Le mostre di giugno 2012

Autore:
Roda, Anna
Fonte:
CulturaCattolica.it
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In questo inizio d’estate è molto ricca la proposta di mostre, di cui abbiamo fatto una selezione, evidenziando le più interessanti e significative. La presentazione delle rassegne segue un criterio geografico a partire da Milano e, attraverso il Bel Paese, per giungere a Roma.

A Milano troviamo alcune mostre organizzate proprio in occasione del VII incontro mondiale delle famiglie che vedrà anche la presenza si SS. Benedetto XVI.
Organizzata dall’Università Cattolica del Sacro Cuore, presso la sede espositiva del Palazzo delle Stelline, troviamo la mostra La vita condivisa. L’iniziativa presenta 60 opere di artisti, dal Trecento ai nostri giorni, quali Pietro Lorenzetti, Moretto, Sironi, Rouault, Picasso, Pirandello, Morbelli, Pistoletto e molti altri. Il percorso della mostra vuole guidare lo spettatore alla comprensione che la famiglia non è solo un’istituzione condizionata e soggetta al contesto storico e sociale, ma è piuttosto risposta all’esigenza profonda dell’uomo di solidarietà e di condivisione quotidiana della vita. Tenendo conto di questo particolare punto di vista, il percorso espositivo si snoda attraverso quattro percorsi tematici: la famiglia, l’accoglienza, la relazione, il quotidiano. La prima sezione della mostra è dedicata a ritrovare nelle opere d’arte dal medioevo al XXI secolo i gesti della famiglia come espressioni della vita condivisa. Il percorso approfondisce il rapporto che il modello del vivere familiare ha con tutte le dimensioni della vita, specialmente negli aspetti che riguardano la coscienza di sé, le relazioni e gli affetti più prossimi. Il prendersi cura dell’altro e il farsi carico anche dei suoi bisogni materiali sono aspetti che caratterizzano la famiglia e che sono stati presi a modello dagli istituti di assistenza in ogni epoca. Punto focale della seconda sezione è il tema dell’accoglienza. È all’interno della dimensione familiare che nasce e si radica la disponibilità all’accoglienza, tema iconograficamente simboleggiato dall’abbraccio materno. L’abbraccio è segno profondo di comprensione dell’altro, ma anche gesto avvolgente e semplice di condivisione e di conforto. Le opere scelte rivelano l’abbraccio non solo come atto che unisce, ma anche come azione che costituisce una nuova, più forte unità tra le persone. Il percorso presenta opere e oggetti provenienti da alcuni enti assistenziali che documentano le caratteristiche e la diffusione capillare di tali associazioni sul territorio. Al tema della relazione, che della famiglia è il cuore, è dedicata la terza sezione. Le opere scelte raccontano la capacità che ogni membro della famiglia ha di essere presenza paziente e discreta anche nei momenti difficili, nelle piccole o grandi sfide della vita. In questo percorso sono anche presentati oggetti e opere che documentano quelli che storicamente sono stati i modi in cui le istituzioni assistenziali hanno risposto ai bisogni delle fasce più fragili della comunità. Le opere presenti nella sezione “Il quotidiano” sottolineano la bellezza dei gesti quotidiani nelle espressioni dell’affetto familiare. L’interpretazione artistica consente di concentrare l’attenzione su modi di essere e di fare troppo spesso offuscati dall’abitudine, restituendo loro una dimensione straordinaria, preziosa e rituale. È in questo mondo a noi così familiare, ma trasformato in modo unico dallo sguardo dell’artista, che sperimentiamo l’amore, la bellezza, la verità del nostro essere uomini.
Sempre in occasione dell’incontro con il Papa il Museo Diocesano presenta un’opera di Tintoretto proveniente dalla chiesa veneziana di San Polo e realizzata dall’artista tra il 1574 e il 1575. Commissionata dalla Scuola del Sacramento della chiesa, l’Ultima Cena raffigura il noto episodio del Vangelo in un’ambientazione che suggerisce l’intimità di un interno domestico e, per la prima volta rispetto a precedenti tele di uguale soggetto, rappresenta il momento dell’Eucarestia e non l’annuncio del tradimento. In questo modo, Tintoretto traduceva in immagine la disposizione del concilio di Trento nella quale si affermava che sotto la sola specie del pane è contenuto interamente il corpo di Cristo e la corredava di una serie di episodi, dedicati a illustrare le finalità della Scuola con un linguaggio di grande efficacia comunicativa. I membri della Confraternita erano infatti tenuti ad assistere gli ammalati, a sfamare gli indigenti, e a portare l’ostia consacrata per la comunione ai parrocchiani incapaci di raggiungere la chiesa.

