Mostre gennaio 2018

Nonostante le festività siano finite siamo ancora in clima di vacanza e quindi ecco l’occasione per continuare a proporre mete per le nostre uscite fuori porta.
Autore:
Roda, Anna
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Le nostre proposte cominciano dalla splendida cornice della Reggia di Venaria (To). Con oltre 100 capolavori tra olii e pastelli arriva la mostra Giovanni Boldini (1842-1931): una raccolta ricca e spettacolare della produzione di Boldini e di altri artisti a lui contemporanei. Il fascino femminile, gli abiti sontuosi e fruscianti, la Belle Époque, i salotti: è il travolgente mondo di Giovanni Boldini, genio della pittura che più di ogni altro ha saputo restituire le atmosfere rarefatte di un’epoca straordinaria. La mostra ricostruisce passo dopo passo il geniale percorso artistico del grande maestro italo-francese che non è stato solo uno dei protagonisti di quel periodo ineguagliabile, o solo il geniale anticipatore della modernità novecentesca, ma colui che nelle sue opere ha reso ed esaltato la bellezza femminile, svelando l’anima più intima e misteriosa delle nobili dame dell’epoca.

La nostra tappa successiva è a Milano per la proposta di diverse rassegne
Anche quest’anno il Museo Diocesano propone l’iniziativa un “Capolavoro per Milano” con il quadro l’Adorazione dei pastori del Perugino, una tavola di grandi dimensioni (263x147 cm), proveniente dalla Galleria Nazionale dell’Umbria di Perugia. L’opera è il capolavoro indiscusso della maturità di Pietro Vannucci, detto il Perugino (Città della Pieve, Perugia 1448/50 – Fontignano, Perugia, 1523) e fa parte di un polittico eseguito per la chiesa di sant’Agostino a Perugia, su commissione dei frati agostiniani nel 1502. La sua complessa esecuzione richiese più di vent’anni e, alla morte del pittore, mancavano ancora alcune rifiniture. Si trattava infatti di una grandiosa pala d’altare, a più scomparti e su più registri, che doveva essere alta più di otto metri e che era formata da oltre trenta tavole. Già nel 1654 l’imponente struttura, poco consona alle nuove disposizioni liturgiche della controriforma, venne smontata e divisa in due parti. Da quel momento, purtroppo, cominciò la dispersione delle tavole. Perugino tornò a Perugia alle soglie del Cinquecento, incaricato, dopo successi ottenuti in tutta Italia, di decorare le pareti del Collegio del Cambio, il ciclo ad affresco che lo qualificò come il massimo esponente di una realtà artistica in grado di competere con quanto accadeva a Firenze. A sinistra della tavola, si scorge l’annuncio degli angeli ai pastori, che compaiono anche al centro, in adorazione. A destra il bue e l’asinello. Al centro, tra due angeli, compare la colomba dello Spirito Santo e, in primo piano, Maria e Giuseppe adorano il Bambino, appoggiato a terra e protetto solo da un lembo del manto della Vergine. Invece del loggiato classicheggiante compare qui una semplice capanna. Lo sfondo paesaggistico è reso all’essenziale e le figure, sulle quali si concentra tutta l’attenzione dell’artista, poggiano su un pavimento prospettico. Lo stile di Perugino segna l’inizio di un nuovo modo di dipingere che, proprio a partire da Raffaello, il più importante tra i suoi allievi, segnerà la nascita della maniera moderna.

Spostiamoci ora a Palazzo Reale per l’attesissima mostra su Caravaggio, dal titolo Dentro Caravaggio, dove si potranno ammirare venti capolavori del grande maestro lombardo. Ci sono le tele romane di palazzo Barberini e della Galleria Doria Pamphilj, quelle fiorentine degli Uffizi, preziose opere provenienti da collezioni di banche come Intesa Sanpaolo (main sponsor della mostra) e della Popolare di Vicenza. E poi ci sono i prestiti dall’estero. Il San Francesco in estasi di Hartford, il San Giovanni di Kansas City, Marta e Maria di Detroit. E ancora, il San Gerolamo diMontserrat, la Salomè della National Gallery e la Sacra Famiglia del Metropolitan.

Al palazzo della Permanente possiamo vedere una mostra dedicata a Kuniyoshi, Si tratta della prima mostra italiana dedicata a questo maestro indiscusso di inizio Ottocento dell'ukiyoe - genere di stampa artistica giapponese su carta, impressa con matrici di legno - e che così tanta influenza ha avuto sulla cultura dei manga, degli anime (film di animazione giapponesi e non), dei tatuaggi e della cultura pop in generale contemporanea. La mostra presenterà la produzione di Kuniyoshi nella sua interezza, evidenziando la strabiliante capacità tecnica e inventiva di questo maestro visionario attraverso una selezione di 165 silografie policrome, tutte provenienti dal Giappone.

