Mostre febbraio 2014

Autore:
Roda, Anna
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Ancora brutte giornate, poco sole e pioggia non invogliano certo a lasciare il caldo e la comodità della nostra casa per avventurarci all’aperto. Eppure qualche eccezione si potrebbe fare e i motivi sono tanti….di seguito eccone alcuni: alcune mostre interessanti e significative, magari nelle nostre città, a due passi dalle nostre case.

Il nostro percorso di proposte inizia da Milano.
Due importanti istituzioni museali milanesi, Il Poldi Pezzoli e le Gallerie d’Italia hanno realizzato insieme una mostra particolare dal titolo Wunderkammer. Arte, Natura, Meraviglia ieri e oggi. L’esposizione ripercorre il fenomeno delle Wunderkammern - le “stanze delle meraviglie”-, nate in epoca tardo rinascimentale, e accosta a questi manufatti opere di artisti contemporanei, creando un dialogo tra passato e presente. Ne nascono relazioni, somiglianze, corrispondenze in cui la natura gioca un ruolo fondamentale, ovvero, è protagonista di queste “meraviglie” che creano scenari variegati e immaginari. L’interpretazione di Maria Cristina Carlini di questo tema è espresso con l’installazione dal titolo La mia Wunderkammer, cm 250x300, realizzata appositamente per la mostra. L’opera che possiamo chiamare artificialia, secondo l’uso dell’epoca, è stata realizzata con diversi materiali: terre vulcaniche, grès, smalti, vecchi candelieri e legni di recupero. Su un manto di terra lavica si ergono “foreste” e “crateri” - sculture realizzate in grès e smalti - che spiccano su uno sfondo composto da irregolari assi di legno: un richiamo alle pareti cinquecentesche rivestite da scansie lignee dove trovavano posto le raccolte dei mirabilia. Una linea di smalto dorato percorre gli elementi della composizione dando forma a una sorta di cornice in cui spicca il grande ramo rosso che si erge al centro, ad evocare il “corallo”, che rimanda alla tipica presenza dei naturalia. Nel ricondursi alla tradizione delle Wunderkammern emerge prorompente il legame dell’artista con la natura, quale fonte di ispirazione che accompagna costantemente i suoi lavori, talvolta in maniera esplicita o sotto forma di metafora. Per la scultrice la materia primordiale, come la terra lavica spesso presente nei suoi lavori, rappresenta un punto di partenza da cui, attraverso trasformazioni ed evoluzioni, nascono le sue opere d’arte. L’incommensurabile forza della natura, generata dalle viscere della terra, forma foreste, crateri che danno vita a potenze devastanti e rigeneranti dalle quali ogni forma di vita si spegne e inizia nuovamente a pulsare e a evolvere. La “camera delle meraviglie” di Maria Cristina Carlini ci riconduce alla madre terra e alla natura, ci riporta ai mondi minerale, vegetale e animale, alla vita, al nostro pianeta e all’universo, a tutto quanto ci circonda. Tra gli artisti in mostra sono presenti: Maurizio Cattelan, Alik Cavaliere, Joseph Cornell, Giuliana Cunéaz, Érik Desmazières, Marcel Duchamp, Damien Hirst, Emilio Isgrò, Jannis Kounellis, Piero Manzoni, Vedova Mazzei, Mario Merz, Claudio Parmiggiani con Abel Herrero, Elisa Sighicelli e Studio Azzurro.
Bicentenario verdiano ricordato soprattutto a Milano che ospitò il maestro e apprezzò tanti suoi inediti capolavori. Presso il GAM (Galleria d’Arte Moderna) troviamo una mostra dedicata i pittori contemporanei di Verdi. La rassegna intende mostrare una selezione di opere (dipinti, sculture, bozzetti e costumi) provenienti in larga parte dalle raccolte pubbliche e private milanesi e integrate da pezzi di provenienze nazionali. Sarà così possibile seguire alcuni episodi significativi di collaborazione di artisti alle opere verdiane, in particolare nella sezione dedicata ai figurini e bozzetti di scena, e approfondire il tema dei rapporti di amicizia di Verdi con alcuni esponenti del mondo artistico come Gerolamo e Domenico Induno, Domenico Morelli, Francesco Hayez, Vincenzo Gemito e Giovanni Boldini. Saranno questi artisti a documentare anche il gusto verdiano per il collezionismo d’arte, ripercorso attraverso alcune opere provenienti dalla sua raccolta personale. Le collezioni che la Galleria d’Arte Moderna conserva, documentano in modo singolare quell’intreccio di relazioni, storie, episodi, che caratterizzarono la presenza di Giuseppe Verdi nella città meneghina. Si tratta di testimonianze estremamente significative degli ambienti letterari e musicali della Milano ottocentesca, degli artisti legati da vicende anche biografiche a Giuseppe Verdi, dalle opere ispirate al melodramma per iconografia.
