Marzo 2012 in mostra

Autore:
Roda, Anna
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Dopo le impreviste e copiose nevicate dello scorso mese, alcune giornate di sole e il clima più mite ci fanno ritornare il desiderio di uscire di casa. Ecco alcune delle mete che suggeriamo ai nostri lettori, mostre che spaziano dall’antropologia all’arte antica, dal collezionismo all’archivistica.

Vogliamo iniziare con una mostra realizzata a Roma, una mostra un po’ particolare, una mostra antropologica dedicata alla storia dell’umanità. Duecentomila anni fa l’Homo sapiens ha iniziato, da una piccola valle dell'odierna Etiopia, il viaggio che lo ha portato a colonizzare l'intero pianeta e a convivere con altre specie umane formando la grande varietà di popolazioni e di culture che conosciamo. Per la prima volta un gruppo internazionale di scienziati, appartenenti a differenti discipline e coordinati da Luigi Luca Cavalli Sforza, ha ricostruito le radici e i percorsi del popolamento umano. Genetisti, linguisti, antropologi e paleoantropologi hanno unito i risultati delle loro ricerche in un meraviglioso affresco della storia dell'evoluzione umana. Il risultato è una mostra internazionale, interattiva e multimediale che racconta in sei sezioni le storie e le avventure degli straordinari spostamenti, in larga parte ancora sconosciuti, che hanno generato il mosaico della diversità umana. La rassegna è moto ricca e si sviluppa in sei sezioni, con un particolare approfondimento sulla genesi dell’uomo in Italia. Infatti il nostro Paese è considerato come un caso esemplare e come un territorio arricchito allo stesso tempo dalla sua diversità biologica e culturale: due forme di evoluzione intrecciate, fra geni, popoli e lingue. Questo è il risultato storico di incessanti processi di migrazione che però non hanno impedito il formarsi di un'unità culturale, illustrata dalla nascita della lingua italiana molto prima che l'Italia diventasse una nazione.

Passiamo ora a Firenze per una mostra di particolare intensità religiosa. Nella suggestiva cornice del Battistero di San Giovanni possiamo ammirare tre preziose icone di arte antica russa della Galleria Statale Tretyakov di Mosca - per la prima volta in una chiesa dopo la loro musealizzazione dopo la Rivoluzione del 1917 . Si tratta dell'icona della Madre di Dio Odighitria, realizzata alla fine del XIII secolo a Pskov, uno dei centri artistici della Russia antica, dell’icona della Ascensione, risalente al 1408 e legata alla produzione artistica del maggiore pittore di icone della tradizione russa, il santo monaco Andrej Rublev, e infine dell’icona della Crocifissione del 1500 di Dionisij, che ci racconta in maniera decisamente suggestiva il suo drammatico contenuto teologico. L'Italia in cambio ha inviato a Mosca due grandi opere di Giotto da Bordone e della sua bottega. I due capolavori sono la Madonna col Bambino del 1280-1290, opera ben conosciuta del primo periodo artistico del genio fiorentino, e il Polittico di Santa Reparata, un doppio pentittico per altare, dipinto in verso e recto, realizzato nel 1305 ca. e attribuito solo in tempi recenti all’attività artistica del Parente di Giotto o dello stesso maestro.

