Mostre Giugno 2019

Autore:
Roda, Anna
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Stanno per iniziare i mesi estivi, ma già per giugno abbiamo una notevole serie di proposte, alcune imperdibili.
Iniziamo dal polo espositivo del Forte di Bard (Ao).
Protagonista della pittura del Seicento emiliano, Giovanni Francesco Barbieri, detto il Guercino (Cento/Ferrara 1591 – Bologna 1666) nel corso della sua lunga vita realizzò numerose pale d’altare destinate a una fruizione pubblica all’interno di edifici religiosi, a partire dalle chiese di campagna della pianura centese sino alla basilica di San Pietro in Vaticano a Roma. L’artista fu però molto amato ed ebbe importanti commissioni anche da privati, che chiesero sue opere per arricchire le proprie collezioni e quadrerie. A questo secondo gruppo di dipinti è dedicata la mostra Il Guercino. Opere da quadrerie e collezioni del Seicento in programma al Forte nelle sale delle Cannoniere.
Tra i 54 capolavori esposti, dipinti di grande innovazione figurativa, riferibili a diverse fasi dell’attività dell’artista, dal vivo colorismo della fase giovanile alla maggiore compostezza classica delle opere tarde. Si tratta di una serie di dipinti di soggetto religioso, mitologico, letterario, di dimensioni variabili a seconda della destinazione all’interno delle quadrerie private dell’epoca. I disegni, che rimasero per la gran parte nel suo studio, costituiscono un’accezione particolare del Guercino privato, trattandosi soprattutto di opere che il pittore custodiva personalmente, sia per utilizzarle per creazioni proprie o degli allievi all’interno della propria bottega.

Giungiamo ora a Torino per due mostre.
La Fondazione Accorsi-Ometto rende omaggio a un altro importante pittore piemontese dell’Ottocento: Giovanni Migliara. La mostra intende evidenziare uno dei temi centrali della ricerca dell’artista, quello del viaggio, intrapreso lungo città e luoghi del territorio italiano e restituito attraverso la raffigurazione emblematica di monumenti e di paesaggi identificati nella loro peculiarità. La rassegna comprende un centinaio di opere, tra dipinti a olio, acquarelli, tempere, disegni e sofisticati fixès sous verre (miniature a olio su seta applicata su vetro). Particolare rilevanza presenta anche la collaborazione offerta dai discendenti dell’artista che hanno messo a disposizione preziosi materiali documentari, conservati in famiglia di generazione in generazione, tra cui il celebre Album in cui Migliara conservava i suoi acquarelli e disegni ritenuti più significativi. Trasferitosi a Milano dopo aver operato a Torino come ebanista, seguendo la tradizione familiare, Giovanni Migliara (Alessandria 1785-Milano 1837) si formò a Brera, collaborando con Gaspare Galliari come aiuto scenografo ai teatri alla Scala e Carcano. Dal 1812 prese parte alle esposizioni annuali indette dall’Accademia di Brera, conquistando in breve il consenso della critica e i favori della committenza ambrosiana e lombarda. Tra gli anni Venti e Trenta dell’Ottocento intraprese alcuni viaggi in Italia toccando molteplici località, puntualmente immortalate in disegni e dipinti che, nel loro insieme, compongono un caleidoscopico panorama della penisola negli anni della Restaurazione. Migliara ebbe inoltre stretti e frequenti rapporti con la committenza torinese, a cominciare da Casa Savoia: prima Carlo Felice, poi Carlo Alberto e Maria Cristina, lo onorarono con commissioni rilevanti, tra cui quella dell’Album personale di Carlo Alberto, oggi conservato alla Biblioteca Reale di Torino, comprendente vedute del Piemonte e della Savoia.

La GAM di Torino presenta negli spazi della Wunderkammer la mostra dedicata ad Ando Gilardi (1921 – 2012), fotografo e fotoreporter di denuncia nell’Italia del dopoguerra, attraverso una selezione di scatti eseguiti tra il 1950 e il 1962. Il progetto espositivo rappresenta una novità rispetto alle mostre fotografiche dei circuiti principali ed è anche l’occasione per valorizzare il recupero e la digitalizzazione dell’importante collezione di negativi del fondo Ando Gilardi Reporter, portato a termine nel 2017 da ABF - Atelier per i Beni Fotografici di Torino.
Ando Gilardi, nato nel 1921 ad Arquata Scrivia in provincia di Alessandria, nato Aldo, poi ribattezzato Ando da partigiano, è stato fotografo, giornalista, storico e critico della fotografia, noto per la sua riflessione sulla valenza e sul potere dello scatto quale documento, tesi sulla quale consacrò studi e ricerche, condivise attraverso numerose pubblicazioni e riviste da lui fondate o dirette. L’interesse di Ando Gilardi per la fotografia nasce nell’immediato dopoguerra quando, rientrato a Genova dopo aver passato con i partigiani il periodo del conflitto, fu reclutato nel laboratorio di riproduzione fotografica dalla Commissione Interalleata per la Documentazione dei Crimini di Guerra a supporto del processo di Norimberga. Militante del Partito Comunista fu giornalista de L’Unità, Vie Nuove e anche del settimanale sindacale Lavoro. Proprio per Lavoro Gilardi iniziò a realizzare i servizi fotografici a supporto visivo per i suoi articoli di inviato in Italia, fra il 1950 e il 1962.La mostra è composta da una selezione di 55 immagini, in prevalenza istantanee prese nei luoghi di occupazione e nelle abitazioni, a documento delle condizioni di lavoro e di vita degli operai, dei braccianti agricoli e delle rispettive famiglie. In misura minore gli scatti riguardano situazioni di manifestazioni o dimostrazioni sindacali come scioperi, occupazioni di fabbriche o terre, oltre a momenti ludici e di svago, a testimonianza della ripresa del paese. A corredo dell’esposizione sono presenti una serie di documenti e rotocalchi originali che accompagnano il visitatore in un viaggio alla scoperta della ricchezza dell’archivio del fotografo. L’allestimento si delinea in un itinerario articolato fra alcune inchieste legate a momenti di cronaca e a eventi che fecero notizia in quegli anni, intervallato da alcuni scatti iconici dell’autore. I temi ricorrenti sono l’infanzia, il lavoro, l’emancipazione femminile, l’identità degli italiani, gli scioperi, le attività sindacali.

