Mostre. Giugno 2018

Autore:
Roda, Anna
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Si stupiranno i nostri lettori nel vedere le numerose proposte che in questo mese di giugno offriamo loro. Una ricca messe di proposte in vista delle mostre estive.

Il nostro viaggio comincia dalla Valle d’Aosta. Presso il polo museale del Forte di Bard abbiamo la mostra Luci del Nord. Impressionismo in Normandia. Più di settanta importanti opere raccontano, in un progetto inedito ed originale, la fascinazione degli artisti per la Normandia, territorio che diventa microcosmo naturale generato dalla forza della terra, del vento, del mare e della nebbia. Un paesaggio naturale dotato di una propria ‘fisicità’ vera e vibrante.

Eccoci a Torino: presso la GAM una rassegna dal titolo Renato Guttuso. L’arte rivoluzionaria nel cinquantenario del ’68, dedicata all’artista siciliano nato a Bagheria nel 1911 e morto a Roma nel 1987, grande protagonista della pittura neorealista ed esponente del Fronte Nuovo delle Arti; movimento che contribuì a fondare insieme a Renato Birolli, Giuseppe Santomaso e Emilio Vedova. La mostra, che prende spunto dall’articolo che Guttuso scrisse per Rinascita nel 1967 in occasione del cinquantennio dalla Rivoluzione d’ottobre, fa del tema politico e civile il nucleo fondante dell’esposizione. Essa raccoglie circa 60 opere con soggetti maggiormente politici e civili; tra le opere più celebri troveremo il dipinto di condanna ai nazisti e alla loro efferata violenza Gott mit uns (1944), la Fucilazione in campagna (1938) di chiara ispirazione alla fucilazione di Federico Garcia Lorca e ancora, Lotta di minatori e Marsigliese contadina nei quali l’artista reinventa un’epica popolare ormai lontana e si apre al sentimento. L’artista riteneva la rivoluzione il fondamento di una nuova forma di cultura e andava con perseveranza a cercarne espressione nella sua esperienza artistica e creativa, tentando di rendere l’arte medium per i valori civili e morali.

Le nostre proposte ci portano ora a Milano per numerosissime proposte.

I Musei della Rete Museale dei Sibillini presentano al pubblico milanese Capolavori Sibillini, Le Marche e i Luoghi della Bellezza. Si tratta di una prestigiosa selezione di opere, provenienti dai luoghi marchigiani colpiti dal terremoto del 2016. In mostra capolavori di grandi maestri come Perugino, Fortunato Duranti, Spadino, Cristoforo Munari, Cristoforo Unterperger, Corrado Giaquinto, Simone De Magistris, Ignazio Stern, Nicola di Ulisse da Siena, Salvatore Monosilio, Vincenzo Pagani: ricchezze culturali di un territorio dove l’arte e la bellezza devono essere preservati. Il naturale legame esistente in Italia tra museo e territorio è testimoniato in modo esemplare dalla Rete Museale dei Sibillini, che nasce per promuovere in modo unitario il patrimonio artistico e culturale dei dieci comuni aderenti tra le province di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata. Una rete capillare di musei accompagna il visitatore alla scoperta del paesaggio culturale dei Sibillini, ricco di preziose testimonianze archeologiche, straordinari capolavori artistici e di saperi, usi e costumi delle comunità che li hanno determinati, in un dialogo continuo tra uomo e natura che plasma e modella da secoli la regione Marche. Dopo gli eventi sismici del 2016, la rete museale, assolvendo il compito di presidio di tutela attiva del territorio, si è impegnata nell’emergenza, assicurando una rapida messa in sicurezza delle collezioni conservate all’interno dei musei danneggiati. Si è potuto così definire un percorso espositivo che vuole portare all’attenzione del grande pubblico i tesori artistici delle Marche, gelosamente custoditi nei nostri borghi. Ciascuna opera riflette la creatività locale, si collega ai luoghi e alle storie dei centri di provenienza, interpretando il territorio nel quale essa vive e a cui appartiene.

Spostiamoci ora alla Pinacoteca Ambrosiana per una mostra dal titolo: Tarocchi del Mantegna.
L’esposizione propone 28 dei 31 fogli, giunti in Ambrosiana forse già con il nucleo di opere di Federico Borromeo, della più antica e celebre serie a stampa realizzata in Italia Settentrionale nella seconda metà del Quattrocento, ma anche la più misteriosa, per ciò che attiene al possibile autore, luogo di produzione e scopo di realizzazione. I cosiddetti “Tarocchi del Mantegna” sono composti da 50 stampe incise a bulino di altissima qualità, caratterizzate da un tratto molto sottile, grande dovizia di particolari, un raffinato sistema di tratteggio incrociato per le ombreggiature, divise in cinque serie di 10 elementi ciascuna, che raffigurano nell’insieme l’uomo come microcosmo e l’universo come macrocosmo. I “Tarocchi del Mantegna”, in origine si presentavano rilegati all’interno di libri che, a causa del loro successo collezionistico, vennero ben presto smembrati. Per consentire al visitatore di apprezzare appieno la loro forma primitiva, lungo il percorso espositivo sarà installata una postazione multimediale dove verrà mostrato in digitale l’esemplare conservato nella Pinacoteca Malaspina di Pavia. Riguardo allo stile, le incisioni furono inizialmente ritenute d’influenza fiorentina, in virtù del confronto con le opere di Baccio Baldini; alla fine del Settecento, con il contributo di Luigi Lanzi (1795-96), ci si orientò verso il Veneto, proponendo talora addirittura l’autografia di Mantegna. Questa proposta, sebbene in seguito abbandonata in favore di una lettura in chiave ferrarese, in stretta relazione con gli affreschi del Salone dei Mesi di Palazzo Schifanoia, restò per sempre legata alla serie.