Ritorniamo a Roma per un’altra mostra dedicata al collezionismo dei Borghese, dal titolo I Borghese e l’antico. La Galleria Borghese ospita i capolavori della più grande e importante raccolta di antichità esistente al mondo, restituendo alla collezione formata dal cardinal Scipione Borghese all’inizio del Seicento, la sua sede d’origine. Il patrimonio archeologico dei “marmi Borghese”, oggi gloria classica del Louvre, costituisce una delle più “sensazionali vendite mai avvenute”. Nel 1807 Camillo Borghese, marito di Paolina Bonaparte, accettò di vendere 695 pezzi tra statue, vasi e rilievi alla Francia per volontà del cognato Napoleone, che perseguiva il proposito autocelebrativo di dotare la capitale del suo impero del museo pubblico più importante delle arti universali – il Museo del Louvre, già Musée Central des Arts, che tra il 1803 e il 1815 prende il nome di Musée Napoléon. Incaricato da Napoleone di stimare la collezione Borghese in vista del suo acquisto, Ennio Quirino Visconti, antiquario di fama, fu il responsabile dell’acquisizione più importante della storia delle raccolte d’arte antica del Louvre. La scelta privilegiata dell’arte antica doveva dunque contribuire al prestigio dell’imperatore che si dichiarava erede della romanità. Le opere partirono per Parigi in due fasi e il valore commerciale dei pezzi calcolato inizialmente da Visconti è di circa 6 milioni di franchi ma la somma finale che viene pattuita effettivamente per la vendita risulta di 13 milioni di franchi. La formazione della raccolta Borghese di antichità si deve al cardinale Scipione Borghese, nipote di Paolo V, che acquista, a breve distanza di tempo, due collezioni: la prima nel 1607, quella di Lelio Ceoli, collocata nel palazzo eretto dal Sangallo in via Giulia; subito dopo, nel 1609, si assicura quella formata dallo scultore Giovanni Battista Della Porta. A questi due primi nuclei si aggiungono ben presto altre opere di straordinaria importanza, acquisite da altre collezioni o pervenute attraverso ritrovamenti fortuiti. Le sculture, inizialmente destinate alla residenza in Campo Marzio e a quella di Borgo, nonché alla villa sul Quirinale, furono ben presto trasferite, quasi per intero, nella villa suburbana, completata nel 1613 e concepita dal cardinale appositamente per l’esposizione delle sue collezioni di pittura e scultura. Anche alla fine del Settecento, quando la Villa Borghese fu rinnovata per volere del principe Marcantonio Borghese, furono le opere di scultura a determinare i punti focali dell’allestimento. Tra la fine del 1807 e il 1808, in seguito alla cessione a Napoleone Bonaparte, le sculture archeologiche della Villa furono trasportate a Parigi. La perdita di questa straordinaria collezione ebbe un impatto fortissimo sulle coscienze del tempo. Antonio Canova, che sulle sculture della Villa aveva condotto il suo appassionato studio dell’antico, l’avrebbe definita nel 1810 davanti a Napoleone “una incancellabile vergogna” per la famiglia che possedeva “la villa più bella del mondo”.

Passiamo ora ad un approfondimento sul Settecento con due mostre, una a Verona e l’altra a Conegliano Veneto.
A Verona troviamo una rassegna che vuole fare il punto sulla pittura veronese del secolo dei Lumi. La mostra è costituita di circa 150 opere pittoriche, stampe, disegni, libri antichi tutti tesi ad illustrare la ricchezza e la varietà delle arti nel secolo XVIII. Nel Settecento infatti si vennero delineare le riflessioni teoriche che portarono alle modernità di veduta del secolo successivo. In particolare la mostra vuole indagare tali novità nell’ambito locale, Infatti Verona è sempre riuscita a mantenere una sua autonomia rispetto alle correnti artistiche predominanti nella capitale, Venezia. Quindi molto spazio in mostra viene dato ad artisti veronesi come Antonio Rotari (1707-1762), pittore che alla corte degli zar e di Caterina la Grande ebbe notevoli riconoscimenti e Giambattista Cignaroli () promotore dell’Accademia d’Arte di Verona che ancora oggi porta il suo nome. I due artisti furono i campioni di un classicismo che inseriva anche note di innovazione e modernità, grazie anche alla protezione di Scipione Maffei. Accanto ai due protagonisti non mancheranno capolavori di altri veneti, quali Carlevarijs, Bernardo Bellotto e i due Tiepolo, Giambattista e Giandomenico. La ricchezza di tale rassegna si può ben comprendere dai titoli delle nove sezioni in cui è articolata: Verona negli occhi e nella fantasia dei pittori, Gli “antefatti”, I nuovi protagonisti: Balestra e Maffei, Il laboratorio delle idee: modelletti grafici e pittorici, Ritratti, Teste di fantasia, ritratti dell’anima, Verso il neoclassicismo, Verona e i Tiepolo, Libri illustrati.

