Estate 2012. Percorsi d’arte nelle mostre d’Italia

Autore:
Roda, Anna
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Tante le mostre che avremo la possibilità di visitare nei due mesi estivi, mostre in regioni diverse e a tema diverso: dall’archeologia alla religione, alle mostre monografiche a quelle di costume… una ampia gamma che può soddisfare interessi molteplici e diversi.
Iniziamo con due mostre archeologiche, una ad Asti e l’altra a Roma, capitale dell’archeologia italiana.

Ad Asti, presso Palazzo Mazzetti un’inedita mostra sugli etruschi con oltre 300 oggetti, che si articola in due sezioni: una dedicata alla diffusione dell’ideale eroico e dei costumi omerici in Etruria, la seconda approfondisce il tema del banchetto e di tutto ciò che corredava questo importante momento della vita quotidiana degli etruschi. Numerosi i reperti in rassegna, come l’elmo crestato villanoviano o il pregevole sarcofago dei Vipinana, nonché una serie di teste votive provenienti dai santuari di questo misterioso popolo, provenienti dai depositi dei Musei Vaticani.

La mostra di Roma indaga invece sui vetri di epoca classica ed è articolata in un percorso cronologico, ripercorre tutte le tecniche di lavorazione del vetro. Si apre con un nucleo di balsamari provenienti dal bacino del mediterraneo e databili tra il V e il IV sec. a.C., per passare agli esemplari di età ellenistica, come il prezioso piatto in vetro mosaico millefiori con inserzioni a foglia d’oro proveniente da Canosa di Puglia o lo splendido piatto in vetro dorato con scena di caccia da Tresilico, in Calabria. Il nucleo più consistente della mostra illustra la produzione di età imperiale, caratterizzata da beni di lusso destinati all’élite della società, come lo splendido piatto blu intagliato e inciso con eroti bacchici proveniente da Albenga. Nel I sec. d. C., con la rivoluzionaria invenzione della soffiatura, si assiste alla nascita di una vera e propria industria del vetro e, di conseguenza, all’abbattimento dei prezzi e alla diffusione degli oggetti in vetro presso tutte le classi sociali. Servizi da mensa (bottiglie, brocche, piatti, bicchieri, coppe), contenitori per profumi e medicamenti. E poi, vassoi, attingitoi, grandi coppe “portafrutta” come quelle che si vedono negli affreschi pompeiani, vasi per conserve, come quelli consigliati da Columella, anfore per il vino, come quelle che Marziale dice adatte all’invecchiamento del Falerno, olle per gli usi più disparati, compreso quello di fungere da urne cinerarie. Nascono nuove forme e nuove tecniche decorative e quindi compaiono vetri soffiati decorati da filamenti, granuli e frammenti di vetro applicati come l’anforetta blu a filamenti da Treviri e l’anfora decorata “a spruzzo” da Pompei e, ancora, la bella bottiglia con una decorazione “a gabbia” da Padova. La versatilità del vetro consente la realizzazione di gemme e gioielli di cui in mostra un’ampia selezione.

Dalla antica classicità ad un caposaldo della cultura artistica quattrocentesca, Luca Signorelli (1445-1523), con una serie di mostre su tre città: Orvieto, Perugia e Città di Castello. Dopo più di 50 anni finalmente una nuova mostra monografica fa il punto sugli studi attorno a questo eclettico artista toscano. Luca Signorelli è uno degli artisti più importanti del Rinascimento italiano, lungamente attivo in Italia centrale dal 1472 al 1519. “Tanto famoso… nessun altro in qual si voglia tempo sia stato giammai”, secondo la testimonianza del Vasari. La sua fondamentale presenza in Umbria è documentata da alcuni straordinari capolavori, a Perugia, nella Valtiberina e a Orvieto con il grande ciclo di affreschi della Cappella di San Brizio in Duomo.
La mostra dal titolo Luca Signorelli “de ingegno et spirto pelegrino” (come lo definì il padre di Raffaello, Giovanni Santi), presenta oltre 100 opere nelle tre sedi espositive. Presso la sede della Galleria Nazionale dell’Umbria di Perugia sarà illustrata l’intera carriera artistica di Luca Signorelli, a partire dalla sua formazione. Per sottolineare l’influenza avuta da Piero della Francesca sul giovane pittore, la mostra si apre con la “Madonna di Senigallia”, capolavoro maturo del maestro di San Sepolcro, che dialoga con il “Polittico di Sant’Antonio da Padova”, stabilmente conservato all’interno del museo perugino. Dopo l’esordio pierfrancescano, l’esposizione si sofferma sul rapporto con Verrocchio, che Signorelli incontra a Firenze. giovanile di Luca Signorelli e punto di snodo del percorso espositivo, è la cosiddetta “Pala di Sant’Onofrio” del Duomo di Perugia, realizzata nel 1484 quando la diocesi di Perugia era retta dal vescovo cortonese Dionisio Vannucci, nipote e successore come vescovo del più famoso Jacopo. Qui Signorelli, che aveva appena concluso la breve esperienza sui ponteggi della Cappella Sistina, raggiunge l’apice della sua potenza espressiva. Il percorso si dipana, quindi, attraverso una serie di dipinti, come il “Tondo di Monaco” o la “Madonna Medici”. Nel tentativo, in parte riuscito, di riunire opere del Signorelli smembrate in antico e oggi disperse tra varie sedi museali italiane e straniere, vengono poi presentati alcuni frammenti della “Pala Bichi”, parti della “Pala di Matelica” e della “Pala Filippini di Arcevia”, mentre l’”Annunciazione di Volterra” viene ricostruita in ogni suo elemento.
Chiude la rassegna una selezione di disegni provenienti dal Louvre, dagli Uffizi, dal British Museum e da altre collezioni.

