Mostre di ottobre 2018

Siamo in ripresa dell’anno, eppure le occasioni per visitare qualche mostra interessante in giro per l’Italia non mancano.
Autore:
Roda, Anna
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Le nostre proposte come di solito cominciano dalla Valle d’Aosta.
Al Forte di Bard (Ao) viene allestita l’esposizione Henri Matisse. Sulla scena dell’arte, che presenta e sviluppa una tematica centrale all’interno della vasta vita artistica di Henri Matisse: il rapporto con il teatro e la produzione di opere legate alla drammaturgia. Una mostra inedita costituita da oltre novanta opere realizzate in un arco temporale di 35 anni, dal 1919 fino alla morte dell’artista, avvenuta nel 1954. Si tratta principalmente della cosiddetta période Nicoise; Matisse, infatti, nel 1917 scelse Nizza come luogo principale della sua creazione artistica. Il percorso espositivo è suddiviso in quattro sezioni: Costumi di scena; Matisse e le sue modelle; Le odalische; Jazz. I capolavori – tra tele, disegni e opere grafiche – provengono dal Kunstmuseum Pablo Picasso di Münster che possiede nella sua collezione permanente anche la più ampia raccolta di opere di Matisse in Germania.

Sempre nella suggestiva location del Forte di Bard abbiamo anche la mostra Landscapes costituita da 105 immagini in bianco e nero personalmente selezionate da Henri Cartier-Bresson, scattate tra gli anni Trenta e gli anni Novanta fra Europa, Asia e America. Nato nel 1908 a Chanteloup, Seine-et-Marne, Cartier-Bresson fu co-fondatore nel 1947 della celebre agenzia Magnum, figura mitica nella storia della fotografia del Novecento. Ciascuna fotografia è rappresentazione di quell’’istante decisivo’ che per il maestro è il ”riconoscimento immediato, nella frazione di un secondo, del significato di un fatto e, contemporaneamente, della rigorosa organizzazione della forma che esprime quel fatto”. Sebbene in alcune foto compaiano anche delle persone, l’attenzione dell’autore è concentrata in modo particolare sull’ambiente, tanto che si può parlare di Paesaggio della Natura e Paesaggio dell’Uomo. Come ha affermato il poeta e saggista Gérard Macé, “Cartier Bresson è riuscito a fare entrare nello spazio ristretto dell’immagine fotografica il mondo immenso del paesaggio, rispettando i tre principi fondamentali che compongono la sua personale geometria: la molteplicità dei piani, la giustezza/armonia delle proporzioni e la ricerca di equilibrio”.

Casa De Rodis a Domodossola (VB), dal 2014 sede espositiva della Collezione Poscio, celebra in questi mesi, con una grande mostra, a più di 40 anni dall’ultima esposizione in Italia, il pittore Theodore Strawinsky, figlio del celebre compositore Igor. Nato il Russia nel 1907, Théodore ben presto abbandona il paese natale per seguire, con tutta la famiglia, il padre e fin dalla giovane età capisce che vuole dedicarsi alla pittura. La Svizzera prima e la Francia poi gli permettono di venire a stretto contatto con le personalità artistiche più influenti dell’epoca: Picasso che conosce e guarda da lontano, Georges Braque che considera il suo maestro, André Derain che lo avvicina ai rudimenti del mestiere e più tardi il cubista André Lhote di cui Théodore frequenta l’Accademia tra il 1930 e il 1931. Nonostante queste illustri frequentazioni e l’influenza durevole del cubismo sul suo linguaggio artistico, l’astrazione non ha mai convinto Théodore che coltiverà per tutta la vita un approccio figurativo e allo stesso tempo poetico della realtà, in opposizione ad una riproduzione mimetica e fotografica, tenendo sempre però come punto focale l’oggetto, il dato reale, che è il punto di arrivo e di partenza di ogni sua composizione. La mostra, Théodore Strawinsky. La trasfigurazione poetica, ripercorre le tappe della lunga carriera dell’artista, contestualizzando le varie fasi del suo stile, ma soprattutto immedesimandosi nello sguardo di Théodore per esplorarne il processo creativo. “Il dato oggettivo (un determinato oggetto, personaggio, paesaggio, scena), che sia frutto dell’immaginazione o tratto dalla realtà, per me trova il suo vero significato soltanto nella trasposizione poetico-plastica che ai miei occhi costituisce l’essenza stessa della pittura. È dunque, di fatto, una sorta di trasfigurazione”. Su questa riflessione di Théodore Strawinsky si fonda e si sviluppa la mostra che si concentra su quattro temi essenziali della sua opera: il paesaggio e la natura morta, completati dal ritratto e dal nudo. Una piccola sezione inoltre è dedicata ai lavori preparatori per il santuario di Getsemani a Casale Corte Cerro, in provincia di Verbania, poco distante da Domodossola.

Eccoci a Milano, presso il Museo Nazionale Scienza e Tecnologia con la mostra Leonardo da Vinci Parade, la prima iniziativa realizzata in vista delle celebrazioni per il V centenario della morte di Leonardo da Vinci (1519-2019). Parade è una “sfilata”, una parata in occasione di una ricorrenza importante. È una celebrazione, una festa, in cui si esibiscono in parata sul palco del Museo modelli storici ispirati ai disegni di Leonardo e affreschi, in un accostamento insolito di arte e scienza.
Tra le opere in mostra anche una vasta collezione di affreschi lombardi dei secoli XIV, XV e XVI, che fanno capire la temperie culturale entro la quale operò il maestro toscano e messe ora in dialogo coi modelli storici ispirati ai disegni di Leonardo. La mostra espone 52 modelli storici leonardeschi e 29 affreschi di pittori lombardi del XVI secolo, concessi in deposito al Museo nel 1952 dalla Pinacoteca di Brera, diretta allora da Fernanda Wittgens.

