Mostre Estate 2018

Autore:
Roda, Anna
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Per questa lunga estate 2018 abbiamo numerosissimi suggerimenti. Si tratta come sempre di mostre di vario tipo, così che si possa trovare la rassegna adatta al proprio gusto personale.

Le proposte cominciano dal Piemonte a Venaria (To) per una mostra dal titolo Genio e Maestria. Mobili ed ebanisti alla corte sabauda tra Settecento e Ottocento. L’evento espositivo intende aggiungere nuovi tasselli alla storia del patrimonio dell’ammobiliamento in Piemonte tra Sette e Ottocento presentando mobili d’arte di eccezionale rilevanza realizzati dai maggiori ebanisti e scultori dell’epoca (Luigi Prinotto, Pietro Piffetti, Giuseppe Maria Bonzanigo e Gabriele Capello detto “il Moncalvo”), alcuni mai esposti prima, grazie a prestiti di importanti istituzioni museali e di collezionisti piemontesi ed internazionali: due secoli di storia dell’arredo in circa 130 opere. L’obiettivo è di avvicinare il pubblico a opere preziose di ebanisteria e di intaglio, scoprendone significati, utilizzi, trasformazioni con approfondimenti di carattere tecnico e scientifico ed ambientazioni multimediali. La mostra racconta la storia di un raffinato, colto e complesso mestiere d’arte che si sviluppò a Torino a servizio delle più importanti committenze reali e nobiliari nel costante dialogo tra le arti.

Eccoci ora a Torino per diverse proposte.
La Fondazione Torino Musei, con il patrocinio della Fabbrica di San Pietro in Vaticano, presenta al piano nobile di Palazzo Madama, un inedito dipinto del primo Cinquecento raffigurante la Madonna con il Bambino Gesù. L’opera viene esposta in anteprima assoluta al pubblico dopo un lungo e complesso restauro. Il dipinto è un olio su tavola e fu commissionato nel gennaio del 1519 a un “Dipintore”, del quale purtroppo non è tramandato il nome e per il quale non c’è al momento un’attribuzione sicura. Conosciamo, invece, il committente, la moglie di tal Pietro Pedreto, che fece realizzare il dipinto per la chiesa di San Giacomo Scossacavalli in Roma. L’edificio sorgeva nei pressi della basilica vaticana, ma fu demolito nel 1937, insieme a tutte le case circostanti della cosiddetta “Spina di Borgo”, per realizzare la monumentale Via della Conciliazione che dal Tevere conduce a Piazza San Pietro. In seguito alla demolizione della chiesa di San Giacomo, il dipinto fu trasferito nei depositi della Fabbrica di San Pietro e abbiamo notizia di primi tentativi di restauro nel XVII e poi nel XVIII secolo. Solo nel 2016 venne avviato il non facile restauro; l’intervento è stato lungo e impegnativo, perché il dipinto era fortemente danneggiato, soprattutto sul busto della Vergine e nella metà inferiore, con cadute irreversibili di colore dovute molto probabilmente all’immersione nell’acqua del Tevere che era straripato allagando tutta la chiesa all’antivigilia di Natale del 1598. Le cronache raccontano che l’acqua si arrestò improvvisamente sotto le labbra della Vergine, lasciando il segno della piena. Quella storica traccia si può ancora riconoscere in una scura linea orizzontale che attraversa il dipinto, e il danno è ancora più evidente nella parte inferiore, dove la pittura è andata totalmente perduta. La chiesa di San Giacomo era infatti sede dell’Arciconfraternita del Santissimo Corpo di Cristo, che ebbe come confratelli più di venti cardinali - tra i quali i futuri papi Innocenzo IX e Paolo V - e numerose alte cariche della curia romana, con personaggi illustri come Domenico Fontana e Pierluigi da Palestrina. Il restaurato dipinto della Madonna col bambino era allocato sopra l’altare della prima cappella a destra entrando. Qui certamente lo vide Raffaello, che abitava in un palazzetto di fronte a questa chiesa, e anche il pittore Perin del Vaga, che dimorò anch’egli in Borgo Nuovo in una casa vicino all’abitazione del maestro urbinate, del quale fu allievo e collaboratore. Nella cappella ad essa dedicata, detta anche “Cappella della Beata Vergine delle donne”, il dipinto fu oggetto d’intensa devozione, testimoniata sulla tavola dalla presenza di numerosi fori e abrasioni dovuti alla pratica devozionale di fissare con chiodi corone, collane, gioielli ed ex voto.

La mostra Anche le statue muoiono. Conflitto e patrimonio tra antico e contemporaneo presso il Museo Egizio e propone un dialogo tra opere d’arte e manufatti di epoche e contesti geografici diversi attorno al tema trasversale della distruzione e della perdita e quindi, in parallelo, della conservazione e della protezione del patrimonio. Il progetto fornisce uno sguardo sul presente, in particolare sulla sistematica distruzione del patrimonio storico-artistico che ha di recente interessato le aree di conflitto nel Vicino Oriente. Introduce, però, una diversa temporalità, legata alla storia e all’idea di trasmissione da un’epoca a un’altra di manufatti, opere, idee. Oggetto di riflessione è anche il ruolo del Museo che, a partire dal ventesimo secolo, si è imposto come luogo di tutela e conservazione di un patrimonio che appartiene, almeno in teoria, a tutta l’umanità. I musei si trovano, tuttavia, in una posizione liminale: è ineludibile, infatti, pensarli sia come “predatori” di patrimoni altrui, sia come luoghi di conservazione e protezione di reperti che, altrimenti, sarebbero soggetti alla distruzione e all’oblio.