Spostiamoci ora a Bergamo presso il museo Bernareggi per la mostra monografica dedicata a Carlo Ceresa, grande pittore lombardo seicentesco. La rassegna è costituita da oltre 100 opere suddivise in 9 sezioni che presentano la produzione del Ceresa, mostra che poi continua nelle sale della vicina Accademia Carrara/ GAMeC. Qui il visitatore troverà, in un suggestivo allestimento, una ricognizione a volo d’uccello della pittura barocca a Bergamo, ai tempi di Ceresa. Un ampio affresco sulle principali presenze milanesi, venete, liguri, emiliane e toscane, a cui il pittore bergamasco oppone un linguaggio severo e realista. La visita precisa e indaga i suoi stupefacenti esordi di ritrattista negli anni di poco successivi al memorando contagio di manzoniana memoria. Sul fronte del ritratto il pittore si afferma come punto di riferimento dell’aristocrazia locale, immortalando le principali personalità del momento. La pittura di soggetto sacro sarà particolarmente indagata, dalla svolta degli anni quaranta, sancita dalla riflessione sui modelli di Daniele Crespi, alla stagione estrema. Il percorso si chiude con un approfondimento sull’eredità culturale, lasciata in consegna a uno dei grandi ritrattisti europei del Settecento: Fra’ Galgario.

Anche Pavia è sempre ricca di proposte, in particolare allestite nella sede delle Scuderie del Castello Visconteo. Ora è la volta di Rembrandt con una mostra dal titolo Incidere la luce. L’esposizione presenta la produzione grafica del grande artista olandese, Rembrandt Harmenszoon van Rijn (Leida, 1606 - Amsterdam, 1669), celebre pittore, ma anche e soprattutto geniale incisore che, attraverso una grande varietà di soggetti, una straordinaria perizia tecnica e un inconsueto uso della luce, realizzò circa trecento stampe di forte impatto emotivo. In mostra quaranta incisioni - tra autografe dell’artista e alcuni fogli di bottega - gran parte delle quali esposte per la prima volta al pubblico e tutte provenienti dalla Collezione Malaspina, prestigiosa raccolta grafica a livello nazionale e nucleo fondante dei Musei Civici di Pavia. Il percorso espositivo presenta anche tre opere di Albrecht Dürer (1471-1528), al fine di mostrare l’influenza del celebre maestro tedesco su Rembrandt e affiancare due artisti che, seppure distanti cronologicamente e tecnicamente, sono da considerarsi i più grandi incisori di tutti i tempi. Si possono ammirare alcuni dei capolavori di Rembrandt tra cui una serie dei suoi famosi ritratti e autoritratti come il Ritratto di Jan Six (1647), l’Autoritratto con la sciarpa al collo (1633) o l’Autoritratto alla finestra (1648), prova di una forte capacità di introspezione psicologica, nonché le celeberrime scene sacre come La morte della Vergine (1639) o La stampa dei cento fiorini (1649 ca.) e anche esempi di opere rimaste ancora oggi enigmatiche nel loro significato, come quella detta generalmente Il Faust (1652 ca.).
Stiamo ancora in Lombardia, ma questa volta ci fermiamo a Mantova dove per la prima volta è stata organizzata una rassegna dedicata a Vincenzo I Gonzaga, splendido principe delle corti d’Europa che portò il ducato di Mantova a diventare un importante centro d’arte e la cui corte si misurava per sfarzo con quelle dei grandi regni europei e italiani. Vincenzo ordinò il già ricco museo di famiglia con i capolavori di Mantegna, Perugino, Correggio e Tiziano ereditati dai suoi avi, disponendoli con le tele da lui acquistate (celeberrima la Morte della Vergine di Caravaggio). Diede così origine alla Celeste Galeria, titolo che proviene da un libretto celebrativo stampato nel 1588, opera di Adriano Valerini, dedicato a Vincenzo Gonzaga: La Celeste Galeria di Minerva. In mostra è esposta la spettacolare composizione de Il Diluvio che appartiene a una fortunata serie di quattro dipinti, la cui ideazione si fa risalire a Jacopo Bassano attorno al 1576-1577. La tela presente reca la firma, emersa in seguito al restauro, di Leandro da Ponte, che assunse la direzione della bottega paterna nel 1578 circa. Tra i documenti, sono presenti le preziose lettere di Torquato Tasso e la prima edizione del libretto dell’Orfeo di Monteverdi che vide la luce a corte nel 1607.
Nulla può dare la percezione del fasto di cui si circondò il duca Vincenzo, quanto i capolavori di oreficeria da lui acquisiti. In mostra saranno raccolti tutti quelli superstiti, salvatisi da dispersioni e saccheggi: tra questi, il monumentale reliquiario di Sant’Adriano, che da solo basta ad esemplificare lo stile barocco, nell’esuberanza delle forme e nella singolarità dei materiali impiegati, come la tartaruga. O ancora, la grande urna in ebano di Santa Barbara, minuziosamente decorata in oro all’interno e all’esterno, che presenta grandi specchiature e raffinate colonnine tortili all’apparenza di vetro, in realtà di quarzo e lo splendido pendente donatogli per il battesimo, un trionfo di oro, gemme e smalti.

