Mostre di febbraio 2012

Autore:
Roda, Anna
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Sono sempre ricche ed interessanti le proposte espositive in Italia. Anche in questi mesi freddi, in cui con difficoltà e malvolentieri si esce da casa, troviamo mostre di diverso tipo e per tutti i gusti.
La scelta fatta in questo articolo concerne soprattutto mostre di arte moderna e contemporanea.
Uniche eccezioni le tre proposte iniziale.

A Sondrio troviamo un’interessante rassegna dedicata alle Madonne lignee abbigliate con veri costumi. La mostra dal titolo In confidenza col sacro racconta della tradizione, antichissima e ormai desueta o residuale, di vestire le statue, soffermandosi in particolare nelle vallate al centro dell’arco alpino tra l’Alta Lombardia e la Svizzera meridionale, con uno sguardo aperto ai territori limitrofi, lombardi e non solo. Le statue vestite, in stragrande maggioranza simulacri della Madonna, avevano il corpo (in molti casi un semplice “torsolo”) in legno o in altri materiali “poveri”, i volti modellati in modo naturalistico e gli arti generalmente snodabili. Vestite con biancheria intima, corpetti e preziosi abiti, gioielli e corone, si trasformavano in un suntuoso simbolo sacro e costituivano un patrimonio di fede, prima ancora che d’arte, amato in tutto il mondo cattolico, dall’Europa all’America Latina. Portate in processione, ospitate sugli altari, venerate dalle confraternite, testimoniavano di un Sacro familiare e “indigeno”, simile e prossimo ai suoi fedeli. In seguito, questi simulacri, ritenuti indecorosi e fatti oggetto di un culto a rischio di superstizione, vennero sostituiti con effigi “moderne”, qualche volta in legno ma anche in gesso o in plastica. Molte di queste statue avevano corredi che nemmeno una principessa poteva permettersi e la stessa vestizione era un vero e proprio rituale affidato rigorosamente a mani femminili cui toccava “far bella” la statua alla vigilia dell’annuale esposizione in chiesa e della processione. Probabilmente erano moltissime le chiese in cui si veneravano queste “statue vive”, con cui si entrava in “amorosa corrispondenza” donando anche solo semplici gioiellini, vestiti, fazzoletti, corone, o ex voto per grazie ricevute.

Dall’arte sacra-popolare delle nostre montagne ad un raffinato artista tedesco vissuto a cavallo tra Quattrocento e Cinquecento, abile pittore, incredibile incisore, Albrecht Dürer.
A Novara, presso il Palazzo del Broletto una bella mostra dedicata all’arte incisoria del maestro tedesco, una preziosa possibilità per ammirare dal vivo i capolavori incisori dureriani. La raccolta novarese è per quantità e qualità la seconda raccolta in Italia dopo quella conservata agli Uffizi di Firenze. In Albrecht Dürer. Le stampe della collezione di Novara, promossa dal Comune si possono ammirare 178 tra le più belle opere del grande artista tedesco. Sono un centinaio di silografie, un’acquaforte e 73 opere incise a bulino appartenenti alle grandi serie dureriane: la Piccola Passione incisa a bulino e quella su legno, la Grande Passione, la Vita della Vergine e l’Apocalisse. Le opere fanno tutte parte della collezione di Venanzio De Pagave (1722-1803), donata alla città dal figlio Gaudenzio nel 1833. Il restauro attuale ha inserito le incisioni con i loro controfondi storici in semplici passepartout di cartone a ph neutro. Albrecht Dürer (Norimberga 1471-1528) è stato uno dei più importanti artisti del Rinascimento nordeuropeo. Avviato dal padre al lavoro di orafo, ma da subito appassionato di pittura, ben presto scelse di abbandonare i metalli nobili e preferì dedicarsi alle incisioni su rame e su legno, arte nella quale finirà per eccellere. La sua esperienza si arricchì e si consolidò con numerosi viaggi in tutta Europa e in particolare in Italia, dove aprì una fiorente bottega a Venezia.