La Biblioteca Sormani ospita una mostra dedicata all’artista americano William G. Congdon in occasione del ventesimo anniversario della scomparsa. Viene esposta per la prima volta una selezione inedita di quadri della collezione di Carlo Rapetti, che intrattenne con l’artista un rapporto di collaborazione durante il periodo trascorso dal pittore nella Bassa milanese, dagli anni Ottanta fino alla morte. Nato a Providence, Rhode Island, nel 1912, Congdon si avvicina alla pittura dopo la tragica esperienza di autista volontario di ambulanza sui campi del secondo conflitto mondiale. Alla fine degli anni Quaranta realizza le sue prime mostre presso la Betty Parsons Gallery come esponente della corrente degli Espressionisti Astratti con Rothko, Pollock, Barnett Newman, Motherwell, Reinhardt e Pousette-Dart. Nonostante il successo artistico in terra statunitense, già negli anni Cinquanta si allontana dall’Action Painting ed intraprende un cammino di maturazione umana ed artistica in Italia, alla ricerca sofferta di un linguaggio proprio. E proprio durante il periodo trascorso nella Bassa milanese, a Gudo Gambaredo, Congdon raggiungerà la sua massima espressione artistica: qui si consolida il rapporto di amicizia e di collaborazione con Carlo Rapetti, che diventa suo assistente di studio fino alla morte, avvenuta nel 1998.

Raggiungiamo ora uno spazio espositivo per noi nuovo, la Leica Galerie dove è ospitata la mostra TOKYO TSUKIJI, che documenta il reportage realizzato da Nicola Tanzini (Pisa, 1964) all’interno del mercato ittico più grande al mondo. L’esposizione presenta 30 fotografie che costituiscono un vero e proprio racconto per immagini di un luogo tra i più iconici della capitale nipponica che ha visto accrescere la propria fama, al punto da diventare una delle attrattive maggiormente visitate dal turismo internazionale, che ora rischia di perdere la sua identità, a causa della dislocazione in una diversa area, in vista delle imminenti Olimpiadi del 2020. In oltre due anni di lavoro, Nicola Tanzini ha scelto di cogliere il mercato ittico di Tsukiji in una veste inedita, ovvero nel momento di dismissione delle attività che precedono la chiusura, quando tutto finalmente si ferma e gli operatori possono sospendere l’attività lavorativa, già in corso dalle ore che precedono l’alba. Tanzini, si sofferma in particolare sull’area interna di Tsujiki (jonai shijo), il suo vero cuore pulsante, nel momento in cui si sta spopolando, e si concentra sui venditori di pesce, ripresi nella fase di scarico, sia fisico che mentale, dopo oltre dieci ore lavorative, caratterizzate da rumore assordante, dal continuo passaggio di mezzi meccanici specializzati, di migliaia di persone, tra clientela ordinaria e addetti ai lavori, che in queste immagini vanno via via scomparendo. La preparazione frettolosa dell’ultima merce, la pulizia dei ferri del mestiere, il disallestimento dei banchi, lo spuntino ristoratore consumato in solitudine, gli occhi pesanti che si fanno riposare per qualche istante, la stanchezza che prende il sopravvento e trasforma un carrello in un improbabile talamo su cui sdraiarsi goffamente, le boccate di sigaretta come fossero di ossigeno, lo scambio di battute, la riappropriazione dello smartphone per connettersi nuovamente col mondo esterno, rappresentano quei piccoli riti prima di ricominciare la seconda parte della giornata, e che conducono lo spettatore a una visione diversa rispetto a quella solitamente associata a questo luogo.

Nel 2018 si conclude il centenario della Prima Guerra Mondiale; diverse sono state le mostre ed esposizioni che hanno voluto ricordare questo tragico evento. Gli anni della Grande Guerra determinano anche per la società italiana un passaggio epocale. In un contesto di profonde trasformazioni, anche la popolazione ebraica è stata coinvolta da protagonista ed è stata profondamente segnata dagli eventi. Presso il Memoriale della Shoah è stata allestita un’interessante rassegna sulla partecipazione degli ebrei al conflitto mondiale. In tutta Europa, per la prima volta nella storia, gli ebrei si trovano a combattere su fronti contrapposti. Questi i numeri: circa 600.000 soldati ebrei in Russia, 350.000 nell’esercito Austro-ungarico (compresi numerosi triestini e fiumani), 100.000 fra i tedeschi, 50.000 ebrei inglesi, 50.000 francesi, decine di migliaia nell’esercito degli Stati Uniti. In Italia furono circa 5.400 gli ebrei che combatterono, interpretando il conflitto come l’ultima delle guerre risorgimentali, che consegnava definitivamente anche agli ebrei lo status di cittadini. Le comunità ebraiche e i singoli si adoperano sia nelle organizzazioni che operavano sul territorio, sia organizzandosi in comitati e tentando di sopperire alle esigenze religiose legate alla tradizione religiosa, fornendo cibo e oggetti d’uso per le pratiche rituali (libri di preghiera e arredi). La mostra intende portare l’attenzione sulle principali dinamiche del coinvolgimento degli ebrei italiani nella Grande Guerra proponendo un percorso fondato in gran parte su materiale fotografico conservato presso l’archivio della Fondazione CDEC di Milano. Un itinerario per ragionare sull’origine del concetto di cittadinanza nell’Italia a cavallo fra Ottocento e Novecento.

La fotografa Margherita Lazzati espone presso l’Università Bocconi una mostra su ritratti e foto scattate in carcere dal titolo Ritratti in carcere, frutto del suo operato come volontaria in un carcere di massima sicurezza. Volti intensi, umani, provati dal dolore e dall’errore, ma resi con un grande rispetto per l’esperienza di riabilitazione che molti stanno compiendo.

