Mostre marzo 2018

Autore:
Roda, Anna
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Le proposte di marzo iniziano da Milano.

A Milano, presso le Gallerie d'Italia, troviamo una mostra fa il punto sull'arte italiana dopo Caravaggio, una sorta di continuazione della mostra su Caravaggio, da poco conclusasi a Palazzo Reale. Dal 1610 al 1640, può esistere una storia dell'arte nell'Italia senza Caravaggio, tanto più in un arco cronologico così legato all'eco delle sue recenti esperienze? Infatti, in quegli anni, la cultura caravaggesca si afferma rapidamente in tutti quei luoghi dove il maestro soggiornò, in particolare a Roma, Napoli e nell'Italia meridionale. Tuttavia ciò non avviene in altri importanti centri della penisola dove pure si continua a dipingere, e anche molto bene: non succede, a titolo d'esempio, se non incidentalmente, a Firenze, Bologna, Venezia, Torino, Genova e persino a Milano, dove Caravaggio nacque e si formò, ma da dove si allontanò precocemente senza più lasciare tracce di sé. Punto di partenza dell'esposizione è un interessante ed emblematico confronto tra il Martirio di sant'Orsola dipinto a Napoli da Caravaggio nel 1610 su richiesta di Marco Antonio Doria e la tela di analogo soggetto di Bernardo Strozzi, realizzata a Genova tra il 1615 e il 1618 negli anni in cui il pittore era in contatto con il fratello di Marco Antonio, Giovan Carlo, forse il più grande collezionista nell'Italia del Nord agli inizi del Seicento. Le scelte collezionistiche dei due fratelli genovesi hanno un ruolo chiarificatore nello sviluppo della mostra. Uniti nella vita e nella gestione del patrimonio economico familiare ma divisi nelle scelte in campo artistico, maturate perlopiù in seguito ai loro orizzonti di affari e di affetti: Napoli per Marco Antonio, Milano invece per Giovan Carlo. Con oltre 50 opere di seguaci di Caravaggio (amati da Marco Antonio), come Battistello Caracciolo e Ribera, e nuovi maestri (ai quali guardava invece Giovan Carlo), quali Rubens, Van Dyck, Procaccini e Strozzi, la mostra racconta in pillole la storia artistica di tre città italiane: Napoli, Genova e Milano legate all'orbita spagnola in anni di rinnovamento del gusto, tra la rivoluzione tutta tesa al naturale di Caravaggio e la nuova età colorata e festosa del Barocco. Eccezionale la presentazione in mostra de l'Ultima Cena di Giulio Cesare Procaccini, tela di 40 metri quadrati eseguita per l'amata chiesa della Santissima Annunziata del Vastato di Genova dalle famiglie aristocratiche della città e che è stata oggetto di un lungo e articolato lavoro di restauro.

Spostiamoci ora al castello Sforzesco per una mostra dedicata alla galleria Vittorio Emanuele. "Magnifica sala", "luogo splendido e sfarzoso", "atrio incantato", così scrivevano i giornalisti milanesi a proposito della Galleria Vittorio Emanuele II, aperta al pubblico il 15 settembre 1867. La sua architettura sollecitava la fantasia di scrittori e giornalisti e suscitava la soddisfazione degli amministratori municipali, l'ammirazione dei cittadini e qualche immancabile critica. Solo due anni e mezzo di lavori erano stati necessari per una realizzazione che aveva comportato un inedito impegno economico, tecnico e artistico, che aveva completamente ridefinito il centro cittadino e aveva proiettato Milano verso un orizzonte internazionale di modernità. La Galleria non era propriamente finita nel settembre del 1867, perché mancava ancora l'arco trionfale di ingresso da piazza del Duomo, ma fu subito agibile e ricca di attività, diventando la meta preferita dei milanesi e dei "forestieri". Presente in tutte le guide di viaggio, la sua fama si diffuse in Europa per la vivacità dei negozi e dei locali di ritrovo, per la grandiosità ambientale, per il fascino del suo cielo di cristallo, delle luci e dei colori. A 150 anni dall'inaugurazione, la mostra si propone perciò di ripercorrere sinteticamente la storia amministrativa, architettonica, tecnica e urbanistica della Galleria attraverso una selezione tra i numerosi materiali documentari appartenenti alle Civiche Raccolte: disegni, lettere, atti legali, stampati e manoscritti, fotografie e dipinti, oggetti e cimeli di varia natura, che consentono di presentare uno spaccato significativo della più famosa galleria italiana.