Arriviamo ora a Milano per una mostra ancora legata all’Unità d’Italia in uno dei protagonisti della città meneghina, Gian Giacomo Poldi Pezzoli (1822-1879). La mostra è stata preceduta da una lunga ricerca d’archivio e ricostruisce le vicende biografiche e artistiche di Poldi Pezzoli, puntando l’attenzione sul suo impegno civico. Il giovane nobiluomo ebbe infatti un ruolo politico nel corso delle Cinque Giornate di Milano, sostenendo economicamente il Governo Provvisorio e infine pagando con l’esilio in Svizzera e la confisca dei beni il suo coinvolgimento. Le trenta opere esposte fanno luce sulla cultura artistica italiana nel “decennio di preparazione” all’Unità quando letteratura, teatro e arte concorrono a promuovere una silenziosa opposizione agli stranieri eleggendo il Medioevo e l’Italia comunale trecentesca a metafora di un’Italia libera. L’esposizione in particolare si focalizza sulla genesi delle prime due stanze realizzate tra il 1846 e il 1856 per la casa museo Poldi Pezzoli, l’Armeria e lo Studiolo dantesco e sulla relativa valenza patriottica. La mostra si snoda in un percorso espositivo che coinvolge diversi spazi del Museo, tra i quali la Sala d’armi e lo Studiolo dantesco, e si articola in tre sezioni: la prima, biografica, si apre con il Ritratto di Gian Giacomo Poldi Pezzoli di Francesco Hayez e alcuni documenti di archivio, tra cui il Libro dei Conti autografo appena ritrovato. La seconda sezione indaga la moda del collezionismo d’armi (che contagia anche i pittori di storia come documenta l’importante dipinto Ventura Fenaroli arrestato dai Francesi di Francesco Hayez) e la nascita delle Armerie in Italia. Intorno al 1848 anche il giovane Gian Giacomo Poldi Pezzoli affida a Filippo Peroni, scenografo scaligero, l’allestimento di una fantasiosa armeria in stile gotico all’interno del suo palazzo. Distrutta da un bombardamento nel 1943 la Sala d’Armi è rievocata da gigantografie e bozzetti dello stesso Peroni. Infine la terza sezione si concentra sul mito di Dante nell’Ottocento e la sua valenza patriottica, per spiegare il clima in cui sorge a casa Poldi Pezzoli lo Studiolo Dantesco, realizzato nel 1853-1856.

Ci immergiamo ora nell’arte contemporanea a partire da una mostra dedicata al Simbolismo a Padova, presso Palazzo Zabarella. Il tema e l’ambito sono ben noti: a cavallo tra Otto e Novecento, l’inconscio irrompe nell’arte e nulla sarà più come prima. È la scoperta di un mondo “altro”, affascinante, intrigante, di una nuova lente che vira la percezione di ogni realtà, si tratti di un paesaggio fisico e di un moto dell’anima. È la storia di un movimento che si estende velocemente su scala europea ma che in questa mostra viene indagato nella sua fondamentale vicenda italiana. Ma a partire da due opere non italiane, ma notissime, la Giuditta – Salomè, di Gustav Klimt o Il Peccato, di Franz von Stuck. Le opere dei simbolisti italiani sono presentate in ben otto sezioni. Si tratta di opere che evocano ciò che aleggiava negli ambienti letterari e filosofici di Gabriele D’Annunzio o di Angelo Conti o nei cenacoli musicali devoti a Wagner, mentre le Esposizioni portavano in Italia i fermenti dei movimenti europei. Proprio con una esposizione, la Triennale di Brera del 1891, si apre l’itinerario della mostra che presenta affiancate Le due madri di Giovanni Segantini e Maternità di Gaetano Previati, quadri che segnano la sintesi fra divisionismo e contenuti simbolici. Segue una sezione dedicata ai ‘protagonisti’: gli artisti italiani e stranieri che parteciparono direttamente a quell’avventura poetica cresciuta intorno al Manifesto del 1886 di Jean Moréas e all’ “arte di pensiero” foriera della poetica degli stati d’animo. Il mistero della vita è il soggetto della successiva sezione. Qui troviamo la rappresentazione di azioni quotidiane: la processione, le gioie materne, il viatico, la partenza mattutina. Emblemi di quell’ “artista veggente” che aveva il compito, secondo le teorie simboliste, di decifrare il mondo dei fenomeni e di cogliere le affinità latenti e misteriose esistenti tra l’uomo e la realtà circostante come nei dipinti di Pellizza da Volpedo, Morbelli e Casorati. È nella sezione dedicata al ‘bianco e nero’, cioè alla nutrita produzione grafica degli anni fra Otto e Novecento, che meglio si comprende il dialogo degli italiani con la cultura figurativa mitteleuropea, impegnata ad indagare i più riposti sentimenti dell’uomo, i suoi fantasmi interiori. Spiccano in questa i fogli di Gaetano Previati, di Alberto Martini, di Romolo Romani, di Giovanni Costetti, di Umberto Boccioni, del giovane Ottone Rosai, che variano dall’allegorico, al fiabesco, al fantastico, all’orrido, confermando l’idea allora ricorrente che solo attraverso il disegno si riuscisse a preservare la spiritualità della visione dalle scorie della quotidiana esperienza. Il percorso della mostra si conclude nella ‘Sala del Sogno’, che alla Biennale di Venezia del 1907 aveva consacrato le istanze e le realizzazioni della generazione simbolista creando una vera e propria scenografia affidata all’ingegno decorativo di Galileo Chini e agli artisti che, con la loro militanza, avevano contribuito ad alimentare le poetiche del ‘piacere’ e dell’inquietudine, della bellezza e del mito, della spiritualità e degli stati d’animo, sostenendole con tenacia fino alle soglie della rivoluzione futurista cui introducono due capolavori ancora simbolisti di Umberto Boccioni come Il sogno (Paolo e Francesca) e La madre che cuce.

