Mostre Aprile 2020

La situazione sanitaria ci costringe a pubblicare questo intervento come ultimo, in attesa di tempi migliori
Autore:
Roda, Anna
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Con questo articolo sospendiamo momentaneamente la rubrica, in attesa di un ritorno alla normalità. Per il momento vi segnaliamo queste rassegne che si possono visitare online.
Presso il Museo Regionale della fauna alpina Beck Peccoz di Gressoney Saint-Jean (Ao) abbiamo la mostra Highsight. Fotografia ad alta quota. Tale esposizione richiama ogni anno alcuni tra i migliori interpreti internazionali della fotografia internazionale, che si confrontano con il piccolo mondo di un paesino di montagna: Gressoney, i ghiacciai del Monte Rosa, la natura incontaminata, i suoi piccoli villaggi Walser, il castello, la cultura, la tradizione e gli immensi spazi di un incredibile patrimonio paesaggistico e culturale che è stato ben documentato negli ultimi decenni dal prezioso lavoro dei fotografi locali. Lo scopo del progetto Highsight è di mappare il territorio di Gressoney e dei suoi dintorni grazie all’interpretazione di grandi maestri della fotografia: i loro scatti - senza alcun limite di interpretazione – andranno ad arricchire la grande tradizione fotografica di questo piccolo borgo Walser.

Ci spostiamo ora ad Aosta, presso il Centro Saint-Bénin. La rassegna personale Olivo Barbieri. Mountains and Parks è dedicata ad uno dei maggiori fotografi contemporanei. Sono oltre 50 i lavori esposti in un percorso ventennale che comprende, tra le altre, una serie di grandi immagini fotografiche inedite sulle montagne della Valle d’Aosta realizzate per l’occasione. Per la prima volta, poi, viene presentata la produzione scultorea dell’artista attraverso tre imponenti lavori plastici che occupano l’ala centrale del Centro Saint-Bénin. Le opere in mostra ripercorrono la ricerca compiuta da Barbieri dal 2002 al 2019, sottolineando l’attenzione verso le tematiche connesse con il paesaggio e l’ambiente. Il progetto è stato ideato per il Centro Saint-Bénin di Aosta, e propone l’indagine di Olivo Barbieri (1954) sui parchi naturali, siano essi le Alpi, le Dolomiti, Capri rivisitata con i colori della memoria o le cascate più importanti del pianeta che, come afferma l’artista, “sopravvivono intatte ad uso del turismo o come luoghi fisici museali dove ammirare come potrebbe essere una natura incontaminata”.

Nel museo di Palazzo Madama di Torino è stata allestita una mostra dedicata a Mantegna dal titolo Andrea Mantegna. Rivivere l’antico, costruire il moderno. La rassegna presenta il percorso artistico del grande pittore, dai prodigiosi esordi giovanili al riconosciuto ruolo di artista di corte dei Gonzaga; il tutto è articolato in sei sezioni che evidenziano momenti particolari della sua carriera e significativi aspetti dei suoi interessi e della sua personalità artistica, illustrando al tempo stesso alcuni temi meno indagati come il rapporto di Mantegna con l’architettura e con i letterati. Si delinea così una figura dell’artista, che definì il suo originalissimo linguaggio formativo sulla base della profonda e diretta conoscenza delle opere padovane di Donatello, della familiarità con i lavori di Jacopo Bellini e dei suoi figli (in particolare del geniale Giovanni), delle novità fiorentine e fiamminghe, nonché dello studio della scultura antica. Un’attenzione specifica è dedicata al suo ruolo di artista di corte a Mantova e alle modalità con cui egli definì la fitta rete di relazioni e amicizie con scrittori e studiosi, che lo resero un riconosciuto e importante interlocutore nel panorama culturale, capace di dare forma ai valori morali ed estetici degli umanisti.
Accanto a dipinti, disegni e stampe di Mantegna sono esposte opere fondamentali dei suoi contemporanei, così come sculture antiche e moderne, dettagli architettonici, bronzetti, medaglie, lettere autografe e preziosi volumi antichi a stampa e miniati.