Presso la Fondazione Accorsi-Ometto abbiamo una mostra monografica dedicata al pittore Cesare Ferro Milone (1880-1934), e si tratta del terzo appuntamento del ciclo «I Maestri dell’Accademia Albertina», dopo le rassegne su Andrea Gastaldi del 2016 e Giacomo Grosso del 2017-2018. L’esposizione si propone di indagare e approfondire i diversi aspetti dell’esperienza pittorica dell’artista piemontese, che lavora assiduamente tra la fine dell’Ottocento e i primi trent’anni del Novecento; di ricostruirne l’attività d’insegnamento presso l’Accademia Albertina e il periodo in cui ne fu il presidente; di delinearne il percorso e le partecipazioni ai grandi eventi internazionali, come la Biennale di Venezia; di riflettere sulle decorazioni del Palazzo Reale e del principesco Palazzo Norashing a Bangkok, che l’artista eseguì durante i suoi soggiorni in Siam nel 1904 e nel 1923.

La nostra prossima tappa è Milano.
Nel centenario del conflitto, Milano racconta l’enorme impegno e contributo che il Comune e i suoi cittadini offrirono al Paese in uno dei momenti più difficili della sua storia, in una interessante e particolare mostra presso Palazzo Morando. Enti pubblici e privati hanno messo a disposizione archivi e collezioni, documenti e materiali fotografici, in parte inediti, per un itinerario espositivo inconsueto, che inizia con la rotta di Caporetto dell’ottobre 1917, prosegue fino alla vittoria il 4 novembre 1918 e si conclude con la visita del presidente americano Woodrow Wilson nel gennaio del 1919 quando, oltre alla complessa elaborazione del lutto, Milano dovette confrontarsi con i nuovi scenari politici nazionali e internazionali.

Giungiamo ora al Museo Diocesano per una esposizione, curata da Walter Guadagnini, direttore di CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia di Torino, che presenta circa 150 immagini di venti tra i più importanti maestri della fotografia del XX secolo, che raccontano la cronaca, la storia e il costume del nostro paese dal dopoguerra a oggi, attraverso sguardi straordinari che colgono l’evoluzione del nostro paese anche nella quotidianità. Il percorso espositivo si apre con un omaggio ai tre dei fondatori dell’agenzia Magnum (Henri Cartier-Bresson, Robert Capa e David Seymour) e ai loro viaggi in Italia. Fin dal principio, la tutela del diritto d’autore e il rispetto della creatività e della verità sono i cardini dell’agenzia cooperativa. I negativi, per la prima volta, restano quindi di proprietà dei soci, e i fotografi sono al sicuro dalle prevaricazioni degli art director e dei direttori dei giornali. Una nuova libertà di agire secondo il proprio stile personale, i propri interessi e la propria autorialità è incoraggiata fin dall’inizio. Grazie a questi princìpi fondanti si giunge a un rapido successo di Magnum, che in pochi anni accoglie numerosi e importanti nomi del mondo della fotografia. La mostra continua con gli anni Cinquanta che vede la rinascita del paese, attraverso le immagini di Elliott Erwitt che racconta con uno sguardo ironico la capitale Roma, le sue bellezze e le sue contraddizioni, di René Burri che conduce lo spettatore all’interno della famosa mostra di Picasso a Palazzo Reale di Milano nel 1953, che ospitava Guernica, il capolavoro del maestro malagueño, e di Herbert List con gli scatti realizzati a Cinecittà, la “Hollywood sul Tevere”. Gli anni Sessanta sono rivissuti attraverso le fotografie di Thomas Hoepker, Bruno Barbey ed Erich Lessing che presentano, rispettivamente, il trionfo di Cassius Clay alle Olimpiadi di Roma del 1960, l’enorme partecipazione popolare ai funerali di Palmiro Togliatti, e le vacanze sulla riviera romagnola nel periodo del boom economico. La Sicilia di Ferdinando Scianna apre la sezione degli anni Settanta, dove s’incontrano le immagini di Leonard Freed sul processo sociale che ha portato al referendum sul divorzio e di Raymond Depardon con la serie sui manicomi, nel momento storico che ha segnato l’introduzione nell’ordinamento italiano della legge Basaglia che ne decretava la chiusura. Gli anni Ottanta vivono nel confronto tra le grandi fotografie di Martin Parr che documentano la definitiva affermazione del turismo di massa nel nostro paese, tra bellezza dei luoghi e cattivo gusto dei visitatori e quelle di Patrick Zachmann sulla camorra napoletana.
La contemporaneità, dagli anni Novanta ai primo decennio del nuovo secolo vive nel racconto di Alex Majoli sulle discoteche romagnole, di Thomas Dworzak sul G8 di Genova, di Peter Marlow sulla della guerra nella ex Jugoslavia e di Chris Steele Perkins sulla “Clericus Cup”, il torneo di calcio tra religiosi. Chiude idealmente la mostra, Paolo Pellegrin con gli scatti realizzati alla folla assiepata in piazza San Pietro a Roma durante la veglia per la morte di Papa Giovanni Paolo II e a un barcone carico di migranti nel mar Mediterraneo.

