che affliggono il nostro tempo. Alla base di esse, tuttavia, è possibile individuare un tratto comune: la negazione o riduzione delle caratteristiche originarie e strutturali dell’essere, per cui bellezza, bene e verità non sono più proprietà ontologiche imparentate tra loro. Tutto ciò non è senza conseguenze: nichilismo e scientismo, relativismo etico e moralismo. In particolare, è oggi diffuso una sorta di ‘irrazionalismo estetico’: svuotata del suo spessore, la realtà viene percepita in termini di pura estetizzazione e virtualità, ornamento e gioco ermeneutico. Lette in questo contesto, apparentemente ‘inattuali’, le pagine di Radaelli risultano davvero provocatorie.
Ogni cosa è una individualità (unum) che presentando, nello stesso tempo, caratteristiche di identità (res) e differenza (aliquid) rispetto agli altri enti, entra in un nesso di intima ‘relazione’ con tutte le altre cose. In questo modo, la realtà compone una specie di armonia: una trama, segreta o manifesta, di legami e parentele, analogie e simboli. Non solo. Tutto quanto esiste, in quanto conoscibile da parte dell’intelletto e desiderabile da parte della volontà, possiede intrinsecamente l’attributo della verità (verum) e del bene (bonum).
Ora, tutte queste caratteristiche trascendentali (unum, res, aliquid, verum e bonum)- predicabili, cioè, di ogni ente- passano necessariamente attraverso la ‘manifestazione’ della cosa stessa: ossia il suo ‘aspetto’, volto o immagine (imago), che, apparendo nella sua bellezza (pulchrum), attrae e affascina, suscita piacere e gioia. Ciò significa un’idea molto importante: la bellezza, splendore della verità, è via di accesso privilegiata al mistero dell’essere. Questa intuizione, intravista dagli antichi, ha trovato in san Tommaso, qui rivisitato da Radaelli, il suo grande teorico. Di più. Soltanto uno sguardo cristiano è in grado di rendere pienamente ragione della sponsale corrispondenza tra Estetica e Gnoseologia. Il significato originario di queste categorie esige, infatti, una concezione della realtà che trova esplicitazione solo in una ontologia trinitaria. E se è vero che l’esistenza del Dio-Trinità è un fatto misterioso, oggetto di rivelazione, è anche vero che è soltanto questo mistero a salvarci da ogni forma di irrazionalismo.
Cerchiamo di chiarire. Dio è Uno in Tre Persone. Dal Padre, Mente divina e invisibile, procede il Figlio, Cristo, il quale, come sappiamo dalla sua Incarnazione, non ha uno, ma due Nomi: è, insieme, il Verbo di Dio (Verbum, Logos, Pensiero) e la sua Immagine visibile e sensibile (Imago, Volto, Specchio). Centrata in Cristo, nella realtà della Seconda Persona della Trinità, si fonda, dunque, una feconda relazione: tra Imago e Verbum, Bellezza e Verità, Forma e Contenuto, Aspetto e Significato e, più in generale, tramite l’immagine, tra realtà e pensiero. In questo modo, è Cristo, divino incarnato, nella sua duplice natura divino-umana, nei suoi due Nomi, a costituire il principio simpliciter dell’arte. Nello stesso tempo, Egli, Risorto dai morti, Corpo Glorioso, ne indica anche il senso finale. Infatti, cosa rappresenta l’arte, se non l’espressione simbolica del desiderio umano di raggiungere una condizione di totale pienezza e perfetta positività, di vedere la realtà tutta nel suo ultimo compimento? E, come si chiama questo, se non desiderio di una condizione risorta, desiderio di vedere Dio? L’arte ne è, appunto, prefigurazione. Per questo, tra l’idealità divina degli splendidi ori ravennati e l’umano, difettoso e bisognoso di perdono e redenzione, dei neri caravaggeschi non vi è contraddizione. Per questo, il rapporto tra religione e arte non è estrinseco, ma intimo, di madre e figlia. Anzi, la Liturgia istituita nella Messa è l’argomento principe dell’Estetica, avendo essa la sua origine e il suo culmine nella Bellezza della trinitaria Liturgia. Su questa base trinitaria, infine, viene originalmente a delinearsi una teoria generale: la forma del linguaggio è la metafora e il linguaggio è metafora della natura. Se tra imago/linguaggio/espressione e verbo/pensiero/significato vi è una profonda relazione e se la realtà futura non annullerà, ma porterà a compimento la presente, quest’ultima può certo considerarsi una buona ‘metafora’ della prima. Realismo ‘analogico’ e simbolismo si sintetizzano in un’unica visione: l’apparire esteriore delle cose manifesta la loro interiore sostanza, il visibile rivela/rinvia all’invisibile, la natura rimanda alla soprannatura.