Anche Milano dedica una rassegna monografica ad un importante artista del Cinquecento lombardo, Bartolomeo Suardi detto il Bramantino e proprio a Milano si conserva il nucleo più cospicuo esistente al mondo di opere di questo autore, il più grande artista lombardo del Rinascimento: dipinti su tavola e su tela,arazzi tratti da suoi cartoni, disegni, affreschi e l’unica architettura che gli riuscì di costruire. Milano è dunque la sede naturale per la prima esposizione monografica dedicata a questo artista, amato dalla critica del Novecento e dalle avanguardie, ma privo fino ad oggi di una pubblicazione aggiornata e approfondita. La mostra è organizzata al Castello Sforzesco, dove si conservano il grande murale con l’Argo nella sala del Tesoro e lo straordinario ciclo di arazzi con i Mesi eseguito entro il 1509 per Gian Giacomo Trivulzio, riallestito in modo permanente secondo la giusta sequenza di presentazione nella sala della Balla. Questa è stata inoltre l’occasione per un’approfondita ricerca documentaria che ha portato alla luce oltre 260 documenti, commentati nel regesto. Ne sono emerse novità fondamentali, come la datazione del trittico di San Michele dell’Ambrosiana al 1505, uno dei pochi punti fermi nella cronologia dell’artista, e la sua corretta collocazione originaria, nella chiesa di San Michele in corso di Porta Nuova e non in San Michele alla Chiusa. E la fitta rete di rapporti di committenza che lega il Bramantino a personaggi di spicco della Milano francese, dal Trivulzio al conte di Ligny, per il quale Bramantino dipinse il ciclo con le Muse nel Castello di Voghera, scoperto soltanto 15 anni fa. Di origini bergamasche, documentato dal 1480 e morto nel 1530, Bramantino deriva il soprannome dal rapporto con il marchigiano Bramante, pittore e architetto alla corte di Ludovico il Moro. Dagli esordi documentati come apprendista orafo – in sintonia con le ricerche più avanzate del suo tempo, come mostra la giovanile Adorazione dei pastori della Pinacoteca Ambrosiana di sapore ferrarese –, alle prove prospettiche ammirate dal Vasari nel Compianto già sulla facciata della chiesa di San Sepolcro; dal gigantismo bramantesco dell’Argo, al confronto a viso aperto, e senza mai chinare lo sguardo, con Leonardo, che intride il trittico di San Michele; dalle inesauribili e insuperate invenzioni dei Mesi alla chiamata a Roma per affrescare quella che subito dopo diverrà la raffaellesca Stanza di Eliodoro; dagli abbracci colti come in un’istantanea degli Apostoli nella Pentecoste di Mezzana, al languore giorgionesco del San Sebastiano della raccolta Rasini, per finire con l’enigmatica Cappella Trivulzio: la grandezza e l’originalità del Bramantino saranno finalmente sotto gli occhi di tutti.