Sempre fotografia ma presso la Triennale con Ghirri ( 1943-1992). La mostra intende presentare in modo inedito la figura del celebre fotografo emiliano, mettendo in luce l’importanza della sua opera nell’ambito dell’architettura con oltre 350 immagini
Lavorando in collaborazione con la rivista Lotus international dal 1983 per circa un decennio, Ghirri ha portato all’architettura un nuovo modo di guardare, capace di comprendere il progetto in relazione agli aspetti contraddittori e alle aporie dei paesaggi contemporanei. L’architettura e il paesaggio si configurano così, nell’opera matura di Ghirri, come un soggetto privilegiato, “un luogo del nostro tempo, la nostra cifra epocale”.
Con Luigi Ghirri. Il paesaggio dell’architettura si intende mostrare la fertile relazione tra Ghirri e Lotus, sulla base dell’ampio corpo di fotografie originali presenti nell’archivio della rivista, molte delle quali mai esposte, e di alcuni materiali di lavoro. Le fotografie saranno messe in mostra insieme a una selezione delle pubblicazioni e di altri materiali, allo scopo di mettere in relazione lo straordinario talento di Ghirri con l’ambito editoriale e critico da cui il suo lavoro sull’architettura è scaturito.

La nostra tappa successiva è a Monza: con oltre 170 fotografie di Ercole Colombo, video, memorabilia e oggetti si ripercorre la carriera di uno dei piloti più amati della storia del motorismo, Gilles Villeneuve. Gilles Villeneuve. Il mito che non muore, ripercorre la storia umana e sportiva di uno dei piloti più amati dal pubblico, il cui tragico incidente sul circuito belga di Zolder nel 1982, ha solo posto termine a una carriera breve ma intensa, lasciando a generazioni di appassionati il ricordo di un uomo che superava le difficoltà con il suo coraggio e che lo ha collocato nella leggenda della velocità. Il percorso espositivo presenta inoltre una sezione inedita che ospita una fedele ricostruzione del contesto di vita professionale di Villeneuve, con i bolidi di Formula 1 e la curva di un circuito, interamente costruiti in mattoncini Lego.

Siamo ora a Rovereto (Tn), presso il MART. Nel secolo del progresso scientifico e tecnologico, costellato da invenzioni che hanno rivoluzionato il modo di viaggiare e di osservare il mondo, gli artisti si confrontano con un genere di lunga tradizione che rinnovano profondamente: la pittura di paesaggio. La fotografia, la possibilità di esperire nuovi punti di vista, come nel caso delle vedute aeree riprese dalla mongolfiera, e una mutata sensibilità segnano infatti il fondamentale passaggio dall’idea di semplice veduta a quella, più complessa e soggettiva, di visione. Nel corso dell’Ottocento i panorami del Bel Paese diventano oggetto di una costante attenzione che porta autori appartenenti a scuole regionali diverse a ripensare prospettive, formati e linguaggi della pittura di paesaggio. In questo fermento, attraverso continui scambi e connessioni, si gettano le basi della pittura moderna in Italia. Il percorso espositivo si configura come un vero e proprio viaggio nel tempo e nello spazio che ripercorre le tappe salienti di questa trasformazione, mettendone in luce i principali temi: la predilezione per la pittura dal vero, le ricerche dedicate alla resa delle atmosfere e agli effetti di luce e colore. Dalle premesse maturate nei primi decenni dell’Ottocento nell’ambito della Scuola di Posillipo, passando attraverso l’innovativa esperienza dei Macchiaioli toscani, si giunge così ai “paesaggi dell’anima” di tendenza simbolista, presentati nelle prime edizioni della Biennale di Venezia. Gli studi en plein air di Giuseppe De Nittis, la freschezza delle vedute campestri di Giovanni Fattori, gli evocativi controluce di Antonio Fontanesi, i paesaggi lagunari di Bartolomeo Bezzi e le trasfigurazioni simboliche di Gaetano Previati sono solo alcune delle molte suggestioni che accompagnano il visitatore lungo un itinerario tra oltre 80 opere provenienti da importanti musei pubblici e collezioni private.

La prossima tappa è Bassano del Grappa (Vi) per una mostra che guarda dietro i dipinti e invita il visitatore a cambiare abitudini e leggere la storia dell’arte attraverso la percezione dei segnali, degli indizi e delle informazioni presenti nel lato b delle opere d’arte. La mostra Abscondita. Segreti svelati delle opere d’arte è dedicata al retro delle tele, dei telai e delle cornici di una selezione di opere conservate nelle sale e nei depositi museali. Circa cento occorrenze di fondamentale interesse storico-artistico tra cui ritratti, paesaggi, nature morte, scene sacre e profane resteranno invisibili perché girati verso il muro e a raccontare e documentare la loro storia sarà il retro, supporto di informazioni per la conoscenza della storia del dipinto, dell’artista e di coloro che un tempo l’hanno posseduto. La presenza sul retro di informazioni determinanti per la comprensione dell’opera si è rivelata di una ricchezza inaudita e nel panorama internazionale non è mai stato realizzato un progetto espositivo come questo volto a raccontare e documentare l’affascinante storia delle opere, ignota al pubblico che invece ben conosce il fronte. Osservando ciascuna tela esposta in mostra - i lavori selezionati spaziano dal Tardo Medioevo al Novecento, passando per Da Ponte, Canova, Hayez e Sironi - si entra nel backstage dell’opera penetrando mondi ignoti e finora ignorati inducendo l’osservatore a confrontarsi senza subire le regole della prospettiva e della composizione pittorica. Dai chiodi ai telai, dai cartellini delle mostre in cui è stata esposta, alle dediche, alle tracce dei restauri, ai codici di inventario. Sono tracce che rivelano, a chi le sa decrittare, il percorso nel tempo dell’opera superando la soglia del visibile.