La nostra prossima tappa è Milano.
Presso il polo espositivo di Palazzo Reale una importante mostra dedicata al pittore Ingres dal titolo Jean Auguste Dominique Ingres e la vita artistica al tempo di Napoleone. L’esposizione dedicata all’erede di Raffaello e precursore di Picasso, realista e manierista al tempo stesso, che affascina tanto per le sue esagerazioni espressive quanto per il suo gusto del vero, accoglie oltre 150 opere - delle quali oltre 60, tra dipinti e disegni, realizzate dall’artista francese. Un focus particolare viene dedicato a Milano, che in quella fase di riorganizzazione politica e artistica conobbe una stagione di intensa prosperità, fortemente rimodellata nei suoi monumenti e nelle infrastrutture urbane, a partire dalla Pinacoteca di Brera in epoca napoleonica. Attori di questa rivoluzione furono gli artisti italiani, da Appiani nella pittura, a Canova, nella scultura, che si avvalsero di questa “politica delle arti”, ascrivibile all’arte del governare di Napoleone Bonaparte. E protagonista fu anche Ingres, pittore intriso di italianità. Nel 1800 concorse per il prix de Rome e nel 1806, dopo aver completato il grande Napoleone in costume sacro, giunse nella città eterna, dove ebbe modo di approfondire gli studi su Raffaello. Inviato in Italia sotto l’Impero e poi coinvolto nei cantieri imperiali di Roma, decise di restare «italiano» fino al 1824, per tornare più avanti a dirigere Villa Medici.

La Galleria d’Arte Moderna di Milano, in occasione del centenario della morte di Angelo Morbelli (1919-2019), artista piemontese di nascita ma milanese di adozione, rende omaggio a uno dei protagonisti della grande rivoluzione divisionista tra Otto e Novecento. In mostra troviamo oltre trenta opere del maestro che ne presentano le diverse tematiche affrontate (Milano di fine Ottocento e il toccante tema dei “vecchioni”) e le indubbie novità tecniche che hanno fatto di Morbelli uno dei maestri del Divisionismo. La rassegna, che vede Morbelli nuovamente sulla scena espositiva milanese dopo moltissimi anni di assenza, intende documentare alcuni degli aspetti salienti della sua produzione, dalla sperimentazione tecnica nell’uso del colore all’elaborazione di alcune tematiche specifiche che costituiranno i soggetti delle diverse sezioni della mostra.

Nell’ambito di Milano Photo Festival e di Milano PhotoWeek l’Associazione Italia Russia ospita nel suo spazio multifunzionale, in prima assoluta, la mostra Arca Russa, ??????? ??????, fotografie di Calogero Russo (1971). Arca Russa, chiaro riferimento e tributo al film del 2002 di Aleksandr Sokurov, è un progetto realizzato tra il 2013 e il 2017 da Calogero Russo che, viaggiando in Russia a 100 anni dalla Rivoluzione d’ottobre, a 25 dal collasso dell’URSS, nella quotidianità della Russia odierna, ha osservato la vita contemporanea ritrovandovi le tracce del recente passato, spesso rapidamente rimosso dalla coscienza collettiva. Calogero Russo racconta non solo edifici, persone, luoghi, ma l’anima impalpabile della Russia, l’essenza di un popolo e del suo ambiente. Come in un lungo piano sequenza un’unica storia unisce i luoghi e le vite restituendo l’identità di un popolo. All’Associazione Italia Russia è esposta una selezione di circa 20 immagini del grande photo-reportage realizzato in Russia e nell’Europa dell’est.

Le prossime proposte sono a Genova.
I Musei di Strada Nuova presentano una serie di incisioni a bulino di Albrecht Dürer, uno dei maestri più importanti del Rinascimento nordico e protagonista insuperato di questa particolare tecnica; la sua arte ha travalicato i confini della natia Germania, divenendo un punto di riferimento per pittori, disegnatori e incisori dell’intera Europa anche nei secoli successivi. Le opere in mostra fanno parte di una collezione privata di incisioni di grandi maestri del passato, che un colto e avveduto collezionista ha messo insieme negli anni con passione e determinazione, che continua ad accrescere e che ha intenzione di destinare al Gabinetto Disegni e Stampe di Palazzo Rosso: al momento più di duecento fogli, di alcuni artisti italiani – tra i quali Grechetto, Giambattista Tiepolo, Giandomenico Tiepolo - ma soprattutto di artisti tedeschi del primo Cinquecento, come Albrecht Altdorfer, Hans Sebald Beham, e in particolare di Albrecht Dürer (1471 – 1528). In mostra 54 bulini e 2 acquaforti, che consentono al visitatore di seguire l’evolversi dello stile e della perizia tecnica dell’artista e i cambiamenti di registro nelle diverse tematiche da lui affrontate: dalle prime stampe, in cui l’influenza dei maestri nordici precedenti è più evidente, come ne La sacra famiglia con la libellula (1495 c.) o nella Giovane donna insidiata dalla morte (1495 c.), alla creazione di uno stile personalissimo, con immagini dalla complessa e affascinante simbologia, come ne La grande fortuna (1501 c.) o ne La strega cavalca una capra (1505 c.), bulini fondamentali per la comprensione dell’iter artistico di Dürer sia per l’altissimo virtuosismo tecnico che per la profondità psicologica e la ricchezza di significati simbolici.