Rechiamoci ora a Venezia per due mostre; la prima presso Palazzo Fortuny è piuttosto curiosa: presenta una serie di statue realizzate in cera, uniche nel loro genere per l’estrema deperibilità del materiale con cui sono state realizzate. La mostra riunisce per la prima volta le poche testimonianze di questo genere esistenti in Italia, presentandole in un percorso che prende l’avvio dal tema del calco e della maschera funebre. Nella prima sezione sono esposte una serie di maschere funebri in cera di dogi veneziani (XVIII secolo), testimonianza pressoché unica dell’uso di “doppi” in cera nelle cerimonie funebri. Il visitatore quindi potrà ammirare l’unica testimonianza visiva pervenutaci di figure votive a grandezza naturale, il Libro dei miracoli di Vincenzo Panicale, manoscritto degli inizi del XVII secolo, che documenta i voti posti nel Santuario di S. Maria della Quercia a Viterbo. Seguiranno volti di santi e di criminali, due soggetti ricorrenti nella tradizione cero-plastica. I primi saranno rappresentati da dodici busti di santi francescani, databili al XVIII secolo, realizzati in cera con occhi di vetro e capelli veri, opere che costituiscono un unicum di questa particolare iconografia religiosa. In contrapposizione sarà possibile vedere una serie di ritratti di criminali, realizzati alla fine dell’Ottocento dall’allievo di Cesare Lombroso, Lorenzo Tenchini. La sezione centrale della mostra è dedicata alla tradizione del ritratto in cera in Italia. Introducono questa sezione due figure-ritratto vestite a grandezza naturale, che rappresentano due bambini veneziani del Settecento. Nell’ultima sezione la mostra presenterà le opere di due artisti che lavorarono fuori d’Italia, autori di esposizioni di figure in cera. Di Joseph Müller-Deym, misterioso nobile austriaco, che nel Settecento a Vienna possedeva un celebre museo delle cere, sarà presentato il ritratto di Maria Carolina di Borbone mentre del piemontese Francesco Orso, che negli anni della Rivoluzione francese aprì a Parigi un’analoga esposizione di cere, saranno presentate le opere realizzate per la corte Sabauda.
La seconda mostra, presso la Fondazione Ca’ Foscari, è dedicata al pittore americano William Congdon e alla sua numerosa produzione pittorica su Venezia. La mostra riunisce molti degli esiti più significativi della produzione di William Congdon sul soggetto veneziano, tra le prime Piazze del 1948 e il Crocefisso 1b (1960), realizzato dall’artista dopo la clamorosa conversione alla chiesa cattolica che finì per escluderlo dal sistema e dal mercato dell’arte statunitense, in cui tra le due ali delle Procuratorie compare l’immagine del Cristo crocefisso in luogo della Basilica marciana.
«William Congdon è l’unico pittore, dopo Turner, che ha capito Venezia, il suo mistero, la sua poesia, la sua passione. Il suo modo d’esprimersi è moderno, la sua comprensione vecchia quanto la città stessa. Egli ha saputo cogliere l’effettiva essenza di molti secoli e fonde questa visione in un sogno così fantastico e bello che i suoi dipinti lasciano senza respiro [.] Sono fatti di lava; sono lampeggianti; palpitano della vita e della passione di tutti i veneziani che da lungo tempo riposano nella loro ultima dimora.» Così scriveva Peggy Guggenheim nel 1953, esprimendo il suo entusiasmo di fronte alle Venezie di Congdon. Ora, l’occasione del primo centenario della nascita di colui che è uno dei maggiori anche se più trascurati protagonisti dell’Action Painting americana è colta da Ca’ Foscari per realizzare una mostra con oltre 40 opere sul lungo soggiorno (1948-1960) dell’artista a Venezia, la città che diviene, dopo New York, il secondo e più importante correlativo della sua ricerca espressiva, e sulle raffigurazioni che quel soggiorno produsse. Congdon, come aveva avuto modo di osservare ancora Peggy, «non appartiene a nessun gruppo di pittori. Sta a parte. Non appartiene a nessuna scuola. Nessuno ha cercato di dipingere alla sua maniera prima di lui. [...] I veneziani non vedono mai i suoi quadri...», e infatti questa sarà la prima rassegna di opere di Congdon che avrà sede a Venezia.
