Mostre Dicembre 2018

Autore:
Roda, Anna
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Le nostre proposte di dicembre, con grande varietà di temi, autori e momenti della storia dell’arte prendono avvio da Milano.
Per il terzo anno consecutivo il Museo San Fedele ospita una mostra di dipinti antichi legati alla festività del Natale. Quest’anno il tema dell’esposizione è la Madonna con il Bambino, raffigurata da pittori italiani e fiamminghi del XVI e XVII secolo. Saranno visibili in particolare opere di Guglielmo Caccia detto il Moncalvo, Giuseppe Giovenone il Giovane, Giovanni Battista Ramenghi detto il Bagnacavallo Junior, Frans Francken II e Theodoor van Loon. I dipinti offrono l’occasione per riflettere su un soggetto che esprime un codice figurativo da sempre presente nella memoria individuale e collettiva, nel corso dei secoli declinato interpretando teologicamente la naturalezza del rapporto madre/figlio. Attraverso una serie di metafore visive la Madonna con il Bambino è così divenuta simbolo del Mistero dell’Incarnazione: Dio s’immerge nella storia dell’uomo. Una piccola mostra ma da visitare con tutta la famiglia per prepararsi adeguatamente al Natale.

Sempre in tema natalizio è la proposta del Museo diocesano, che quest’anno per la serie Capolavoro per Milano presenta l’Adorazione dei Magi di Paolo Veronese. L’opera è il capolavoro della pittura sacra degli anni della piena maturità di Paolo Caliari detto il Veronese (Verona 1538 – Venezia 1588), uno dei grandi protagonisti del secondo Rinascimento veneziano. L’Adorazione dei Magi è stata realizzata fra il 1573 e il 1575 per la cappella Sacra Spina della chiesa domenicana di santa Corona a Vicenza, dove si trova tuttora. Proprio in quegli anni, l’artista si dedica alla realizzazione di numerose pale d’altare per Venezia e per le altre città del Veneto, tutte di grande formato, caratterizzate da colori festosi, sorprendenti effetti di luce e impostazioni scenografiche. La composizione è dominata da un’imponente architettura di ricordo palladiano, un tempio in rovina che allude al mondo pagano ormai in declino, su cui appoggia la capanna in legno che accoglie la Sacra Famiglia, elaborata secondo il consueto repertorio dell’artista, derivato dalla Pala Pesaro di Tiziano ai Frari di Venezia. I tre Magi sono riccamente abbigliati con stoffe preziose che rimandano all’attività del committente, il ricco mercante di tessuti vicentino Marcantonio Cogollo, ritratto nel personaggio barbuto alle spalle del re moro. Al centro della scena, la figura del re con il manto rosso funge quasi da perno che, con un movimento avvitato, chiude il cerchio ideale intorno alla Madonna con il Bambino, composto da san Giuseppe e dal re col mantello giallo inginocchiato.
Paggi e servitori, anch’essi elegantemente vestiti, cosi come i cagnolini tipici del repertorio veronesiano, trasformano l’evento sacro quasi in una festa cinquecentesca, su cui si affacciano curiosi l’asino e il bue e a cui partecipa il fastoso corteo che si intravede sulla sinistra. Nella ricchezza dei panneggi, nell’eccezionale qualità cromatica del dipinto, riportata alla brillantezza originale nel restauro del 2014, appare chiaramente la sontuosità pittorica e il trionfo del colore decorativo che caratterizzano l’opera di Paolo Veronese.

A centocinquant’anni dalla nascita, le Gallerie Maspes e le Gallerie Enrico di Milano, due tra i più importanti poli per l’arte dell’Ottocento di Milano, celebrano Giuseppe Pellizza da Volpedo (1868-1907), nella città che ospita i suoi maggiori capolavori: Fiumana, alla Pinacoteca di Brera e il Quarto Stato al Museo del Novecento, immagine iconica delle battaglie sociali del secolo scorso.
L’esposizione è la prima personale a Milano dopo un secolo - l’ultima era stata organizzata nel 1920 alla Galleria Pesaro, esposizione durante la quale il celebre Quarto Stato venne acquistato a favore delle Civiche Raccolte grazie a una sottoscrizione pubblica - e presenta alcune tra le sue opere più famose, in grado di ripercorrere i temi più significativi della sua cifra stilistica. In particolare, le rassegne offriranno una panoramica della produzione del pittore piemontese nel ventennio tra il 1887 e il 1907, dai ritratti e dalle nature morte del primo periodo ai bellissimi paesaggi dell’ultimo, passando per i celebri quadri di denuncia sociale, particolarmente cari a Pellizza.