Già conosciamo la chiesa di San Raffaele come un polo di valorizzazione dell'arte sacra contemporanea. La sensibilità del cappellano, mons. Sguaitamatti, ha portato nell'antica cappella seicentesca numerose interessanti opere che ci mostrano come l'arte sacra non sia morta, ma viva una vita intensa e drammatica con esiti impensabili e straordinari. In occasione della Quaresima 2018 viene ospitata in una cappella la tavola Tentazione di Gesù di William Congdon (1912-1998), pittore americano dal percorso artistico ed umano estremamente drammatico. Il quadro venne dipinto ad Assisi nel 1963, nel pieno della produzione sacro-cristiana dell'artista; come di consueto fu il tempo liturgico corrente a suggerire a Congdon il tema dell'opera, che infatti venne eseguita il 21marzo, cioè nella settimana tra III e IV domenica di Quaresima di quell'anno. La tavola presenta il drammatico contrasto tra il Cristo e il demonio tentatore, dialogo esplicato con i toni di colore: bianco sfavillante, luce diffusa per la presenza di Gesù, nero bituminoso per il demonio.

Le nostre proposte ci portano ora a Mantova, nella sede del Palazzo Ducale per la rassegna Sabbioneta e Charleville città ideali dei Gonzaga. Costruire, abitare, pensare. La mostra pone l'accento, per la prima volta, intorno alle città ideali dei Gonzaga, ovvero ai due centri urbani realizzati sostanzialmente ex novo nel giro di un cinquantennio da due figure emblematiche quali Vespasiano Gonzaga, signore di Sabbioneta, e Carlo I Gonzaga Nevers, duca di Nevers, Rethel, poi anche di Mantova e del Monferrato, e fondatore di Charleville, in Francia. Il concetto prende vita da una riflessione sul significato della città ideale, che è stato un momento altissimo di filosofia nel cuore del Rinascimento, con esiti fondamentali nelle lettere e nelle arti. Per questo motivo il primo ambiente dell'esposizione vuole essere un confronto tra alcune opere di straordinaria importanza anche per comprendere questo valore fondante che è alla base dei cantieri di Sabbioneta e Charleville: la Città ideale di Urbino, dipinto imprescindibile per la storia dell'arte. Le sale successive si dividono tra le due città, con un continuo rapporto tra la figura del "conditor", il motivo ispiratore della "città ideale" e il costruito.

Arriviamo ora a Genova per la presentazione del cosiddetto Presepe Savoia. L'esposizione riguarda il primo nucleo, appena restaurato, di un Presepe composto di 85 elementi, che sarà allestito nella sua completezza a Natale 2018, al termine di un restauro. Questi primi 27 pezzi sono statue intagliate e dipinte che raffigurano la Sacra Famiglia, gli angeli, i Magi, i pastori, i popolani e i soldati con costumi in seta, cotone, velluto, tela jeans, passamanerie in argento con corone, sciabole, lance, scudi in metallo sbalzato, cinture e utensili insieme agli animali. Il presepe, commissionato dai Savoia per essere conservato nella chiesa torinese di San Filippo, è attribuito a Giovanni Battista Garaventa (Genova 1777-1840), nel suo nucleo preponderante, e datato all'inizio dell'Ottocento. A tutt'oggi si dispongono ancora di pochi dati sull'origine del Presepe e sulle circostanze dell'incarico iniziale: probabilmente fu voluto da Vittorio Emanuele I per una delle residenze reali, ma non fu concepito per essere esposta in Liguria, né tantomeno nella reggia genovese. Nessuno dei documenti della locale Real Casa, infatti, sembra sempre alluderne o citarlo esplicitamente. È abbastanza sicuro, invece, che la committenza sabauda si appuntasse su un artista genovese, visto come l'erede della migliore tradizione scultorea locale, probabilmente già noto alla corte torinese quale autore di presepi di grande qualità.

