Mostre aprile 2018

Autore:
Roda, Anna
Fonte:
CulturaCattolica.it
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A Torino, presso il museo Ettore Fico abbiamo la mostra Filippo de Pisis. Eclettico conoisseur fra pittura, musica e poesia. La mostra intende porre in luce il rapporto a lungo intercorso tra Filippo de Pisis e le fonti pittoriche del presente e del passato. L’approccio alla pittura da parte dell’artista nasce grazie all’amore e alla passione per la storia dell’arte, il culto per la tradizione ferrarese del Costa e del Francia, e si sviluppa nell’arco di un trentennio secondo varie passioni di volta in volta inseguite, percorse, collezionate e ritrovate. De Pisis, visitando e studiando le opere nei musei, ritrova le proprie radici legate al naturalismo e alla pittura francese, scopre se stesso e la propria ispirazione. Dal confronto con i contemporanei de Chirico, Savinio e Carrà, in gioventù egli focalizza la propria attitudine a collezionare il mondo come pratica cosciente di riflessione metaforica e metastorica, in senso metafisico. Dall’incontro con la passione pittorica di Soutine, con il pastello rapido di Toulouse-Lautrec, riceve a Parigi lo stimolo per svincolarsi dalla lezione di Manet, pittore a lungo amato in gioventù e da sempre ritenuto un modello, e per approdare al libero segno sulla tela, a quella libertà espressiva che negli anni Trenta preannuncia gli esiti di certa pittura informale. Il dialogo con le fonti artistiche, la frequentazione dei musei europei, la pittura dei contemporanei, lo portano a elaborare un personale approccio alla tela che rimarrà negli anni inconfondibile, come una cifra indelebile nella storia dell’arte italiana del Novecento. La mostra, che raduna circa 150 opere tra dipinti e disegni, intende porre l’attenzione sul complesso mondo che caratterizza le passioni d’arte e la cultura dell’artista: l’inclinazione poetica, la passione antiquaria e collezionistica, il mondo musicale della lirica, l’indole del botanico naturalista e l’amore per il museo e le civiltà del passato.

Ci spostiamo ora a Milano per un inedito percorso attorno a una delle opere più rappresentative di Arturo Martini: la monumentale Giustizia Corporativa, eseguita nel 1937 per il Palazzo di Giustizia. Quattro straordinarie sculture, per la prima volta esposte insieme, ricostruiscono la produzione del grande marmo, mentre una serie di macro riproduzioni di fotografie storiche raffigura le opere ancora ambientate nello studio dell’artista. La mostra è anche dedicata alla memoria della collezionista e gallerista Claudia Gian Ferrari, che ha donato al FAI la sua straordinaria collezione, arricchendo Villa Necchi Campiglio di opere dei grandi maestri del Novecento. Arturo Martini (Treviso 1889 – Milano 1947) ebbe una vita breve e tumultuosa, soffusa di un alone leggendario che ne privilegiò i lati animalescamente prensili e intuitivi mettendo in sordina l’aspetto più profondo della sua riflessione artistica, di intellettuale che sa andare oltre l’intellettualismo. Il monumentale altorilievo della Giustizia Corporativa è stato realizzato da Arturo Martini nel 1937 per l’atrio al primo piano del Palazzo di Giustizia di Milano e può essere considerata l'opera più rappresentativa e grandiosa dell’artista conservata nel capoluogo lombardo.
La Giustizia Corporativa è un racconto sulla vita e le attività dell’uomo, che appaiono tutte sottoposte al giudizio della Legge, a cui richiama la Giustizia, qui seduta sull’albero del Bene e del Male, con il volto sereno e quasi impassibile, ma nello stesso tempo sollecito e attento, e in mano gli attributi tradizionali, la bilancia e la spada. Intorno alla Giustizia, un’enciclopedia di miti, figure e immagini che vanno a comporre un coro polifonico: le Ambizioni (Amore, Arte e Bellezza), affiancate dalla Vanità; gli Eroi, a cui si contrappone la Viltà; la Famiglia, la Dottrina (incarnata dagli Intellettuali) e le Opere assistenziali. La figura di Claudia Gian Ferrari si lega alle vicende di Villa Necchi Campiglio e del FAI per la decisione, da lei presa poco prima di morire, di destinare alla Fondazione un importante nucleo di opere della sua collezione, tra cui spiccano alcuni capolavori di Arturo Martini. Figlia del gallerista Ettore Gian Ferrari, Claudia Gian Ferrari svolse un ruolo imprescindibile per l’attuale conoscenza di Arturo Martini, considerato oggi il più importante scultore italiano del XX secolo, ma oggetto di un immeritato oblio nei decenni che seguirono la sua morte, avvenuta nel 1947. Un infaticabile lavoro editoriale e archivistico supportò l’opera di rivalutazione di Martini da parte della Gian Ferrari: si ricorda la sua strenua battaglia in difesa dell’autenticità dell’opera d’arte e la sua instancabile attività di divulgazione dell’opera martiniana, attraverso una lunga serie di mostre in Italia e all’estero, curate o patrocinate dalla stessa gallerista.