Nella suggestiva cornice di casa Necchi Campiglio troviamo la mostra Case Milanesi 1923-1973. Il periodo dal primo dopoguerra all’inizio degli anni Settanta è stato per l’architettura residenziale milanese un momento di intensa sperimentazione che ha inserito la casa urbana nel nuovo contesto della città moderna. La mostra sarà un’occasione per scoprire una selezione delle più note Case Milanesi. Partendo dalle trasformazioni di Milano, il primo luogo dove la modernità si realizza compiutamente in Italia, l’esposizione sarà arricchita da testimonianze letterarie e cinematografiche che dialogheranno con le architetture scelte e con i brani di città che cambiano il volto di Milano tra gli anni Venti e gli anni Settanta, affermando l’epoca d’oro della civiltà borghese. Gli approfondimenti sugli interni e sui dettagli consentiranno di “guardare dentro e da vicino” le residenze, mentre quelli dedicati ai materiali permetteranno al visitatore di “toccare con mano” la pelle degli edifici. Una sezione sarà inoltre dedicata agli architetti che hanno progettato le case - Piero Portaluppi, Giovanni Muzio, Luigi Caccia Dominioni, Vico Magistretti, Aldo Andreani, Gio Ponti, Ignazio Gardella, Figini e Pollini, solo per fare alcuni esempi - di cui si racconteranno i tratti distintivi e i progetti che li hanno resi celebri. Nello spazio espositivo del sottotetto, infine, una grande mappa di Milano, estesa sul pavimento e su cui sarà possibile camminare, permetterà ai visitatori di identificare le case nella topografia della città e di “spostarsi” da una casa all’altra disegnando itinerari e percorsi virtuali.

Da ultimo una singolare presso la Casa dell’Energia e dell’Ambiente di Milano dal titolo Gli scali ferroviari di Milano. Oggi, prima di domani. Fotografie di Marco Introini e Francesco Radino. La mostra mette in luce con un’inedita campagna fotografica i sette scali ferroviari di Milano, attualmente dismessi, ma in fase di riqualificazione. Ideata e organizzata da Fondazione Aem – Gruppo A2A, che quest’anno, in attesa della riapertura dei suoi Archivi Storici, ha privilegiato il taglio contemporaneo. I lavori dei due fotografi ritraggono gli scali Farini, Greco, Lambrate, Porta Romana, Rogoredo, Porta Genova e San Cristoforo, che insieme ricoprono una superficie di 1.250.000 mq. Aree attualmente abbandonate, ma che un tempo contribuirono allo sviluppo industriale, agevolando il trasporto e la consegna di prodotti finiti e generi di prima necessità, nonché la crescita dei quartieri limitrofi. AEM, a cui già negli anni ‘80 era stato assegnato il compito di documentare la città in trasformazione, così come gli innovativi e complessi progetti di modernizzazione delle infrastrutture di rete, grazie a questa mostra prosegue questo cammino documentaristico. Cogliendo l’opportunità per far riflettere su temi chiave della comunità e dell’impresa e focalizzare, nel contesto metropolitano milanese, il rapporto tra servizi e territorio, a partire dallo scalo ferroviario di Porta Romana, dove ha avuto sede Aem con la sua storica centrale.

Le nostre proposte ci portano ora a Mantova per una mostra allestita nell’Appartamento della Rustica, ideato da Giulio Romano per il duca Federico II Gonzaga, dal titolo Fato e destini. Tra mito e contemporaneità. La rassegna è costituita da 70 opere, tra dipinti, sculture, grafiche e mosaici che indagano il tema del fato e del destino, così com’è stato declinato dall’antichità ai nostri giorni, da autori quali Domenico Fetti, Gustav Klimt, Adolfo Wildt, Angelo Morbelli, Mattia Moreni e molti altri. Il percorso espositivo, suddiviso in dieci sezioni, si apre con Verità celate, ovvero quelle nascoste nel profondo di ogni uomo e quelle insite nei segreti del cosmo.
L’Appartamento della Rustica costituisce, con la sua ricca decorazione cinquecentesca, un ulteriore elemento che accresce il valore dell’iniziativa: le stanze recentemente restaurate di quest’area di Palazzo Ducale si prestano infatti a un vivo dialogo con le opere antiche e moderne che saranno esposte.