A Palazzo Reale troviamo una mostra imperdibile dedicata ad un genio dell’arte rinascimentale: Albrecht Dürer (1471 – 1528). Con circa 130 capolavori verrà indagata l’arte nordica ed italiana all’acme del Rinascimento tedesco. Oggetto è l’artista di Norimberga, ma anche l’affascinante quadro di rapporti artistici tra nord e sud Europa tra la fine del Quattro e l’inizio del Cinquecento, il dibattito religioso e spirituale come substrato culturale delle opere di Dürer, il suo rapporto con la committenza attraverso l’analisi della ritrattistica, dei soggetti mitologici, delle pale d’altare, la sua visione della natura e dell’arte tra Classicismo e Anticlassicismo, la sua figura di uomo e le sue ambizioni d’artista. L’esposizione porta in Italia in un’unica sede una magnifica e rappresentativa selezione di capolavori di Dürer, che rivela le qualità intrinseche delle sue opere nelle varie categorie da lui praticate - pittura, disegno e grafica - evidenziandone il carattere innovativo dal punto di vista tecnico, semantico, iconografico. Nella mostra figureranno circa 130 opere principalmente del maestro del Rinascimento tedesco fra pitture, stampe grafiche e disegni– che nelle mani di Albrecht Dürer assumono un valore e una centralità nel processo creativo praticamente senza precedenti, come verrà evidenziato nella mostra con osservazioni e riflessioni nuove. La collezione sarà affiancata da alcune opere significative di artisti tedeschi suoi contemporanei come Lucas Cranach, Albrecht Altdorfer, Hans Baldung Grien da un lato, e dall’altro di grandi pittori, disegnatori e artisti grafici italiani della Val Padana fra Milano e Venezia, come Giorgione, Andrea Mantegna, Leonardo da Vinci, Andrea Solario, Giovanni Bellini, Jacopo de’Barbari, Lorenzo Lotto.

Presso il GAM possiamo ammirare una selezione di 30 opere per la rassegna, Boldini. Ritratto di signora. La mostra intende presentare l’elaborazione da parte di Boldini(1842-1931) di uno stile moderno, personale e ricercatissimo dalla committenza internazionale, nella definizione del ritratto femminile mondano e aristocratico, con una serie di opere risalenti al primo ventennio del Novecento. Giovanni Boldini è considerato uno degli interpreti più originali e sensibili delle atmosfere piene di charme della Belle Époque. Formatosi in giovanissima età grazie al supporto del padre, anche lui pittore, Boldini subì successivamente l'influenza dei Macchiaioli, preferendo però ai temi naturalistici, prediletti dai membri di questo movimento, quelli ritrattistici. Fondamentali per lo sviluppo del suo stile peculiare, furono poi le esperienze a Londra e Parigi, città quest'ultima che divenne la sua seconda patria.

La Fondazione Prada propone la mostra Post Zang Tumb Tuuum. Art Life Politics: Italia 1918–1943, che esplora il sistema dell’arte e della cultura in Italia tra le due guerre mondiali, partendo dalla ricerca e dallo studio di documenti e fotografie storiche che rivelano il contesto spaziale, sociale e politico in cui le opere d’arte sono state create, messe in scena, vissute e interpretate dal pubblico dell’epoca. L’indagine, svolta in collaborazione con archivi, fondazioni, musei, biblioteche e raccolte private, ha portato alla selezione di oltre 600 lavori, tra dipinti, sculture, disegni, fotografie, manifesti, arredi, progetti e modelli architettonici, realizzati da più di 100 autori. In “Post Zang Tumb Tuuum. Art Life Politics: Italia 1918-1943” questi oggetti sono introdotti da immagini storiche, pubblicazioni originali, lettere, riviste, rassegne stampa e foto personali per un totale di 800 documenti.

Nel centenario della Grande Guerra si susseguono le iniziative per ricordare questo tragico evento. A tale proposito presso la Galleria GAM Manzoni abbiamo la mostra La Grande Guerra. I racconti pittorici di Italico Brass . Si tratta di una trentina di dipinti di Italico Brass (Gorizia, 1870 - Venezia, 1943) che, allo scoppio della Grande Guerra ottenne dal Comando Supremo e dalla Regia Marina il permesso di seguire i soldati lungo la linea del fronte, per eseguire schizzi e studi, soprattutto nella zona compresa tra Sdraussina, il monte San Michele e San Martino del Carso, negli anni 1915-1916. Il percorso espositivo, oltre ai dipinti di Italico Brass provenienti dalla collezione di famiglia, eredi Brass, si completa con una serie di fotografie d’epoca sulla prima guerra mondiale e con una sezione, di confronto, dedicata alle immagini di soldati in azione dipinte da Giulio Aristide Sartorio, Giuseppe Montanari e Achille Beltrame.


Ci spostiamo ora a Brescia per una grande mostra allestita nel Museo di Santa Giulia, e dedicata a Tiziano e alla pittura del Cinquecento tra Venezia e Brescia. Il progetto espositivo ruota infatti attorno al grande pittore veneto, in ragione innanzitutto delle sue due fondamentali imprese bresciane: il polittico realizzato per il vescovo Altobello Averoldi tra il 1520 e il 1522 nella collegiata dei Santi Nazaro e Celso, e le tre tele con le Allegorie di Brescia, realizzate molti anni dopo, negli anni sessanta del Cinquecento, per il salone della Loggia, andate poi distrutte durante l’incendio del 1575. L’evento espositivo aiuta a ripercorrere l’eco suscitata dalla sua opera presso i maggiori pittori bresciani del tempo, da Girolamo Romanino al Moretto e a Giovan Girolamo Savoldo. Si tratta pertanto di una iniziativa che permetterà di ripercorrere, in modo appassionante, l’influenza che il grande pittore ebbe sugli sviluppi della pittura bresciana.

Sempre in città presso Palazzo Martinengo troviamo la rassegna Picasso, De Chirico, Morandi. 100 capolavori del XIX e XX secolo dalle collezioni private bresciane. Il percorso espositivo – che presenta in anteprima mondiale un capolavoro riscoperto di Pablo Picasso del 1942, Natura morta con testa di toro – permette di esplorare le correnti e i movimenti artistici succedutesi nel corso dei decenni attraverso una selezione di oltre cento opere, alcune delle quali inedite o mai esposte in pubblico prima d’ora. Ai lavori dei più illustri pittori bresciani (Basiletti, Inganni, Filippini, Bertolotti, Soldini) seguono quelli dei grandi maestri italiani dell’Ottocento (Boldini, De Nittis, Fattori, Zandomeneghi); il salto verso la modernità sarà sancito dalle sperimentazioni d’avanguardia dei Futuristi Balla, Boccioni e Depero che esaltavano il mito del progresso, del dinamismo e della velocità, a cui faranno da contraltare le magiche tele metafisiche di De Chirico, Savinio e Severini; dal “Ritorno all’ordine” che caratterizzò gli anni venti e trenta del Novecento, di cui furono massimi interpreti Sironi, Morandi e Carrà, si approderà infine alla nuova Arte Informale, nata come reazione alla sofferenza e al disagio interiore vissuto dagli artisti di fronte all’immane devastazione della Seconda Guerra Mondiale. L’intento di Fontana, Burri, Vedova e Manzoni fu quello di cercare una nuova via espressiva rispetto a qualsiasi forma, figurativa o astratta, costruita secondo canoni razionali rapportabili alla tradizione pittorica precedente. Le loro opere, caratterizzate dall’improvvisazione e dalla potente gestualità nello stendere una pennellata, tracciare un segno, incidere, tagliare o bucare la tela, sono il frutto di un evento artistico che, svuotato da qualsiasi valore formale, si esaurisce nell’atto stesso della creazione. La rivoluzione estetica compiuta da questi maestri fu così dirompente da influenzare buona parte della produzione artistica dei decenni successivi, e tutt’oggi continua a essere fonte di ispirazione per l’arte contemporanea.