Spostiamoci ora a Pavia.
Nel Broletto, lo storico palazzo del XII secolo, posto nel cuore della città, è ospitata una mostra che celebra Robert Doisneau (Gentilly, 14 aprile 1912 - Montrouge, 1 aprile 1994), uno dei fotografi più importanti e celebrati dell’intero Novecento. La rassegna, dal titolo Pescatore d’immagini, presenta 70 immagini in bianco e nero che ripercorrono l’universo creativo del fotografo francese. Il percorso espositivo, che mette in mostra alcune delle icone più riconoscibili della sua carriera come Le Baiser de l'Hôtel de Ville, Les pains de Picasso, Prévert au guéridon, si apre con l’autoritratto del 1949 e ripercorre i soggetti a lui più cari, conducendo il visitatore in un’emozionante passeggiata nei giardini di Parigi, lungo la Senna, per le strade del centro e della periferia, nei bistrot e nelle gallerie d’arte della capitale francese. I soggetti prediletti delle sue fotografie sono, infatti, i parigini: le donne, gli uomini, i bambini, gli innamorati, gli animali e il loro modo di vivere questa città senza tempo. Quella che Doisneau ha tramandato ai posteri è l’immagine della Parigi più vera, ormai scomparsa e fissata solo nell’immaginario collettivo; è quella dei bistrot, dei clochard, delle antiche professioni; quella dei mercati di Les Halles, dei caffè esistenzialisti di Saint Germain des Prés, punto d’incontro per intellettuali, artisti, musicisti, attori, poeti, come Jacques Prévert col quale condivise, fino alla sua morte, un’amicizia fraterna e qui presente con uno scatto -Prévert au guéridon - che lo ritrae seduto al tavolino di un bar con il suo fedele cane e l’ancor più fedele sigaretta.

Eccoci ora a Casalmaggiore (Cr) per la mostra Giuseppe Diotti (1779-1846). Un protagonista dell’Ottocento italiano, allestita nella Casa-Museo dell’artista, che presenta un centinaio di opere, fra dipinti, disegni e incisioni. Per l’occasione saranno organizzati degli itinerari diotteschi in città e in Lombardia, che consentiranno di ammirare lavori poco visibili, come la grande tela del Giuramento di Pontida, conservata all’interno del Palazzo Municipale di Casalmaggiore. Personaggio di spicco dell’arte italiana dell’Ottocento, Giuseppe Diotti ha insegnato per oltre trent’anni all’Accademia Carrara di Bergamo, formando una scuola di pittura che, nei primi decenni del XIX secolo, costituì, per metodo didattico e come vivaio di talenti, una valida alternativa alla più rinomata Accademia di Brera. La sua fama si diffuse rapidamente nell’ambiente culturale dell’epoca, al punto che Defendente Sacchi, critico tra i più autorevoli, lo definì “primo pittore lombardo”, riconoscendo in lui un primato oggettivo nella ripresa dell’antica tecnica dell’affresco e nel campo della pittura sacra. Il percorso espositivo, suddiviso per aree tematiche, condurrà il visitatore attraverso alcune tappe fondamentali della carriera di Diotti: dal periodo della formazione, in cui studiò il luminismo cinque-seicentesco attraverso le copie dai maestri, al perfezionamento degli studi negli anni del Pensionato romano, guidato a distanza da Giuseppe Bossi e sotto la protezione di Antonio Canova, a quello della maturità cui appartengono importanti cicli decorativi o dipinti legati alla pittura sacra e di storia, sino alla produzione finale, con la grande tela, incompiuta, del Giuramento di Pontida, ora conservata nella sala consiliare del Municipio di Casalmaggiore, e la ritrovata pala Petrobelli, esposta per la prima volta in questa occasione, con altri dipinti e disegni inediti.