Le nostre proposte ci portano ora a Bergamo, presso l’Accademia Carrara. Partendo dal San Sebastiano della stessa Accademia l’esposizione racconta la formazione del maestro urbinate, la sua attività e la sua fortuna. Oltre venti lavori originali di Raffaello, opere di Memling, Berruguete, Perugino, Pintoricchio, Signorelli, per citarne alcuni, ricostruiscono con rigore uno spettacolare contesto culturale di altissima cultura, offrendo al visitatore un percorso emozionante che restituisce Raffaello alla dimensione più alta del mito. Il percorso espositivo si completa di un «corpus» scelto di opere del Novecento e del XXI secolo realizzate dagli artisti che meglio ne hanno raccolto l’eredità. L’influenza dell’artista urbinate si ritrova infatti nei «d’après» di Luigi Ontani, Salvo e Francesco Vezzoli, nel tratto di Pablo Picasso, nella magia pittorica di stampo classico di Giorgio de Chirico e Antonio Donghi, nella figurazione celebrativa di Carlo Maria Mariani, nella trasposizione fotografica delle performance di Vanessa Beecroft e nelle fotografie digitali di Mariella Bettineschi. E ancora, nelle opere «impacchettate» di Christo, nelle figure femminili ritratte da Omar Galliani, nella ricerca formale combinata a enigma di Pietro Roccasalva e nei lavori di tre artisti concettuali che dialogheranno con l’opera del Sanzio in un excursus attraverso i secoli: Ettore Spalletti, capace di fare propria l’intimità universale che ha attraversato la storia dell’arte; Luciano Fabro, che evoca uno dei capolavori di Raffaello, e Giulio Paolini, che presenta un’opera inedita realizzata proprio a partire dal San Sebastiano.

Giungiamo a Venezia per una rassegna dal titolo Marino Marini. Passioni visive. Manca ancora, nella vicenda espositiva e nella letteratura scientifica su Marini, un serio lavoro di contestualizzazione storica e stilistica della sua ricerca di scultore. Lo stato odierno degli studi sembra richiedere questa prospettiva: l’unica che può restituire all’artista la sua posizione di assoluto rilievo nella vicenda del modernismo novecentesco internazionale. Di qui l’idea di questa mostra che vuole ripercorrere tutte le fasi della creazione artistica del Maestro, dagli anni Venti agli anni Sessanta. Oggetto di indagine sarà soprattutto l’officina di invenzioni plastiche di Marino Marini che verranno poste in relazione diretta, immediatamente percepibile, con i grandi modelli della scultura del ‘900 cui egli ebbe accesso; e, inoltre, con alcuni, scelti esempi di scultura dei secoli passati – dall’antichità egizia a quella greco-arcaica ed etrusca, dalla scultura medievale a quella del Rinascimento e dell’Ottocento – che furono consapevolmente recuperati da lui e dai maggiori scultori della sua generazione. Dieci sono le sezioni pensate dai curatori per dare pieno conto della ricerca plastica di Marino Marini: sono tutte caratterizzate dal raffronto tra le opere dello scultore pistoiese e quelle di altri grandi del passato o di suoi contemporanei. La mostra si sofferma anche sui celebri e perturbanti primi grandi Cavalieri dei secondi anni Trenta, che al loro comparire furono giudicati, per l’arcaica impassibilità, un attentato ai canoni tradizionali del genere, ma furono apprezzati da una ristretta schiera di intelligenti e sofisticati ammiratori.
Abbiamo anche le Pomone e i nudi femminili, che lo scultore realizza partendo da una originale e misurata rielaborazione del classicismo post-rodiniano. Nel dopoguerra Marini inventa una nuova lingua per la resa espressiva del volto umano: questa lingua, che guarda alla scomposizione cubista e, insieme, alla deformazione espressionista, farà di lui il più grande ritrattista-scultore del secolo. La sala dedicata ai ritratti del dopoguerra proporrà confronti con teste di civiltà antiche e teste di scultori contemporanei. Ancora il tema del Cavaliere, questa volta disarcionato, diventerà un motivo di pura ricerca spaziale, ormai quasi sganciato dalla riconoscibilità del soggetto, come evidenziato dalla sezione dedicata ai celebri Miracoli.