Spostiamoci ora a Como, nella bella sede espositiva di Villa Olmo per una mostra dedicata alla dinastia dei Brughel. La vita a tratti misteriosa e la scarsità di notizie certe sulla biografia del capostipite Pieter Bruegel il Vecchio, che cambia la grafia del cognome cancellando la “h” forse per nascondere la relazione con la cittadina di provenienza, sono i presupposti narrativi della mostra. Ma non si può cogliere nel dettaglio il percorso artistico del maestro senza partire da Hieronymus Bosch, del quale la mostra di Como presenta in assoluta anteprima il capolavoro I sette peccati capitali. Opere caratterizzate da una forte tensione morale, con i registri del comico e del grottesco assumono quella valenza educativa che Pieter riesce a trasmettere ai due figli maschi, Pieter il Giovane e Jan il Vecchio. La dinastia, quindi, comincia ad articolarsi e la mostra ne trasmette fedelmente la corrispondenza tra le vicende familiari, - nel frattempo secondo numerosi studiosi i figli di Pieter rimettono la “h” nel cognome - e l’evoluzione pittorica dei protagonisti. La genealogia prosegue e si ramifica con i figli dei figli del capostipite, in una complicata rete di relazioni che la mostra presenta con precisione e rigore, fino agli undici figli di Jan, cinque dei quali anch’essi pittori. Il percorso espositivo si focalizza attorno alle vicende di ciascun artista ma si sviluppa secondo una logica a rete, abbracciando i riferimenti internazionali e i fatti storici del periodo di riferimento, come l’esperienza di Jan van Kessel I, figlio di Paschasia, sorella di Jan Brueghel e di Ambrosius Brueghel, artista di grandissima qualità ma poco conosciuto e studiato. Tra le opere celeberrime di Pieter Brueghel il Giovane spiccano la Festa di matrimonio all’aperto e due straordinarie versioni del Paesaggio invernale con cacciatori sulla neve. Il percorso si chiude idealmente con David Teniers il Giovane, legato alla dinastia dei Brueghel per aver sposato Anna, figlia di Ambrosius.

Chi era Orsola Maddalena Caccia? Una mostra a San Secondo di Pinerolo ce lo chiarisce e ce ne spiega l’attualità. Questa è la prima rassegna dedicata interamente alla pittrice Orsola Maddalena Caccia e ha l’obiettivo di far luce su una figura sorprendente ma poco nota della scena artistica seicentesca. Figlia del pittore Guglielmo Caccia e badessa del monastero di Moncalvo, piccola città del Monferrato, Orsola fu autrice di uno straordinario numero di opere a carattere religioso e significative nature morte, che di fatto inaugurano il genere in Piemonte. Sono presenti in mostra oltre 70 opere che rappresentano l’intero percorso cronologico della pittrice, dalle prime prove accanto al padre, di natura prevalentemente religiosa, alle riuscite rivisitazioni della sua produzione più tarda, comprese alcune imponenti pale d’altare di straordinaria bellezza. Una sezione intera sarà dedicata alla natura morta, di particolare rilievo per le composizioni floreali e gli straordinari accostamenti cromatici, genere con il quale Orsola si confrontò in più occasioni e ricorrente stilema decorativo nell’intera produzione, anche quando non riservata al soggetto. La mostra propone anche un efficace parallelo tra la pittura di Orsola e quella del padre, del quale sono presenti alcuni disegni e dipinti. Nata nel 1596 e seconda di nove figli, Orsola Maddalena Caccia fu pittrice particolarmente abile. Esercitò la propria vocazione creativa dopo essersi formata fin da giovanissima nella bottega del padre Guglielmo, meglio noto come il Moncalvo, esponente di spicco del tardo manierismo piemontese. Nel 1620 entrò in convento vestendo l’abito delle orsoline, probabilmente per volontà del padre. Orsola rivestì per decenni la carica di badessa morendo nel 1676, all’età di 80 anni. Contemporanea di Artemisia Gentileschi, Orsola Maddalena Caccia se ne discosta in modo netto per storia personale, modi e tratti distintivi. La monacazione e la vita in convento ne hanno fortemente influenzato i temi pittorici legati in prevalenza a una religiosità tradizionale. Orsola, in quanto “istruita alla pittura”, poté godere, grazie alla sua crescente fama, di una certa libertà di movimento; ebbe contatti illustri tra cui la Duchessa Cristina di Francia e commissioni importanti.Uno spiccato gusto per il dettaglio femminile, per lo studio dei volti e delle vesti, per gli incarnati e le composizioni, conferisce alle sue opere una personale forza espressiva. La garbata delicatezza che circonda le sue sante, la femminilità manifesta dei suoi personaggi e i colori scelti per rappresentare le sue scene e le sue elaborate nature morte risaltano all’occhio del visitatore, permettendo di cogliere la freschezza di una pittura in parte ancora da scoprire.