Trasferiamoci ora a Padova per due mostre dedicate alla Grande Guerra.
Durante la Prima Guerra Mondiale Padova svolse un ruolo fondamentale quale centro medico, in particolare nellassistenza sanitaria prestata ai soldati e nella didattica medica. Con questo progetto il Museo di Storia della Medicina intende non soltanto raccontare una storia che ha toccato l’intera città e migliaia di studenti provenienti da tutt’Italia, ma anche porre al centro dell’attenzione il ruolo imprescindibile della Medicina nel primo conflitto mondiale e parallelamente il progresso che questa disciplina conobbe in un momento tragico della storia italiana. L’esposizione propone una ricostruzione del percorso dei feriti al fronte, dai primi punti di assistenza fino agli ospedali territoriali, attraverso un’enorme mappa della cosiddetta “catena di soccorso”, exhibit interattivi, tavoli touch che descrivono i luoghi padovani adibiti a ospedali, video, foto e documenti d’epoca, reperti storici, tra cui alcuni presidii medici del periodo. Padova – definita “Capitale al Fronte” per il ruolo svolto nella Prima Guerra Mondiale – deve essere ricordata anche per la funzione eccezionale che ebbe nell’assistenza sanitaria prestata ai soldati e nella didattica medica impartita agli aspiranti medici militari. Le nuove caratteristiche distintive del primo conflitto mondiale – che si connotò, tra l’altro, per il largo impiego di armi moderne e devastanti e la trasformazione da guerra di movimento a guerra di trincea – imposero problemi di difficilissima soluzione, anche da un punto di vista medico.

La seconda rassegna si intitola Tavoli di guerra e di pace. 1918. Padova capitale al fronte da Caporetto a villa Giusti ed è stata realizzata dal Centro Culturale Altinate San Gaetano.
A poche decine di chilometri a est e a nord, il Piave, il Grappa l’Altopiano, le vette vicentine erano il feroce terreno di scontro. A Padova quelle azioni venivano registrate, studiate e dirette. Sangue e morte si sublimavano in asettiche linee su carte geografiche e sempre da qui partivano ordini che falcidiavano migliaia di ragazzi al fronte, qui si delineavano strategie, si tessevano contatti, talvolta in via non ufficiale. La mostra ripropone l’ultimo, fondamentale anno di guerra e lo fa da dietro le quinte, conducendo il visitatore dentro le stanze del comando. Padova fu il grande tavolo delle decisioni in cui i poteri forti si confrontavano per l’interesse nazionale. Infatti l’elemento conduttore che guida l’intera mostra è rappresentato dal tavolo delle decisioni, presenza costante in ciascuna sala e che di volta in volta viene utilizzato come dispositivo a supporto degli apparati e dei contenuti descrittivi. Si racconta perciò una guerra fatta di dettagli, di pesi e misure calcolate con precisione chirurgica per il successo della guerra. Un piano di espressione apparentemente asettico ed ingegneristico che trova una risposta emozionale nella descrizione del concepimento di un determinato dettaglio, di una certa strategia, delle carte tecniche. Tutte cose che solitamente non vengono osservate dal punto di vista dell’elaborazione, della riflessione che porta alla loro produzione. Padova però è proprio questo: deus ex machina di riflessioni che cambieranno l’immagine del Paese.
Ci spostiamo ora a Venezia per ben quattro proposte. La prima è una mostra dedicata al più veneziano tra gli artisti del Rinascimento, colui che più ha “segnato” Venezia con il marchio inconfondibile del suo genio - chiamato da dogi e notabili ad abbellire palazzi e chiese della città - è stato in effetti capace di stupire e impressionare intere generazioni di amanti dell’arte. Tintoretto (1519 - 1594) ha stupito i suoi contemporanei, impressionato El Greco, Rubens e Velasquez, anticipato per molti versi la sensibilità di artisti contemporanei e ora, a 500 anni dalla nascita, torna ad affascinare il pubblico in occasione delle celebrazioni che tutta Venezia gli dedica, a partire dal prossimo settembre. La mostra Il giovane Tintoretto, ripercorre, attraverso circa 60 opere, il primo decennio di attività del pittore veneziano, dal 1538, anno in cui è documentata un’attività indipendente di Jacopo Robusti a San Geremia, al 1548, data del clamoroso successo della sua prima opera di impegno pubblico, il Miracolo dello schiavo, per la Scuola Grande di San Marco, oggi vanto delle Gallerie dell’Accademia: un percorso appassionante che ricostruisce quel periodo straordinario di stimoli e sperimentazioni grazie ai quali Tintoretto ha rinnovato profondamente la pittura lagunare, in un momento di grandi cambiamenti.