Lasciamo la Lombardia, arriviamo in Veneto a Padova, per la precisione per la mostra Venire alla luce. Dal concepimento al parto. Attraverso le collezioni storiche della Clinica Ginecologica dell’Università di Padova e installazioni multimediali, exhibit interattivi e video in 3d, sarà possibile conoscere e sperimentare da vicino l’evoluzione dell’essere umano, sia dal punto di vista scientifico che emozionale. Il percorso, coniugando passato e presente, storia e tecnologia, in piena continuità con l’approccio del MUSME, permetterà di vivere mese per mese la magia della crescita nel grembo materno, scoprirne i segreti, condividerne le sensazioni con una doppia prospettiva: quella della madre, delle sue percezioni e dei cambiamenti del suo corpo, e quella del feto, fino al momento in cui esso viene alla luce. Le preziose collezioni dell’Università di Padova presentano modelli anatomici, in cera e cristallo e creta, esposti al pubblico per la prima volta, risalenti alla seconda metà del Settecento, che costituiscono un’occasione unica per avventurarsi nella storia dell’ostetricia e seguire il suo passaggio da arte manuale a scienza.

Palazzo Sarcinelli a Conegliano (Tv) propone una mostra monografica dedicata al pittore Wolf Ferrari (1876-1948). Il percorso espositivo composto da oltre 60 opere permettono di entrare nell’atelier di questo “poeta del paesaggio” e contemplare attraverso dipinti, acquarelli, pannelli decorativi, vetrate, studi per cartoline, esposti ora per la prima volta, le dolci colline che vanno da Asolo a Conegliano fino alle alture del Grappa o i più cupi e inquietanti scenari che raccolgono un profondo sentimento del mistero. Opere che dichiarano l’amore per il paesaggio, le sperimentazioni e l’eterogeneità di tecniche proprie di Wolf Ferrari, il quale ha saputo far confluire a Venezia e in Italia le istanze figurative europee che all’alba del Novecento hanno inaugurato la modernità, partorendo le grandi avanguardie delle secessioni. Si tratta di un’occasione rara per conoscere e (ri)scoprire un autore più noto agli specialisti che al vasto pubblico, il quale non ha solo raffigurato con grazia la natura, ma ha anche raccontato la trasformazione dell’arte italiana tra XIX e XX secolo.

La prossima tappa è Venezia per la mostra John Ruskin. Le pietre di Venezia. Cosa sarebbe il mito di Venezia senza John Ruskin, cantore della bellezza eterna della città, tanto più affascinante ed estrema perché colta nella sua decadenza? Personaggio centrale nel panorama artistico internazionale del XIX secolo, scrittore, pittore e critico d’arte, l’inglese John Ruskin (1819-1900) ebbe un legame fortissimo con la città lagunare, alla quale dedicò la sua opera letteraria più nota, “Le pietre di Venezia”: uno studio della sua architettura, sondata e descritta nei particolari più minuti, e un inno alla bellezza, all’unicità ma anche alla fragilità di questa città.

Ulteriore tappa veneta è a Rovigo, presso Palazzo Roncale per una rassegna dedicata all’antico Egitto. Sono esposti: amuleti, statuette in legno o pietra e stele decorate della Collezione egizia dell’Accademia dei Concordi. La maschera funeraria di un faraone, tavolette con caratteri geroglifici e altri reperti di carattere antropologico recentemente scoperti, oggetti di età tolemaica sia di carattere votivo che di uso domestico, Ad accompagnare la collezione un velo di mistero, tra ricerca e curiosità: Meryt e Baby. Sono questi i nomi delle due Mummie sempre appartenenti al prestigioso nucleo archeologico egizio dell’Accademia. Dopo l’apertura delle teche originali nelle quali sono arrivate fino a Rovigo, le mummie saranno oggetto di una complessa indagine scientifica condotta da specialisti, che ne calcoleranno l’età (nel caso di Baby anche il sesso) e daranno un volto a questi due testimoni d’Egitto. Gli studi e tutte le operazioni necessarie saranno eseguite da medici, ricercatori ed esperti. I visitatori potranno assistere dal vivo al lavoro di restauro che sarà eseguito sulle mummie.

Sempre Rovigo presso Palazzo Roverella una rassegna più contemporanea dal titolo Cinema! Storie, protagonisti, paesaggi. Si tratta di un’ampia rassegna sulla singolare attrazione del cinema per il Delta del Po. Grandi registi fra i quali Luchino Visconti, Roberto Rossellini, Michelangelo Antonioni lo hanno utilizzato come scenario per i loro film. Fulcro della grande rassegna è l’attenzione rivolta dal cinema al Delta del Po. Sono infatti circa 500 tra film, documentari, fiction televisive, girati dai più grandi registi fra i quali Luchino Visconti, Roberto Rossellini, Giuseppe De Santis, Michelangelo Antonioni, Alberto Lattuada, Mario Soldati, Pupi Avati, Ermanno Olmi e Carlo Mazzacurati, che vedono protagoniste le acque, i lembi di sabbia, le piane dell’ampio Delta.
L’esposizione si propone di ricostruire la storia del rapporto intenso, profondo e originale che si è instaurato in oltre ottant’anni di intensa frequentazione fra un territorio dalle caratteristiche pressoché uniche e i cineasti italiani, dando vita a opere indimenticabili destinate a rimanere nella storia del cinema.