A Stra (Ve) una grande rassegna fotografica dal titolo Paesaggio. Antiche memorie e sguardi contemporanei, nella quale troviamo foto di: Gabriele Basilico, Gianni Berengo Gardin, Elio Ciol, Mario De Biasi, Franco Fontana, Luigi Ghirri, Mario Giacomelli, Fulvio Roiter e molti altri. La prima e principale sezione della mostra, dedicata alla fotografia contemporanea e realizzata in collaborazione con il CRAF - Centro di Ricerca e Archiviazione della Fotografia di Spilimbergo, presenta una ricognizione di opere fotografiche che dagli anni ‘40 del Novecento arriva sino ai nostri giorni, attraversando 80 anni della storia della fotografia italiana. Le oltre cento opere in mostra raccontano le meraviglie, l’evoluzione e i mutamenti del paesaggio italiano: la suggestione della laguna veneziana, le cime innevate delle Dolomiti, i vigneti delle Langhe piemontesi, le dolci colline della Val D’Orcia, il fascino della Costiera Amalfitana, le verdi distese della Puglia, le imponenti rovine archeologiche di Agrigento, ma anche il lavoro dell’uomo nei campi, i palazzi popolari delle periferie, le architetture di ville e palazzi lasciati deperire dal tempo e dall’incuria, i poetici e malinconici siti di archeologia industriale. Le differenti modalità stilistiche con le quali gli artisti si sono accostati al tema permette non solo di poter ammirare parte del paesaggio italiano, ma soprattutto la varietà delle personali indagini artistiche, ciascuna delle quali verte su differenti prospettive di visione e analisi. Ogni artista indaga il paesaggio, che sia urbano o naturale, attraverso un personale filtro d’analisi; si va dal Neorealismo al reportage sociale, dalla fotografia di viaggio a quella di architettura e degli spazi urbani, dal puro lirismo all’astrazione, dal documentarismo all’anti-retorica, dalla narratività visiva alla rievocazione del ricordo.

A Pieve di Cadore (Bl) presso il Palazzo della Magnifica Comunità e il Museo Civico troviamo la mostra Guglielmo Talamini 1918-2018: le origini, l’arte, la solitudine tra le Dolomiti e Asolo.
La rassegna celebra i cent’anni dalla morte di uno dei pittori più rappresentativi del secolo scorso, che entrò a far parte dello scenario dell’arte internazionale esponendo in varie rinomate sedi europee oltre che alla Biennale di Venezia in otto edizioni consecutive. Guglielmo Talamini (1867-1918), artista cadorino (conterraneo di Tiziano Vecellio) vissuto a cavallo tra Ottocento e Novecento inseguendo tenacemente la propria vocazione, è considerato il pioniere di una nuova forma d’arte per l’alto Veneto, che vede l’inserimento di nuove forme pittoriche e lo stravolgere degli antichi valori classici. La sua pittura evolve nel corso della sua esistenza dal realismo stringente della ritrattistica ad un evidente classicismo. I due periodi pittorici si legano l’uno in modo più spiccato al Cadore e l’altro ad Asolo, sottolineando come i due “luoghi del cuore” di Talamini abbiano influenzato il suo sguardo e il suo stile: per questo sono state scelte come opere simbolo della duplice esposizione “Notturno di Borca di Cadore” (primi anni del Novecento) per Pieve di Cadore e “Vendemmia asolana” (1914), la sua opera grande, per Asolo. Egli è testimone e narratore dei paesaggi e dei volti della gente cadorina della fine dell’Ottocento e dell’inizio del Novecento e l’esposizione di Pieve permetterà al visitatore di conoscere i volti e gli spaccati di vita rurale del primo Novecento, in un’analisi completa dell’opera di ricerca sul paesaggio delle Dolomiti venete. Talamini racconta la sua terra natia immortalandone i paesaggi e soprattutto le genti, indagando sui volti segnati dal tempo e dai sentimenti; i suoi ritratti sono particolarmente intensi, in essi riesce a cogliere le sfumature degli sguardi e a intravvedere i pensieri di cui gli occhi sono specchio. L’esposizione si sviluppa seguendo due grandi tematiche: “Il Cadore, la famiglia, la sua gente” e “Il paesaggio dolomitico”.

A Trento presso il Castello del Buonconsiglio abbiamo la mostra Madonna in blu. Una scultura veronese del Trecento. Recenti restauri, condotti in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Culturali di Trento, hanno restituito alla statura della Vergine le splendide cromie originali, evidenziando la stesura originale dell’azzurrite e delle decorazioni in oro. Di qui la denominazione di Madonna in blu data alla magnifica scultura. La Madonna della rosa, ora ridefinita la Madonna in blu è tra le pochissime testimonianze rimaste di scultura lapidea veronese del Trecento a Trento. Ne è noto solamente un altro esempio in sede trentina: la Madonna allattante, molto probabilmente proveniente dalla cattedrale di Trento ed ora nel Museo Diocesano Tridentino opera del cosiddetto “Maestro del sorriso”. La Madonna è raffigurata in posizione frontale, assisa in trono e coronata. La contraddistingue la nobiltà del viso che sembra accennare ad un sorriso, in linea con le coeve espressioni veronesi che traspare anche dal volto del bambino. I documenti di quell’epoca sono molto avari di informazioni sugli autori è dunque difficile attribuire l’opera.

Arriviamo ora a Bressanone (Bz) per la mostra Il trionfo del Barocco. Pittura dal 1600 al 1800.
La mostra temporanea si basa sulla vasta dotazione della Hofburg e consta di dipinti datati dai primi inizi dello stile, intorno al 1600, fino alle fasi finali, intorno al 1800. Il Cielo e la vita celeste non sono mai stati trattati con tanta dimestichezza come nell’età barocca: le narrazioni bibliche, le raffigurazioni delle vite dei santi, le rappresentazioni della Madonna col Bambino, tutto richiama lo sguardo davanti alle alterne vicende dell’esistenza. Famosi pittori tirolesi e artisti di importanza sovraregionale hanno eseguito pale d’altare per le chiese e dipinti sacri per la devozione privata, dei quali si può ammirare una selezione nelle sale. Tra questa si trovano dipinti di Stephan Kessler, Johann Georg Grasmair e Ulrich Glantschnigg, di Martin Theophil Polak, Karl Skreta e Johann Lingelbach. Sono esposti anche lavori di pittori barocchi tirolesi di fama a Vienna, come Paul Troger, Michelangelo Unterberger e Josef Ignaz Mildorfer. La pratica della copia dai Maestri illustri è di grande importanza nella pittura barocca. Essa restituisce quasi interamente la traccia concettuale dell’opera originale e contribuisce in modo rilevante alla popolarità dei singoli temi. A fianco di pale d’altare e dipinti sacri sono esposti anche ritratti, alcuni per la prima volta. I ritratti provano il potere e la ricchezza, l’educazione e la posizione sociale del soggetto in posa. Alludono quasi a una messa in scena auto-espressiva del clero, della nobiltà e della borghesia altoatesina.

