Grossi, Ada - Centoquarantanove anni. Gli occhi che guardarono la Sindone

Meravigli 2016, € 15,00
Autore:
Tanduo, Paolo
Curatore:
Leonardi, Enrico
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Si tratta di un avvincente romanzo storico, la cui storia piena di avventura, amore e fede ci lascia continuamente in attesa delle prossime tappe del viaggio della famiglia di Giovanni e Sofia, che si intreccia con le vicende storiche della IV crociata e del tragico assedio e saccheggio di Costantinopoli del 1204.
E’ proprio qui che il veneziano Giovanni e la giovane Sofia si conoscono. Fuggono insieme da Costantinopoli portando con sé la reliquia più importante.
La storia di Giovanni e Sofia è segnata dal loro profondo amore, a cui rimarranno sempre fedeli nonostante le vicissitudini che la vita porrà loro innanzi. Ciò che contraddistingue il loro amore è la loro profonda fede. Gli ostacoli che incontreranno non saranno nulla di fronte alla forza di un amore che saprà sfidare la lontananza e perfino il credersi perduti per sempre. Hanno avuto il coraggio di ricominciare sempre insieme senza mai tradirsi. E mai tradiranno il segreto che custodiscono.
Nella loro storia Giovanni e Sofia incontrano i Templari, fanno amicizia con Fratello Martino, e con il crociato tedesco Ulderico prigioniero degli islamici, che non rinnega mai la sua fede anche a caro prezzo. Per ciascuno appaiono evidenti i segni della Provvidenza che li protegge. Attraverso le loro vicende umane ci viene raccontata l’opera dei Templari, monaci e guerrieri, combattenti e contabili, protettori di pellegrini e navigatori. Scopriamo la loro spiritualità, il profondo senso religioso che li contraddistingueva, la loro obbedienza alla Chiesa.
Il loro viaggio ci racconta la vicenda storica del Medioriente con la complessità politica del periodo storico.
Figure determinanti nella vicenda di Giovanni e Sofia compaiono poi: Toghril l’eunuco custode dell’harem di Aleppo e poi reggente egli stesso della città; Dayfa la khatun grande estimatrice dei maestri sufi, moglie del defunto emiro di Aleppo, a cui Sofia aveva fatto da serva per lungo tempo, che ci raccontano la vita ad Aleppo e le varie contraddizioni del mondo islamico.
Nel libro ha un ruolo centrale anche la città di Milano, la sua operosità, ma anche la sua religiosità, ben descritta e raccontata attraverso la vicenda di Fratello Martino dal preposito della Basilica di S. Ambrogio Pietro Longus. La figura di quest’ultimo e del benedettino fra Alberto che cercherà di seguirne gli indizi e i messaggi criptati, ci raccontano la ricchezza culturale depositata nelle biblioteche dei conventi e come questi fossero vere e proprie fucine di scienza e sapere.
In questa storia affascinante si intravede anche come gli ordini religiosi e i monasteri ancora caratterizzassero la vita e il panorama europeo.
A unire i fili della bella e complicata vicenda della famiglia di Giovanni e Sofia la storia della Sacra Sindone; la descrizione più bella che ne viene data nel libro e che ci racconta il suo vero significato ancora oggi è affidata allo sguardo che ebbe nel vederla il precettore della domus del Tempio di Milano da cui era partito Fratello Martino per l’Oriente: “Quel Lino straordinario recava l’impronta del corpo di Cristo. Era come vedere Dio da vicino, come l’avevano visto Sua Madre e i suoi apostoli, come l’avevano seppellito Giuseppe di Arimatea e Nicodemo, il Venerdì Santo, all’approssimarsi del tramonto. No era ancora di più. Era come entrare nel sepolcro insieme a Pietro e a Giovanni la mattina del primo giorno dopo il sabato, vedere il Telo che non conteneva più il cadavere e credere. […] Si vedeva bene che non era un dipinto: era un misterioso e inspiegabile dono di Dio. Qualcosa che per tutti i secoli dei secoli, fino alla morte del mondo, avrebbe testimoniato la morte e la resurrezione di Cristo”.