Arriviamo ora a Genova, presso il Palazzo della Meridiana per la mostra Van Dyck e i suoi amici. Fiamminghi a Genova 1600-1640. Quaranta opere sono state selezionate da musei e collezioni private per offrire al pubblico un raffinato distillato di questo eccezionale momento della storia dell’arte europea. Il percorso espositivo affronterà i vari temi legati al momento in cui il giovane Anton van Dyck, l’allievo prediletto di Rubens, che già aveva spopolato nella Superba con importanti commissioni pubbliche e private, arriva a Genova da Anversa nel 1621, poco più che ventenne. Vi resta fino al 1627 con continui spostamenti nel resto della Penisola. Cosa vede? Chi incontra? Chi sono i suoi committenti? Quali suoi connazionali conosce e frequenta? A chi di loro chiede ospitalità nell’atelier? Con quali di loro collabora per far fronte a tutte le numerose opere, soprattutto ritratti, che gli richiedono immediatamente aristocrazia e borghesia locale? Quali sono i soggetti preferiti dei genovesi che chiedono ai fiamminghi di realizzarli per loro? A queste domande risponderanno le opere messe a confronto con alcuni dei suoi capolavori. Otto i preziosi dipinti di Van Dyck, per un saggio della sua meravigliosa arte ritrattistica, ma anche per capire come affrontava i soggetti mitologici e quelli sacri lasciando un segno indelebile nel solco della pittura genovese. Questi i nomi degli altri pittori nordici presenti in mostra per un panorama completo delle presenze straniere in città in questi anni, dove gli atelier genovesi e quelli fiamminghi si intrecciano in parentele, collaborazioni e stretti rapporto tra maestri e allievi.

Sempre in città a Palazzo Ducale troviamo una mostra dedicata al pittore naif Ligabue (1899-1965), il meno etichettabile degli artisti italiani contemporanei, che viene presentato attraverso 80 opere, tra dipinti, sculture, disegni e incisioni. A segnare la sua vita fu un’infanzia povera in Svizzera – dove la madre Elisabetta Costa era emigrata dall’Agordino, nel bellunese -, trascorsa presso la famiglia Göbel cui Elisabetta lo aveva affidato dopo il matrimonio con Bonfiglio Laccabue (del padre biologico del pittore, non conosciamo il nome). Sin dall’infanzia il suo carattere si dimostrò chiuso, problematico, destinandolo all’emarginazione; i suoi studi furono farraginosi, e solo presso l’istituto di Marbach per ragazzi disturbati, poté compiere qualche progresso e scoprire il suo talento per il disegno e la pittura. Ma la sua instabilità costrinse gli istitutori a ricoverarlo in manicomio. Uscito, avviò un’esistenza randagia, dormendo nei boschi o nei fienili, lavorando saltuariamente per i contadini. Infine, fu espulso per accattonaggio molesto e tradotto al paese del patrigno, del quale non volle però assumere il cognome, perché lo riteneva responsabile della morte della madre Elisabetta, deceduta a seguito di un’intossicazione dopo aver consumato carne avariata.
A Gualtieri il Toni, come Ligabue è conosciuto, viene presto additato come il matto del villaggio, inadatto com’è a lavorare, perso in un mondo tutto suo. Per qualche anno lavora nei cantieri comunali, poi, attorno al 1928 si ritira a vita solitaria in una capanna sul fiume, con solo alcuni cani ad alleviare la sua solitudine. Il Comune interviene come può, con un piccolo, saltuario sussidio, ma la povertà lo assedia ogni giorno, al punto che per un po’ è costretto a cibarsi di gatti. Eppure, solo, sofferente per il freddo e l’umidità degli inverni padani, per l’afa delle estati assolate, per la fame, ebbe la forza di dipingere, di perseguire quella che sentiva la sua vocazione; dipingeva per i circhi di passaggio, regalava i suoi quadri ai contadini in cambio di un piatto di zuppa. Antonio Ligabue fu uno degli uomini più poetici e tragici che abitarono la Bassa, in virtù di quella sensibilità che lo legava alle piante, agli alberi, al silenzio, ai cani, ai gatti, alle volpi.

A Parma presso la Fondazione Magnani Rocca troviamo la mostra Pasini e l’Oriente. Luci e colori di terre lontane. Oriente di fascino e mistero, di paesaggi sconfinati e odalische, di suggestive rovine, di terre lontane, di meraviglie ed esotiche bizzarrie. Quando la prima traduzione delle 'Mille una Notte' si diffonde in Europa all'inizio del Settecento, nasce una nuova corrente di gusto che diventerà presto una vera moda per tutto ciò che viene da Turchia, Persia ed Egitto e che vedrà in Alberto Pasini (Busseto 1826-Cavoretto 1899), pittore e viaggiatore, uno dei suoi interpreti più raffinati.


Spostiamoci ora a Bologna per la rassegna Medioevo svelato. Storie dell’Emilia – Romagna attraverso l’archeologia. La mostra intende offrire una panoramica del territorio regionale attraverso quasi un millennio di storia, dalla Tarda antichità (IV-V secolo) al Medioevo (inizi del Trecento). L’Emilia-Romagna, infatti, fornisce una prospettiva di ricerca privilegiata per la comprensione di fenomeni complessi che investono non solo gli aspetti politici, sociali ed economici, ma la stessa identità culturale del mondo classico nella delicata fase di passaggio al Medioevo. Il percorso espositivo si articola in sei sezioni tematiche. La prima sezione è incentrata sul tema della trasformazione delle città, ossia sull’evoluzione dei centri di antica fondazione in rapporto ai cambiamenti socio-economici e all’organizzazione delle nuove sedi del potere (laico ed ecclesiastico). La seconda sezione, imperniata sulla fine delle ville, prende in esame l’insediamento rurale di tipo sparso, già tipico delle fattorie di età romana. I grandi mutamenti e, in particolare, l’ideologia funeraria di VI-VII secolo, caratterizzano la terza sezione dedicata a nuove genti, nuove culture, nuovi paesaggi: in tale periodo l’Emilia-Romagna consente di rilevare la sostanziale continuità tra età romana e gota - Parma, Imola (ricco corredo da Villa Clelia), Bentivoglio (Bologna) - e la forte differenziazione tra territori soggetti ai Longobardi (Emilia) e ai Bizantini (Romagna, qui rappresentata da Faenza e da Rimini). Allo sfarzo di alcuni manufatti afferenti alle sepolture fanno riscontro i pochi materiali recuperati nei contesti urbani regionali – Fidenza (Parma), Rimini e Ravenna - della quarta sezione dedicata a Città ed empori nell’alto Medioevo. All’opposto, spicca per vitalità e capacità economiche il più grande emporio del nord Italia nel secolo VIII, Comacchio (Ferrara), strategico centro lagunare aperto, in cui l’acqua gioca il ruolo fondamentale di via di comunicazione, trasporto e smistamento di merci e di beni mediterranei destinati alle terre del Regno longobardo. Con la quinta sezione Villaggi, castelli, chiese e monasteri: la riorganizzazione del tessuto insediativo vengono evidenziate le nuove forme d’insediamento (VIII-XIII secolo), quali i castelli, i villaggi di pianura, talvolta fortificati, i borghi franchi, le chiese rurali, perfettamente integrate nella rete itineraria e il ruolo dei monasteri, incaricati del perpetuarsi della memoria dei defunti e della trasmissione della cultura. Il racconto termina ciclicamente - grazie alla sesta sezione incentrata su Dopo il Mille: la rinascita delle città, con il ritorno al tema dell’evoluzione dei centri urbani, studiati nella nuova fase di età comunale: Parma e Ferrara (di cui sono esposti oggetti di straordinario valore, perché conservati nonostante la deperibilità del materiale, il legno), Rimini e Ravenna, caratterizzate da rinnovato dinamismo e Bologna, rappresentata dalla più antica croce viaria lapidea (anno 1143), recuperata nel 2013 sotto il portico della chiesa di Santa Maria Maggiore (via Galliera).