Rimaniamo sempre a Torino, ma spostiamoci alla GAM per una mostra realizzata per riscoprire un importante dipinto delle proprie collezioni, mai più esposto da trentotto anni. Si tratta della maestosa Fiera di Saluzzo (sec.XVII), di Carlo Pittara (1835-1890) presentato nel 1880 alla IV Esposizione Nazionale di Belle Arti di Torino, che rievoca una fiera seicentesca con animali, ambientata poco fuori le mura di Saluzzo. Nel giugno del 1880, durante l’Esposizione, il dipinto fu acquistato dal barone Ignazio Weil-Weiss e solo nel 1917 entrò a far parte delle collezioni della GAM di Torino. L’opera fu esposta per l’ultima volta nell’estate del 1981 a Palazzo Madama, nell’ambito della mostra Alfredo d’Andrade. Tutela e restauro, la tela fu poi avvolta su rullo e riposta nei depositi del Museo dove è stata conservata fino a oggi. La mostra tratteggia la formazione di Carlo Pittara e gli anni della “Scuola di Rivara”, per concentrarsi poi sulla storia e la fortuna critica della Fiera di Saluzzo. Il riallestimento del dipinto è quindi un’occasione di riscoperta, studio e approfondimento, per cercare di ritrovare le motivazioni della grande raffigurazione. Nello stesso tempo l’esposizione del dipinto ha permesso di verificare le sue condizioni conservative, a tale scopo è stato realizzato un nuovo telaio in sostituzione di quello non più utilizzabile del 1981. La grande opera suscitò grande entusiasmo del pubblico che visitò l’Esposizione Nazionale, per l’originalità dell’invenzione, la resa realistica della ricostruzione dell’antica fiera, accanto alla dimensione a scala naturale della rappresentazione. Il risultato è sorprendente: una grande parata di cavalieri, personaggi in costume e moltissimi animali: dalle capre ai bovini, dai cavalli di razza a quelli da tiro, dagli animali da cortile ai cani, fino alla scimmietta ritratta sulla spalla di un giovane con lo scopo di attrarre l’attenzione sulla merce di un pittoresco venditore di chincaglieria. Al dipinto è affiancato un grande grafico che permette di individuare gli edifici e le dimore saluzzesi, e apprezzare le diverse specie degli animali raffigurati.

Le nostre proposte ci portano ora Modena presso il Museo della figurina. La mostra Bici davvero! Velocipedi, figurine e altre storie è come un lungo viaggio di due secoli nella storia della bicicletta, raccontata attraverso 350 pezzi, tra album e figurine. Tra le curiosità, una sezione che celebra Fausto Coppi, a cent’anni dalla nascita, e una serie di biciclette d’epoca, come la penny-farthing di fine Ottocento. Il percorso espositivo si apre con la sezione più squisitamente storica che analizza l’evoluzione della bicicletta e celebra i suoi pionieri: a partire dal barone tedesco Karl Drais von Sauerbronn che nel 1817 inventò la Draisina, una “macchina da corsa” spinta dalla sola forza delle gambe, passando per Pierre ed Ernest Michaux che negli anni sessanta dell’Ottocento applicarono i pedali alla ruota anteriore, fino alle rivoluzionarie e leggerissime biciclette in carbonio dei nostri giorni. Agli esordi la bicicletta era definita “cavallo d’acciaio” e i ciclisti “cavalieri”. Le figurine documentano quindi l’evoluzione dell’abbigliamento mutuato, per gli uomini, da quello dei fantini, costituito da casacche in seta, stivali e cappellini ippici, in seguito rimpiazzati da abiti più pratici che lasciano scoperte gambe e braccia. È però il vestiario femminile a subire le trasformazioni maggiori: il nuovo mezzo di trasporto rende necessario l’abbandono delle gonne ottocentesche a favore di gonne-pantalone, galosce e stivaletti, per muoversi agevolmente senza rinunciare all’eleganza. Una sezione della mostra mette in evidenza quanto guidare una bicicletta, per una donna, fosse comunque molto più complicato che per un uomo: basti pensare che la versione femminile del modello Ariel aveva due pedali su un solo lato della grande ruota anteriore, per cui le signore erano costrette a cavalcare all’amazzone. La mostra prosegue con una serie di copertine di riviste, cartoline e bolli chiudilettera, di norma tratti da cartelloni pubblicitari e dedicati a particolari marche di bicicletta o a componenti come selle, fanalini e mozzi. Tra quelle esposte, alcune grafiche realizzate da artisti quali Plinio Codognato e Leopoldo Metlicovitz e con molto altro ancora.