Rimaniamo sempre nel barocco, con una mostra a Torino dedicata alla famiglia dei pittori Guidobono, pittori originari di Savona, incaricati tra il 1708 e il 1721 di affrescare le volte dell’appartamento della seconda Madama Reale Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemours. Un’occasione per scoprire e per conoscere due figure poco note dell’ambiente artistico torinese tra la fine del Seicento e l’inizio del Settecento; due pittori che hanno lasciato il segno della loro ispirazione più alta nei soffitti di Palazzo Madama, ma a cui si deve anche una vasta produzione di quadri da cavalletto, ora in gran parte dispersa in musei e collezioni private d’Europa e d’America. L’attività dei Guidobono si divide tra la Liguria e il Piemonte. Arrivano a Torino al seguito del padre Giovanni Antonio, pittore e ceramista stipendiato da Vittorio Amedeo II, e soggiornano in città in due fasi, tra il 1685 e il 1690 e dal 1702 al 1726. La loro arte introduce in Piemonte i caratteri leggeri e festosi della grande decorazione barocca genovese, che trae i suoi spunti dall’osservazione della natura e dallo studio degli effetti della luce. Favole mitologiche, storie bibliche e soggetti sacri, nature morte e scene di magia si accompagnano alla descrizione precisa di fiori, frutti, uccelli, animali, oggetti e brani di natura morta, con esiti di raffinata leggerezza e talvolta di seducente mistero. Il percorso della mostra presenta dipinti, disegni e incisioni: alla produzione dei Guidobono si affiancano esemplari di grandi comprimari genovesi e di altri artisti che rappresentarono dei punti di riferimento per la loro formazione. Opere di Domenico Piola, Gregorio De Ferrari, Daniel Seyter fanno da confronto e da contrappunto al racconto dell’avventura pittorica dei fratelli Guidobono, mentre una piccola selezione di ceramiche richiama l’attività svolta a Savona dalla famiglia Guidobono.

Rimaniamo sempre in Piemonte, nella cornice elegante e fastosa della Reggia di Venaria Reale per una rassegna dal titolo “I quadri del Re”. La mostra, con le sue 130 opere, è composta da due esposizioni: Le raccolte del Principe Eugenio nelle Sale delle Arti della Reggia di Venaria e Torino, Europa. Le grandi opere d’arte della Galleria Sabauda allestita nella Manica Nuova del Palazzo Reale di Torino. La cospicua selezione dei dipinti del Principe Eugenio rappresenta il fulcro della mostra ospitata alla Reggia di Venaria. Insieme ai capolavori d’arte scorrono le vicende di un protagonista, intrigante e carismatico, della politica europea del Settecento, il Principe Eugenio di Savoia, raffinato collezionista, abile stratega militare, grande condottiero. La mostra è ulteriormente arricchita dal confronto tra la quadreria del Principe Eugenio e alcune opere provenienti da importanti collezioni di altri personaggi di spicco della corte sabauda residenti nella Parigi dell’epoca, confronto che consente l’opportunità per una più ampia riflessione sul gusto dei collezionisti nell’Europa di primo Settecento.

Arriviamo ora alla pittura ottocentesca con la mostra organizzata a Barletta dal titolo L’odore della luce. La rassegna ha due co-protagoniste: la donna e la natura, ad occupare una scena fatta di quotidiana straordinarietà, sullo sfondo di nuove certezze, in decenni destinati a cambiare il mondo e ad assistere al nuovo ruolo che in esso si vanno conquistando le donne. Anche in quell’universo apparente immutabile che è la società contadina, tanto al sud quanto al nord del nostro Paese. Nelle sale della Pinacoteca “De Nittis” a Palazzo della Marra, gli artisti raccontano, spesso con sensibilità confidenziale come in un palinsesto figurativo, i loro momenti più personali ed intimi: l’adolescenza, il lavoro, le ritualità dei sentimenti. Mentre nuovi movimenti intellettuali, mutamenti politici e culturali investono l’Italia che tra 1800 e 1900 portano le donne, nobili o popolane, ad assumere ruoli di primo piano, la pittura registra immagini eloquenti della storia e delle condizioni nelle quali si esprime il mondo della provincia. A partire dalle donne, l’osservazione invade inevitabilmente vari campi di interesse storico, letterario ma anche demo-etnoantropologico e sociale. La pittura si fa registro della conoscenza degli usi e costumi delle tradizioni locali mediante una molteplicità di linguaggi che interferendo col vivere quotidiano, offrono la qualità di un complesso e variegato territorio culturale. Osservando questi dipinti, emerge una realtà che, dopo l’Unità d’Italia, è fortemente legata alle società rurali e alle tradizioni della provincia che trovano eco alla narrativa veristica di Giovanni Verga, di Luigi Capuana scopritore del romanzo sperimentale di Zola e diffusore del naturalismo, al verismo di Matilde Serao, Grazia Deledda, Mario Pratesi, Renato Fucini. Il «fiume della vita» scorre nella pittura italiana dell’Ottocento a volte dentro scenari immortalati nella sensibilità di un divertissement sentimentale, oppure attraverso una rêverie di artisti che trasformano paesaggi e ritratti in un teatro delle emozioni, in cui realtà e immaginazione concorrono all’espressività pittorica dei sentimenti. Accade che il rigido realismo cede il passo al gioco delle impressioni per cogliere in tempo reale la fuggevole vibrazione di una luce o di un colore, fino a condurre l’euforia emotiva instillata nelle figure, ai linguaggi del simbolismo. La particolarità della rassegna, infatti, sta nella ricca stagione della cultura figurativa italiana tra il XIX e il XX secolo, capace di dialogare con molte correnti pittoriche, dalla napoletana Scuola di Posillipo ai macchiaioli toscani. Con una tecnica pittorica diversa come quella divisionista, pittori come Pellizza e Morbelli sono riusciti a trasfigurare la realtà, pur rappresentata con metodo scientifico nell’analisi della luce e del colore, unendo alla resa di particolari fenomeni luministici, una forte suggestione sentimentale. Questa dimensione lirica, certamente ispirata anche dalla letteratura, in particolare di D’Annunzio e Pascoli, giunge alla visione divisionista e poi simbolista di Plinio Nomellini con la sua bellissima “Lucilla”, dove la donna seduce con uno sguardo intenso e fuggente mentre il corpo e il volto appaiono vaporizzarsi nella vegetazione rigogliosa, in una trasfigurazione dal sapore simbolista. Un percorso nei mondi femminili che entrando nel ‘900, si conclude con “La passeggiata amorosa” di Pellizza da Volpedo, sospesa sul prato di luce, mentre s’avanza, ormai simbolo della sfuggente armonia tra uomo e natura.