Palazzo della Meridiana presenta la rassegna Caravaggio e i Genovesi. Committenti, collezionisti, pittori, che si prefigge di sviluppare un altro capitolo estremamente importante per la cultura figurativa genovese, visto il calibro dei protagonisti coinvolti, diventa di portata internazionale.
I primi trent’anni del Seicento sono indiscutibilmente un momento magico per la città: il potere economico e finanziario delle famiglie leader della Repubblica Aristocratica Ligure, un numero assi più cospicuo di quante se ne possano immaginare, rendono Genova e il suo porto baricentrici per l’Europa del tempo. Qui si sono accumulati decenni di benessere, ricchezze, argenti, opere d’arte. Quello che gli storici dell’economia definiscono Il secolo dei genovesi, un centinaio d’anni a cavallo tra il Cinquecento e il Seicento, è per la storia dell’arte genovese un glorioso periodo aureo. Chi sono i protagonisti, insieme alle famiglie con i lori condottieri, dogi, mercanti e finanzieri? Gli artisti locali e “forestieri sono coloro che ci consentono ancora oggi di visualizzare tanta ricchezza. E tanta bellezza. Caravaggio e i suoi seguaci costituiscono un capitolo importante della storia dell’arte genovese, che in questo momento può dirsi a tutti gli effetti europea.

Trasferiamoci ora in Veneto. La prima tappa è a Verona.
Presso il Museo di Storia Naturale di Verona abbiamo la mostra fotografica Etiopia. La bellezza rivelata- Sulle orme degli antichi esploratori. Si tratta di una mostra che conduce il visitatore sulle tracce degli esploratori che nei secoli scorsi hanno percorso i paesaggi di fantastica suggestione e descritto gli animali di grande bellezza, nella terra che fu della Regina di Saba, l’Etiopia. Partendo dalle descrizioni contenute in alcune loro opere librarie, la ricchezza ambientale e culturale dell’Etiopia sarà evocata dagli oggetti e dalle suggestive fotografie e video. L’Etiopia è un crogiolo di realtà, ciascuna unica ma tutte collegate. A partire dalla varietà ambientale caratterizzata da sbalzi altitudinali spesso estremi: si può passare – spesso rapidamente – dalle regioni di bassopiano o dalla depressione dell’Afar, che supera i 100 metri sotto il livello del mare, agli oltre 2.000 metri dell’altopiano, con i picchi del Semien, nel Nord, che toccano i 4.550 metri. L’Etiopia è stata la culla dell’umanità grazie all’abbondanza di risorse minerali, animali e vegetali. La regione ha dunque rivestito un ruolo centrale nelle reti di scambio sulle lunghe distanze, fornendo per secoli avorio, resine aromatiche, ebano e oro al resto del mondo antico. Per tale ragione, questo Paese e le altre regioni del Mar Rosso meridionale erano al centro dell’interesse e dell’immaginario degli antichi, essendo spesso dipinte come terre amate e frequentate dagli dei. Dopo alcuni secoli di oblio, in cui solo rare eco della regione e delle sue genti giungevano in Europa – trasfigurate per lo più nelle descrizioni del favoloso e potente regno del Prete Gianni – lo scrigno delle bellezze etiopiche si è nuovamente e gradualmente dischiuso a partire dal XVI secolo. Inizia allora l’epoca dei viaggiatori e in seguito degli esploratori, che rappresentano, di fatto, anche la base per la conoscenza scientifica dell’Etiopia documentata e raccontata in questa mostra.

Presso il MUSME di Padova è stata allestita la mostra Mondo vaccini.
Si tratta di un viaggio nell’universo delle conoscenze legate ai vaccini e al ruolo che hanno avuto e hanno questi farmaci nella salute pubblica. L’efficacia dei vaccini è strettamente legata alla percentuale delle somministrazioni. La scienza ha dimostrato che nei secoli scorsi siamo riusciti a debellare malattie o a limitare la loro diffusione grazie alla collaborazione globale. Solo uniti nel comune intento di combattere gli agenti patogeni possiamo migliorare la salute di tutti. Grazie a proiezioni, video e pannelli infografici ci si propone di diffondere un’informazione corretta sui vaccini e sui pericoli delle malattie che combattono e di offrire degli strumenti per aumentare la fiducia dei cittadini nei confronti della Medicina, facendo comprendere l’impegno profuso nella ricerca. Inoltre, una selezione di articoli di giornale, francobolli, manifesti e foto ricorda quanto il tema della vaccinazione abbia da sempre animato il dibattito pubblico durante le varie campagne vaccinali effettuate in passato.

A Conegliano presso Palazzo Sarcinelli troviamo la mostra I Ciardi. Paesaggi e giardini. L’esposizione è dedicata a una delle più affermate “famiglie” di artisti veneti di quel periodo: i Ciardi. In una fase di grandi cambiamenti della pittura, sempre più orientata verso lo studio dal vero o en plein air della realtà, Guglielmo (Venezia, 1842 - 1917) e i figli Beppe (Venezia, 1875 - Quinto di Treviso, 1932) ed Emma (Venezia, 1879 - 1933) assumono un ruolo di protagonisti assoluti della scena artistica veneziana, italiana ed internazionale, partecipando alle Biennali di Venezia e ai più importanti appuntamenti espositivi nazionali, avendo anche una buona visibilità all'estero. Come osserva il curatore Giandomenico Romanelli, «la ricchezza della loro scelta a favore del paesaggio si misura nelle radicali novità che essi (e soprattutto Guglielmo) sanno introdurre in questo genere pittorico: la luce declinata in tutte le possibili atmosfere, la presenza viva e palpitante della natura nelle piante, nei campi, nelle messi, nelle distese di eriche; la maestosità spesso scabra delle masse montuose, colte nella luce azzurra dell’alba o in quella struggente e aranciata dei tramonti, i filari, i covoni, i corsi d’acqua». La rassegna consente di apprezzare attraverso più di 60 opere e con un taglio originale, legato principalmente alla rappresentazione della natura e del paesaggio veneto, gli elementi qualificanti della produzione di questa famiglia, mettendo in evidenza peculiarità, convergenze e divergenze tra i tre artisti, ben riconoscibili grazie ad alcuni confronti proposti in mostra. I prestiti provengono da alcune istituzioni pubbliche come l’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti di Venezia, Casa Cavazzini ? Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Udine e la Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro di Venezia, con un nucleo significativo di dipinti finora conservati nei depositi ed esposti al pubblico dopo circa vent’anni, oltre che da collezioni private.

