Mostre Febbraio 2019

Autore:
Roda, Anna
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Sono molto numerose le proposte di febbraio, proposte che spaziano dal moderno all’archeologico, dal fotografico al pittorico.

Iniziamo da Torino.
La mostra Wunderkammer Apollinaire e l’invenzione “Surréaliste”
propone un antefatto di quelle ricerche, illustrando alcuni aspetti emblematici dell’avanguardia parigina degli anni Dieci. Fulcro della mostra è la prima rappresentazione, nel 1917, de Les Mamelles de Tirésias di Apollinaire, un testo paradossalmente sospeso tra il registro tragico e quello comico e grottesco, a proposito del quale l’autore coniò l’aggettivo “surréaliste”. Vengono presentati in mostra i bozzetti delle scene e dei costumi realizzati dal pittore cubista di origini russe Serge Férat (1881-1958). Il percorso espositivo ricostruisce inoltre attraverso lettere e disegni il tessuto di rapporti e di scambi che univa, intorno alle riviste Les Soirées de Paris, SIC e Nord-Sud, il folto gruppo di scrittori e pittori vicini ad Apollinaire, con una particolare attenzione per la figura di André Salmon (1881-1969), primo estimatore e difensore, insieme ad Apollinaire, di Picasso e dell’estetica cubista. Grazie alla disponibilità degli Archivi Salmon di Torino sono esposte alcune caricature che offrono una galleria di personaggi centrali per la formazione dell’avanguardia parigina, tra i quali spicca il creatore della Patafisica Alfred Jarry (1873-1907), autore di culto sia per i dadaisti sia per i surrealisti. Fin dal 1912 Apollinaire aveva sostenuto e difeso la pittura di Giorgio de Chirico (1888-1978), destinata a influenzare nel decennio successivo le riflessioni sull’arte di poeti e pittori surrealisti. La mostra si conclude con l’omaggio che nel 1930 de Chirico volle dedicare all’amico dei suoi anni parigini illustrando con una serie di 68 litografie l’edizione Gallimard dei Calligrammes, i componimenti poetico-visuali composti da Apollinaire tra il 1913 e il 1916, la cui raccolta completa era stata pubblicata per la prima volta nel 1918.

Le nostre proposte ci portano ora a Novara per la mostra Ottocento in collezione. Dai Macchiaioli a Segantini. La rassegna presenta 80 capolavori di pittura e scultura tutti provenienti da prestigiose raccolte private, di autori quali Giovanni Boldini, Giuseppe De Nittis, Giovanni Fattori, Carlo Fornara, Domenico e Gerolamo Induno, Silvestro Lega, Angelo Morbelli, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Giovanni Segantini, Federico Zandomeneghi, che testimonia l’importanza storica del fenomeno del collezionismo nello sviluppo delle arti in Italia, dall’Unità nazionale ai primi anni del Novecento. La storia delle arti figurative in Italia nel secondo Ottocento s’intreccia, infatti, con le vicende dei raccoglitori di opere d’arte e, più in generale, del mecenatismo culturale. Dopo il 1860, s’intensifica il fenomeno del collezionismo di dipinti e sculture da parte di una sempre più ampia fascia di pubblico, composta in prevalenza da esponenti della borghesia delle imprese e dei commerci e delle professioni civili. Importanti per la diffusione anche commerciale dei dipinti e delle sculture, si rivelano le rassegne annuali promosse nelle grandi città dalle istituzioni accademiche e dalle Società Promotrici, vere e proprie vetrine che permettono di conoscere l’evoluzione dell’attività dei pittori e degli scultori, nonché momenti di confronto tra la produzione di artisti di diversa estrazione culturale, ma anche – e soprattutto - occasioni per incrementare le raccolte attraverso acquisti e assegnazioni sociali. Suddivisa in otto sezioni si apre con un accenno all’affermazione delle poetiche del vero nel loro passaggio dai temi storico-risorgimentali alla vita quotidiana del nuovo stato sabaudo, con autori quali Gerolamo Induno, Giovanni Fattori, Luigi Nono. Negli anni sessanta si assiste anche a una messa a fuoco sul paesaggio nella sua accezione naturalista (Antonio Fontanesi, Guglielmo Ciardi, Filippo Carcano) e a un confronto tra studio di ritratto pittorico e scultoreo che si prolunga nel tempo (Tranquillo Cremona, Vincenzo Gemito, Medardo Rosso). L’esposizione prende poi in esame l’assestarsi e il definirsi, nei due decenni successivi, di un gusto ufficiale che rispecchia quello della monarchia sabauda e che si confronta con i richiami da Oltralpe. È il trionfo della pittura e della scultura di genere declinate su temi ispirati alla vita pastorale e agreste (Francesco P. Michetti, Filippo Palizzi) e a quella borghese nei suoi risvolti intimisti (Silvestro Lega, Giacomo Favretto, Vittorio Corcos), anche con affondi decorativi o folcloristici attraverso la moda dell’orientalismo (Alberto Pasini, Domenico Morelli). Tra le eccellenze del genere si annoverano le esperienze degli artisti operanti a Parigi o in rapporto con la Galleria Goupil, tra cui Antonio Mancini, Giovanni Boldini, Giuseppe De Nittis, Federico Zandomeneghi. Nell’ultimo decennio del secolo si assiste, da un lato, all’affermazione di istanze ideologicamente impegnate verso i temi del lavoro, espressi con attento e consapevole tono di denuncia delle ingiustizie sociali, dall’altro, verso i primi segni di sensibilità nei confronti del simbolismo internazionale, a volte interpretati con enfasi allegorica di impronta decorativa. L’elaborazione di contenuti così differenti si accomuna spesso con la sperimentazione della pittura divisionista da parte dei maestri della cosiddetta prima generazione: Giovanni Segantini, Gaetano Previati, Angelo Morbelli, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Plinio Nomellini, Emilio Longoni, Vittore Grubicy.