Le nostre proposte ci portano ora a Cremona per la rassegna Antonio de Torres (1817-1892). Lo Stradivari della chitarra moderna. Da Antonio Stradivari ad Antonio de Torres la mostra ripercorre l’evoluzione della chitarra dall’epoca barocca al periodo moderno, dai cinque cori alle sei corde singole che oggi conosciamo. Il più grande liutaio della storia è presentato nella veste inedita di costruttore di chitarre, con l’esposizione della Sabionari 1679 e di un importante corredo di modelli per la costruzione provenienti dalla sua bottega. È facile intuire in essi l’abilità dei gesti del Maestro, il genio innovatore e la ricerca di qualità sonore sempre migliori. Lo stesso impegno caratterizza l’opera di Torres: l’ineccepibile qualità timbrica e la perfezione di frequenze fondamentali, dalla più grave alla più acuta, rendono i suoi strumenti meravigliosamente idonei a ogni tipo di repertorio, dalle brillanti fantasie virtuosistiche alle intense atmosfere di ispirazione popolare. Otto chitarre dal 1867 al 1890 ripercorrono le innovazioni introdotte da Torres nelle proporzioni della cassa armonica, nell’incatenatura a raggiera, nello spessore della tavola armonica e nell’impiego di materiali diversi per la costruzione di fasce e fondo: Torres arriva a sperimentare una chitarra in papier-mâché di cui è esposta una copia in questa mostra. Ogni riflessione organica sull’opera di Torres non può naturalmente dimenticare la fremente ricerca dei liutai spagnoli tra Sette e Ottocento, mentre gli strumenti della collezione di Carlo Alberto Carutti, nelle Stanze per la musica al Museo Civico Ala Ponzone permettono di allargare lo sguardo ai maggiori costruttori europei.

Arriviamo ora nel grosso centro di Asola (Mn) per una rassegna dedicata alla rappresentazione del cibo nell’arte. La mostra espone 28 quadri da collezioni di privati e dalla collezione civica del museo Ala Ponzone di Cremona.

A Brescia. Presso il Museo di Santa Giulia troviamo la mostra fotografica A Life: Lawrence Ferlinghetti. Beat Generation, ribellione, poesia che mette in luce l'importanza della figura di Lawrence Ferlinghetti, poeta, pittore, editore e agitatore culturale americano di origini bresciane, nel panorama letterario degli anni Cinquanta e Sessanta, ed in particolare all'interno del movimento della Beat Generation. Ferlinghetti oltre ad essere autore di una delle raccolte di poesia più vendute al mondo A Coney Island of the Mind (1958), ha avuto un ruolo determinante nella diffusione dell'opera degli scrittori della Beat Generation, tramite la libreria e casa editrice City Lights Bookstore, da lui fondata nel 1953 assieme a Peter D. Martin. Ripercorrere la carriera di Ferlinghetti è un modo di rendere omaggio all'intero movimento letterario, aprendo lo sguardo non solo sull'opera dei singoli autori ma più in generale sul fenomeno Beat, che da New York a San Francisco, dalla costa est alla costa ovest, ha animato il panorama culturale underground americano degli anni Cinquanta e Sessanta.

Arriviamo ora in Veneto, a Rovigo, presso la sede espositiva di Palazzo Roncale con la mostra I capolavori dei Concordi. Dal gotico, a Bellini e ai belliniani, dai Fiamminghi al Cinquecento veneto, dai pittori della realtà, dalla pittura di paesaggio ai pitocchi, arrivando ai ritratti e ai pittori della Venezia del Seicento: la Pinacoteca dell’Accademia dei Concordi e del Seminario Vescovile di Rovigo è una raccolta unica e affascinante che permette di compiere un viaggio artistico che va dal XV al XVIII secolo. La collezione, frutto della passione per la pittura di alcune nobili famiglie rodigine che nell’Ottocento donarono le loro quadrerie all’Accademia dei Concordi, permette al visitatore di ammirare una rassegna di dipinti eccezionale, quasi da manuale di storia dell’arte.

Sempre Rovigo, ma presso Palazzo Roverella per la mostra Secessioni europee. Monaco-Vienna-Praga-Roma. Le Secessioni apportarono all’arte moderna un nuovo, e più dinamico, direzione verso l’equilibrio e la forma manifestavano la continua ricerca degli artisti italiani di una via altra e diversa in cui coesistevano ardite sperimentazioni e le ultime propaggini di uno stile ormai avviato a rinchiudersi in se stesso. Le Secessioni costituirono dunque una premessa necessaria, il terreno di coltura di nuovi fermenti, sia della linea figurativa, seppure con gli intricati e deformati percorsi del segno, sia per gli sviluppi in senso non figurativo, si pensi a Vasilij Kandinskij nella Monaco di Von Stuck. I giovani che aderirono alle Secessioni, o che esposero alle annuali mostre, chiedevano, infatti, più attenzione alle espressioni innovative testimoniando dibattito che si allargò presto anche in altre città europee e del bacino mediterraneo, da Praga a Roma, propagando un gusto più irrigidito delle influenze dell’Art Nouveau francese e anglosassone, ma che includeva stilemi delle varie tradizioni nazionali.

