Mostre di aprile 2014

Autore:
Roda, Anna
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Non molte le proposte di questo mese, ma sicuramente interessanti e varie.

Cominciamo la Milano per tre proposte che spaziano nel tempo e negli argomenti. La prima mostra allestita in un contesto molto suggestivo, la casa Manzoni, propone una serie di ex-voto. Le tavolette esposte nella mostra “Le stanze degli ex voto” (organizzata dalla Fondazione P.G.R, nata nel luglio 2013 per salvaguardare una collezione di ex voto già esistente ) sono oltre 70, simbolo della devozione popolare. I piccoli dipinti, realizzati dal XV al XX sec., provengono da diverse collezioni private e sono accomunati dalla presenza di camere da letto arredate con tipologie di mobili che richiamano quelli presenti nella camera di Alessandro Manzoni. Pur finendo per costituire una specie di dizionario illustrato delle miserie umane, le tavolette votive hanno come denominatore comune lo stato di felicità che segue alla grazia ricevuta. La disposizione dei vari elementi è sempre la stessa: devoto, Madonna, santi, e fedelissima ambientazione del miracolo. Varia solo la meccanica dell’intervento celeste, mentre l’unico importante mutamento risale alla metà del ’500 quando il Concilio di Trento diede nuovo impulso al culto mariano, da allora, quindi, la grazia si riceve quasi sempre dalla Madonna.
Altra proposta ci viene da una piccola, ma molto attiva Galleria milanese, di cui già abbiamo segnalato diverse iniziative, la Galleria Bottegantica. In questa occasione vengono presentate alcune opere del pittore Pompeo Mariani. Più di cento quadri per rendere onore a uno dei principali esponenti della pittura italiana dell’Ottocento. Pompeo Mariani fu felice interprete della società di cui fece parte, ne seppe cogliere l’eleganza e le sfumature più vitali; attraverso una tecnica coloristica vivace e armoniosa, rappresentò nei suoi quadri una molteplicità di soggetti che spaziano dalle vedute del parco di Monza a quelle del porto di Genova, dalle marine in burrasca di Bordighera alle sale affollate del Casinò di Montecarlo, sino alle sconfinate distese verdi delle lanche del Ticino. Tra i temi dipinti dall’artista vi furono anche i teatri, i caffè, le corse dei cavalli; luoghi preposti alla vita sociale, palpitanti di volti umani e ricolmi di quel dinamismo e di quella fiducia nel progresso che hanno caratterizzato gli anni ruggenti della Belle Époque. Il percorso espositivo si snoda attraverso una serie di opere di grande importanza storico-critica, come quelle dedicate al periodo della Belle Époque, di cui Mariani con ironia registrò i trionfi ed esaltò gli eccessi: nel Palco alla Scala (1900), Attenti alle pozzanghere (1904-1908), La lettera d’amore (1908), Le inglesi al Tè (1908), Le perdute a Montecarlo (1909 circa), I sistemisti alla roulette (1910). Finito il concerto (1914) e Il tavolo verde-Montecarlo (1916 circa) documentano bene la lunga, quanto attenta riflessione dell’artista monzese per il rituale mondano della nobiltà, italiana e straniera, e superano l’elemento descrittivo per un’autonomia di costruzione di figure eteree tra gli interni lussuosi dei casinò di Montecarlo e di Sanremo, del caffè Cova o tra i verdi prati di San Siro a Milano. Molto interessanti sono anche i “paesaggi d’acqua”, tra cui le vedute del porto di Genova, nelle quali Mariani coglie i più delicati effetti atmosferici delle ore estreme del giorno, e le “impressioni” marine dell’amata Bordighera, che frequenta a partire dal 1889 e dove si trasferisce definitivamente nel 1907. Esemplari, a riguardo, sono Effetto di luna (1885), La Lancia Reale alla feste Colombiane (1892), Umberto I Re d’Italia entra a Genova l’8 settembre 1892 (1892), Mare in burrasca (1906) e La calma (1918): lo studio attento del flusso e riflusso delle maree, il frangersi delle onde contro gli scogli, il volo dei gabbiani, il loro posarsi sulle onde, il veloce immergersi per procurarsi il cibo, testimoniano i lunghi appostamenti e le accurate osservazioni da parte di Mariani.
Infine rechiamoci a Palazzo Reale per l’importante mostra dedicata a Kandinsky (1866-1944) e ai suoi capolavori del Centre Pompidou. Si tratta di una grande retrospettiva monografica che presenta oltre 80 opere fondamentali dell’arte di Kandinsky in ordine cronologico. Folgorato sulla via della mostra degli Impressionisti a Mosca del 1896, Kandinsky lascia la carriera universitaria per diventare pittore. Segue il classico cursus degli studi sotto la guida di grandi maestri come Anton Azbé e Franz von Stuck a Monaco e soggiorna dal 1906 al 1907 a Sèvre, vicino a Parigi (Il parco di Saint-Cloud, viale ombreggiato 1906). Sviluppa così il suo pensiero artistico, che abbraccia numerosi campi, la pittura, la musica, il teatro nei quali cerca e difende lo spirituale nell’arte, titolo di un suo saggio fondamentale. Il percorso espositivo presenta opere di grande importanza come Vecchia città del 1902 , Blu di cielo del 1940 passando attraverso Mulini a vento (1904), Nel grigio (1919), Giallo, rosso e blu (1925) Accento in rosa (1926), Insieme multicolore (1938), il visitatore percorrerà le sezioni della mostra in un ideale viaggio attraverso l’arte di Kandinsky dagli esordi al climax, dagli anni in Russia, a quelli tedeschi poi e francesi infine, vivendo un’esperienza unica e indimenticabile e ritrovandosi immerso in un ambiente che avrà “il potere di trasportarlo fuori dallo spazio e dal tempo”.