A Palazzo Querini abbiamo invece la rassegna Venezia in chiaro. Dialoghi e silenzi nella pittura tra Ottocento e Novecento. L’esposizione, con oltre settanta opere, si propone di rappresentare – per emblemi – quella che è stata un’intensa e vitale stagione di rinnovamento del linguaggio pittorico. Nell’assoluta aderenza al vero naturale, gli artisti di quel periodo hanno saputo infondere uno stato d’animo, uno spirito particolare nelle vedute e nelle scene di vita quotidiana attraverso la suprema sintesi di un linguaggio espressivo, mirato a una vera e propria rigenerazione dell’arte, svincolandosi così dalle accademie in cui avevano studiato. Venezia in chiaro, in quanto si è scelto di dare risalto a una visione prevalentemente diurna della città e della laguna per sottolineare il rapporto tra luce e colore, elementi questi, determinanti per la rappresentazione di un paesaggio suadente, avvolto in quell’atmosfera incantata che ricopre le pietre, i ponti, le colonne e i palazzi, un clima che affascina gli artisti e li pone nella condizione di riflettere le loro emozioni dentro al perimetro circoscritto della tela.
Presso Ca Pesaro troviamo una mostra dedicata ad Angelo Morbelli (1853-1919). A distanza di oltre un secolo, ecco la ricomposizione del ciclo pittorico di Angelo Morbelli, uno dei capolavori del maestro divisionista: Il poema della vecchiaia. Nel 1901 Morbelli confida all’amico Giuseppe Pellizza da Volpedo la volontà di riaccostarsi al tema della vecchiaia, con l’esplicita intenzione di realizzare una vera e propria serie di dipinti. Il risultato di questa nuova ricerca su un tema affrontato dal pittore fin dal 1883 viene presentato alla V Esposizione internazionale d’arte di Venezia del 1903: il ciclo di sei opere intitolato nel catalogo della rassegna Il poema della vecchiaia. Le sei tele – Il Natale dei rimasti, Vecchie calzette, Mi ricordo quand’ero fanciulla, Siesta invernale, Sedia vuota e I due inverni – appositamente realizzate dall’artista per l’esposizione veneziana, raffigurano gli ambienti del Pio Albergo Trivulzio di Milano, il maggiore ricovero per anziani indigenti della città. Il pittore torna a dipingere e sperimentare entro le sue mura, già ritratte in opere degli anni ottanta dell’Ottocento, ottenendovi uno spazio dedicato in cui allestire un atelier, condizione indispensabile per studiare da vicino i meccanismi psicologici insiti nella ritualità malinconica dei ricoverati.

Da ultimo, presso la Casa dei Tre Oci un omaggio al grande fotografo francese Willy Ronis (1910-2009). La mostra, la più completa retrospettiva del grande fotografo francese in Italia, presenta 120 immagini vintage, tra cui una decina inedite dedicate a Venezia, e documenti, libri e lettere mai esposti prima d’ora. Attraverso le sue immagini, Ronis sviluppa una sorta di micro-racconti costruiti partendo dai personaggi e dalle situazioni tratte dalla strada e dalla vita di tutti i giorni, che lo portano a estasiarsi davanti alla realtà e a osservare la fraternità dei popoli. Se è vero che le sue fotografie corrispondono, in una certa misura, a una visione ottimista della condizione umana, Ronis non ne cela l’ingiustizia sociale e s’interessa alle classi più povere. La sua sensibilità nei confronti delle lotte quotidiane per la sopravvivenza in un contesto professionale, familiare e sociale precario, rivela che le sue convinzioni politiche, militante comunista, lo conducevano a un impegno attivo, attraverso la produzione e la circolazione di immagini della condizione e delle lotte operaie.

Arriviamo ora a Trieste, nella splendida cornice del Castello di Miramare per la mostra Massimiliano e Manet. Un incontro multimediale. Un percorso immersivo e “multimediale” nel senso più ampio del termine, che dà vita all’incontro impossibile tra l’imperatore del Messico, fucilato il 19 giugno 1867, e Édouard Manet, il grande pittore francese che, indignato dalla vicenda, denunciò con la sua pittura le responsabilità di Napoleone III. L’esposizione trasporterà i visitatori all’interno di questa storia, dentro i luoghi che l’hanno scandita, da Miramare al Messico a Parigi, grazie a una dimensione immersiva di suoni, proiezioni e ambienti ricreati. Ad accompagnarci in questo flashback virtuale sarà la narrazione teatrale ideata dallo sceneggiatore Alessandro Sisti e recitata da Lorenzo Acquaviva, che nei panni di Massimiliano farà rivivere le emozioni e le contraddizioni di questa trama, raccontando in prima persona le preoccupazioni dell’imperatore, il suo amore per Carlotta e per Trieste, il suo impegno per il Messico e i suoi tentativi di un governo illuminato. A chiudere il percorso, i video di due giovani artisti Calixto Ramírez e Enrique Méndez de Hoyos, che si confrontano con una vicenda cruciale della storia del loro Paese e offrono una prospettiva diversa della vicenda, intrecciando ancora una volta in un’unica trama presente e passato, storia e arte.
Lasciamo Trieste ed arriviamo a Modena, alla Galleria Estense per la mostra Meravigliose avventure. L’esposizione presenta un’ampia selezione di testi illustrati, appartenenti al ricco patrimonio librario della Biblioteca Estense Universitaria, oltre a quadri, sculture, arti decorative e materiale etnografico, provenienti da istituzioni quali il Museo antropologico universitario di Firenze e i Musei civici di Modena, in grado di ripercorrere come l’esperienza del viaggio sia stata vissuta da esploratori, mercanti, pellegrini, tra il 1400 e il 1800. Lontane dalle moderne guide turistiche, le relazioni annuali dei missionari e i libri pubblicati da mercanti, religiosi, ambasciatori studiosi e curiosi al ritorno dai loro viaggi, rappresentarono testimonianze di valore ineguagliabile per la conoscenza di popoli e mondi ancora poco noti in Occidente. A colpire il viaggiatore non erano soltanto la vita quotidiana e i costumi spesso inconsueti, i monumenti, le corti opulente dei sovrani orientali, ma anche le caratteristiche naturali dei paesi visitati e la loro cultura. Numerose sono infatti le opere che riservano ampio spazio alla descrizione dei riti religiosi e alla lingua, come nel caso degli idiomi dell’America meridionale. La rassegna riscoprirà inoltre alcune figure quali Jean de Mandeville, Giovan Battista Ramusio, Matteo Ricci, Athanasius Kircher e Carsten Niebuhr, Francesco Gemelli Careri, Sybilla Merian e molti altri che con i loro racconti e i loro studi aiutarono i governi europei a intrattenere un rapporto più confidenziale con il resto del mondo.