La città di Conegliano (TV) invece dedica una mostra monografica a Bernardo Bellotto (1721-1780). Una quarantina di capolavori analizzeranno l’itinerario artistico di Bernardo Bellotto, scandendo le tappe fondamentali della sua carriera, dalle vedute di Venezia e delle città italiane – Firenze, Lucca, Roma, Milano, Torino, Verona – a quelle delle capitali europee: Dresda, Vienna, Monaco, Varsavia. A queste ultime verrà riservata un’attenzione particolare, con l’intento di far percepire ai visitatori le qualità di un singolarissimo modus pingendi dell’artista. La ristretta, ma qualitativamente superba, selezione di opere dei grandi artefici del genere, come Carlevarijs, Marieschi, Guardi e Canaletto, che con le loro innovazioni stilistiche hanno contribuito a diffondere universalmente il fenomeno del vedutismo e con esso il mito e l’immagine di Venezia, farà comprendere il contesto da cui si sviluppò il lavoro di Bellotto, il suo modo di costruire equivalenze pittoriche della realtà, arricchite di una straordinaria complessità, accuratezza dei particolari ed esatta osservazione e resa delle architetture. Al tempo stesso, consentirà al visitatore di cogliere l’evolversi della produzione vedutistica lungo tutto l’arco del Settecento. Il genere pittorico del vedutismo è stato oggetto negli ultimi decenni di molteplici studi, legati ad iniziative espositive che hanno sottolineato il crescente favore del pubblico per quello che viene concordemente considerato come il fenomeno più innovativo e caratterizzante nell’arte europea del XVIII secolo. La peculiarità delle caratteristiche ambientali e architettoniche e la presenza di alcuni maestri particolarmente dotati fecero di Venezia il luogo ideale per la sperimentazione di un nuovo modo di ritrarre la capitale della Repubblica Serenissima, fissandola in una dimensione senza tempo. Se Luca Carlevarijs contribuì in maniera decisiva alla svolta antibarocca dell’arte veneta evocando nei dipinti l’atmosfera distintiva della città e il valore mitico di una vicenda storica millenaria, Canaletto utilizzò quegli esempi per elaborare un repertorio di immagini organizzato con coerenza stilistica e una qualità espressiva assolutamente incomparabili. Su un piano diverso si svolge l’attività di Michele Marieschi che, riproducendo la città scenograficamente come un Gran Teatro, aprì la via alle visioni panoramiche di Francesco Guardi. Bernardo Bellotto, entrato giovanissimo come apprendista nell’atelier dello zio, si trovò in una condizione di assoluto privilegio, essendosi risparmiato un faticoso iter formativo, per affrontare direttamente gli specifici problemi del vedutismo. Questo vantaggio consentì all’allievo, prodigiosamente dotato, di bruciare le tappe di una carriera folgorante, portandolo ad operare al servizio delle prestigiose corti di Torino, Dresda, Vienna, Monaco, Varsavia.