Ci spostiamo ora a Rovereto (Tn) per una mostra particolare che vuole presentare il modus operandi della casa editrice Tallone: “vestire” gli autori classici e contemporanei con i caratteri più adatti allo spirito dei testi, proponendo una biblio-diversità di formati e impaginazioni unica nel panorama editoriale. La mostra delle edizioni Tallone si inserisce nel progetto Specimina Artium, che si avvale dell’autorevole contributo di Luciano Canfora, prevede differenti eventi espositivi in Europa– il primo dei quali a Rovereto – nell’intento di affrontare il grande tema della “memoria”, e come recita l’ideatore, “...dei luoghi dell’Enfer” Protagonisti della mostra i Manuali Tipografici, il cui volume più recente, dedicato all’estetica delle carte, delle filigrane e degli inchiostri, celebra la fisicità del libro mostrando dal vero fogli intonsi dal Cinquecento ad oggi, preziose filigrane antiche e i migliori inchiostri tipografici del Novecento.

E giungere a Venezia è breve. Ca’ Rezzonico propone una mostra monografica dedicata a Piero Bellotti. Ca’Rezzonico, luogo simbolo del Settecento veneziano, dà vita alll’iniziativa”Archivi del vedutismo”, dedicata ai protagonisti meno noti e ad alcuni aspetti specifici di uno dei generi più amati della pittura del XVIII secolo. Il primo appuntamento ha come protagonista Pietro Bellotti nipote di Canaletto e fratello minore di Bernardo Bellotto. Nato nel 1725 a Venezia, Pietro Bellotti sfrutta la sua appartenenza al clan Canaletto e la fama dello zio soprattutto in Francia, ove si trasferisce e lavora per cinquant’anni facendosi chiamare “le Sieur Canalety” o “Pietro Bellotti di Caneletty”. Stabilitosi a Tolosa con la famiglia, dopo un breve apprendistato presso la bottega del fratello, il pittore è ricordato a Besançon, Nantes, Lille e Parigi e, almeno per un breve periodo, in Inghilterra. Con uno stile autonomo e personale elabora le invenzioni di Canaletto, realizzando numerose vedute delle più importanti città d’Europa oltre ad alcuni capricci architettonici. L’esposizione ripercorre la lunga attività del pittore riunendo, accanto alle poche opere conservate in collezioni pubbliche come quelle del Yale Center for British Art o della Mauritshuis de L’Aia, circa quaranta dipinti, fra i quali i pochi firmati provenienti da collezioni private di tutta Europa.