Abbiamo ora una serie di proposte in località venete.
Cominciamo da Padova dove è stata allestita una mostra su Galileo, dal titolo Rivoluzione Galileo. L'arte incontra la scienza, in cui si racconta, per la prima volta, la figura complessiva e il ruolo di uno dei massimi protagonisti del mito italiano ed europeo. In un'esposizione dai caratteri del tutto originali, dove capolavori assoluti dell'arte occidentale in dialogo con testimonianze e reperti diversi, consentono di scoprire un personaggio da tutti sentito nominare ma da pochi realmente conosciuto. Dalla mostra emerge l'uomo Galileo(1564-1642) nelle molteplici sfaccettature: dallo scienziato padre del metodo sperimentale al letterato esaltato da Foscolo e Leopardi, Pirandello e Ungaretti, De Sanctis e Calvino. Dal Galileo virtuoso musicista ed esecutore al Galileo artista, tratteggiato quale uno dei maggiori critici d'arte del Seicento; dal Galileo imprenditore - non solo il cannocchiale ma anche il microscopio o il compasso - al Galileo della quotidianità. Poiché l'uomo, eccezionale per potenza d'intuizione e genio scientifico, lo era anche nei piccoli vizi e debolezze, quali gli studi di viticoltura e la passione per il vino dei Colli Euganei - rifiutando la "vil moneta" baratta i suoi strumenti di precisione con vino "del migliore" - o la produzione e vendita di pillole medicinali

Intrecci Preziosi. La catena tra funzione e ornamento è l'originale mostra visitabile a Vicenza, che mette in evidenza un'ampia selezione di catene, considerate come l'elemento più diffuso e versatile della storia del gioiello. Questa mostra presenta 80 catene che dalla fine del Settecento a oggi hanno ispirato tutti i contesti del gioiello e rappresentano la forza e l'identità della manifattura italiana, in particolare veneta e toscana, dai semilavorati industriali alle pregiate lavorazioni artigianali. Un percorso avvincente che dimostra come da un semplice elemento funzionale possano prendere vita gioielli straordinari, capaci di congiungere il passato al futuro nel segno della creatività, della bellezza e dell'innovazione. La Mostra presenta un'importante selezione di catene realizzate in Veneto; infatti fin dal Rinascimento il Veneto è stato uno dei principali baricentri manifatturieri della catena. Dai tempi della Serenissima Repubblica di Venezia le catene esprimono l'abilità del territorio di creare catene alla moda di eccellente qualità e complessità tecnica. In un percorso che accompagna i visitatori in un viaggio nel tempo, durante il quale si possono ammirare le catene storiche della tradizione vicentina e veneta dell'Ottocento e del Novecento, realizzate sia artigianalmente, sia industrialmente, le catene contemporanee realizzate dalle più importanti aziende orafe italiane, ma anche le catene progettate in Veneto da designer e artisti del gioiello.

Stiamo sempre a Vicenza, ma per una rassegna dedicata ad uno dei pittori più amati dal pubblico, Van Gogh, intitolata Van Gogh. Tra il grano e il cielo. In essa sono presenti anche opere poco note ai più, in tutto abbiamo 43 dipinti e 86 disegni. La rassegna vuole ricostruire con precisione l'intera vicenda biografica, ponendo dapprincipio l'accento sui decisivi anni olandesi, che dall'autunno del 1880 nelle miniere del Borinage, per la verità in Belgio, fino all'autunno del 1885 a conclusione del fondamentale periodo di Nuenen, sono una sorta di forte ed intensa esperienza umana, artistica e spirituale. Sarà come entrare nel laboratorio dell'anima di Van Gogh, in quel luogo segreto, solo a lui noto, nel quale si sono formate le sue immagini. Spesso nella condivisione dei temi in primo luogo con Jean-François Millet e poi con gli artisti della cosiddetta Scuola dell'Aia, una sorta di versione olandese della Scuola di Barbizon. E in questo laboratorio ci si addentrerà facendosi aiutare dalle fondamentali lettere che Vincent inviava, come un vero e proprio diario, in modo particolare al fratello Théo, ma non solo. Le lettere costituiranno quindi, giorno dopo giorno, come fogli di un diario, il filo conduttore della mostra, perché attraverso le parole si possa penetrare fino in fondo nel mistero della bellezza di un'opera che non cessa di affascinarci.