A Vicenza, presso la Basilica Palladiana, abbiamo la mostra Ritratto di donna. Il sogno degli anni Venti e lo sguardo di Ubaldo Oppi. Nell’Europa da poco uscita dalla Prima guerra mondiale le donne cominciano a conquistare un proprio ruolo: sempre più autonome, seduttive e moderne. I capelli si accorciano come la lunghezza delle gonne, mentre la loro influenza nella società e nella cultura si fa sempre più intensa. Coco Chanel cambia la moda, Amelia Earhart attraversa in volo l’Atlantico, i balli di Josephine Baker incantano Parigi. Anche in Italia soffia un vento nuovo e di questa donna differente, così diversa dal modello anteguerra, offre un ritratto magnetico il pittore Ubaldo Oppi (1889-1942), cresciuto a Vicenza ma formatosi fra Vienna, Parigi e Venezia, poi divenuto milanese dopo essere stato ‘scoperto’ da Margherita Sarfatti e Ugo Ojetti che stanno cercando uno «stile italiano» nell’arte. Ma Oppi non è il solo, perché la nuova donna appare nella pittura di Felice Casorati come di Mario Cavalieri, di Mario Sironi come di Piero Marussig. Assolutamente padrone del loro tempo, quelle figure escono anche dalla cronaca per rievocare un mito, quello di donne fatali e potenti come le amazzoni o di muse ritratte in una magica sospensione, eternate nei valori di un seducente classicismo.

Spostiamoci ora a Ferrara per una mostra monografica dedicata a De Nittis, dal titolo De Nittis e la rivoluzione dello sguardo. Noto soprattutto per le sue composizioni eleganti e alla moda che ne determinarono il successo a Parigi, Giuseppe De Nittis (1846-1884) è da annoverare anche tra i principali interpreti di un nuovo modo di guardare la realtà e tradurla con immediatezza sulla tela attraverso inquadrature audaci, tagli improvvisi, prospettive sorprendenti affiancate a una sapiente resa della luce e delle atmosfere. Che si tratti di paesaggi assolati del sud Italia, di ritratti o delle affollate piazze di Londra e Parigi, il pittore di Barletta ha lasciato una serie di istantanee che rappresentano il mondo nel suo apparire fugace e transitorio. Pur senza dimenticare le esigenze del mercato e facendosi interprete del gusto delle esposizioni ufficiali, attraverso un linguaggio teso alla sperimentazione e una sensibilità ottica affine a quella degli amici Manet, Degas e soprattutto Caillebotte, De Nittis ha abbracciato quella “rivoluzione dello sguardo” che segna l’avvento della modernità in arte, a cui nella Parigi di fine Ottocento contribuisce il confronto tra la pittura e i codici visivi della fotografia e della tradizione artistica giapponese. Sono questi i temi che affronta la mostra, rileggendo la carriera del pittore da una prospettiva che pone l’accento sulla sua originalità e carica innovativa.

Al MIC di Faenza è stata allestita la rassegna Picasso. La sfida della ceramica. Grazie a 50
pezzi unici, un nucleo di inestimabile valore, si affronta tutto il percorso creativo dell’artista spagnolo nei confronti dell’argilla. La mostra analizza le fonti di ispirazione di Picasso, proprio a partire dai manufatti presenti nelle collezioni faentine. La ceramica classica (con le figure nere e rosse), i buccheri etruschi, la ceramica popolare spagnola e italiana, il graffito italiano quattrocentesco, l’iconografia dell’area mediterranea (pesci, animali fantastici, gufi e uccelli) e le terrecotte delle culture mesoamericane: questi saranno i protagonisti di un dialogo fertile, unico ed inedito. Una sezione speciale è dedicata al rapporto tra Picasso e Faenza, con l’esposizione di documenti e fotografie, mai esposti, ed appartenenti all’archivio storico del MIC.

Presso la Galleria Nazionale delle Marche e il Palazzo Ducale di Urbino (PU) è stata allestita la mostra Raphael Ware. I colori del Rinascimento. La grande stagione rinascimentale italiana trova piena espressione in ogni forma artistica: quella della maiolica esprime pienamente quella ricerca estetica, il clima culturale, ma anche il modus vivendi, che fa dell’Italia e dei suoi artisti, tra Quattrocento e Cinquecento, il faro culturale dell’Occidente. Dal Seicento in poi, nei paesi europei, la maiolica cinquecentesca italiana diventa una vera e propria passione collezionistica ed, a quella istoriata, da considerarsi a pieno titolo un aspetto della pittura rinascimentale, viene associato il nome del grande pittore urbinate: in inglese Raphael ware. La mostra espone 157 raffinati esemplari di maiolica italiana rinascimentale, provenienti dalla più grande collezione privata del mondo di questo genere, con l’obiettivo di focalizzare l’attenzione su quell’importante momento della tradizione artistica italiana.