Altra mostra nel capoluogo emiliano Il Nettuno: architetto delle acque. Bologna, l’acqua per la città tra Medioevo e Rinascimento. La mostra rende omaggio alla Fontana del Nettuno uno dei simboli della città di Bologna, nonché uno tra i più noti e ammirati capolavori dell’arte rinascimentale. Il progetto espositivo illustra, attraverso l’esposizione di opere, documenti e materiali selezionati, la genesi progettuale e il sistema di canalizzazione sotterraneo realizzato con l’intento di portare l’acqua nel centro cittadino, partendo dal medioevo e dall’antichità romana fino ad arrivare agli interventi infrastrutturali rinascimentali. L’itinerario parte dalla costruzione dell’acquedotto augusteo di Bononia e si sviluppa poi nel cantiere della città medievale, potenziato dal fitto reticolo di vie d’acqua derivate dai canali di Savena e di Reno, a loro volta regolati da chiuse monumentali a tutt’oggi pienamente funzionanti. L’intreccio fra scienza, tecnologia e cultura delle acque rivela un paesaggio urbano ancora poco esplorato e senz’altro sorprendente: un modo di leggere la città e la sua architettura in una prospettiva storica. L’esposizione presenta una selezione di un centinaio di disegni dello scultore bolognese Enrico Barberi, vissuto a cavallo della fine dell’800 e l’inizio del ‘900, datati tra il 1895 e il 1918. Si tratta per la maggior parte schizzi e fogli di taccuino tra cui un nucleo ben distinto riguardante la Fontana del Nettuno su cui il Barberi ebbe modo di lavorare a più riprese per circa vent’anni.

Eccoci a Ferrara per la mostra Giuseppe Mentessi (1857 – 1931), artista di sentimento.
Il percorso artistico di Mentessi e la sua adesione alle tematiche sociali sarà riassunto da tre dipinti particolarmente significativi: Visione triste; Ora triste; Ramingo - e dai loro bozzetti e disegni preparatori, per seguire il processo creativo, dall’invenzione del soggetto alla sua trasposizione su tela. Esemplare in tal senso è il dipinto Visione triste, proposto accanto al bozzetto inedito a pastello, a grandezza naturale. La grande tempera a tecnica mista, esposta alla Biennale veneziana del 1899 e premiata con una medaglia d’argento all’Esposizione Universale di Parigi nel 1900, segna il passaggio di Mentessi da una rappresentazione naturalistica della realtà alla sua trasfigurazione in termini simbolici. Concepito inizialmente come opera di denuncia della condizione contadina nella Pianura Padana, resa tragica dalla diffusione della pellagra, nel corso della sua elaborazione il dipinto assume la forma di un’allegoria religiosa, un calvario contadino. Il grande bozzetto che in quest’occasione si presenta per la prima volta al pubblico rappresenta l’anello di congiunzione fra gli studi condotti a matita dal vero sui modelli e la loro trasposizione in pittura secondo una personale interpretazione del divisionismo che porta l’artista ferrarese a stendere il colore in lunghi filamenti.

Presso la sede espositiva di Palazzo Diamanti abbiamo la mostra Stati d’animo. Arte e psiche tra Previati e Boccioni. La mostra esplora quelle tendenze innovative e utopistiche che, tra Otto e Novecento, portarono nell’opera d’arte le vibrazioni emotive e i fantasmi che agitano la coscienza moderna, mettendo in gioco la sensibilità stessa dell’osservatore. Ne sono protagonisti con i loro capolavori alcuni tra i più originali interpreti della scena artistica italiana tra divisionismo, simbolismo e futurismo, come Giovanni Segantini, Gaetano Previati, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Angelo Morbelli, Medardo Rosso, Giacomo Balla, Giorgio de Chirico, Umberto Boccioni e Carlo Carrà. In mostra alcune delle loro creazioni più avanzate dialogheranno con opere di grandi esponenti del simbolismo europeo e con testimonianze del dibattito scientifico e culturale del tempo, per condurre il visitatore in un viaggio negli affascinanti territori dell’anima fin de siècle.
Il racconto prende avvio nel clima di profondi rivolgimenti di fine Ottocento: l’eco della rivoluzione darwiniana e delle nuove “scienze dell’anima” contribuisce ad accendere negli artisti l’interesse per l’introspezione psicologica e per le dinamiche dei sentimenti, da cui scaturiscono, ad esempio, i ritratti allucinati e magnetici di Segantini e Pellizza da Volpedo e le grandi tele con cui Previati e Morbelli rivisitano in una chiave attuale e coinvolgente i temi cari ai pittori preraffaelliti e ai “poeti maledetti”. Di qui il percorso si addentra in un itinerario tematico, tra luci e ombre, attraverso gli stati d’animo a cui gli artisti italiani ed europei hanno dato forma visiva, traendo ispirazione dall’immaginario scientifico e da una cultura intrisa di misticismo ed esoterismo: dalla melanconia all’abbandono fantastico nella rêverie, dall’abisso della paura alla liberazione degli istinti sessuali, fino al rapimento estatico dell’amore e alla sublimazione nei sentimenti di pace e armonia universale.