Dea del cielo o figlia di Eva? La donna nella letteratura italiana fra Rinascimento e Controriforma: questo è l’interrogativo che anima la mostra realizzata a Trieste presso il museo Petrarchesco Piccolomineo. Il museo ha nel suo patrimonio – donato da Domenico Rossetti (Trieste, 1774-1842) – sia le opere fondamentali di Francesco Petrarca e di Enea Silvio Piccolomini, sia le pubblicazioni della stagione dell’Umanesimo e del Rinascimento, una raccolta che consente di declinare la cultura del secolo XVI, quando una nuova concezione del genere femminile si fa strada nelle corti signorili e, in alcuni casi, negli ordine religiosi. Si afferma la moda dei discorsi sull’eccellenza del sesso femminile, vengono pubblicate numerose raccolte poetiche, alcune delle quali presentate come “templi” in onore di donne da venerare come “dee del cielo”. Non a caso nel Cinquecento assistiamo a un’inedita fioritura di scrittrici ed artiste in Italia. L’esposizione illustra la parabola della donna, che nel corso del secolo viene elogiata come “dea del cielo”, mentre a fine secolo verrà posto l’accento sulla sua condizione di “figlia di Eva”. Infatti tra la fine del Cinquecento e gli inizi del Seicento, l’atmosfera cambia. Dopo il Concilio di Trento, conclusosi nel 1563, mentre impallidisce il modello delle corti signorili, in letteratura l’atteggiamento misogino diventa più frequente. La mostra delinea il contesto artistico e culturale, testimoniato da edizioni riccamente illustrate dell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto, della Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso e del Rosario di Alberto da Castello. Il patrimonio culturale regionale è testimoniato dalla raccolta di poesie Helice, curata dal nobile Cornelio Frangipane (Tarcento 1508-1588) in onore dell’amata Orsa Hofer, sorella del signore di Duino. Sono proposti poi preziosi esempi di pittura al femminile conservati a Udine, come il Ritratto di Gentildonna di Lavinia Fontana Zappi (Bologna, 1552 – Roma 1614), come il Ritratto di monaca (copia da Sofonisba Anguissola) attribuito ad Emilia di Spilimbergo. Spicca tra le stampe il ritratto della poetessa Flora Zuzzeri da Ragusa di Dalmazia, donna celebre all’epoca per la sua bellezza, che ispirò un importante scritto sull’eccellenza femminile e fu esaltata nei versi di Torquato Tasso.

La Galleria Estense di Modena apre la stagione espositiva 2018 con un’iniziativa di grande raffinatezza che attinge dal grande patrimonio delle sue collezioni conservate in deposito, dal titolo Da Correggio a Guercino. Capolavori su carta della collezione dei duchi d’Este. Da liberi studi d’invenzione fino a veri e propri disegni preparatori, la scelta ha riguardato alcuni dei grandi maestri emiliani già presenti in Galleria Estense con le loro opere pittoriche. L’esposizione consentirà dunque al visitatore di fare raffronti diretti tra disegni e dipinti, e gettare uno sguardo diverso sullo stile, la tecnica e i segreti del comporre di grandi maestri del Cinque e Seicento.
I disegni oggi in Galleria Estense provengono da vicende plurisecolari. Le fonti suggeriscono la presenza di alcuni capolavori di grafica già nei celebri camerini di Alfonso I d’Este, nel Castello di Ferrara.È però soprattutto nel corso del Seicento che i duchi d’Este, ormai trasferiti a Modena, danno vita a una vera e propria raccolta moderna di disegni. Essa culmina negli anni di Alfonso IV (1658-1662), quando il Palazzo Ducale ospita, assieme alla celeberrime gallerie di pittura e di sculture, antichità e meraviglie, anche una delle più ricche e variegate collezioni grafiche del tempo assieme a quella fiorentina del cardinale Leopoldo de’ Medici. Gli inventari consentono di stimare in più di 2.840 i fogli di cui si componeva, e che contavano esemplari dei maggiori maestri. Con il XVIII secolo tuttavia iniziano progressive traversie e dispersioni che raggiungono il punto più critico con le spoliazioni napoleoniche. La quasi totalità dei circa 1300 disegni trasferiti in Francia non tornerà più a Modena e ancora oggi costituiscono parte fondamentale delle collezioni del Museo del Louvre.