Eccoci ora in Toscana, a Pistoia nel Museo di Palazzo Pretorio per la rassegna Dopo Caravaggio. Il Seicento napoletano. La rassegna presenta dipinti “mai visti” della Fondazione de Vito insieme alle tele più suggestive del Seicento del Museo di Palazzo Pretorio, il tutto da vita ad un percorso espositivo che vuole raccontare l’impatto determinante della pittura di Caravaggio sugli artisti di scuola napoletana nel XVII secolo attraverso una scelta di opere delle due collezioni. La mostra, presenta un numero di dipinti non elevato, ma di grande qualità, e si articola intorno ad alcune delle personalità più rilevanti della scena artistica partenopea. Il viaggio artistico inizia con il naturalismo post caravaggesco, nelle diverse interpretazioni degli artisti napoletani, fino ad arrivare all’espressività pittorica del linguaggio barocco; un itinerario in cui Battistello Caracciolo, Jusepe de Ribera, il Maestro dell’Annuncio ai Pastori, Bernardo Cavallino, Mattia Preti, Nicola Malinconico segnano le tappe di un’emozionante esperienza visiva ed emotiva.

Presso Palazzo Pitti a Firenze è allestita la rassegna Le calzature antiche e la loro fortuna nella cultura del Novecento. Argomento della mostra è storia, il ruolo sociale e la valenza simbolica della calzatura a partire dal mondo classico sino al contemporaneo. Nel mondo greco, per esempio, lo status e il ceto di appartenenza di una persona si distingueva anche in base all’altezza delle suole, ai colori e alle decorazioni delle calzature che indossava. In mostra sono esposti i principali tipi di scarpe utilizzate nel periodo compreso fra il V secolo a.C. e il IV a.C, rinvenute in contesti archeologici dell'Europa del nord. Raffigurazioni su rilievi, vasi figurati e statue integreranno il nucleo archeologico, cui si affiancherà una sezione dedicata alla fortuna della calzatura antica nella cultura del Novecento, attraverso due punti di vista fra loro complementari: la moda e il cinema. Scarpe dei maggiori stilisti italiani del secolo scorso saranno esposte insieme ai modelli della più celebre manifattura italiana di calzature per il cinema, la Pompei Shoes, per alcuni dei film peplum divenuti veri e propri cult, da Cleopatra a Quo Vadis, Da Ben Hur al Gladiatore.

Sempre Firenze, ma questa volta la sede museale di Palazzo Davanzati per la rassegna Bellezza e nobili ornamenti nella moda e nell’arredo del Seicento. L’idea dell’esposizione è nata dall’acquisizione, promossa dai Musei del Bargello per Palazzo Davanzati, di un rarissimo e inedito corpus di disegni per ricami e merletti databili alla prima metà del XVII secolo e apparsi sul mercato antiquario nel 2018. Si tratta di una delle più estese raccolte esistenti di disegni di merletti e ricami costituita da 105 fogli, centodue carte ad inchiostro e tre a grafite e sanguigna, giunte fino a noi in ottimo stato conservativo e attribuibili per la gran parte alla firma dello stesso autore, Giovanni Alfonso Samarco da Bari, un disegnatore di ambito meridionale dall’indubbio talento grafico la cui identità rimane ancora oggi ignota. Attorno a questi disegni per grandi colletti, bordure e fregi ricamati, si sviluppa un il percorso della mostra che intende documentare lo stile prezioso ed elegante della moda e dell’arredo del Seicento, attraverso un suggestivo confronto tra la grafica e un’accurata selezione di abiti, accessori, dipinti, sculture, medaglie, libri, tessuti, merletti e ricami.