Apre Giungiamo ora in Toscana, a Carrara (Ms) per la mostra Colori e forme del lavoro. Da Signorini e Fattori a Pellizza da Volpedo e Balla. L’esposizione è dedicata alla rappresentazione del mondo del lavoro nell’arte italiana tra l’Unità d’Italia e la Grande Guerra. In mostra oltre cinquanta opere che spaziano dalla pittura Macchiaiola attraverso il Verismo e le suggestioni simboliste fino alle prime avvisaglie delle avanguardie: da Fattori a Morbelli, da Signorini a Pellizza da Volpedo, qui presente con alcune opere preparatorie del Quarto Stato, da Vincenzo Vela, in mostra con il Monumento alle Vittime del Lavoro, fino a Giacomo Balla pre-futurista. Il progetto espositivo intende verificare come nella pratica della pittura, il movimento realista e verista italiano nei decenni successivi all’unità politica della Nazione dia campo a un profondo rinnovamento tematico e formale, senza perdere di vista lo sfondo sociale e le profonde trasformazioni culturali in cui si viene definendo l’immagine della “nuova Italia”.
Le immagini del popolo diventano indifferentemente motivo di denuncia e origine di nuove e diverse suggestioni poetiche, e la figurazione dell’arte italiana si affolla di gente comune: poveri, contadini, anziani e lavoratori nelle loro differenti espressioni di umiltà, di bisogno, ma anche di rivendicazione della propria identità, di affrancamento, quindi di rabbia, di organizzazione e di protesta e di lotta. Per raccontare tutto questo, la mostra si articolerà in otto sezioni, dedicate a: il Lavoro Domestico, le Arti Liberali, il Lavoro della Terra, Lavori di Mare e d’acqua dolce, il Commercio, il Lavoro in Officina, il Lavoro in Miniera e nelle Cave, l’Emarginazione Sociale e l’emigrazione.

Forse non molti conoscono Oscar Ghiglia (1876-1945): ecco allora l’occasione a Viareggio (Lu) per scoprire questo maestro della pittura italiana tra ‘800 e ‘900. La pittura di Oscar Ghiglia, espressione di uno stile nel quale classico e moderno, idealmente si fondono, rappresenta un unicum nella cultura figurativa italiana degli inizi del XX Secolo. Alcuni dei critici più autorevoli dell’epoca, da Papini a Ojetti, da Pica a Cecchi e, ancora, da Soffici a de Chirico, a Carrieri, più volte si sono cimentati nel decifrarne l’intima essenza, riflesso di un inedito registro intonato a una oggettiva quanto sensibile emotività. Nei circa cinquanta capolavori in mostra, tra solidi ritratti e domestiche interiorità, tali radici, sviluppatesi nell’inquieta atmosfera della Firenze modernista, emergono, inequivocabilmente, rivelando la seducente capacità di Ghiglia nel filtrare la vulgata di Fattori con le suggestioni secessioniste e le contaminazioni provenienti dalla Francia. Una via percorsa in solitario, condotta con assoluto rigore, alla stregua di una vocazione religiosa, del tutto in controtendenza rispetto ad altri percorsi di matrice simbolista come quelli di un Nomellini o di un Chini, per i quali l’impulsiva fibrillazione della materia è cifra espressiva.
Arriviamo a Firenze, a Palazzo Davanzati, per riscoprire un’altra figura di pittore e collezionista, Elia Volpi (1858-1938). Noto soprattutto quale intraprendente collezionista/antiquario e artefice della ardita intuizione di restaurare l’antico Palazzo Davanzati trasformandolo nel 1910 in un museo privato dedicato a testimoniare più in generale, lo stile di una abitazione fiorentina tra Medioevo e Rinascimento, il padre del Museo si cimentò anche in una personale produzione artistica figurativa dopo la formazione presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze. Questa fase è poco nota ma non meno importante per restituire una visione a tutto tondo di questa complessa personalità. La mostra ripercorre la formazione e l’attività giovanile (dai primi anni Settanta all’inizio degli anni Novanta dell’Ottocento) del Volpi, attraverso l’esposizione di dipinti e disegni in gran parte inediti, pervenuti al museo grazie a donazioni e di alcune opere provenienti da collezioni private. Tra le opere in mostra, il raffinato ventaglio dipinto per la Regina Margherita nel 1885, con la Regina seduta nel giardino delle Grazie e incoronata dal Genio d’Italia in mezzo alle Virtù morali e civili, di cui si propone in mostra il bozzetto affiancato alla foto d’epoca; il fascinoso Ritratto di Pia Lori, sua futura moglie, risalente al 1890 circa, che dialoga con il Ritratto di Elia Volpi, realizzato nel 1910 circa da Silvio Zanchi, suo amico e storico collaboratore nei restauri di Palazzo Davanzati; il Ritratto di fanciulla del 1885, utilizzato come immagine rappresentativa della Mostra, che spicca per la grande modernità.