Ci spostiamo ora a Napoli; presso la Cappella Palatina del Castel Nuovo troviamo la mostra fotografica di Nino Migliori Lumen | Cristo velato dedicata al capolavoro settecentesco di Giuseppe Sanmartino. Il fotografo bolognese, autore per oltre mezzo secolo di sperimentazioni su materiali e linguaggi fotografici, cui è stata recentemente dedicata una retrospettiva dalla Maison Européenne de la Photographie di Parigi, arriva a Napoli con il progetto “Lumen”: una importante ricerca sulla visione, che consiste nel fotografare opere scultoree uti¬lizzando come unica fonte luminosa la luce delle candele. Escursione onirica e viaggio nel tempo, il percorso “a lume di candela” di Migliori si confronta oggi con il Cristo della Cappella Sansevero: il sapiente occhio del fotografo e il movimento delle fiamme fanno emergere dal buio ora alcuni ora altri dettagli della statua, stupendoci e confondendoci tra le pieghe del velo.

A Portici (Na), nella sala La Cattedrale del museo Nazionale ferroviario di Pietrarsa, troviamo una mostra che espone le riproduzioni dei disegni dell’Ingegnere Bayard, tratte dagli originali oggi conservati nell’École Nationale des Ponts et Chaussées di Parigi, partner di questa splendida iniziativa. Disegni dai tratti acquerellati e di estrema precisione tecnica raccontano le caratteristiche di un percorso fantastico tra stazioni, ponti, binari e carrozze per rivivere il sogno del progettista, divenuto poi quello di un regno e di un'intera nazione.

Filippo de Pisis. Eclettico conoisseur fra pittura, musica e poesia
Torino – Museo Ettore Fico
24 gennaio 2018 - 22 aprile 2018
Orari: mercoledì- venerdì 14.00-19.00; sabato e domenica 11.00-19.00
Biglietti: 10€ intero, 8€ ridotto
Informazioni: www.museofico.it

Arturo Martini e il monumento per il Palazzo di Giustizia a Milano
Milano – Villa Necchi Campiglio
7 marzo 2018 – 8 maggio 2018
Orari: mercoledì - domenica 10.00- 18.00
Biglietti: 12€, 4€ ridotto
Informazioni: www.fondoambiente.it

Raffaello e l’eco del mito
Bergamo – Accademia Carrara
27 gennaio 2018 – 6 maggio 2018
Orari: tutti i giorni 9.30-19.00
Biglietti: 12€ intero, 10€ ridotto
Informazioni: www.raffaellesco.it

Marino Marini. Passioni visive
Venezia – Fondazione Peggy Guggenheim
27 gennaio 2018 - 1 maggio 2018
Orari: tutti i giorni 10.00-18.00
Biglietti: 15€ intero, 13€ ridotto
Informazioni: www.guggenheim-venice.it

Dea del cielo o figlia di Eva? La donna nella cultura italiana fra Rinascimento e Controriforma
Trieste – Museo Petrarchesco Piccolomineo
21 ottobre 2017 - 21 aprile 2018
Orari: lunedì - sabato 9.00- 13.00; giovedì 15.00-19.00
Biglietti: 4€ intero, 2€ ridotto
Informazioni: www.museopetrarchesco.it

Da Correggio a Guercino. Capolavori su carta della collezione dei duchi d’Este
Modena – Galleria Estense
17 febbraio 2018 – 13 maggio 2018
Orari: martedì -sabato 8.30-19.30; domenica 14.00-19.30, lunedì chiuso
Biglietti: 6€ intero, 3€ ridotto
Informazioni: www.gallerie-estensi.beniculturali.it

Nino Migliori. Lumen. Cristo velato
Napoli – Maschio Angioino
3 marzo 2018 – 2 maggio 2018
Orari: lunedì -sabato 10.00-18.00
Ingresso libero
Informazioni: www.museosansevero.it

Il sogno di Bayard – Le chemin de fer de Napoli – Portici à Nocera et Castellammare
Portici (Na) – Museo Nazionale ferroviario di Pietrarsa
24 febbraio 2018 - 25 aprile 2018
Informazioni: www.fondazionefs.it