Arriviamo ora a Venezia. Il Settecento veneziano con le sue luci e ombre si snoda lungo le sale di Palazzo Ducale, nel racconto di un secolo straordinario e del suo protagonista: Giovanni Antonio Canal, il Canaletto. Una stagione artistica di grande complessità e valore, di eccellenze nel campo della pittura, della scultura, delle arti decorative. Fin dal suo inizio il 700 si mostra come un secolo di enorme vitalità e grandi cambiamenti, nel linguaggio dell’arte, nella storia delle idee e delle tecniche, nella vita sociale. La mostra parte dall’affacciarsi nei primi anni di una nuova forma artistica, che rompe i legami con il rigore del Classicismo e con la teatralità del Barocco, mentre il colore prende il sopravvento sul disegno. Luca Carlevarijs pone le basi del vedutismo veneziano, Rosalba Carriera rinnova l’arte del ritratto. Due giovani coetanei dipingono opere in cui la luce acquista valenza fondante, costitutiva: Giambattista Tiepolo con pennellate aggressive in composizioni dinamiche, Canaletto nella pittura di vedute, lo stile di entrambi si farà poi più controllato e nitido. Il viaggio prosegue con la pittura di costume di Pietro Longhi, l’esplosione del vedutismo, la pittura di storia e quella di paesaggio, il capriccio. E la grande stagione dell’incisione, che diversi sperimentano, e di Giambattista Piranesi. Il racconto di questo secolo è anche quello della presenza europea della Serenissima e del viaggiare dei suoi artisti. Mentre anche l’arte vetraria di Murano vive i suoi fasti, con l’oreficeria e la manifattura di porcellane. Protagonisti di fine secolo sono Francesco Guardi e Giandomenico Tiepolo, figlio di Giambattista. Nelle vedute di Guardi il linguaggio pittorico, tremolante e allusivo, lontano dalle solari certezze di Canaletto, sembra evocare una Venezia in disfacimento, mentre il tempo del vivere felice e aristocratico lascia il posto a un popolo di irriverenti Pulcinella, dove tutti sono liberi e uguali, e sullo sfondo la rivoluzione infiamma la Francia. Il secolo dei lumi, e il percorso espositivo, si chiude con l’affermarsi del Neoclassicismo, su tutti giganteggia Antonio Canova.

Ultima tappa veneta è Rovigo. Presso Palazzo Roverella una è allestita una mostra fotografica dal titolo Giostre! Storie, immagini, giochi. Completamente dedicata alla fantasiosa iconografia delle giostre, questa mostra, sfaccettata e divertente, è anche pensosa, e vuole suscitare nel pubblico un vero e proprio effetto-giostra, tra il gioco più semplice e genuino che rimanda all’infanzia e la riflessione sulla vita, sul tempo che passa, sul mondo che gira, sul destino. Polesine è da sempre terra di giostre e giostrai. Qui, e in particolare nel territorio di Bergantino, vengono realizzate giostre destinate ai parchi di divertimento e agli spettacoli viaggianti di tutto il mondo. In mostra, infatti, vengono proposte immagini di giostre grandi e piccole, così come sono state raffigurate soprattutto in fotografia, ma anche in pittura, grafica, nei numerosissimi giocattoli, nei modellini, fino ai carillon. Presenti in mostra anche “pezzi” di antiche giostre come organi e cavalli di legno.
L’ampia sezione di fotografie comprende opere di più di sessanta importanti fotografi dall’Ottocento a oggi. Tra questi, le immagini ottocentesche di Celestino Degoix e di Arnoux; quella della Parigi dell’inizio del Novecento di Eugène Atget e dei Frères Seeberger; le fotografie degli anni Quaranta-Sessanta di Henri Cartier Bresson, Mario Cattaneo, Cesare Colombo, Bruce Davidson, Robert Doisneau, Eliot Erwitt, Izis, Mario Giacomelli, Paolo Monti, Willy Ronis, Lamberto Vitali, David Seymour; per l’epoca contemporanea, le immagini di Bruno Barbey, Gabriele Basilico, Olivo Barbieri, John Batho, René Burri, Stefano Cerio, Raymond Depardon, Luigi Ghirri, Paolo Gioli, Guido Guidi, Jitka Hanzlovà, Guy Le Querrec, Raffaela Mariniello, Bernard Plossu, Pietro Privitera, Francesco Radino, Ferdinando Scianna.