La città di Gubbio (Pg) conserva intatto il suo splendido aspetto medievale, con le chiese e i palazzi in pietra che spiccano contro il verde dell’Appennino. È ancora la città del tempo di Dante e di Oderisi da Gubbio, il miniatore che il sommo poeta incontra tra i superbi in Purgatorio e al quale dedica versi importanti, che sanciscono l’inizio di un’età moderna che si manifesta proprio con la poesia di Dante e l’arte di Giotto. La mostra “Gubbio al tempo di Giotto. Tesori d’arte nella terra di Oderisi”, vuol restituire l’immagine di una città di media grandezza ma di rilievo politico e culturale nel panorama italiano a cavallo tra la fine del Duecento e i primi decenni del Trecento, esponendone il patrimonio figurativo sia civile che religioso. Per l’occasione ha restaurato dipinti nascosti dalla polvere dei secoli, riconsegnando a Gubbio opere disperse nel corso della storia, riunendo quadri degli stessi pittori eugubini destinati ad altre città dell’Umbria, chiamando importanti prestiti dall’estero. Dipinti su tavola, sculture, oreficerie e manoscritti miniati delineano, anche con nuove attribuzioni, le fisionomie di grandi artisti come Guido di Oderisi, alias Maestro delle Croci francescane, Il Maestro della Croce di Gubbio, il Maestro Espressionista di Santa Chiara ovvero Palmerino di Guido, “Guiduccio Palmerucci”, Mello da Gubbio e il Maestro di Figline.
Il padre di Oderisi, Guido di Pietro da Gubbio, viene oggi identificato in uno dei protagonisti della cosiddetta “Maniera Greca”, da Giunta Pisano a Cimabue. Palmerino fu compagno di Giotto nel 1309 ad Assisi, e con lui dipinse le pareti di due cappelle di San Francesco, per poi tornare a Gubbio e affrescare la chiesa dei frati Minori e altri edifici della città. Dai documenti d’archivio e dall’aspetto delle Madonne e dei Crocifissi appesi alle pareti dei musei, risulta come fossero originari di Gubbio i pittori che si affiancarono a Giunta Pisano, poi lavorarono accanto a Giotto e infine a Pietro Lorenzetti, per rivestire d’immagini variopinte il capolavoro che aprì le porte dell’arte moderna nella chiesa eretta sopra la tomba del santo di Assisi. Tornati in patria, quei pittori, che erano stati coinvolti nella nuova lingua di Giotto e di Pietro Lorenzetti per un pubblico di papi e cardinali, si cimentarono con un piglio raffinato nello stile e popolare nell’aspetto illustrativo, per farsi intendere anche da un pubblico di fabbri e di maestri di pietra. Si parlò allora a Gubbio la lingua della lauda assieme alla lingua della Commedia. La mostra è allestita in tre sedi diverse, perché ci sono opere inamovibili, ma anche perché ci sono luoghi ricchi di significato e intrisi di bellezza: il Palazzo dei Consoli che sorge sopra una favolosa terrazza che lo fa somigliare a quelle città che i santi portano in cielo nei polittici degli altari; il Museo Diocesano che sorge accanto alla chiesa cattedrale e infine il Palazzo Ducale, che nacque come sede del Comune e finì per essere la residenza di Federico da Montefeltro, signore di Urbino. Lungo questo percorso si potranno calcare le impronte degli uomini e delle donne di quel tempo antico, per vedere dalla stessa prospettiva e intendere con lo stesso gusto un’arte civica e religiosa insieme.

Lasciamo il Medioevo e ad Assisi (Pg), pur nel suo pregnante aspetto medioevale, propone la riscoperta di Riccardo Francalancia (1886-1965): una rassegna che si compone di una cospicua selezione di capolavori per riportare all’attenzione del pubblico una delle correnti più poetiche e suggestive dell’arte del Novecento, il Realismo Magico. All’interno di tale movimento, trova la sua dimensione più autentica l’opera di Riccardo Francalancia, artista nato ad Assisi. Il percorso espositivo porta per la prima volta in Umbria un progetto articolato che si sofferma sulle tappe artistiche, ma anche umane, degli autori che hanno caratterizzato la pittura italiana degli anni Venti e Trenta e che va, appunto, sotto il nome di “Realismo Magico”. Siamo nel periodo in cui, dopo il dinamismo futurista e delle avanguardie, emerge l’esigenza del ritorno all’ordine che ha attraversato l’Europa dopo gli anni delle Prima guerra mondiale e, parallelamente, si sente il bisogno di soffermarsi sulle nuove istanze metafisiche e sul valore mitico con cui si guardava alla realtà.
Ad Assisi questo mondo si riaccende attraverso oltre 130 opere, tra pitture e sculture. Si tratta di una produzione artistica più complessa di quella che appare, dove alla forte componente lirica si aggiunge quella socio-teologico-politica per cui la campagna, e non la città, è il riferimento principale. Ne sono una testimonianza le tante vedute di borghi e campagne che si possono ammirare in mostra, alla cui origine sta, non c’è dubbio, una particolare scoperta o “riscoperta” del paesaggio italiano che ha luogo negli anni della guerra. Tra gli artisti in mostra troviamo Giorgio De Chirico, “grande metafisico” che ha introdotto valori come quello del ritorno agli antichi maestri e alla figurazione, innestando un profondo senso di magia di cui una delle opere in mostra, “Cavalli in riva al mare” è una significativa espressione. Tale sentimento è presente anche in Felice Casorati, ricercatore del valore lirico delle “cose immobili”, tra cui il soggetto prediletto sono le nature morte con uova che dipinge lungo tutto l’arco della sua carriera. Ecco poi Cagnaccio di San Pietro con i suoi personaggi assorti e le sue Madonne addolorate, e ancora Antonio Donghi, Francesco Trombadori, Mario ed Edita Broglio, Mario Mafai, Scipione, Filippo De Pisis, Ottone Rosai e, tra molti altri ancora, l’artista umbro Riccardo Francalancia, a cui è dedicata una ampia sezione della mostra dove si possono vedere opere mai prima esposte concesse in prestito dagli eredi.