Arriviamo ora a Roma per una mostra fotografica al Palazzo delle Esposizioni dal titolo Milano. Ritratti di fabbriche (1978-80) di Gabriele Basilico (1944-2013). Dopo la laurea in Architettura al Politecnico di Milano nel 1973, Gabriele Basilico si dedica con continuità alla fotografia. La forma e l’identità delle città e i mutamenti in atto nel paesaggio urbano sono fin dagli esordi i suoi ambiti di ricerca privilegiati. Milano. Ritratti di fabbriche (1978-80) è il primo lavoro dedicato alla periferia industriale e corrisponde alla sua prima mostra in un museo (1983, Padiglione di Arte Contemporanea, Milano). Nel 1984 è invitato a far parte della Mission Photographique de la DATAR, voluta dal governo francese, e documenta le coste del nord della Francia. Nel 1991 partecipa a un’altra missione fotografica internazionale a Beirut, alla fine di una guerra durata oltre quindici anni. A Beirut tornerà altre tre volte: nel 2003, nel 2008 e nel 2011. Nel 1996, con Stefano Boeri, realizza un’accurata indagine sui mutamenti del paesaggio, Sezioni del paesaggio italiano, che verrà presentata e premiata alla VI Biennale Architettura di Venezia. Gabriele Basilico ha prodotto moltissimi lavori di documentazione di città in Italia e all’estero e realizzato un ampio numero di mostre e di libri personali. Considerato un indiscusso maestro della fotografia contemporanea, ha esposto in molti Paesi e ricevuto numerosi premi e riconoscimenti. Ha inoltre intrecciato il suo instancabile interesse per le trasformazioni del paesaggio urbano con attività seminariali, lezioni, conferenze, e riflessioni scritte. Le sue opere fanno parte di importanti collezioni internazionali, pubbliche e private.

La presenza alle Gallerie d’Italia di Napoli del Martirio di sant’Orsola di Caravaggio – documentato come l’ultimo, drammatico dipinto eseguito da Caravaggio – fornisce spesso l’occasione per creare approfondimenti ed eventi espositivi su temi legati al grande maestro lombardo, alla sua opera, alla sua fortuna. In particolare, la mostra-dossier David e Caravaggio. La crudeltà della natura, il profumo dell’ideale prende spunto dalla presenza nella basilica reale pontificia di San Francesco di Paola a Napoli di una copia molto fedele di uno dei maggiori capolavori di Caravaggio, la Deposizione nel sepolcro, oggi conservata ai Musei Vaticani ma in origine nella chiesa di Santa Maria in Vallicella a Roma. Questa copia di grande qualità era stata eseguita nel 1824 dal pittore napoletano Tommaso De Vivo quando l’originale, requisito per entrare a far parte delle prestigiose collezioni del Musée Napoléon, era rientrato a Roma e trasferito nelle raccolte vaticane. Queste sono le premesse che hanno portato i curatori della mostra a voler ripercorrere la fortuna di questo capolavoro in un momento in cui Michelangelo Merisi, pur non godendo di considerazione da parte della storiografia artistica e della critica, catturava invece l’attenzione dei pittori francesi che in età neoclassica soggiornavano a Roma per un periodo di formazione. Tra questi ha avuto un peso decisivo Jacques-Louis David, nelle cui opere ritroviamo diversi e precisi richiami a quelle di Caravaggio. Il fulcro di questa esposizione è dunque il suggestivo confronto tra la Deposizione nel sepolcro e La morte di Marat che rievoca questo momento affascinante e meno noto della fortuna di Caravaggio. Non essendo possibile esporre i due inamovibili capolavori originali, quindi si è pensato di collocare vicino alla copia napoletana della Deposizione, restaurata per l’occasione, una delle quattro repliche della Morte di Marat eseguite dagli allievi del maestro francese nell’atelier e sotto la sua direzione. Il percorso della mostra è arricchito da alcuni capolavori del grande protagonista del Neoclassicismo – come La Buona Ventura e Morte di Seneca – e da volumi dei primi decenni dell’Ottocento dedicati alle raccolte vaticane, in cui notevole risalto è dato alla Deposizione di Caravaggio.