Arriviamo ora a Venezia presso Palazzo Fortuny. I temi del collezionismo, le ragioni e le passioni sottese alla nascita di una raccolta privata sono al centro della mostra dedicata alla raccolta di Giuseppe Merlini. La collezione Merlini di scultura, disegni e ,soprattutto, pittura spazia, attenendosi con rare eccezioni all’arte italiana, a tutto il Novecento fin dai primi decenni, con opere che risalgono al momento fondante dell’esperienza del moderno – disegni di Amedeo Modigliani, dipinti di Filippo de Pisis e poi lavori di Adolfo Wildt, Giorgio de Chirico, Alberto Savinio, Mario Sironi, Gino Severini, Giorgio Morandi, Massimo Campigli – fino all’astrattismo italiano o all’informale con importanti opere di Mario Radice, Lucio Fontana, Alberto Burri, Piero Dorazio, Giulio Turcato, Roberto Crippa, Alfredo Chighine, Piero Ruggeri.

Sempre a Venezia presso lo spazio espositivo la Casa dei Tre Oci abbiamo la prima retrospettiva dedicata al grande Fulvio Roiter (1926-2016) dopo la sua scomparsa. La mostra ripercorre l’intera carriera fotografica di Fulvio Roiter, presentandosi come la più completa monografica mai realizzata sull’autore e la prima dopo la sua recente scomparsa. Un omaggio e un ricordo che la Casa dei Tre Oci ha voluto dedicare al fotografo che più di ogni altro ha legato l’immagine di Venezia al proprio nome. L’esposizione fa emergere attraverso 200 fotografie, la maggior parte vintage, tutta l’ampiezza e l’internazionalità del lavoro di Fulvio Roiter, collocandolo tra i fotografi più significativi dei nostri giorni. Partendo dalle origini e dal caso che hanno determinato i primi approcci di Roiter alla fotografia, nel pieno della stagione neorealista, di cui il fotografo veneziano ha ereditato la finezza compositiva, il percorso racconta gli immaginari inediti e stupefacenti che rappresentano Venezia e la laguna, ma anche i viaggi a New Orleans, Belgio, Portogallo, Andalusia e Brasile.
Ci spostiamo in Liguria, per la precisione a Genova presso il Museo di Palazzo Reale con una mostra che ricorda il re Carlo Alberto, committente dell’Appartamento dei Principi Ereditari e primo sovrano di Sardegna del ramo dei Savoia-Carignano. Opere d’arte, memorie e cimeli provenienti da collezioni private e pubbliche, ritratti su tela, su cammei e miniature, avori e porcellane, alternati a busti in marmo e bronzo dorato, stampe e disegni, documenti e libri, arredi e oggetti preziosi sono esposti nell’Appartamento dei Principi Ereditari. L’obiettivo è quello di fissare l’iconografia del sovrano, sia quella ufficiale, sia quella più intima e familiare, fermando i punti salienti della biografia del re, della regina Maria Teresa e dei figli, sullo sfondo della storia della nazione nascente, ma soprattutto attraverso i suoi rapporti con Genova e la reggia genovese.
L’invito è anche quello di riscoprire gli ambienti intimamente connessi alla figura di Carlo Alberto, alla sua tormentata epoca e ai suoi passaggi genovesi fino a quello estremo, il feretro giunto in mare dal Portogallo, approdato nel porto genovese per l’ultimo viaggio verso Superga.

Ci trasferiamo ora al Museo di Storia naturale per la mostra Kryptòs, inganno e mimetismo nel mondo animale. In natura nulla è come sembra e l’inganno è l’unica costante. Mimetismo non vuole dire solo nascondersi, ma fingere di essere qualcosa di diverso; gli animali assumono forme e colori di quanto li circonda, oppure spaventano i nemici con colorazioni vistose. Moltissimi fingono di essere quello che in realtà non sono: una foglia, un fiore, un rametto, un ciuffo di muschio, oppure adottano la livrea di specie pericolose quando sono del tutto privi di mezzi offensivi. La mostra racconta questo mondo affascinante con una selezione di animali vivi molto speciali: rane variopinte, camaleonti, gechi, insetti foglia, mantidi e ragni con livree sorprendenti, presentati all’interno di grandi terrari arredati che riproducono l’ambiente naturale delle specie ospitate (tutte nate in cattività e non pericolose). Una prima sezione esamina gli adattamenti che gli animali hanno messo a punto per scomparire negli ambienti dove vivono, mentre la seconda parte si concentra sulle variopinte colorazioni di avvertimento e sulle forme di inganno più raffinate. Un’ultima sezione, infine, prende in considerazione i diversi modi con cui gli animali vedono il mondo, di aiuto per spiegare il perché di alcune curiose livree.