Ad Osimo (An) una mostra di grande interesse dal titolo Giorgio de Chirico e la Neometafisica.
Sono esposte nelle spaziose sale di Palazzo Campana più di 60 opere, tra dipinti, disegni, sculture e grafiche che ripercorrono prevalentemente l’ultimo periodo di produzione artistica di Giorgio de Chirico: la Neometafisica. Queste opere sono caratterizzate da una felicissima vena creativa che mette in scena una rappresentazione divertita degli stessi temi proposti nelle prime opere.
I soggetti sono i medesimi di quelli rappresentati nel periodo Metafisico. Sono sempre piazze, interni/esterni e manichini ma tutto, anche il cromatismo e la costruzione dello spazio, è in grado di innescare richiami cognitivi ed empatici di natura più lieta e quasi ironica. Una nuova e matura dimensione in cui l’artista gioca consapevolmente a declinare il suo immenso universo di immagini, alla luce di una poetica che traduce la malinconia dei toni cupi del primo periodo con vaste campiture dai toni vivaci. Questa nuova consapevolezza è rinnovata fucina degli stessi temi che hanno ispirato da sempre il Maestro: la mitologia greca, il profondo studio della filosofia di Friedrich Nietzsche, le sue esperienze legate indissolubilmente con alcune città italiane.

Matelica (Mc) recupera la propria tradizione artistica con la rassegna Milleduecento. Civiltà figurativa tra Umbria e marche al tramonto del Romanico. L’esposizione parte dal Cristo trionfante, rappresentato vivo sulla croce e vittorioso sulla morte, immagine centrale e paradigmatica di una cultura che proprio esaltando questa iconografia persegue un suo rinnovamento della forma. Ecco poi Crocifissi monumentali e Madonne in trono col Bambino dialogano con tavole dipinte e oreficerie per ricomporre un tessuto dinamico e sorprendente. La novità della proposta di Matelica consiste nel fatto che il caso umbro e marchigiano non è mai stato, finora, messo adeguatamente a fuoco dagli studi specialistici, né tanto meno attraverso una mostra: e a maggior ragione in un Paese come il nostro, dove le esposizioni d’arte medievale sono complessivamente piuttosto rare. Il grande serbatoio di questa mostra, che è il territorio, è rappresentato da molte opere di non facile accesso perché provenienti da edifici lesionati, ovvero conservate in depositi chiusi al pubblico ma che, grazie a quest’iniziativa tornano ad essere fruibili e possono essere comparate con alcuni prestiti importanti che danno ulteriore misura e testimonianza della grande apertura culturale dello spazio umbro-marchigiano intorno al 1200. Il percorso espositivo si sviluppa intorno a diversi nuclei tematici: ricordiamo i primi due, Un crocifisso modello, presenta il crocifisso di Matelica come testimone d’eccellenza di una tipologia molto ben rappresentata nelle Marche nell’autunno del XII secolo: vi si affiancheranno tra gli altri gli esemplari di Ancona e del duomo di Camerino, come pure i crocifissi del Museo di Sant’Agostino a Genova e della collezione Salini. Il secondo nucleo, Sculture come oreficerie e oreficerie come sculture, punta invece a mettere in luce gli incroci fra le arti all’insegna della preziosità, reale o simulata, dei manufatti: si tratti di opere in metallo ovvero di sculture che volevano sembrare oreficerie monumentali, e che proprio verso il 1200 si volgono a policromie più naturalistiche. I crocifissi di Arezzo e di Certaldo vengono messi a confronto con le piccole croci bronzee di Cortona e di Fabriano, con la spettacolare croce del Tesoro di San Francesco ad Assisi, e con il formidabile piatto di legatura, smaltato a Limoges, del Museo Civico d’Arte Antica di Torino.

A Roma presso due importanti sedi espositive, Palazzo Corsini e il MAXXI, con 37 opere di 25 artisti viene proposto un percorso che mette in dialogo l’arte antica e quella contemporanea sul tema del ritratto e dell’autoritratto. Da Caravaggio a Giulio Paolini, da Raffaello a Richard Serra, da Bernini a Yan Pei Ming, da Piero di Cosimo a Kiki Smith, da Luigi Ontani e Pietro da Cortona, le opere raccontano i temi della temporalità, della rappresentazione del potere, dell’erotismo, dell’intimo e dell’esotico. Nelle undici nuove sale aperte al pubblico per la prima volta di palazzo Corsini, che si estendono su oltre 700 metri quadri, sono esposti 21 capolavori appartenenti alla collezione delle Gallerie Nazionali, in dialogo con 17 opere contemporanee provenienti dal MAXXI o da prestiti, con 3 opere realizzate per l’occasione (di Monica Bonvicini, Giulio Paolini e Yinka Shonibare) di cui due, Bent and Fused di Bonvicini e The Invisible Man di Shonibare, entreranno a far parte della collezione del MAXXI.

Il Polo Museale del Lazio nella doppia sede di Castel Sant’Angelo e Palazzo di Venezia, una mostra dedicata interamente al mondo delle armi in età rinascimentale. Le armi, da sempre compagne di vita e di morte dell’uomo, assunsero giusto nel Rinascimento una dimensione totalizzante, soprattutto in Italia. Il sistema di valori che le armi sottendevano, infatti, si spingeva allora ben oltre il loro uso concreto, ossia il ferire, l’uccidere il nemico o all’opposto il difendersi. In una società che avvertiva il combattimento o almeno la minaccia della lotta in termini ricorrenti o endemici, questo sistema coinvolgeva aspetti sociali e rituali, simbolici e iconografici. In questo modo si comprendono fra l’altro i tornei e i bagordi, autorappresentazioni rutilanti, spettacolari e truculente del ceto aristocratico e, appunto, combattente. Diversi fattori concorsero a questa dimensione. Importanti furono ad esempio i progressi nel campo della tecnica: da solo, il rapido affermarsi della polvere da sparo diede il via a una sorta di escalation delle armi da fuoco – e naturalmente di adeguate contromisure difensive. Non minore peso ebbe l’assetto geo-politico: dal 1494 in avanti gli stati italiani divennero, di fatto, luoghi di scontro e di contese per le grandi potenze internazionali, prime fra tutte la Spagna e la Francia. La mostra affronta ogni aspetto di questo complesso intreccio fra armi e uomini, mitologia e rappresentazione del potere. Essa tiene conto fra l’altro della lunga tradizione dei manuali di arte militare, già in auge nell’età bizantina, come pure di alcune immagini-simbolo del tempo, che raffigurano gentiluomini e talora anche gentildonne corazzati di tutto punto. Castel Sant’Angelo e Palazzo Venezia ospitano due fra i più importanti nuclei al mondo di armi storiche. Partendo da queste straordinarie collezioni, per l’occasione restaurate e riordinate, una serie di prestiti internazionali e un raffinato allestimento fanno conoscere allo specialista e al normale visitatore dei musei un fenomeno rimasto per molto tempo nell’oscurità.

