Mostre di Marzo 2014

Come si potrà notare, oltre alla esiguità di proposte relative al mese di marzo, è stata fatta anche un scelta particolare nelle mostre da segnalare: si tratta soprattutto di rassegne d’arte contemporanea. Un’occasione per aprire gli orizzonti verso le espressioni artistiche più vicine a noi.
Autore:
Roda, Anna
Fonte:
CulturaCattolica.it
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La nostra carrellata parte però con una mostra archeologica a Roma. Una mostra dedicata all’imperatore Adriano e presentata nel polo espositivo di Castel Sant’Angelo. Il Mausoleo di Adriano, oggi Castel Sant’Angelo, è uno dei più grandi monumenti funerari. Ha ospitato le spoglie dell’imperatore Adriano e dei suoi successori fino a Caracalla, come prima il Mausoleo di Augusto aveva accolto le spoglie imperiali di Augusto e della sua gens. Il ponte lo collegava al Campo Marzio, non a caso l’area destinata ai grandi funerali di Stato. Il funus imperatorum, ossia il funerale imperiale con la divinizzazione dell’imperatore, cioè l’apoteosi che decretava la sua trasformazione in divus, per la prima volta celebrata a Roma con i funerali di Augusto, era l’ultimo atto di un lungo processo che già nella Repubblica aveva visto salire agli onori dei funera publica gli uomini più carismatici e meritevoli. A questo proposito Cicerone, nel Somnium Scipionis, spiegava come il viaggio celeste fosse comunque il destino dell’uomo che si fosse distinto in favore dello Stato, e illustrava le teorie dell’immortalità dell’anima e della sfericità del cosmo sulle quali si fondava l’idea dell’ascesa in cielo delle anime elette. La mostra intende valorizzare il significato storico del Mausoleo di Adriano partendo dall'altissima qualità della sua architettura. Il percorso si articola partendo dalla sue fondazioni e dagli spazi rituali delle sepolture imperiali, e narra le origini storico-religiose della divinizzazione dell’imperatore, iniziando dal culto degli eroi in Grecia -Eracle- e sul suolo italico - Enea e Romolo- al culto dei sovrani, da Alessandro Magno in poi. Le opere esposte sono di grande interesse storico, come la Brocchetta di Ripacandida, il rilievo di Amiternum, il Cammeo di Nancy, e il Dittico in avorio di Quinto Aurelio Simmaco, le immagini di imperatori divinizzati e le maquette dei principali monumenti, il percorso della mostra descrive le origini e l’evoluzione storica dell’apoteosi e del viaggio celeste.

La rassegna successiva è dedicata al Medioevo, in particolare si tratta di una mostra nella Pinacoteca di Ascoli Piceno dedicata agli angeli. La mostra Angeli nel medioevo ascolano fa parte di un progetto triennale di mostre sul tema degli angeli, nella tradizione artistica ascolana dal medioevo al XIX secolo. Il progetto prevede, nel triennio 2013-2014-2015, la realizzazione di tre grandi mostre che presentano opere d'arte (dipinti, sculture, miniature, oreficeria...) raffiguranti "angeli" provenienti dal territorio dell'ascolano, suddivise nei periodi Alto e Basso Medioevo, Cinquecento-Seicento-Settecento, Ottocento-Novecento. Per la prima volta si espongono opere poco note ma di straordinario interesse storico-artistico presenti nel territorio, presentando con l'occasione anche dei documenti la cui esistenza e' stata "riscoperta" di recente. Attraverso uno studio tematico la mostra è dotata di un apparato didascalico che accompagna le opere a cura di storici e teologi del territorio, i cui saggi saranno raccolti in catalogo. Con il tema comune degli angeli si è voluto dare uno sguardo verso il vasto tema dell'arte sacra dell'ascolano. Il risultato atteso è quello di uno studio organico del tema, divulgato attraverso la realizzazione di un catalogo mostra, e quindi la diffusione della conoscenza del patrimonio storico artistico del territorio.