Le nostre proposte ci conduco ora in Emila, a Traversetolo (Pr) presso la Fondazione Magnani Rocca per una rassegna dedicata a Giorgio de Chirico e Alberto Savinio, i «dioscuri» dell’arte del XX secolo. I due fratelli hanno ripensato il mito, l’antico, la tradizione classica attraverso la modernità dell’avanguardia e della citazione, traslandoli e reinterpretandoli per tentare di rispondere ai grandi enigmi dell’uomo contemporaneo, dando vita a quella che Breton definì una vera e propria mitologia moderna. La mostra presenta oltre centotrenta opere tra celebri dipinti e sorprendenti lavori grafici, in un percorso espositivo che, dalla nascita dell’avventura metafisica, si focalizza su un moderno ripensamento della mitologia e giunge alla ricchissima produzione per il teatro, documentata anche da preziosi costumi per l’opera lirica. Giorgio (1888-1978) e Andrea (1891-1952) de Chirico – nascono in Grecia, dove trascorrono tutta l’infanzia. Figli di un milieu alto borghese e cosmopolita, ricevettero un’educazione solida ed internazionale, influenzata dal romanticismo e dal nichilismo tedeschi, dall’avanguardia parigina, dalla cultura classica mediterranea, greca certamente, ma anche profondamente italiana. Questo particolarissimo imprinting filosofico, artistico e letterario, che forgia le menti dei fratelli de Chirico nei loro anni di formazione e primi anni di attività, darà come risultato uno dei momenti più originali e più alti della cultura figurativa italiana del Novecento. Nonostante il comune percorso intellettuale, de Chirico e Savinio dimostrarono fin da giovani caratteri e approcci diversi alla pratica artistica. Savinio, figura poliedrica, nasce come musicista e compositore, diviene in seguito scrittore e approda alla pittura solo all’età di trentacinque anni. De Chirico, dalla personalità più decisa e granitica, individua fin dall’adolescenza la sua strada nella pittura. Se le opere di entrambi sono caratterizzate da temi di interesse comune come il viaggio, il mistero del distacco, la struggente commozione del ritorno, gli interrogativi sulla condizione umana, il richiamo al mito, all’antico, le interpretazioni che i due fratelli ne forniscono non sono le stesse, approdando spesso a risultati stilisticamente e iconograficamente distanti. Più freddo, mentale e concettuale, de Chirico, anche dopo la grande stagione metafisica non rinuncerà a rappresentazioni ancora impregnate di enigmi, che caratterizzeranno i suoi paesaggi che richiamano ai miti dell’antichità, cavalli fra le rovine della civiltà greca, gladiatori in procinto di vivere o morire, autoritratti e ridondanti nature morte.
Gioco e ironia sono invece i cardini intorno ai quali ruota l’estetica di Alberto Savinio. A differenza del fratello, infatti, Savinio dimostra un’innata capacità di immettere nei profondi silenzi metafisici la sapiente leggerezza dell’ironia, che si dispiega attraverso una visionarietà fantastica. Nelle sue opere oggetti inanimati ed esseri animati si uniscono in un’unica rappresentazione colorata e vivace, nella quale forme umane e animali si confondono e si decontestualizzano, inserite all’interno di prospettive impossibili e di un’atmosfera improbabile quanto ludica.

Dall’Emilia alla Romagna, più precisamente a Forlì, presso il Musei di San Domenico per una grande mostra dedicata all’Ottocento italiano. La locuzione attribuita a uno dei protagonisti del nostro Risorgimento, Massimo d’Azeglio, «Fatta l’Italia, bisogna fare gli italiani», rimane in sé un’espressione chiave di riflessione sulla nostra storia: come sia stata costruita e creata l’identità nazionale negli anni che hanno fatto seguito all’Unità d’Italia, come sia stata raffigurata l’autobiografia di una nazione, come gli italiani, prima divisi in diverse realtà politiche, sociali e culturali locali, abbiano vissuto l’aspirazione e la realtà di diventare un solo popolo, condividendo una storia comune. Ricostruire attraverso la pittura e la scultura le vicende dell’arte italiana nel mezzo secolo che ha preceduto la rivoluzione del Futurismo consente di capire criticamente come l’arte sia stata non solo un efficace strumento celebrativo e mediatico per creare consenso, ma anche il mezzo più popolare per far conoscere agli italiani i percorsi esaltanti e contraddittori di una storia antica e recente caratterizzata da slanci comuni e da forti tensioni e divisioni. L’arte è stata un formidabile laboratorio per far conoscere e riscoprire le meraviglie naturalistiche del “bel paese” e quelle artistiche delle città che le esigenze della modernità stavano irrimediabilmente trasformando, per presentare la varietà e il fascino degli usi e costumi delle diverse identità locali, per trasmettere l’eccellenza di tecniche artistiche di epoca rinascimentale, ancora richieste in tutto il mondo. Grazie a una selezione di opere eccellenti le sezioni della mostra forlivese ricostruiscono, attraverso un viaggio immersivo nel tempo e nello spazio, i percorsi dei diversi generi: quello storico, la rappresentazione della vita moderna, l’arte di denuncia sociale, il ritratto, il paesaggio e la veduta, temi culturali e sociali nuovissimi, di impatto popolare e dal significato universale.

Tappa a Perugia presso la Galleria Nazionale dell’Umbria per la mostra Atomi e nuvole. Le miniature di Cesare Franchi detto il Pollino. Artista e miniatore notissimo ai suoi tempi, andò incontro a una fine tragica, poiché resosi colpevole di un omicidio compiuto a Perugia durante il Carnevale, fu giustiziato presso “la fonte di piazza” lunedì 20 febbraio 1595. Cesare Franchi dipinse le sue miniature con sorprendente minuziosità e raffinatezza, realizzando nel piccolo formato scene molto elaborate e popolate di numerosissime figure. Per guardare questo microcosmo di grande eleganza e poterne apprezzare ogni dettaglio, al visitatore saranno fornite delle lenti d’ingrandimento che gli consentiranno di prendere piena coscienza della straordinaria abilità di questo artista, soprannominato Pollino “per la sua poca vista”, dall’aggettivo latino pullus cioè scuro, conseguente allo sforzo visivo quotidiano impostogli dal suo lavoro. Una maniera antica e insieme attuale di scoprire i segreti visuali di un’opera d'arte. Trattate con spirito eccentrico e anticonvenzionale, le opere del Pollino sono intrise di una cultura nordica e internazionale che proietta Perugia stessa al centro di un crocevia artistico sorprendente e meritevole di ulteriori approfondimenti critici.

Numerose proposte ci aspettano a Roma.
Le Gallerie Nazionali di Arte Antica presentano per la prima volta al pubblico nella sede di Galleria Corsini un capolavoro recentemente riscoperto di Giorgio Vasari: il Cristo Portacroce, realizzato per il banchiere e collezionista Bindo Altoviti nel 1553. Il dipinto costituisce uno dei vertici della produzione dell’artista aretino e uno degli ultimi dipinti realizzati a Roma prima della sua partenza per Firenze. Il dipinto testimonia un momento assai importante dell’attività romana di Vasari, allora al servizio di papa Giulio III e della sua cerchia. Riportata nel suo contesto, l’opera si rivela un caso esemplare per capire le pratiche di lavoro di Giorgio Vasari e i caratteri peculiari della sua fortunatissima ‘maniera’.