Presso la Fondazione Ferrero ad Alba (Cn) troviamo la rassegna Dal nulla al sogno Dada e Surrealismo dalla Collezione del Museo Boijmans Van Beuningen. La mostra si articola seguendo una logica espositiva che riflette le suggestioni surrealiste nel modo in cui le opere sono presentate. L’esposizione si suddivide in nove sezioni, all’interno delle quali si susseguono opere di grande pregio e dal forte impatto. Le opere coesistono in un dialogo ora armonico, ora contrastante, seguendo una progressione prevalentemente tematica e prestando un’attenzione particolare alla cronologia degli eventi. I capolavori esposti riflettono alcune delle problematiche e dei temi che contribuiscono a segnare i confini tra la poetica nichilista del movimento Dada e quella più propositiva tipica del Surrealismo: il caso, la bruttezza estetica, il sogno, l’inconscio, la relazione con l’arte antica, il legame tra arte e ideologia. In occasione della mostra, questo autunno, molti dei capolavori del Museo Boijmans Van Beuningen saranno trasferiti alla Fondazione Ferrero.

Le nostre proposte ci portano ora a Milano per diverse mostre.
Palazzo Morando, attento alle problematiche del Novecento indaga il rapporto tra la città meneghina e il cinema. Prima che nel corso degli anni Trenta le grandi produzioni cinematografiche si concentrassero nelle nuove strutture volute dal regime di Cinecittà, Milano aveva rappresentato il centro nevralgico delle prime sperimentazioni in Italia, luogo di fiorente innovazione, creatività e capitale della nascente industria filmica. Le prime proiezioni, i primi teatri di posa, i pionieri di ciò che Roma in seguito avrebbe solo saputo espandere, si erano concentrati nel capoluogo lombardo, facendo della città un luogo di magia e fascinazione senza pari. Quando, nel corso degli anni Trenta, si assistette alla costruzione dei teatri di posa capitolini e al conseguente trasferimento nell’Urbe delle attività produttive, Milano si trasformò in modo lento ma sempre più importante in set di innumerevoli pellicole che cercavano di cogliere nei cambiamenti repentini della città l’essenza stessa della modernità. Per raccontare questa epopea lunga un secolo si farà ampio uso di fotografie di scena, manifesti, locandine, a molti contributi video e a molti cimeli che aiuteranno il visitatore a ricostruire la magia di un’avventura irripetibile.

Il Museo del Novecento di Milano e il Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, propongono un interessante progetto espositivo dedicato a Margherita Sarfatti. Scrit¬trice, giornalista, critica d’arte e promotrice della cultura italiana, è stata una delle maggiori figure di spicco della storia del XX secolo. Il percorso espositivo ha un carattere immersivo: il visitatore viene invitato a seguire un racconto che parte dalle vicende private e pubbliche di Margherita, attraverso 90 opere circa dei protagonisti del movimento artistico Novecento Italiano, di cui la Sarfatti è l’anima critica. Dipinti e sculture di 40 artisti tra cui Boccioni, Borra, Bucci, de Chirico, Dudreville, Funi, Malerba, Sironi e Wildt vengono contestualizzati da filmati e fotografie, lettere, inviti ai vernissage, libri d’epoca, e anche abiti, vetri e arredi, con un approfondimento da più prospettive sulla Milano degli anni Dieci e Venti nel XX secolo. L’esposizione illustra l’ambizioso programma di espansione culturale di Margherita Sarfatti, con parti¬ colare attenzione¬ alle mostre organizzate in Europa e nelle Americhe per promuovere lo stile italiano e l’idea di “moderna classicità”. Dagli esordi giovanili alla fondazione di Novecento Italiano, il percorso al Mart documenta l’attività artistica, politica e intellettuale di Sarfatti. Numerose opere provenienti da grandi musei internazionali e da importanti collezioni private dialogano con documenti e materiali d’archivio: circa 100 capolavori di 30 grandi maestri come Boccioni, Bucci, Casorati, Carrà, de Chirico, Dudreville, Funi, Marussig, Malerba, Morandi, Oppi, Medardo Rosso, Sironi, Severini, Wildt.

Ultima proposta è allestita al MUDEC è Paul Klee. Alle origini dell’arte. La mostra presenta un’ampia selezione di opere di Klee sul tema del “primitivismo”, con un’originale revisione di questo argomento che in Klee include sia epoche preclassiche dell’arte occidentale (come l’Egitto faraonico), sia epoche sino ad allora considerate “barbariche” o di decadenza, come l’arte tardo-antica, quella paleocristiana e copta, l’Alto Medioevo; sia infine l’arte africana, oceanica e amerindiana. Klee è un grande conoscitore della storia dell’arte occidentale in tutta la sua ampiezza e varietà. Pressoché in ogni momento della sua attività istituisce rapporti nuovi e inattesi con questa o quella componente della tradizione e si nutre di memorie figurative, in modo non nostalgico. Per necessità insieme storica e di temperamento, l’omaggio si intreccia in lui intimamente alla parodia. Pari all’interesse per la caricatura, che evolve in lui rapidamente in direzioni diverse e più complesse della semplice vignetta da foglio di giornale, è l’interesse per il rinnovamento dell’arte sacra, sviluppatosi in particolare a partire dagli anni in cui Klee collabora alle iniziative del Blaue Reiter con Kandinskij e soprattutto con Franz Marc. Klee è convinto che alle origini dell’arte ci sia una religione, un “popolo” o una comunità storica e linguistica provvista di simboli comuni e riti condivisi.

La nostra prossima tappa è Cremona per la rassegna Il regime dell’arte. Premio Cremona 1939-1941. La mostra, mai prima allestita, ripercorre la vicenda storica del Premio Cremona. Una ricostruzione del concorso pittorico voluto da Roberto Farinacci nel 1939 con l’intento di sostenere l’idea dell’arte come celebrazione dei valori e delle imprese del fascismo, a sostegno delle esigenze di propaganda ideologica del regime. In essa si affrontano le ragioni della politica artistica di Farinacci e gli esiti figurativi della rassegna, attraverso una selezione delle opere presentate durante le tre edizioni, dal 1939 al 1941, utile a comprendere la trasformazione del linguaggio figurativo fra tradizione naturalistica, eredità delle avanguardie e metamorfosi del Novecento.