Passiamo ora ad un altro interessante artista della fine dell’Ottocento, Pellizza da Volpedo. Il Museo del Novecento dedica una piccola, ma interessante mostra al capolavoro di Volpedo, Il Quarto Stato. Volpedo è un paese che conta un migliaio di abitanti in Piemonte, provincia di Alessandria. Non sarebbe certo passato alla storia, quantomeno alla storia dell’arte, se Giuseppe Pellizza (1868, nativo proprio di lì) non avesse deciso di ambientare, nella piazza davanti a Palazzo Malaspina, considerato il simbolo del potere signorile, l’opera più importante della sua carriera di pittore, Il quarto stato. Non è casuale che Pellizza abbia scelto proprio quel luogo per realizzare la sua pittura, interamente ottenuta in plain air: il quadro infatti rappresenta una marcia di lavoratori che avanzano compatti per rivendicare i propri diritti e vuole richiamare a un ruolo politico da protagonista anche chi appartiene a un rango sociale basso. . Dieci anni di ricerca appassionata” che ripercorre la storia dell’opera cui Pellizza lavorò tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento (dal 1892, quando inizialmente si chiamò ”Ambasciatori della fame”, fino al 1901, quando Pellizza scelse d’intitolarlo Il quarto stato, passando per una versione del 1893-94, una del 1895, che intitolò “Fiumana”, e una del 1898-99, “Il cammino dei lavoratori”). Entrando nell’atrio del Museo si rimane subito colpiti: una grande immagine riproduce le forme immediatamente riconoscibili che Pellizza Da Volpedo aveva creato per la sua opera, ma non è l’originale. Si tratta della radiografia a grandezza naturale del “Quarto Stato”, radiografia da cui si riescono a vedere i vari livelli di realizzazione del quadro (i restauratori la utilizzano per scoprire l’impianto preparatorio delle opere). Un lavoro, quello per realizzare Il quarto stato, che fu un impegno lungo e duraturo per Pellizza: in mostra, oltre alle diverse versioni del quadro, sono visibili i bozzetti preparatori, carboncini e schizzi, nonché studi sulle figure dei protagonisti, interi o anche solo di parti dei corpi disegnati. Tale opera è strettamente legata alla città, non solo per il tema del lavoro, ma anche perché nel 1920 fu acquistata proprio grazie ad una pubblica sottoscrizione di milanesi che la vollero per i musei cittadini.
Ultima proposta milanese è presso la sede espositiva di Palazzo Reale, una rassegna dedicata alla Scuola di New York che trova in Pollock, maestro dell’Action Painting, il suo rappresentante più significativo. Rivoluzione artistica, rottura col passato, sperimentazione, energia sono di scena a Palazzo Reale nella mostra Pollock e gli Irascibili. La Scuola di New York. Attraverso le opere del gruppo di artisti, tra cui il carismatico Jackson Pollock, e definiti “Irascibili” da un celeberrimo episodio di protesta verso il Metropolitan Museum of Art, al visitatore viene offerto un panorama completo dello stile artistico che seppe re-interpretare la tela come spazio per esprimere la libertà di pensiero e di azione dell’individuo e che influenzò l’arte moderna. Uno stile e insieme un fenomeno unico che dette vita alla “Scuola di New York”. Era il maggio del 1950 quando il Metropolitan Museum of Art di New York annunciò l’organizzazione di un’importante mostra dedicata all’arte contemporanea americana. Assenti dal parterre degli invitati furono proprio i pittori che a partire dalla seconda metà degli anni Trenta avevano mosso i primi passi verso un linguaggio pittorico nuovo, rivolto all’Espressionismo Astratto. Nel movimento emersero le personalità di Jackson Pollock, Willem de Kooning, Mark Rothko, Robert Motherwell, Barnett Newman, che si fecero promotori di un codice stilistico più attuale. Sono proprio questi i principali nomi che composero il gruppo degli “Irascibili”, così definiti dal quotidiano “Herald Tribune”, perché firmatari della lettera inviata al presidente del Metropolitan, Roland L. Redmond, e presentata al “New York Times”, in cui dichiararono il totale dissenso nei confronti delle posizioni assunte dal museo e quindi volevano far conoscere il loro nuovo modo di esprimersi.