Ora dedichiamo la nostra attenzione ad una serie di mostre organizzate in vari capoluoghi emiliani. Cominciamo da Parma con una mostra dedicata alle immagini della Divina Commedia realizzate da Dorè, Scaramuzza e Nattini. Francesco Scaramuzza (Sissa presso Parma 1803 - Parma 1886) affresca la Sala di Dante della Biblioteca Palatina di Parma, oltre al Tempietto petrarchesco di Selvapiana e a una sala del Museo d’antichità di Parma, con intonazioni romantiche e riflessi del Correggio. La sua opera più importante è l’illustrazione della Divina Commedia, una delle più aderenti al testo dantesco per la naturalezza delle immagini e l’abilità eccezionale dell’artista. Dei 243 grandi disegni a penna (73 per l’Inferno, 120 per il Purgatorio, 50 per il Paradiso), egli ne dedica ben 18 al solo canto XXXII dell’ultima cantica, tanto era attratto dallo scenario dell’Empireo ideato dal Poeta. Gli atteggiamenti e gli attributi iconografici dei personaggi, nonché le ambientazioni, sono tesi a sviluppare la pietas del lettore-osservatore e quindi a valorizzare il messaggio dantesco.
Il corredo illustrativo della Divina Commedia, disegnato dal francese Gustave Doré (Strasburgo 1832-1883) attorno al 1861-68, è certamente il più popolare in assoluto, ancora oggi: la fama è dovuta anche alla prevalente attività d’illustratore d’opere letterarie (Milton, Rabelais, Balzac, La Fontaine, Cervantes, Bibbia, Ariosto) espletata come pittore e incisore che, con tratti robusti, marcati e decisi, coglie con virtuosismo romantico gli aspetti più realistici dell’opera dantesca, nonostante il predominio dei toni cupi anche al di fuori dell’Inferno.
Uno dei più significativi illustratori danteschi del Novecento è Amos Nattini (Genova 1892 - Parma 1985); a partire dal 1919, incoraggiato da Gabriele D’Annunzio, egli realizza una maestosa serie di cento tavole che costituiscono l’illustrazione d’una speciale edizione della Divina Commedia e vengono esposte a Parigi, Nizza e L’Aja, riscuotendo ovunque un notevole successo. Nattini usa le tecniche più innovative e un linguaggio figurativo originale lontano da qualsiasi imitazione, rinunciando al bianco e nero a favore del colore (acquerello e olio) per immergere il proprio segno grafico e potente in una dimensione quasi fantasy di sospensione e di incanto, dove il dramma è più accennato che realmente descritto. La sua pittura è minuta e delicata, con una pennellata lineare da miniatore, ma a più strati, un velo sull’altro, richiamando così il Divisionismo, filtrato dal rigore mentale dell’artista, dalle atmosfere irreali create sapientemente, dove egli mette a fuoco allucinazioni dello spirito grazie alla precisione del segno e all’evocatività del colore.
Andiamo ora a Modena per una mostra fotografica. La Raccolta della Fotografia troverà spazio in sala grande della Galleria Civica della città dove sarà presentata una scelta di ritratti di grandi artisti scattati da maestri della fotografia italiani e stranieri. Tra i protagonisti ritratti Alighiero Boetti, Salvador Dalì, Max Ernst, Franco Fontana, Jannis Kounellis, Piero Manzoni, Pino Pascali, Pablo Picasso, Robert Rauschenberg, Andy Warhol, fotografati da autori come Claudio Abate, Lucien Clergue, Giorgio Colombo, Robert Doisneau, Carlo Fei, Gianfranco Gorgoni, Annie Leibovitz, Silvia Lelli, Uliano Lucas, Roberto Masotti, Arnold Newman, Paolo Pellion di