Ci portiamo ora a Venezia. Con oltre 100 opere, la mostra Canova, Hayez, Cicognara. L'ultima gloria di Venezia celebra il bicentenario della fondazione delle Gallerie dell'Accademia, un momento speciale della storia artistica della Serenissima, che rievoca quella stagione di risveglio culturale della città promosso dai tre intellettuali a partire dal 1815 con il ritorno da Parigi dei quattro cavalli di San Marco, opera simbolo di Venezia. Il regista indiscusso di questa felice congiuntura fu il conte Leopoldo Cicognara, intellettuale e presidente dell'Accademia di Belle Arti, che insieme all'amico Antonio Canova, nume tutelare di questo progetto, e a Francesco Hayez, lavorò per dare vita ad un museo di rilievo internazionale, capace di valorizzare lo straordinario patrimonio artistico di Venezia, promuovendo allo stesso tempo l'arte contemporanea. I capolavori esposti sono articolati in dieci sezioni tematiche, tra cui spicca la riunione della serie di manufatti inviati nel 1818 alla corte di Vienna per il matrimonio dell'imperatore Francesco I e noti come l'Omaggio delle Provincie Venete, che ritornano a Venezia per la prima volta dopo duecento anni. Nel percorso di visita sono esposti anche la Musa Polimnia di Canova, dipinti, gruppi scultorei, due are e altrettanti grandi vasi di marmo, un tavolo realizzato in bronzo e legno con il piano ricoperto da pregiati vetri di Murano e preziose rilegature, rappresentanti della più alta produzione artistica del Neoclassicismo veneto.

Arriviamo a Trieste per una rassegna estremamente significativa: viene esposto il corpus inedito dei 24 disegni che Zoran Mušič (1909-2005) realizzò nel 1945, mentre era imprigionato a Dachau. Questi 24 disegni sono altrettanti urli silenziosi, fissati a matita o inchiostro sui supporti più disparati: fogli di quaderno, carte di riciclo e persino libri; un modo per dare forma, e in qualche modo esorcizzare, l'orrore, creando opere d'arte. E, anche per questo, ancor più straordinari. 24 testimonianze su Dachau, in presa diretta da chi vi era deportato, marchiato con il tragico Triangolo Rosso dei deportati politici. Si tratta di testimonianze che nella storia dell'arte possono essere avvicinate a quelle di Goya.

Quest'anno ricorre il centenario della Rivoluzione d'Ottobre, che ha certamente marcato la storia mondiale del XX sec. Esiste però, per quanto riguarda la cultura e le arti, un'altra, più ampia Rivoluzione Russa, che ha stabilmente mutato i canoni espressivi precedenti, dal teatro (Cečhov, Mejerchol'd, Stanislavskij) alla musica (Mussorgskij, Skrjabin, Stravinskij…), dal balletto (Djagilev) alla fotografia (Rodčenko), alle arti figurative, dove, tra molti altri, basterà ricordare alcuni nomi: Benois, Bakst, Kandinskij, Malevič, Končalovskij, Larionov, Tatlin, Gončarova, Stepanova, Ekster.Mostrare questa "esplosione culturale" è l'ambizione della rassegna realizzata a Gorizia, dal titolo La Rivoluzione russa. Da Djagilev all'Astrattismo (1898- 1922). I margini cronologici del percorso espositivo vanno dal 1898, l'anno di fondazione del gruppo Mir iskusstva (Il mondo dell'arte) e della rivista fondata e diretta da Djagilev, sino al 1922, la data di costituzione dell'Unione Sovietica. Il percorso espositivo si articola in 6 sezioni, ciascuna corrispondente a un anno specifico e cruciale, e ciascuna recante un sottotitolo tematico, che incrocia eventi storici, movimenti culturali, pratiche artistiche e opere concrete: dipinti, opere su carta, oggetti, documenti.