Facciamo ora un salto a Bassano del Grappa (Vi)per una mostra dedicata al grande fotografo Robert Capa. La rassegna presenta 97 fotografie in bianco e nero, che il fotografo, fondatore di Magnum Photos nel 1947 insieme a Henri Cartier-Bresson, George Rodger, David “Chim” Seymour e William Vandivert, ha scattato dal 1936 al 1954, anno della sua morte in Indocina, per una mina anti-uomo. Eliminando le barriere tra fotografo e soggetto, le sue opere raccontano la sofferenza, la miseria, il caos e la crudeltà della guerra. Gli scatti, divenuti iconici – basti pensare alle uniche fotografie (professionali) dello sbarco in Normandia delle truppe americane, il 6 giugno 1944 – ritraggono cinque grandi conflitti mondiali del XX secolo, di cui Capa è stato testimone oculare. All’interno del percorso il visitatore potrà ripercorrere la vicenda umana ed artistica di Capa, sin dal suo primo incarico internazionale per l’agenzia berlinese Dephot, a Copenhagen nel 1932, per la conferenza di Trotskij. In mostra anche le fotografie delle tumultuose parate di Parigi e della guerra civile in Spagna del 1936, cui la celebre rivista inglese Picture Post dedica un inserto di undici pagine con l’indimenticabile didascalia: “Il più grande fotografo di guerra al mondo: Robert Capa”. A queste si aggiungono i reportages della resistenza della Cina all’invasione giapponese del 1938, della Seconda guerra mondiale, che Capa seguì sui diversi fronti di battaglia con le dense immagini della conquista della Sicilia e di Napoli del 1943, per arrivare al D-Day e alla liberazione di Parigi del 1944, l’invasione in Germania con i parà americani del 1945, il viaggio in Russia del 1947, fino alla fondazione ufficiale dello stato di Israele del 1948 e il suo ultimo incarico di guerra in Indocina del 1954.Ad introdurre la rassegna il prezioso documentario Robert Capa in Love and War (2003), diretto da Anne Makepeace, con straordinari materiali d’archivio e interviste a familiari, amici e colleghi: il fratello Cornell Capa, Isabella Rossellini, Henri Cartier-Bresson, Marc Riboud, Elliott Erwin, Richard Whelan, John Morris.

Continuiamo il nostro percorso a tappe per le città italiane. Arriviamo ora in Emilia a Modena, sempre per una rassegna fotografica dal titolo Sequenza Sismica. Il percorso comprende le opere di sette fotografi internazionali – Alicja Dobrucka (Polonia), Hallgerður Hallgrímsdóttir (Islanda), Naoki Ishikawa (Giappone), Tomoko Kikuchi (Giappone), Eleonora Quadri (Italia), Olivier Richon (Svizzera/Regno Unito), Valentina Sommariva (Italia)reduci da un periodo di lavoro in Emilia e nelle regioni del Centro Italia, alla ricerca di una via personale attraverso la quale ‘raccontare’ il terremoto che ha colpito il nostro paese tra il 2009 e il 2016: una serie di eventi distinti, che, attraverso le loro immagini, si trovano così ad essere accomunati in una dimensione unica e corale, pur nella varietà delle prospettive adottate da ciascun artista. Parte integrante del percorso è inoltre un’importante selezione di fotografie storiche dei primi terremoti fotografati in Italia: da quello della Basilicata del 1857 al disastroso evento che distrusse Messina e Reggio Calabria nel 1908.

Lasciamo l’Emilia per la Toscana, per la precisione a Prato. Un simbolo religioso e civile, fulcro delle vicende artistiche di Prato ed elemento cardine della sua identità: la Sacra Cintola, la cintura della Vergine custodita nel Duomo che per secoli è stata il tesoro più prezioso di Prato, è ora al centro del nuovo allestimento del Museo di Palazzo Pretorio. La mostra, Legati da una cintola -L’Assunta di Bernardo Daddi e l’identità di una città, consente di fare luce su un’età di grande prosperità per Prato, il Trecento, a partire dalle committenze ad artisti di primo ordine come lo scultore Giovanni Pisano e il pittore Bernardo Daddi, che diedero risonanza alla devozione mariana a Prato come vero e proprio culto civico. La mostra prende spunto da quel prezioso simbolo dall’innegabile valore identitario per intrecciare i fili di un racconto che parla della città e del suo ricco patrimonio di cultura e bellezza custodito sul territorio e riconoscibile al di fuori dei confini locali. L’origine del culto della sacra cintola affonda le sue radici nel XII secolo, la leggenda vuole che la cintura, consegnata a San Tommaso dalla Madonna al momento dell’Assunzione, sia stata portata a Prato verso il 1141 dal mercante pratese Michele e da questi donata in punto di morte, nel 1172, al proposto della pieve. Fra Due e Trecento la reliquia assurse al ruolo di vero e proprio segno dell’elezione della città, santificata da una così preziosa vestigia miracolosamente giunta dalla Terra Santa, e divenne motore delle vicende artistiche pratesi. Una delle immagini più prestigiose di tutto il Trecento dedicate all’Assunta e al dono miracoloso della Cintola all’incredulo San Tommaso è la pala di Bernardo Daddi commissionata nel 1337-1338. L’opera nel tempo è stata smembrata e la sua complicata diaspora ha fatto sì che si perdesse la coscienza stessa della sua capitale importanza. L’allestimento del Pretorio consentirà di tornare ad ammirare nel suo complesso la monumentale macchina dipinta dal Daddi, riunendo i suoi componenti che originariamente comprendevano una doppia predella con la storia del viaggio della cintola e del suo approdo a Prato (questa custodita nel Museo) e la parallela migrazione del corpo di Santo Stefano da Gerusalemme a Roma, perché si riunisse a quello di San Lorenzo (custodita nei Musei Vaticani), e una terminazione con la Madonna assunta che cede la Cintola a San Tommaso.