Persano, Roger Pic, August Sander, Alberto Schommer, Paolo Terzi. L’allestimento presenta alcune opere che documentano importanti eventi artistici di cui furono protagonisti diversi autori italiani nel corso degli anni Sessanta e Settanta. Fra queste lo scatto di Claudio Abate dell’installazione di Jannis Kounellis Cavalli presentata nel 1969 alla Galleria L’Attico di Roma; oppure quella di Giorgio Colombo del “Vascello Fantasma” con cui Mario Merz ha partecipato alla Biennale di Venezia del 1972. Tra le opere selezionate vi sono anche scatti familiari al grande pubblico, ormai entrati nell’immaginario popolare ma la cui appartenenza alla Raccolta della Galleria è ancora poco nota.
tra queste spicca il celebre ritratto di Yoko Ono e John Lennon scattato da Annie Leibovitz nel 1980 a poche ore dall’assassinio dell’ex Beatle. La sequenza delle fotografie sarà intervallata da due documenti filmati di grande interesse, il cortometraggio su Pablo Picasso girato da Luciano Emmer nel 1954 e “Pog goes the Easel”, precoce resoconto sulla Pop Art inglese realizzato da Ken Russel nel 1962. Nelle sale superiori l’allestimento propone opere su carta della prima metà del Novecento dalla Raccolta del Disegno della Galleria civica. Si tratta del primo appuntamento di una serie che mostrerà attraverso un excursus storico e cronologico le opere della raccolta.
Sempre fotografia a Reggio Emilia con una mostra monografica su McCullin dal titolo Fotografie della guerra e della pace (1958-2011). Don McCullin (Londra, 1935), uno dei miti della fotografia del Novecento, è stato il testimone di molti dei conflitti e delle tragedie umanitarie che hanno connotato la seconda metà del secolo appena trascorso. A coinvolgerlo come fotografo e fotoreporter sono state, e sono, le sofferenze collettive, siano esse frutto di conflitti dichiarati, e quindi guerre, rivolte, conflitti etnici, che di tragedie ed emergenze sociali: le gang urbane, le diverse emarginazioni, il dramma dell’Aids in Africa. Quello proposto a Reggio è un percorso di enorme potenza espressiva, lungo 160 immagini - fotografie rigorosamente in bianco e nero, tutte stampate personalmente da McCullin - scattate in alcuni dei teatri in cui McCullin ha volontariamente scelto di essere presente. Nella mostra scorrono sotto i nostri occhi conflitti aspri e sanguinosi e apocalissi umanitarie: la costruzione del muro di Berlino, il conflitto tra Greci e Turco-Ciprioti a Cipro, la guerra in Congo, nello stesso anno; la lunga guerra del Vietnam, culminata nella terribile offensiva del Têt, la guerra civile e la carestia in Biafra, la guerra nella Cambogia dei Khmer Rossi, la guerra civile in Irlanda del Nord, il colera nel Bangladesh, la feroce guerra tra milizie cristiane e palestinesi in Libano, fino ai massacri di Sabra e Shatila, i lebbrosi e i poveri dell’India, le vittime dell’Aids e della tubercolosi nell’Africa meridionale. Le immagini di McCullin sfidano la nostra indifferenza e passività, sia per la loro drammaticità e forza di impatto, in ogni fotografia il nero e l’ombra sono sempre in agguato, cingendo d’assedio la luce, sia per la perenne capacità di compassione, anche nelle vicende più estreme, per le persone e per la dignità propria di ogni essere umano.