Ancora ’800 con una mostra dedicata alla Belle Epoque. Presso il Grand Hotel di Abano Terme .Si tratta di un evento d’eccezione per la bellezza artistica dei pezzi esposti (tutti originali) provenienti dalla celebre Collezione di Sonia e Massimo Cirulli, che hanno anche curato la selezione delle opere. Il cartellone pubblicitario, raffinato strumento artistico, nasce allo scopo di rendere noto al grande pubblico l’avvento del prodotto nuovo, commerciale o culturale che sia. Il coinvolgimento con lo spettatore deve essere assoluto e le immagini devono catturare l’attenzione del passante, incuriosirlo e spingerlo alla ricerca di quell’abito, di quell’opera teatrale o di quella bevanda. La realizzazione del disegno richiama personalità artistiche di rilievo. La grafia, nelle evoluzioni leggiadre ma incisive della linea, nelle silhouettes danzanti o drammatiche, richiama il panorama art nouveau o liberty, il più giovane e il più adatto a ritrarre i costumi e gli umori di una nuova realtà sociale, la borghesia, che si andava sempre più affermando nel periodo a cavallo fra i due secoli. La pubblicità si contamina d’arte fintanto che la linea di confine diventa sempre più labile, mentre lo scenario urbano s’arricchisce di colori e di immagini danzanti. All’inizio degli anni ‘20 i Futuristi proclamavano: “la strada sarà la nostra galleria” e Fortunato Depero affermava: “l’arte del futuro sarà potentemente pubblicitaria”. In questo senso si può dire che i manifesti siano stati la vera arte pop-olare ante litteram del XX secolo. La stessa Pop Art si fonda sull’assunto che la pubblicità, in quanto arte per le masse, sia la vera arte contemporanea. L’esposizione di una mirata selezione di manifesti d’epoca originali, autentici capolavori dell’arte pubblicitaria dell’inizio del secolo scorso, è volta a creare un percorso conoscitivo, sintetico ma efficace, sulla nascita dell’eleganza come “Stile Italiano”, non solo nel vestire ma anche come stile di vita “italiano”, riconosciuto universalmente.

Nell’anno in cui ricorre il quinto centenario della morte di Amerigo Vespucci, Firenze organizza una mostra che vuole svelare i forti legami tra vecchio e nuovo continente, illustrando la cerchia cosmopolita che legò per sempre la città al nuovo mondo e trasmise in America cultura e raffinatezze europee. Per la prima volta, dopo le recenti mostre tenute in Francia e Inghilterra, Palazzo Strozzi espone le opere dei pittori americani che accolsero il linguaggio impressionista e che soggiornarono in Italia, studiandone in particolare il loro rapporto con Firenze a partire dagli ultimi decenni del XIX secolo sino ai primi del XX. Nella mostra saranno rappresentati pittori che, pur non aderendo in maniera esplicita all’impressionismo, furono maestri fondamentali per le generazioni più giovani: William Morris Hunt, John La Farge, Tomas Eakins. Seguiranno i grandi precursori come John Singer Sargent, Mary Cassatt, James Abbott McNeill Whistler, che vantavano una forte componente cosmopolita. Il centro dell’esposizione saràcostituito dalle opere di artisti qualitativamente notevoli che soggiornarono a Firenze. Fra questi alcuni esponenti del gruppo propriamente impressionista americano i Ten American Painters come William Merrit Chase e Frederick Childe Hassam. La vita e l’attività degli americani a Firenze si intreccia con quella di intellettuali, collezionisti, scrittori, critici d’arte loro connazionali, con i quali talvolta avevano già avuto rapporti in patria: Gertrude Stein, Mabel Dodge, Bernard Berenson, i fratelli Henry e William James, Egisto Fabbri e la sua famiglia (le sorelle Ernestine pittrice e Cora poetessa), Mabel Hooper La Farge, Bancel La Farge, Charles Loeser, Edith Wharton. Queste colonie americane in Italia, pur vivendo piuttosto isolate dalla popolazione locale, recepirono la lezione della più moderna pittura italiana contemporanea ed ebbero un certo impatto su artisti e intellettuali italiani, anche perchè introdussero stili di vita raffinati e cosmopoliti e, relativamente alle donne, atteggiamenti più liberi e spregiudicati. Nella mostra saranno presenti ritratti femminili di grande qualità, in cui la donna diventa simbolo della moderna nazione americana: giovani, adolescenti o addirittura bambine, spesso vestite di bianco, incarnano la purezza e le speranze di un’intera nazione. Il tema del ritratto femminile si ricollega all’attività delle pittrici d’oltreoceano, molto più emancipate delle coetanee francesi ed europee in genere. Numerosi i percorsi e gli itinerari tematici tra arte, storia e letteratura per scoprire, all’interno della città e nei dintorni, le dimore, i punti di incontro e i luoghi in cui vissero e soggiornarono gli artisti americani.