Le nostre proposte ci portano ora Bologna per la riscoperta di un maestro dell'Ottocento italiano, Luigi Busi (1837-1884). L'arte di Luigi Busi trova la sua dimensione nel realismo ottocentesco, spaziando dalle opere di carattere storico a scene di vita borghese, con una predilezione verso temi familiari resi con vibrante sensibilità che gli garantirono ben presto l'ammirazione del pubblico. La morte prematura, avvenuta all'età di soli 47 anni, stroncò una brillante carriera caratterizzata da un grande successo che gli valse numerosi riconoscimenti ufficiali. Negli anni Sessanta ottiene importanti commissioni pubbliche a Bologna occupandosi, in collaborazione con Luigi Samoggia, della decorazione del Teatro Comunale e della Sala Rossa in Palazzo d'Accursio. Nel 1867 è selezionato per l'Esposizione Universale di Parigi e raggiunge l'apice della fama con la premiazione all'Esposizione Nazionale tenuta a Parma nel 1870 e con l'Esposizione Universale di Vienna nel 1873. Tra il 1866 e il 1871 dipinge tre grandi tele per il "Salone del Risorgimento" del marchese Pizzardi e nel 1873 la pala Il martirio dei Santi Vitale e Agricola per l'altare maggiore dell'omonima chiesa bolognese. Altre opere di soggetto religioso sono nella Cappella di Villa Hercolani Belpoggio a Bologna e nel Santuario della Madonna del Piratello, nei pressi di Imola. Tra le decorazioni parietali si annoverano inoltre i suoi interventi nel Palazzo della Banca d'Italia a Firenze, in due palazzi privati a Imola, nella Sala Greca e nella Sala degli Etruschi nel Museo Civico Archeologico di Bologna. Tra le opere esposte in mostra si possono ammirare: Torquato Tasso e il cardinale Cinzio Aldobrandini nel convento di sant'Onofrio a Roma e La confessione di Isabella Orsini a Paolo Giordano, Cristoforo Colombo, Ritratto di Cavour e Minghetti, Luigi Nicolò de' Lapi prima del supplizio, Via degli Orefici, Giuseppe Bus, Le ultime ore del Doge Foscari e Autoritratto, oltre ai dipinti Ritratto della famiglia Hercolani o i celeberrimi Gioie materne e Conseguenze di un matrimonio celebrato col solo rito religioso.

Presso il Museo-Antico Tesoro della Santa Casa di Loreto è stata inaugurata la mostra L'arte che salva. Immagini della predicazione tra Quattrocento e Settecento. Crivelli, Lotto, Guercino, finalizzata alla valorizzazione e alla tutela del patrimonio artistico e culturale dei luoghi colpiti dal sisma ed al rilancio dal punto di vista turistico ed economico degli stessi. La rassegna presenta una tematica di grande interesse storico, artistico e religioso, e si propone di approfondire la conoscenza della produzione artistica collegata a un fenomeno che ha caratterizzato in profondità la cultura non solo europea, la predicazione. Tale tema è illustrato nei suoi molteplici aspetti: dalle figure dei predicatori dei grandi ordini religiosi, francescani, domenicani, agostiniani e gesuiti, alle devozioni da loro promosse con le relative immagini, spesso opera di grandi artisti quali Crivelli, Lotto, Muziano, Guercino; dall'effetto della predicazione sui fedeli, attraverso il caso emblematico di santa Camilla Battista da Varano, al rapporto con altre fedi religiose e fino alla spinta missionaria mondiale dei predicatori della Compagnia di Gesù. Il percorso è illustrato attraverso 41 oggetti fra dipinti, sculture, incisioni, manoscritti e volumi provenienti dalla Regione Marche, con un nucleo significativo di opere salvate dal terremoto del centro Italia. Suddiviso in otto sezioni, il percorso espositivo si snoda attraverso l'esposizione di dipinti di artisti più o meno noti, quali ad esempio, il San Nicola da Tolentino del Guercino, il Battesimo di Cristo e Cristo e Cristo e l'Adultera di Lorenzo Lotto, insieme a preziosi manoscritti, libri e altri oggetti artistici, per raccontare l'origine e gli sviluppi della pratica predicatoria, l'uso e il significato delle immagini collegate alla predicazione, l'effetto che le prediche producevano sugli ascoltatori.

Spostiamoci ora a Recanati per un evento espositivo che intende mettere in rapporto due personaggi emblematici per la città: l'artista veneto Lorenzo Lotto, la cui splendida Annunciazione è conservata nel museo civico di Villa Colloredo Mels, e il poeta di casa Giacomo Leopardi. Due anime inquiete e figure di grande sensibilità che, pur affrontando mondi artistici differenti, hanno espresso l'esigenza di raccontare la realtà e il conflitto interiore. Ai capolavori della collezione permanente - il polittico di San Domenico, la pala della Trasfigurazione, il San Giacomo Maggiore e la celebre e rivoluzionaria Annunciazione, nella quale la Vergine, colta alle spalle, non osa neppure volgere il capo verso l'angelo e con le mani sembra quasi difendersi dall'avventore - sono affiancate altre significative testimonianze della pittura di Lorenzo Lotto, come La caduta dei Titani, il Ritratto di gentiluomo con lettera (Fioravante Avogaro) e il Ritratto di giovane. Al percorso del Lotto si unisce strettamente quello su Leopardi con l'esposizione straordinaria di documenti, manoscritti e cimeli del poeta, unici e significativi, per una riscoperta del patrimonio leopardiano che torna dopo molti anni a disposizione di tutta la cittadinanza, dei turisti e degli studiosi.