Sotto il cielo d’Egitto. Un capolavoro di Francesco Hayez è il titolo della rassegna organizzata a Trento presso il Castello del Buonconsiglio. Recentemente rintracciato in collezione privata (Riposo durante la fuga in Egitto, 1831) è un dipinto rimasto celato agli sguardi del pubblico da quel lontano anno, quando lo si poté vedere a Milano, esposto alla frequentatissima rassegna dell’Accademia di Brera. Fu commissionato dal trentino Simone Consolati, mecenate e amatore delle belle arti, collezionista di opere contemporanee e di capolavori antichi. La pala di Hayez si pone al centro di una trama di rimandi, capaci di restituire la vivacità del contesto culturale trentino che, in età romantica, mantiene un costante legame con Milano, riconosciuta come la “novella Atene delle Arti”. Nel percorso espositivo sarà affiancata da una quindicina di opere. In particolare la Vergine Addolorata e la Madonna con Bambino e devota permettono di contestualizzare il dipinto entro una omogenea serie tematica, evidenziando la genialità e l’indiscussa modernità di Hayez anche nel genere sacro.

Sempre al Buonconsiglio abbiamo anche la mostra Di terra e di fuoco. IL San Sebastiano di Andrea Riccio. A dieci anni esatti dall’importante rassegna monografica che il Castello del Buonconsiglio dedicò al grande scultore rinascimentale Andrea Briosco, detto il Riccio per la sua capigliatura, il museo propone una nuova mostra che permette di ammirare una scultura inedita del famoso artista, nato a Trento nel 1470, raffigurante San Sebastiano. Si tratta di un’opera in terracotta realizzata sul finire del Quattrocento e gli inizi del Cinquecento che, nella tensione del volto, nella modellazione incisiva e grafica dei capelli, nella resa anatomica serrata e precisa del corpo evidenzia i tratti più tipici del fare del Riccio, artista formatosi come orafo ma divenuto ben presto famoso plasticatore e bronzista, vero protagonista della scultura rinascimentale. Della vivida policromia, oggi scomparsa, che ricopriva il San Sebastiano rimangono solo alcuni tratti in oro che decoravano i capelli, incisi nell’argilla con una perizia da orafo.

Ci spostiamo ora a Genova. Presso il Palazzo Ducale troviamo due mostre. La prima si intitola Da Monet a Bacon. Capolavori della Johannesburg art Gallery. Aperta al pubblico nel 1910, la Johannesburg Art Gallery vanta una collezione di altissima qualità dal punto di vista del patrimonio artistico. Palazzo Ducale ha il privilegio di ospitare un nucleo importante di capolavori provenienti da uno dei più significativi musei d’arte del continente africano, offrendo al pubblico un’occasione unica per scoprire e conoscere da vicino una raccolta di opere difficilmente visibile in altre sedi.
L’esposizione presenta oltre sessanta opere, tra olii, acquerelli e grafiche, che portano le firme di alcuni dei principali protagonisti della scena artistica internazionale del XIX e del XX secolo: da Edgar Degas a Dante Gabriel Rossetti, da Jean Baptiste Corot a Alma Tadema, da Vincent Van Gogh a Paul Cezanne, da Pablo Picasso a Francis Bacon, Roy Lichtenstein e Andy Warhol. Senza dimenticare l’arte africana contemporanea, cui è dedicata un’intera sezione della mostra, e che costituisce ai nostri occhi una vera e propria scoperta, l’opportunità per incontrare una realtà pittorica ben poco nota al pubblico europeo.

La seconda è dedicata al fotografo Fulvio Roiter. Si tratta di 150 fotografie, per la maggior parte vintage, che raccontano l’intera vicenda artistica del fotografo veneziano, scomparso il 18 aprile 2016. Fulvio Roiter è forse uno dei fotografi più significativi dei nostri giorni: partendo dalle origini e dal caso che hanno determinato i primi approcci di Roiter alla fotografia, nel pieno della stagione neorealista, di cui il fotografo veneziano ha ereditato la finezza compositiva, il percorso racconta gli immaginari inediti e stupefacenti che rappresentano Venezia e la laguna, ma anche i viaggi a New Orleans, Belgio, Portogallo, Andalusia e Brasile. Ne derivano 9 sezioni, ciascuna espressione di uno specifico periodo della vita e dello stile di Roiter: L’armonia del racconto; Tra stupore e meraviglia: l’Italia a colori; Venezia in bianco e nero: un autoritratto; L’altra Venezia; L’infinita bellezza; Oltre la realtà; Oltre i confini; Omaggio alla natura; L’uomo senza desideri.