Ci inoltriamo ora nelle mostre, tutte monografiche, dedicate ad alcuni grandi artisti del Novecento. Cominciamo da Faenza (Ra) con le opere delicate dello scultore Arturo Martini (1889-1947). Queste tre importanti opere. La Madre Folle, L'aviatore e la Veglia sono alcuni dei capolavori che completano il percorso composto da una cinquantina, opere che mettono in mostra l'intero percorso artistico di Martini, dagli esordi fino alle ultime opere, e che attraversa tutti i linguaggi da lui utilizzati (ceramica, bronzo, legno, marmo, pietra, gesso), focalizzando l’attenzione su due temi principali: la figura femminile, tra mito e realtà e la ricerca della forma che ha caratterizzato gli ultimi anni. Nella sua breve esistenza Martini fu un assiduo e appassionato lavoratore, alla ricerca di un ideale di bellezza che guardava con attenzione ai grandi del passato e alla storia della scultura italiana. La sua cifra stilistica, unica, miscela moderna classicità e lirica tensione, per cui il sentimento della materia emerge con ossequio e riverenza e la scultura diviene motivo esistenziale. Per la mostra sono stati selezionati pezzi significativi, dagli inizi più scolastici alla produzione finale più sperimentale. Tra le opere esposte sono da segnalare La pulzella d’Orleans (1920), Leda (1926), La leggenda di San Giorgio (1926-27), La pisana (grande frammento) (1928), La Nena (1930), Donna sdraiata (1932), Vittoria Fascista (1932), Abbraccio-amplesso (1936-1940), Cavallo allo steccato (1943), Signorina seduta (1943).

La proposta successiva ci porta a Genova e riguarda un altro notissimo pittore Edvard Munch (Ådalsbruk, 1863 – Oslo, 1944), di cui quest’anno ricorrono i 150 anni della nascita. La mostra genovese si distingue, dalle altre realizzate in altre capitali europee, per diverse ragioni. Innanzitutto, le opere scelte sono in gran parte inedite, per cui anche gli specialisti vi troveranno diversi nuovi spunti, che arricchiranno le conoscenze e le ricerche sull’artista. Le opere provengono interamente da collezioni private, “segrete” e sofisticate, che si trovano nelle Virgin Islands, in Uruguay, Stati Uniti, Gran Bretagna, Svizzera, Francia, Danimarca, Svezia e Norvegia. In secondo luogo, nelle sale di Palazzo Ducale è possibile osservare la perizia dell’artista nelle diverse tecniche da lui affrontate. Nel contrapporsi a Impressionismo, Simbolismo e Naturalismo, Munch scava negli strati di colore, insiste sulla linea e sul movimento, trasponendo su tela o su carta, nella pittura a olio o nelle incisioni, i suoi stati d’animo profondamente tormentati. Il senso della cinetica, che indaga con la fotografia, è la forza della sua opera, e lo si può osservare, ad esempio, nelle incisioni della Madonna o del Vampiro, quasi fotogrammi di un film. In terzo luogo, la mostra delinea – attraverso 69 opere suddivise in sette sezioni – un percorso che ben rappresenta i temi fondamentali della vita dell’artista e quelli a lui più cari, come la nevrosi e la morte. Dai primi paesaggi e ritratti alle “incisioni dell’anima”, dove l’arte è davvero “il sangue del cuore umano”; dai soggetti della “bambina malata”, che incarna i lutti famigliari, ai paesaggi espressionisti; dalla parentesi “luminosa” vissuta presso la famiglia del dottor Max Linde (è eccezionalmente esposto il portfolio completo, con 14 acqueforti e 2 litografie) agli splendidi ritratti vibranti e magnetici, che lo dichiarano davvero padre del Modernismo europeo. Si tratta in fondo della mostra dell’“anti-Urlo” perché nessuna delle versioni del capolavoro per cui tutti conoscono Munch è esposta a Genova (le interpretazioni in serigrafia di Andy Warhol sono nell’ottava e ultima sezione, composta di sette opere). La scelta obbligata si rivela un’opportunità: messo da parte un emblema, ci si può concentrare sulla vera “voce” dell’artista.