Spostiamoci ora a Firenze per due mostre. La prima si svolge a Palazzo Pitti ed è di carattere documentario. Obiettivo dell’esposizione -che propone all’attenzione dei visitatori ben 133 pezzi tra documenti manoscritti, libri e disegni, provenienti da 33 enti cittadini -è offrire a tutti l’opportunità “unica” di ammirare una selezione di tesori cartacei custoditi in alcuni dei principali “scrigni” culturali della città. E tra questi non mancherà una selezione di inediti, sequenza di “mai visti” di carta che arrivano da vari archivi e biblioteche. Il primo riguarda Michelangelo Buonarroti ed è una paginetta recante alcuni Schizzi di blocchi di marmo con sagoma per una crocifissione, in pratica le istruzioni per “cavare” dalla montagna alcuni blocchi lapidei tra cui uno a forma di croce pronto per essere scolpito. Per la prima volta poi si potranno ammirare antichi manoscritti -tra cui un corale del XIII secolo -provenienti dagli archivi della Misericordia di Firenze, del Convento della Santissima Annunziata e dei Buonuomini di San Martino, enti che non avevano mai effettuato prestiti. E ancora: tra i documenti e i libri si segnalano il primo vocabolario della Crusca del 1612, l’edizione de Le vite di Vasari del 1568, il primo numero di Topolino del 1932, un copialettere di Bianca Cappello, una mezza dozzina di esemplari della Divina Commedia (tra cui una con le illustrazioni di Alessandro Botticelli), l’atto di concessione del re Luigi XI di Francia a Piero de’ Medici per inserire i gigli di Francia nello stemma della dinastia toscana, la legge di Pietro Leopoldo di Lorena che nel 1786 abolì la pena di morte nel Granducato di Toscana, il Libro di Montaperti, il Testamento di Folco Portinari, un papiro del I secolo avanti Cristo. A questa parata di meraviglie si aggiungono documenti e libri che arrivano da un archivio e da una biblioteca momentaneamente non accessibili al pubblico: l’Archivio dell’Accademia degli Immobili. Nell’ambito della mostra, l’Accademia dei Georgofili proporrà, tra i vari pezzi archivistici, anche un inedito disegno (degli anni Quaranta del Novecento per una pubblicazione per ragazzi) realizzato da Sergio Tofano, in arte Sto, mentre dalla Biblioteca degli Uffizi arriverà una delle numerose missive appartenenti al fondo delle cosiddette “Carte Fedi”, in cui figurano le tante lettere – tutte inedite -raccolte da Anna Franchi che riportavano disegni e schizzi dei pittori macchiaioli più famosi, da Lega a Fattori, a Signorini. La mostra si apre con un pannello che riporta la lettera che Giovanni Fabbroni, quale rappresentante del Governo provvisorio delegato dalla Reggenza della Toscana, scrisse nel 1800 all’allora primo console di Francia, Napoleone Bonaparte, con cui richiese “protezione per le arti e la scienza e si implorano immunità e salvezza per tutti i pubblici stabilimenti destinati all’istruzione”. Prosegue poi con le teche -una per ogni ente -nelle quali sono visibili i “gioielli” selezionati per l’esposizione, ognuno corredato di didascalia.
Infine una rassegna alla Galleria degli Uffizi dedicata al collezionista Francesco Molinari Pradelli. Nota a livello internazionale, la raccolta Molinari Pradelli è la più significativa formatasi a Bologna nel Novecento e si segnala, oltre che per la consistenza delle opere e la selezionata qualità, per la specifica connotazione conferitale dal gusto raffinato del celebre direttore d’orchestra Francesco Molinari Pradelli (1911-1996) attraverso i numerosi viaggi e le relazioni internazionali sull’onda del successo della professione. Francesco Molinari Pradelli nasce a Bologna nel 1911 e frequenta il Liceo musicale “Gian Battista Martini” sotto la guida di Filippo Ivaldi per il pianoforte e di Cesare Nordio per la direzione d’orchestra. Completa la propria formazione musicale a Roma, dove, già alle prime esibizioni, la stampa lo definisce, nel 1938, “direttore di sicuro avvenire” mentre Arturo Toscanini lo segnala come giovane che “ha del talento e farà carriera”. A Roma si distingue nella direzione di concerti avendo come solisti Arturo Benedetti Michelangeli e Wilhelm Kempff. Negli anni quaranta compare sulle scene a Milano, Pesaro, Trieste, Bologna e Firenze dirigendo in particolare pezzi di Mozart, Beethoven, Brahms, Wagner. Ha inizio, con la tournée ungherese del 1949, il successo internazionale che lo porta sul podio dei principali teatri europei e americani con un repertorio di trentatre concerti e di ventotto realizzazioni operistiche, dal 1938 al 1982. Tra le affermazioni più lusinghiere si ricordano gli spettacoli dell’Arena di Verona: il Guglielmo Tell di Rossini (1965), la Norma di Bellini con la Montserrat Caballé (1974), replicata a Mosca, e inoltre la Carmen di Bizet nel 1961 con cantanti d’eccezione e la Turandot di Puccini in uno spettacolo del 1969 che vide il debutto di Plácido Domingo. Non si possono tralasciare le sei stagioni consecutive all’Opera di Vienna e soprattutto i grandi successi nei teatri americani, dapprima a San Francisco poi, dal 1966, al Metropolitan di New York. Assidua fu la sua presenza a Firenze per oltre trent’anni, a partire dal 1942, come direttore dell’orchestra del Teatro Comunale con una decina di concerti sinfonici di sicuro successo nei quali ricorrenti furono i nomi di Beethoven, Rossini, Brahms, Čaikovskij, Wagner. Risale alla stagione 1964-65 la direzione dell’opera verdiana Forza del destino, da tempo nel suo repertorio, mentre data al 1967 il debutto lirico al Maggio Musicale Fiorentino con il moderno recupero di Maria Stuarda di Donizetti, cui seguirono la direzione della Carmen (1968) e Lohengrin (1971). A partire dagli anni Cinquanta il maestro ha coltivato una crescente passione per la pittura raccogliendo dapprima dipinti dell’Ottocento, quindi rivolgendosi alla pittura barocca spinto da un’attrazione del tutto originale verso il genere della natura morta i cui studi erano allora alle origini, con un’ottica che univa al piacere del possesso e all’apprezzamento estetico il desiderio di conoscenza sollecitato dalle visite ai musei e alle mostre nelle città in cui la carriera professionale lo portava. Ne sono testimonianza la quantità di libri e riviste specialistiche presenti nell’abitazione, le fotografie, gli appunti delle ricerche storico-artistiche condotte con la consultazione delle fonti storiografiche, la fitta corrispondenza epistolare e le relazioni con gli storici dell’arte, da Roberto Longhi a Federico Zeri, da Francesco Arcangeli a Carlo Volpe, da Ferdinando Bologna a Marcel Roethlinsberger, da Erich Schleier a Giuliano Briganti e a Mina Gregori. La collezione di circa duecento quadri che nel corso del tempo rivestirono le pareti della residenza bolognese e quindi della villa a Marano di Castenaso è stata ammirata dai maggiori storici dell’arte del Novecento, europei e americani. Come la mostra documenta attraverso la selezione di cento dipinti, il maestro privilegiò rigorosamente la pittura del Seicento e del Settecento documentando le diverse scuole italiane, senza eccezione, con specifica attenzione ai bozzetti e ai modelletti. E se prevalenti sono i dipinti di figura della scuola emiliana - con opere di Pietro Faccini, Mastelletta, Guido Cagnacci, Marcantonio Franceschini e soprattutto i fratelli Gandolfi - e di quella napoletana – con dipinti di Luca Giordano, Micco Spadaro, Francesco De Mura, Lorenzo De Caro etc. -, non mancano capolavori di artisti veneti - Palma il Giovane, Alessandro Turchi, Sebastiano Ricci, Giovanni Battista Pittoni -, di artisti liguri e lombardi - Bernardo Strozzi, Bartolomeo Biscaino, Giulio Cesare Procaccini, Carlo Francesco Nuvolone, fra Galgario, Giuseppe Bazzani - e di artisti romani quali Gaspard Dughet, Pier Francesco Mola, Lazzaro Baldi, Paolo Monaldi.