Nella sede di Palazzo Barberini delle medesime Gallerie è allestita la mostra Il trionfo dei sensi. Nuova luce su Mattia e Gregorio Preti. L’esposizione, che esamina la prima attività di Mattia Preti e la sua formazione nella bottega romana del fratello Gregorio, ruota attorno all’Allegoria dei cinque sensi delle Gallerie Nazionali, una monumentale tela d’impronta caravaggesca, rimasta per anni in deposito presso il Circolo Ufficiali delle Forze Armate. Realizzata dai due fratelli negli anni Quaranta del Seicento, è ricordata nel 1686 nella collezione di Maffeo Barberini junior come “un quadro per longo con diversi ritratti: chi sona, chi canta, chi gioca, chi beve e chi gabba il compagno”, una descrizione che sottolinea la complessa articolazione del dipinto dove, secondo un modello molto in voga nel Seicento, diversi gruppi di personaggi intenti in attività quotidiane diventano immagine allegorica dei cinque sensi. Saranno presenti in mostra altre undici opere che raccontano lo stretto legame esistente tra i due artisti calabresi: da un lato Gregorio, legato a esiti di stampo ancora accademico, e dall’altro il più giovane e talentuoso Mattia, suggestionato dall’universo caravaggesco e già cosciente dei nuovi sviluppi guercineschi e lanfranchiani del barocco romano. L’Allegoria dei cinque sensi di Palazzo Barberini sarà esposta al pubblico per la prima volta assieme al Concerto con scena di buona ventura, suo ideale pendant proveniente dall’Accademia Albertina di Torino e ad altri quadri frutto della collaborazione dei due artisti, come il Cristo davanti a Pilato di Palazzo Pallavicini Rospigliosi e il Cristo che guarisce l’idropico di collezione privata milanese. In mostra saranno presentati anche importanti dipinti inediti di Mattia: primo fra tutti il monumentale Cristo e la Cananea, in origine nella collezione dei Principi Colonna, opera capitale del periodo romano del pittore, databile su base documentaria al 1646-1647.

Palazzo Merulana presenta Giacomo Balla. Dal Futurismo astratto al Futurismo iconico, una mostra incentrata sul famoso dipinto Primo Carnera del 1933; si tratta di un’opera eccezionale della produzione del Maestro futurista (1871-1958), dipinta sui due lati, con da una parte Vaprofumo del 1926, un soggetto tipicamente futurista che fu esposto nel 1928. Sul verso dell’opera nel 1933, l’artista dipinge Primo Carnera che si ispira nitidamente a una foto di Elio Luxardo, amico di Marinetti (di cui fotografa la casa di piazza Adriana) e autore di un impressionante ritratto del pugile pubblicato sulla prima pagina della Gazzetta dello Sport nel 1933, quando diventò Campione del Mondo. Questa immagine, diffusa simultaneamente in tutto il globo, costituisce la base iconografica del dipinto di Balla. È evidente che Balla studiasse un possibile sviluppo e rinnovamento del Futurismo trovando ispirazione, in sintonia con la sensibilità quotidiana della gente, nell’immaginario suscitato dal cinema, dalla fotografia di moda e di attualità, che quotidianamente si sfoglia su riviste patinate, che è simultaneamente guardata e imitata da milioni di persone. L’“avanguardia” del gusto è una sorta di immaginario di massa, di “avanguardia di massa”, concetto che egli sottolinea in un proclama futurista pubblicato nel 1930. La mostra si propone quindi di indagare questo passaggio di stile, che sperimenta immagini che si associano fortemente, quasi violentemente, a quelle dei media dell’epoca, alla nascente iconicità dei divi mediatici (dello sport come del cinema).

Presso la Galleria 291 Est abbiamo la mostra fotografica Effetto Roma, suggestivo e minuzioso racconto fotografico di Antonio Giannetti sul rapporto riscoperto e riconquistato con la bellezza di Roma. Con un titolo che fa eco al cult Effetto Notte (Truffaut, 1973), questa mostra è la trasposizione fotografica di una nottata, insonne e vagabonda (durata quasi tre anni), tra le portentose braccia della Capitale: una ricerca tenace e paziente dell’istante irripetibile e dello scatto decisivo a immortalarlo. Qui l’obiettivo si fonde con l’occhio sopraffatto e marginale del suo schivo osservatore, sublimandosi in una dedica d’amore. Così è la stessa città a guidare lo spettatore nel racconto del fotografo, che rifugge dall’icona eterea ed edulcorata, eppure non può prescinderne. In ogni scatto aleggia una deferenza felliniana, nostalgica di quella Dolce Vita che, nell’ordinario legame con l’antico, ha contribuito all’ideale della Città Eterna nell’immaginario collettivo: un mito oggi offeso ma non destituito. E proprio la trasfigurazione del suo mito, quale presa di coscienza dell’effimero, che si riflette nella sua culla e nel modo di amarla, quanto di temerla, è il filo rosso che la porta in mostra con Effetto Roma, in una visione intima, ma non perentoria. In fondo Roma non è accentrabile ad un solo sguardo.

Stiamo giungendo alla fine del nostro percorso. Siamo a Napoli, presso il Museo Archeologico Nazionale per la mostra Canova e l’antico. Per la prima volta, viene messo a fuoco in una mostra quel rapporto continuo, intenso e fecondo che legò Canova al mondo classico, facendone agli occhi dei contemporanei un “novello Fidia”. “Imitare, non copiare gli antichi” per “diventare inimitabili” era il monito di Winckelmann, seguìto da Canova lungo tutto il corso della sua attività artistica. Articolata su due piani del Museo, la mostra presenta tutta la variegata produzione artistica canoviana, dal disegno, al bozzetto, al dipinto, al gesso, ai marmi: con capolavori di prim’ordine, a partire dal celeberrimo gruppo delle Grazie, proveniente dall’Ermitage di San Pietroburgo. Solo in questo Museo era possibile articolare un discorso così complesso e così affascinante, nel confronto diretto fra le creazioni canoviane e le grandi opere del passato, in un crescere di meraviglie che torna a incantare gli occhi del moderno spettatore come fu per i contemporanei di Canova.
Nella straordinaria cornice della Basilica della Pietrasanta – Lapis Museum è ospitata una mostra dedicata al grande artista russo Marc Chagall (1887-1985). La mostra racconta la vita, l’opera e il sentimento di Chagall per la sua sempre amatissima moglie Bella, attraverso l’esposizione di 150 opere tra dipinti, disegni, acquerelli e incisioni. Un nucleo di opere rare e straordinarie, provenienti da collezioni private e quindi di difficile accesso per il grande pubblico. La mostra racconta il mondo intriso di stupore e meraviglia dell’artista. Nelle opere coesistono ricordi d’infanzia, fiabe, poesia, religione e guerra, un universo di sogni dai colori vivaci, di sfumature intense che danno vita a paesaggi popolati da personaggi, reali o immaginari, che si affollano nella fantasia dell’artista.