Dopo il Simbolismo arriviamo all’Espressionismo in una grande mostra organizzata a Passariano di Codroipo (Ud) nella splendida cornice della Villa Manin. La mostra si occupa dell’Espressionismo che si sviluppò inizialmente in Germania, il “Die Brücke” (“Il Ponte”). Fondata nel 1905 a Dresda da un gruppo di artisti Jugendstil (espressione dell’Art Nouveau in Germania), questa corrente pose le basi dell’Espressionismo tedesco e aveva come obiettivo quello di costruire “un ponte” fra l’artista ed il mondo. Questi artisti intendevano allontanarsi dal convenzionalismo e dall’accademismo decadente della società contemporanea verso nuovi modi di intendere l’arte e non solo. Gli oggetti dovevano essere trascritti “in modo diretto e senza falsificazioni”, liberati da ogni vincolo o artificio. Il movimento “Die Brücke” non aveva un programma ufficiale perché tutto doveva essere spinto dall’istinto e dall’intuito. Pur essendo principalmente organizzata in modo cronologico nella rassegna si possono identificare aree quasi monografiche, da Kirchner a Heckel, da Nolde a Schmidt-Rottluf, da Pechstein a Mueller. La mostra “Espressionismo” documenta una varia creatività artistica all’interno di questo gruppo rivoluzionario. Gli assunti radicali e i concetti visionari divennero una significativa fonte d’ispirazione per le successive generazioni di artisti. La mostra ne documenta tutte le tappe stilistiche principali, anche attraverso documenti tradotti dal tedesco in lingua italiana per il catalogo di studio, che ospiterà saggi diversi e scheda critica di ogni opera esposta.

Dopo l’Espressionismo ci inoltriamo nell’opera di un altro artista delle Avanguardie di primo Novecento, Picasso, maestro del Cubismo (e non solo, ovvio). Pisa gli dedica una mostra in cui si vuole evidenziare il genio di questo artista. Fin dai primi anni della sua attività Picasso riesce a trasformare i soggetti delle sue opere in una sorta di stereotipi della pittura contemporanea. Le sale dello storico palazzo sul Lungarno pisano ospitano 200 opere tra dipinti, ceramiche, disegni e opere su carta, alcune celebri serie di litografie e acqueforti, libri, tapisserie che consentono al pubblico di comprendere come la volontà di essere pittore del giovanissimo Picasso nella Barcellona degli ultimi anni dell’Ottocento, lo abbia condotto, attraverso una continua manifestazione del suo genio creativo, a esplorare ogni possibile percorso artistico. Fulcro dell’intera esposizione sarà la straordinaria e unica collezione di 59 linogravure, appartenenti al Museo Picasso di Barcellona, intorno alla quale si articolerà il percorso della mostra con opere datate dal 1901 al 1970.