La Pinacoteca De Nittis di Barletta ospita la mostra Boldini. L’incantesimo della pittura. Capolavori dal Museo Boldini di Ferrara. Si tratta della prima monografica mai dedicata in Puglia al celebre ritrattista, collega di Giuseppe De Nittis a Parigi, frutto di un virtuoso scambio tra istituzioni civiche simili per storia, natura e vocazione: il Museo Giovanni Boldini di Ferrara e la Pinacoteca – Casa De Nittis di Barletta. Tra i protagonisti indiscussi della pittura italiana ed europea a cavallo tra Ottocento e Novecento, Giovanni Boldini (Ferrara 1842 – Parigi 1931) è stato uno dei più celebri ritrattisti della Belle Époque assieme a James McNeill Whistler, John Singer Sargent e Joaquín Sorolla e ha immortalato i protagonisti del tempo, da Robert de Montesquiou alla marchesa Luisa Casati, facendo di loro l’immagine stessa di quel momento storico e culturale. Boldini annovera una parabola artistica avvincente e complessa che va oltre il ritratto: il suo talento si è espresso in ogni genere e tecnica, dalla veduta alla natura morta, dalla pittura alla grafica, come dimostrano testimonianze figurative di straordinario fascino e forza, imprescindibili per comprendere l’opera dell’artista nella sua totalità. In mostra troviamo una selezione di quasi 70 opere che permette di ripercorrere, in maniera esaustiva, i principali snodi della sua vicenda artistica, dalle vibranti prove degli anni fiorentini ai grandi dipinti della maturità, iconici capolavori della Belle Époque come il Piccolo Subercaseaux, i ritratti “alla moda” della Contessa de Leusse, della Principessa Eulalia e Fuoco d’artificio o la magnetica effigie della Signora in rosa, emblematica di una nuova rappresentazione, nervosa ed elegante, della femminilità moderna.

Siamo alla fine del nostro itinerario di proposte. A Palermo presso il Palazzo Reale è stata preparata la mostra O’Tama. Migrazione di stili; si tratta di una inedita rassegna sull’artista giapponese che visse per 51 anni a Palermo. Dopo approfonditi studi si è ricostruito idealmente un complesso percorso iniziato nel 1882 quando l’artista (1861-1939), prima orientale a giungere in Europa, arrivò da Tokio con lo scultore palermitano Vincenzo Ragusa. Nella Palermo di fine Ottocento O’Tama Kiyohara è stata pioniera di un percorso artistico, culturale e didattico votato al progresso e all’innovazione. L’esposizione - che conta 101 opere - ha il merito di aver riunito finalmente i frammenti di quel lungimirante progetto, grazie al faticoso restauro di 46 acquerelli ikebana e botanici, 6 cartoni (kinkawa-gami) e 18 tessuti; in mostra anche 9 ceramiche, 14 bronzi, 2 ventagli e soprattutto il prezioso kimono dipinto a mano e ricamato con seta policroma e filo d’oro, che è stato collocato all’interno di una teca dedicata in Sala dei Vicerè. Non è un’opera di O’Tama: fu suo marito, Vincenzo Ragusa, ad acquistarlo in Giappone per la sua collezione.
O’Tama Kiyohara visse a Palermo fino al 1933: portò un livello di innovazione tale da riuscire ad abbattere le resistenze di uno statico sistema artistico. L’arte orientale, fino ad allora considerata una minaccia per l’arte ufficiale, contaminò e arricchì l’espressione artistica italiana. Al contempo, l’arte giapponese, che faceva a meno dell’ombra e della prospettiva a vantaggio delle composizioni decorative, viene contaminata dalla luce della Sicilia.

Highsight. Fotografia ad alta quota
Gressoney Saint-Jean (Ao) – Museo Regionale della fauna alpina Beck Peccoz
7 dicembre 2019 - 13 aprile 2020
Orari: 9.00 – 12.30/ 15.00 – 18.30, mercoledì e giovedì chiuso.
Biglietti: 3€ intero, 1,50€ ridotto
Informazioni: www.comune.gressoneystjean.ao.it

Olivo Barbieri. Mountains and Parks
Aosta – Centro Saint – Bénin
16 novembre 2019 - 19 aprile 2020
Orari: martedì- domenica 10.00- 13.00/14.00- 18.00: lunedì chiuso.
Biglietti: 6€ intero, 4€ ridotto
Informazioni: www.regione.vda.it

Andrea Mantegna. Rivivere l’antico, costruire il moderno
Torino – Palazzo Madama
12 dicembre 2019 – 4 maggio 2020
Orari: lunedì, mercoledì, venerdì, domenica 10.00-18.00, giovedì e sabato 10.00-21.00; martedì chiuso
Biglietti: 15€ intero, 13€ ridotto
Informazioni: www.palazzomadamatorino.it

Cavalli, costumi e dimore. La riscoperta della “Fiera di Saluzzo (sec.XVII)” di Carlo Pittara
Torino – GAM
19 dicembre 2019 - 13 aprile 2020
Orari: martedì - domenica 10.00- 18.00; lunedì chiuso
Biglietti: 10€ intero, 8€ ridotto
Informazioni: www.gamtorino.it

