Proposte di mostre per aprile 2012

Fonte:
CulturaCattolica.it
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Le proposte per il mese di aprile, mese in cui anche le vacanze di Pasqua possono essere una bella occasione, sono concentrate per la maggior parte su mostre d’arte contemporanea. Vale la pena, ogni tanto, fare una capatina in una rassegna d’arte contemporanea, arte già storicizzata, per rendersi conto di ciò che è oggi l’arte con le sue peculiarità e novità e i suoi lati negativi.

Fa eccezione la prima delle mostre che presentiamo. Si trova a Milano ed è dedicata ad un grande classico della pittura italiana, Tiziano Vecellio, nell’opera del quale si indaga la presenza e i caratteri del paesaggio, che piano piano diventa tema a se stante. Sono in mostra oltre 50 tele del genio del Quattrocento per riflettere sul rapporto tra paesaggio come prospettiva e visione soggettiva del territorio e paesaggio come costruzione vera e propria dell’ambiente. Le opere provengono da alcuni dei maggiori musei americani ed europei . In particolare in mostra si potranno ammirare due capolavori - la Crocifissione nel paesaggio di Giovanni Bellini e La prova del fuoco di Giorgione - che accompagnano un celebre dipinto giovanile di Tiziano, La sacra conversazione. Seguendo il modificarsi della funzione del paesaggio, il percorso si sviluppa poi attraverso le sale, in cui le opere di Palma il Vecchio, Cima da Conegliano, Veronese, Bassano - fino alla chiusura con lo straordinario Narciso di Tintoretto - sono accostate ad altri dipinti di Tiziano, chiaramente interpreti di questa novità, come L’Orfeo e Euridice, La Nascita di Adone, Tobiolo e l’angelo, L’adorazione dei pastori.

Spostiamoci ora in Romagna, a Rimini per una rassegna curata Linea d’Ombra di Goldin in occasione dei quindici anni di fondazione della società stessa. Rassegna, come peraltro quella di San Marino, sempre di Goldin, di non molto approfondimento culturale, ma di grande attrattiva per le opere d’arte che il curatore è riuscito a far arrivare a Rimini. Di ognuna delle principali nazioni che hanno dato lustro alla storia dell’arte, è stato scelto il secolo, o i secoli, di maggior gloria, e all’interno di quel secolo, specialmente per l’Italia, la realtà “regionale”maggiormente rappresentativa. A solo titolo di esempio, il Settecento italiano sarà riservato alla pittura veneziana da Canaletto a Guardi, da Tiepolo a Bellotto. E quelli verranno rappresentati nella mostra con una scelta di opere che sia in grado di circoscriverli al meglio. Così come la Toscana e il Veneto nel Cinquecento, il caravaggismo nel Seicento, ancora una volta a titolo di mero esempio. In questo modo si otterrà una visione ampia e globale delle principali personalità che hanno indelebilmente segnato il corso della storia dell’arte degli ultimi cinque secoli, sia in Europa che in America. Le sezioni della mostra sono: Pittura a Venezia nel ’400 e ’500; Pittura in Italia nel ’500 e nel ’600, Pittura a Venezia nel ’700, El Siglo de oro in Spagna, La Golden age in Olanda, Pittura in Inghilterra tra ’700 e ’800, L’Età dell’Impressionismo, Pittura nel XX secolo in Europa. Con questa rassegna un visitatore può farsi un’idea del meglio della pittura occidentale.