Spostiamoci ora presso il Foro per una mostra dedicata agli Horti Farnesiani, i famosi giardini allestiti a metà del Cinquecento dalla famiglia Farnese sulle rovine dei palazzi imperiali, si raccontano al pubblico. Dalla via Nova, al limite del Foro Romano, il visitatore è accompagnato sino alle Uccelliere in un racconto illustrato attraverso le trasformazioni degli Horti: dalle geometrie del verde volute dai Farnese alla stagione del Grand Tour, quando, nel pieno della decadenza, i giardini acquisirono quel volto romantico che tanto affascinò poeti e artisti, fino ai primi anni del Novecento e all’avvio delle indagini archeologiche. L’offerta culturale della mostra si sostanzia di due prestiti di eccezionale valore: tornano infatti per la prima volta sul Palatino le sculture del Barbaro inginocchiato, in marmo nero antico e pavonazzetto, all’epoca utilizzato come portavaso, e di Iside fortuna, in marmo bigio morato, che decorava una delle nicchie della scala ai lati del Teatro del Fontanone. Nelle Uccelliere vengono esposti anche i due giganteschi busti di Daci prigionieri che nel Seicento decoravano il criptoportico d’accesso al Ninfeo della Pioggia.

Ultima tappa e ultima proposta si trova in Puglia, a Martina Franca (Ta). La mostra Picasso. L’Altra Metà del cielo vuole indagare il rapporto irrisolto di Pablo Picasso con l’universo femminile
Il tema scelto per celebrare Picasso è indubbiamente di enorme attualità, oltre che di un’assoluta originalità. Non si può certo considerare Picasso un femminista, faremmo un torto alla sua storia, al suo rapporto tormentato e in alcuni passaggi tragico con le donne. Tuttavia Picasso ha cantato la bellezza esteriore e interiore delle donne. Donne che hanno avvicinato Picasso con l’idea che lui potesse essere per loro anche un maestro di arte e di cultura, un formatore. Vediamo allora in mostra un acquerello della fotografa Dora Maar, che con Picasso ebbe una lunga e conflittuale relazione; sono esposte 19 opere della compagna e musa Françoise Gilot, che testimoniano la sua attività artistica proseguita anche oltre la fine della sua storia con il genio spagnolo. Tra le opere esposte è possibile ammirare in particolare due dipinti originali del maestro. Si tratta di Busto di donna II, un olio su tela del 1954, che scompone in geometrie essenziali una figura femminile, e Il Moschettiere, altro olio su tela del 1965, in cui i pochi segni essenziali sono rigorosamente strutturati fino a realizzare una armonia geometrica di colori.

Henry Matisse. Sulla scena dell’arte
Bard (Ao) – Forte
7 luglio 2018 - 14 ottobre 2018
Orari: martedì –venerdì 10.00 - 18.00; sabato, domenica 10.00 -19.00; chiuso lunedì
Biglietti: 9,00 € intero, 7,00 € ridotto
Informazioni: www.fortedibard.it

Henry Cartier – Bresson. Landscapes/ Paysages
Bard (Ao) – Forte /Cantine
17 giugno 2018 – 21 ottobre 2018
Orari: martedì –venerdì 10.00 - 18.00; sabato, domenica 10.00 -19.00; chiuso lunedì
Biglietti: 8,00 € intero, 7,00 € ridotto
Informazioni: www.fortedibard.it

Théodore Strawinsky. La trasfigurazione poetica
Domodossola (VB) – Fondazione Poscio
26 maggio 2018 - 27 ottobre 2018
Orari: sabato e domenica 10.00-13.00/ 14.30-19.00
Biglietti: 5€
Informazioni: www.collezioneposcio.it

Leonardo da Vinci Parade
Milano – Museo nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci”
19 luglio 2018 - 13 ottobre 2018
Orari: martedi’ - venerdi’ 9.30 - 17.00, sabato e festivi: 9.30 - 18.30, chiuso lunedì
Biglietti: 10€ intero, 7,50€ ridotto.
Informazioni: www.museoscienza.org

William G- Congdon. Il gesto dell’Io. Inediti (salvati) della Collezione Rapetti
Milano – Biblioteca Sormani
7 settembre 2018 – 23 ottobre 2018
Orari: lunedì – venerdì 15.00-19.00; sabato 9.00-12.30
Ingresso libero
Informazioni: www.comune.milano.it/biblioteche

Nicola Tanzini. Tokyo Tsukiji
Milano – Leica Galerie (Via Giuseppe Mengoni 4)
5 ottobre 2018 – 4 novembre 2018
Orari: lunedì – sabato 10.30 – 19.30, chiuso domenica
Ingresso libero
Informazioni: www.nicolatanzini.com

1915/1918 Ebrei per l’Italia
Milano – Memoriale della Shoah
6 settembre 2018 -4 novembre 2018
Orari: lunedì 9.30-19.30, martedì- giovedì 9.30-14.30; venerdì, sabato, domenica chiuso
Biglietti: 10€ intero, 5€ ridotto
Informazioni: www.memorialeshoah.it

Margherita Lazzati. Ritratti in carcere
Milano – Università Bocconi (Via Sarfatti 25)
3 maggio 2018 - 31 ottobre 2018
Orari: lunedì – venerdì 8.00-19.00; sabato 8.00-17.00
Ingresso libero
Informazioni: www.affiche.it

Paesaggio. Antiche memorie e sguardi contemporanei
Stra (Ve) – Villa Pisani
30 marzo 2018 - 4 novembre 2018
Orari: tutti i giorni 9.00-18.00
Biglietti: 10€ intero, 7,50€ ridotto
Informazioni: www.villapisani.beniculturali.it