La nostra prossima tappa è Reggio Emilia, con una mostra dedicata ad un artista inquieto e inquietante, Escher. La mostra presenta la produzione dell’incisore e grafico olandese, dai suoi esordi alla maturità, raccogliendo ben 130 opere provenienti da prestigiosi musei, biblioteche e istituzioni nazionali, oltre che da importanti collezioni private. A Palazzo Magnani saranno riunite xilografie e mezzetinte che tendono a presentare le costruzioni di mondi impossibili, le esplorazioni dell’infinito, le tassellature del piano e dello spazio, i motivi a geometrie interconnesse che cambiano gradualmente in forme via via differenti. “…con le mie stampe, cerco di testimoniare che viviamo in un mondo bello e ordinato e non in un caos senza forma, come sembra talvolta. I miei soggetti sono spesso anche giocosi: non posso esimermi dallo scherzare con le nostre inconfutabili certezze. Per esempio, è assai piacevole mescolare sapientemente la bidimensionalità con la tridimensionalità, la superficie piana con lo spazio, e divertirsi con la gravità… E’ piacevole osservare che parecchie persone sembrano gradire questo tipo di giocosità, senza paura di cambiare opinione su realtà solide come rocce.” Ed ecco quindi le prime ricerche testimoniate da opere come Ex libris (1922), Scarabei (1935); le grafiche suggestionate dai paesaggi italiani Tropea, Santa Severina (1931) dove Escher struttura lo spazio; Metamorfosi II (1940) una delle più lunghe xilografie a quattro colori mai realizzate per narrare una storia per immagini, in cui una scena conduce a quella successiva attraverso una sottile e graduale mutazione delle forme; le figure impossibili di Su e giù (1947) e di Belvedere (1958); le straordinarie tensioni dinamiche tra figura e sfondo nei fogli come Pesce (1963). Accanto alle sue celebri incisioni – in mostra capolavori assoluti come Tre sfere I (1945), Mani che disegnano (1948), Relatività (1953), Convesso e concavo (1955), Nastro di Möbius II (1963) – saranno presentati anche numerosi disegni, documenti, filmati e interviste all’artista che mirano a sottolineare il ruolo di primo piano che egli ha svolto nel panorama storico artistico sia del suo tempo che successivo. Una sezione di mostra sarà dedicata al confronto della produzione di Escher con opere di altri importanti autori – ispiratori, coevi e prosecutori – per comprendere come le scelte di Escher siano in consonanza con una visione artistica che attraversa i secoli, con una consapevolezza maggiore o minore che, talora, risponde ad esigenze diverse, ma che parte dal Medioevo, interseca Dürer, gli spazi dilatati di Piranesi, passa attraverso le linee armoniose del Liberty e si appunta sulle avanguardie del Cubismo, del Futurismo e del Surrealismo.