Grande mostra a Forlì, L’Eterno e il tempo tra Michelangelo e Caravaggio che vuole documentare quello che è stato uno dei momenti più alti e affascinanti della storia occidentale. Gli anni che idealmente intercorrono tra il Sacco di Roma (1527) e la morte di Caravaggio (1610); tra l’avvio della Riforma protestante (1517-1520) e il Concilio di Trento (1545-1563); tra il Giudizio universale di Michelangelo (1541) e il Sidereus Nuncius di Galileo (1610) rappresentano l’avvio della nostra modernità. Ad essere protagonisti al San Domenico saranno il dramma e il fascino di un secolo che vide convivere gli inquietanti spasimi di un superbo tramonto, quello del Rinascimento, e il procedere di un nuovo e luministico orizzonte, con grandi capolavori del Manierismo.
L’istanza alla Chiesa di Roma di un maggiore rigore spirituale, se da un lato produceva una rinnovata difesa delle immagini sacre (soprattutto ad opera della ignaziana Compagnia di Gesù), dall’altro imponeva una diversa attenzione alla composizione e alla raffigurazione delle immagini, nonché a una ridefinizione dello spazio sacro e dei suoi ornamenti. Tra l’ultimo Michelangelo a Caravaggio, passando attraverso Raffaello, Rosso Fiorentino, Lorenzo Lotto, Pontormo, Sebastiano del Piombo, Correggio, Bronzino, Vasari, Parmigianino, Daniele da Volterra, El Greco, Pellegrino Tibaldi, i Carracci, Federico Barocci, Veronese, Tiziano, Federico Zuccari, Cavalier d’Arpino, Giuseppe Valeriano e Scipione Pulzone, s’addipana un filo estetico di rimandi e innovazioni che darà vita a una età nuova. Comprese le forme alternative di Rubens e Guido Reni.

Toscana, Firenze per una mostra dedicata alla giovane pittrice Elisabetta Sirani (1638-1665), giovane e talentuosa artista scomparsa a soli 27 anni, è dedicata a Davide Astori, capitano della AC Fiorentina che è morto improvvisamente il 4 marzo in giovanissima età, lasciando nello sgomento i suoi cari e la città tutta. La vita di Elisabetta Sirani si svolse interamente a Bologna. La sua educazione artistica si deve al padre Giovanni Andrea (Bologna 1610-1670), uno dei principali collaboratori di Guido Reni che, alla morte del maestro (nel 1642), aprì una fiorente bottega. Presidente di un’ Accademia di nudo, grande conoscitore di disegni e perito, Giovanni Andrea faceva parte di un’élite di nobili ed eruditi che insieme a lui esercitarono un ruolo determinante nell’affermazione della pittrice anche al di fuori dei confini della città felsinea. La carriera della Sirani è racchiusa nell’arco di un decennio. Nata l’8 gennaio del 1638, esordì diciassettenne nel 1655, quando iniziò a registrare i dipinti a lei commissionati in un taccuino intitolato Nota delle Pitture fatte da me Elisabetta Sirani, pubblicato postumo dal biografo Carlo Cesare Malvasia. Nel 1662 subentrò al padre, infermo a causa della gotta, nella conduzione della bottega di famiglia. Pochi anni dopo, il 28 agosto del 1665, la giovane artista si spense all’improvviso nella sua casa di via Urbana, tra voci di avvelenamento ma, verosimilmente, a seguito di una peritonite causata da ulcera perforante.


Con un salto geografico arriviamo a Palermo per la rassegna Da Ribera a Luca Giordano, dedicata ai pittori che hanno operato nell’Italia centromeridionale nel Seicento e nel primo Settecento e in particolare ai numerosi artisti che chiamiamo “caravaggeschi”. Alla pittura del Caravaggio e ai suoi seguaci Longhi ha dedicato una vita di studi, a partire dalla tesi di laurea dedicata al Merisi del 1911. Si trattò, a quella data, di una scelta pioneristica, tanto all’epoca il pittore era uno dei “meno conosciuti dell’arte italiana”. Longhi seppe da subito riconoscere la portata rivoluzionaria della pittura del Caravaggio, così da intenderlo come “il primo pittore dell’età moderna”. La mostra si apre infatti con il capolavoro di Valentin de Boulogne, la Negazione di Pietro, che rappresenta un eccezionale esempio della cosiddetta “manfrediana methodus”, quella particolare declinazione del caravaggismo che è stata messa in opera da Bartolomeo Manfredi. Tra i grandi capolavori del primo caravaggismo spicca inoltre una serie di cinque tele raffiguranti gli Apostoli, in origine parte di una serie completa, del giovane Jusepe de Ribera e la Deposizione di Cristo di Battistello Caracciolo. Nel David con la testa di Golia di Giovanni Lanfranco l’espressività caravaggesca si abbina felicemente alla poetica degli affetti. Inclinazione verso soggetti misteriosi e bizzarri dimostra la Vanità di Angelo Caroselli, una delle migliori opere dell’artista, con possibili significati alchemici. Nei due Paesaggi riferibili rispettivamente a Filippo Napoletano e a Viviano Codazzi si vedono le trasposizioni delle novità caravaggesche nel genere di paesaggio con un Bivacco notturno di grande effetto drammatico del primo artista e, del secondo, la Torre di san Vincenzo a Napoli(restaurata per l’occasione) contraddistinta da forti contrasti chiaroscurali. Il profondo radicamento dell’esempio del Caravaggio nell’arte napoletana è attestato dal David di Andrea Vaccaro (anch’esso restaurato per l’occasione) e dal drammatico San Girolamodel Maestro dell’Emmaus di Pau. Diversamente, l’Assunzione della Vergine di Antonio De Bellis, contraddistinta dalla minuziosa preziosità della tecnica esecutiva, dimostra la tendenza verso uno schiarimento della tavolozza che si verifica nell’arte napoletana nei decenni centrali del Seicento.
Nelle opere di Matthias Stom, a lungo attivo in Sicilia,si vede materializzarsi una perfetta sintesi tra la cultura nordica di partenza – legata al caravaggismo olandese – e la pittura italiana. Il percorso prosegue con due capolavori di Mattia Preti – l’artista che più di ogni altro pittore contribuì al mantenere fino alla fine del Seicento la vitalità della tradizione caravaggesca. La mostra comprende inoltre due capolavori di Natura morta, particolarmente variegata e ricca nella pittura napoletana, per la prima volta esposti al pubblico – la scenografica Natura morta di pesci di Giovan Battista Recco e la più quotidiana Natura morta di Tommaso Realfonzo, firmata e datata 1737 dall’artista. Infine vengono presentati i capolavori della pittura di figura del Settecento appartenenti a due differenti correnti stilistiche – quella di pittura di respiro aulico, come Lucrezia e Cleopatra di Francesco Solimena e San Gaetano intercede per la cessazione della pestedi Alessio D’Elia, e quella naturalistica esemplificata dall’irriverente Fantesca di Gaspare Traversi.