Palazzo dei Pio di Carpi (Mo) ospita una mostra che rilegge e porta d’attualità l’avventura scientifica e umana di Berengario da Carpi, pseudonimo di Jacopo Barigazzi (Carpi, 1460 circa - Ferrara, 1530), uno dei protagonisti assoluti della medicina del Rinascimento. L’esposizione presenta dipinti, incisioni, disegni, libri antichi e manoscritti, capaci di documentare l’avventura di un genio del Rinascimento italiano. Attraverso Berengario, la rassegna racconta un mondo in cui la scienza, l’arte, la politica, le vicende personali e universali si fondevano negli uomini che lo vivevano. Solo nel Rinascimento avrebbe potuto nascere e brillare una figura come Berengario da Carpi, con le sue intuizioni e il suo talento, ma anche con sue le contraddizioni e i suoi lati oscuri. Nel suo campo di specializzazione, Jacopo seppe modernizzare e sviluppare una disciplina, come quella medico-chirurgica, conducendola verso nuovi orizzonti di ricerca. Figlio di un chirurgo, Berengario fu intimo amico di Alberto Pio, signore di Carpi, e per otto anni seguì gli insegnamenti umanistici ed estetici di Aldo Manuzio. Laureatosi a Bologna nel 1489, divenne lettore presso l’Università tra 1502 e 1527 e vi professò la pratica chirurgica perfezionando le tecniche operatorie. Durante gli anni bolognesi, nel 1521 Jacopo pubblicò i Commentaria cum amplissimis additionibus super Anatomia Mundini, il primo di tre volumi fondamentali nella storia dell’anatomia e della medicina, che fece fare alla disciplina un notevole balzo in avanti nella conoscenza e nella rappresentazione del corpo umano e che, per la prima volta in assoluto, lo presentava come mai era stato visto, grazie a straordinarie illustrazioni xilografiche, facendo scoprire, a chiunque sfogliasse i suoi libri, l’immagine di un cuore, la colonna vertebrale, l’apparato riproduttivo femminile, lo scheletro, i muscoli, le vene e il cervello. Tra il 1522 e il 1523, Jacopo pubblica le Isagoge, due edizioni di una breve silloge deiCommentaria che ebbero immediatamente un grande successo e furono replicate, ancora vivente Berengario e fino a pieno Settecento, in decine di successive tirature. Giunto all’apice della fama, Berengario venne conteso dalle più importanti corti dell’epoca, al punto di diventare chirurgo di tre papi e di curare, su invito di papa Clemente VII, Giovanni dalle Bande Nere ferito in battaglia a una gamba o Lorenzo de’ Medici colpito alla testa da una pallottola di archibugio.

Ci spostiamo ora a Ferrara, a Palazzo Diamanti per una mostra dedicata a Courbet (1819-1877). Provocatore, padre del realismo e uomo dalla personalità complessa, Courbet fu anche un eccellente paesaggista, che considerava la natura la sua principale fonte di ispirazione: non a caso due terzi della sua produzione sono costituiti da panorami, vedute, scorci, orizzonti, lande campestri, in cui il protagonista è l’elemento naturale. Per la prima volta dopo circa cinquant’anni dall’ultima rassegna a lui dedicata, Gustave Courbet torna in Italia. Palazzo dei Diamanti gli rende omaggio con un’importante retrospettiva che racconterà la carriera del grande maestro francese approfondendo, in particolare, la sua ampia produzione di paesaggi e il suo singolare rapporto con la natura.
L’esposizione presenterà circa cinquanta tele provenienti dai più importanti musei internazionali e conduce il visitatore in un percorso emozionante: dalle vedute della natia Franca Contea alle spettacolari marine spesso scosse dalla tempesta, dalle misteriose grotte da cui scaturiscono sorgenti alle cavità carsiche che si spalancano nei torrenti, dai sensuali nudi immersi in una rigogliosa vegetazione alle suggestive scene di caccia, fino ai potenti capolavori realisti della maturità.
Dotato di una rara sensibilità, la sua visione personale ma realistica del mondo lo ha portato a innovare profondamente la pittura. Le sue opere, mantenendosi in bilico fra gli echi del Romanticismo e i riflessi di un Impressionismo che proprio in quegli anni muoveva i primi passi, rappresentarono un sicuro modello di riferimento per Manet, Monet, Degas e compagni.