Dopo il lieve e insieme razionale Settecento, giungiamo al più inquieto e misterioso Ottocento. La prima mostra che vogliamo evidenziare è stata organizzata a Reggio Emilia, presso la sede espositiva di Palazzo Magnani ed ha come titolo Incanti di terre lontane. Hayez, Fontanesi e la pittura italiana tra Otto e Novecento. Il grande senso di inquietudine e di insoddisfazione portò via via gli artisti ottocenteschi a spaziare nel tempo e nello spazio alla ricerca di mondi esotici, mondi di fantasia, Eden perduti. Poi lo sguardo degli artisti migrò ancora più ad Oriente, verso quelle culture e quelle atmosfere dell'estremo oriente altrettanto esotiche e forse ancora più incantevoli. Ed è su questo lontano Oriente, lo stesso che diviene popolare grazie ai romanzi d'avventura popolati da tigri o dal fumo conturbante dell'oppio, lo stesso che ammaliò tutta Europa grazie alle delicate armonie dei racconti e delle incisioni giapponesi, che si sofferma la grande mostra di Palazzo Magnani. I due protagonisti su cui si incentra la rassegna sono Hayez e Fontanesi. L'Oriente del primo è quello vicino, mediterraneo, non direttamente vissuto ma sapientemente evocato. Quello del secondo, invece, reggiano di nascita, è l'Oriente estremo, o almeno un lembo di esso, il lontano Giappone, regno che lo ospitò a lungo, onorandolo, e che lui a sua volta volle onorare. Intorno ai due, i molti altri che lungo gran parte di questo secolo, l'Ottocento appunto, hanno descritto gli incanti, le malie di terre ai più ignote e per questo ancora più affascinanti. L'attenzione dell'arte italiana per lo stile e le atmosfere naturalistiche estremo orientali era, sul finire del secolo, davvero notevole. Si innestava sulla “moda” del giapponismo che ha affascinato nel corso dell'Ottocento tutta Europa grazie in particolare alla diffusione delle raffinate stampe giapponesi ukiyo-e di artisti quali Utamaro, Hiroshige e Hokusai, che vengono avidamente collezionate da intellettuali, mercanti d'arte e, naturalmente, artisti. Ma i contatti tra l'arte italiana con l'estremo oriente saranno nella seconda metà dell'Ottocento più articolati e profondi, grazie alla progressiva apertura commerciale e politica di questi paesi verso l'Occidente. Molti artisti italiani compirono viaggi di lavoro, chiamati dai governi locali a portare la loro arte in quelle “remote contrade” e ebbero modo di comprenderne a fondo la cultura, i valori coloristici e le atmosfere che restituiranno in modo intenso nei loro schizzi e dipinti, con una capacità di penetrazione e racconto molto lontane dall'approccio “in stile” che aveva caratterizzato la moda europea.

Sempre Ottocento, ma questa volta a Pavia presso il Castello Visconteo, un Ottocento indagato nelle sue molteplici correnti artistiche, a partire dal Neoclassicismo fino al Simbolismo. La rassegna propone una selezione di circa 70 opere provenienti dai Musei Civici di Pavia e dalle maggiori collezioni pubbliche e private italiane. La grande rivalutazione della pittura italiana dell’Ottocento nelle sue diverse declinazioni tematiche e stilistiche ha determinato la volontà di mostrare al pubblico opere che, per esempi eccellenti, testimoniassero la ricchezza e varietà sia delle formule artistiche, sia dei generi, sia delle iconografie.

In mostra si possono ammirare opere di Appiani,Hayez, Piccio, Faruffini, Fattori, Lega, Signorini, De Nittis, Boldini, Zandomeneghi, Morbelli, Segantini,Previati, Pellizza da Volpedo e molti altri.
Attraverso il percorso nella pittura del primo Neoclassicismo, passando per le varie sfaccettature del Romanticismo storico e del Realismo e il confronto tra le diverse declinazioni della pittura di paesaggio espresse dalle scuole regionali - dai lombardi ai macchiaioli ai pittori meridionali - sino ad arrivare al Divisionismo e Simbolismo di fine secolo, è possibile raccontare la storia civile, la società, la cultura, le idee e i luoghi di una nazione che si è via via aggregata, mantenendo tuttavia peculiarità formali e contenutistiche.

Spostiamoci ancora a Roma per l’ennesima mostra dedicata ai 150 anni dell’Unità . In questo caso però non si tratta di una mostra retorica, celebrativa e magari un po’ scontata: l’originalità della rassegna è data dal fatto che potremo ammirare i testamenti di alcuni protagonisti della vita politica e culturale italiana. L’esposizione di questa prima raccolta pubblica di testamenti originali intende tratteggiare la dimensione umana di grandi personaggi noti principalmente per le loro virtù pubbliche. L’itinerario della mostra accompagna il visitatore negli spazi dell’Archivio Storico Capitolino che si aprono all’occhio curioso di chi intende approfondire gli aspetti più umani di personaggi quali Cavour,Verdi o Caruso. In questa occasione, il Consiglio Nazionale del Notariato ha disposto i lavori di restauro sul codicillo testamentario di Giuseppe Garibaldi, scritto di suo pugno il giorno prima di morire a Caprera. La data riportata infatti è quella del 1° giugno 1882: un documento straordinario che è esposto in mostra.

