Mostre ottobre 2020

Autore:
Roda, Anna
Curatore:
Mangiarotti, don Gabrieldon Gabriele Mangiarotti
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Poche ma interessanti le proposte per il mese di ottobre, proposte che per la loro eterogeneità possono incontrare tutti i gusti.

Iniziamo da Bra (Cn) per una rassegna fotografica presso lo spazio espositivo Il Fondaco. Architetture selvatiche e brutali, paesaggi oscuri e anfratti notturni diventano ricettacoli di vita, ambienti quasi tattili e carnali. Differenti per attitudini, esiti e approccio creativo, Ivan Manzone e Livio Ninni si immergono negli spazi e li cristallizzano da angolazioni diverse, ognuno con la propria poetica. Ad accomunarli, un criterio che tiene conto della singola forma mentis di ciascuno e che intende porre in risalto l’originalità dei percorsi individuali; i due artisti propongono la mostra Metamorfosi dell’abbandono. Fotografo “puro”, Ivan Manzone colloca la figura umana all’interno di strutture fatiscenti e decadenti. Le 17 opere fotografiche in mostra raccontano il pervicace ancoramento alla vita che trasuda dalla posa, dalla vibrante tensione dei muscoli, dall’immobilismo silenzioso, eppure roboante, del corpo presente immerso nell’assente: al contempo trionfante e sacrificato, statua e spoglia. Il tema dell’abbandono e dell’incuria ambientale viene qui indagato facendo leva sul rapporto di interrelazione tra oggetti inanimati e animati, in una costante dialettica che vivifica la convivenza tra residui solidi dell’esistenza ed esistenza stessa. La ricerca di Livio Ninni insiste invece sulla trasformazione del paesaggio urbano nel tempo. Le mutazioni a cui esso è sottoposto sono strettamente collegate ai cambiamenti della società, della natura e degli agenti che lo circondano. Nello spazio a lui dedicato si trovano una istallazione site specific, che campeggia al centro della stanza, e una serie di opere di diversi formati e dimensioni appese alle pareti. Il leitmotiv è qui il tema della resilienza della natura, baluardo che si oppone all’intervento dell’uomo sull’ambiente naturale con lo scopo di adattarlo ai propri interessi.

Rimaniamo ancora in Piemonte, ma ora spostiamoci a Saluzzo. In linea con il tema “Rivoluzione!” della quarta edizione di Start, l’Istituto Garuzzo per le Arti Visive presenta una selezione di poster appartenenti alla Hafnia Foundation di Xiamen. La mostra si compone di manifesti e dipinti originali utilizzati come modello per fogli stampati tra il 1949 e il 1983, corrispondente al periodo di presidenza di Mao Tse Tung e alla sua rivoluzione culturale. A metà degli anni ’90, prima della creazione della Fondazione Hafnia, Stevens Vaughn e Rodney Cone svilupparono interesse per i manifesti sulla propaganda cinese che, in quel momento, avevano perso popolarità in concomitanza con la costruzione di una Cina moderna e aperta al mondo. La gente aveva iniziato a custodire i vecchi manifesti - che prima erano utilizzati per decorare le case e gli ambienti di lavoro -sotto il letto, nei cassetti o in altri angoli nascosti. Vaughn e Cone cominciarono così a visitare le case di numerosi cittadini cinesi per comprare tali manifesti e creare quella che ora è una delle più grandi collezioni della propaganda cinese maoista nel mondo. Invece che custodirli accumulando polvere e lasciandoli deteriorare, i manifesti furono restaurati e catalogati. Nonostante l’alto valore storico, politico e scientifico, oggi la collezione viene presentata principalmente per il suo valore artistico.
I manifesti rappresentano le speranze più alte dell’utopia maoista, dove si distinguono immagini di purezza ideologica e di felicità familiare. Le tematiche raffigurate sono: le donne, i bambini, l’agricoltura, l’internazionalismo, la scienza e la tecnologia, gli eroi, l’educazione scolastica, la vigilanza, i valori e Mao. Il proposito principale della propaganda artistica cinese è di educare e guidare il popolo verso un comportamento ed un modo di pensare corretto. Tutta la creazione artistica del periodo si trasforma in vera e propria propaganda che, principalmente, descrive la vita dei contadini ed è a loro diretta. Le donne sono raffigurate mentre guidano i trattori, promuovendo così la nuova immagine della donna moderna che il partito sosteneva ideologicamente per ricostruire una nuova Cina. I bambini sono presentati ben nutriti, felici e sereni e rivelano il proposito di creare una nuova generazione felice, leale, patriota e produttiva. Nuova tecnologia, nuova organizzazione sociale e una nuova dinamica distribuzione del terreno sono idealizzate ed elogiate nei manifesti che rappresentano la vita rurale. L’orgoglio e il nazionalismo del popolo cinese sono un elemento chiave della propaganda, dell’educazione e delle credenze popolari: attraverso gli eroi, come Lei Feng, si mostrano le virtù del sacrificio. Nei manifesti si alternano diversi stili artistici, incluso il realismo sociale e il tradizionale acquerello cinese. Alcune opere sono bellissimi esempi di arte näif, lineari e pieni di colori, con un leggero e bizzarro senso della prospettiva. Lo stile inconfondibile e l’indiscusso talento naturale dei pittori rendono unici questi manifesti.