Ultima tappa emiliana è nel capoluogo, a Bologna, per una mostra che vuole far conoscere e riscoprire la figura di Luigi Marsili. Nobile, soldato, diplomatico, uomo di scienza, geografo, naturalista, collezionista. Cosmopolita per vocazione, la sua vita è un racconto di mille avventure tra Venezia, Vienna, Istanbul, Londra, Amsterdam e Parigi. Fu addirittura venduto come schiavo a un pascià turco, dopo essersi arruolato come volontario con l’Imperatore Leopoldo I, nel 1862. Il conte Luigi Ferdinando Marsili (1658-1730) fu anche colui che devolvette a Bologna, la sua città, tutti i beni quando nel 1711 fondò, a Palazzo Poggi, l’Istituto delle Scienze. Nel tentativo di fermare lo stato di decadenza dell’antica Università dell’Archiginnasio, Marsili progettava una nuova istituzione che rilanciasse la ricerca scientifica, ad imitazione delle esperienze già avviate nell’Europa settentrionale (un nome su tutti, Isaac Newton, che conobbe durante i suoi viaggi). Marsili mise a disposizione dell’Istituto una cospicua dotazione di libri, un’attrezzatura scientifica d’avanguardia insieme a collezioni naturalistiche e a reperti archeologici raccolti durante le sue campagne militari e scientifiche o acquistati presso librai e costruttori di strumenti in varie parti d’Europa. Quando alla fine del Settecento l’Istituto delle Scienze fu soppresso, la sua “donazione” fu divisa tra i laboratori dell’Università, mentre la gipsoteca dell’Accademia Clementina, associata all’Istituto, fu di base alla costituzione dell’Accademia di Belle Arti. All’indomani dell’unificazione, le collezioni antiche trovarono collocazione presso il Museo Civico Archeologico, le armi e i trofei turcheschi arricchirono le collezioni del futuro Museo Civico Medievale, mentre la biblioteca di Marsili restò quale primo nucleo storico dell’attuale Biblioteca Universitaria. Proprio per tale motivo la mostra si snoda su ben cinque sedi espositive ed in ognuna si possono ammirare reperti, strumenti, gessi…che dicono della curiosità e molteplicità di interessi di questo illuminista bolognese.
La prossima tappa è a Pisa per una mostra dedicata all’oriente dal titolo Oman. Il paese di Sindbad il marinaio. L’Oman, Sultanato situato nella parte sud orientale della Penisola Arabica, è da sempre ponte tra Oriente e Occidente, e fin dall’antichità ha svolto un ruolo chiave nello scambio di merci, persone, idee e culture, costituendo un punto di intermediazione culturale e commerciale con i paesi sull’Oceano Indiano, la Cina, il Mediterraneo. Gran parte della sua passata fortuna è dovuta al commercio dell’incenso, che si intreccia con la storia di due importanti porti, Khor Rori ed Al Balid che verranno illustrati attraverso fotografie, ricostruzioni e oggetti provenienti dai recenti scavi archeologici. I siti di provenienza sono stati dichiarati Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco.
Concludiamo a Roma con una mostra di sculture presso il Museo di Palazzo Sciarra. Con circa un centinaio di opere viene raccontata una storia lunga più di diciotto secoli grazie all’unicità delle collezioni private custodite dalla Fondazione Roma, grazie ad esser è possibile seguire l’evoluzione della scultura nostrana dalle glorie dell’età imperiale romana fino ai più recenti sviluppi neoclassici ed oltre. La raccolta presenta un’antologia non comune, che spesso fa a meno dei nomi celebri, affidandosi all’abilità di anonimi scultori. Fonti primarie per l’esposizione sono le due grandi collezioni del critico d’arte Federico Zeri e della famiglia Santarelli, raccolte che, nella loro diversa impostazione, condividono il preciso proposito di rintracciare nella statuaria la storia della città eterna. Il criterio cronologico cede presto il posto ad una divisione secondo le maggiori o minori dimensioni degli esemplari, scelta curatoriale che rende il percorso avvincente e stimolante, seppure a tratti ostico. Grande spazio è lasciato ai piccoli frammenti ed ai bellissimi campionari di marmo colorato, orgoglio della collezione Santarelli.
La vita condivisa
Milano – Palazzo delle Stelline
15 maggio 2012 – 1 luglio 2012
Orari: martedì – domenica 10.00-19.00; giovedì 10.00-11.00
Informazioni: www.lavitacondivisa.it
Ingresso gratuito