Ritorniamo a Milano per una piccola mostra documentaria dedicata allo storico di fine Ottocento, Mongeri. Scrittore fecondo di cose d’arte e cultore di storia artistica dei monumenti cittadini, Mongeri ricoprì un ruolo di primo piano nel dibattito culturale in atto nella Milano post-unitaria durante le fasi di abbellimento e di modernizzazione della città che si avviava a diventare la “capitale morale” del Regno. La mostra intende celebrare, nel bicentenario della nascita, la figura dell’autorevole personalità milanese che fu artefice e promotore di profonde trasformazioni culturali avvenute nel capoluogo ambrosiano nel periodo post-risorgimentale. In mostra manoscritti e volumi postillati dallo stesso Mongeri dal lascito alla Società Storica Lombarda, volumi sulla Milano post-risorgimentale dalle raccolte di Palazzo Sormani e dipinti provenienti dalla Collezione Palazzo Morando delle Civiche Raccolte Storiche.

Dal nord al sud: eccoci ora a Monreale (PA) per una mostra organizzata nel locale Museo Diocesano. Tema della mostra sono le opere d’arte realizzate da maestranze siciliane nelle collezioni dei Musei Vaticani. Ne sono scaturiti due importanti raggruppamenti stilistici corrispondenti ad altrettanti momenti dell’oreficeria siciliana: un nucleo medievale introduttivo, espressivo della ricchezza culturale normanna, e un nucleo “moderno”, esplicativo della ricchezza formale del liturgismo barocco isolano. La manifestazione è, inoltre, importante occasione per presentare al pubblico il prezioso corredo liturgico della Santa Casa di Loreto, espressamente prestato per l’evento, dopo il recente ed accurato restauro presso i Laboratori dei Musei Vaticani. La mostra è organizzata in collaborazione con il Reparto Arti Decorative e il Reparto per le Antichità Cristiane dei Musei Vaticani, e con il supporto documentario della Santa Casa di Loreto, mentre l’allestimento ha visto il competente intervento della Soprintendenza BB.CC.AA. di Palermo.