Presso il PAN - Palazzo delle Arti Napoli è allestita una mostra fotografica dedicata a Muhammad Alì. La rassegna presenta 100 immagini, provenienti dai più grandi archivi fotografici internazionali che colgono Ali in situazioni e momenti fondamentali della sua vita non solo sportiva. Ogni sala è dedicata a uno dei doni che Ali ha offerto a ogni singola persona come un tesoro senza prezzo e senza tempo: doni agli appassionati di boxe, al linguaggio, alla dignità umana, ai compagni di viaggio, ai bambini, al coraggio, alla memoria. Nelle sale del PAN va in scena un lungo racconto per immagini di una tra le più straordinarie personalità del Novecento; il ritratto a 360° di un uomo che è stato capace di battersi con successo su ring diversi tra loro. Quelli che gli hanno dato per tre volte il titolo mondiale dei pesi massimi, quello della lotta per i diritti civili dei neri americani, quello dell’integrazione, quello della comunicazione. Una sala è allestita come una palestra di pugilato, con un ring al centro su cui viene proiettato un video con gli spezzoni dei combattimenti più celebri sostenuti da Ali, cui fa da corollario una serie di rare fotografie scattate durante le sedute di allenamento, abbinata a poster originali e programmi di quelle memorabili riunioni pugilistiche.
Una linea del tempo scandisce la cronologia dei suoi 61 combattimenti da professionista, tra il 1960 e il 1981, dopo la conquista della medaglia d’oro alle Olimpiadi di Roma 1960, quando ancora portava il nome Cassius Clay. La mostra si chiude con una serie di immagini dedicate al coraggio. Ritratti in compagnia di se stesso, secondo destino tipico di un pugile, di un campione. Immagini intense ed emozionanti per offrire una riflessione sulla forza, sulla fatica e sull’etica dell’esistenza, specchiandoci in un esempio tanto generoso quanto moderno.

La nostra ultima tappa ci porta a Cagliari. Presso il Museo Archeologico Nazionale e il Palazzo di Città è presente la mostra Le civiltà e il Mediterraneo: si tratta di una occasione per guardare dalla Sardegna alle Civiltà del Mediterraneo all’alba della storia attraverso intrecci, confronti e dialoghi dal bacino del Mare Nostrum alle montagne del Caucaso grazie ad un complesso di oltre 550 reperti. Il nucleo centrale dell’esposizione è dedicato all’archeologia preistorica sarda – circa 120 opere rappresentative dell’evoluzione delle culture dal Neolitico alla metà del primo millennio a.C. – mentre gli altri reperti, sono chiamati a rappresentare diverse culture e aree del Mediterraneo e del Caucaso, nel medesimo arco temporale e provengono da grandi musei archeologici afferenti per geografia o collezioni. Un viaggio nel tempo, nello spazio, nella storia delle civiltà che si sono intessute in quel Mare Nostrum che appare matrice primigenia, luogo permeabile di culture, arti e saperi.

Il Guercino. Opere da quadrerie e collezioni del Seicento
Bard (Ao) – Forte
5 aprile 2019 - 30 giugno 2019
Orari: feriali 10.00 - 18.00; sabato e domenica 10.00 - 19.00; lunedì chiuso
Biglietti: 10€ intero, 8€ ridotto
Informazioni: www.fortedibard.it

Giovanni Migliara. Viaggio in Italia
Torino – Fondazione Accorsi -Ometto
28 febbraio 2019 – 16 giugno 2019
Orari: martedì – venerdì 10.00-13.00/14.00-18.00; sabato e domenica 10.00-13.00/14.00-19.00; lunedì chiuso
Biglietti: 8€ intero, 6€ ridotto
Informazioni: www.fondazioneaccorsi-ometto.it

Ando Gilardi Reporter. Italia 1950-1962
Torino – Galleria Nazionale d’Arte Moderna
15 marzo 2019 - 16 giugno 2019
Orari: martedì - domenica.10.00-18.00; lunedì chiuso
Biglietti: 10€ intero, 8€ ridotto
Informazioni: www.gamtorino.it

Jean Auguste Dominique Ingres e la vita artistica al tempo di Napoleone
Milano – Palazzo Reale
9 marzo 2019 – 23 giugno 2019
Orari: lunedì 14.30-19.30; martedì, mercoledì, venerdì e domenica 9.30-19.30; giovedì e sabato 9.30-22.30.
Biglietti: 14€ intero, 12€ ridotto
Informazioni: www.palazzorealemilano.it; www.mostraingres.it

Morbelli 1853 – 1919
Milano – GAM (Galleria Arte Moderna)
15 marzo 2019 – 16 giugno 2019
Orari: martedì – domenica 9.00-17.30; lunedì chiuso
Biglietti: 5€ intero, 3€ ridotto
Informazioni: www.gam-milano.it

ARCA RUSSA, ??????? ??????
Milano – Associazione Italia-Russia (via Giulio Natta 11)
5 giugno 2019 – 30 giugno 2019
Orari: lunedì - venerdì 10.00 - 12:30/ 15.00 - 18:30
Ingresso libero
Informazioni: www.associazioneitaliarussia.it ; www.calogerorusso.com

Albrecht Dürer (1471-1528)
Genova – Palazzo Bianco
17 aprile 2019 - 30 giugno 2019
Orari: martedì a venerdì 9-19, sabato e domenica 10-19.30; lunedì. chiuso
Biglietti: 9€ intero, 7€ ridotto
Informazioni: www.museidigenova.it