Dopo i progetti sull’espressionismo tedesco e le coppie dell’avanguardia russa, il MAN di Nuoro è lieto di presentare “L’elica e la luce. Le futuriste. 1912_1944”, una mostra dedicata al futurismo e le donne. Si completa in questo modo la trilogia dal taglio inedito che ha voluto focalizzare i movimenti dell’avanguardia storica. La presenza delle donne nell’arte del Novecento è stata messa in luce da diversi studi a partire dalla fine degli anni Settanta: al di là dell’intenzione di scoprire un genere, uno specifico femminile in arte, sono state compiute ricognizioni storico-critiche che hanno portato o riportato in luce personalità eccezionali, opere di alto valore, esistenze dalle trame complesse, di cui prima si ignoravano addirittura le date di nascita o morte, e ci hanno restituito un panorama dell’arte delle donne nelle avanguardie, fino a quel momento rimasto in secondo piano. Un caso ancora aperto e controverso è il ruolo delle donne nel futurismo, movimento programmaticamente misogino, che fin dalla sua fondazione proclamava il disprezzo della donna e costruiva una visione dell’arte totalizzante su valori quali la forza, la velocità, la guerra, da cui il genere femminile doveva rimanere escluso (“Noi vogliamo glorificare la guerra - sola igiene del mondo - il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna”, Manifesto del futurismo, 1909). La mostra rintraccia - attraverso oltre 100 opere fra dipinti, sculture, carte, tessuti, maquette teatrali e oggetti d'arte applicata - l’operato di queste donne che hanno lavorato dagli anni dieci fino agli anni quaranta, firmando i manifesti teorici del futurismo, partecipando alle mostre, sperimentando innovazioni di stile e di materiali in ambiti trasversali quali le arti decorative, la scenografia, la fotografia e il cinema, ma anche la danza, la letteratura e il teatro. Figure indipendenti, artiste e intellettuali di primo piano nella ricerca estetica d'inizio secolo. Le vicende sono a volte spregiudicate (esemplare la biografia di Valentine de Saint-Point), spesso passate in sordina rispetto alle cronache, qualche volta inosservate dalla critica coeva, o assorbite dall’anonimato della vita famigliare (come accadde a Brunas) o cancellate delle guerre (Alma Fidora, la cui biblioteca e l'archivio di documenti sono andati distrutti sotto i bombardamenti). Spiccano artiste totali, non solo la più nota Benedetta, ma anche Marisa Mori, Adele Gloria e il gruppo di coloro che collaborano a “L’Italia futurista”: i campi d’interesse sono vastissimi, dalla scrittura, alla pittura, all’illustrazione, alla ceramica, non esclusi gli studi di metapsichica e l’occultismo, verso cui anche il Manifesto della Scienza futurista mostra attenzione. Il percorso individua i caratteri di una ricerca collettiva che – libera da stereotipi, cliché, luoghi comuni e banali dipendenze legate ai rapporti di parentela con i “maschi” del movimento – testimonia la profondità di una riflessione estetica condivisa dalle donne del gruppo, ricca di implicazioni peculiari.

Luci del Nord. Impressionismo in Normandia
Bard (Ao) – Forte di Bard
3 febbraio 2018 – 17 giugno 2018
Orari: martedì - venerdì 10.00- 18.00; sabato 10.00- 19.00; domenica 9.30- 19.00; lunedì chiuso
Biglietti: 8,50€ intero, 6,50€ ridotto
Informazioni: www.fortedibard.it

Renato Guttuso. L’arte rivoluzionaria nel cinquantennio del ‘68
Torino – GAM
22 febbraio 2018 - 24 giugno 2018
Orari: martedì - domenica 10.00 - 18.00, lunedì chiuso
Biglietti: 12€ intero, 9€ ridotto
Informazioni: www.gamtorino.it

Capolavori Sibillini. Le Marche e i luoghi della bellezza
Milano – Museo Diocesano
21 dicembre 2017 - 30 giugno 2018
Orari: martedì – domenica 10.00-18.00, lunedì chiuso
Biglietti: 8€ intero, 6€ ridotto
Informazioni: www.chiostrisaneustorgio.it

Tarocchi del Mantegna
Milano – Pinacoteca Ambrosiana
17 aprile 2018 – 1 luglio 2018
Orari: martedì – domenica 10.00-18.00, lunedì chiuso
Biglietti: 15€ intero, 10€ ridotto
Informazioni:

Dürer e il Rinascimento tra Germania e Italia
Milano – Palazzo Reale
21 febbraio 2018 – 24 giugno 2018
Orari: lunedì 14.30-19.30; martedì, mercoledì, venerdì e domenica 9.30-19.30; giovedì e sabato 9.30- 22.30
Biglietti: 12€ intero, 10€ ridotto
Informazioni: www.mostradurer.it

Boldini. Ritratto di signora
Milano – GAM
16 marzo 2018 – 17 giugno 2018
Orari: martedì – domenica 9.00 -17.30; lunedì chiuso
Biglietti: 5€ intero, 3€ ridotto
Informazioni: www.gam-milano.com

Post Zang Tumb Tuuum. Art Life Politcs. Italia 1918-1943
Milano – Fondazione Prada
18 febbraio 2018 - 25 giugno 2018
Orari: lunedì, mercoledì, giovedì 10.00 – 19.00; venerdì, sabato, domenica 10.00 – 20.00
Biglietti: 10€ intero ; 8€ ridotto
Informazioni: www.fondazioneprada.org

La Grande Guerra. I racconti pittorici di Italico Brass
Milano – GAMManzoni (Via Manzoni 45)
11 aprile 2018 – 1 luglio 2018
Orari: martedì – domenica 10.00-13.00/15.00-19.00 lunedì, chiuso
Biglietti:6€ intero, 5€ ridotto
Informazioni: www.gammanzoni.com