Sempre a tema religioso una mostra ancora a Torino, presso la Pinacoteca Agnelli dal titolo Meraviglie di carta. La mostra intende proseguire il ciclo di esposizioni temporanee della Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli dedicato al tema del collezionismo, proponendo una selezione delle più significative paperoles o papier roulés appartenenti a collezioni private. Per la prima volta saranno riuniti circa 120-150 tra i più raffinati esemplari, alcuni dei quali provengono dalla collezione privata della fotografa americana Nan Goldin, che presenterà scatti inediti, appositamente pensati per questa mostra. Eseguite tra il XVII e il XIX secolo, con il termine paperoles si intende una particolare tipologia di reliquiario ad utilizzo domestico o conventuale, tradizionalmente realizzato in carta da suore di clausura, dove la funzione di semplice reliquiario viene arricchita da elaborate ed accurate composizioni in carta ed altri materiali - quali cere, avori, vetri e cristalli - posti ad ornamento della reliquia contenuta all’interno. Ispirandosi alla tecnica orafa della filigrana, le paperoles venivano “costruite” arrotolando su se stesse striscioline di carta dorata e colorata secondo motivi per lo più a soggetto floreale, successivamente impreziosite da perline, conchiglie, coralli, piccole pergamene, ritagli di stoffa, pezzetti di vetro e frammenti ossei attribuiti ai santi. Alla ricchezza della decorazione corrisponde un forte valore simbolico, che riporta al tema della fecondità e della vita; mentre l’iconografia e la disposizione di ogni elemento che appare nel reliquiario rivelano precisi riferimenti teologici ed agiografici. La creazione delle paperoles si sviluppa nel corso del XVII secolo in quasi tutti i paesi di fede cattolica, in particolare in Francia, Italia, Spagna e Austria, e, con il diffondersi del culto dei santi e delle reliquie, si estende anche in ambito domestico. Nate come oggetti di fede e confezionate con raffinate tecniche artigianali dalle suore, venivano poi donate a benefattori del convento o offerte per ornare cappelle ed altari. Le paperoles prendono vita dal clima spirituale della Chiesa post-tridentina, di cui interpretano il gusto barocco del periodo, offrendo una testimonianza storica di una tecnica artigianale poco nota ma molto diffusa tra i diversi ordini monastici femminili. Le peculiarità di questi oggetti - una lunga e laboriosa preparazione, la dedizione al lavoro come atto di preghiera, la semplicità e “povertà” dei materiali impiegati - sembrano rappresentare al meglio quella “regola” propria degli ordini religiosi. Il risultato estetico è assimilabile al valore artistico di queste piccole opere d’arte. In mostra a Torino, saranno presentati reliquiari di tipologie e periodi storici differenti, molti dei quali provenienti dalla Francia: dagli Agnus Dei, sacramentali realizzati dalla fusione di ceri pasquali benedetti, a reliquiari a forma di altare di fine Settecento; dalle festose e colorate composizioni a ghirlanda in carta ai medaglioni in “pasta di tutti i santi”, un impasto di cartone mescolato a terra delle catacombe in cui si pensa siano stati seppelliti i martiri. Completano il percorso espositivo, alcuni esemplari ottocenteschi di ricostruzioni in miniatura delle celle delle monache, ritratte mentre svolgono le quotidiane attività manuali del convento.

Ancora spiritualità nella mostra di Venezia presso il museo Correr, dedicata agli insediamenti camaldolesi nella laguna veneta. Nel 2012 ricorre il Millenario della fondazione dell’Ordine dei Camaldolesi e si celebrano gli Ottocento anni dalla fondazione del cenobio camaldolese veneziano di San Michele in Isola, centro di fervida vita religiosa e d’intensa attività culturale che ha esercitato una forte influenza e svolto un ruolo di primo piano nell’ambito della cultura umanistica di Venezia. La mostra vuole ricostruire la presenza camaldolese a partire dalla ricostruzione della ricca biblioteca del monastero di San Michele in isola.Ma saranno molte le rarità che si potranno ammirare in mostra, come le grandi portelle d’organo di Bernardino d’Asola, già nel coro della chiesa di San Michele e ora al Museo Correr e i preziosissimi codici miniati provenienti dalle biblioteche dei monasteri camaldolesi veneziani. Dall’Eremo di Camaldoli giungeranno e, per certi aspetti, “ritorneranno” a Venezia, numerosi oggetti liturgici di alto valore artistico – già a San Michele – oltre a una serie straordinaria di parati ecclesiastici appartenuti al camaldolese Mauro Cappellari, al secolo Papa Gregorio XVI, cui si unisce la preziosa “Stauroteca bizantina. L’iniziativa costituisce l’occasione per ripercorrere la storia e l’evoluzione dell’Isola di San Michele fino ai suoi esiti ottocenteschi quando, diventata proprietà municipale, venne trasformata nel Cimitero Monumentale di Venezia.

Concludiamo con una mostra molto particolare organizzata a Trieste e tutta dedicata al famoso allenatore Nereo Rocco a cento anni dalla nascita. Un allenatore che ha lasciato il segno a ogni suo passaggio nei piccoli e grandi club, fino alla conquista delle più prestigiose coppe a livello internazionale. Nereo Rocco è uno dei personaggi più affascinanti della storia del calcio italiano del dopoguerra. Certamente, quello che ha tramandato di sè il ricordo più vivo e vitale, malgrado siano passati trentatre anni dalla sua scomparsa . La leggenda del Paròn è l’affettuoso omaggio di Trieste al grande tecnico, allestito a cent’anni dalla nascita il 20 maggio 1912: quando, all’anagrafe, Nereo faceva ancora Roch, eredità di una famiglia di origine viennese. Sarà un allestimento fortemente emozionale, denso di sensazioni, e ricco di momenti ludici e gioiosi, dove riecheggeranno le frasi più celebri di Rocco.