Arriviamo a Roma per una mostra di vedute della Città Eterna di vedutisti europei settecenteschi. La mostra presenta una selezione di oltre settanta opere - acquerelli e incisioni selezionati dalla raccolta grafica del Museo di Roma - realizzate durante il soggiorno in città di pittori legati quasi tutti alla cerchia che gravitava intorno all’Accademia di Francia. La prestigiosa istituzione, creata da Luigi XVI per consentire ai giovani artisti francesi di perfezionarsi a Roma, dopo la prima sede in Palazzo Mancini a via del Corso, ancora oggi è ospitata nella Villa Medici dove fu trasferita, nel 1803, per volere di Napoleone.
Gran parte delle opere presentate provengono da due importanti collezioni del Museo di Roma: la raccolta di Basile de Lemmerman (Tiflis 1898-Divonne le Bains 1975) e quella di Anna Laetitia Pecci-Blunt (Roma 1885-Marlia1971). Entrambi raffinati e appassionati collezionisti di opere dedicate a Roma, ne scongiurarono la dispersione prendendo con grande lungimiranza la decisione di donarle a una istituzione pubblica. Roma, secondo una consuetudine consolidatasi nell’Ottocento, rappresentava una tappa irrinunciabile nella formazione intellettuale di ogni giovane europeo di buona famiglia. Le opere in mostra costituivano una produzione artistica destinata per lo più ad un raffinato pubblico di viaggiatori stranieri con l’intento di soddisfare la crescente richiesta a seguito del viaggio “di istruzione e di piacere” in Italia. Acquerelli e incisioni mostrano visioni insolite della Roma del tempo dove si alternano il Foro Romano e il Colosseo, Villa Borghese e Castel Sant’Angelo, San Pietro e il Pincio, Ponte Milvio e il sepolcro di Cecilia Metella. Non mancano le struggenti, preromantiche, visioni della campagna romana, immagini di un’epoca nella quale non era semplice spostarsi in luoghi ancora selvaggi e poco ospitali.
Capitale internazionale e allo stesso tempo piccola città, sede di accademie, crocevia per artisti e intellettuali di fama, ma piuttosto pericolosa di notte per chi girovagasse per le sue strade, Roma presentava all’epoca molte contraddizioni. Lo stato pontificio era uno dei più arretrati d’Europa e, malgrado le presenze cosmopolite, la città appariva una realtà immobile. Anche i pittori sembravano impegnati in una lotta per rintracciare tra il verde, le rovine, gli alberi e la pietra le tracce di una Roma antica che faticavano ad emergere.

Facciamo un bel salto temporale per arrivare alla fine dell’Ottocento con il movimento pittorico chiamato Divisionismo, il corrispettivo italiano dell’Impressionismo francese, o forse meglio del post-Impressionismo. Una mostra dedicata a tale movimento pittorico si tiene a Rovigo, presso la sede espositiva di Palazzo Roverella. Il periodo che questa mostra illumina è quello tra il 1890 e l’indomani della Grande Guerra. Negli anni in cui in Francia Signac e Seraut “punteggiano” il Neo Impressionismo, anche in Italia diversi artisti si confrontano con l’uso "diviso" dei colori complementari. E lo fanno con assoluta originalità. E’, come afferma il sottotitolo della mostra, la luce del moderno che essi così magistralmente creano e interpretano. Sono sperimentazioni che consentono agli artisti che si affacciano alle soglie del Novecento di affrontare con tecnica spesso audace e coraggiosa le tematiche del nuovo secolo, dal mutato rapporto con la realtà agreste all’evoluzione della città moderna, dalle scoperte scientifiche agli incombenti conflitti sociali. E’ la prima effettiva cesura rispetto agli stili del passato, prima delle avanguardie. Nel Divisionismo italiano i puntini e le barrette colorate dei francesi diventano filamenti frastagliati che invece di accostarsi spesso si sovrappongono. Ma ciò che è veramente diverso è lo spirito: qui la nuova tecnica pittorica aiuta a rappresentare, meglio di altre, l’intimità, l’allegria, lo spiritualismo, il simbolismo, l’ideologia anche politica. Ovvero i sentimenti, le passioni, le istanze che univano quella generazione di artisti. Pittura di luce, colore ma anche e soprattutto pittura di emozioni. La mostra vuole valorizzare figure come quella di Vittore Grubicy de Dragon e il suo Divisionismo fatto di musica e di ricerca scientifica. Poi Plinio Nomellini, icona del Divisionismo tra Toscana e Liguria, prototipo di quelle diverse dimensioni territoriali che sono forse la maggiore ricchezza del movimento e che questa mostra mette, per la prima volta, in giusta evidenza. Troviamo poi i cosiddetti maestri: Previati, Segantini, Morbelli, Pellizza da Volpedo. E ancora il ricordo della storica Sala Divisionista della Biennale del 1914. Per giungere alla straordinaria stagione divisionista di artisti come Giacomo Balla, Umberto Boccioni, Gino Severini, Carlo Carrà e alla Secessione Romana. Ultimi, emozionanti bagliori di una vicenda artistica che va a concludersi, per sfociare nel rivoluzionario “nuovo” del Futurismo. Ed è l’avvio di un’altra grande storia tutta italiana.