A Cellatica (Bs) presso la Casa Museo della Fondazione Paolo e Carolina Zani è ospitato l’evento L’Opera ospite. La Cleopatra Barberini, affetti barocchi nel dipinto di Giovanni Lanfranco (Terenzo 1582 – Roma 1647). L’esposizione temporanea porta nelle sale della Casa Museo uno dei quadri più noti del pittore Giovanni Lanfranco, opera suggestiva e intimamente legata alla famiglia principesca e papale Barberini. Nel testamento di Marco Marazzoli, compositore, cantante e virtuoso d’arpa, datato 7 gennaio 1662, viene citata “una Cleopatra mezza figura al naturale di mano di Lanfranco con la cornice indorata” che, insieme ad altre due tele di Lanfranco viene legata ai principi Barberini. Le tre opere sono accomunate sia da una stretta relazione tra l’iconografia e i soggetti di composizioni musicali andate in scena proprio nel palazzo dei Barberini, sia dal probabile utilizzo da parte del pittore della stessa modella per i soggetti di Venere, Erminia e Cleopatra, caratterizzate dagli stessi tratti fisionomici, dall’incarnato perlaceo e dalla plasticità del busto. In una collezione di circa 70 dipinti le tre opere di Lanfranco rappresentavano una vera eccellenza, giunte al Marazzoli con ogni probabilità direttamente dal pittore come segno di riconoscenza per le lezioni di musica impartite alla figlia. Nel suo testamento il Marazzoli lasciò dunque come segno di gratitudine questi tre capolavori ai membri più eminenti della famiglia Barberini, suoi mecenati fin dal 1629 quando divenne musicista di corte del cardinale Antonio. Al cardinale Carlo Barberini andò l’Erminia fra i pastori, al cardinale Antonio la Venere che suona l’arpa e al principe Maffeo la Cleopatra. Nell’inventario del 1686 dei beni di Maffeo la Cleopatra viene descritta come “un quadro p. longo con depinto una Cleopatra di mano del S.re Cavaliere Lanfranco longo p.mi 7 e alta p.mi 5 incirca, con cornice mezza intagliata e dorata”. I tre dipinti sono documentati negli inventari della famiglia Barberini, almeno fino al 1812 quando la Cleopatra, a seguito della divisione della famiglia in due rami, entrò nella proprietà Sciarra Colonna e trasferita a Palazzo Sciarra, dov’è ricordata in tutte le principali guide di Roma dell’Ottocento. Nel 1899 il dipinto fu venduto con altre opere della collezione Sciarra e da allora viene custodito in collezione privata. Da un punto di vista strettamente cronologico il dipinto è databile tra il 1626 e il 1634, fra l’arrivo del Marazzoli a Roma e la partenza del Lanfranco per Napoli (avvenuta nel 1634), o, come suggerito da Erich Schleier, fra il 1630 e il 1633. La composizione è caratterizzata da una forte connotazione teatrale amplificata dal contrasto tra la pelle eburnea di Cleopatra, la sua espressività estatica e il ricco e ampio drappo in velluto unito rosso doppiato con un preziosissimo panno oro che si trasforma nel vero fulcro compositivo e cromatico dell’opera.