La successiva proposta si trova a Ferrara ed è dedicata a Matisse, altro importante esponente dell’arte del Novecento. Il genio di Matisse (1869-1954) ha cambiato il corso dell’arte del Novecento, imprimendo la sua visione nuova ad ogni genere artistico. Nessuno di questi, però, l’ha affascinato quanto la rappresentazione della figura, soprattutto femminile, al punto da impegnarlo per l’intero arco della sua carriera in una ricerca incessante attraverso tutte le tecniche. È questo il tema attorno a cui è incentrata la mostra che Palazzo dei Diamanti dedica ad un gigante della storia dell’arte moderna, evocando il suo percorso creativo e, al tempo stesso, mettendo in luce le strette relazioni tra la sua produzione pittorica, scultorea e disegnativa. Con questa rassegna si intende proporre un ritratto a tuttotondo e non scontato del maestro francese, che metta in risalto le sue doti di alchimista del colore, ma anche il suo grande talento grafico e scultoreo. Una selezione di opere provenienti da musei e collezioni private di ogni parte del mondo, racconterà l’avventura attraverso la quale Matisse, al pari di Picasso, si è ispirato al più classico dei temi, quello della figura, e ne ha sovvertito la rappresentazione tradizionale. Ad accogliere il visitatore sarà il magnetico Autoritratto del 1900 (Parigi, Centre Pompidou) assieme a giovanili e potenti prove di studio sul modello. La gioiosa vitalità della stagione fauve verrà poi rievocata da un dipinto raggiante di colori puri, quale il Ritratto di André Derain (1905, Londra, Tate), e dalle creazioni nate sotto la suggestione della pittura di Cézanne e della scultura africana, come il fondamentale bronzo Nudo disteso (1907, Centre Pompidou) e la tela Nudo in piedi (1907, Tate), entrambi sorprendenti per la scansione delle forme e il potenziale espressivo. La mostra metterà quindi il visitatore di fronte a tre pietre miliari del 1909: il bronzo La serpentina, la tela Nudo con sciarpa bianca, provenienti dallo Statens Museum for Kunst di Copenaghen, e la Bagnante del MoMA, opere che costituiscono uno dei più alti raggiungimenti matissiani, nell’arabesco fluttuante dei corpi capace di trasmettere un senso di primordiale fusione con l’ambiente. A nutrire l’immaginario dell’artista è soprattutto la presenza di una modella nel suo atelier, l’emozione che essa risveglia in lui e il piacere stesso di ritrarla. Negli anni della prima guerra mondiale, la figura femminile è al centro di un lavoro quasi ossessivo con cui Matisse cerca di metterne a nudo l’essenza, come dimostrano le effigi di Laurette con il loro fascino misterioso (ad esempio Le due sorelle, 1917, Denver Art Museum, e Nudo seduto di spalle, c. 1917, Philadelphia Museum of Art). Una svolta radicale è segnata dalle opere del dopoguerra che riflettono l’incantesimo della Costa Azzurra e la riscoperta di Ingres e Renoir (Ragazze in giardino, 1919, La Chaux-de-Fonds, Musée des Beaux-Arts). Matisse si lascia ora sedurre dai riflessi di luce sulla figura della modella e sugli arredi esotici di cui la circonda, come mostrano due opere straordinarie quali il bronzo Grande nudo seduto (1922-29, Philadelphia Museum of Art), in cui la maestosa figura dispiega le sue forme nello spazio, o l’Odalisca con i pantaloni grigi (1926-27, Parigi, Musée de l’Orangerie), in cui appare immersa in un sontuoso mosaico di motivi decorativi. A chiudere la mostra saranno le testimonianze della stupefacente vitalità e dell’inesauribile forza d’immaginazione dell’anziano maestro: gli interni d’atelier pulsanti di toni vivi (Giovane donna in bianco su sfondo rosso, 1946, Lione, Musée des Beaux-Arts; Interno blu con due ragazze, 1947, University of Iowa Museum of Art) o ancora opere rivoluzionarie come il celebre libro Jazz (1943-47, Biblioteca Nazionale di Firenze) e la serie degli Acrobati (1952, Centre Pompidou). Queste creazioni incarnano l’essenza dell’arte di Matisse, capace con pochi segni di toccare le corde più profonde dell’animo e di infondere un senso di perfetta armonia, esercitando una straordinaria influenza sugli artisti del suo tempo e delle generazioni a venire.