Il nostro viaggio ci porta ora a Fermo, nelle Marche. La mostra si propone di raccontare un tratto di storia artistica della città di Fermo perduto nell’oblio del tempo, attraverso alcuni importanti capolavori esposti in città: il Polittico di Sant’Eutizio di Nicola di Ulisse da Siena, che arriva da Spoleto ed è appena restaurato dopo il terremoto del 2016, il Cristo Risorto sempre di Nicola di Ulisse, opera visibile solo in mostra poiché il Museo di Castellina da cui proviene è oggi impraticabile, la Madonna in Umiltà con santa Caterina, Crocifissione, un dipinto di grande pregio di Andrea Delitio, il Polittico di Massa Fermana di Carlo Crivelli, che è la prima opera marchigiana dell’artista veneziano a cui la mostra dedica una notevole sezione insieme ad alcune opere del fratello Vittore Crivelli. Fra gli oggetti di arte quattrocentesca esposti, come oreficerie o tessuti è poi un gruppo di opere ceramiche: boccali e piatti dell’Officina ‘Sforzesca’ di Pesaro della seconda metà del Quattrocento fra cui un preziosissimo Boccale con volto di donna a rilievo, un Boccale con decoro alla foglia gotica detta ‘cartoccio’, ed un terzo Boccale con stemma dipinto. Sono cinque le sezioni che compongono il percorso espositivo: Fermo 1442: Nicola di Ulisse da Siena al Girfalco; Rinascimento ed Antico: toscani, veneti, tedeschi e fiamminghi dalle coste all’Appennino; Pittori tardogotici alla metà del Quattrocento: Marino Angeli, Pierpalma e Lorenzo da Fermo; Fermo 1468-1479: la città di Carlo e Vittore Crivelli e Dalle chiese e dai castelli: miniature, oreficerie, tessuti e ceramiche.

Rimaniamo ancora nelle Marche, ma trasferiamoci ad Ascoli Piceno per la rassegna Cola dell’Amatrice da Pinturicchio a Raffaello. Nel 1508 giunge ad Ascoli per eseguire il Polittico di Piagge Nicola Filotesio, detto Cola dell’Amatrice. Cola, che ad Ascoli trova la sua seconda casa, è fra i grandi artisti che con le loro opere hanno reso particolarmente ricca l’offerta culturale della Regione. Oggi, la Regione e la città di Ascoli celebrano la sua arte a partire dall’immenso patrimonio pittorico che il Filotesio ha lasciato in città nei suoi quarant’anni di permanenza.
E’ una mostra imperdibile che guarda alla produzione dell’artista in tutto il territorio, porta ad Ascoli per la prima volta documenti importanti di Cola dell’Amatrice, riunisce oltre sessanta opere provenienti da sedi prestigiose che tutte insieme donano una visione esaustiva del valore dell’artista. Ma la rassegna di Ascoli non si ferma alla creazione di un importante percorso espositivo e conoscitivo dell’artista e del contesto, in vista della mostra ben dieci tavole sono state oggetto di importanti indagini diagnostiche e, fra queste, sei sono state restaurate. Attraverso l’arte di Cola c’è lo scorcio importante di ciò che l’artista ha vissuto e studiato, per questo in mostra troviamo accanto alle sue opere il Pinturicchio, il Perugino, il Crivelli, Luca Signorelli, e ancora Pietro Vannini, Filippino Lippi ma anche, per la prima volta il taccuino di disegni di Cola dell’Amatrice, fra cui spiccano i suoi studi su Luca Pacioli, su Leonardo, le sue riflessioni sulla stanza della Segnatura e dunque su Raffaello.

Arezzo ospita, presso il Museo di Casa Vasari, la mostra Giorgio Vasari tra Venezia e Arezzo. La Speranza e altre storie dal Soffitto del Palazzo Corner-Spinelli. Una straordinaria occasione per ammirare l’Allegoria della Speranza finalmente ricomposta ed esposta al pubblico per la prima volta. La tavola, formata da due dipinti complementari, La Speranza e il Suicidio di Giuda, era uno degli scomparti del soffitto dipinto a Venezia nel 1542 da Giorgio Vasari per Palazzo Corner – Spinelli. L’occasione è davvero unica: a settembre, infatti, al termine della mostra, entrambe le opere, che erano state separate sin dal XVIII secolo, verranno trasferite ed esposte in Laguna, dove saranno ricongiunte agli altri scomparti, nella prossima ricomposizione del soffitto curata dalle Gallerie dell’Accademia di Venezia. La mostra, non celebra solo la ricomposizione dell’Allegoria della Speranza, finalmente riunita, ma ripercorre le travagliate vicende dell’intero Soffitto Corner-Spinelli, separato e disperso in varie collezioni italiane ed estere. Giorgio Vasari eseguì le decorazioni del soffitto durante il soggiorno veneziano con la collaborazione di Cristoforo Gherardi e Battista Cungi, su commissione di Giovanni Cornaro, per una sala del palazzo che la famiglia aveva acquistato sul Canal Grande, la cosiddetta “Camera Nova”, in occasione della ristrutturazione della dimora da parte dell’architetto Michele Sanmicheli. Il Soffitto Corner-Spinelli è molto vicino per tipologia e scelte iconografiche ai soffitti dipinti presenti nell’abitazione aretina del Vasari, da lui ideati e realizzati appena sei anni dopo il suo fondamentale soggiorno veneziano. Vasari, infatti, decorò riccamente le stanze del piano nobile della propria abitazione secondo un preciso programma di celebrazione del ruolo dell’artista, utilizzando riferimenti mitologici, biblici, e allegorie. Forte è dunque il legame tra l’opera oggi ricongiunta ed esposta e la dimora del pittore e architetto aretino che ne è l’autore.