Negli spazi espositivi del Complesso di San Domenico a Forlì, possiamo visitare la mostra retrospettiva dedicata a Ferdinando Scianna (1943). Con circa 200 fotografie in bianco e nero stampate in diversi formati, la rassegna attraversa l’intera carriera del fotografo siciliano e si sviluppa lungo un articolato percorso narrativo, costruito su diversi capitoli e varie modalità di allestimento. Ferdinando Scianna è uno tra i più grandi maestri della fotografia non solo italiana. Ha iniziato ad appassionarsi a questo linguaggio negli anni Sessanta, raccontando per immagini la cultura e le tradizioni della sua regione d’origine, la Sicilia. Il suo lungo percorso artistico si snoda attraverso varie tematiche – l’attualità, la guerra, il viaggio, la religiosità popolare - tutte legate da un unico filo conduttore: la costante ricerca di una forma nel caos della vita. In oltre 50 anni di racconti non mancano di certo le suggestioni: da Bagheria alle Ande boliviane, dalle feste religiose - esordio della sua carriera - all’esperienza nel mondo della moda, iniziata con Dolce & Gabbana e Marpessa. Poi i reportage (fa parte dell’agenzia foto giornalistica Magnum), i paesaggi, le sue ossessioni tematiche come gli specchi, gli animali, le cose e infine i ritratti dei suoi grandi amici, maestri del mondo dell’arte e della cultura come Leonardo Sciascia, Henri Cartier-Bresson, Jorge Louis Borges, solo per citarne alcuni.

Palazzo Piccolomini di Pienza (Si) ospita la mostra What is a youth?Romeo & Giulietta di Franco Zeffirelli. L’esposizione è stata pensata per il cinquantesimo anniversario del celeberrimo film, girato nella città di Pio II nel 1968, prevalentemente negli interni del palazzo che nella finzione è casa Capuleti, dove i due giovani protagonisti, Giulietta e Romeo, si incontrano per la prima volta a una festa da ballo. WHAT IS A YOUTH? è anche il titolo della canzone che, nella ricostruzione della tragedia shakespeariana voluta dal geniale regista toscano, risuona all’interno del cortile del palazzo durante il ballo. La musica venne composta da Nino Rota, mentre il testo italiano fu scritto da Elsa Morante. Il percorso espositivo parte dal cortile e prosegue al piano nobile del Palazzo: sala d’ingresso, sala da pranzo, sala della musica, camera di Pio II e biblioteca. In mostra le foto di set e le foto di scena, che saranno disposte nelle sale dove sono state scattate. Lo scopo di questo allestimento è quello di far rivivere gli ambienti come se i personaggi del film si muovessero negli interni e li animassero di nuovo, offrendo così al visitatore uno spaccato ancora più autentico della vita quotidiana del Rinascimento, magistralmente ricostruita dal regista.
Oltre alle foto sono esposti nelle sale anche i costumi di scena realizzati da Danilo Donati e vincitori nel 1969 del premio Oscar, oggi proprietà della Fondazione Cerratelli, veri e proprio capolavori di alta sartoria cinematografica che rivivranno all’interno dell’ambiente per cui sono stati concepiti.

Spostiamoci ora a Perugia per due mostre.
Presso la Galleria Nazionale dell’Umbria per la rassegna L’altra Galleria. La mostra presenta una raffinata selezione di opere, raramente esposte e in alcuni casi mostrate addirittura per la prima volta, di autori appartenenti all’epoca d’oro della scuola umbra, tra il Duecento e la metà del Cinquecento. La Galleria Nazionale dell’Umbria di Perugia, completa il suo programma di celebrazioni per i suoi primi cento anni di vita, con una mostra che porta alla luce il suo enorme patrimonio, che raramente esce dai suoi depositi per ragioni conservative o di spazio. L’altra galleria, un’esposizione che offre al visitatore una raffinata selezione di tavole saltuariamente presentate al pubblico, e in alcuni casi addirittura esposte per la prima volta, di autori appartenenti all’epoca d’oro della scuola umbra, tra il Duecento e la metà del Cinquecento, quali il Maestro dei dossali di Subiaco, Meo da Siena, Allegretto Nuzi, Rossello di Jacopo Franchi, Giovanni Boccati, Benedetto Bonfigli, Benvenuto di Giovanni, Bartolomeo Caporali, Pietro Vannucci detto il Perugino, Eusebio da San Giorgio, Berto di Giovanni, Domenico Alfani, Dono Doni. La mostra riveste un grande rilievo storico-critico: le tavole sono state dapprima oggetto di indagini diagnostiche e interventi conservativi, quindi affidate agli specialisti affinché le studiassero in maniera approfondita. Quello che ne risulta sarà una mostra che amplierà il percorso museale della Galleria, e presenterà nuove scoperte e nuove attribuzioni.