A Firenze presso la Galleria dell'Accademia abbiamo la mostra Tessuto e ricchezza a Firenze nel Trecento. Lana, seta, pittura, che mostra l'importanza dell'arte tessile a Firenze nel Trecento, sia dal punto di vista economico che nel campo della produzione artistica e nei costumi della società del tempo. La qualità della lana ed in seguito della seta dei prodotti fiorentini raggiunse, nonostante i costi molto alti delle materie prime e dei coloranti, un livello di eccellenza, tale da imporsi in Europa, a dispetto delle guerre, delle frequenti epidemie, nonché delle crisi finanziarie e dei conflitti sociali. Le lussuose stoffe fiorentine erano richieste in tutto il vecchio continente raggiungendo anche le mete più lontane, dal Medio Oriente all'Asia, dalla Spagna alla corte del sacro romano impero di Praga, dalla Sicilia fino al mar Baltico. Si trattava, insomma, di un fenomeno di straordinaria diffusione geografica e di prestigio senza eguali. La lavorazione dei tessuti diviene ben presto la base dell'enorme ricchezza della città, che consentiva investimenti d'importanza cruciale non solo nello stesso settore, ma anche nei beni di lusso e nel campo dell'architettura e della produzione artistica, basta ricordare i cantieri dei più importanti edifici pubblici e religiosi del tempo come la grande cattedrale di Santa Maria del Fiore o del Palazzo della Signoria. Le grandi corporazioni del settore, della Lana e della Seta, l'Arte di Calimala e di Por Santa Maria, oltre ad essere strutture portanti dell'economia divengono autentici detentori del potere politico nonché straordinari committenti d'arte. Gli artigiani e i pittori, in particolare, trovarono ampia ispirazione dalle stoffe e dalla moda del tempo, tanto da "trasferire" le lussuose trame dei tessuti nelle tavole e negli affreschi custoditi in città così come sarà possibile riscontrare nelle sfavillanti opere tessute e dipinte che saranno visibili nell'esposizione.

Il Museo Nazionale del Bargello a Firenze presenta un prestito eccezionale da parte di Intesa Sanpaolo, dalle Gallerie d'Italia di Palazzo Zevallos Stigliano di Napoli, di sculture di Vincenzo Gemito (1852-1929). Lo Scugnizzo, lo Studio dal vero (Moretto) e il Fiociniere, terrecotte realizzate dallo scultore napoletano intorno al 1870, sono esposte in un inedito accostamento tra terrecotte cinquecentesche e ottocentesche per poter rileggere l'opera dello scultore alla luce delle suggestioni dei grandi maestri del Rinascimento.
Ultima tappa a Napoli . Nella Spezieria della Certosa di San Martino viene presentato il quadro La Madonna delle ciliegie. Un Riposo nella Fuga in Egitto nel Museo di San Martino. Tra le opere giunte in dono nel Museo di San Martino nell'Ottocento vi è una tela del pittore senese Francesco Vanni (1563 ca. - 1610), replica con variazioni del Riposo nella Fuga in Egitto di Federico Barocci della Pinacoteca Vaticana, a sua volta ispirato alla Madonna della Scodella del Correggio. Nelle opere il racconto sacro, mutuato dai Vangeli apocrifi, dà vita a una scena di gioiosa vita familiare in cui la Madonna raccoglie in una scodella l'acqua del torrente miracolosamente sgorgato mentre San Giuseppe offre al Bambino una ciocca di ciliegie, innovazione agreste del tema della palma da datteri sorta nel deserto per nutrire e ristorare la Sacra Famiglia. La tela del Museo di San Martino, restaurata nei laboratori del Museo, proviene dalla collezione Caracciolo di Avellino e viene presentata al pubblico insieme ad altre opere, fornendo spunti di riflessione non soltanto sulla formazione del patrimonio museale - in gran parte frutto di donazioni da parte di colti e encomiabili collezionisti privati - ma anche sul tema della replica e riproduzione nell'arte, tra copie e incisioni. In questa occasione sono anche esposte sedici incisioni a bulino, acquaforte e acciaio, della donazione Ferrara Dentice, realizzate tra '500 e '800 da maestri italiani, tedeschi, fiamminghi e francesi, sul tema della Fuga in Egitto e del Riposo durante la Fuga, alcune di bellissima qualità e originale soggetto; in una vetrina, sarà anche presentato un raro volume di stampe tratte dai dipinti di Simon Vouet.