Tiziano e la pittura del Cinquecento tra Venezia e Brescia
Brescia – Museo di Santa Giulia
21 marzo 2018 – 1 luglio 2018
Orari: martedì, mercoledì, venerdì, sabato, domenica 10.30 -19.00; giovedì 10.30 - 22.00
Biglietti: 13€ intero, 10€ ridotto
Informazioni: www.bresciamusei.com

Picasso, De Chirico, Morandi. 100 capolavori del XIX e XX secolo dalle collezioni private bresciane
Brescia - Palazzo Martinengo
20 gennaio 2018 – 10 giugno 2018
Orari: mercoledì, giovedì e venerdì 9.00 – 17.30; sabato, domenica 10.00 – 20.00; lunedì e martedì chiuso
Biglietti: 10€ intero, 8€ ridotto
Informazioni: www.amicimartinengo.it

Venire alla luce. Dal concepimento al parto
Padova – Museo di Storia della Medicina
6 dicembre 2017 – 10 giugno 2018
Orari: martedì – venerdì 14.30-19.0; sabato e domenica 9.30-19.00
Biglietti: 10€ intero, 8€ ridotto
Informazioni: www.musme.it

Teodoro Wolf Ferrari. La modernità del paesaggio
Conegliano (Tv) – Palazzo Sarcinelli
2 febbraio 2018 – 24 giugno 2018
Orari: martedì - giovedì 9.00 – 18.00; venerdì - domenica 10.00 -19.00 lunedì chiuso
Biglietti: 11€ intero, 8,50€ ridotto
Informazioni: www.mostrawolfferrari.it

John Ruskin. Le pietre di Venezia
Venezia – Palazzo Ducale
10 marzo 2018 - 10 giugno 2018
Orari: tutti i giorni 8.30 – 19.00
Biglietti: 13€ intero, 10€ ridotto
Informazioni: www.palazzoducale.visitmuve.it

Egitto ritrovato. La Collezione Valsè Pantellini
Rovigo – Palazzo Roncale
14 aprile 2018 – 1 luglio 2018
Orari: tutti i giorni 9.00 – 13.00/ 14.30 – 19.00
Ingresso gratuito
Informazioni: www.collezione.egizia.palazzoreverella.com

Cinema! Storie, protagonisti, paesaggi
Rovigo – Palazzo Roverella
24 marzo 2018 – 1 luglio 2018
Orari: lunedì - venerdì 9.00 - 19.00; sabato e festivi 9.00 - 20.00
Biglietti: 5€ intero, 2€ ridotto
Informazioni: www.palazzoroverella.com

Van Dyck e i suoi amici. Fiamminghi a Genova 1600-1640
Genova – Palazzo della Meridiana
9 febbraio 2018 – 10 giugno 2018
Orari: martedì – venerdì 12.00-19.00; sabato, domenica 11.00-19.00; lunedì chiuso.
Biglietti: 7€ intero, 5€ ridotto
Informazioni: www.palazzodellameridiana.it

Ligabue
Genova – Palazzo Ducale
3 marzo 2018 – 1 luglio 2018
Orari: martedì - domenica 10.00-19.00; lunedì chiuso
Biglietti: 11€ intero, 9€ ridotto
Informazioni: www.palazzoducale.genova.it

Pasini e l’Oriente. Luci e colori di terre lontane
Mamiano di Traversetolo (Pr) – Fondazione Magnani Rocca
17 marzo 2018 - 1 luglio 2018
Orari: martedì - venerdì 10.00 -18.00, sabato, domenica 10.00-19.00, lunedì chiuso
Biglietti: 10€ intero, 5€ ridotto
Informazioni: www.magnanirocca.it

Medioevo svelato. Storie dell’Emilia – Romagna attraverso l’archeologia
Bologna – Museo civico medioevale
17 febbraio 2018 - 17 giugno 2018
Orari: martedì -domenica 10.00 -18.30; lunedì chiuso
Biglietti: 5€ intero, 3€ ridotto
Informazioni: www.museibologna.it

Il Nettuno: architetto delle acque
Bologna – Museo e Oratorio di Santa Maria della vita
16 marzo 2018 – 10 giugno 2018
Orari: martedì, mercoledì, giovedì, venerdì, sabato, domenica 10.00 -19.00
Biglietti: 6€ intero, 4€ ridotto
Informazioni: www.genusbononiae.it

Giuseppe Mentessi (1857 – 1931), artista di sentimento
Ferrara – Palazzo Diamanti
10 marzo 2018 – 10 giugno 2018
Orari: martedì - domenica 10.00-17.30; lunedì chiuso
Biglietti: 6€ intero, 3€ ridotto
Informazioni: www.gallerie-estensi.beniculturali.it

Stati d’animo. Arte e psiche tra Previati e Boccioni
Ferrara – Palazzo dei Diamanti
3 marzo 2018 – 10 giugno 2018
Orari: tutti i giorni 9.00-19.00
Biglietti: 13€ intero, 11€ ridotto
Informazioni: www.palazzodiamanti.it

L’Eterno e il Tempo tra Michelangelo e Caravaggio
Forlì – Musei di San Domenico
10 febbraio 2018 – 17 giugno 2018
Orari: martedì – venerdì 9.30 – 19.30; sabato e domenica 9.30-20.00, chiuso lunedì
Biglietti: 12€ intero, 10€ ridotto
Informazioni: www.mostraeternoeiltempo.it

Dipingere e disegnare ‘da gran mestro’: il talento di di Elisabetta Sirani
Firenze – Gallerie degli Uffizi
106 marzo 2018 - giugno 2018
Orari: martedì – domenica 8.15-18.50; lunedì chiuso
Biglietti: 20€ intero, 10€ ridotto
Informazioni: www.uffizi.it

Da Ribera a Luca Giordano
Palermo – Villa Zito
17 febbraio 2018 – 10 giugno 2018
Orari: martedì – giovedì 10.00-17.00; venerdì, sabato, domenica 10.00-19.00
Biglietti: 10€ intero, 8€ ridotto
Informazioni: www.villazito.it

L’elica e la luce. Le futuriste. 1912 – 1944
Nuoro – MAN
9 marzo 2018 – 10 giugno 2018
Orari: tutti i giorni 10.00-20.00
Biglietti: 5€ intero, 3€ ridotto
Informazioni: www.museoman.it