Dalla Liguria all’Emilia, a Parma per la precisione per la mostra Dall’Espressionismo alla Nuova Oggettività. Avanguardie in Germania, che propone 40 opere dei maggiori rappresentanti di questa corrente culturale e artistica, sviluppatasi in Germania nella prima metà del Novecento, provenienti dal Von der Heydt Museum di Wuppertal (Germania), che ospita una delle più imponenti collezioni dell’Espressionismo tedesco e delle tendenze artistiche del periodo dopo la prima guerra mondiale, come la Nuova Oggettività (Neue Sachlichkeit) e le diverse forme di Costruttivismo e Razionalismo. Il percorso espositivo si sviluppa in due importanti sezioni. La prima si concentra sull’Espressionismo tedesco, presentando opere paradigmatiche per lo più provenienti dalla cerchia dei gruppi di artisti del Die Brücke (Il Ponte) di Dresda, quali Ernst Ludwig Kirchner, Erich Heckel, Otto Mueller, Emil Nolde,Karl Schmidt-Rottluf, Max Pechstein, del Der Blaue Reiter (Il Cavaliere azzurro) di Monaco, tra cui Vassilj Kandinskij, Franz Marc, Alexei Jawlensky, August Macke di Der Sturm, la rivista d’arte e galleria con base a Berlino, con autori quali Heinrich M. Davringhausen, Max Beckmann, Karl Grossberg. La seconda offre la visione dei cambiamenti estetici negli anni del primo dopoguerra, quando artisti quali Karl Hofer, Eberhard Viegener, Otto Dix, Max Ernst, Jankel Adler, rappresentanti della Nuova Oggettività (Neue Sachlichkeit) hanno creato, sotto l’influenza del nuovo Razionalismo e Funzionalismo, della “Pittura Metafisica” e del Neo-Classicismo del cosiddetto “Ritorno all’ordine” sviluppate in Italia, una nuova atmosfera artistica che riflette la disillusione della generazione che ha vissuto la guerra e la conseguente perdita di vite umane, la distruzione di città europee, la presa di potere delle macchine sia durante gli anni della guerra che nei primi anni ’20, ovvero nell’epoca della modernizzazione e della razionalizzazione della produzione, della vita, della società.

Palazzo Magnani di Reggio Emilia presenta una grande retrospettiva dedicata a Jean Dubuffet (1901-1985), uno degli artisti più originali e inventivi del XX secolo. La mostra va ad esplorare i numerosi cicli creativi, le vaste ricerche, le sperimentazioni tecniche inedite e originali dell’artista, genio universale e multiforme. In mostra 140 opere tra dipinti, disegni, grafiche, sculture, libri d’artista, composizioni musicali, poetiche e teatrali, oltre a un nucleo di 30 lavori di protagonisti storici dell’art brut. Dubuffet fu un autentico homme-orchestre un artista-alchimista nel senso più antico del termine, per il quale l’arte viene ad estendere il reale, viene a rendere visibile l’invisibile. Nelle sperimentazioni sulla materia e poi sul puro segno, anche in maniera provocatoria, ambigua, sconvolgente, egli risveglia nell’osservatore il senso di meraviglia, di stupore e di bellezza per il mondo, un mondo in cui verità e realtà coincidono. Con il suo rigore vitalissimo e intriso d’ironia, Dubuffet ha saputo estendere i limiti convenzionali dell’arte in maniera autonoma, originale e ancora feconda oggi: l’arte in gioco.

Il Museo Civico Archeologico di Bologna ospita le opere dei due più grandi Maestri del “Mondo Fluttuante”: Katsushika Hokusai (1760 - 1849) e Utagawa Hiroshige (1797 - 1858). La mostra espone, per la prima volta in Italia, una selezione straordinaria di circa 250 opere provenienti dal Museum of Fine Arts di Boston. Il progetto, suddiviso in 6 sezioni tematiche.

A Senigallia (An) presso il Palazzo del Duca troviamo la rassegna Perugino, Crivelli, Giaquinto. Dai Monti Azzurri all’Adriatico. Attraverso una ricca selezione di opere provenienti viene illustrato quel complesso processo di osmosi figurativa, che va dal centro fino alla costa marchigiana, definito “cultura adriatica” Un viaggio nella religiosità popolare marchigiana attraverso un affascinante percorso stilistico e iconografico che si dipana dai saloni di Palazzo del Duca con le grandi pale d’altare quattrocentesche fino agli ambienti più raccolti del piano nobile dove sono esposte le nature morte Sei e Settecentesche. Il percorso espositivo, che segue un ordine cronologico, inizia con la tavola Sant’Andrea e la battaglia fra Ginesini e Fermani (1463 ca) di Nicola di Ulisse da Siena nota come la “battaglia della Fornarina”. Proseguendo, a far da controcanto alla Pala di Senigallia del Perugino -raffigurante la Madonna in trono con Bambino ed una schiera di Santi- il drammatico Cristo della Passione dello stesso artista che attesta la grande diffusione della sua cifra stilistica nel vasto territorio del centro Italia. Passando poi per Vincenzo Pagani, Antonio Romano, Simone De Magistris e Machisiano di Giorgio si arriva al Settecento con una serie di dipinti di Corrado Giaquinto, artista pugliese che ha operato nelle maggiori capitali italiane ed europee muovendo da Molfetta per approdare a Roma, Torino e Madrid. Suo l’olio su tela La Maga che testimonia le storie e le leggende che popolano l’area dei Monti Sibillini.

Lorenzo Lotto. Il richiamo delle Marche è il titolo della mostra allestita a Macerata presso Palazzo Buonaccorsi. L’esposizione nasce con l’obiettivo di riportare sul territorio, da varie parti del mondo, le opere dell’autore realizzate proprio per le terre marchigiane, mettendole in rapporto con altre testimonianze in grado di illustrare le tappe della carriera dell’artista veneziano.
La mostra maceratese viene arricchita da 26 opere, non solo di Lotto, ma anche dei suoi allievi e dei suoi più stretti seguaci.