Firenze
propone una mostra per pochi, eppure una mostra che potrebbe suscitare una qualche curiosità: si tratta di una mostra documentaria su Niccolò Machiavelli. La Mostra è realizzata nel quadro delle Celebrazioni promosse dal Comitato per le celebrazioni del V Centenario del Principe. L'evento si propone come complementare alla Mostra, organizzata dall' Istituto dell'Enciclopedia italiana, tenuta a Roma, in quanto illustra il percorso biografico di Machiavelli fino all'esilio a San Casciano e alla pubblicazione del Principe. Questa mostra sarà molto legata alla specificità fiorentina, in grazia della molteplicità dei documenti originali posseduti dagli Istituti fiorentini e del prezioso patrimonio iconografico dei musei del Polo che si mescoleranno in un percorso unico. Una particolare importanza sarà data anche ai Laboratori didattici: in particolare, l'Archivio di Stato organizzerà un laboratorio collegato alla mostra dal titolo: Dentro la cancelleria: gli strumenti di lavoro del segretario fiorentino

A Roma troviamo tre interessanti rassegne. La prima è dedicata a Carlo Saraceni (1579 – 1620). L'artista, che fu uno dei primi e più importanti seguaci e interpreti di Caravaggio, giunse a Roma a circa vent'anni, attorno al 1598 - 1600; nella Città papale fu intensamente attivo per due decenni, riscuotendo grande successo, prima di rientrare per pochi mesi a Venezia, dove morì quarantenne nel 1620. Pittore gentiluomo, colto, benestante e di gusto francese, come attestano più fonti, interpretò con profondità la cultura artistica del suo tempo. Le opere (poco più di sessanta), alcune delle quali restaurate in occasione della mostra, provengono da chiese, musei e collezioni internazionali. Grazie ai restauri sarà possibile ammirare i dipinti nel loro ritrovato splendore cromatico, offrendo nuove opportunità di lettura dei vari aspetti dell'opera del grande artista veneziano. Tra le opere giovanili, giungerà lo smagliante Paradiso del Metropolitan Museum di New York; da Madrid l'intrigante Venere e Marte (collezione Thyssen), come pure la Giuditta (collezione privata) improntata al quadro di Lotto e per la prima volta in pubblico. Una delle opere più coinvolgenti e complesse è il Diluvio Universale, ritrovato in un convento di clausura nella penisola sorrentina, e già in collezione Orsini, il cui restauro per la mostra e le ricerche documentarie hanno confermato l'autografia. Una sala permetterà il confronto tra le grandi pale del periodo maturo; tra loro, l'Ostensione del Sacro Chiodo con San Carlo Borromeo (Roma, San Lorenzo in Lucina) nuovamente equilibrato nei colori grazie alla pulitura, particolarmente rivelatrice delle cromie e velature, delle quattro tonalità di rosso, di bianco e di blu-nero, del fondo totalmente oscurato da cui emergono la reliquia al centro e il crocifisso in alto. La lunga elaborazione dell'opera da parte del pittore si è ancor meglio manifestata attraverso le indagini diagnostiche e l'evidenza dei pentimenti (soprattutto le mani sul legno della croce, ma anche le teste). La vasta produzione artistica del pittore, dalle grandi pale ai piccoli raffinati rami, si lega ai nomi dei principali committenti religiosi ed aristocratici del suo tempo, nonché ad importanti imprese pittoriche - come la partecipazione alla grande decorazione ad affresco del fregio della Sala Regia al Quirinale voluta dal papa Paolo V Borghese - offrendo un prezioso spaccato della cultura figurativa primo secentesca, in particolar modo romana. La mostra mette a fuoco sia l'evoluzione stilistica del pittore, dal naturalismo nordico dei primi paesaggi al caravaggismo, sia il vivace contesto in cui operò, indagando alcuni notevoli aspetti della sua attività, l'equilibrio compositivo, il colore pastoso, la luminosità, in opere per committenti privati come in pale pubbliche, il dialogo sentito tra i personaggi raffigurati.
La seconda mostra è dedicata a Giacometti, pittore e scultore che bene interpreta le inquietudini ed i disagi dell’uomo contemporaneo. Sono 40 le opere che raccontano la poetica di Giacometti, legata sia alla rappresentazione del corpo umano sia alla sua psicologia. Con la materia, il maestro plasma delle figure allungate, strette in se stesse; immagini visionarie di un’esistenza in bilico, spesso malinconica e allucinata. Ogni lavoro propone un’estetica rivoluzionaria, dove le proporzioni sono fortemente sbilanciate e molto simboliche, perché quello che interessa all’artista non è creare il dato reale, ma svelare il lato nascosto dell’uomo. L’oggetto della sua analisi è infatti la condizione dell’uomo contemporaneo, sospeso alla ricerca di sé e costretto dalla violenza e dal crollo dei valori positivisti a ristrutturarsi.