Grande scultore, a Wildt Forlì dedica una suggestiva mostra monografica. Adolfo Wildt (Milano, 1868-1931) è il genio dimenticato del Novecento italiano. Per lungo tempo, nonostante i riconoscimenti e la fama raggiunti in vita - gli fu assegnata per chiari meriti la cattedra di scultura nella prestigiosa Accademia di Brera a Milano e fu nominato Accademico d’Italia - il suo apprezzamento da parte della critica è rimasto controverso. Solo ora si torna finalmente a considerarlo tra i massimi scultori del Novecento. Estraneo al mondo delle avanguardie e anticonformista, capace di fondere nella sua arte classico e anticlassico, Wildt è un caso unico in questo suo essere in ogni istante tutto e senza luogo. Il passato non è più un flusso lineare di cose trascorse ma, come insegna Baudelaire, un tempo nuovo, decadenza e modernità assieme, una vasta landa di significati cristallizzati - Egitto e Grecia, Gotico e Rinascimento - che sopravvivono l’uno accanto all’altro, disponibili all’uso e al rischio dell’interpretazione. La sua incredibile eccellenza tecnica e lo straordinario eclettismo furono attaccati sia dai conservatori - che non lo vedevano allineato per i contenuti ancora pervasi dal Simbolismo e per le scelte formali caratterizzate da richiami gotici ed espressionisti estranei alla tradizione mediterranea e all’arte di regime - sia dai sostenitori del moderno che mettevano in discussione la sua fedeltà alla figura, la vocazione monumentale, il continuo dialogo con i grandi scultori e pittori del passato, e la predilezione della scultura come esaltazione della tecnica e del materiale tradizionalmente privilegiato, il marmo, che lui sapeva rendere con effetti sorprendenti sino alla più elevata purificazione dell’immagine. Questi aspetti, che ne hanno condizionato per lungo tempo la fortuna, esercitano oggi su di noi un fascino nuovo che solo una grande mostra può finalmente restituire.

Quando uno dice America dice modernità per eccellenza. In contemporanea con la mostra di Rimini, Goldin ha organizzato a San Marino una rassegna dedicata alle espressioni artistiche americane del XX secolo. Poche sono le mostre che l’Italia ha dedicato alla pittura americana del XX secolo, una rassegna che la analizzi e la percorra completamente. L’esposizione di San Marino non ha ovviamente l’ambizione di tracciare questo percorso nella sua interezza, perché il numero di opere, diciotto in tutto, non lo consente. Ma si presenta comunque come la prima circostanza in cui, attraverso nomi celebri, la vicenda pittorica statunitense del Novecento viene almeno raccontata lungo tutto lo scorrere del secolo. L’esposizione prende in considerazione tutti i momenti fondamentali, a partire dal realismo di Edward Hopper da un lato e di Thomas Hart Benton dall’altro, fino all’esperienza così particolare di Giorgia O’Keeffe. Già da questi primi nomi si comprende come la partenza della rassegna sammarinese sia straordinaria, con il realismo adamantino e stordente di Hopper, la cosiddetta visione regionale di Benton e la secchezza in cui si mescolano descrizione e metafisica della O’Keeffe. A questa prima fase succede quella, indimenticabile, della grande astrazione americana. Divisa in mostra tra una parte più gestuale e una in cui il colore pare distendersi libero e indicare anche il senso della costruzione e della forma. Tutti i nomi più celebri vi sono compresi, a cominciare ovviamente da quello di Jackson Pollock, presente con due grandi tele, la prima del 1949 e la seconda del 1952. Poi ancora Franz Kline, con un grandi dipinto del 1960, dunque il momento migliore del suo lavoro.