Caravaggio e i Genovesi. Committenti, collezionisti, pittori
Genova – Palazzo della Meridiana
14 febbraio 2019 – 24 giugno 2019
Orari: martedì - venerdì 12.00-19.00; sabato e domenica 11.00-19.00; lunedì chiuso.
Biglietti: 10€ intero, 8€ ridotto
Informazioni: www.palazzodellameridiana.it

Etiopia. La bellezza rivelata- Sulle orme degli antichi esploratori
Verona – Museo Civico di Storia Naturale
24 marzo 2019 – 30 giugno 2019
Orari: martedì - venerdì 9.00 – 17.00; sabato - domenica 14.00 – 18.00; lunedì chiuso
Biglietti: 4,50€ intero, 3€ ridotto
Informazioni: www.labellezzarivelata.com

Mondo vaccini
Padova – Museo di Storia della Medicina
1 marzo 2019 – 30 giugno 2019
Orari: martedì - venerdì 14.30- 19.00; sabato e domenica 9.30-19.00; lunedì chiuso
Biglietti: 10€ intero, 8€ ridotto
Informazioni: www.musme.it
I Ciardi. Paesaggi e giardini
Conegliano (Tv) – Palazzo Sarcinelli
16 febbraio 2019 – 23 giugno 2019
Orari: martedì - venerdì 9.00 – 18.00; sabato e domenica 10.00 – 19.00; lunedì chiuso
Biglietti: 11€ intero, 8,50€ ridotto
Informazioni: www.mostraciardi.it

Canaletto e Venezia
Venezia – Palazzo Ducale
23 febbraio 2019 – 9 giugno 2019
Orari: tutti i giorni 8.30- 18.30
Biglietti: 13€ intero, 11€ ridotto
Informazioni: www.palazzoducale.visitmuve.it

Giostre! Storie, immagini, giochi
Rovigo – Palazzo Roverella
23 marzo 2019 – 30 giugno 2019
Orari: lunedì - venerdì 9.00- 19.00; sabato e domenica 9.00-20.00; lunedì chiuso
Biglietti: 5€ intero,3,50€ ridotto
Informazioni: www.palazzoroverella.com

De Chirico e Savinio. Una mitologia moderna
Traversetolo (Pr) – Fondazione Magnani Rocca
16 marzo 2019 – 30 giugno 2019
Orari: martedì venerdì 10.00-18.00; sabato e domenica 10.00-19.00; lunedì chiuso
Biglietti: 12€ intero, 10€ ridotto
Informazioni: www.magnanirocca.it

Ottocento. L’arte tra Hayez e Segantini
Forlì – Musei San Domenico
9 febbraio 2019 – 16 giugno 2019
Orari: martedì – venerdì 9.30-19.00; sabato e domenica 9.30-20.00; lunedì chiuso
Biglietti: 12€ intero, 10€ ridotto
Informazioni: www.mostraottocento.com

Atomi e nuvole. Le miniature di Cesare Franchi detto il Pollino
Perugia – Galleria Nazionale dell’Umbria
13 aprile 2019 – 9 giugno 2019
Orari: martedì - domenica, 8.30-19.30; lunedì 12.00-19.30
Biglietti: 8€ intero, 2€ ridotto
Informazioni: www.gallerianazionaledellumbria.it

Vasari per Bindo Altoviti. Il Cristo portacroce
Roma – Galleria Corsini
25 gennaio 2019 - 30 giugno 2019
Orari: mercoledì-lunedì 8.30- 19.00, martedì chiuso
Biglietti: 12€ intero, 2€ ridotto
Informazioni: www.barberinicorsini.org

Il trionfo dei sensi. Nuova luce su Mattia e Gregorio Preti
Roma – Palazzo Barberini
22 febbraio 2019 - 16 giugno 2019
Orari: mercoledì -domenica 8.30- 19.00, martedì chiuso
Biglietti: 12€ intero, 2€ ridotto
Informazioni: www.barberinicorsini.org

Giacomo Balla. Dal Futurismo astratto al Futurismo iconico
Roma – Palazzo Merulana (Via Merulana 121)
21 marzo 2019 – 17 giugno 2019
Orari: mercoledì -lunedì 10.00- 20.00; martedì chiuso
Biglietti: 10€ intero, 8€ ridotto
Informazioni: www.palazzomerulana.it

Effetto Roma di Antonio Giannetti
Roma – Galleria 291 Est (Viale dello Scalo San Lorenzo 45/49)
17 maggio 2019 – 14 giugno 2019
Orari: lunedì 15.30-19.30; martedì -venerdì 11.30-19.30; sabato 15.30-19.30; domenica chiuso
Ingresso libero
Informazioni: www.galleria291est.com

Canova e l’antico
Napoli – Museo Archeologico
28 marzo 2019 - 30 giugno 2019
Orari: aperto tutti i giorni 9.00 – 19.30; martedì. chiuso
Biglietti: 15€ intero, 2€ ridotto
Informazioni: www.museoarcheologiconapoli.it

Chagall. Sogno d’ amore
Napoli – Basilica Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta
15 febbraio 2019 – 30 giugno 2019
Orari: tutti i giorni 10.00-20.00
Biglietti: 14€ intero, 12€ ridotto
Informazioni: www.arthemisia.it ; www.polopietrasanta.it

Muhammad Ali
Napoli – PAN (Palazzo delle Arti Napoli)
22 marzo 2019 – 16 giugno 2019
Orari: tutti i giorni 9.30-19.30; martedì chiuso
Biglietti: 10€ intero, 8€ ridotto
Informazioni: www.arte.it

Le civiltà e il Mediterraneo
Cagliari – Palazzo di Città
14 febbraio 2019 - 16 giugno 2019
Orari: tutti i giorni 9.00 – 20.00, lunedì chiuso
Biglietti: 7€ intero, 3,50€ ridotto
Informazioni: www.museoarcheocagliari.beniculturali.it