Da ultimo una rassegna molto particolare, legata alla devozione popolare per un grande santo, san Gennaro. Presso il Palazzo Sciarra è possibile visitare parte del prezioso Tesoro del santo. Con venticinque milioni di devoti sparsi in tutto il mondo, san Gennaro è il santo cattolico più famoso e conosciuto nel mondo. Il Tesoro a lui dedicato è unico nel suo genere: formatosi lungo settecento anni di storia, grazie alle numerose donazioni, si è mantenuto intatto da allora, senza mai subire spoliazioni e senza che i suoi preziosi fossero venduti. A proteggerlo la Deputazione della Real Cappella del Tesoro, organizzazione laica voluta da un voto della Città di Napoli il 13 gennaio 1527 deputata prima alla sovrintendenza sulla costruzione della Cappella dedicata al Santo nel Duomo di Napoli, poi alla difesa della collezione da minacce esterne. Ancora oggi formata da dodici famiglie che rappresentano gli antichi "seggi" di Napoli. La mostra offre l'occasione per approfondire dal punto di vista scientifico l'inestimabile valore artistico e culturale del Tesoro. Il percorso espositivo analizza il culto di San Gennaro, dalle sue origini, allo splendore dei due capolavori più straordinari della collezione: la Collana di San Gennaro, in oro, argento e pietre preziose, realizzata da Michele Dato nel 1679 e la Mitra, in argento dorato con diamanti, rubini, smeraldi e due granati, creata da Matteo Treglia nel 1713, e della quale ricorre quest'anno il terzo centenario. Intrisa di significato la scelta delle pietre preziose da impiegare. Settanta opere di inestimabile valore, lungo un percorso affascinante alla scoperta del Tesoro di San Gennaro e la sua lunghissima storia legata a doppio filo a Napoli, tra devozione e pregiudizio, fede e incredulità.

La nostra ultima proposta ci fa trasferire in Sicilia, ad Agrigento per una mostra dedicata a Fausto Pirandello (1899-1975), figlio del notissimo Luigi. A documentare per la prima volta in modo puntuale uno degli snodi più rilevanti della ricerca dell’artista saranno circa sessanta opere. Agli oltre trenta dipinti – provenienti da istituzioni e musei pubblici e da gelose collezioni private, in particolare romane, milanesi e siciliane, fra i quali alcuni del tutto inediti –s’affianca ad Agrigento una larga scelta di opere su carta (sanguigne, pastelli, acquarelli), anch’esse per lo più inedite, provenienti dalla collezione degli eredi di Antonio Pirandello. A introdurre questo periodo dell’operosità di Pirandello, saranno inoltre esposti alcuni esempi della precedente stagione, spesa dal pittore fra Roma e Parigi: dalla Scena campestre del 1926 alla Donna con bambino del 1929 al misterioso Testa di bambola, fra gli altri. All’indomani della morte del padre (occorsa nel dicembre del 1936), si chiude il periodo più interrogante e sospeso di Pirandello, influenzato insieme dall’arte etrusca, dalla metafisica dechirichiana, dall’esempio di Picasso e di Braque e dal surrealismo - avvicinati questi ultimi direttamente nei tardi anni Venti trascorsi dall’artista a Parigi, ove il pittore terrà anche la sua prima personale. E s’apre un tempo coeso, caratterizzato dal senso d’un oscuro dolore e da una intensa drammaticità: tempo nel quale l’immagine accede ad un dilacerato espressionismo, che si pone in sintonia con le punte più avanzate della coeva ricerca romana (di Mafai e del giovane Guttuso), quasi avvertendo in anticipo il dramma della guerra.