Lasciamo la Lombardia, ci aspetta Bassano del Grappa (Vi). Per la prima volta nella loro storia i Musei Civici di Bassano del Grappa espongono al pubblico il corpus completo di incisioni piranesiane presenti nelle collezioni permanenti cittadine. Un corpus completo che comprende le più celebri Vedute di Roma alle quali si aggiungono i quattro tomi delle Antichità Romane. Fondamentali per l’intera opera piranesiana e, allo stesso tempo, punto di partenza per le opere successive di argomento analogo e complementare, queste tavole forniscono un quadro unitario organico della città di Roma attraverso l’individuazione dei monumenti, delle zone e degli spazi, della cinta muraria, della rete degli acquedotti e delle porte urbane. La mostra gode dell’importante collaborazione della Fondazione Giorgio Cini di Venezia per il prestito delle 16 tavole tratte dalla celebre serie delle Carceri d’Invenzione. Pubblicata una prima volta nel 1748, l’opera completa viene data alle stampe nel 1761. Assieme alle Vedute, le Carceri d’Invenzione costituiscono l’opera più famosa della produzione piranesiana e testimoniano la grande abilità nell’uso della tecnica incisoria da parte dell’artista.

La diocesi di Parma ha organizzato una importante mostra sull’opera di Antelami dal titolo Antelami a Parma. Il lavoro dell’uomo. Il tempo della terra. La mostra proporrà una visione straordinaria dei dodici Mesi e delle due Stagioni; infatti le sculture del Battistero saranno posizionate sul piano di calpestio, inserite in un allestimento che prevede anche l’utilizzo diversi contenuti multimediali. Sarà un’occasione unica per gustare da vicino i capolavori di Antelami che a fine della mostra ritorneranno al loro posto sul loggiato; collocazione risalente alla metà degli anni Ottanta all’epoca, cioè, del restauro firmato da Bruno Zanardi che decise di riposizionare i capolavori sul loggiato, in quella che doveva essere stata la loro sede almeno fino agli anni Venti. Dal 12 settembre sarà dunque possibile guardare negli occhi questo straordinario ciclo scultoreo, interrotto molto probabilmente a causa della sopraggiunta morte dello stesso Antelami, e realizzato, secondo alcuni, per un portale della cattedrale che l’artista avrebbe realizzato secondo un progetto più ampio di facciata del Duomo, a doppia torre, non molto differente da quello realizzato a Borgo San Donnino, idea questa che trova molti altri storici dell’arte in disaccordo poiché ritengono che l’opera venne scolpita per il Battistero. Il ciclo, mai concluso, venne poi smontato dai maestri campionesi nella seconda fase di lavorazione del Battistero (1260 – 70) e le parti smembrate vennero reimpiegate sia all’interno che all’esterno secondo la seguente disposizione: i Mesi all’interno, all’altezza del primo matroneo, i Segni zodiacali alla sua base, due Profeti, due Angeli, Salomone e la Regina di Saba all’esterno, Angeli, Angelo annunziante e Annunciata nelle nicchie interne. Le figure allegoriche dei Mesi e delle Stagioni, appoggiate su lastre, raffigurano uomini occupati in lavori agricoli stagionali dove si dà al lavoro un significato nobilitante e salvifico (il lavoro redento), secondo la nuova dottrina teologica che non lo vede più come una maledizione divina così com’era stato descritto nel libro della Genesi.