La nostra prossima tappa è Firenze per alcune proposte. La prima ha ancora sapore natalizio. Presso il Sacrario della Basilica di Santa Croce, troviamo una mostra dedicata ad antiche immagini della Madonna. La mostra presenta 16 magnifiche sculture lignee, legate al tema della Madonna e della Natività, che provengono da varie diocesi della Basilicata, regione dove il culto mariano è ancora oggi molto sentito. A grandezza naturale, o comunque di grandi dimensioni, alcune di queste opere sono inedite e costituiscono dunque una scoperta anche per gli specialisti. Tutte, comunque, non sono mai uscite fuori dai confini regionali e è questa l’occasione per mostrarle al grande pubblico.

A Palazzo Strozzi invece la rassegna Il Cinquecento a Firenze. Una grande mostra sulla riscoperta sulla seconda metà del Cinquecento fiorentino e toscano. La rassegna celebra un’eccezionale epoca culturale e di estro intellettuale, in un confronto serrato tra “maniera moderna” e controriforma, tra sacro e profano: una stagione unica per la storia dell’arte, segnata dal concilio di Trento e dalla figura di Francesco I de’ Medici, uno dei più geniali rappresentanti del mecenatismo di corte in Europa. La mostra comprende oltre 70 tra dipinti e sculture, per un totale di 41 artisti, espressione della temperie culturale di quel tempo. Lungo le sale di Palazzo Strozzi si trovano a dialogare, in un percorso cronologico e tematico allo stesso tempo, opere sacre e profane dei grandi maestri del secolo come Michelangelo, Pontormo e Rosso Fiorentino, ma anche di pittori quali Giorgio Vasari, Jacopo Zucchi, Giovanni Stradano, Girolamo Macchietti, Mirabello Cavalori e Santi di Tito e scultori come Giambologna, Bartolomeo Ammannati e Vincenzo Danti, solo per nominare alcuni di coloro che furono coinvolti nelle imprese dello Studiolo, della Tribuna e nella decorazione delle chiese fiorentine. Artisti capaci di giocare su più registri espressivi – dall’ispirazione religiosa alle passioni comuni – mediando la propria formazione, avvenuta sui grandi maestri d’inizio secolo, con le istanze di un mondo che affrontava un complesso cambiamento verso l’età di Galileo Galilei, aperta a una nuova visione sia della natura sia dell’espressione artistica di respiro europeo. La mostra apre quindi nuovi orizzonti su un’epoca di grandissima proliferazione artistica, evocando nelle prime due sale artisti che furono modelli di riferimento imprescindibili non solo per gli allievi diretti, e accostando capolavori degli anni Venti del Cinquecento. Il visitatore può assistere a confronti mai visti tra opere – come quello imperdibile tra la Deposizione di Santa Felicita di Pontormo, la Deposizione dalla croce di Volterra di Rosso Fiorentino, il Cristo deposto di Bronzino proveniente da Besançon – e riscoprire, tra gli altri, capolavori come la celebre Pietà di Luco di Andrea del Sarto e il Dio fluviale di Michelangelo.