Sempre Ottocento ma con una prospettiva un po’ particolare quella del Giappone presentato attraverso delle fotografie d’epoca. Sede della rassegna è Venezia. La rassegna è costituita da oltre 150 stampe fotografiche originali realizzate in Giappone da grandi autori delle origini, giapponesi ed europei, nel periodo in cui, abbandonando un isolamento che durava da trecento anni, il Paese del Sol Levante si apriva all’occidente, e subito sperimentava l’arte nuova della fotografia, da poco nata in Europa. Tra le opere esposte, quelle dell’inglese di origine veneziana Felice Beato (1833-1907) che, con un piccolo gruppo di artisti giapponesi, diede vita a una tecnica particolare e allo stile detto della Scuola di Yokohama, riuscendo a unire l’avanguardia rappresentata dalla fotografia con la tradizione delle grafiche giapponesi. Si tratta di stampe fotografiche su carta all’albumina delicatamente colorate a mano da raffinati artigiani: immagini per lo più destinate ai viaggiatori stranieri, come esotici souvenir di viaggio. Le sezioni della mostra indagano la rappresentazione del paesaggio e della natura “educata” dalla cultura, il gusto dell’esotismo, gli stereotipi dell’immagine femminile e maschile, la relazione fra il sacro e il profano; per concludersi con le opere dei grandi interpreti della fotografia giapponese e straniera come Kusakabe Kimbei.

Ancora Ottocento a Genova con due grandi Maestri che dettarono anche il passaggio a stili e modi di sentire contemporanei, Van Gogh e Gauguin. Nell’aprile del 1897 Paul Gauguin è tornato a Tahiti da quasi due anni. Le sue condizioni di salute non sono buone e dipinge poco nella natura lussureggiante e davanti all’oceano, e invece molto di più nel suo studio. In quel mese riceve dalla moglie Mette la notizia che la figlia Aline, a poco più di vent’anni, è morta a Copenaghen in gennaio per le complicazioni derivanti da una malattia polmonare. Gauguin è straziato da questa notizia e poco per volta, nei mesi successivi, matura in lui l’idea di togliersi la vita. La malattia e la lontananza pesano in maniera insopportabile. Ma decide che lascerà il mondo dopo avere dipinto il suo capolavoro, un ultimo grande quadro che riassuma il senso del suo viaggio nel mondo e dentro le luci della pittura. Ordina così a Parigi molti nuovi colori e molti pennelli, anche di ampie dimensioni. A Tahiti si fa cucire una tela enorme, quattro metri di lunghezza e uno e mezzo di altezza. Ricoverato per dei problemi cardiaci nell’ospedale francese di Tahiti il secondo giorno di dicembre del 1897, ne esce subito e pone mano al quadro epocale, uno dei dipinti più celebri dell’intera storia dell’arte. Alla fine di dicembre è terminato e il giorno prima della conclusione dell’anno sale sulle montagne con un vaso di arsenico deciso a suicidarsi. La quantità ingurgitata è talmente alta che immediatamente rigetta il veleno e in preda alle convulsioni e a dolori atroci resta tra le montagne per un’intera giornata, fino a che barcollando scende verso il suo villaggio per essere curato. Rimane di tutta questa esperienza il quadro celeberrimo, Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?, gemma assoluta della mostra.