Urbino ricorda Baldassare Castiglione, uno degli uomini di cultura più influenti del Rinascimento italiano. La rassegna, dal titolo Baldassarre Castiglione e Raffaello. Volti e momenti della vita di corte, è costituita da sette sezioni fitte di opere importanti, utili a dare la dimensione dell’epoca raccontata. Integrate attraverso soluzioni multimediali che ampliano il racconto, offrendo ulteriori chiavi di lettura, agendo su immagini e stimoli visivi ed emotivi. Una mostra ampia, complessa ma non complicata, imponente e stimolante. Scrigno d’arte ma anche di arti applicate: gli abiti per feste, tornei e parate, le armi, le antiche edizioni e i manoscritti, poi la musica, per citare solo alcuni dei focus. Una grande mostra che trova Il suo naturale complemento nel Palazzo Ducale dei Montefeltro e nell’intera città di Urbino, contenitori e al contempo contenuto di un’esposizione che fa della corte urbinate uno dei suoi fondamentali punti di interesse. Unire i nomi di Raffaello e di Baldassarre Castiglione significa dare il giusto rilievo al fondamentale contributo del sommo artista e del grande scrittore nella creazione del mito di Urbino e della sua corte nei primi decenni del Cinquecento. A entrambi infatti si deve l’affermazione del primato culturale del Rinascimento italiano in tutta Europa. Il Cortegiano a lungo ha rappresentato il modello ideale dei valori della civiltà delle corti come è documentato dall’eccezionale successo editoriale dell’opera, che fu tradotta in tutte le principali lingue nazionali, spagnolo, portoghese, francese, inglese, tedesco, polacco, un successo che conobbe una profonda e duratura fortuna fino al sc. XVIII.

Da ultimo eccoci a Noto (Sr) per la mostra Novecento - Da Pirandello a Guccione - Artisti di Sicilia, ospitata al Convitto delle Arti - Noto Museum di Noto. Artisti di Sicilia viene proposta a Noto variando in parte il panorama di artisti siciliani con eliminazioni e aggiunte di nomi e con opere diverse degli stessi artisti, per ribadire e sottolineare ancora una volta l’ampiezza, la varietà e la forza del genio artistico dell’isola. La rassegna allarga al massimo, sia numericamente sia nelle generazioni, sia nella diversità degli “esercizi di stile”, il panorama, offrendo al numeroso pubblico dei visitatori una rara occasione, per vedere raccolte insieme prove significative ormai storicizzate sia dei più noti maestri sia di personalità defilate, ma non ignorabili, sia dei più giovani artisti, spesso costretti ad una diaspora o ad un isolamento, che non ne ha consentito una pronta conoscenza. Obiettivo: una lettura pressoché unitaria, complessiva dell’arte siciliana, nel cui eclettismo predomina, per lo più, un fil rouge, quello del realismo, della figurazione, che, ad eccezione di alcune parentesi di sperimentalismo innovativo, non trova ostacoli nel suo percorso. Un realismo, però, che agganciandosi a questi stimoli di innovazione e alle personali fantasie immaginative, perviene a interpretazioni sempre nuove, segnate dal sigillo delle singole personalità. Figura, Ritrattistica, Interni, Paesaggismo, Nature morte sono i maggiori ambiti di riferimento di questo realismo, su cui si sono cimentati e si cimentano ancora in molti: il nodo di una rete, in cui confluiscono le testimonianze creative delle più importanti personalità artistiche dell’isola. Dal ritorno all’ordine, tra la fine degli anni Venti a tutto il decennio degli anni Trenta e nell’affacciarsi dei primi tragici anni Quaranta, per la maggioranza degli artisti si era suggellata la fine del rapporto con l’Avanguardia, che nelle ultime sue propaggini aveva imboccato anch’essa i sentieri dell’interiorità. Il ritorno alla poesia dell’intimo sembra quasi obbligato allora e le scene da lessico familiare appaiono componenti interscambiabili di un’arte pacificata, che cerca equilibrio tra modernismo internazionale e tradizione. E i giovani artisti dell’isola, “incontentabili ricercatori di valori pittorici” (Pippo Rizzo, Giovani Pittori e Scultori Siciliani. Catalogo della Mostra, Roma, 1929), finiscono con l’esporre a Milano e a Roma, esportando novità di idee e di segni. “Guttuso ci apparve come un contatto mitico, sorprendente, con un territorio ignoto ed evocante...”, scrive Raffaele De Grada nel 1932 e Leonardo Sinisgalli nel 1934 (4 siciliani al Milione, in “L’Italia letteraria”, 9 giugno 1934) confessa con stupore a proposito del Gruppo dei Quattro: “Hanno forse il diavolo in corpo”, mentre Raffaello Giolli (Sei pittori siciliani a Milano, in “Il Giornale d’Italia”, 24 giugno1932) si chiede: “Perché mai la loro dovrebbe essere soltanto pittura siciliana?” Poi, dal dopo-guerra ad oggi, è stato tutto un susseguirsi di sperimentalismi e di ritorni figurali, di oscillazioni del gusto, che negli anni Sessanta-Settanta hanno inclinato verso una critica pungente contro la società del falso benessere e in anni successivi hanno permesso soluzioni formali spesso sorprendenti. Oggi sembra che l’artista ondeggi in un mare agitato, senza direzioni sicure, senza poetiche meditate, senza mete. Perfino in quella che è ritenuta l’arte alla moda, la Street Art, la sua persona si defila, spesso senza lasciare traccia, pur regalando a tutti i suoi sms inequivocabili. Un’arte effimera, tuttavia, come effimera è spesso la realtà odierna, in cui la comunicazione rapida e immediata, il più delle volte confusa non lascia segni duraturi e salvifici.