Ancora moderni, ma questa volta a Vercelli dalla collezione Guggenheim. Con circa quaranta opere, tra dipinti e sculture, tutte sceltissime, che ricostruiscono in modo puntuale l’arco cronologico della carriera dei tre artisti, l’esposizione ripercorre, dagli esordi alla celebrità, la carriera artistica dei giganti dell’avanguardia, Miró, Mondrian, Calder. I Guggenheim, si sa, sono stati esempio di collezionismo lungimirante delle avanguardie. Peggy e Solomon hanno scommesso su artisti che sono diventati pietre miliari della storia dell’arte del Novecento, collezionando opere che rappresentano oggi a tutti gli effetti le “radici” da cui sono nati i protagonisti dell’arte del XX secolo. Miró, Mondrian, Calder, i tre grandi maestri proposti da questa mostra, emergono in maniera prominente dalle loro collezioni . I tre incarnano, a tutti gli effetti, uno dei paradigmi dell’avanguardia del XX secolo: Joan Miró con il suo poetico Surrealismo da una parte, Piet Mondrian con la pura astrazione dall’altra, e la scultura di Alexander Calder, con le sue componenti surrealiste e astratte, entrambe riflesso dell’immaginario artistico dei due pittori, al centro.

Ritorniamo a Milano per una piccola mostra dedicata alla pittura primitiva del Sud America, realizzata dal Museo Popoli e Culture del Pime. L’esposizione propone un’immersione nel mondo esotico della pittura naif dell’America latina, attraverso una selezione di opere che riportano lo sguardo a quel “paesaggio azteco e alle foreste dove crescevano manghi e ananas”, descritto da Apollinaire nell’ode del 1908 dedicata al Doganiere Rousseau, figura simbolo della pittura naif. Provenienti da Haiti, Brasile, Guatemala, Honduras, El Salvador e Repubblica Dominicana, i pittori selezionati ci mostrano - ciascuno con il proprio stile e la propria particolare biografia - un mondo reale, fatto di elementi concreti e quotidiani come il lavoro, la foresta, gli animali, le feste di villaggio, ma reso meraviglioso, colorato e quasi magico dagli occhi e dalle visioni ingenue e autonome di questi artisti.