La nostra prossima tappa è a Terni presso il palazzo Montani Leoni per una mostra sulla pittura tra ’300 e ’500 in Umbria. La mostra nasce in collabora¬zione con la Galleria Nazionale dell’Umbria con un duplice obiettivo: celebrare la presenza in Umbria meridionale di personalità artistiche di spicco nell’ampio panorama dell’epoca (XIV-XVI secolo) che hanno lavorato a servizio di importanti committenze nobiliari e apostoliche e al contempo partecipare alla ricorrenza del centenario della Galleria Nazionale, il “Museo per eccellenza” di tutta l’Umbria, con l’esposi¬zione delle carte in deposito presso la stessa Galleria databili tra il XVI e il XIX secolo. In un percorso a ritroso verso il passato, la mostra si apre con le “carte” conservate alla Galleria Nazionale dell’Umbria. Ventisei opere (disegni, pastelli, acquerelli, stampe e bozzetti) di artisti di rilievo, quali Pietro Vannucci detto il Perugino, Federico Barocci, Mattia Preti e Jean Baptiste Wicar, normalmente sottratte alla pubblica fruizione per ragioni conservati¬ve o per motivi di spazio, che in questa rassegna sono proposte al visitatore per essere finalmente ammirate e studiate. La mostra prosegue poi con quindici opere - per lo piu tempere su tavola, “stacco” di affresco e oli su tela - realizzate dai Maestri attivi in Umbria meridionale tra il Trecento e il Cinquecento, che hanno operato sul solco tracciato dai grandi autori di chiara fama nazionale. Accanto ai dipinti del Maestro del Dossale di Cesi del 1308, del Maestro di Narni del 1409, del Maestro della Donnitio e di Benozzo Gozzoli, sono presenti in mostra opere di Pietro Vannucci detto il Perugino e di Bernardino di Betto detto il Pinturicchio.

La nostra prossima tappa è Firenze, presso Casa Buonarroti per la mostra Vasimania dalle Explicationes di Filippo Buonarroti al Vaso Medici che prende spunto da un’importante pubblicazione di Filippo Buonarroti. Usciva infatti a Firenze nel 1726 il De Etruria Regali di Thomas Dempster con l’aggiunta delle Explicationes et conjecturae di Filippo Buonarroti, il quale aveva corredato l’intera opera di un ricco apparato grafico di reperti archeologici. Quindi la mostra intende analizzare l’interesse per una classe di materiali che da questo momento entra sempre di più nell’interesse collezionistico e nel panorama antiquario: la ceramica. Il contributo dato da Filippo Buonarroti, attraverso le immagini allo studio dei vasi, darà origine all’importante dibattito sui luoghi di produzione di tali manufatti, risolto grazie all’intuizione di Luigi Lanzi all’inizio dell’Ottocento, e alla formazione di grandi collezioni di ceramiche. La mostra è divisa in tre sezioni: “La forza dell’immagine”, dedicata alle pubblicazioni settecentesche: documenti d’archivio e disegni affiancano l’esposizione di volumi, testimoniando la genesi di tali opere e la nascita di questo nuovo interesse che influenza il gusto collezionistico, che si sviluppa nella seconda sezione “Un nuovo collezionismo”. La terza sezione, intitolata “Il vaso Medici” è dedicata al vaso marmoreo che Filippo Buonarroti ebbe modo di ammirare a Roma a Villa Medici prima che venisse portato a Firenze, nel 1770. Restaurato nel 1779 da Francesco Carradori, il vaso fu esposto nella Galleria degli Uffizi nella sala dei Niobidi, dove costituì una delle attrazioni maggiori per visitatori e artisti.

Arriviamo ora a Roma, presso i Musei Vaticani per un lungo l’intero itinerario di visita per una mostra “diffusa” dal titolo Winckelmann. Capolavori diffusi nei Musei Vaticani, l’evento espositivo dell’anno che porta simbolicamente a conclusione le molteplici iniziative volte ad omaggiare il celebre archeologo nella duplice ricorrenza dei 300 anni dalla nascita, e dei 250 anni dalla tragica morte a Trieste. Negli anni del suo “folgorante” soggiorno romano (1755-1768), i Musei Vaticani così come li conosciamo non esistevano ancora, ma Winckelmann frequentava già il Belvedere Vaticano e tornava ripetutamente ad ammirare le statue che vi si conservavano. Fu grazie infatti al suo lusinghiero giudizio che molte antichità, da lui stesso studiate durante le visite ai monumenti e alle collezioni della Città Eterna, furono poi acquistate dai pontefici. E intento della mostra è proprio quello di mettere in evidenza il ruolo cardine che le collezioni vaticane hanno costituito per gli studi, le teorie e per gli scritti del celebre archeologo tedesco. Tutti i settori museali sono stati coinvolti in questo imponente e originale progetto espositivo che propone al visitatore un percorso tematico con alcune “soste” di approfondimento, 50 per l’esattezza, in corrispondenza delle 50 opere-capolavoro selezionate – e valorizzate graficamente e contenutisticamente – in base al ruolo che Winckelmann attribuì loro nell’ambito della costruzione del suo pensiero estetico.

Presso il Museo dell’Ara Pacis abbiamo invece una mostra dedicata al grande attore Marcello Mastroianni (1924-1996). Una vita tra parentesi: così Marcello Mastroianni amava definire la sua vita. Le parentesi tra un set e l’altro, tra un palcoscenico e l’altro, lungo una carriera fatta di un’infinità di film, di spettacoli, di personaggi. L’esposizione ripercorre la carriera straordinaria di Mastroianni. Dagli esordi con Riccardo Freda nel 1948 alla collaborazione con Federico Fellini, di cui diventò un vero e proprio alter ego. Più di cento film tra gli anni Quaranta e la fine dei Novanta, e molti riconoscimenti internazionali: tre candidature all’Oscar come Miglior Attore, due Golden Globe, otto David di Donatello, due premi per la migliore interpretazione maschile al Festival di Cannes e due Coppa Volpi al Festival di Venezia. Un attore entrato prepotentemente nell’immaginario collettivo, identificato dal semplice profilo (pensiamo all’icona creata da Fellini in 8 e ½), ma su cui in realtà c’è ancora molto da scoprire. Ed è proprio questo il percorso che seguirà la mostra Marcello Mastroianni, a partire da un tratto distintivo della sua personalità: quell’umiltà che gli faceva amare gli altri attori, figure di un pantheon che raccoglieva Gary Cooper, Clark Gable, Tyrone Power, Errol Flynn, John Wayne, Greta Garbo, Jean Gabin, Louis Jouvet, Vittorio De Sica, Anna Magnani, Aldo Fabrizi, Amedeo Nazzari, Totò, Assia Noris, e nel quale trionfava, non a caso, Fred Astaire, un attore capace, come sarà poi Marcello, di recitare con tutto il corpo (ricordiamo una delle sequenze fondamentali interpretate da Mastroianni: quella in cui si scatena nel ballo in Le notti bianche, il film di Luchino Visconti che segnerà il suo riconoscimento come attore “importante”). Tutta la vita e la carriera di Marcello Mastroianni sono raccontate in questa mostra che raccoglie i suoi ritratti più belli, i cimeli e le tracce dei suoi film e dei suoi spettacoli, alternando immagini e racconti e immergendo lo spettatore in quello che è stato ed è ancora il più conosciuto volto del cinema italiano. Un percorso attraverso scritti, testimonianze, recensioni, oltre a un raro apparato fotografico che ritrae l’attore come non siamo abituati a ricordarlo, sul palco, vicino agli altri grandi nomi che hanno fatto la storia del teatro italiano, da Vittorio Gassman a Rina Morelli, da Paolo Stoppa a Eleonora Rossi Drago.