Etruschi. L’ideale eroico e il vino lucente
Asti – Palazzo Mazzetti
17 marzo 2012 – 15 luglio 2012
Orari: martedì – domenica 9.30-19.30, chiuso lunedì
Biglietti: 9€ intero, 7€ ridotto
Informazioni. www.etruschiadasti.it

Vetri a Roma
Roma – Cura Iulia
21 febbraio 2012 – 16 settembre 2012
Orari: tutti i giorni 8.30-18
Biglietti: 12€ intero, 7,50€ ridotto
Informazioni: www.pierreci.it

Luca Signorelli. “De ingegno et spirto pellegrino”
Perugia, Orvieto, Città di Castello
21 aprile 2012 – 26 agosto 2012
Informazioni: www.mostrasignorelli.it

Bramantino a Milano
Milano – Castello Sforzesco
16 maggio 2012 – 25 settembre 2012
Orari: martedì – domenica 9.00-17.30, chiuso lunedì
Ingresso libero
Informazioni: www.milanocastello.it

La dinastia Brueghel
Como – Villa Olmo
24 marzo 2012 – 29 luglio 2012
Orari: martedì – giovedì 9.00-20.00; venerdì – domenica 9.00-22.00, chiuso lunedì
Biglietti: 10€ intero, 8€ ridotto
Informazioni: www.grandimostrecomo.it

Orsola Maddalena Caccia
San Secondo di Pinerolo (TO) - Castello di Miradolo
3 marzo 2012 – 29 luglio 2012
Orari: mercoledì, giovedì, venerdì 14.00-18.30; sabato, domenica, lunedì 10.00-19.00; chiuso martedì
Biglietti: 7€ intero, 5e ridotto
Informazioni: www.fondazionecosso.it

Favole e Magie. I Guidobono pittori del Barocco.
Torino – Palazzo Madama
29 maggio 2012 – 2 settembre 2012
Orari: martedì- sabato 10.00-18.00; domenica 10.00-19.00; chiuso lunedì
Biglietti: 10e intero, 8€ ridotto
Informazioni: www.palazzomadamatorino.it

I quadri del re
Venaria Reale (TO) – Reggia
5 aprile 2012 – 9 settembre 2012
Orari: martedì, mercoledì, giovedì, venerdì ore 9.00-17.00; sabato e domenica: ore 9.00- 20.00 chiuso lunedì
Biglietti: 15€ intero, 10€ ridotto
Informazioni: www.lavenaria.it

L’odore della luce. Il mondo femminile nella pittura dell’Ottocento e del primo Novecento
Barletta (BA) – Palazzo Marra
5 maggio 2012 – 19 agosto 2012
Orari: tutti i giorni 10.00-20.00, chiuso lunedì
Biglietti: 8e intero, 4€ ridotto
Informazioni: www.comune.barletta.ba.it

La Bella Epoque
Abano Terme (PD) - Grand Hotel Trieste & Victoria
12 maggio 2012 – 30 luglio 2012
Ingresso libero
Informazioni: www.hoteltriestevictoria.it

Americani a Firenze
Firenze - Palazzo Strozzi
3 marzo 2012 – 15 luglio 2012
Orari: tutti i giorni 9.00- 20.00; giovedì 9.00-23.00
Biglietti: 10e intero, 8,50e ridotto
Informazioni: www.palazzostrozzi.org

Il più valente campione dell’arte
Milano – Biblioteca Centrale Comunale di Palazzo Sormani
5 giugno 2012 – 28 luglio 2012
Orari: lunedì – sabato 9.00-19.00
Ingresso libero
Informazioni: www.comune.milano.it/biblioteche

Sicilia Ritrovata. Arti decorative dai Musei Vaticani e dalla Santa Casa di Loreto
Monreale (PA) – Museo Diocesano
7 giugno 2012 – 7 settembre 2012
Orari: martedì – sabato 9.00-13.00
Biglietti: 4€
Informazioni: www.museodiocesanomonreale.it

Meraviglie di cara. Devozioni creative dai monasteri di clausura
Torino – Pinacoteca Agnelli
5 aprile 2012 – 2 settembre 2012
Orari: martedì – domenica 10.00-19.00, chiuso lunedì
Biglietti: 7e intero, 6€ ridotto
Informazioni: www.pinacoteca-agnelli.it

San Michele in Isola. Isola della conoscenza. Ottocento anni di storia e cultura camaldolesi nella laguna di Venezia
Venezia – Museo Correr
12 maggio 2012 – 2 settembre 2012
Orari: tutti i giorni ore 10.00-17.00
Biglietti: 16e intero, 8e ridotto
Informazioni: www.correr.visitmuve.it

100 Nereo Rocco. La Leggenda del Paròn
Trieste – Porto Vecchio, Magazzino26
15 maggio 2012 – 31 luglio 2012
Orari: domenica – giovedì 10.00-21.00; venerdì- sabato 10.00-23.00
Biglietti: 10€ intero, 8€ ridotto
Informazioni: www.mostranereorocco.it