L’Ultima cena di Tintoretto
Milano – Museo Diocesano
14 giugno 2012 – 19 giugno 2012
Orari: giovedì – martedì 10.00-24.00; lunedì 10.00-18.00
Informazioni: www.museodiocesano.it
Ingresso gratuito

Carlo Ceresa (1609-1679). Un pittore del Seicento lombardo tra realtà e devozione
Bergamo – Museo Adriano Bernareggi
10 marzo 2012 – 24 giugno 2012
Orari: martedì – domenica 10.00-19.00, giovedì 10.00-22.00, chiuso lunedì
Biglietti: 9€ intero, 6€ ridotto
Informazioni: www.mostraceresa.it

Incidere la luce
Pavia – Scuderie del Castello Visconteo
17 marzo 2012 – 1 luglio 2012
Orari: martedì-mercoledì-venerdì 10.00-13.00/ 15.00-19.00; sabato-domenica 10.00-13.00/14.00-20.00; giovedì 10.00-13.00/15.00-21.00, chiuso lunedì
Biglietti: 7€ intero, 5€ ridotto
Informazioni: www.scuderiepavia.com

Vincenzo Gonzaga (1562-1612). Il fasto del potere
Mantova – Museo Diocesano Francesco Gonzaga
18 febbraio 2012 – 10 giugno 2012
Orari: martedì – domenica 9.30-12.00/15.00-17.30, chiuso lunedì
Biglietti: 6€ intero, 4€ ridotto
Informazioni: www.vincenzogonzaga.it ; www.museodiocesanomantova.it ; www.museofgonzaga.it

Avere una bella cera. Le figure di cera a Venezia e in Italia
Venezia – Palazzo Fortuny
10 marzo 2012 – 25 giugno 2012
Orari: lunedì – domenica 10.00-18.00, chiuso martedì
Biglietti: 10€ intero, 8€ ridotto
Informazioni: www.fortuny.visitmuve.it

Williamo Congdon e Venezia (1948-1960). Uno sguardo americano
Venezia – Ca’ Foscari Esposizioni
5 maggio 2012 – 8 luglio 2012
Orari: lunedì – domenica 10.00-18.00, chiuso martedì
Biglietti: 10€ intero
Informazioni: www.fondazionecafoscari.it

Divina Commedia. Le visioni di Dorè, Scaramuzza, Nattini
Parma – Fondazione Magnani Rocca
31 marzo 2012 – 1 luglio 2012
Orari: martedì – venerdì 10.00-18.00; sabato – domenica 10.00-19.00, chiuso lunedì
Biglietti: 9€ intero, 5€ ridotto
Informazioni: www.magnanirocca.it

La collezione della Galleria Civica di Modena. Fotografie e disegni delle raccolte
Modena – Palazzo Santa Margherita (C.so Canalgrande 103)
17 marzo 2012 – 10 giugno 2012
Orari:mercoledì-venerdì 10.30-13.00/16.00-19.30; sabato – domenica 10.30-19.30; chiuso lunedì e martedì
Informazioni: www.galleriacivicadimodena.it
Ingresso gratuito

Don McCullin. Fotografie della guerra e della pace (1958-2011)
Reggio Emilia – Palazzo Magnani
11 maggio 2012 – 15 luglio 2012
Orari: tutti i giorni 16.00- 23.00, chiuso lunedì
Biglietti: 7€ intero, 5€ ridotto
Informazioni: www.palazzomagnani.it

Il mondo di Luigi Ferdinando Marsili
Bologna – Museo di Palazzo Poggi; Biblioteca Universitaria BUB; Accademia di Belle Arti
20 aprile 2012 – 30 giugno 2012
Per orari e biglietti vedere le singole sedi
Informazioni: www.museopalazzopoggi.unibo.it

Oman. Il paese di Sindbad il marinaio
Pisa – Museo di San Matteo
6 giugno 2012 – 7 luglio 2012
Orari: giorni feriali 8.30-19.00; festivi 8.30-13.30
Biglietti: 5€ intero, 2,50€ ridotto

Sculture della Collezione Santelli e Zeri
Roma – Fondazione Roma Palazzo Sciarra
14 aprile 2012 – 1 luglio 2012
Orari: martedì – domenica 11.00-20.00, chiuso lunedì
Biglietti: 10€ intero, 8€ ridotto
Informazioni: www.fondazioneromamuseo.it