Concludiamo con due mostre a Palermo.
Cinquecentotrentanove anni: mezzo millennio, cinque secoli per rimetterne insieme l’eredità visiva, riunendo a Palermo, nella Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis quasi la metà delle opere esistenti di Antonello Da Messina. Anche De Antonio Antonello, da Messina, Antonellus Messanensis nell’autografia, ne gioirebbe, per l’eccezionalità unica, sapendo d’altra parte che non si poteva fare prima. Le ragioni: ciò che di lui è sopravvissuto a terremoti, smembramenti, fallimenti di famiglie, naufragi, alluvioni, pareti umide, incuria degli uomini, ignoranza, avidità, insulse paure, dabbenaggini, è disperso in raccolte e musei fra Tirreno e Adriatico, oltre la Manica, al di là dell’Atlantico. Mari noti e ignoti attraversati nei secoli da mercanti e intenditori, antiquari, critici, diplomatici: tutti affascinati – come Enrico Pirajno barone di Mandralisca – dagli occhi, dalle luci, dall’incanto enigmatico del più grande ritrattista del Quattrocento (forse di sempre). Ogni pezzo è giunto a noi fortunosamente, avventurosamente: molti misteriosamente. Riportarne buona parte in Sicilia è stata un’impresa. Vasari lo raccontava nelle sue celeberrime Vite come colui che aveva ricevuto il segreto della pittura a olio, l’alchimia meravigliosa di Giovanni di Bruggia, un Jan van Eyck ammaliato dalla grazia del giovane siciliano, che quella tecnica di misture e infinite stesure di colore traslucido aveva appreso, e dal Nord portato nel Mediterraneo, facendo risplendere le tavole della sua avviata bottega messinese e poi le ocre, i lapislazzuli, le terre morbidamente riflesse dai cieli veneti. Non era passato un secolo dalla morte del pittore e Vasari costruiva un romanzo: poiché si erano perse tracce e documenti, si orecchiavano storie e leggende; poi, per altri secoli, il silenzio.
Fu un giovane appassionato d’arte, Giovan Battista Cavalcaselle, a ricostruire amorevolmente il primo catalogo del Messinese. Seguì un formidabile erudito messinese, Gaetano La Corte Cailler, che trovò e trascrisse documenti notarili che testimoniavano gli eventi minuti della famiglia del pittore: il testamento della nonna, il ritorno in brigantino dalla Calabria della famigliola del pittore, la dote della figlia; il testamento infine di Antonello, datato febbraio 1479. Altro di lui non c’era: un’alluvione aveva disperso le ossa in un antico cimitero, più terremoti avevano distrutto prove documentarie a Noto e in altri paesi siciliani. L’antica Messina era già stata distrutta e poi ricostruita nel 1783. Definitivamente alle ore 5,21 del lunedì 28 dicembre 1908: un terremoto del 10° e ultimo grado Mercalli, poi il maremoto. Di Messina non resta nulla: e nulla dell’ancona schizzata da Cavalcaselle, nulla dell’archivio con i documenti trascritti da La Corte Cailler. Salvo questi referti, oggi nulla di nulla sapremmo del più grande e ammirato pittore siciliano. Da allora però molto si è potuto riconoscere, ripulire, attribuire: il catalogo da fantastico si è fatto scientifico, le ricerche continuano, le attribuzioni certe si susseguono. Iniziano Lionello e poi il padre Adolfo Venturi, Bernard Berenson dà contributi fondanti dopo parziali incertezze. Roberto Longhi già nel 1914 ricolloca Antonello a fianco dei veneziani, e segnatamente di Bellini, facendone l’anello di congiunzione creativa fra i ponentini, gli amati fiamminghi, e la grande stagione veneziana, mediata appunto dall’isolata riflessione sulla prospettiva e la morbidezza della luce centroitaliana, i volumi di Piero della Francesca. Fra questi ritrovamenti saranno in mostra una Crocifissione che Voll nel 1902 suggerisce di Antonello, parte della collezione del barone Samuel von Brukenthal a Hermannstadt. Sempre in mostra la scoperta fatta all’importantissimo convegno messinese del 1981 da Federico Zeri di un’opera giovanile, una tavoletta devozionale di 15 centimetri per 10, consumata dai baci del fedele che se la portava al seguito in un astuccio di cuoio. È ora l’Ecce Homo con San Gerolamo nel deserto al recto. Dagli Uffizi arriverà l’importantissimo trittico con la Madonna con Bambino, il San Giovanni Battista; dalla Pinacoteca Malaspina di Pavia è in arrivo il ritratto di giovane gentiluomo (a lungo considerato il suo vero volto). E che dire dell’affascinante storia del Barone di Mandralisca che torna da Lipari con il ritratto su tavola di un ignoto il cui beffardo sorriso ha sconvolto la mente della figlia del farmacista nella cui bottega, sportello di mobile, è giunto per vie misteriosissime? La mostra di Palermo tutto questo racconta, in un allestimento sviluppato cronologicamente seguendo l’evoluzione e le novità dell’artista, aperto dall’Annunciata nell’allestimento per lei immaginato da un maestro del Novecento, Carlo Scarpa.