Guglielmo Talamini 1918-2018: le origini, l’arte, la solitudine tra le Dolomiti e Asolo
Pieve di Cadore (Bl) – Palazzo della Magnifica Comunità/ Museo Civico
30 giugno 2018 - 14 ottobre 2018
Orari: Museo Civico di Asolo sabato e domenica 9.30 - 12.30 / 15.00 – 18.00; Palazzo della Magnifica Comunità di Cadore 10.00 - 12.30 / 15.30 - 18.30
Biglietti: Museo: 5€; Palazzo della Magnifica Comunità: ingresso libero
Informazioni: www.magnificacomunitadicadore.it

La Madonna in blu. Una scultura veronese del Trecento
Trento – Castello del Buonconsiglio
22 giugno 2018 - 26 ottobre 2018
Orari: tutti i giorni 10.00-18.00, chiuso lunedì
Biglietti: 10€ intero, 8€ ridotto
Informazioni: www.buonconsiglio.it

Il trionfo del Barocco. Pittura dal 1600 al 1800
Bressanone (Bz) – Hofburg
28 aprile 2018 - 30 ottobre 2018
Orari: martedì – domenica 10.00-18.00, chiuso lunedì
Biglietti: 8€ intero, 6€ ridotto
Informazioni: www.hofburg.it

Colori e forme del lavoro. Da Signorini e Fattori a Pellizza da Volpedo e Balla
Carrara (MS) – Palazzo Cucchiari
16 giugno 2018 - 21 ottobre 2018
Orari: venerdì e sabato 16.00-22.00
Biglietti: 10€ intero, 8€ ridotto
Informazioni: www.palazzocucchiari.it

Ghiglia classico e moderno
Viareggio (Lu) – Fondazione Matteucci per l’Arte moderna
6 luglio 2018 - 4 novembre 2018
Orari: giovedì e venerdì: 15.30-19.30; sabato e domenica: 10-13 / 15.30-19.30; chiuso lunedì
Biglietti: 8€ intero, 5€ ridotto
Informazioni: www.cemamo.it

Omaggio a Elia Volpi pittore
Firenze – Museo Nazionale del Bargello/ Museo di Palazzo Davanzati
6 maggio 2018 – 30 ottobre 2018
Orari: lunedì – venerdì 8.15-13.50; sabato e domenica 13.15 – 18.50; chiuso domenica ( seconda e quarta del mese) e lunedì( primo, terzo e quinto del mese)
Biglietti: 6€ intero, 3€ ridotto
Informazioni: www.bargellomusei.beniculturali.it

Gubbio al tempo di Giotto. Tesori d’arte nella terra di Oderisi
Gubbio (Pg) – Palazzo dei Consoli/ Museo diocesano/ Palazzo Ducale
7 luglio 2018 - 4 novembre 2018
Orari: tutti i giorni 10.00-19.00, chiuso martedì
Biglietti: 12€ intero, 10€ ridotto
Informazioni: www.gubbioaltempodigiotto.it

Una profondissima quiete. Francalancia e il ritorno alla figura tra de Chirico e Donghi
Assisi (Pg) – Palazzo Bonacquisti
18 maggio 2018 - 4 novembre 2018
Orari: martedì - giovedì 15.00-19.00; venerdì - domenica 11.00-19.00
Biglietti: 5€
Informazioni: www.fonsazionecariperugiaarte.it

Giorgio De Chirico e la Neometafisica
Osimo (An) – Palazzo Campana
1 giugno 2018 – 4 novembre 2018
Orari: 10 settembre – 4 novembre 10.00 -13.00 / 16.00 -19.00
Biglietti: 8€ intero, 6€ ridotto
Informazioni: www.dechiricoaosimo.it

Milleduecento. Civiltà figurativa tra Umbria e Marche al tramonto del Romanico
Matelica (Mc) – Museo Piersanti
9 giugno 2018 – 4 novembre 2018
Orari: martedì - domenica 10.00-13.00/ 15.00- 19.00
Biglietti: 8€ intero, 6€ ridotto
Informazioni: www.comune.matelica.mc.it

Eco e Narciso. Ritratto e autoritratto nelle Collezioni del MAXXI e delle Gallerie Nazionali
Roma – Palazzo Barberini Corsini
18 maggio 2018 – 28 ottobre 2018
Orari: MAXXI: martedì e mercoledì 11.00 - 19.00; giovedì 11.00 - 22.00; venerdì –domenica 11.00 - 19.00, chiuso lunedì,
Galleria Corsini mercoledì – lunedì 8.30 – 19.00
Biglietti: Maxxi: 12€ intero, 9€ ridotto; Galleria Corsini: 12€ intero,6€ ridoto
Informazioni: www.barberinicorsini.org ; www.maxxi.art

Armi e potere nell’Europa del Rinascimento
Roma – Castel Sant’Angelo e Palazzo Venezia
26 luglio 2018 – 11 novembre 2018
Orari: Castel Sant’Angelo: tutti i giorni 9.00 - 19.00; Palazzo Venezia: martedì - domenica 8.30 - 19.30
Biglietti: Castel Sant’Angelo e Palazzo Venezia 15€ intero, 7,50€ ridotto; Solo Palazzo Venezia: 10€ intero, 5€ ridotto
Informazioni: www.arte-city.it

Il Palatino e il suo giardino segreto. Nel fascino degli Horti Farnesiani
Roma – Foro, Parco archeologico del Colosseo
21 marzo 2018 - 28 ottobre 2018
Orari: tutti i giorni 8.30-18.30
Biglietti: 12€ intero, 7,50€ ridotto
Informazioni: www.coopculture.it

Picasso. L’altra metà del cielo
Martina Franca (Ta) – Palazzo Ducale
24 aprile 2018 - 4 novembre
Orari: lunedì – domenica 10.00-13.00/15.00-21.00
Biglietti: 12€ intero, 10€ ridotto
Informazioni: www.picassoinpuglia.com