Firenze dedica una mostra al genio inquieto e misterioso di Pontormo (1494-1557). Da molti anni si disquisisce intorno a chi sia stato il bel giovane alabardiere, elegantemente vestito, con il capo coperto da una berretta rossa ornata di una spilla d’oro, armato di alabarda e con la spada nel fodero sul fianco sinistro. Come ormai sembrano concordare tutti o quasi gli storici dell’arte, dovrebbe trattarsi di Francesco Guardi, giovanissimo soldato della Repubblica Fiorentina durante l’assedio di Firenze, che lo stesso Vasari indicò come il soggetto di un ritratto di Pontormo. Eppure dei dubbi sussistono ancora, visto che nella didascalia della foto nel catalogo edito da Giunti appare un bel punto interrogativo. Qualcuno infatti avanza ancora l’ipotesi, già molto condivisa nel corso degli anni, che possa invece trattarsi del giovane Cosimo de’ Medici, figlio di Giovanni delle Bande Nere, anche lui d’altronde segnalato dal Vasari come soggetto di un ritratto del Pontormo.
Vi è anche la possibilità che l’Alabardiere possa invece essere Ercole Rangone, giovane nobile fiorentino che si era arruolato nella milizia repubblicana. E allora? Rispetto alle due ipotesi più condivise esiste anche la questione cronologica: se fosse Francesco Guardi il Pontormo dovrebbe averlo dipinto durante i mesi dell’assedio di Firenze, fra l’ottobre del 1529 e l’agosto del 1530, se invece si trattasse di un ritratto di Cosimo I, dovrebbe esser stato eseguito poco dopo l’agosto del 1537. Il disegno preparatorio a pietra rossa per l’Alabardiere, qui esposto, sembra appartenere a una fase intermedia nello studio del soggetto: scegliendo infatti un punto d’osservazione frontale per fissare anche gli aspetti che non si potrebbero cogliere da una prospettiva laterale, l’artista si concentra sull’abbigliamento, tralasciando di indagare i tratti somatici del modello. Il foglio non ha dunque un intento ritrattistico, se non nei riguardi dell’abito. Insieme all’Alabardiere, nella Sala delle Nicchie, viene anche esposto anche il Ritratto di giovane uomo con berretto rosso proveniente da una collezione privata londinese. Si tratta forse di Carlo Neroni (del quale poco si sa): d’altra parte la sicura identità del personaggio si era già persa durante il XVII secolo tanto che in un inventario del 1733 egli viene identificato addirittura come Masaniello, il secentesco rivoltoso napoletano. Gareggia in bellezza con l’Alabardiere questo ritratto di giovane fiero, vestito con estrema cura e assai misterioso nel suo gesto di nascondere (o svelare?) nella giubba di pelle una lettera enigmatica le cui parole restano ancora oscure. Altro quadro presente è la Visitazione, da poco restaurato. Nella pala, di proprietà della pieve dei Santi Michele e Francesco di Carmignano, Pontormo mette in scena l’incontro e l’abbraccio affettuoso fra le due cugine, la futura madre di Cristo e quella di Giovanni Battista, che si scambiano uno sguardo di profondissima serenità. Ben diverso, significativamente, è lo sguardo delle due ancelle rivolte verso noi spettatori: esse ci chiamano in causa per condividere la consapevolezza del peso del sacrificio e del dolore che scaturiranno da questi miracolosi eventi.

Palazzo Strozzi presenta la mostra Nascita di una nazione. Con 80 opere di artisti cimentatisi tra gli anni Cinquanta e il Sessantotto: un ventennio in cui ha preso forma una nuova idea di arte, proiettata nella contemporaneità grazie a una straordinaria vitalità di linguaggi, materie e forme che attingono dalla cronaca e dalla quotidianità. In mostra sono presenti in cui artisti come Renato Guttuso, Lucio Fontana, Alberto Burri, Emilio Vedova, Enrico Castellani, Piero Manzoni, Mario Schifano, Mario Merz e Michelangelo Pistoletto raccontano il boom economico italiano e le sue contraddizioni.