Presso la Galleria d’Arte Moderna è allestita la mostra Antonino Leto. Tra l’epopea dei Florio e la luce di Capri. A oltre dieci anni dalla memorabile rassegna dedicata a Francesco Lojacono che ha rappresentato una svolta decisiva per la valorizzazione della pittura dell’Ottocento in Sicilia, con la mostra dedicata ad Antonio Leto (Monreale 1844 – Capri 1913), si intende restituire la statura europea che gli compete anche all’altro grande protagonista della pittura in Sicilia. Appartenenti alla stessa generazione - Leto è sei anni più giovane di Lojacono - i due pittori hanno avuto una vicenda analoga, entrambi affermatisi come interpreti di una straordinaria visione mediterranea del paesaggio, declinato in uno stile che si è confrontato, dai Macchiaioli agli Impressionisti, con i grandi movimenti moderni europei. Con circa 100 opere, la mostra sarà la grande occasione per riconsiderare Leto, nel suo articolato percorso artistico, che lo ha visto formarsi innanzitutto a Napoli, dove si recò nel 1864, attratto dalla pittura di Giuseppe De Nittis e dalle proposte della “Scuola di Resina” che, sulla scorta della lezione macchiaiola divulgata da Adriano Cecioni, sosteneva una resa naturalistica svincolata dal descrittivismo analitico di Filippo Palizzi. Vincendo il “Pensionato Artistico” Leto si trasferisce prima a Roma nel 1875 e poi a Firenze, tra il 1876 e il 1878, dove collabora con la Galleria Pisani che diventa il maggior acquirente della produzione di quegli anni. Il soggiorno a Parigi è decisivo per l’affermazione sul mercato internazionale e, invitato dal mercante Goupil, vi si trasferisce nel 1879. Di questo periodo rimane la suggestione dei bellissimi dipinti con scene di vita parigina, espressioni accattivanti dei nuovi gusti della clientela borghese. Uno dei momenti fondamentali e più appassionanti della mostra, anche dal punto di vista storico, sarà la ricostruzione dell’eccezionale rapporto tra Leto e la famiglia Florio, che sono stati i suoi maggiori mecenati. Questo consentirà di vedere in una nuova e speciale prospettiva la mitica epoca della Palermo Liberty o modernista e riflettere sulla complessità – attraverso opportuni confronti - di capolavori come La mattanza a Favignana, uno dei dipinti più intensi del nostro Ottocento che, nella sua coinvolgente dimensione epica, rimanda alle pagine de I Malavoglia di Verga. Capri fu il luogo dove amò ritirarsi definitivamente a partire dal 1890 con una scelta artistica e di vita condivisa con altri protagonisti della pittura moderna tra Otto e Novecento. Nel 1892 fonda il “Circolo Artistico” di Capri, insieme ad Augusto Lovatti, Bernardo Hay ed altri artisti, che scelgono come sede delle loro mostre l’Hotel Quisisana. In quest’isola ispiratrice delle sue creazioni dove consuma l’ultima stagione della sua vita, Leto salda una pittura più densa e corposa, a macchia, dai forti contrasti di ombre e luci, come si evince dalle opere Veduta dal giardino dall’Hotel Pagano e I Faraglioni a Capri, entrambe concesse dalla Galleria Ricci-Oddi di Piacenza.
Leto ha saputo rendere, con uno stile davvero personale, l’atmosfera e la luce uniche di quell’isola incantata che, in quegli anni di transizione del secolo, anche attraverso la pittura, stava entrando nell’ immaginario universale.

Wunderkammer Apollinaire e l’invenzione “Surréaliste”
Torino – GAM
31 ottobre 2018- 24 febbraio 2019
Orari: martedì -domenica 10.00 -18.00; lunedì chiuso
Biglietti: intero 10€, 8€ ridotto
Informazioni: www.gamtorino.it

Ottocento in Collezioni. Dai Macchiaioli a Segantini
Novara – Castello Visconteo
20 ottobre 2018 – 24 febbraio 2019
Orari: martedì - domenica 10.00-19.00, lunedì chiuso
Biglietti:10€ intero, 8€ ridotto
Informazioni: www.metsarte.com

Dal Nulla al sogno. Dada e Surrealismo dalla Collezione del Museo Boijmans Van Beuningen
Alba (Cn) – Fondazione Ferrero
27 ottobre 2018 – 25 febbraio 2019
Orari: lunedì – venerdì 15.00- 19.00; sabato e domenica 10.00-19.00
Biglietti: ingresso gratuito
Informazioni: www.fondazioneferrero.it

Milano e il cinema
Milano – Palazzo Morando
8 novembre 2018 – 10 febbraio 2019
Orari: martedì-mercoledì-venerdì-sabato-domenica 10.00-20.00; giovedì 10.00 – 22.30; lunedì: chiuso
Biglietti: 12€ intero, 10€ ridotto
Informazioni: www.mostramilanoeilcinema.it

Margherita Sarfatti
Milano – Museo del Novecento/ Rovereto (Tn) – MART
21 settembre 2018 - 24 febbraio 2019
Orari: Milano: lunedì 14.30-19.30; martedì, mercoledì, venerdì, domenica 9.30-19.30; giovedì e sabato 9.30-22.30
Mart: martedì - domenica 10.00 - 18.00; venerdì 10.00 - 21.00; lunedì chiuso
Biglietti: Milano 10€ intero, 8€ ridotto; Mart 11€ intero, 7€ ridotto
Informazioni: www.museodelnovecento.org; www.mart.trento.it

Paul Klee. Alle origini dell’arte
Milano – MUDEC
31 ottobre 2018 - 3 marzo 2019
Orari: lunedì 14.30 - 19.30; martedì - mercoledì - venerdì 9.30 - 19.30; giovedì - sabato - domenica - 09.30 - 22.30
Biglietti: 14€ intero, 12€ ridotto
Informazioni: www.mudec.it