La metamorfosi dell’abbandono
Bra (Cn) – Il Fondaco
20 settembre 2020 – 17 ottobre 2020
Orari: vedi sito
Ingresso gratuito
Informazioni: www.ilfondaco.org

Cina. Rivoluzione-Evoluzione. Manifesti della Propaganda (1949-1983)
Saluzzo (Cn) – La Castiglia
19 settembre 2020 – 1 novembre 2020
Orari: domenica 10.00-13.00 / 14.00-19.00; giovedì, venerdì, sabato e lunedì 10.00-13.00 / 14.00-18.00
Ingresso gratuito
Informazioni: www.startsaluzzo.it

L’opera ospite. La Cleopatra Barberini, affetti barocchi nel dipinto di Giovanni Lanfranco
Cellatica (Bs) – Casa Museo Fondazione Paolo e Carolina Zani
4 settembre 2020 – 25 ottobre 2020
Orari: martedi` - venerdi` 9.00-13.00, sabato e domenica 10.00-17.00
Biglietti: 10€ intero, 7€ ridotto
Informazioni: www.fondazionezani.com

Giambattista Piranesi. Architetto senza tempo
Bassano del Grappa (Vi)- Palazzo Sturm
21 giugno 2020 – 19 ottobre 2020
Orari: tutti i giorni 10.00—19.00, chiuso il martedì.
Biglietti: 7€ intero, 5€ ridotto
Informazioni: www.museibassano.it

Antelami a Parma. Il lavoro dell’uomo. Il tempo della terra
Parma – Duomo
12 settembre 2020 – 31 agosto 2021
Orari: tutti i giorni 10.00- 18.00
Biglietti: 12€ intero, 10€ ridotto
Informazioni: www.piazzaduomoparma.com

Baldassarre Castiglione e Raffaello. Volti e momenti della vita di corte
Urbino (PU) – Palazzo Ducale , Sale del Castellare
19 luglio 2020 – 1 novembre 2020
Orari: martedì -domenica 10.00 – 18.00, lunedì 10.00 – 14.00
Biglietti:8€ intero, 2€ ridotto
Informazioni: www.vieniaurbino.it

Novecento – Artisti di Sicilia. Da Pirandello a Guccione
Noto (Sr) – Convitto delle Arti
30 ottobre 2020
Orari: tutti i giorni 10.00 - 20.00
Biglietti: 12€ intero, 7€ ridotto
Informazioni: www.comune.noto.sr.it