Ora spostiamoci a palazzo Pitti per la mostra l Tesoro dei Granduchi, dedicata a Leopoldo de’ Medici, principe cadetto e protagonista della politica culturale della corte fiorentina nel secondo Seicento. Enciclopedica figura di erudito, divenuto Cardinale all’età di cinquant’anni, Leopoldo de’ Medici (Firenze, 1617 – 1675), figlio del Granduca Cosimo II e dell’Arciduchessa Maria Maddalena d’Austria, spicca nel panorama del collezionismo europeo per la vastità dei suoi interessi e la varietà delle opere raccolte. Servendosi di abilissimi agenti, mercanti e segretari italiani e stranieri, radunò, nel corso della sua vita, esemplari eccellenti e raffinati nei più diversi ambiti: sculture antiche e moderne, monete, medaglie, cammei, dipinti, disegni e incisioni, avori, oggetti preziosi e in pietre dure, ritratti di piccolo e grande formato, libri, strumenti scientifici e rarità naturali. Uomo scrupoloso e di indole riflessiva lasciò traccia delle sue predilezioni nella ricchissima corrispondenza intrattenuta con gli agenti, edita di recente e nota alla critica. Alla morte del Cardinale, la maggior parte delle opere a lui appartenute entrarono nelle collezioni granducali e molte di esse furono espressamente destinate dal nipote, il Granduca Cosimo III, ad abbellire gli Uffizi: l’ingresso sistematico dell’eredità di Leopoldo nelle raccolte del principale museo della Casata toscana provocò uno dei più radicali rinnovamenti nella sua storia.

Arriviamo a Siena. È dedicata a uno dei più grandi maestri del Trecento senese Ambrogio Lorenzetti, la allestita presso il Complesso di Santa Maria della Scala a Siena. L’esposizione rappresenta il clou di un progetto scandito in più tappe, avviato nel 2015 mirato ad approfondire la conoscenza dell’attività di Ambrogio Lorenzetti (Siena, 1290-1348), pittore formatosi tra i giotteschi fiorentini che seppe coniugare ricerca iconografica e fisiognomica, interesse per la rappresentazione spaziale e attitudine all’allegoria. Celebri i suoi affreschi realizzati per la Sala dei Nove del Palazzo Pubblico di Siena, raffiguranti le Allegorie e gli Effetti del Buono e del Cattivo Governo in città e nel suo contado (1338-40), manifesti cruciali dell’etica politica delle città-stato italiane nella tarda età comunale in cui si afferma, tra l’altro, una nuova sensibilità per la resa atmosferica del paesaggio. La mostra è un’opportunità per scoprire gli affreschi realizzati da Lorenzetti per diverse committenze, come i cicli provenienti dalle chiese senesi di San Francesco e di Sant’Agostino e dalla cappella di San Galgano a Montesiepi, oltre alle opere in prestito dal Louvre, la National Gallery, le Gallerie degli Uffizi e i Musei Vaticani.

Ultima tappa delle nostre proposte è Roma.
Gian Lorenzo Bernini è al centro di una grande mostra nelle sale della Galleria Borghese che custodisce ben nove dei suoi più celebri capolavori. Con questa esposizione si intende proprio celebrare i vent’anni dalla sua riapertura. La mostra si riallaccia al discorso critico avviato con l’esposizione “Bernini scultore”, realizzata ormai vent’anni fa. La Villa è infatti la sede ideale per considerare l’insieme della produzione dell’artista e gli articolati problemi ad essa connessi.
Il tema conduttore della mostra è dunque la scena privilegiata della scultura alla Galleria Borghese, e il suo genio è Gian Lorenzo Bernini. Percorrendo l’intero arco della sua lunghissima carriera si intende approfondire i modi e i tempi dell’affermazione della scultura monumentale di Bernini e l’ampiezza delle sue conseguenze, anche attraverso una precisa messa a fuoco dello stretto rapporto pittura-scultura da cui, nel corso degli anni Venti del Seicento, si venne formulando il linguaggio correntemente definito Barocco.

Alla Galleria Nazionale troviamo una mostra monografica dedicata al pittore Konrad Mägi (1878 – 1925), uno dei maggior artisti del Novecento estone. Per il pubblico italiano Mägi sarà una clamorosa riscoperta perché questo artista, singolare per vicende personali e per la sua pittura, è certamente tra i più “eccentrici” protagonisti dell’arte europea nel fatidico ventennio intorno alla prima guerra mondiale.Per molti versi Mägi resta un artista e un uomo difficile da collocare negli “ismi” di quegli anni. Si confronta con tutti, nelle sue opere ne sfiora alcuni, l’espressionismo fra tutti, ma non ne fa proprio nessuno. Così come non si appiattisce, pur amandola, sulla tradizione artistica estone. E’ un artista originale, unico nel panorama continentale del momento. Anche perché del tutto personale era il suo approccio con la pittura, arte con la quale si misurò per meno di un ventennio, a partire dal 1906 quando, abbandonata la scuola a San Pietroburgo si rifugiò alle Isole Åland, in quella che era una specie di comune di musicisti, scrittori, pittori e uomini liberi.
Poi il soggiorno a Parigi, quello in Normandia e, ancora, in Norvegia.