Bici davvero! Velocipedi, figurine e altre storie
Modena – Museo della figurina
11 ottobre 2019 – 13 aprile 2020
Orari: mercoledì, giovedì, venerdì 11.00-13.00 / 16.00-19.00; sabato e domenica 11.00-19.00
Biglietti: 6€ intero, 4€ ridotto
Informazioni: https://www.fmav.org

Ritratto di donna. Il sogno degli anni Venti e lo sguardo di Ubaldo Oppi
Vicenza – Basilica Palladiana
6 dicembre 2019 – 13 aprile 2020
Orari: tutti i giorni 10.00-18.00
Biglietti: 13€ intero, 11€ ridotto
Informazioni: www.mostreinbasilica.it

De Nittis e la rivoluzione dello sguardo
Ferrara – Palazzo dei Diamanti
1 dicembre 2019 - 13 aprile 2020
Orari: tutti i giorni 9.00 – 19.00
Biglietti: 13€ intero, 11€ ridotto
Informazioni: www.palazzodiamanti.it

Picasso. La sfida della ceramica
Faenza – MIC
1 novembre 2019 – 13 aprile 2020
Orari: martedì -domenica 10.00-19.00; lunedì chiuso
Biglietti: 14€ intero, 10€ ridotto
Informazioni: www.micfaenza.org

Raphael Ware. I colori del Rinascimento
Urbino (PU)- Galleria Nazionale delle Marche/ Palazzo Ducale
31 ottobre 2019 – 13 aprile 2020
Orari: martedì- domenica 8.30 – 19.15, lunedì 8.30- 14.00
Biglietti: 8€ intero, 2€ ridotto
Informazioni: www.gallerianazionalemarche.it

Dopo Caravaggio. Il Seicento napoletano
Prato – Palazzo Pretorio
14 dicembre 2019 - 13 aprile 2020
Orari: tutti i giorni 10.30-18.30; martedì chiuso
Biglietti: 10€ intero, 8€ ridotto
Informazioni: www.palazzopretorio.prato.it

Le calzature antiche e la loro fortuna nella cultura del Novecento
Firenze – Palazzo Pitti
16 dicembre 2019 - 19 aprile 2020
Orari: martedì – domenica 8.15 - 18.50; lunedì chiuso
Biglietti: 10€ intero, 2€ ridotto
Informazioni: www.uffizi.it

Bellezza e nobili ornamenti nella moda e nell’arredo del Seicento
Firenze – Palazzo Davanzati
8 dicembre 2019 - 13 aprile 2020
Orari: tutti i giorni 8.15 – 14.00
Biglietti: 6€ intero, 2€ ridotto
Informazioni: www.bargellomusei.beniculturali.it

Milano. Ritratti di fabbriche (1944-2013)
Roma – Palazzo delle Esposizioni
23 gennaio 2020 - 13 aprile 2020
Orari: domenica, martedì, mercoledì e giovedì 10.00- 20.00; venerdì e sabato 10.00- 22.30; lunedì chiuso
Biglietti: 12,50€ intero, 10€ ridotto
Informazioni: www.palazzoesposizioni.it

David e Caravaggio. La crudeltà della natura, il profumo dell’ideale
Napoli – Palazzo Zevallos Stigliano
5 dicembre 2019 - 19 aprile 2020
Orari: martedì- venerdì 10.00- 19.00; sabato e domenica 10.00- 20.00; lunedì chiuso
Biglietti: 5€ intero, 3€ ridotto
Informazioni: www.gallerieditalia.com

Boldini. L’incantesimo della pittura. Capolavori dal Museo Boldini di Ferrara
Barletta (BT) – Pinacoteca De Nittis
7 dicembre 2019 – 3 maggio 2020
Orari: domenica, martedì, mercoledì, giovedì, venerdì, sabato 9.00 - 19.00; lunedì chiuso
Biglietti: 8€ intero, 4€ ridotto
Informazioni: www.barlettamusei.it

O’Tama. Migrazione di stili
Palermo – Palazzo Reale
7 dicembre 2019 - 6 aprile 2020
Orari: venerdì -lunedì 8.15 – 17.40, domenica 8,15- 13.00
Biglietti: 7€ intero, 2€ ridotto
Informazioni: www.federicosecondo.org