Proponiamo ora una piccola mostra di nicchia, che verrà apprezzata dagli studiosi e dagli appassionati d’arte, non certo dal grande pubblico, più attento ai nomi di grande risonanza e ai suddetti “capolavori” in mostra. Milano, sede espositiva chiamata Biblioteca di Via Senato, a due passi dal quadrilatero della moda. La rassegna vuole presentare la reicca biblioteca del critico d’arte Mario De Micheli. La raffinata collezione dei libri di Ada e Mario De Micheli fu donata dal celebre critico [1914-2004] e da sua moglie al Comune di Trezzo sull’Adda nel 1984. È stata conferita alla Biblioteca di via Senato nell’estate del 2010, accresciuta delle carte e delle fotografie. Il Fondo comprende circa 25.000 volumi – tra monografie, opuscoli, cataloghi di mostre – e 230 testate di riviste. Oltre ai volumi, 50 faldoni contengono i manoscritti e i dattiloscritti di numerosi testi del grande critico; a questo ingente corpus, si è aggiunta la fototeca personale di De Micheli composta da numerose fotografie di opere d’arte, degli artisti e dei loro studi, e da diapositive utilizzate per l’insegnamento. Mario De Micheli è uno dei critici che maggiormente hanno contribuito alla formazione e alla affermazione della pittura italiana del secondo Novecento. ”Comunista non comune”, ha teorizzato, attraverso i suoi scritti, un’arte di contenuti e idee, quando ancora il mercato non aveva preso il sopravvento sulle opere. Nato come poeta, nella sua attività critica ha sempre propugnato un’arte come espressione di valori umani universali, al di sopra di ogni estetismo e categoria stilistica. Il suo carattere integerrimo, la fedeltà agli ideali, l’infaticabile dinamismo, lo fanno risaltare come uno degli intellettuali di primissimo piano nel panorama italiano e internazionale della seconda metà del secolo scorso. Il percorso espositivo è suddiviso in quattro sezioni che scandiscono idealmente i momenti salienti della vita di Mario De Micheli: Gli anni di Corrente - Il nuovo realismo - La contestazione e le grandi mostre – La presenza umana nell’arte. In mostra tra i volumi di De Micheli si possono vedere opere (degli artisti a lui vicini o che lo hanno influenzato maggiormente): Renato Birolli, Franco Francese, George Grosz, Renato Guttuso, Käthe Kollwitz, Giacomo Manzù, Arturo Martini, Pablo Picasso, Tino Vaglieri.

Concludiamo con una piccola ma molto bella mostra organizzata a Desio (MB) presso la Casa Museo di Papa XI, papa Ratti dal titolo Schegge del Pontificato di Pio XI. Organizzata per solennizzare i 90 anni dalla salita al soglio pontificio del papa ambrosiano, la mostra è incentrata sulla Tiara, ornata da duemila pietre preziose, che nel 1922 i Milanesi donarono a Papa Pio XI nel suo primo anno di pontificato. Attorno a quest’importante pezzo di alta oreficeria la mostra presenta anche paramenti e oggetti sacri. Sede della mostra è la casa- ora museo- tra le cui pareti Achille Ratti vide la luce nel 1857. Tra i cimeli più interessanti In esposizione segnaliamo la croce pettorale cosparsa di perle, omaggio di re Vittorio Emanuele III e dalla regina Elena al Pontefice in segno di gradimento per la chiusura della “Questione romana” con cui, l’11 febbraio del 1929, si era raggiunta la pace tra Stato e Chiesa; la pesante e voluminosa mitria, regalo del capo del governo, Benito Mussolini per la firma dei Patti Lateranensi. Tra i paramenti su cui posare lo sguardo alla ricerca della raffinatezza dei particolari delle scene riprodotte, spicca senz’altro la pianeta con stola confezionata dalle mani sapienti delle Clarisse del Monastero del Sacro Cuore a Mazamet, in Francia, dono dell’Ordine Francescano Minoritico nel 1926, per i settecento anni dalla morte di san Francesco d’Assisi. Il percorso di visita propone ancora un calice dell’Ordine di San Benedetto, un anello con al centro uno smeraldo che – come riportano le cronache e le testimonianza dell’epoca - il papa indossò spesse volte e altri, pregevoli reperti appartenuti al suo lungo e impegnativo pontificato (1922-1936), spartiacque tra i due conflitti mondiali.