E concludiamo con una mostra dedicata a Depero, allestita ad Aosta. La mostra fa parte di un progetto teso alla valorizzazione dell’artista. Attivo per quarant’anni, Fortunato Depero (1892-1960) è un personaggio a tutto tondo che ha sfidato le convenzioni attraverso un processo creativo in grado di spaziare dal teatro alla pubblicità; dal design all’artigianato attraverso la sperimentazione di differenti tecniche, come dimostrano le sue celebri tarsie di stoffe colorate. Nel celebre manifesto Ricostruzione futurista dell’universo firmato da Giacomo Balla e Fortunato Depero nel marzo 1915 gli intendimenti erano chiari: “Noi futuristi, Balla e Depero, vogliamo realizzare questa fusione totale per ricostruire l'universo rallegrandolo, cioè ricreandolo integralmente. Daremo scheletro e carne all'invisibile, all'impalpabile, all'imponderabile, all'impercettibile. Troveremo degli equivalenti astratti di tutte le forme e di tutti gli elementi dell'universo, poi li combineremo insieme, secondo i capricci della nostra ispirazione, per formare dei complessi plastici che metteremo in moto.”. La mostra in programma ad Aosta affronta l’Universo Depero nelle sue differenti declinazioni: sono esposte oltre 100 opere tra dipinti, arazzi, tarsie, panciotti futuristi (il Panciotto di Tina Strumia proviene del museo dell’Aeronautica Gianni Caproni di Trento), mobili, sculture, bozzetti, progetti, libri (tra cui il celebre Libro imbullonato del 1927), disegni e schizzi in un’esposizione che ripercorre l’iter creativo dell’artista dai suoi esordi in ambito simbolista (la mostra si apre proprio con un’opera simbolista come Il taglialegna del 1912) alla sua adesione al futurismo giungendo sino alle realizzazioni degli anni Quaranta quando appare evidente il recupero della tradizione e dell’arte popolare. La rassegna è divisa in sei sezioni che delineano le fasi salienti della sua esperienza artistica: 1) Esordi e Futurismo; 2) Clavel e il Teatro; 3) Casa del Mago; 4) Pubblicità; 5) Stile d’acciaio; 6) Rivisitazioni. Come emerge con chiarezza, l’artista trentino si è imposto per la ricerca di una nuova estetica in grado di sensibilizzare ogni aspetto dell’esistenza. Non solo pittore e scultore di talento, ma anche scenografo, costumista, pubblicitario, designer e maestro nelle arti applicate. Universo Depero, insomma, affronta l’opera di un artista che ha saputo rinnovare il rapporto arte-vita senza mai rinunciare alle implicazioni ludiche e ironiche.

Apoteosi. Da uomini a dei
21 dicembre 2013 – 27 aprile 2014
Roma – Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo
Orari: tutti i giorni 9.00-19.00, chiuso lunedì
Biglietti: 10,50€ intero, 7€ ridotto
Informazioni: www.castelsantangelo.beniculturali.it

Angeli nel Medioevo ascolano
7 dicembre 2013 – 7 maggio 2014
Ascoli Piceno – Pinacoteca Civica
Orari: lunedì - venerdì 10.00-17.00; sabato, domenica 10.00-19.00
Biglietti: 8€ intero, 5€ ridotto

Arturo Martini. Armonie. Figure tra mito e realtà
13 ottobre 2013 – 30 marzo 2014
Faenza (Ra) – Museo Internazionale delle ceramiche
Orari: martedì - venerdì 10.00-13.30; sabato, domenica e festivi 10.00-17.30
Biglietti: 8€ intero, 5€ ridotto
Informazioni: www.micfaenza.org

Edvard Munch
6 novembre 2013 – 27 aprile 2014
Genova – Palazzo Ducale
Orari: : martedì-domenica 9.00-19.00, lunedì 14.00-19.00
Biglietti: 13€ intero, 11€ ridotto
Informazioni: www.mostramunch.it

Matisse, La figura. La forza della linea, l’emozione del colore
22 febbraio 2014 – 15 giugno 2014
Ferrara – Palazzo dei Diamanti
Orari: tutti i giorni 9.00-19.00
Biglietti: 11€ intero, 9€ ridotto
Informazioni: www.palazzodiamanti.it

Universo Depero
13 dicembre 2013 – 11 maggio 2014
Aosta – Museo Archeologico Regionale
Orari: martedì – domenica 10.00-18.00, chiuso lunedì
Biglietti: 5€ intero, 3,50€ ridotto
Informazioni: www.regione.vda.it