Dopo l’innocenza naif arriviamo con un artista contemporaneo, Cassinari, a cui la Galleria Ricci Oddi di Piacenza, sua città natale, dedica una mostra monografica. Nei cent’anni della nascita di Bruno Cassinari (1912–1992), viene proposto un omaggio all’artista, focalizzato sulla sua fondamentale stagione “mediterranea” degli anni ’50. In mostra sarà concentrata una precisa selezione di opere, una quarantina in tutto, le fondamentali della grande stagione “mediterranea”, dal momento in cui l’artista, nell’estate del 1949, aprì il suo studio ad Antibes alla riapertura, nel 1962, dello studio a Gropparello con la rinascita della nuova stagione “terragna”: di espressionismo gestuale e materico. Sono gli anni in cui Cassinari entra in contatto con l’arte di Picasso, Braque, Chagall, a cui si integra la riflessione sulla fase finale di Matisse. All'inizio campeggiano le grandi tele della pesca ad Antibes, "mute cariatidi che contemplano da secoli gli arrivi e le partenze dei piccoli e grandi navigli" secondo l'autore, che dirà a Lionello Venturi nel 1955 "Credo troppo nel colore del mare, davanti a cui lavoro per tanti mesi". Le tele della pesca, il cui primo sbocco riccamente cromatico e fantasmagorico è rappresentato nel 1953 da Pesca con le lampare e dal Porto di Antibes, prototipo di una lunga serie di vedute a volo d'uccello, si confrontano con i grandi nudi. Questi partono dal Nudo disteso del 1951 della collezione Boschi della GAM, e dalla modella Nude, ultimo omaggio in verticale a Modigliani e nel contempo prototipo di infinite variazioni lungo tutta la vita dell'artista. La sintesi ma anche lo sbocco finale dell'intero decennio esplode nelle raggiere e nei vortici verdebruni della ritrovata Gropparello del 1959. L'Estate non più marina del 1961 e soprattutto il maelstrom padano del Grano maturo del 1964 aprono la strada ai decenni successivi.
Concludiamo con due mostre dedicate a Klimt, la prima a Milano, la seconda a Venezia .

Milano
ricorda i 150 anni della nascita del pittore con una mostra sui disegni preparatori del fregio di Beethoven. Il percorso espositivo si apre con i manifesti originali della Secessione viennese realizzati tra gli altri da Koloman Moser, Alfred Roller, Ferdinand Hodder e Leopold Stolba per le singole Esposizioni del movimento e appartenenti alla Collezione Salce della Soprintendenza per i beni storici, artistici ed etnoantropologici per le province di Venezia, Belluno, Padova e Treviso. Completano l’esposizione alcuni numeri della celebre rivista “Ver Sacrum”, lo strumento più alto realizzato dagli artisti appartenenti al movimento secessionista, custode della poetica dell’arte totale – Gesamtkunstwerk. La mostra guiderà il visitatore alla comprensione del capolavoro klimtiano, cogliendo i motivi grafici principali della composizione insieme alla forte simbologia e alle numerose allegorie che ne emergono. Un team di scenografi e decoratori darà infatti vita alla parziale riproduzione del celeberrimo Fregio di Beethoven in scala 1:1. Il Fregio sarà posizionato in una sala dedicata all’interno della sede espositiva in cui risuoneranno le note della Nona Sinfonia di Ludwig van Beethoven.

A Venezia presso il Museo Correr una rassegna che ricorda i quasi cento della partecipazione del Maestro alla Biennale di Venezia (1910), Titolo della mostra "Gustav Klimt nel segno di Hoffmann e della Secessione" presenta grazie ad un ciclo eccezionale di dipinti, a rari e preziosi disegni, mobili e raffinati gioielli, ma anche elaborate ricostruzioni e interessanti documenti storici, la genesi e l’evoluzione, in ambito architettonico e pittorico, dell’opera di Klimt e di quanti con lui diedero vita alla Secessione viennese, personaggi come Minne, Jan Toorop, Fernand Khnopff, Koloman Moser, e soprattutto l’amico di tante avventure intellettuali e progettuali, Josef Hoffmann. Nelle sale del Correr sono riunite per la prima volta insieme la Giuditta I (1901) e l’opera Giuditta II (1909), acquistata alla Biennale del 1910 per la Galleria Nazionale Moderna di Ca’ Pesaro, oltre ad alcuni capolavori del Belvedere di Vienna, l’istituzione proprietaria della più consistente collezione di olii su tela di Klimt, e altri provenienti da collezioni pubbliche e private tra cui Lady davanti al camino (1897/98) e Gli amanti (1901/1902), Hermine Gallia (1904), Il Girasole (1907).