Wunderkammer. Arte, Natura, Meraviglia ieri e oggi
15 novembre 2013 – 2 marzo 2014
Milano - Gallerie d’Italia/ Museo Poldi Pezzoli
Orari: Museo Poldi Pezzoli mercoledì lunedì 10:00 - 18:00, chiuso il martedì; Gallerie d’Italia martedì - domenica 9:30 -19:30; giovedì 9:30 - 22:30, chiuso il lunedì.
Biglietti: 9€ intero, 6€ ridotto
Informazioni: www.gallerieditalia.com; www.museopoldipezzoli.it

Giuseppe Verdi e le arti
6 dicembre 2013 – 23 febbraio 2014
Milano – Galleria d’Arte Moderna (Via Palestro)
Orari: martedì – domenica 9.00-13.00/14.00-17.30, chiuso il lunedì
Ingresso libero
Informazioni: www.gam-milano.com

Giuseppe Pellizza da Volpedo e Il Quarto Stato. Dieci anni di ricerca appassionata
15 novembre 2013 – 9 marzo 2014
Milano – Museo del Novecento
Orari: lunedì 14.30-19.30, martedì, mercoledì, venerdì e domenica: 9.30-19.30, giovedì e sabato: 9.30-22.30.
Biglietti: 5€ intero, 3€ ridotto
Informazioni: www.museodelnovecento.org

Pollock e gli irascibili. La Scuola di New York
24 settembre 2013 – 16 febbraio 2014
Milano – Palazzo Reale
Orari: lunedì 14.30-19.30; martedì, mercoledì, venerdì e domenica 9.30-19.30; giovedì e sabato 9.30-22.30
Biglietti: 11€ intero, 9,50€ ridotto
Informazioni: www.mostrapollock.it

Escher. Paradossi grafici tra arte e geometria
19 ottobre 2013 – 23 marzo 2014
Reggio Emilia – Palazzo Magnani
Orari: martedì - giovedì 10.00-13.00 /15.00-19.00; venerdì, sabato e festivi 10.00-19.00, chiuso il lunedì
Biglietti: 9€ intero, 7€ ridotto

La via del Principe: Niccolò Machiavelli da Firenze a San Casciano
10 dicembre 2013 – 22 febbraio 2014
Firenze – Biblioteca Nazionale Centrale
Orari: lunedì - venerdì 9.00 - 18.00, sabato 9.00 - 13.00
Ingresso libero

Carlo Saraceni 1579-1620. Un veneziano tra Roma e l’Europa
29 novembre 2013 – 2 marzo 2014
Roma – Palazzo Venezia
Orari: tutti i giorni 9.00-19.00, chiuso il lunedì
Biglietti: 5e intero, 2,50€ ridotto

Giacometti. La scultura
4 febbraio 2014 – 15 giugno 2014
Roma – Galleria Borghese
Orari: tutti i giorni 9.00-19.00, chiuso il lunedì
Biglietti: 10€ intero, 8€ ridotto
Informazioni: www.galleriaborghese.it

Il Tesoro di Napoli. I capolavori del Museo di San Gennaro
30 ottobre 2013 – 16 febbraio 2014
Roma – Palazzo Sciarra (Via Marco Minghetti 22)
Orari: lunedì 15.00 - 20.00, martedì - giovedì e domenica 10.00 -20.00, venerdì e sabato 10.00- 21.00
Biglietti: 10€ intero, 8€ ridotto
Informazioni: www.mostrasangennaroroma.it

Fausto Pirandello. Il tempo della guerra (1939-1945)
23 novembre 2013 – 25 febbraio 2014
Agrigento - FAM (Fabbriche Chiaramontane, Piazza San Francesco 1)
Orari: martedì – domenica 10.00-13.00/ 16.00-20.00, chiuso il lunedì
Ingresso libero
Informazioni: www.ottocentosiciliano.it