Da ultimo dedichiamo una spazio ad un artista contemporaneo Keith Haring, autore di un murale esposto a Chieti. L’iconografia rappresentata nell’opera di Keith Haring(uno dei maggiori esponenti della corrente neo-pop, nato nel 1958 e morto per AIDS nel 1990) è esemplificativa infatti del suo vocabolario d’immagini che celebrano la vita, divenendo un segno distintivo del suo approccio alla pittura. Haring riteneva che bambini e cani fossero tra le immagini più amate e riconoscibili; per questo, all’inizio della sua carriera, scelse queste figure proprio come firma (tag), per rendere la sua arte facilmente identificabile in mezzo a quella di altri che, come lui, avevano scelto la strada come luogo in cui liberare la creatività. “All’inizio la mia firma fu un animale - Haring racconta - che diventò sempre più simile a un cane. Poi cominciai a disegnare un bambino che andava a quattro zampe e più lo disegnavo e più è diventato The Baby”.
Il murale presente a Chieti è costituito da 24 pannelli in legno realizzati nell’aprile del 1983 dall’artista, invitato dall’Università Marquette di Milwaukee a creare un gigantesco murale sul luogo in cui sarebbe sorto il nuovo museo Haggerty. Entrambe le pareti sono dipinte. Sulla prima è raffigurata una sequenza ininterrotta di bambini a quattro zampe, in alto, e di cani che abbaiano (barking dogs), in basso. L’altra è più complessa e presenta una maggiore varietà di immagini. Il tema dominante sono le figure danzanti ispirate ai ballerini di breakdance. A queste si affiancano altre icone della sua arte: il televisore con le ali, il cane, l’uomo con la testa di serpente. Il centro del murale è occupato da un ballerino che al posto della testa ha un televisore con il numero 83 disegnato sul monitor. Questo lato termina a destra con un’altra delle immagini simbolo di Haring: la faccia con tre occhi che fa la linguaccia.Il percorso espositivo è arricchito da fotografie e da un video che documentano le fasi della realizzazione e dai disegni fatti da Haring per l’occasione.

In confidenza col sacro. Statue vestite al centro delle Alpi
Sondrio – Galleria Credito Valtellinese e MVSA (Museo Valtellinese di Storia e Arte)
10 dicembre 2011 – 26 febbraio 2012
Orari: martedì – venerdì 9.00-12.00/15.00-18.00, sabato e festivi 15.00-18.00, chiuso lunedì
Ingresso gratuito
Informazioni: www.creval.it

Albrecht Dürer. Le stampe della collezione Novara.
Novara – Palazzo del Broletto
16 dicembre 2011 – 28 febbraio 2012
Orari: martedì- sabato ore 14.00-19.00, domenica 10.00-19.00, chiuso lunedì
Ingresso gratuito

Gian Giacomo Poldi Pezzoli. L’uomo e il collezionista del Risorgimento
Milano – Museo Poldi Pezzoli
12 novembre 2011 – 13 febbraio 2012
Orari: tutti i giorni 10.00-18.00, chiuso martedì
Biglietti: 9€ intero, 6€ ridotto, 2€ scuole
Informazioni: www.museopoldipezzoli.it
Il Simbolismo in Italia
Padova – Palazzo Zabarella
1 ottobre 2011 – 12 febbraio 2012
Orari: tutti i giorni 9.30-19.00, chiuso lunedì
Biglietti: 10€ intero, 8€ ridotto
Informazioni: www.zabarella.it

Espressionismo
Passariano di Codroipo (Ud) – Villa Manin
24 settembre 2011 – 4 marzo 2012
Orari: lunedì- venerdì ore 9.00 – 18.00, sabato e domenica ore 9.00 – 19.00
Biglietti: 10e intero, 8e ridotto, 6€ scuole
Informazioni: www.lineadombra.it ; www.villamanin-eventi.it
Picasso. “Ho voluto essere pittore e sono diventato Picasso”
Pisa – Palazzo BLU (Palazzo d’arte e cultura)
14 ottobre 2011 – 12 febbraio 2012
Orari: lunedì – venerdì 10.00-19.00,sabato – domenica 10.00-20.00
Biglietti: 9€ intero, 7,50€ ridotto

Keith Haring: il murale di Milwaukee
Chieti – Museo Archeologico Nazionale d’Abruzzo “La Civitella”
30 luglio 2011 – 19 febbraio 2012
Orari: martedì – domenica 9.00-20.00, chiuso lunedì
Biglietti: 7€ intero, 5€ ridotto
Informazioni: www.lacivitella.it