Le stanze degli ex-voto
5 dicembre 2013 – 11 aprile 2014
Milano – Casa del Manzoni
Orari: martedì – venerdì 9.00-16.00
Informazioni: www.casadelmanzoni.mi.it

Pompeo Mariani. Impressionista italiano
28 febbraio 2014 – 3 maggio 2014
Milano – Galleria Bottegantica ( via Manzoni 45)
Orari: martedì – sabato 10.00-13.00/15.00-19.00
Ingresso libero
Informazioni: www.bottegantica.com

Vassily Kandinsky. La Collezione del Centre Pompidou
17 dicembre 2013 – 27 aprile 2014
Milano – Palazzo Reale
Orari: lunedì 14.30 – 19.30; martedì, mercoledì, venerdì e domenica 9.30 – 19.30; giovedì e sabato 9.30 – 22.30
Biglietti: 11€ intero, 9,50€ ridotto
Informazioni: www.kandinskymilano.it

Vestire il pensiero. Belle lettere e bei caratteri nelle Edizioni Tallone
1 marzo 2014 -24 aprile 2014
Rovereto (Tn) - Biblioteca Civica e Archivi Storici di Rovereto (Corso Bettini 43)
Orari: lunedì – venerdì 9.00-18.00
Ingresso libero
Informazioni: www.talloneeditore.it

Piero Bellotti un altro Canaletto
7 dicembre 2013 – 28 aprile 2014
Venezia – Ca’ Rezzonico
Orari: tutti i giorni 10.00-18.00, chiuso martedì
Biglietti: 8€ intero, 5,50€ ridotto
Informazioni: 041 241 0100

Una volta nella vita. Tesori dagli archivi e dalle biblioteche di Firenze
28 gennaio 2014 – 27 aprile 2014
Firenze – Palazzo Pitti (Galleria Palatina)
Orari:martedì –domenica ore 8.15 - 18.50, chiuso il lunedì
Biglietti: 13€ intero, 6,50€ ridotto
Informazioni: www.uffizi.firenze.it/musei/?m=palazzopitti

Le stanze delle Muse. Dipinti barocchi dalla Collezione di Francesco Molinari Pradelli
11 febbraio 2014 – 11 maggio 2014
Firenze – Galleria degli Uffizi
Orari: martedì - domenica 8,15-18,50, chiusura lunedì
Biglietti: 11€ intero, 5,50€ ridotto
Informazioni: www.polomuseale.firenze.it/musei/?m=uffizi