Alle Gallerie d'Italia - Palazzo Zevallos Stigliano troviamo la mostra Da De Nittis a Gemito. I napoletani a Parigi negli anni dell'Impressionismo. I pittori e gli scultori napoletani presenti a Parigi nella seconda metà dell'Ottocento, fisicamente o attraverso le opere inviate ai Salon e alle Esposizioni Universali, sono stati più numerosi di quelli provenienti da qualsiasi altra parte d'Italia. La mostra ripercorre lo sviluppo della pittura napoletana alla luce di questo fenomeno che ha interessato i generi più amati di quel tempo, il paesaggio, le marine, la veduta urbana e soprattutto la cosiddetta "pittura della vita moderna", di cui gli Impressionisti e Giuseppe De Nittis sono stati i maggiori interpreti. Con una trentina di opere, De Nittis è la figura emblematica della mostra. Pugliese ma napoletano di vocazione e cultura, nel suo celebre salotto parigino - dove erano ospiti abituali tra gli altri Edgar Degas, Edmond de Goncourt, Charles François Daubigny insieme a vari protagonisti della mondanità - ha accolto gli artisti napoletani che giungevano in città. Tra questi Antonio Mancini che proprio dall'assidua frequentazione di quel salotto riuscì a trarre ispirazione per una pittura del tutto originale. Una intera sezione della mostra è dedicata allo scultore Vincenzo Gemito di cui vengono esposti numerosi ritratti.
L'ultimo Caravaggio. Eredi e nuovi maestri
Milano - Gallerie d'Italia
30 novembre 2017 - 8 aprile 2018
Orari: martedì - domenica 9.30-19.30; giovedì 9.30- 22.30, chiuso lunedì
Biglietti: 10€ intero, 8€ ridotto
Informazioni: www.gallerieditalia.com

Sotto il cielo di cristallo. Un racconto della Galleria Vittorio Emanuele II a 150 anni dall'inaugurazione
Milano - Castello Sforzesco
21 dicembre 2017 - 18 marzo 2018
Orari: martedì -domenica 9.00-17.30
Ingresso gratuito
Informazioni: www.milanocastello.it

Tentazione di Gesù di William Congdon
Milano - Chiesa San Raffaele
17 febbraio 2018 - 3 aprile 2018
Orari: lunedì- venerdì 9.00-18.30; sabato 16.00-18.30; domenica 15.30-18.30
Ingresso libero

Sabbioneta e Charleville città ideali dei Gonzaga . Costruire, abitare, pensare
Mantova - Palazzo Ducale
22 ottobre 2017 - 2 aprile 2018
Orari: martedì - domenica 8.15 - 19.15
Biglietti: 12€ intero, 7,50€ ridotto
Informazioni: www.mantovaducale.beniculturali.it

Presepe Reale
Genova - Palazzo Reale
8 dicembre 2017 -25 marzo 2018
Orari: martedì -venerdì 9.00-19.00; sabato e domenica 13.30-19.00
Biglietti: 6€ intero, 3€ ridotto
Informazioni: www.palazzorealegenova.beniculturali.it
Rivoluzione Galileo. L'arte incontra la scienza
Padova - Palazzo del Monte di Pietà
18 novembre 2017 - 18 marzo 2018
Orari: tutti i giorni, feriali 9.00-19.00; sabato e festivi 9.00-20.00
Biglietti: 12€ intero, 10€ ridotto
Informazioni: www.mostrarivoluzionegalileo.it

Intrecci preziosi. La catena tra funzione e ornamento
Vicenza - Museo del gioiello
27 ottobre 2017 - 25 marzo 2018
Orari: martedì -venerdì 15.00- 19.00; sabato e domenica 11.00 - 19.00, chiuso lunedì
Biglietti: 6€ intero, 4€ ridotto
Informazioni: www.museodelgioiello.it