Ultima tappa delle nostre proposte è Roma.
La mostra Canaletto 1697-1768 intende celebrare il 250° anniversario della morte del grande pittore veneziano presentando il più grande nucleo di opere di sua mano mai esposto in Italia, 68 tra dipinti e disegni e documenti, inclusi alcuni celebri capolavori. Tra i capolavori in mostra spiccano due opere della Pinacoteca Gianni e Marella Agnelli di Torino: Il Canal Grande da nord, verso il ponte di Rialto, e Il Canal Grande con Santa Maria della Carità, esposti per la prima volta assieme al manoscritto della Biblioteca Statale di Lucca che ne illustra le circostanze della commissione e della realizzazione.
Altra grande rassegna monografica è quella dedicata a Turner, presso il Chiostro del Bramante, che per la prima volta è presente a Roma con più di 90 opere d’arte, tra schizzi, studi, acquerelli, disegni e una selezione di olii. Una collezione unica, espressione del lato intimo e riservato di J.M.W. Turner (23 aprile 1775 – 19 dicembre 1851), donata interamente all’ Inghilterra e conservate presso la Tate Britain di Londra, e che con questa mostra segna l’inizio di una importante collaborazione con il Chiostro del Bramante. Conosciute oggi come ‘Turner Bequest’, molte delle opere esposte provengono dallo studio personale dell’artista e sono state realizzate nel corso degli anni per il suo ‘proprio diletto’ secondo la bella espressione del critico John Ruskin. Un piacere estetico e visivo che conserva ricordi di viaggi, emozioni e frammenti di paesaggi visti durante i suoi soggiorni all’estero. Era infatti abitudine dell’artista lavorare sei mesi all’aria aperta durante la bella stagione e solo in inverno chiudersi nel suo studio per riportare su tela i ricordi di ciò che aveva visto dal vivo.

Da ultimo una rassegna dedicata a Hiroshige. Utagawa Hiroshige, tra i più celebri artisti del Mondo Fluttuante (ukiyoe), fu un maestro capace di portare il paesaggio e la natura al centro della sua produzione, facendone i veri protagonisti. Deve la sua fama allo sguardo del tutto peculiare che lo contraddistingue, definibile “fotografico” perché in grado di restituire dinamismo grazie all’alternanza sapiente di pieni e vuoti e attraverso la costruzione di piani sovrapposti. Un senso di armonia e serenità pervadono le opere dell’artista, tanto da avere stregato i più grandi impressionisti e post-impressionisti europei, primo tra tutti Vincent Van Gogh che copiò ad olio il famoso Ponte di Ohashi sotto l’acquazzone del maestro giapponese. La mostra, con una selezione di circa 230 opere appartenenti a prestigiose collezioni che provengono da Italia, Giappone e Stati Uniti, permette di ammirare il tema della natura declinato dallo stile affascinante e raffinato di Hiroshige: dalle più note serie di vedute quali Cento vedute della Capitale di Edo e Cinquantatre Stazioni di posta del Tokaido, alle silografie policrome di fiori insetti e animali tra le più ammirate, fino ai disegni originali ancora intatti.

Genio e Maestria. Mobili ed ebanisti alla corte sabauda tra Settecento e Ottocento
Venaria Reale (To) – Reggia/Sala delle Arti
17 marzo 2018 - 15 luglio 2018
Orari: martedì –giovedì 10.00- 17.00; venerdì e sabato 10.00 – 23.30; festivi 10.00- 19.30, chiuso lunedì
Biglietti: 12€ intero, 10€ ridotto
Informazioni: www.lavenaria.it ; www.residenzereali.it

Una ritrovata Madonna della Fabbrica di San Pietro
Torino – Palazzo Madama
12 maggio 2018 – 16 luglio 2018
Orari: aperto tutti i giorni 10.00 - 18.00, chiuso martedì
Biglietti: 10€ intero, 8€ ridotto
Informazioni: www.palazzomadamatorino.it
Anche le statue muoiono. Conflitto e patrimonio tra antico e contemporaneo.
Torino – Museo Egizio
9 marzo 2018 – 9 settembre 2018
Orari: lunedì 9.00-14.00, martedì – domenica 9.00-18.30
Biglietti: 15€ intero,11€ ridotto
Informazioni: www.museoegizio.it

Cesare Ferro Milone. La magia del colore tra Torino e Bangkok
Torino – Museo Accorsi –Ometto
21 giugno 2018 - 9 settembre 2018
Orari: martedì – venerdì 10.00-13.00/14.00-18.00; sabato e domenica 10.00-13.00/14.00-19.00, chiuso lunedì
Biglietti: 8€ intero, 6€ ridotto
Informazioni: www.fondazioneaccorsi-ometto.it

Milano e la Prima Guerra Mondiale. Caporetto, la vittoria, Wilson
Milano – Palazzo Morando
21 marzo 2018 – 15 luglio 2018
Orari: martedì – domenica 9.00-13.00/14.00-17.30; chiuso lunedì
Ingresso gratuito
Informazioni: www.costumemodaimmagine.it

L’Italia di Magnum. Da Cartier – Bresson a Paolo Pellegrini
Milano – Museo Diocesano
9 maggio 2018 – 22 luglio 2018
Orari: martedì-domenica 10.00-18.00, chiuso lunedì
Biglietti: 8€ intero, 6€ ridotto
Informazioni: www.chiostrisanteustorgio.it

Luigi Ghirri. Il paesaggio dell’architettura
Milano – Triennale
26 maggio 2018 - 26 agosto 2018
Orari: martedì- domenica 10.30-20.30, chiuso lunedì
Biglietti:7€ intero, 6€ ridotto
Informazioni: www.triennale.org