Il regime dell’arte. Premio Cremona 1939-1941
Cremona – Museo Ala Ponzone
21 settembre 2018 - 24 febbraio 2019
Orari: martedì -domenica 10:00 - 17:00; lunedì chiuso
Biglietti: 10€ intero, 8€ ridotto
Informazioni: www.musei.cremona.it

Sotto il cielo d’Egitto. Un capolavoro di Francesco Hayez
Trento – Castello del Buonconsiglio
10 novembre 2018 – 24 febbraio 2019
Orari: tutti i giorni 9.30-17.00; lunedì chiuso
Biglietti: 10 € intero, 8€ ridotto
Informazioni: www.buonconsiglio.it

Di terra e di fuoco. Il San Sebastiano di Andrea Riccio
Trento – Castello del Buonconsiglio
20 ottobre 2018 – 24 febbraio 2019
Orari: tutti i giorni 9.30-17.00; lunedì chiuso
Biglietti: 10 € intero, 8€ ridotto
Informazioni: www.buonconsiglio.it

Da Monet a Bacon. Capolavori della Johannesburg art Gallery
Genova – Palazzo Ducale
17 novembre 2018 – 3 marzo 2019
Orari: martedì -domenica 10.00-19.00; lunedì chiuso
Biglietti: 12€ intero, 10€ ridotto
Informazioni: www.palazzoducale.genova.it

Fulvio Roiter. Fotografie 1948-2007
Genova – Palazzo Ducale
8 settembre 2018 - 24 febbraio 2019
Orari: martedì -domenica 10.00-19.00; lunedì chiuso
Biglietti: 10€ intero, 8€ ridotto
Informazioni: www.mostrafulvioroiter.it

Dall’Espressionismo alla Nuova Oggettività. Avanguardie in Germania
Parma – Palazzo del Governatore
10 novembre 2018 - 24 febbraio 2019
Orari: martedì e mercoledì 15.0019.00; giovedì - domenica 10.00-19.00; lunedì chiuso.
Biglietti: 10€ intero, 6€ ridotto
Informazioni: www.comune.parma.it

Jean Dubuffet, l’arte in gioco. Materia e spirito 1943 – 1985
Reggio Emilia – Palazzo Magnani
17 novembre 2018 – 3 marzo 2019
Orari: lunedì solo per le scuole; martedì - giovedì 10.00 – 13.00 / 15.00 – 19.00; venerdì, sabato, domenica 10.00 – 19.00
Biglietti: 12€ intero, 10€ ridotto
Informazioni: www.palazzomagnani.it

Hokusai Hiroshige. Oltre l’onda. Capolavori dal Museum of Fine Arts di Boston
Bologna – Museo Civico archeologico
12 ottobre 2018 – 3 marzo 2019
Orari: lunedì 9.00 – 19.30; mercoledì – venerdì 9.00 – 19.30; sabato 10.00 – 22.00; domenica 10.00 – 19.30; martedì chiuso
Biglietti: 14€ intero, 12€ ridotto
Informazioni: www.oltrelonda.it

Dai monti azzurri all’Adriatico. Crivelli, Perugino. Giaquinto
Senigallia (An) – Palazzo del Duca
19 ottobre 2018 - 3 marzo 2019
Orari: mercoledì, giovedì e venerdì 15.00 – 19.00; sabato e domenica 10.00 – 13.00/ 15.00 – 19.00
Biglietti: 8€ intero, 4€ ridotto
Informazioni: www.viveresenigallia.it

Lorenzo Lotto. Il richiamo delle Marche
Macerata – Palazzo Buonaccorsi
19 ottobre 2018 - 10 febbraio 2019
Orari: martedì – domenica 10.00 – 18.00; lunedì chiuso
Biglietti: 10€ intero, 8€ ridotto
Informazioni: www.mostralottomarche.it

Presenze artistiche in Umbria. I grandi Maestri attivi tra il ’300 e il ’500 – La Galleria di carta
Terni – Palazzo Montani Leoni
7 dicembre 2018 – 24 febbraio 2019
Orari: venerdì, sabato e domenica 11.00-13.00/17.00-19.00
Ingresso libero
Informazioni: www.fonazionecarit.it

Vasimania. Dalle “Explicationes” di Filippo Buonarroti al Vaso Medici
Firenze – Casa Buonarroti
12 dicembre 2018 - 28 febbraio 2019
Orari: tutti i giorni 10.00 – 16.30; martedì chiuso
Biglietti: 6,50€ intero, 4,50€ ridotto
Informazioni: www.casabuonarroti.it

Winckelmann. Capolavori diffusi nei Musei Vaticani
Città del Vaticano (Roma) – Musei Vaticani
9 novembre 2018 – 9 marzo 2019
Orari: lunedì -sabato ore 9.00 - 16.00, ogni ultima domenica del mese 9.00-14.00
Biglietti: 17€ intero,8€ ridotto
Informazioni: www.museivaticani.va

Marcello Mastroianni
Roma – Museo dell’Ara Pacis
26 ottobre 2018 - 17 febbraio 2019
Orari: tutti i giorni 9.30 – 19.30
Biglietti: 9€ intero, 7€ ridotto
Informazioni: www.arapacis.it

Antonello da Messina
Palermo – Palazzo Abatellis
14 dicembre 2018 - 10 febbraio 2019
Orari: martedì - domenica 9-19; lunedì chiuso
Biglietti: 13€ intero, 11€ ridotto
Informazioni: www.mostraantonello.it

Antonino Leto. Tra l’epopea dei Florio e la luce di Capri
Palermo – Galleria d’Arte moderna
13 ottobre 2018 - 10 febbraio 2019
Orari: martedì - domenica 9.30 - 18.30; lunedì chiuso
Biglietti: 10€ intero, 75€ ridotto
Informazioni: www.gampalermo.it