Van Gogh. Tra grano e cielo
Vicenza - Basilica Palladiana
7 ottobre 2017 - 8 aprile 2018
Orari: lunedì - giovedì 9.00 - 18.00; venerdì - domenica 9.00 - 20.00
Biglietti: 14€ intero, 11€ ridotto
Informazioni: www.lineadombra.it

Canova, Hayez, Cicognara. L'ultima gloria di Venezia
Venezia - Gallerie dell'Accademia
29 settembre 2017 - 2 aprile 2018
Orari: lunedì: 8.15 - 14.00; martedì - domenica: 8.15 - 19.15
Biglietti: 15€ intero, 7,50€ ridotto
Informazioni: www.mostrabicentenariogallerie.it

Zoran Mušič. Occhi vetrificati
Trieste - Civico Museo revoltella
27 gennaio 2018 - 2 aprile 2018
Orari: tutti i giorni 10.00 - 19.00, chiuso martedì
Biglietti: 7€ intero, 5€ ridotto
Informazioni: www.museorevoltella.it
La Rivoluzione russa. Da Djagilev all'Astrattismo (1898- 1922)
Gorizia - Palazzo Attems Petzenstein
21 dicembre 2017 - 26 marzo 2018
Orari: martedì -domenica 10.00-17.00, chiuso lunedì
Biglietti: 3,50€ intero, 2,50€ ridotto
Informazioni: www.studioesseci.net

Luigi Busi, l'eleganza del vero 1837-1884
Bologna - Palazzo Accursio
28 gennaio 2018 - 18 marzo 2018
Orari: martedì, mercoledì, giovedì, sabato e domenica 10.00 -18.30; venerdì 15.00 - 18.30, chiuso lunedì
Ingresso libero
Informazioni: www.bolognaperlearti.it

L'arte che salva. Immagini della predicazione tra Quattrocento e Settecento. Crivelli, Lotto, Guercino
Loreto (An) - Museo Antico Tesoro della Santa Casa
8 ottobre 2017 - 8 aprile 2018
Orari: lunedì -venerdì 10.00-13.00/15.00-18.00; sabato e domenica 10.00-13.00/15.00-19.00
Biglietti: 7€ intero, 5€ ridotto
Informazioni: www.museoanticotesoro.santuarioloreto.it

Lorenzo Lotto dialoga con Giacomo Leopardi
Recanati (An) - Villa Colloredo Mels
21 dicembre 2017 - 8 aprile 2018
Orari: martedì - domenica 10.00-13.00/15.00-18.00, chiuso lunedì
Biglietti: 10€ intero, 7€ ridotto
Informazioni: www.infinitorecanati.it

Tessuto e ricchezza a Firenze nel Trecento. Lana, seta, pittura.
Firenze - Galleria dell'Accademia
5 dicembre 2017 -18 marzo 2018
Orari: martedì - domenica 8.15-18.50; chiuso lunedì
Biglietti: 12,50€ intero, 6,25€ ridotto
Informazioni: www.galleriaaccademiafirenze.beniculturali.it

Vincenzo Gemito: tre studi dal vero in terracotta
Firenze - Musei del Bargello
24 febbraio 2018 - 8 aprile 2018
Orari: lunedì-domenica 8.15-17.0
Biglietti:8€ intero, 4€ ridotto
Informazioni: www.bargellomusei.beniculturali.it

La Madonna delle ciliegie. Un Riposo nella Fuga in Egitto nel Museo di San Martino
Napoli - Certosa di San Martino
18 gennaio 2018 - 18 marzo 2018
Orari: aperto tutti i giorni 8.30-19.30; chiuso mercoledì
Biglietti: 6e intero, 3€ ridotto
Informazioni: www.polomusealecampania.beniculturali.it

Da De Nittis a Gemito. I napoletani a Parigi negli anni dell' Impressionismo
Napoli - Gallerie di Palazzo Zevallos Stigliano
6 dicembre 2017 - 8 aprile 2018
Orari: martedì -venerdì 10.00-18.00; sabato e domenica 10.00 - 20.00, chiuso lunedì
Biglietti: 5€ intero, 3€ ridotto
Informazioni: www.gallerieditalia.com