Ultima proposta. Presso le Scuderie del Quirinale troviamo una mostra dedicata a Picasso, dal titolo Picasso. Tra Cubismo e Classicismo: 1915-1925.È il febbraio del 1917 e in Europa infuria la Grande Guerra. Pablo Picasso, che ha solo 36 anni ma è già il grande pittore che ha guidato la rivoluzione cubista, arriva per la prima volta in Italia. A cento anni da quel viaggio che segnò tanto la sua arte quanto la sua vita privata (proprio a Roma, mentre preparava i costumi e le scene per i Ballets Russes di Diaghilev, conobbe Olga), le Scuderie del Quirinale celebrano Pablo Picasso. La mostra raccoglie un centinaio di capolavori e si sofferma in particolare sul metodo del pastiche, analizzando le modalità e le procedure tramite le quali Picasso lo utilizzò come strumento al servizio del modernismo, in un percorso dal realismo all’astrazione tra i più originali e straordinari della storia dell’arte moderna. L’esposizione illustrerà gli esperimenti condotti da Picasso con diversi stili e generi: dal gioco delle superfici decorative nei collage, eseguiti durante la prima guerra mondiale, al realismo stilizzato degli “anni Diaghilev”, dalla natura morta al ritratto. A Palazzo Barberini poi, nel grandioso salone affrescato da Pietro da Cortona, verrà esposto, per la prima volta a Roma, il sipario dipinto per Parade, una immensa tela lunga 17 metri e alta 11. L’architettura di Bernini sarà la cornice per un emozionante dialogo tra l’opera di Picasso e il grande affresco barocco.

Giovanni Boldini
Venaria Reale (To) – Reggia (Sala delle Arti)
29 luglio 2017 – 28 gennaio 2018
Orari: martedì – venerdì 9.00-17.00; sabato e domenica 9.00-19.30, chiuso lunedì
Biglietti: 14€ intero, 12€ ridotto
Informazioni: www.lavenaria.it

Adorazione dei pastori di Perugino
Milano – Museo Diocesano
20 ottobre 2017 – 28 gennaio 2018
Orari: martedì – domenica 10.00-18.00, chiuso lunedì
Biglietti: 8€ intero, 6€ ridotto
Informazioni: www.chiostrisanteustorgio.it

Dentro Caravaggio
Milano – Palazzo Reale
29 settembre 2017 – 28 gennaio 2018
Orari: lunedì 14.30-22.30; martedì, mercoledì e domenica 9.30-20.30; giovedì, venerdì e sabato 9.30-22.30
Biglietti:13€ intero, 11€ ridotto
Informazioni: www.caravaggiomilano.it

Kuniyoshi. Il visionario del mondo fluttuante
Milano – Museo della Permanente
4 ottobre 2017 – 28 gennaio 2018
Orari: tutti i giorni 9.30-19.30
Biglietti: 13€ intero, 11€ ridotto
Informazioni: www.kuniyoshimilano.it

Robert Doisneau pescatore d’immagini
Pavia – Broletto
14 ottobre 2017 – 28 gennaio 2018
Orari: martedì, giovedì, venerdì 10.00-13.00 / 14.00-18.00; mercoledì 10.00-13.00 / 14.00-22.00; sabato, domenica 10.00-19.00, chiuso lunedì
Biglietti: 9€ intero, 7€ ridotto
Informazioni: www.doisneaupavia.com

Giuseppe Diotti (1779-1846). Un protagonista dell’Ottocento italiano
Casalmaggiore (Cr) – Museo Diotti
28 ottobre 2017 – 28 gennaio 2018
Orari: martedì - venerdì 14.30-18.30; sabato e domenica 10.00-12.30 / 14.30-19.00, chiuso lunedì
Biglietti: 8€ intero, 5€ ridotto
Informazioni: www.museodiotti.it

Antonio de Torres (1817-1892). Lo Stradivari della chitarra moderna
Cremona – Museo del Violino
15 settembre 2017 – 14 gennaio 2018
Orari: martedì – domenica 10.00 – 18.00, chiuso lunedì
Biglietti: 10€ intero, 7€ ridotto
Informazioni: www.museodelviolino.org

Il cibo dipinto
Asola (Mn) – Museo Civico Bellini
27 ottobre 2017 - 28 gennaio 2018
Orari: lunedì e mercoledì 9.00- 12.30 / 14.30 -17.30; martedì, giovedì e venerdì 9.00 - 12.30; sabato 9.00 -12.00 / su prenotazione 15.00- 17.30; domenica 15.30 -18.00.
Biglietti: 3€ intero, 2€ ridotto
Informazioni: www.comune.asola.mn.it

