Giovanna Pupillo Kluzer - Riccardo Caniato, Martina il Cuore e la Rosa
Martina il Cuore e la Rosa (Edizioni Ares, pp. 264, euro 18) racconta la storia stupefacente di una bimba morta di tumore il 7 giugno 2007, a soli sette anni. Il libro riporta la cronaca nuda di due anni di dolore che travolgono una famiglia, tra ospedali, paura e amore ostinato. Ma l’esito incredibilmente non è tragico: queste pagine non sfociano in un atto d’accusa né in un grido di rabbia. Perché Marti, prima di «volare via come un uccellino», rivela altro: una fede che cresce nel buio; una gioia disarmante; incontri reali, vivi con il Gesù-Sacro Cuore caro a santa Faustina Kowalska e la Madonna-Rosa Mistica delle apparizioni di Montichiari. Sono loro, Gesù e Maria, il Cuore e la Rosa a cui la protagonista àncora la sua esistenza, che chiede e annuncia gioia eterna. «Al funerale fate festa», dice a mamma e papà, «perché io la farò con voi». La morte arretra, la speranza avanza.Un racconto che scuote e seduce, che rivela la grazia nell’esperienza della croce, dove il dolore diventa offerta di sé e promessa di vita nuova, profumo di Paradiso.
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Ho letto con sincera commozione (e, non me ne vergogno, con le lacrime agli occhi) il libro di Giovanna Pupillo Kluzer e Riccardo Caniato «Martina, il Cuore e la Rosa», che racconta la storia straordinaria di questa bambina che vive l’amicizia con Gesù e la Madonna con una intensità invidiabile (e qui l’invidia non è peccato) e che muore a sette anni, avendo fatto della sua vita un sì totale.
Come conclude p. Serafino Tognetti: «Questo è il tempo dei bambini: la loro santità contrasta il mondo del male in modo semplice e diretto, senza giri di parole. Si può ragionare contro le malvagità del mondo (che sono anche in noi, intendiamoci) con argomenti e parole, ma esse si infrangono inevitabilmente contro un muro, e non risolvono. Gesù ha salvato il mondo con un duplice atto, che diviene atto unico: la morte di croce e la gloriosa resurrezione, e Martina ne è testimone. Per questo motivo tale libro va letto e divulgato. Dobbiamo essere tutti trascinati a vivere in Gesù risorto, dove la realtà della vita cristiana è assoluta, limpida, omnicomprensiva. Martina ne è stata un’apripista, ci ha indicato, con la sua semplice esistenza, la via. La sua vita è di un’autenticità tremenda. Ma, al tempo stesso, di una dolcezza struggente. Non possiamo più dormire, accontentarci, tergiversare, rimandare. Dio ci chiama.»
Mentre leggevo le pagine scritte dalla mamma di Martina, mi sono ricordato di avere letto, tempo fa, le lettere di Léon Bloy alla sua fidanzata. In una di queste ho trovato tutto il suo sdegno nei confronti di una poesia in cui l’autore della poesia parlando dei bambini, li chiama «piccole anime».
Ecco, Martina, come tanti altri bambini che sono saliti al Cielo attraversando un mare di sofferenza, ma nella compagnia reale di Gesù e di Maria, sta, davanti a noi testimoniando la grandezza misteriosa della creatura scelta e amata da Dio, perché «hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli» [Mt 11,25].
Ecco cosa dice Léeon Bloy:
«Mi hai inviato versi che non sono molto buoni. Cara Jeanne; posso capire che ti abbiano commossa, perché vogliono esprimere teneri sentimenti e perché non conosci la vera poesia francese. Non conosco l’autore; penso sia una donna e ti garantisco che farebbe meglio a stare in casa a rammendare le calze. Spero poi che non sia un uomo; se è un uomo, che Dio abbia pietà di lui…
Amo molto i bambini... ma se avessi dovuto esprimere a dei bambini le mie impressioni su alcune cose, il mio amore avrebbe saputo trovare parole alte e potenti; avrei certamente avuto orrore per certe parole di una sentimentalità così sciocca da far diventare piccola anche la catena dell’Himalaya!
Dico che l’autore deve essere o una donna o un uomo senza virilità…
Uno dei più grandi poeti del mondo, il vecchio Giovenale, che a me piace moltissimo, diceva che ai fanciulli si deve il più gran rispetto. Mi vengono in mente le due povere bestie delle quali parla anche Isaia; quelle bestie che hanno poi riscaldato, col loro fiato, il piccolo corpo di Gesù bambino, creatore di monti e di mari. E mi vengono in mente Maria e Giuseppe; anche loro silenziosi; ed essi poterono osservare, senza morire d’amore, per grande miracolo, il neonato che la Chiesa ha chiamato Padre dei poveri.
L’infanzia di Gesù, come dice la tradizione, fu silenziosa, circondata di discrezione; l’amore rispettoso che era dovuto a un tale Fanciullo non poteva essere espresso con parole. Mia cara Jeanne, già tu sai che quanto ci viene detto nell’Evangelo è da considerarsi non solo come simbolo, ma come indicazione di vita e come esempio. Noi ignoriamo totalmente il disegno di Dio su ogni creatura; proprio per questo mi pare che il più debole e il più fragile dei bambini debba suscitare in noi un timore rispettoso, una specie di illimitata venerazione. È forse lui quello che i secoli hanno aspettato. È forse lui quello per il quale sono morti diciotto milioni di martiri. Egli deve nascere e sono certo che nascerà, come lo stesso Gesù, in modo imprevisto.
Come si possono ritenere vicine a questo fatto grande le immagini sedicenti liriche, i piccoli versi illustrati e liscati, simili alle caricature devote che si vendono nei negozi di materiale sacro? L’ho denunciato già altre volte: tutto questo sovrabbondare di sedicenti opere d’arte è vero sacrilegio.
In questa pretesa poesia del nostro autore la parola predominante è piccolo. Questo è caratteristico. C’è una regola che non sbaglia mai. In uno scrittore, buono o cattivo che sia, occorre cercare la parola abituale, la parola più usata, la parola preferita, quella che ritorna più frequentemente; quando avrete trovato questa parola, con facilità avete scoperto anche l’animo dello scrittore. Ho fatto una volta questo lavoro su De Goncourt, che è uno degli scrittori più esaltati in questa età di fine secolo. Sai che cosa ho trovato? La parola dominante è Nulla. Ho pubblicato il risultato di questa mia ricerca; credo di aver colto nel segno, dato che da quel momento De Goncourt mi ha avuto in odio.
Nella poesia che mi hai dato, è veramente ossessionante la parola piccolo, sempre ricorrente. Ed io trovo così piccola anima, una cosa mostruosa. È la confusione di cui ti parlavo prima. È una lampante confusione tra gli attributi della carne e quelli dello Spirito. Dire che l’anima è piccola perché è piccolo il corpo è una sciocchezza da far inorridire le stelle…
Il tuo Léon Bloy» [Léon Bloy, Mia Jeanne amata, mio unico amore, pp. 96-98]
Concludo: Leggete, fate leggere questo libro. Vi aiuterà, certamente!