Homo sapiens. La grande storia della diversità umana
Roma – Palazzo delle Esposizioni
11 novembre 2011 – 9 aprile 2012
Orari: domenica, martedì, mercoledì e giovedì 10.00-20.00; venerdì e sabato 10.00-22.30
Biglietti: 12,50€ intero, 10€ ridotto, 4€ scuole
Informazioni: www.homosapiens.net

In Cristo - ΒΟ XΡИCTE
Firenze –Battistero di San Giovanni
21 dicembre 2011 – 19 marzo 2012
Orari: lunedì – sabato 12.00-19.00; domenica 8.30-14.00
Biglietti: 5€
Informazioni: tel. 055 2302885

I Borghese e l’antico
Roma – Galleria Borghese
7 dicembre 2011 – 9 aprile 2012
Orari: martedì – domenica 9.00-19.00, chiuso il lunedì
Biglietti: 13,50€
Informazioni: www.mondomostre.it, www.diecigrandimostre.it

Il Settecento a Verona. Tiepolo, Cignaroli, Rotari. La nobiltà della pittura
Verona – Palazzo della Gran Guardia
26 novembre 2011 – 9 aprile 2012
Orari: lunedì – domenica 9.30 – 19.30
Biglietti: 10€ intero, 8€ ridotto, 4€ scuole
Informazioni: www.settecentoaverona.it

Bernardo Bellotto. Il Canaletto delle corti europee
Conegliano (Tv) – Palazzo Sarcinelli
11 novembre 2011 – 15 aprile 2012
Orari: lunedì - giovedì: 9.00 - 19.00, venerdì - sabato: 9.00 - 21.00, domenica: 9.00 - 20.00
Biglietti: 10€ intero, 8€ ridotto, 5€ scuole
Informazioni: www.bellottoconegliano.it

Incanti di terre lontane. Hayez, Fontanesi e la pittura italiana tra Otto e Novecento
Reggio Emilia – Palazzo Magnani
4 febbraio 2012 – 29 aprile 2012
Orari: martedì – venerdì 10.00-13.00/15.30-19.00; sabato e domenica 10.00- 19.00, chiuso il lunedì
Biglietti: 9€ intero, 7€ ridotto, 4€ scuole
Informazioni: www.palazzomagnani.it

La pittura italiana del XIX secolo. Dal Neoclassicismo al Simbolismo
Pavia – Castello Visconteo
11 febbraio 2012 – 9 aprile 2012
Orari: martedì- venerdì: 10.00 - 18.00, sabato e domenica 10.00 - 19.00
Biglietti: 9€ intero, 7€ ridotto, 3€ scuole
Informazioni: www.museicivici.pavia.it

Testamenti di grandi italiani
Roma – Archivio Storico Capitolino
16 febbraio 2012 – 17 marzo 2012
Orari: tutti i giorni 10.00-18.00
Ingresso libero
Informazioni: www.notariato.it/mostratestamenti

La fotografia del Giappone (1860-1910). I Capolavori
Venezia – Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti
17 dicembre 2011 – 1 aprile 2012
Orari: lunedì – domenica 10.00-18.00
Biglietti: 9€ intero, 7€ ridotto, 4€ scuole
Informazioni: www.fotografiagiappone.it

Van Gogh e il viaggio di Gauguin
Genova – Palazzo Ducale
12 novembre 2011 – 15 aprile 2012
Orari: lunedì-venerdì 9.00-19.00;sabato e domenica .9.00-20.00
Biglietti: 13€ intero, 10€ ridotto, 7€ scuole
Informazioni: www.palazzoducale.genova.it, www.lineadombra.it/van-gogh-e-il-viaggio-di-gauguin/informazioni

Da Picasso a Guttuso. L’arte secondo Mario De MIcheli
Milano – Biblioteca di Via Senato
25 novembre 2011 – 15 aprile 2012
Orari: martedì – domenica 10.00-18.00, chiuso il lunedì
Ingresso libero
Informazioni: www.bibliotecadiviasenato.it

Schegge del Pontificato di Pio XI
Desio (MB) – Casa Natale Pio XI
12 febbraio 2012 – 11 marzo 2012
Orari: martedì, giovedì, sabato e domenica 15.00- 18.00
Ingresso libero
Informazioni: www.cisdpio11.it