Presso il Museo civico di Palazzo della Penna, che ospita permanentemente le opere di Gerardo Dottori (1884-1977) e di altri futuristi umbri, vengono presentate anche due opere di Gerardo Dottori, gentilmente concesse in prestito da collezionisti privati - Morte dei giganti, tempera su tavola (1938) e Progetto per un Aeronave Dirigibile, acquerello su carta (1919) - all’interno della sezione “I Dottori ritrovati”, nata con l’idea di favorire un proficuo confronto con il nutrito corpus di opere presenti in forma stabile nonché un’occasione di studio e di promozione del Futurismo umbro. Per arricchire ulteriormente la raccolta di Palazzo della Penna, dedicata al maggiore artista perugino del XX secolo, il Museo civico di Palazzo della Penna acquisirà inoltre in comodato, da proprietario privato, un corpus di opere di Alfredo Innocenzi, poliedrica figura di scultore, pittore, decoratore e progettista di interni di origine ternana che, nella Capitale degli anni Trenta, si accostò al Futurismo, aderendo alla compagine del “Blocco dei Futursimultanisti”.

Eccoci arrivati alla nostra ultima proposta.
Alla Galleria Blu di Prussia di Napoli troviamo la mostra Iron&Ivory, la nuova personale pittorica di Alessandro Busci alla sua terza mostra in città. In esposizione, un corpus di circa 30 opere di vario formato (dal grande, al medio, al piccolo) con le quali, tutte smalto su acciaio corten, si conferma la predilezione dell’artista per questo particolare supporto industriale. Fanno eccezione 3 lavori, sempre a smalto, ma su carta. Filo conduttore la natura e il bianco avorio, le composizioni rappresentano tutte temi particolarmente cari all’artista: cave, boschi di betulle, vedute napoletane, tornadi, montagne e marine dipinte con quei suoi inconfondibili contrasti di luce.
Virgo Mater Filia
Milano – Museo San Fedele
23 novembre 2018 – 22 dicembre 2018
Orari: mercoledì, giovedì e venerdì 14.00-18.00; sabato 10.00-18.00; domenica 14.00-18.00
Biglietti: 2€
Informazioni: www.sanfedeleartefede.it

L’Adorazione dei Magi di Veronese
Milano – Museo Diocesano
30 ottobre 2018 - 20 gennaio 2019
Orari: martedì-domenica 10.00-18.00, lunedì chiuso
Biglietti: 8€ intero, 6€ ridotto
Informazioni: www.chiostrisanteustorgio.it

Pellizza da Volpedo
Milano – Gallerie Maspes e Gallerie Enrico
12 ottobre 2018 – 22 dicembre 2019
Orari: martedì - sabato 10.00-13.00 / 15.00-19.00
Ingresso libero
Informazioni: www.galleriemaspes.com

Case milanesi dal 1923 al 1973
Milano – Villa Necchi Campiglio
24 ottobre 2018 - 6 gennaio 2019
Orari: mercoledì - domenica 10.00-18.00
Biglietti: 13€ intero, 5€ ridotto
Informazioni: www.fondoambiente.it

Gli scali ferroviari di Milano. Oggi, prima di domani
Milano – Casa dell’Energia e dell’Ambiente (Piazza Po 3)
14 giugno 2018 - 28 dicembre 2018
Orari: lunedì – giovedì 9.00 -17.30, venerdì 9.00 - 14.00
Ingresso libero
Informazioni: www.fondazioneaem.it

Fato e destini. Tra mito e contemporaneità
Mantova – Palazzo Ducale
8 settembre 2018 - 6 gennaio 2019
Orari: martedì - domenica 8.15- 19.15, lunedì chiuso

Biglietti: 12€ intero,7,50€ ridotto
Informazioni: www.mantovaducale.beniculturali.it

Combattere, curare, istruire. Padova “Capitale al fronte” e l’Università Castrense
Padova – Museo di Storia della Medicina
19 ottobre 2018 – 6 gennaio 2019
Orari: martedì-venerdì 14.30-19.00, lunedì chiuso
Biglietti: 10€, ridotto 8€
Informazioni: www.civitatrevenezie.it; www.musme.it