Gilles Villeneuve. Il mito che non muore
Monza (MB) – Museo del Monza Eni Circuit
4 maggio 2018 – 22 luglio 2018
Orari: giovedì e venerdì 10.00-13.00/14.00-18.00; sabato e domenica 10.00-19.00; lunedì, martedì e mercoledì chiuso
Biglietti: 9€ intero, 7€ ridotto
Informazioni: www.reggiadimonza.it

Viaggio in Italia. I paesaggi dell’Ottocento dai Macchiaioli ai Simbolisti.
Rovereto (Tn) – MART
21 aprile 2018 - 26 agosto 2018
Orari: martedì - domenica 10.00 - 18.00; venerdì 10.00 - 21.00; chiuso lunedì
Biglietti: 11€ intero,7€ ridotto
Informazioni: www.mart.tn.it

Abscondita. Segreti svelati delle opere d’arte
Bassano del Grappa (Vi) – Galleria del Museo Civico
2 giugno 2018 – 3 settembre 2018
Orari: lunedì – domenica 10.00-19.00
Biglietti: 7€ intero, 5€ ridotto
Informazioni: www.museibassano.it

Una collezione italiana. Opere dalla collezione Merlini
Venezia – Palazzo Fortuny
24 marzo 2018 - 23 luglio 2018
Orari: tutti i giorni 10.00-18.00, chiuso martedì
Biglietti: 10€ intero, 8€ ridotto
Informazioni: www.fortuny.visitmuve.it

Fulvio Roiter. Fotografie 1948-2007
Venezia – Tre Oci
16 marzo 2018 – 26 agosto 2018
Orari: tutti i giorni 10.00-19.00, chiuso martedì
Biglietti: 12€ intero, 10€ ridotto
Informazioni: www.treoci.org

Il Re Nuovo. Carlo Alberto e il Palazzo Reale di Genova
Genova – Palazzo Reale
19 aprile 2018 - 29 luglio 2018
Orari: giovedì, venerdì e sabato 11.00-18.00; domenica 14.00-18.00
Biglietti: 3€ intero, 1€ ridotto
Informazioni: www.palazzorealegenova.beniculturali.it
Kryptòs. Inganno e mimetismo nel mondo animale
Genova – Museo di Storia Naturale
10 febbraio 2018 - 2 settembre 2018
Orari: martedì - domenica 10.00- 18.00, chiuso lunedì
Biglietti: 6€ intero, 4€ ridotto
Informazioni: www.museidigenova.it

Il Quattrocento a Fermo. Tradizione e avanguardia da Nicola di Ulisse a Carlo Crivelli
Fermo – Chiesa San Filippo
21 aprile 2018 – 2 settembre 2018
Orari: lunedì - domenica: 10.30-13.00 / 14.30-19.00; giovedì: 10.30-13.00 / 14.30-24.00
Biglietti: 8€ intero, 6€ ridotto
Informazioni: www.sistemamuseo.it

Cola dell’Amatrice. Da Pinturicchio a Raffaello
Ascoli Piceno – Musei Civici
17 marzo 2018 - 15 luglio 2018
Orari: Pinacoteca Civica 10.00-19.00; Sala Cola d’Amatrice 11.00-13.00/ 15.00-19.00, chiuso lunedì
Biglietti: 10€ intero, 6€ ridotto
Informazioni: www.ascolimusei.it

Giorgio Vasari tra Venezia e Arezzo. La Speranza e altre storie dal soffitto del Palazzo Corner –Spinelli
Arezzo – Museo di Casa Vasari
8 giugno 2018 – 9 settembre 2018
Orari: feriali 8.30-19.30; festivi 8.30-13.30, chiuso martedì
Biglietti: 5€ intero, 2,50€ ridotto
Informazioni: www.museistataliarezzo.it

Incontri miracolosi. Pontormo dal disegno alla pittura
Firenze – Palazzo Pitti
7 maggio 2018 - 29 luglio 2018
Orari: martedì – domenica 8.15 - 18.50; chiuso lunedì
Biglietti: 16€ intero, 8€ ridotto
Informazioni: www.uffizi.it

Nascita di una nazione. Tra Guttuso, Fontana e Schifano
Firenze – Palazzo Strozzi
16 marzo 2018 - 22 luglio 2018
Orari: tutti i giorni esclusi i festivi 10.00-20.00; giovedì 10.00-23.00
Biglietti: 12€ intero, 9,50€ ridotto
Informazioni: www.palazzostrozzi.org

Canaletto 1697-1768
Roma – Museo di Roma / Palazzo Braschi
11 aprile 2018 - 19 agosto 2018
Orari: martedì - domenica 10.00 - 19.00; - chiuso lunedì
Biglietti: 11€ intero, 9€ ridotto
Informazioni: www.museodiroma.it

Turner. Opere della Tate
Roma – Chiostro del Bramante
22 marzo 2018 - 26 agosto 2018
Orari: tutti i giorni 10.00-20.00; sabato e domenica 10.00-21.00
Biglietti: 14€ intero, 12€ ridotto
Informazioni: www.chiostrodelbramante.it

Hiroshige. Visioni dal Giappone
Roma – Scuderie del Quirinale
1 marzo 2018 – 29 luglio 2018
Orari: domenica - giovedì 10.00 - 20.00; venerdì e sabato 10.00 - 22.30
Biglietti: 15€ intero, 13€ ridotto
Informazioni: www.scuderiequirinale.it