A Life: Lawrence Ferlighetti. Beat Generation, ribellione, poesia
Brescia – Museo di Santa Giulia
7 ottobre 2017 – 14 gennaio 2018
Orari: martedì - domenica 9.00 - 18.00, giovedì 9.00- 22.00, chiuso lunedì
Biglietti: 10€ intero, 7,50€ ridotto
Informazioni: www.bresciamusei.it

I capolavori dei Concordi
Rovigo – Palazzo Roncale
21 gennaio 2018
Orari: feriali 9.00 – 19.00, sabato e festivi 9.00 -20.00
Ingresso libero
Informazioni: www.palazzoroverella.com

Secessioni europee. Monaco-Vienna-Praga-Roma
Rovigo – Palazzo Roverella
23 settembre 2017 – 21 gennaio 2018
Orari: Feriali 9.00-19.00, sabato e domenica 9.00-20.00
Biglietti: 12€ intero, 10€ ridotto
Informazioni: www.roverella.com

Robert Capa. Retrospective
Bassano del Grappa (Vi) – Museo Civico
16 settembre 2017 – 22 gennaio 2018
Orari: Tutti i giorni 10.00-19.00
Biglietti: 12€ intero, 10€ ridotto
Informazioni: www.treoci.org

Sequenza sismica
Modena – MATA (ex Manifattura Tabacchi)
21 ottobre 2017 – 4 febbraio 2018
Orari: mercoledì-giovedì-venerdì 15.00-19.00, sabato-domenica 11.00-19.00, chiuso lunedì e martedì
Ingresso libero
Informazioni: www.fondazionefotografia.org

Legati da una cintola. L’Assunta di Bernardo Daddi e l’identità di una città
Prato – Museo di Palazzo Pretorio
7 settembre 2017 - 14 gennaio 2018
Orari: lunedì - venerdì 9.00 – 17.00, sabato 9.00- 14.00
Biglietti: 8€ intero, 6€ ridotto
Informazioni: www.palazzopretorio.prato.it

Maternità divine. Sculture lignee della Basilicata dal Medioevo al Settecento
Firenze – Sacrario della Basilica di Santa Croce
16 dicembre 2017 – 24 marzo 2018
Orari: lunedì -sabato 9:30 - 17:00, domenica 14:00 - 17:00.
Biglietti: 8€ intero, 6€ ridotto
Informazioni: www.santacroceopera.it

Il Cinquecento a Firenze. Tra Michelangelo, Pontormo e Giambologna
21 settembre 2017 – 21 gennaio 2018
Firenze – Palazzo Strozzi
Orari: tutti i giorni 10.00-20.00, giovedì 10.00-23.00
Biglietti: 12€ intero, 9,50€ ridotto
Informazioni: www.palazzostrozzi.org

Leopoldo de’ Medici principe dei collezionisti
Firenze – Palazzo Pitti (Tesoro dei Granduchi)
2 novembre 2017 – 28 gennaio 2018
Orari: martedì – domenica 8.15-18.50, chiuso lunedì
Biglietti:13€ intero, 6.50€ ridotto
Informazioni: www.uffizi.it

Ambrogio Lorenzetti
Siena – Santa Maria della Scala
22 ottobre 2017 – 21 gennaio 2018
Orari: lunedì/martedì/mercoledì/giovedì 10.00-17.00, venerdì 10.00-19.00, sabato e domenica 10.00-20.00
Biglietti: 9€ intero7€ ridotto
Informazioni: www.ambrogiolorenzett.it

Bernini
Roma – Galleria Borghese
1 novembre 2017 – 1 febbraio 2018
Orari: martedì – domenica 9.00-19.00, chiuso lunedì
Biglietti: 22€ intero, 15,50€ ridotto
Informazioni: www.galleriaborghese.beniculturali.it

Konrad Mägi
Roma – Galleria Nazionale d’Arte moderna e contemporanea
10 ottobre 2017 – 28 gennaio 2018
Orari: martedì –domenica 10.00-18.00, chiuso lunedì
Biglietti: 10€ intero, 5e ridotto
Informazioni: www.lagallerianazionale.com

Picasso. Tra Cubismo e Neoclassicismo 1915-1925
Roma – Scuderie del Quirinale
22 settembre 2017- 21 gennaio 2018
Orari: domenica - giovedì 10.00 -20.00, venerdì e sabato 10.00 - 22.30
Biglietti: 15€ intero, 13€ ridotto
Informazioni: www.scuderiequirinale.it