Tavoli di guerra e di pace. 1918. Padova capitale al fronte da Caporetto a villa Giusti
Padova – Centro Culturale Altinate San Gaetano
6 ottobre 2018 – 6 gennaio 2019
Orari: tutti i giorni 10.00 -19.00, lunedì chiuso
Ingresso libero
Informazioni: www.centenariograndeguerra.com

Il giovane Tintoretto
Venezia – Gallerie dell’Accademia
7 settembre 2018 – 6 gennaio 2019
Orari: lunedì: 8.15 - 14.00, martedì -domenica 8.15 - 19.15
Biglietti: 15€ intero, 12€ ridotto
Informazioni: www.gallerieaccademia.it; www.mostratintoretto.it

Venezia in chiaro. Dialoghi e silenzi nella pittura tra Ottocento e Novecento.
Venezia – Palazzo Querini
31 ottobre 2018 – 13 gennaio 2019
Orari: sabato 15.00-18.00, domenica 10.00-12.00 / 15.00-18.00
Biglietti: Ingresso libero
Informazioni: www.querinistampalia.org

Angelo Morbelli. Il poema della vecchiaia
Venezia – Ca’ Pesaro
20 ottobre 2018 - 6 gennaio 2019
Orari: martedì – domenica 10.00 – 17.00, lunedì chiuso
Biglietti: 14€ intero, 11.50€ ridotto
Informazioni: www.capesaro.visitmuve.it

Willy Ronis. Fotografie 1934-1998
Venezia – Tre Oci
6 settembre 2018 – 6 gennaio 2019
Orari: Tutti i giorni 10.00-19.00, martedì chiuso
Biglietti: 12€ intero, 10€ ridotto
Informazioni: www.treoci.org

Manet e Massimiliano
Trieste – Museo Storico Castello Miramare
12 maggio 2018 – 30 dicembre 2018
Orari: tutti i giorni 9.00 - 19.00
Biglietti: 12€ intero, 6€ ridotto
Informazioni: www.catello-miramare.it

Meravigliose avventure
Modena – Galleria Estense
22 settembre 2018 – 6 gennaio 2019
Orari: martedì - sabato, 8.30-19.30; domenica 10.00-18.00 (prima domenica del mese ingresso gratuito)
Biglietti: 10€ intero, 5€ ridotto
Informazioni: www.gallerie-estensi.beniculturali.it

Berengario da Carpi. Il medico del Rinascimento
Carpi (Mo) – Musei di Palazzo dei Pio
14 settembre 2018 – 16 dicembre 2018
Orari: martedì – mercoledì 10.00-13.00; giovedì, venerdì, sabato 15.00-19.00, domenica 10.00-13.00/15.00-19.00, lunedì chiuso
Biglietti: 8€ intero, 5€ ridotto
Informazioni: www.palazzodeipio.it

Courbet e la natura
Ferrara – Palazzo dei Diamanti
22 settembre 2018 – 6 gennaio 2019
Orari: tutti i giorni 9.00 – 19.00
Biglietti: 13€ intero, 11€ ridotto
Informazioni: www.palazzodiamanti.it

Ferdinando Scianna. Viaggio Racconto Memoria
Forlì – Musei San Domenico
22 settembre 2018 – 6 gennaio 2019
Orari: martedì- venerdì 9.30-18.30; sabato, domenica 10.00-19.00, lunedì chiuso
Biglietti: 12€ intero, 10€ ridotto
Informazioni: www.mostraferdinandoscianna.it

What is a youth? Romeo&Giulietta
Pienza (Si) – Palazzo Piccolomini
28 luglio 2018 - 6 gennaio 2019
Orari: martedì - domenica 10.00-16.30, lunedì chiuso
Biglietti: 7€ intero, 5€ ridotto
Informazioni: www.palazzopiccolominipienza.it

L’altra galleria
Perugia – Galleria Nazionale dell’Umbria
22 settembre 2018 – 6 gennaio 2019
Orari: martedì - domenica 8.30-19.30, lunedì chiuso
Biglietti: 8€ intero, 4€ ridotto
Informazioni: www.gallerianazionaledellumbria.it

I Dottori ritrovati
Perugia – Palazzo della Penna
25 settembre 2018 - 6 gennaio 2019
Orari: martedì - domenica 10.00-18.00, lunedì chiuso
Biglietti: 5€ intero, 3€ ridotto
Informazioni: www.gerardodottori.net

Alessandro Busci. Iron&Ivory
Napoli – Galleria al Blu di Prussia
28 settembre 2018 – 4 gennaio 2019
Orari: martedì - venerdì 10.30 – 13.00/16.00- 20.00, sabato 10.30- 13.00
Ingresso libero
Informazioni: www.albludiprussia.com