Tiziano e la nascita del paesaggio moderno
Milano – Palazzo Reale
16 febbraio 2012 – 20 maggio 2012
Orari: lunedì 14.30-19.30; martedì, mercoledì, venerdì, domenica 9.30-19.30; giovedì, sabato 9.30-22.30.
Biglietti: 9€ intero, 7,50€ ridotto, 4,50€ scuole
Informazioni: www.mostratiziano.it

Da Vermeer a Kandinsky. Capolavori dai musei del mondo a Rimini
Rimini – Castel Sismondo
21 gennaio 2012 – 3 giugno 2012
Orari: lunedì – venerdì 9.00-19.00; sabato- domenica 9.00-20.00
Biglietti: 10€ intero, 8€ ridotto
Informazioni: www.lineadombra.it

Luoghi comuni. Vedutisti francesi a Roma tra il XVIII e il XIX secolo
Roma – Museo di Roma (Palazzo Braschi, Piazza Navona 2)
8 febbraio 2012-27 maggio 2012
Orari: martedì-domenica ore 10.00-20.00, chiuso lunedì
Biglietti: 4€ intero, 3€ ridotto
Informazioni: www.museodiroma.it

Il Divisionismo. La luce del moderno
Rovigo – Palazzo Roverella
25 febbraio 2012 – 24 giugno 2012
Orari: feriali 9.00-19.00; sabato 9.00-20.00; festivi 9.00-20.00
Biglietti: 9€ intero, 7€ ridotto
Informazioni: www.mostradivisionismo.it

Wildt. L’anima e le forme
Forlì – Musei San Domenico
28 gennaio 2012 – 17 giugno 2012
Orari: martedì – venerdì 9.30-19.00; sabato – domenica 9.30-20.00, chiuso lunedì.
Biglietti: 10e intero, 7€ ridotto
Informazioni: www.mostrawildt.it

Da Hopper a Warhol. Pittura americana del XX secolo a San Marino
Repubblica San Marino – Palazzo SUMS
21 gennaio 2012 – 3 giugno 2012
Orari: lunedì – venerdì 10.00-18.00; sabato – domenica 10.00-19.00
Biglietti: 5€ intero, 3€ ridotto
Informazioni: www.lineadombra.it

I giganti dell’Avanguardia: Mirò, Mondrian, Calder e le collezioni Guggenheim
Vercelli – ARCA, Chiesa di San Marco
3 marzo 2012 – 10 giugno 2012
Orari: tutti i giorni 8.00-19.00; sabato e festivi 8.00-20.00
Biglietti: 9€ intero
Informazioni: www.guggenheimvercelli.it

Il reale e il meraviglioso. Pittura naïf dell’America Latina
Milano – Museo Popoli e culture (Via Mosè Bianchi 94)
20 gennaio 2012 – 15 luglio 2012
Orari: lunedì – sabato 9.00-12.30/14.00-18.00; chiuso domenica e festivi.
Biglietti: 5e intero, 3€ ridotto
Informazioni: www.museopopolieculture.it

Cassinari. Mediterraneo
Piacenza – Galleria Ricci Oddi
17 marzo 2012 – 27 maggio 2012
Orari: martedì- giovedì 9.30 - 12.30; venerdì- domenica 9.30- 12.30/15.00 - 18.00; lunedì chiuso, ultimo giovedì del mese gratuito
Biglietti: 5€ intero, 3,50€ ridotto
Informazioni: www.riccioddi.it

Gustav Klimt. Disegni intorno al fregio di Beethoven
Milano – Spazio Oberdan
4 febbraio 2012 – 6 maggio 2012
Orari: martedì - giovedì 10.00-22.00; mercoledì, venerdì, sabato- domenica 10.00-19.30, chiuso lunedì
Biglietti: 8€ intero, 7€ ridotto
Informazioni: www.klimtmilano.com

Klimt nel segno di Hoffman e della Secessione
Venezia – Museo Correr
24 marzo 2012 – 8 luglio 2012
Orari: lunedì –domenica 10.00-19.00
Biglietti: 12€ intero, 10€ ridotto
Informazioni: www.correr.visitmuve.it ; www.mostraklimt.it